Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Stemma Famiglia Barracco

Famiglia Barracco

Arma: troncato, nel 1° d'azzurro a due stelle d'oro, nel 2° d'oro con una cornetta da caccia nera sostenuta da tre fili attaccati ad un troncone di albero verde posto sullo spaccato.
Titoli: baroni, patrizi di Cosenza.
Dimora: Cosenza, Crotone, Napoli e Camigliati.

© Foto di proprietà www.nobili-napoletani.it
© Napoli - Stemma in ferro della Famiglia Barracco

Giovanni Barracco fu molto stimato dai re Aragonesi tanto da essere inviato presso Ferdinando il Cattolico per chiedere sostegno contro i Francesi, per questi suoi servigi ottenne la terra d' Evoli, allora ricadente nella provincia di Basilicata (oggi Eboli); approdò in Calabria nello stato dei principi Bisignano governato dai Sanseverino ed acquistò il feudo fiscale di ducati 300 annui sui territori detti li Demaniali, li Molzani e Marinetti.
Laudomia, sposò Ippolito Dattilo, il loro figlio Raimondo fu il capostipite dei baroni di Gazzella.
Angelo, figlio di Giovanni, fu giureconsulto, servì la causa Aragonese sotto Ferdinando I.
Alfonso († 17 gennaio 1570), figlio di Giovanni, il 23 ottobre del 1551 ebbe significatoria di relevio per gli annui ducati 300 sui territori sopra citati come erede di suo padre; nel 1564 acquistò la terra di Lattarico da Nicolò Bernardino Sanseverino, 5° principe di Bisignano
(1); sposò Lucrezia Lucifero ed ebbero per figli: Vittoria, sposò Giovanni Battista Spiriti di Cesare, e
Tiberio, barone di Lattarico, come erede per la morte di suo padre, barone Alfonso, ebbe significatoria di relevio il 27 marzo 1571, sposò Claudia Abenante, figlia di Pietrantonio, barone di Cirò, e di Laura della Tolfa, ed ebbero per figli: Maurizo († Cosenza, 1626 c.a), ammesso nei cavalieri di Malta il 13 giugno 1592, autore di un volumetto di commedie, morì per le ferite di stoccate riportate in una rissa da alcuni nobili della famiglia Sersale; ed il primogenito Giovanni juniore, barone di Lattarico, come erede per la morte di suo padre, fu il primo a stabilirsi a Cosenza e fu ammesso tra i nobili del Sedile, ha avuto come figli: Mario, nel 1542 fu designato da papa Paolo III abate perpetuo commendatatario dell'abbazia di Santa Maria di Altilia, ed Alfonso, barone di Lattarico, come erede per la morte di suo padre.
Successivamente la terra di Lattarico passò agli Spinelli di Fuscaldo.


Frà Maurizio Barracco
Immagine tratta dall'opera di Gustavo Valente citata in bibliografia


In alto: Lattarico (CS), Palazzo Barracco

A sinistra: Cosenza, Palazzo Barracco


 

Ubicazione del palazzo nella Cosenza del Cinquecento: “Cosenza 1546 A. Desideri 28 fol. 106  - Costituiti alla presenza nostra il magnifico et reverendo Mario Barracco della città di Cosenza abbate della Abbazia de Santa Maria de Altilia agente da una parte... et il magnifico Alfonso Barracco della stessa città agente dall'altra parte... entrambi figli legittimi et naturali et eredi universali del quondam
magnifico Giovanni Barracco il quale tenendo et possedendo cede ai suoi figli benedetti una casa palazziata sita et posta nelle mura della città di Cosenza loco dove si dice la Regia de la Corte circondata da alberi fruttiferi comunicante da un lato con il loco detto volgarmente la Castagna et dall'altro lato col magnifico domino Giovanni Andrea del dott. Blasio U.I.D...”
(2).
Marcello Barracco da Cosenza (
1640), sposò Geronima Modio di Santa Severina, figlia di Lucantonio e Polissena Susanna, i capitoli matrimoniali furono redatti il 24 dicembre 1588; fu arrendatore della salina di Neto, arrendatore di legname della Regia Corte; prese in affitto i beni dell'abbazia di Santa Maria di Altilia e nel 1606 fece realizzare una campana con la seguente iscrizione " VERBUM CARO FACTUM EST ET ABITAVIT IN NOBIS A.D. MDCVI S.M. DE ALTILIA MARCELLO BARRACCO" nel mentre era abate commendatario il suo congiunto Tiberio Barracco; rimasto vedovo si risposò con Innocenza Modio, sorella della defunta moglie ed ebbero per figli: Morana, sposò Annibale Suriano; Pietro Paolo; Giovanni Utriusque Juris Doctor esercitò la sua professione a Napoli; ed il primogenito Marcello juniore che sposò Antonia Joppolo, figlia di Mario, barone di Mammola e di Agnana ed ebbero per figli: Francesca, Giuseppe, Carlo, Felice, e Giuseppe Maria, ammesso, il 5 dicembre 1622 nel S.M.O. di Malta (2bis).
Francesco Antonio Barracco, patrizio di Cosenza, membro del Sedile, sposato ad Elisabetta Donato, il 6 luglio del 1647 a seguito della rivolta popolare capeggiata da Giuseppe Gervasi nella città di Cosenza sulla scia della rivolta di Masaniello a Napoli, furono costretti a riparare nei possedimenti di Elisabetta ad Aprigliano in quanto nella città furono saccheggiati e brucaiti i palazzi nobiliari, in particolare quelli delle famiglie del Sedile.


Dipinto del secolo XVIII con lo stemma dei Donati in seguito al matrimonio nella metà del secolo XVII
di Donna Elisabetta Donati con il Patrizio Francesco Antonio Barracco.

LA SILA DEI BARRACCO
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Torre Camigliati


Torre Camigliati, particolare iscrizione su coccio di
Guglielmo nobile dei baroni Barracco


Torre Camigliati, stemma Barracco

Nella prima metà del  Settecento il barone Stanislao Barracco, figlio di Carlo e di Laudomia d'Aquino, già proprietario terriero nella Presila Cosentina, nel 1743 sposando Antonia, l'ultima ereditiera dei marchesi Marano, che gli portò in dote vaste tenute nella Sila Grande Cosentina, tra le quali la difesa Camigliati, queste furono il trampolino di lancio per la conquista di vari latifondi nel Marchesato Crotonese ad opera del primogenito Alfonso, il quale sposò Emanuela Vercillo dei baroni di San Vincenzo (oggi comune di San Vincenzo la Costa).

Contribuirono l' ascesa alcuni incarichi che lo stesso ricoprì, negli ultimi anni del Settecento come  Commissario di re Ferdinando per le reclute, e,  per il rifornimento  di cavalli per l'esercito; dal 1806, al servizio dei francesi,  il compito più pericoloso fu quello di responsabile per la repressione del brigantaggio nel suo circondario; a Spezzano Piccolo, nella Presila Cosentina,  il suo palazzo fu il quartiere generale, dove non mancarono fucilazioni.

Il latifondo Barracco (3) raggiunse il suo apice, divenendo il più esteso del Regno, di circa 30.000 ettari con una continuità territoriale di 100 chilometri, con Luigi (1788 † 1849) unico figlio di Alfonso, il quale sposò la crotonese Chiara Lucifero dei marchesi di Apriglianello, dai quali nacquero dodici figli: Teresa, sposò Michele Ruffo; Eleonora, sposò Cesare Pallavicini; Carolina; Roberto, Senatore del Regno d'Italia, Guglielmo (1838 1899); Giovanni (Isola di Capo Rizzuto, 1829 † Roma, 1914), nel 1860 fu eletto Consigliere comunale di Napoli, nel 1886 fu nominato Senatore del Regno d’Italia, nel 1902 fondò il "Museo di scultura antica Giovanni Barracco” di Roma;


Mappa nella quale si evidenzia il Latifondo Barracco, da Isola Capo Rizzuto, sullo Jonio, fino a Spezzano Piccolo
(oggi Casali del Manco) nella Presila Cosentina.Immagine tratta dall'opera di Marta Petrusewicz


Roma, Museo di scultura antica Giovanni Barracco

vedi Berlingieri
Giovanni Barracco

Maria, sposò Giuseppe Lucifero; Maurizio (1827 1902), pittore, il 23 novembre 1847 con il fratello Giovanni parteciparono ad una delle tante manifestazioni con corteo che raggiunse Largo di Palazzo al grido di “Viva il Re, viva la costituzione, viva l’indipendenza italiana!” per poi proseguire, sotto l’incalzare della cavalleria che inutilmente cercava di disperdere la folla, lungo via Toledo. Tra i manifestanti vi erano il duca Proto di Maddaloni, il marchese Caracciolo di Bella, figlio del principe di Torella, Gennaro Sambiase Sanseverino dei duchi di S. Donato, il duchino Morbilli, Andrea Colonna di Stigliano, Gioacchino Saluzzo di Lequille, Luigi Caracciolo di S. Teodoro, Ferdinando de Petruccelli, Pasquale de Virgiliis, Alfonso de Caro. I manifestanti, giunti presso il Palazzo del Nunzio, furono aggrediti da un drappello di Ussari a cavallo comandati dal tenente Acerbi; essendo armati di soli bastoni dovettero disperdersi tra le stradine laterali e molti di essi furono arrestati;
Emanuela, sposata ad Enrico d'Aquino; Stanislao; Francesco; ed il primogenito barone Alfonso II (Crotone, 1810 † Napoli, 1890), patrizio di Cosenza, Senatore del Regno d'Italia, trasferì la residenza da Crotone a Napoli, nel 1834 sposando Emilia Carafa dei principi di Colubrano, ebbero per figli: Giulia, sposata a suo zio Guglielmo; Carolina, sposò Luigi Pignatelli; Amalia, sposò a Napoli, il 4 luglio 1885, Carlo Marulli, principe Marulli, duca di San Cesario, marchese di Longano, Cesano e Ascigliano; Francesca Alberto Maria; Chiara; Ernesto; Luigi (1836
1895) ed Enrico ( 1923), erede di suo padre, patrizio di Cosenza, titolo riconosciuto con Decreto Ministeriale del 1907 al quale sono seguite le Regie Lettere Patenti nello stesso anno, sposato a donna Maria Doria dei principi d'Angri, ebbero per figli: Francesca, Laura, Emilia ed il primogenito barone Alfonso III (Sorrento, 1885 † Napoli, 1955), titolo riconosciuto nel 1927, patrizio di Cosenza, l'11 marzo del 1925, ammesso nell'Ordine di Malta come cavaliere di Onore e Devozione, sposando Gabriella Nicolis dei conti di Robilant hanno avuto per figlio il barone Maurizio (1943), patrizio di Cosenza, dal 10 dicembre 1965 cavaliere di Onore e Devozione del S.M.O.M., è sposato a Mirella, nata Stampa, ed hanno avuto per figlie Sila e Chiara.
Nel 1939 la baronessa Gabriella, aveva acquistato in Napoli villa Emma, edificata alla fine del XVI secolo da Giacomo Castellano, nota come "il palazzo delle cannonate" perchè nel 1648 i vicerè di Napoli don Giovanni d'Austria e Inigo Velez de Guevara decisero l'installazione dei cannoni per bombardare le navi francesi che tentavano di sbarcare lungo le coste di Posillipo
(4).
La baronessa Gabriella nel 1936 adornò di supellettili sacre la chiesa rurale della Beata Maria Vergine detta Greca a seguito del risanamento voluto dall'arciprete Giacinto Scalzi; la chiesa era già stata oggetto di risanamento nell'Ottocento e di abbellimento interno voluto dai Barracco.


Napoli - Villa Emma


Capo Rizzuto, la chiesa rurale

I BARRACCO DI ROBERTO
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Caccuri, Castello, stemma Barracco

Roberto, nobile dei baroni Barracco, patrizio di Cosenza (Spezzano della Sila, 1836 † Napoli nel 1917), fratello del barone Alfonso II, rompendo la tradizione esistente in tutte le famiglie nobiliari (ovvero di far sposare solo il figlio maschio primogenito) volle sposarsi con Artemisia Balbi Senarega, dama di corte della regina Margherita, (figlia di Francesco Maria, marchese di Piovera, patrizio genovese, decurione di Genova, senatore del Regno  d'Italia, e di Maria Maddalena Pallavicino) creando il ramo cadetto dei baroni Barracco, dal loro matrimonio nacquero: Maria (morta a sedici anni, in suo onore nel 1899 costruì la chiesetta a villa Santa Margherita), Francesco, patrizio di Cosenza, Luigi (1875 † 1949), patrizio di Cosenza, e Chiara.

I coniugi  Don Roberto Barracco (1836†1917) e Artemisia Balbi; a destra, Artemisia Balbi


Roberto Barracco


Artemisia Balbi


Artemisia con il figlio Luigi


Artemisia con i figli Chiara e Luigi


Luigi Barracco (1875 † 1949), Patrizio di Cosenza

Luigi eredita una grossa fetta dei possedimenti di famiglia, oltre quella che pretese suo padre Roberto (tra di essi la tenuta di villa Santa Margherita in Sant'Anna di Cutro) dal fratello primogenito barone Alfonso II, ma anche parte dei beni dei suoi zii, Stanislao e Francesco (i quali anch'essi pretesero parte dei beni, ai quali toccarono i possedimenti tra Isola Capo Rizzuto e Cutro), e parte di quelli dello zio Guglielmo che possedeva le terre di Caccuri col suo castello (fu da lui ristrutturato, innalzò la torre dell'acqua, sfruttò le acque termali di Bruciarello, creando nel 1914 i bagni per il benessere delle genti) in quanto, ancorchè sposato con sua nipote, la boronessina Giulia, figlia di suo fratello, barone Alfonso II, non ebbero figli; nel 1919 il palazzo di Crotone risultava condiviso dal barone Enrico e da suo cugino Luigi.


Crotone - Palazzo Barracco


Altilia di Santa Severina, Palazzo Barracco con servitù


Caccuri - Castello Barracco


Caccuri - Castello Barracco - Lettiga calabrese


Caccuri - Castello Barracco - Lettiga calabrese


Terme di Bruciarello - Capanne da bagno


Terme di Bruciarello - Camerini da bagno


Villa Santa Margherita

Per quanto riguarda la Sila, Camigliati è vincolata come bene maggiorascale, con Spezzano Piccolo, Altilia di Santa Severina, la masseria di Polligrone le terre del Neto ecc..., per cui le eredita il barone Enrico (figlio primogenito del barone Alfonso II). Luigi volle costruire una nuova residenza di montagna (villa Barracchella, la quale dà il nome all'omonima contrada) vicino contrada Lorica (oggi perla turistica della Sila) su di una collina che dominava la valle dell'Arvo (la c.d. “valle dei tori” perchè i mandriani vi controllavano le mandrie dei Barracco) circondata da panorami incantevoli; la valle fu allagata negli anni trenta per creare il lago Arvo.


Sila, Villa Barracchella


Villa Barracchella - La chiesetta


Sila - Luigi Barracco


Toro marchiato con l'iniziale di Barracco e corona


Sila - Valle dell'Arvo, sullo sfondo Villa Barracchella


Sila - Lago Arvo, sullo sfondo Villa Barracchella

Luigi sposò Anna dei marchesi Filiasi, dal loro matrimonio nacquero: Maria, Giovanni ed il primogenito Roberto (1919 1987), patrizio di Cosenza, sposato a Helda Bullotta, si trasferirono in Brasile ed ebbero per figli: Margherita, Anna Artemisia e Luigi (1955), patrizio di Cosenza, sposato a Lygia Marcia hanno avuto per figlio Roberto (1989), patrizio di Cosenza.
Giovanni (1920 † 1988), patrizio di Cosenza, fratello di Roberto, sposò la nobile Carmen Basile, ed ebbero per figli: Ferdinando, patrizio di Cosenza;
Enrico, patrizio di Cosenza; Anna; Maria Angelica; Luigi, patrizio di Cosenza, sposato a Desideria Gabrielli, nobile dei baroni di Quercita, ed hanno avuto per figli: Filippo (1991), patrizio di Cosenza, Giovanni (1985), patrizio di Cosenza, e Lorenzo (1982), patrizio di Cosenza; Maria Teresa; Umberto, patrizio di Cosenza; ed il primogenito Carlo Francesco, patrizio di Cosenza (1945), sposato ad Anna Maria Ripa dei marchesi di Meana, hanno avuto per figlia Barbara.

Consuetudine processionale
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Isola di Capo Rizzuto - Processione in sosta davanti Palazzo Barracco

Da questa straordinaria immagine si vede un gesto processionale consuetudinario, col quale, il popolo devoto all'icona Sacra (in questo caso la Madonna Greca di Isola Capo Rizzuto) sosta dinanzi alla residenza del notabile (il palazzo Barracco di Isola Capo Rizzuto); quasi sempre si trattava del nobile latifondista o in tempi anteriori del feudatario, affinchè fosse protetto dalla Madonna, come segno di gratitudine. Per molti perchè suo datore di lavoro (in quei tempi il latifondista era l'unico datore di lavoro, i Barracco avevano circa tremila dipendenti); altri avevano ricevuto assistenza (il latifondista fungeva da banca all'occorrenza, un esempio era quello di anticipare il pagamento per spese sanitarie); altri enti o privati perchè avevano ricevuto beneficenza. Questo antico gesto popolare genuino non va interpretato in maniera distorta, altrimenti risulterebbe blasfemo.


Isola di Capo Rizzuto - Palazzo Barracco

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

___________________
Note:
(1) - Il feudo di Bisignano era il più vasto della Calabria situato a nord di Cosenza, i principi Sanseverino ne erano i feudatari i quali a più riprese concessero parti di esso in suffeudo ancorchè dovesse seguire il Regio Assenso; se ne contano altre cinquanta di suffeudi ceduti dai principi di Bisignano.

(2) - Luigi Palmieri, " Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti", 1999; Tomo II pp. 276-277.
(2bis) - Per le vicende di questo ramo invitiamo alla lettura del seguente sito: I Barracco di Santa Severina e di Crotone
(3) - Marta Petrusewicz, "Latifondo", Saggi Marsilio, 1989.
(4) - Domenico Viggiani, "I tempi di Posillipo dalle ville romane ai casini delle delizie",  Electra Napoli 1989.

___________________
Bibliografia:
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.II pag.217, Vol.III pag.12; Editrice C.B.C.1996/1999.
- Gustavo Valente “Il Sovrano Ordine di Malta  e la Calabria”, La Ruffa Editore, 1996.
- Mario Pellicano Castagna “Processi ai Cavalieri Gerosolimitani Calabresi”, Frama Sud, 1978.


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

Copyright © 2007 www.nobili-napoletani.it - All rights reserve
 

*******************
STORIA DELLE FAMIGLIE NOBILI:
Elenco A - B  /   Elenco C   /   Elenco D - H 
Elenco I - N /  Elenco O -R  /  Elenco S -
Z
*******************

SEDILI DI NAPOLI   CASE REGNANTI   ELENCO TITOLI
MEDIA   PUBBLICAZIONI   EVENTI  
ELENCO ANALITICO NOMI   MERCATINO ARALDICO   MAPPA DEL SITO
STEMMARIO   ORDINI CAVALLERESCHI

SCOPO   FONTI   CONTATTI   LINKS
HOME PAGE