Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.

Famiglia Abbamonte

       a cura dell'Avv. Nicola Pesacane

Arma degli Abbamonte di Caggiano, Satriano in Lucania e Napoli: partito, nel 1° d’azzurro alla fenice d’argento nella sua immortalità posta su di una campagna di verde, tenente nel becco una rosa al naturale e mirante un sole d’oro posto nel canton destro dello scudo; nel 2° d’azzurro al cavallo allegro ed inalberato posto su di una campagna di verde con la testa sormontata da una stella di otto raggi d’oro.


© Caggiano (SA) - Arma della Famiglia Abbamonte affrescato sotto la volta
dell’androne del Palazzetto Abbamonte

Il Cognome Abbamonte (alias Abbamonti) ha una duplice etimologia.

Infatti, da un lato indica origine e provenienza dal toponimo campano Abbamonti, località del Beneventano.[1]

Tale toponimo Abbamonti, però, a sua volta, potrebbe avere una origine antroponimica e, per l’effetto, il detto Cognome non sarebbe, in realtà, di tipo toponomastico bensì patronimico in quanto la forma personale Abamons, come nome personale, è frequente nel XII secolo ed è forse collegabile ad attestazioni quali Applamons o Abbassamons[2], nomi, probabilmente allusivi alla mole gigantesca od alla grande forza fisica del soggetto cosi denominato; un Abamont (e) miles si trova negli anni 1224-1227 alle Isole Tremiti[3].

Più frequente delle forme derivate, Abbamonte è prevalentemente pugliese con un consistente nucleo del Tarantino e con presenze sia campane (Caggiano, nel salernitano) e lucane (Satriano in Lucania, nel potentino).[4]

A proposito della origine patronimica del Cognome, nell’Elenco dei feudatari di terra d’Otranto ritroviamo un Don Abbamonte SAMBIASI I, Barone di Castro, Signore di Fragagnano (dal 1316) e Signore di Pulsano, nato, alla fine del XIII sec., da Don Vinciguerra Sambiasi (Signore di San Vito dei Normanni) e da Donna Caterina Ripa e deceduto nel 1340, lasciando due figli maschi: Mello e Vinciguerra Sambiasi.

Mello Sambiasi ebbe un figlio al quale diede il nome del padre, per cui Don Abbamonte Sambiasi II fu anch’egli Signore di Pulsano e sposò Donna Caterina Capitignani.[5]

Per quanto attiene, invece, e nello specifico al ramo nobile degli Abbamonte di Caggiano (SA), essa fu, come detto, una Nobile Famiglia originaria di Caggiano (SA), detta anche Abbamonti, un ramo della quale, nella prima metà del secolo XVIII, si trasferì in Satriano di Lucania (PZ), anticamente detta Pietrafesa ed un altro si trasferì in Napoli, ove tuttora risiede.

Il Ramo di Caggiano, oggi napoletano, conserva ancora, nel paese alla Via Giuseppe Abbamonte, in Contrada Fontana Caggiano, la proprietà del principale Palazzo Abbamonte, antica Domus Turrita, decorato sulla facciata principale dallo Stemma di famiglia in marmo e costruito da Don Domenico Abbamonte nel 1770, come recita l’epigrafe posta sul Portale del Palazzo[6].


© Caggiano (SA) - Stemma in marmo della Famiglia Abbamonte

Sempre in Via Abbamonte, pochi metri prima del detto Palazzo vi è altro Palazzetto, pure di fine settecento, già appartenuto agli Abbamonte che conserva ancora, dipinto sotto la volta dell’androne, lo stesso Blasone degli Abbamonte, ma a colori.

Sempre questo ramo nel sex. XVI acquistò dai Gesualdo, feudatari di Caggiano, la terza parte del Castello di Caggiano e, precisamente, la parte nord, che poi vendette in seguito al Comune.

Il Ramo di Napoli venne ricevuto nell’Ordine del Santo Sepolcro col titolo di Cavaliere.


Castello di Caggiano (SA) - http://it.wikipedia.org/wiki/Caggiano

Al ramo di Caggiano appartenne anche Don Giuseppe Antonio Abbamonte (nato a Caggiano il 21 gennaio 1759 e deceduto in Napoli il 9 agosto 1819) che fu un importante patriota, magistrato e politico ed al quale, come detto, il Comune ha intitolato la strada dove vi sono i due Palazzi Abbamonte.

Questo Giuseppe fu Ispettore Generale del Ministero di Polizia della Repubblica Cisalpina nel 1798, Giudice del Tribunale di Giustizia, Presidente del Comitato Centrale e Presidente della Commissione Esecutiva della Repubblica Napoletana nel 1799.

Sotto il Regno di Giuseppe Bonaparte a Napoli nel 1806 rivestì importanti ruoli nella magistratura napoletana ed il successore del Bonaparte, il Re Gioacchino Murat lo nominò Consigliere di Stato. Infine, il Re Ferdinando I di Borbone lo nominò Consigliere della Corte Suprema di Giustizia.

Scrisse un importante Saggio sulla legislazione italiana[7].

Come detto, un ramo degli Abbamonte di Caggiano nella prima metà del sec. XVII si trasferì in Satriano di Lucania (PZ) dove costruì, in Via Piazzile, uno splendido Palazzo nobiliare con pregevole Portale che, però, venne semidistrutto dal terremoto del 1980 ed i cui ruderi nell’anno 2011 sono stati acquistati dal Comune che intende ricostruire il Palazzo e riportarlo agli antichi splendori.

Detto ramo di Satriano venne ammesso, per Giustizia, tra i Cavalieri di Malta e di esso fecero parte numerosi personaggi illustri tra cui ricordiamo:

Nicola ed Andrea (vissuti nella prima metà del settecento) entrambi, U.J.D. cioè Utroque Jure Doctor; Andrea Giovanni Rocco (nato nel 1745 e deceduto nel 1800), anch’egli U.J.D. nonché Governatore in diversi centri della Basilicata e Presidente della Costituzione della Municipalità Repubblicana nel 1799; Filippo Maria Prospero (nato nel 1754 e deceduto nel 1813), anch’egli U.J.D., fece parte del primo Consiglio Provinciale di Basilicata; Nicola (nato nel 1779 e deceduto nel 1803), anch’egli U.J.D.; Vincenzo (nato nel 1785 e deceduto nel 1825), anch’egli U.J.D., il quale aveva una rendita superiore ai 200 ducati e venne incluso per questo negli elenchi dei 304 cittadini di Pietrafesa eleggibili al Parlamento Nazionale e che fu iscritto al Seggio dei Possidenti; Vincenzo (nato nel 1825), Procuratore (cioè Magistrato inquirente) in Potenza[8]

La Famiglia discendente dal ramo principale di Caggiano (SA) attualmente dimora in Napoli.

 
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[1] Rohlfs G., “Dizionario storico dei cognomi in Lucania. Repertorio onomastico e filologico.”, Ravenna 1985, Longo Editore.

[2] Savio G., “Monumenta onomastica romana medii aevi (X-XI sec.), Toma 1999, Editore Il Cigno Galileo Galilei.

[3] Petrucci A., “Codice Diplomatico del Monastero di S.Maria di Tremiti (1005-1237)”, Roma, 1960, Editore Istituto Storico Italiano.

[4] Caffarelli E. e Marcato C., “I Cognomi d’Italia. Dizionario storico ed etimologico, Vol. I, pag. 4., anno 2008, UTET Editore

[5] Montefusco L.A., “Le successioni feudali in Terra d’Otranto-Le Provincie di Brindisi e di Taranto”, Vol. II, pagg. 79-120-143-178.

[6] Bracco V., “Polla. Linee di una storia”, pagg. 665-666, Cantelmi Editore, Salerno, 1976

[7] Abbamonte G., “Saggio sulle leggi fondamentali dell’Italia libera. Dedicato al popolo italiano”. Edit. Velardini, Milano, 1797.

[8] Scardaccione F. e Cudemo C., “Raccolta delle Famiglie Nobili e Notabili di Basilicata”, pag. 85, ERRECI Edizioni, Anzi (PZ) 2005 nonché Borella A. “Annuario della Nobiltà Italiana”, Edizione XXXI, Vol. III, pag. 372, in entrambe le dette opere senza la blasona tura dello Stemma.

 


Casato inserito nel 3° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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