Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Arnone

Arma di Cosenza: d'azzurro alla fascia accompagnata in capo da una stella di sei punte, il tutto d'oro.
Arma di Sicilia: fasciato ondato d'argento e d'azzurro.
Titoli: nobili, baroni.
Dimora: Rovito, Celico, Cosenza, Savuto, Pescorocchiano e Napoli.


© Rovito, Chiesa di Santa Barbara, stemma Arnone.


© Rovito, Chiesa di Santa Barbara, stemma Arnone.

La famiglia Arnone, di origine fiorentina, come riporta Luigi Palmieri, si è diramata in Calabria con Auripio il quale governò la città di Cosenza al tempo di re Alfonso; in Sicilia con Vincenzo il quale fu barone del feudo di Ramate (di Ramata o della Ramata) (1).
Raimondo († 1406), detto Raimondello, Orsini del Balzo, principe di Taranto, nominato dalla regina Giovanna I d’Angiò capitano della provincia di Terra di Lavoro, con un editto, obbligò tutti a non portare armi e viaggiare a piedi; gli animali dovevano essere tenuti per le briglie. Fece impiccare senza esitazione un rampollo della famiglia nobile degli Arnone che, incurante degli ordini impartiti, fu sorpreso nelle campagne in groppa al suo cavallo.
Benedetto Arnone, notaio in Rovito, redasse i capitoli matrimoniali in occasione delle nozze, avvenute nel 1508, tra: Giovanni Telesio e Vincenza Garofalo, genitori del filosofo Bernardino Telesio.


Rovito, Chiesa di Santa Barbara


Rovito, Chiesa di Santa Barbara, Cappella Arnone

In Cosenza, nella prima metà del Cinquecento, giunsero da Rovito, paese della Presila cosentina,  Bartolo e Ascanio Arnone (o Arnoni), discendenti da Auripio.
Bartolo (
1554) fu Regio Questore di Cosenza; intraprese grandi fabbriche compreso il palazzo di famiglia sul colle Triglio (uno dei sette colli di Cosenza); non riuscì a vederlo completato;  proseguì i lavori suo fratello Ascanio, ciò è ricordato dall'epigrafe che si può ammirare nello scalone d'accesso al piano nobile.


Cosenza, Palazzo Arnone, oggi Pinacoteca Nazionale, iscrizione in ricordo
della costruzione del Palazzo, ai due lati lo stemma di famiglia.

Il palazzo, successivamente,  fu venduto allo stato e destinato a sede dei presidi di Calabria Citeriore e del Grande Archivio di Giustizia; in seguito sede della Regia Udienza,  dei Tribunali e delle prigioni giudiziarie; oggi musealizzato, è sede della  Pinacoteca Nazionale di Cosenza.
Per onorare la morte del fratello, Ascanio commissionò una tomba monumentale, oggi è conservata nel chiostro della chiesa di San Francesco d'Assisi in Cosenza.


Cosenza, Palazzo Arnone, poi sede dei presidi  di Calabria Citra,
quindi della Regia Udienza, oggi Pinacoteca Nazionale.


Cosenza, Palazzo Arnone, oggi Pinacoteca Nazionale,
facciata laterale

Ascanio tenne la carica di Regio Questore che fu di suo fratello dal 1555 al 1559; fu giureconsulto; sposò Eliadora Sambiase, figlia di Giovanni Paolino, patrizio di Cosenza (figlio di Giovanni Filippo, patrizio di Cosenza, e Laura Cavalcanti) e di Laudonia Cavalcanti (figlia di Mario, patrizio di Cosenza, e di Virginia Beccuti).
Ascanio fu Signore di Savuto oggi frazione di Cleto già Pietramala (sede dell'omonimo feudo) fino al 1862 in provincia di Cosenza. Savuto era parte integrante della contea di Aiello (oggi Aiello Calabro) governata dai Siscar, famiglia spagnola al seguito degli aragonesi per la conquista del Regno di Napoli, la quale alla metà del Cinquecento si era indebolita.


Savuto di Cleto (Cosenza)

La citata Eliadora, nel 1561, fece restaurare il castello, in ricordo collocò  al suo ingresso la seguente iscrizione: TEMPLA DEO NYMPHIS LYMPHOS HORTOSQ(VE) VIRE(N) TES HANC ARCEM INDIGEN(S O) MNIBVS HOSPITIVM SABATII HELIODORA POTE(N)S SA(N)BLASIA PRAEBET ARNONIO QUONDAM IVNCTA PUELLA VIRO.
Così tradotta dallo studioso Rocco Liberti Deputato di Storia Patria per la Calabria: “Eliadora Sambiase, già giovane sposa unita al marito Arnone, offre templi a Dio, limpide acque e orti verdeggianti alle ninfe e il castello di Savuto a chiunque ne abbia bisogno”.
Da un rogito del 1562  Eliadora viene definita “vedova relicta del quondam Vitaliano Ascanio Arnoni, che fu Regio Thesoriero della Calabria Citra”; per cui se ne deduce che nel 1562 Ascanio era morto.
Francesca Arnone sposò Fabio Siscar.
Davide Andreotti riporta che: ”la famiglia Arnone, da tempo aggregata al Sedile dei Nobili di Cosenza, ne uscì per aver cambiato luogo di residenza, per poi essere reintegrata nel 1576”
(2).


© Cosenza, stemma famiglia Arnone


Cosenza, Palazzo Arnone, particolare architettonico.

La famiglia Arnone possedeva la cappella gentilizia nella chiesa parrocchiale di Santa Barbara in Rovito eretta nel 1630.
Fabrizio Castiglione Morelli, nel 1713, scriveva che gli Arnone  erano tra le famiglie estinte (è da riferirsi al suo ramo principale) e ne ha così descritto lo stemma: “fascia aurea in ceruleo lumine cum stellula aurea in scutario apice, erat Familiae Arnoni"
(3).


Rovito (Cosenza)

Diaonora Arnone sposò Bernardino Tirello Casole.
Girolamo, nel 1556 fu eletto XVIII generale dell'Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola; già Provinciale di Lombardia; creò molti conventi per l'Italia; fu molto stimato oltre che in ambito religioso anche dai letterati del suo tempo.
Rimondo (morto agli inizi del Seicento), fu teologo e parroco di Rovito.
Giacinto Arnone, poeta, pubblicò nel 1664 a Cosenza il poema in ottava rima “Le Disgrazie”.
Un ramo degli Arnone fu rappresentato da Antonio, barone di Pescorocchiano, comune in provincia di Rieti; verso la fine del Settecento si trasferì a Napoli.
Gaetana, figlia del citato barone Antonio, sposò a Napoli il barone Matteo del Balzo originario di Montepaone in provincia di Catanzaro.
Gaetana dei baroni Arnone sposò Tommaso Mattei, barone di Santa Lucia, e generò Camilla Mattei che sposò il 29-11-1840 il conte Antonio Filangieri Candida di Lucera, cavaliere di devozione dell’Ordine di Malta, Sottintendente del Distretto di Nicastro, Eletto Aggiunto della Città di Napoli (4).
Antonio e Gaetano Arnone risultano iscritti nell’Albo degli Avvocati del 1780, istituito per la prima volta al Mondo, elaborato dal legislatore del Regno di Napoli.

Altro ramo, nel 1580, si trasferì a Celico, comune contiguo a Rovito; agli inizi dell'Ottocento rappresentato da: Michele, Francesco ed Antonio.
Il citato Antonio, sposando la nobildonna Maria Perfetti ebbe per figli: il primogenito Tommaso (nato a Celico nel 1841 e morto in giovane età), già a 19 anni fu avvocato penale nel foro di Cosenza.


Rovito, Palazzo Perfetti, Portale.


Rovito, stemma famiglia Perfetti

Arma famiglia Perfetti: di rosso al cervo rampante d'oro, con il capo dello stesso caricato di un'aquila al volo abbassato.


"La Calabria Illustrata" per Eugenio Arnoni,
Cosenza 1876


Tommaso Arnone, dall'Esposizione permanente nella
Casa delle Culture di Cosenza

Eugenio (Celico, 1846 Roma, 1909), fratello del citato Tommaso, letterato, studioso della storia locale calabrese,  insegnò lettere nei ginnasi e licei del regno dal 1874 al 1909. Nel 1890 fu nominato professore onorario di lettere italiane dall'Università di Filadelfia negli Stati Uniti d'America.
Fu membro in diverse Accademie italiane; autore dell'opera “La Calabria Illustrata”, della quale i primi due volumi furono pubblicati nel 1874 e 1875.
Nicola (nato a Celico nel 1850), storico e letterato, insegnante e preside nei licei; fu studioso del poeta fiorentino Guido Cavalcanti; collaboratore per la "Rivista Calabrese di Storia e Geografia".


Articolo a firma di Nicola Arnone


Rivista per la quale collaborava Nicola Arnone


Celico (Cosenza), panorama visto da Rovito

___________________
Note:

(1) - Filadelfo Mugnòs “Teatro genologico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie di Sicilia - Palermo MDCLV; pag. 493. Il Galluppi afferma che in Sicilia di diramò dalla Calabria nel XV secolo. Nell'opera dell' avvocato Francesco San Martino de Spucches, Cavaliere d'Onore e Devozione del S.O.M. “La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni”, 1925; a pag. 132 è descritta la storia del feudo di Ramata e quì riportata:
“Il feudo di Ramata faceva parte del marchesato di Geraci nel territorio di Ganci; di tutto il marchesato fu investito, nel 1548, Simone Ventimiglia per donazione fattagli da suo padre; Melille Lo Vecchio acquistò dal citato Simone Ventimiglia marchese di Geraci il feudo di Ramata, senza prenderne l'investitura; Giacomo ed Antonino Lo Vecchio, figli del citato Melille, successero al padre del feudo suddetto, ma non presero l'investitura.
Vincenzo Arnone, acquistò il feudo  di Ramata dai Lo Vecchio e fu investito del feudo il 18 marzo 1596; sposò Laura.
Vincenzo Arnone figlio primogenito dei citati Vincenzo e Laura, s'investì del feudo il 15 gennaio 1600; si reinvestì il 15 febbraio 1622 per il passaggio della corona da Filippo III a Filippo IV.

Laura Arnone, figlia del citato Vincenzo prese l'investitura del feudo il 6 novembre del 1629, per effetto della donazione fattagli da suo padre; sposò Lodovico Sarzana.

La ciata Laura si reinvestì del feudo il 6 febbraio 1635 per restituzione di dote fattale dal marito. In seconde nozze sposò un Princivalle.

La citata Laura si reinvestì della baronia e  del feudo di Ramata il 16 settembre 1666 per il passaggio della corona da Filippo IV a Carlo II.

Cristofaro Sarzana (o Zarzana) s'investì della baronia e del feudo di Ramata il 9 agosto 1684 come donatario di sua madre Laura Arnone e sposò Antonia Tagliavia.”

(2) - Davide Andreotti “Storia dei Cosentini”, Napoli 1869; Voll.II, pag. 280.

(3) - Fabrizio Castiglione Morelli “De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, Venezia 1713, pag. 75, al punto 5.

(4) - Erasmo Ricca, “La Nobiltà delle Due Sicilie”, Napoli 1839.

_________________
Fonti bibliografiche:
- Luigi Palmieri, "Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti" Tomo II; Pellegrini Editore, Cosenza 1999.
- Eugenio Arnoni, "La Calabria illustrata Vol. IV  Il Circondario di Cosenza"; Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1995.
- Mario Perfetti “Armi e cappelle gentilizie delle famiglie nobili dei Casali di Cosenza”, in “Calabria Nobilissima”, 1978.
- Frà Vincenzo Coronelli LXXVIII Ministro Generale dell'Ordine dei Minimi Conventuali  “Biblioteca Universale Sacro-Profana, Tomo Quarto”; Venezia MDCCIII.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

Copyright © 2007 www.nobili-napoletani.it - All rights reserved  
 

*******************

  Elenco Famiglie nobili - dalla A alla B Elenco Famiglie nobili - lettera C

STORIA DELLE FAMIGLIE NOBILI:

Elenco Famiglie Nobili - dalla Lettera D alla lettera H Elenco Famiglie nobili - dalla I alla N
  Elenco Famiglie nobili - dalla O alla R Elenco Famiglie nobili - dalla S alla Z

*******************

Cosa dicono i quotidiani Pubblicazione libri Eventi