Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Alimena

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: d'azzurro, al leone d'oro con la banda di rosso caricata di sette teste d'idra di nero attraversante sul tutto.
Lo scudo accollato dalla Croce di Malta è sormantato da un piccolo scudetto d'oro con la scritta CHARITAS
(1).
Titoli: patrizi di Cosenza, patrizi di Amantea, nobili di Palermo, nobili di Montalto, baroni di Poligroni e Marri, baroni di Pietrapaola, marchesi di San Martino, marchesi di Crucoli, marchesi di Episcopia.
Patrono: San Francesco di Paola.
Motto: ERCULIS LABOR


Stemma partito, nel 1° Alimena, in brisura, alla sbarra d'oro, nel 2° Barracco, nel capo l'insegna melitense
Per gentile concessione del nobile Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona

Famiglia di origine Greca, che vogliono far risalire ad Eustachio il greco, Esarca (Governatore) dell'imperatore di Costantinopoli Basilio II (in carica dal 976 al 1025),  figlio d'Alimena, nutrice dello stesso imperatore, il quale stabilitosi a Cosenza, fondò Alimena.
Filippo, figlio di Eustachio fu detto dell'Alimena; il paese Alimena fu danneggiato dai Saraceni, abbandonato, fu ricostruito in luogo più sicuro da Altilio dell'Alimena, che gli diede il nome di Altilia (oggi comune omonimo in provincia di Cosenza). I suoi discendenti, Giovan Corrado e Giovan Filippo, ebbero il Governo della Calabria e di Montalto, ed ivi si stabilirono, altri rami ebbero dimora a Cosenza, Amantea, Mendicino, e con Orazio passò a Palermo (2).
Zoe, visse nel X secolo.
Roberto, nato a Cosenza, fu familiare di re Carlo d'Angiò.
Giovanni Andrea, fu familiare di re Roberto d'Angiò.
Giovanni Battista, nato a Cosenza, Governatore della provincia d'Otranto sotto la regina Giovanna.
Antonio Simone o Simone (Montalto, 2 aprile 1417 † ivi, aprile 1482), figlio di Guglielmello e di Tidesca (Todesca o Tedesca) Lucifero,  Governatore di Bari, ottenne di non trasferirsi ma di andarvi solo tre, quattro volte l'anno per il disbrigo di pratiche eccezionali, nel 1456 contribuì alla costruzione del Convento di San Domenico a Montalto donando il suolo, edificando la tribuna della Chiesa  e l'Altare Maggiore come propria Cappella e sepoltura per i frati; fu amico e benefattore di San Francesco di Paola (Paola, 27 marzo 1416 † Tours, 2 aprile 1507), che aiutò per la costruzione dei Conventi di Paola, Paterno, e Spezzano. In una lettera di Francesco di Paola del 17 febbraio 1444 ad Antonio Simone dell'Alimena, luogotenente a Rossano dal 1440 di Covella Ruffo († ottobre 1445), 7^ contessa di Montalto, documenta la richiesta di protezione del potente feudatario a favore dei poveri paolani soggetti all'arroganza di un funzionario statale addetto alla riscossione della tassa del focatico applicata su ciascun fuoco (nucleo familiare). Sposò Letizia di Tarsia, sorella di Giacomo, barone di Belmonte, miracolato da San Francesco di Paola(2bis). L'Università di Montalto nel 1516 fu tra le sedi del grande processo calabro per la canonizzazione di San Francesco di Paola nel quale compaiono Simone, figlio di Antonio Simone, Sindaco di Montalto, e Matteo quali firmatari della supplica del 20 novembre 1516 al papa Leone X ...perchè venga iscritto nell'Albo dei santi il Beato Francesco per molti esempio di santità e miracoli operati in vita e per questo reputato Santo da tutti gli abitanti di Montalto e come tale celabrato ogni giorno... (paragrafo 166 del processo calabro) (2ter).
Guglielmo, nobile di Montalto, nel settembre del 1530, si recò a Sant'Agata, pertinenza dello Stato di Bisignano in Calabria Citra,  come esattore dei tributi per conto di Pietro Antonio Sanseverino, 4° principe di Bisignano, la gente non riuscendo a persuaderlo ad andarsene senza dare esecuzione del mandato, lo minacciò pesantemente mettendolo in fuga inseguendolo a mano armata, gridandogli mora, mora (3). Guglielmo, con Antonio d'Aragona, 4° duca di Montalto, il quale ebbe significatoria di rilevio per il feudo il 27 maggio 1553 (4), pattuì la permuta della bagliva, scannaggio e gabella del pesce di Reggio con diverse entrate fiscali che egli possedeva sulla terra di Montalto. Con lettera della Regia Corte del 6 febbraio 1558 fu rilevato che l'onere fiscale relativo a tali corpi feudali era dovuta da Elisabetta Alimena, figlia ed erede di Guglielmo. Successivamente la permuta sui corpi fiscali citati fu dichiarata nulla per difetto di Regio Assenso, di conseguenza  ritornarono ad Antonio d'Aragona al quale successe Maria, 5^ duchessa di Montalto, baronessa di Pietrapaola e di San Morello, ebbe significatoria di rilevio il 6 settembre 1586, la quale sposando Francesco Moncada (figlio del principe Cesare e di Luisa de Luna) principe di Paternò, conte di Caltanissetta, ebbero per figlio Antonio Moncada d'Aragona, 6° duca di Montalto, la significatoria di rilevio risale al 4 febbraio 1612; in danno di costui, ad istanza della sua creditrice Vittoria Alimena, congiunta di Guglielmo ed Elisabetta, furono venduti all'incanto, dal Sacro Regio Consiglio, i corpi feudali della bagliva, scannaggio e gabella del pesce di Reggio.
Beatrice, sposò Francesco Mollo, figlio di Pamphilo, il quale si stabilì a Montalto, dove il casato dei Mollo godette di vari privilegi. Ascanio Mollo, fratello di Francesco, nel 1555 fu nominato governatore di Cropani, terra in Calabria Ultra, dal citato Antonio d'Aragona, 4° duca di Montalto, possessore di quella terra.
Porzia, vissuta tra il Cinquecento ed il Seicento, figlia di Simone, sposò Daniele d'Alessandro.
Lucio, per volontà generale del parlamento, fu annoverato tra i nobili cosentini nel 1569 (5).

Ramo dei baroni di Poligrone e marchesi di San Martino

Alfonso Alimena, nobile di Montalto (oggi Montalto Uffugo in provincia di Cosenza), sposò la Irenea Giuranna, baronessa di Poligroni o Policronio e Marri o Marrio, col suffeudo Hypso o Gypso in Calabria Citra, ubicato nel territorio di San Pietro di Camastro, poi denominato Rocca di Neto (Crotone) di pertinenza dello Stato di Cariati, la quale era successa allo zio Francesco Giuranna di Cariati.


Stemma Giuranna - Anno 1635

Arma Giuranna del 1635: d'azzurro, alla fascia filettata d'oro caricata da tre stelle (6), accompagnata in capo da una cometa e in punta da un montante e una stella (6) poste in palo, il tutto d'argento.


Montalto, stemma Alimena Giuranna
Per gentile concessione del dr. Ettore d'Alessandro di Pescolanciano

Fabio Alimena-Giuranna, barone di Poligrone per successione a sua madre, baronessa Irenea, aggiunse al proprio cognome quello di sua madre, pagò il rilevio per il feudo nel 1609; nello stesso anno acquistò da Maria d'Aragona, duchessa di Montalto i feudi di Pietrapaola e San Morello (sul versante Jonico della provincia di Cosenza, il primo oggi comune omonimo, il secondo frazione del comune di Scala Coeli), nel 1611 vendette il feudo di San Morello a Giovanni Caligiuri, seguì il Regio Assenso. Sposò Laudomia Cavallo, figlia di Giovan Giacomo, patrizio di Amantea ed ebbero per figli: Alfonso, i suoi figli Marcello e Pompeo furono ammessi nell'Ordine di Malta come Cavalieri di Giustizia, ammessi il 20 maggio 1597; Lucio seniore († 1633), Cavaliere di Giustizia nell'Ordine Gerosolimitano, ammesso nel 1590 con suo fratello primogenito Pietro Paolo (Montalto, 1579) il quale successe nei feudi a suo padre, perdette il feudo di Pietrapaola in quanto, su istanza dei creditori, il Sacro Regio Consiglio lo mise in vendita e fu acquistato nel 1612 da Vincenzo Ruffo per 33.520 ducati. Sposò Livia de Guevara dei marchesi di Arpaia, ed ebbero per figli: Geronimo; Giacomo (del ramo cadetto si descriverà di seguito, ed il primogenito Fabio (Montalto, 1603), successe nel feudo di Poligrone e Marri a suo padre, sposò a Montalto la baronessa di San Martino Camilla Rossi(† 28 ottobre 1687), di Ottavio e di Beatrice Rossi del Barone, baronessa di San Martino, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 15 febbraio 1634, ebbero per figli Lucio juniore, ammesso nei Cavalieri di Malta nel 1663, con i quarti: Alimena, de Gennaro, Rossi, e Rossi, Commendatore; ed il primogenito Alfonso, erede dei feudi di Poligrone, Marri, e San Martino, sposò Maria Luzzi-Bernaudo e generarono Giuseppe Antonio, ammesso nei Cavalieri di Malta nel 1699, Commendatore di Melfi; ed il primogenito Francesco, sposato a Vittoria Caivano ebbero per figlio Pietro Paolo, il quale successe nei feudi a suo nonno Alfonso in quanto suo padre Francesco gli premorì, nel 1717 vendette il feudo di Poligrone e Marri  col suffeudo di Gypso a Tommaso Rota, principe di Cerenzia, la principessa Ippolita Rota lo portò in casa Giannuzzi Savelli con gli altri feudi e titoli di famiglia che lo detenne fino all'eversione (abolizione) della feudalità nel 1806, successivamente fu parte integrante del latifondo Barracco.


Poligrone, masseria, battuta di caccia ospitata dal barone Barracco

Pietro Paolo con privilegio del 20 marzo 1730 ebbe concesso dall'imperatore Carlo VI d'Asburgo il titolo di marchese di San Martino e per i suoi eredi per maschi primogeniti; acquistò dal principe di Tarsia la giurisdizione delle seconde e terze cause del feudo di San Martino, con Regio Assenso del 28 maggio 1744; il 20 luglio 1756 fu aggregato al Sedile Nobile di Cosenza (6) , sposò Orsola Dattilo dei marchesi di Santa Caterina, ed ebbero per figli: Francesco († 1759), 2° marchese di San Martino, come figlio primogenito; Alfonso († 1768), 3° marchese di San Martino per successione a suo fratello Francesco; Giuseppe, morto suo fratello Alfonso, avrebbe dovuto succedergli ma rinunciò, sposò Laura Sambiase ed ebbero per figlio Giacinto; e Raffaele († 1775), Capitano, 4° marchese di San Martino, per successione a suo fratello Alfonso e dopo la rinuncia di Giuseppe, ebbe per figli, Alfonso, e Francesco Paolo, 5° marchese di San Martino, il quale ebbe per figlio Raffaele, Cavaliere Gerosolimitano, ammesso nel 1820, i suoi figli furono: Francesco, Alfonso, Ferdinando, ed Eugenio.
Giacinto, figlio di Giuseppe e cugino del marchese Francesco Paolo, con sentenza in suo favore del 27 novembre 1780, ottenne il titolo di marchese di San Martino, confermata dal Regio Assenso del 14 maggio 1792, prese intestazione il 16 ottobre dello stesso anno, Cedolario 79, f. 461 t.
Giuseppe (1816 † 1873) figlio di Giacinto, ereditò il titolo di marchese di San Martino, sposato a Maria Ricucci ebbero per figli: i gemelli Antonio ed Attanasio, marchese di San Martino, sposato ad Emilia Selvaggi con la quale generarono Ida, ed Adele, con la loro morte si estinse il ramo principale dei marchesi di San Martino; e Francesco, il quale generò: Elettra, Marietta, Ermengarda, Umile, e Giuseppe.

Ramo Cadetto

Giacomo, figlio ultrogenito del barone Pietro Paolo e di Livia de Guevara, sposò Isabella Luzzi (7) ed ebbero per figli Pietro Paolo, e  Diego che sposando Giovanna Luzzi generarono: Giovanni, ammesso nel 1699 nei Cavalieri di Malta con i quarti: Alimena, Bernaudo, Luzzi, e Luzzi; ed il primogenito Girolamo (Montalto, 25 aprile 1670), Cavaliere di Malta,  il 30 maggio 1706 sposò Anna Barracco di Diego, patrizio di Cosenza, e di Violante Cavalcanti dei baroni di Torano, ed ebbero per figli: Domenico (Montalto, 17 agosto 1713) ammesso nei Cavalieri Gerosolimitani nel 1732, Commendatore della Commenda riunita di Santa Caterina di Bari, Ruvo e Bitonto, Commendatore di San Martino in Drosi; ed Antonio, sposato ad Agata Cavalcanti dei baroni di Torano, ebbero per figlio Vincenzo che sposando in prime nozze Carlotta Barracco generarono Simone, in seconde nozze sposò Saveria Alimena, figlia di Pietro.
Il citato Pietro Paolo, fratello di Diego, ebbe per figlio Gaetano, da cui Pietro Paolo, sposato a Lucrezia Mirabelli ebbero per figli, tra gli altri, Gaetano, e Melchiorre seniore (1768 † 1817), sposato a Teresa Sacchini generarono: Francesca, Maria, Antonia, Eloisa, Giulia, Pietro, Luigi, Gaetano, e Melchiorre juniore, quest'ultimo ebbe per figlio Gaetano, da cui Francesco, che ebbe per figlio Gaetano.


Frà Domenico Alimena e Barracco, 1730, Commendatore di San Martino in Drosi
Per gentile concessione del nobile Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona


Domenico Alimena dei marchesi di San Martino
Per gentile concessione del nobile Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona


Simone Alimena, figlio di Vincenzo
(di Antonio ed Agata Cavalcanti di Torano) e Carlotta Barracco
Per gentile concessione del nobile Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona


Saveria Alimena di Pietro, seconda moglie di Vincenzo Alimena
Per gentile concessione del nobile Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona

Il citato Domenico (Montalto, 17 agosto 1713), ammesso nei Cavalieri Gerosolimitani nel 1732, ebbe per figlio Antonio, sposato a Violante Barracco, figlia di Tommaso, patrizio di Cosenza, e di Rosa Cavalcanti, ebbero per figli: Domenico, capostipite del ramo dei marchesi di Crucoli ed Episcopia avendo sposato Giovanna Amalfitani, del quale si descriverà di seguito; e Francesco Maria, sposato a Maria Susanna ebbero per figli: Francesco (Montalto, 1862  † Girifalco, 1945); Stanislao (Catanzaro, 1860 † Montalto, 1928) sposato a Francesca Susanna ebbero per figli, Maria (Montalto, 1883 † Cosenza, 1920) sposata ad Isidoro Gentili, Giorgio (Montalto, 1884 † ivi, 1955) sposato a Federica Vitale, ebbero discendenza, e Guido (Montalto, 1887 † ivi, 1952) sposato ad Evelina Corbetta, ebbero discendenza; ed il primogenito Ignazio (Montalto, 1859 † Cosenza, 1920), sposato ad Agata Susanna ebbero per figli, Rodolfo (Montalto, 1883 † Roma, 1930), Concetta (Montalto, 1884 † ivi, 1918) sposata a Luigi Corvino, Fanny (Montalto, 1885 † Roma, 1971) sposata a Domenico Marincola Tizzano, Valentina (Montalto, 1887 † Oriolo, 1953) sposata a Francesco Acciardi, e Francesco (Montalto, 1900 † ivi, 1974) sposato a Giuseppina Miceli dei baroni di Serradileo ed ebbero discendenza.


Francesco Alimena (sp. Maria Susanna) con il figlio
Per gentile concessione del nobile Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona

Ramo dei marchesi di Crucoli ed Episcopia

Giulio Amalfitani († 1815) (8), 7° marchese di Crucoli, primogenito ed erede del marchese Nicola e di Reale della Porta, figlia ed erede di Carlo, marchese di Episcopia, feudo situato in Basilicata, alla quale successe dopo la sua morte avvenuta il 4 maggio 1787.

             

Arma Amalfitani: d'oro, a due cotisse di rosso su ciascuna un leone passante, quello di sotto rovesciato, il tutto di rosso.

Carlo Amalfitani (Crucoli, 1759 † ivi, 1840), Cavaliere Gerosolimitano, 8° marchese di Crucoli, marchese di Episcopia, per successione a suo fratello Giulio, morto improle. Sposò Nicoletta Giannuzzi Savelli, figlia di Ercole, 4° principe di Cerenzia, ed ebbero per figli, tra gli altri, la primogenita Giovanna Amalfitani (Napoli, 1808 † 1883),  la quale sposò Domenico Alimena (di Antonio, di Domenico, Cavaliere Gerosolimitano ammesso nel 1732) ed ebbero per figlio Vincenzo Alimena (1831 † 1857) che sposò Filomena della Cananea.
Vincenzo Amalfitani
(1813 † 1895), fratello di Giovanna, 9° marchese di Crucoli, marchese di Episcopia, per successione a suo padre Carlo.
Domenico Alimena (1856 † 1913), figlio di Vincenzo e di Filomena della Cananea, 10° marchese di Crucoli, marchese di Episcopia, per successione a Vincenzo Amalfitani, suo prozio, morto improle, titoli riconosciuti con Decreto Ministeriale del 10 agosto 1907; nel 1883 sposò Amalia Spada, non ebbero discendenza.
Agnese Alimena , 11^ marchesa di Crucoli, marchesa di Episcopia, per successione a suo fratello Domenico, morto improle. Fu iscritta con questi titoli nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana.


Crucoli (Crotone)


Episcopia (Potenza)


Albero genealogico Alimena

Altri Personaggi di Famiglia

Enea, vissuto nel Cinquecento, aveva costituito a Cosenza una notevole biblioteca nella quale aveva fatto confluire i manoscritti lasciati da Falminio Monaco, Vescovo di Martirano.
Francesco, nato a Montalto, fu romanziere.
Gaetano, nato a Montalto, poeta, socio dell'Accademia degli Inculti della sua città.
Livia, nata a Cosenza, vissuta nel Seicento, sposò in prime nozze Domenico Badolato, di Francesco e Lalla d'Aquino, il loro figlio Domenico fu ammesso nei Cavalieri di Malta, in seconde nozze sposò Ciccio Cavalcanti, ed in terze nozze uomo di casa Lauro d'Amantea.
Pasquale, nato a Cosenza, visse nell'Ottocento, fu economista.
Francesco (Cosenza, 1836 † ivi, 1902), figlio di Biagio e Rachele Pettinati, avvocato, eletto Deputato nella XV legislatura (1882-1886).
Bernardino (Cosenza, 1861 † Modena, 1915),  figlio del precedente, laureatosi a Napoli nel 1885, docente di Procedura Penale a Napoli dal 1890 al 1898, l'anno successivo fu chiamato a Cagliari, dopo un anno fu chiamato a Modena dove insegnò fino alla morte. Nel 1889 fu il primo Sindaco eletto di Cosenza. Il governo francese lo insignì dell'Ordine dell'Accademia, ebbe la nomina a Consigliere Giurista dell'Ambasciata presso il Re d'Italia; il Re del Portogallo gli conferì il Cavalierato dell'Ordine di Cristo, il Re Umberto I quello dei\ Santi Maurizio e Lazzaro. Sposò Maria Zumbini.
Francesco (1889 † 1949), figlio di Bernardino, fu docente di diritto in diverse città.

Altre Famiglie imparentate: Benso, Caracciolo, Cardona, Doria, Lupinacci, Martucci, Spinola, Telesio.


San Francesco benedice e consegna le candele a Nicola Conclubet conte di Arena
e ad altri cavalieri a Paterno a difesa dell'attacco turco - L. Giordano, olio su tela
Per gentile concessione del nobile Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona

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Note:
(1) -  Lo scudo con la scritta CHARITAS è lo stemma dell'Ordine Francescano dei Minimi fondati da San Francesco di Paola, al quale in contemplazione apparve l’Arcangelo Michele, con uno scudo nelle mani come sole splendente ed al centro di esso la scritta a caratteri d’oro CHARITAS, l'Arcangelo porgendogli lo scudo gli raccomanda di farne lo stemma del proprio ordine: Francisce, haec erunt insignia tui Ordinis.
(2) - Gustavo Valente, pagg. 127/132 in “Dizionario bibliografico biografico geografico storico della Calabria” Vol.I, Frama Sud 1989.
(2bis) - Covella, succeduta a sua sorella Polissena Ruffo († Cariati, 1420), 6^ contessa di Montalto; Paola faceva parte della Contea di Montalto in quanto unitamente a Fuscaldo erano stati portati nel patrimonio di famiglia da Giovanna Sanseverino, sposata a Carlo I Ruffo, 3° conte di Montalto. A Polissena Ruffo il 7 aprile 1417 la regina Giovanna II aveva concesso la Capitania di Rossano, gli successe sua sorella Covella, con l'avvento degli aragonesi comprò, il 7 luglio 1443, lo Stato di Rossano per il prezzo di 7.000 ducati sul quale ottenne dal re Alfonso I d'Aragona detto il magnanimo il titolo di principessa.
(2ter) - Roberto Bilotti e Giancarlo Gualtieri in “S. Francesco di Paola, nel 50° della proclamazione a protettore della Calabria 1962-2012”, pagg. 8-9. Palazzo dei Bruzi Cosenza.
(3)- Gustavo Valente pag.190 in “Storia della Calabria nell'età moderna”, Vo.I, Frama Sud, 1980 .
(4) - Il duca Antonio d'Aragona era successo a suo fratello Pietro, 3° duca di Montalto, questo feudo era stato assegnato, il 27 maggio 1507, da re Ferdinando III d'Aragona detto il Cattolico, unitamente alla bagliva, scannaggio e gabella del pesce di Reggio (oggi Reggio Calabria) a Ferdinando d'Aragona, figlio naturale di re Ferdinando I d'Aragona avuto con Diana Guardato, 1° duca dello Stato di Montalto, in cambio di Caiazzo che il re restituì, per onorare il trattato di Blois, a Roberto Ambrogio Sanseverino figlio di Giovan Francesco.
(5)- Luigi Palmieri Vol. II pag. 48 in “Cosenza e le sue Famiglie attraverso testi atti e manoscritti”, Pellegrini Editore 1999.
(6) - Le famiglie del Sedile in quel momento storico erano: Abenante, Andreotti, d'Aquino, Barracco, Biscardi, Bombini, Caselli, Castiglione Morelli, Cavalcanti, Contestabile Ciacco, Dattilo, Ferrari, Firrao, Gaeta del Leone, Gaeta della Stella, Garofalo, Mangone, de Matera, Migliaresi, Parisio, Pascale, Passalacqua, Quattromani, Rossi, Sambiase, Schinosi, Sersale, Spiriti, Spadafora, di Tarsia, Telesio, Tirelli, Toscano; aggregarono, in quella data, oltre Pietro Paolo Alimena i nobili: Vincenzo Maria Saverio Caputo, duca di Torano; Biagio Caputo, fratello minore del duca Vincenzo Maria Saverio, altro fratello Domenico Caputo, religioso; Antonio Caputo, sacerdote, padrino dei fratelli minorenni; Odoardo Giannuzzi Savelli, barone di Pietramala; Ercole Giannuzzi Savelli Rota, principe di Cerenzia; Emilio Giannuzzi Savelli, sacerdote; Giuseppe Guzzolini, barone di Cervicati; Domenico de Majo di Ignazio; Frà don Francesco e Frà don Giuseppe de Majo. Vincenzo Antonio Tucci L'elezione dei rappresentanti locali in un'Università demaniale del XVIII secolo. Il caso Cosenza, in “Deputazione di Storia Patria per la Calabria" Rivista Storica Calabrese n.s., a. XXVII (2006) n.1-2.
(7) - Antica famiglia nobile di Bisignano, era stata ricevuta nell'Ordine Gerosolimitano nel 1589 con Frà Mario, con i quarti: Luzzi, Loyse, Valentoni e Rende.
(8) - Famiglia nobile di Crotone godente nel Seggio di San Diogini dal Quattrocento, Jacopo Amalfitani, acquistò la terra di Crucoli per 73.000 ducati da Giacomo d'Aquino, fratello di Cesare, 2° principe di Castiglione, con Regio Assenso del 16 novembre 1648, suo figlio ed erede Diego, con privilegio di re Filippo IV d'Asburgo-Spagna, dato a Madrid il 23 dicembre 1649, esecutoriato nel Regno il 12 aprile 1650, ebbe concesso il titolo di marchese di Crucoli.

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Bibliografia:
- Gustavo Valente “Il Sovrano Ordine di Malta e la Calabria”, La Ruffa Editore, 1996.
- Mario Pellicano Castagna “Processi ai Cavalieri Gerosolimitani Calabresi”, Frama Sud, 1978.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Voll. II-III-IV; a cura di Umberto Ferrari, Editrice C.B.C. 1996 - 2002.
- Mario Pellicano Castagna “Le ultime intestazioni feudali in Calabria”; Effe Emme, 1978. 
- Berardo Candida Gonzaga, “Memorie delle famiglie nobili delle Province Meridionali d’Italia”, Napoli, 1875.
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, “Elenco dei Cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme”, Napoli 1897.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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