Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Amorelli

A cura di Pietro Valguarnera

Arma: inquartato: nel primo d’azzurro al sole in gloria d’oro accompagnato da due stelle (6) poste in punta; nel secondo e nel terzo d’azzurro a tre pali d’argento; nel quarto d’argento al giglio al naturale.


© Stemma Amorelli

Famiglia storica siciliana originaria di Sambuca di Sicilia. Godette di elevata posizione sociale, possedette palazzi, estese proprietà, oratori e sepolcri privati. A partire dalla seconda metà del sec. XVIII, i membri  della famiglia vennero indicati con i titoli distintivi di Don e Magnifici, e nel 1832, con Breve Pontificio del Papa Gregorio XVI, ottennero il titolo nobiliare ereditario di Conti dell’Aula Lateranense e del Palazzo Apostolico. La famiglia fedele alla Santa Sede e ai Borbone diede un contributo notevole alla Chiesa, alla politica, alla spiritualità e alla fede. Furono protagonisti nell’arte e nella cultura, ed hanno lasciato una traccia indelebile nella storia di Sicilia. Nell’800 la famiglia si divise in due rami: il primo rappresentato dal Magnifico Don Epifanio Amorelli che continuò a risiedere a Sambuca, il secondo rappresentato dal Conte Audenzio Amorelli che si stabilì a Siracusa.
Al ramo sambucese sono intitolate tre vie: due a Sambuca di Sicilia ed una
a Palermo.

Il ramo originario

La famiglia Amorelli è documentata a partire dal ‘600. Nei documenti ufficiali i membri della famiglia vengono indicati con il cognome Amorella, convertito in Amorelli nella metà del ‘700.
Il primo degli Amorella è un
Giuseppe di Giovanni e Sebastiana Amodei, sposato nel 1682 con Girolama Cacioppo. Da questa unione nacque nel 1691 Epifanio Amorella il quale sposò nel 1714 Natala Gurrera.
Da costoro nacquero dodici figli, tra i quali la Serva di Dio Suor Vincenza (1737), Padre Michelangelo (1740) e
Felice Amorelli (1718), che diverrà il capostipite del ramo poi trasferitosi a Siracusa. Di questo ceppo meritano di essere ricordati per virtù e santità di vita:
Suor Vincenza Maria Amorelli (1737 1824), la “Serva di Dio della Sambuca”, morta in fama di santità. Nata il 16 settembre 1737 da Epifanio e Natala Gurrera, venne battezzata il 17 settembre nella chiesa dell’Ospedale (succursale della Matrice), e le furono imposti i nomi di Vincenza Antonina. Nel focolare domestico cresceva nel timore di Dio e nella carità verso il prossimo. A otto anni si privava del pasto quotidiano per darlo ai poveri. A dieci anni si accostava tre volte la settimana e nei giorni di precetto al sacramento dell’Eucaristia. Il 30 agosto 1747 si consacrava tutta a Dio con il voto di perpetua verginità e nel 1751 entrava nel Collegio di Maria di Sambuca, offrendosi tutta a Dio e al prossimo. Dopo appena due anni dall’ingresso nel Collegio, Suor Vincenza dovette rientrare nella casa paterna a causa di una grave malattia  che le impedì di stare in piedi, costringendola a stare a letto, dove vi rimase per circa 65 anni, fino alla morte. In quella condizione, quando poteva, si dedicava a piccoli lavori manuali, leggeva libri sacri e pregava il Signore per tutti gli uomini, rivolgendosi all’immagine del Bambino Gesù che custodiva in un altare posto di fronte al suo letto. La Serva di Dio mai si disinteressò delle persone che spesso si raccoglievano numerose accanto al suo letto: a tutti dava un consiglio, una parola buona. Al Signore elevava incessanti preghiere “per la santificazione della Chiesa, la pace nel mondo, la salvezza delle anime”, contemplando “i Divini Misteri, specialmente la Passione di Cristo e il Divin Sacramento dell’Eucarestia, testimoniando in maniera singolare la Carità verso il prossimo”. “Frequentemente rapita dai sensi sostenne continue ed ammirabili estasi”. Il 1° marzo 1764 ricevette il dono delle stigmate. “Oltre alla grazia delle guarigioni e il dono delle profezie, Suor Vincenza risplendette in maniera straordinaria nella penetrazione delle coscienze e nella conoscenza degli spiriti”. La fama della sua vita e delle sue opere si diffuse in tutta la Sicilia, raggiungendo la corte di Re Ferdinando di Borbone e della Regina Carolina, spingendosi fino a Roma presso la corte pontificia. Il 7 aprile 1824, mercoledì di Passione, “confortata da tutti i Sacramenti della Santa Chiesa, non senza grazie soprannaturali, lieta assistè alla fine della sua vita tra il coro dei Sacerdoti.” Appresa la notizia della morte di Suor Vincenza, tutti i Sambucesi uscirono dalle proprie abitazioni e si radunarono nei pressi del Palazzo Amorelli, nel Largo di San Michele. A stento il suo corpo potè essere portato in Chiesa Madre, dove fu celebrato il funerale con profondo dolore e lacrime di tutti. Il suo venerabile corpo fu sepolto nella Chiesa Madre, nella cappella del SS.mo Sacramento, in un mausoleo eretto nel 1825 per iniziativa del nipote Mons. Amorelli e della sua famiglia. Nella lapide venne incisa la seguente iscrizione latina:

D. O. M.
OSSA HIC JACENT SOR. MARIAE VINCENTIAE AMORELLI
QUAE CHRISTO CRUCIFIXO CONFIGURATA INTER MAGNOS
CORPORIS CRUCIATUS MAJORESQUE DIVINI AMORIS.
AESTUS, QUINQUE SUPER SEXAGINTA ANNIS DURO LECTO
     RECUBENS VIRGINALEM PURITATEM AC VIRTUTES
COMITES SPONSO JESU PERPETUO DICAVIT. PLENA MERITIS,
QUORUM FAMA UBIQUE CELEBRATUR
OBIIT AETATIS SUAE
AN. 87, DIE 7 APRILIS AN. DOMINI 1824
JOSEPH AMORELLI SIRACUSARUM EPISCOPUS
EIUSQUE DOLENS FAMILIA
BENEMERENTISSIMAE AMITAE MAGNAE POSUERE
ANNO DOMINI 1825

Suor Vincenza Maria Amorelli, ritratto (Chiesa B.M. Vergine Santuario dell'Udienza, Sambuca di Sicilia). A destra: stampa del XIX sec.


Mausoleo della Serva di Dio Suor Vincenza Amorelli, Chiesa Madre di Sambuca di Sicilia, della lapide

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Il Miracolo del Bambino di Suor Vincenza Amorelli

Le vicende storiche di Suor Vincenza Amorelli sono legate ad un episodio buio della storia siciliana, un evento sanitario e politico insieme: il Colera.Nel 1837 la Sicilia venne colpita dal Cholera morbus. Anche Sambuca nel mese di luglio fu infestata dall’epidemia. Il paese contava circa 9.000 abitanti, e le vittime alla data del 25 luglio furono 1200. La popolazione in preda alla disperazione non trovò altro rimedio che quello di ricorrere a Dio e ai Santi. Nel mese di luglio si era diffusa la notizia che Suor Vincenza fosse apparsa in sogno ad alcuni sambucesi, ed in particolare ad una religiosa molto stimata in paese di nome Suor Rosa Ferraro. Fu così che alcuni facinorosi, convinti che Suor Vincenza avrebbe ottenuto da Dio il miracolo della cessazione del colera, incitarono il popolo a recarsi in Chiesa Madre per dissotterrare il corpo della Serva di Dio e portarlo in processione. La popolazione in preda al delirio si lasciò convincere e si diresse tumultuando verso la Matrice. Si faceva calca e si forzavano le porte, quando vennero avvertiti di ciò che stava accadendo, l’Arciprete Don Vito Planeta e il Sac. Don Pietro Lucido, i quali, portatisi alla Chiesa Madre, cercarono in tutti i modi di convincere la folla che non era opportuno disotterrare il corpo di Suor Vincenza, per non compromettere l’eventuale Processo di Beatificazione di cui si pensava già di darne corso. Ma la folla si lasciò convincere allorquando l’Arciprete trovò un’ alternativa convincente: portare in processione il Bambino Gesù di Suor Vincenza “al quale la Serva di Dio chiedeva tutte le grazie di cui aveva bisogno per sé e anche per il prossimo”. Così il 25 luglio, tra le preghiere e le lacrime di tutti, “fu portato con pubblica Processione il Bambino di Suor Vincenza Amorelli pelle strade di Sambuca, giunto che fu nel centro del paese, ossia nello stradone maestro, ai quattro cantoni, cessò il cholera e non vi furono più vittime.” Il popolo Sambucese preso dalla più viva gioia non seppe come manifestare la sua gratitudine al Signore, che per mezzo della intercessione della concittadina Suor Vincenza Amorelli, aveva liberato Sambuca dall’epidemia colerica. Ogni anno, il 25 luglio, a ricordo dell’evento miracoloso, viene cantato un Te Deum in onore del Bambino Gesù di Suor Vincenza.


Mausoleo della Serva di Dio Suor Vincenza Amorelli, Chiesa Madre di Sambuca di Sicilia, particolare dell'effige

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Padre Michelangelo (1740 1821), al secolo Vincenzo Amorelli, fratello di Suor Vincenza, religioso cappuccino. Entrò giovanissimo nel Convento dei Padri Cappuccini di Sambuca. Ordinato sacerdote, si distinse per prudenza,  probità di costumi e santità di vita. Nel Palazzo Amorelli di Sambuca si conservava un ritratto, ora non più esistente.
Dal matrimonio di
Felice Amorelli con Rosa Truncale nacquero sette figli, dei quali emergono le figure dei fratelli: Don Epifanio e Don Paolo.
Don
Epifanio Amorelli divenne sacerdote. Fu il 23° Arciprete di Sambuca, Parroco, Rettore e Amministratore della Chiesa Madre dal 1786 al 1789.
Don
Paolo Amorelli (1754
1842),“Doctor Artis Medicae”, esercitò con onore la medicina. Ricoprì la carica nobilitante di Regio Pro Conservatore di Sambuca, ed ebbe la qualifica di Magnifico. Possedeva a Sambuca, nell’attuale via Amorelli, un palazzo con annesso oratorio privato e molte terre nel territorio sambucese. Erede della zia Suor Vincenza, nel 1824, donò alla Nobile Compagnia del SS.mo Sacramento di Sambuca la statua del Bambino Gesù, con tutti gli “ex voto, ori e argenti”.
Il Magnifico Don Paolo sposò nel 1778 Donna Maria Palmeri dalla quale ebbe molti figli. Tra questi ricordiamo: Giuseppe, Salvatore, 
Audenzio ed Epifanio
.

Mons. Giuseppe Maria Amorelli, primogenito, patrizio di Sambuca (1), nacque a Sambuca il 6 luglio 1781, compì gli studi nel Seminario vescovile di Girgenti e venne ordinato sacerdote il 21 settembre 1805. Fu Canonico della Collegiata di Bisacquino e Arciprete Parroco di San Giuseppe Jato dal 1813 a 1817. Dottore in Sacra Teologia, conseguì il dottorato in Utroque iure presso l’Università di Catania il 24 giugno 1817. Teologo, Convisitatore ed Esaminatore sinodale degli arcivescovi di Palermo e Monreale, fu nominato dal Vescovo Emanuele Custos di Mazara suo Vicario Generale residente a Palermo. Per due volte sedette nel Parlamento siciliano. Sotto il governo di Mons. Gravina, vescovo di Catania, per volontà di Francesco I, fu inviato per ben due volte quale Visitatore alla Chiesa di Calascibetta, dipendente dalla giurisdizione della Cappellania Maggiore. Trasferito a Catania, divenne Canonico del Capitolo della Cattedrale, e ricoprì uffici e incarichi diversi: fu Vicario Generale, Canonico teologo, Ciantro, Esaminatore sinodale delle Diocesi di Palermo, Monreale e Catania, Rettore del Seminario, Deputato all’Ospedale di S. Marta, Vice Gran Cancelliere dell’Università degli Studi di Catania, membro della Giunta di Scrutinio, Delegato Interino del Tribunale dell’Apostolica Legazia e Regia Monarchia,Vicario Generale della Cappellania Maggiore del Regno delle Due Sicilie e Regio Visitatore. Per volontà del Re Ferdinando I, il 10 marzo 1823, fu nominato dal papa Pio VII Vescovo titolare di Ellenopoli in Bitinia, e ricevette la consacrazione episcopale a Roma il successivo 16 marzo dal cardinale Bartolomeo Pacca. Essendosi resa vacante la Sede di Siracusa per la morte del Vescovo Trigona, Monsignor Amorelli fu designato dal Re Ferdinando, con Real Dispaccio dell’agosto 1824, alla sede vescovile di Siracusa, e nominato dal papa Leone XII, il 20 dicembre 1824, vescovo di Siracusa. Il 19 marzo 1825 fece l’ingresso solenne a Siracusa. Di bella mente, di vasto sapere e zelo pastorale, fu visitatore instancabile della sua vastissima diocesi, compiendo nel corso del suo ministero episcopale ben tre visite pastorali. Restaurò il Seminario nella disciplina e negli studi, costruì una Casa di Esercizi per il Clero, consacrò la Chiesa di San Giuseppe (1835), ristabilì  il Convitto dei nobili e benedisse la nuova banchina del porto. Il papa Gregorio XVI, che ne ammirava le doti eminenti di virtù e dottrina, e l’attitudine alla trattazione degli affari di governo, ritenne quasi doveroso nominarlo nel 1832 Arcivescovo, concedendogli l’uso del Pallio. Per i lunghi e segnalati servizi resi alla Santa Sede e alla Corona, venne insignito dei titoli di Prelato domestico, Assistente al Soglio Pontificio, Commendatore del Regio Ordine di Francesco I, Consigliere di Stato.
A Sambuca lasciò segni tangibili del suo legame con il paese d’origine: appena eletto Vescovo, ottene con Rescritto pontificio del Pontefice Pio VII del 7 aprile 1823 l’uso del titolo e delle insegne canonicali per il clero di Sambuca; il 30 luglio 1823, benedisse e consacrò solennemente le campane della Chiesa di San Giorgio; il 28 agosto 1825 dedicò all’Assunta e consacrò la Chiesa Madre, dotandola di ricchi paramenti e, insieme alla sua famiglia, decorò con un bel Mausoleo il sepolcro della zia, la Serva di Dio Suor Vincenza. 

Monsignore Amorelli fu pastore e mecenate illuminato, letterato, amante dell’arte e della cultura classica. Negli anni del suo episcopato costituì una biblioteca che venne acquistata dopo la sua morte, nel 1842, dal fratello Conte Audenzio per 250 onze. Alcune opere appartenenti alla sua  collezione di pitture e di sculture, sono esposte a Siracusa nel Museo Archeologico e a Palazzo Bellomo, dove si conserva tra l’altro un suo ritratto recentemente restaurato e la sua berlina.
Il Maresciallo Auguste Marmont, duca di Ragusa, Maresciallo di Napoleone, nel 1840, in occasione del suo viaggio in Sicilia, di cui lasciò interessante descrizione, così ne ricorda l’incontro:
“ Ma la persona, l’appoggio, i lumi e i consigli del quale maggiormente ci giovarono fu l’arcivescovo Amorelli, uomo distinto così per gentilezza come per dottrina, una lunga dimora a Roma, una istruzione estesa ed una cordialità particolare agli stranieri lo rendono carissimo”.
L’arcivescovo Amorelli fu anche il personaggio che più di tutti soffrì delle pesanti critiche mosse dagli oppositori del Governo borbonico. Purtroppo i fatti dolorosi del 1837 che si innestarono all’epidemia del colera, con la rivoluzione del popolo siracusano e le successive repressioni da parte dell’inviato del Re, Marchese Del Carretto, gli causarono molte pene. Per la sua devozione ai Borbone, Monsignore fu oggetto di una feroce campagna diffamatoria propagata dai suoi nemici e detrattori e caldeggiata da alcuni liberali, che gli causò tali e tanti dispiaceri da comprometterne definitivamente la salute. Colpito da cecità progressiva e da altri mali, morì a 59 anni di età, dopo 17 anni di episcopato, il giorno 13 dicembre 1840, lasciando larghissimo rimpianto e felicissimo ricordo di sé. L’Arciprete di Sambuca Don Baldassare Viviani così ne ricordava la sua figura: Dotato di virtù non comuni e di sicura e provata dottrina e di vastissima cultura, fu perfetto modello dei Pastori, Padre generoso ed insonne governante della sua gente. Dal tratto signorile, amabile, buono, comprensivo ed umano, seppe unire la più ammirevole dolcezza di carattere con la più inflessibile virilità. Mai indulgè all’ambizione, sdegnò l’adulazione in tutte le sue forme, protesse ed incitò a sempre maggiori conquiste lo zelo, le virtù animò con i suoi rari ed incomparabili esempi”.


 


Cattedrale di Siracusa, Monumento del Vescovo Giuseppe Amorelli

Busto di Monsignor Giuseppe Amorelli

Stemma di Giuseppe Amorelli, Vescovo di Siracusa


Lapide in onore di Mons. Giuseppe Amorelli, Chiesa Madre di Sambuca di Sicilia

Arazzo con stemma di Mons. Amorelli, Cattedra del Vescovo, Cattedrale di Siracusa.
A destra: lapide in Memoria di Mons. Amorelli,  Chiesa Madre di Sambuca

Don Salvatore Amorelli ( 1864). Ordinato sacerdote a Catania, si trasferì a Siracusa nel 1825, dove divenne il principale collaboratore del fratello Arcivescovo. Dottore in Teologia e in Utroque iure, ricoprì diversi incarichi a Siracusa: fu Vicario Generale,  Arcidiacono del Capitolo della Cattedrale e Rettore del Seminario. Nel 1855 venne nominato Vicario Generale delle nuove Diocesi di Caltagirone e Noto. Fu Deputato della Biblioteca Alagoniana e dell’Accademia di Siracusa.
Nel luglio 1837, mentre imperversava il colera a Siracusa, in assenza del fratello Arcivescovo, trattenuto a Modica per la S. Visita pastorale, prese l’iniziativa di convocare nel Palazzo Vescovile le Autorità civili e militari per adottare le necessarie misure per prevenire i disordini. Sotto l’episcopato di Mons. Manzo, difese i diritti e i privilegi dei Canonici della Cattedrale, opponendosi allo stesso Arcivescovo, che per i dissidi con il Capitolo Metropolitano dovette dimettersi e lasciare la Diocesi.
Nella Biblioteca Alagoniana si conserva un suo ritratto, sul cui cartiglio si legge la seguente inscrizione:

S. TH. U.I.D. SALVATORI AMORELLIO ARCHIDIACONO, VICARIO
GEN. CAPIT. REPARATORI SUO BIBLIOTHECA POSUIT ANNO
MDCCCCLIV

Il Ramo di Siracusa

Con la nomina di Mons. Amorelli alla sede vescovile di Siracusa e il relativo trasferimento della famiglia nella città aretusea, si costituì il ramo siracusano degli Amorelli, rappresentato dal Conte Audenzio Amorelli e dalla sua discendenza, che risulta estinta nella linea maschile con la morte del Colonnello Gaetano Urso Amorelli, nella seconda metà del ‘900.


Palazzo del Conte Amorelli (Siracusa)

Il Conte Audenzio Amorelli, fu tra i più fedeli e stimati funzionari borbonici. Nato a Sambuca nel 1790, seguì gli studi umanistici e giuridici, laureandosi in Legge nel 1815 presso l’Università di Palermo. Eletto nel 1822 Pro segreto di Sambuca, nel 1825 si trasferì con la famiglia a Siracusa per coadiuvare il fratello Monsignore nell’amministrazione di quella diocesi. In virtù dei servizi resi alla Sede Apostolica, il Pontefice Gregorio XVI nel 1832 lo nominò Conte dell’Aula Lateranense e del Palazzo Apostolico. Eleggibile nelle liste degli anni 1831,1833, 1835,1837, 1840, 1841, ricoprì per molti anni la carica di Decurione di Siracusa. Nel 1839 venne nominato dal Re Ferdinando II Sottintendente di Siracusa. Fu Presidente di diverse commissioni cittadine e regionali come l’Accademia Alagoniana, la Commissione di Antichità e Belle Arti e quella di Salute Pubblica. Nel 1846, quale Sottointendente, venne trasferito a Mazara, nel 1849 a Sciacca e, infine, nel 1854, a Terranova (attuale Gela). Il Conte Amorelli per i servizi resi alla Santa Sede e ai Borbone venne onorato con diversi titoli e decorazioni cavalleresche. Fu infatti Conte Palatino Lateranense, Cavaliere Professo dell’Insigne Ordine Pontificio di Cristo, Commendatore del Regio Ordine di Francesco I, Cavaliere Costantiniano, Gentiluomo di Corte. Ritiratosi a vita privata con gli onori di Intendente (Prefetto), morì in Siracusa nel settembre del 1872.


Ritratto del Conte Audenzio Amorelli

Ritratto fotografico del Conte Audenzio Amorelli e dedica

Il Conte Amorelli ebbe parte importante nella rivoluzione del 1837 a Siracusa. Lo storico siracusano Serafino Privitera a tal riguardo scrive: “Prevedendo la catastrofe i fratelli dell’Arcivescovo, Can. Salvatore, e conte Gaudenzio Amorelli, due personaggi che nel 18 luglio furono i soli benemeriti, e che godevano di grande popolarità, avevano preso l’iniziativa di convocare nel Palazzo Vescovile tutte le Autorità per indurre il Generale Gabriele Tansi a prendere le opportune misure per prevenire disordini. Il Generale, vecchio e infingardo, si chiuse invece con le truppe del Presidio a Castel Maniace, lasciando Siracusa in balìa dei facinorosi”. Emanuele de Benedictis, testimone della rivoluzione, ricorda che “Il Conte Amorelli era mirabile nell’arrestare quella fiumana e colla voce e colle mani giungeva a serbare qualche ordine, né meno di lui il fratello Vicario con l’autorità della propria veste”. Il Conte Audenzio, come il fratello Arcivescovo, fu collezionista di opere d’arte. Lo storico Serafino Privitera, elencando le collezione private delle primarie famiglie siracusane, scrive che: “Buona raccolta di quadri, fra i quali ve n’ha originali di grandi Maestri, han fatto il Conte Amorelli”. Dal suo matrimonio, celebrato a Sambuca nel 1824, con Donna Margherita Oddo, di nobile famiglia sambucese, nacquero sette figlie: Donna Vincenza che sposò il Principe Don Pompeo Interlanghi di Bellaprima; Donna Concetta andata in sposa al ricco Barone Di Maria di Avola; Donna Teresa moglie del cavaliere Li Greci di Siracusa; Donna Provvidenza sposa del nobile Don Benedetto Lutri di Avola; Donna Agata che sposò il cugino Don Audenzio Amorelli di Sambuca. Continuò la discendenza l’unico figlio maschio: il conte Paolo, che occupò diverse cariche municipali a Siracusa, e sposò la nobile Donna Teresa Li Greci di Siracusa, da cui il figlio conte  Gaudenzio, cavaliere della Corona d’Italia, che esercitò la professione di Ingegnere, e fu l’ultimo degli Amorelli a portare il titolo comitale pontificio.


L'ultimo Conte Amorelli. Cav. Dott. Gaudenzio Amorelli, Ingegnere principale di Siracusa         

Il Ramo di Sambuca

Abbiamo visto che dei quattro figli del Magnifico Dottore Paolo Amorelli, i primi tre, l’Arcivescovo Mons. Giuseppe, l’Arcidiacono Salvatore e il Conte Audenzio, si trasferirono a Siracusa, mentre il quarto, il Magnifico Don Epifanio, continuò a risiedere a Sambuca.
A differenza del ramo siracusano fedele ai Borbone, il ramo sambucese degli Amorelli nutrì forti sentimenti liberali, e si distinse nel campo delle lettere e delle arti con Giuseppe e Alfonso Amorelli.


Sambuca, Palazzo Amorelli

Il Magnifico Don Epifanio, fratello dell’Arcivescovo, nacque nel 1795, sposò nel 1820 Donna Francesca Ciaccio, appartenente ad una primaria famiglia di Sambuca, dalla quale ebbe il figlio:
Don Audenzio (1829
1883). Di sentimenti unitari, lottò per la causa nazionale. Nel 1860 fu membro del Consiglio Civico di Sambuca ed entrò nella 2a Compagnia della Guardia Nazionale. Nel 1849 sposò la cugina Donna Agata Amorelli, figlia del Conte Audenzio, dalla quale ebbe 4 figli: Giuseppe, Epifanio, Maria Francesca, Margherita.
Giuseppe
Amorelli. Figlio di Don Audenzio e Donna Agata Amorelli, nacque a Sambuca nel 1850 e fu tenuto a battesimo dal nonno materno Conte Amorelli. Cresciuto all’ombra dei fermenti rivoluzionari, a  dieci anni fu testimone dell’impresa garibaldina. Studente liceale a Palermo, a venti anni scrisse Amore e Patria, un dramma in 4 atti in cui trasporta i suoi sentimenti patriottici, rappresentato con successo al Teatro R. Principe Umberto di Palermo nel 1871. Poeta e commediografo fecondo, citato nel Dizionario dei Siciliani Illustri, scrisse poesie, commedie e drammi, alcuni dei quali rappresentati con successo da Emma Gramatica. Ricordiamo: Rassegnazione, dramma in tre atti rappresentato dalla Compagnia drammatica Ferrara il 1 maggio 1889; Amore e Fede, dramma in quattro atti rappresentato dalla Compagnia Scacco-Vasco; Affetto e Riconoscenza, dramma in due atti; Fede giurata, rappresentata da Emma Grammatica; Favola Politica, scherzo comico, rappresentato il 27 agosto 1911. Collaborò a varie riviste letterarie. Attivo nel campo politico e sociale, pubblicò diversi articoli su importanti testate giornalistiche locali e nazionali. Gentiluomo di una dirittura morale assai rigida, difensore della libertà, tuonò con le parole e con la penna ogni qualvolta se ne presentasse l’occasione.
Rimangono ancora a testimonianza del suo impegno civile:“Interesse privato in atto d’ufficio”, un “je accuse” del 1897 contro un concittadino, e “Pro Pretura”, un atto d’accusa del 1906 contro il governo centrale di Roma per la riduzione delle preture. Nel 1907, a Sambuca, tenne un memorabile e applauditissimo comizio, dimostrando la necessità dell’avocazione della Scuola allo Stato, che ebbe risonanza nella stampa nazionale.
Nel 1886 sposò a Palermo la nobile Donna Maria Teresa Raimondi, dalla quale ebbe 5 figli: Agata (1887
1949), che sposò Pietro Valguarnera nel 1923; Giovanna (1888 1966); Vincenza (1890 1958), Adele (1892 1908); Audenzio; Alfonso. Trasferitosi a Palermo, ivi morì nel 1927.

Ritratto di Giuseppe Amorelli, commediografo e poeta (Alfonso Amorelli, 1927 c.). A destra: ritratto fotografico di Giuseppe Amorelli

Audenzio (1894 1968). Ufficiale d’artiglieria del R. Esercito. Partecipò alla Grande Guerra e fu poi Ufficiale d’Ordinanza di S.A.R. Amedeo III di Savoia Aosta, Duca di Aosta e Viceré d’Etiopia, che lo onorò della sua più cara amicizia. Il Duca d’Aosta, da studente universitario, fu illustre ospite degli Amorelli nel Palazzo di Palermo. Di carattere semplice e cordiale, apprezzava la cucina di Casa Amorelli, specie la selvaggina di cui ne era grande estimatore.
Audenzio sposò nel 1924 la Signora Albertina De Stefani, da cui l’unica figlia Maria Teresa Amorelli (1925 2007), Archeologa, Professoressa universitaria di Etruscologia e archeologia italica, membro dell’Istituto Studio Etruschi di Firenze.
Alfonso (1898
1969) pittore, scultore, decoratore. Nato a Palermo nel 1898, si iscrisse al Regio Istituto di Belle Arti di Palermo nel 1913, dove si formò sotto la guida dei famosi maestri: Luigi Di Giovanni, Salvatore Marchesi, Ernesto Basile ed Ettore De Maria Bergler. Partecipò a diverse mostre in Italia e all’estero (Quadriennali di Roma, New York, Barcellona, Birghiman e Atene). Nel 1934 sposò a Palermo la nobile tedesca Herta Schaeffer, pittrice. Nel 1935 affrescò l’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Palermo e la Sala del Rettore. Nel 1936 partecipò alla XX Biennale di Venezia, affrescò la Galleria delle Vittorie a Palermo ed espose a Monaco di Baviera. Nel 1937 fu invitato a Berlino e all’Esposizione Universale di Parigi. Nel 1940 gli venne assegnata una sala personale alla XXII Biennale di Venezia. Nel 1941 affrescò le chiese e le sedi delle delegazioni comunali dei borghi rurali siciliani, progettati dall’architetto Luigi Epifanio. Nel 1942 partecipò alla XXIII Biennale di Venezia. Nel 1954 iniziò la collaborazione con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, disegnando scenografie e bozzetti. Nel 1959, per la Fiera del Mediterraneo di Palermo, modellò una fontana con tritoni, sirene e mostri marini. Nel 1964, sempre per la Fiera del Mediterraneo, realizzò il pannello il Volo di Icaro. A lui vennero dedicati la Sala Amorelli, presso il Palazzo Greco, sede dell’Istituto del Dramma Antico (I.N.D.A.) a Siracusa, e due vie, una a Palermo e l’altra a Sambuca di Sicilia. Le sue opere sono esposte in Italia, nella Galleria d’arte moderna di Hannover (Germania), Falkenberg (Svezia), e in collezioni private di Germania, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti d’America. Numerose le opere di carattere generale, monografie, articoli, cataloghi, mostre retrospettive a lui dedicati.

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Con la morte di Alfonso Amorelli (1969), si estingue nella linea maschile il ramo sambucese della storica famiglia Amorelli, la cui eredità morale e culturale viene custodita e tramandata dagli eredi: Falconi Amorelli e Valguarnera.

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Note:
(1) -
La città di Sambuca non ebbe mai un sedile nobiliare o un patriziato e, pertanto, il titolo di Patrizio attribuito a Mons. Amorelli, non costituisce un titolo spettante alla famiglia; deve intendersi come titolo generico di nobile, non di patrizio.
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Bibliografia:
Archivio Privato Valguarnera (Documenti Amorelli).

Amorelli  G. F. Discorso Sacro Politico, Catania, 1817
Amorelli  G. Interesse Privato in Atti di Ufficio, Palermo 1897.
Amorelli  G. Pro Pretura, Catania 1906.
Amorelli G. La Colonna Orsini a Sambuca, “L’Ora”, 12-13 giugno 1910.
Amorelli P. Lettera di Paolo Amorelli al Sac. Emilio Bufardeci, Siracusa, 1869.
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Di Giovanna A. Suor Vincenza Amorelli, ”La Voce di Sambuca”, Anno I, 7 luglio 1959.
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Di Giovanna A. Inchiostro e Trazzere, Sambuca di Sicilia 1979.
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1939.
Troisi S. Arte in Sicilia negli anni Trenta, Napoli, 1996.
Valguarnera G. Giuseppe Amorelli, Commediografo e poeta, Valdinoto, Rivista della Società Calatina di Storia patria e Cultura, 2, Palermo, 2006.
Valguarnera G. Gli Amorelli nella Sicilia dell’Ottocento, “Nobiltà”, anno XIII, n. 71, 2006.
Valguarnera G. e P. Suor Vincenza Maria Amorelli, La Serva di Dio della Sambuca, Catania, 2019.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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