Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Stemma Famiglia Barracco

Famiglia Barracco

Arma: troncato, nel 1° d'azzurro a due stelle d'oro, nel 2° d'oro con una cornetta da caccia nera sostenuta da tre fili attaccati ad un troncone di albero verde posto sullo spaccato.
Titoli: patrizi di Cosenza, baroni di Demaniali, Molzani e Marinetti, baroni di Lattarico e Regina di Santa Croce, conti d'Evoli.
Dimore: Lattarico, Cosenza, Spezzano Piccolo, Camigliati, Piane Crati, Altilia di Santa Severina, Isola Capo Rizzuto, Crotone, Napoli.

© Foto di proprietà www.nobili-napoletani.it
© Napoli - Stemma in ferro della Famiglia Barracco

Barracco di Barracco venne in Italia al seguito di Carlo I d'Angiò e ne fu suo consigliere, assistette alla vittoria di Benevento nel 1266, suoi fratelli furono Giovanni e Beltramo che ebbe Beccheria di Sicilia, suo figlio fu Beltrando, maestro d'armi di Carlo II d'Angiò.
Adalberto, figlio di Barracco, fu comandante di Gaeta, suo fratello Francesco, giustiziere in terra di Bari nel 1306, ebbe come figli: Raimondo, capitano in Calabria nel 1329; Barracchello, signore della metà di Petrella e Roberto, che generò: un figlio, che fu canonico cosentino; Antonio, e Giovanni, consigliere e gentiluomo di camera di Alfonso I d'Aragona ebbe per figli:
Giovanni Antonio, abate commendatario di Santa Maria d'Altilia con diploma del 1505; e Angelo, giureconsulto, servì la causa Aragonese, fu consigliere di Ferdinando I d'Aragona, sposò Francesca Dattilo ed ebbero per figlio Giovanni, molto stimato dai re Aragonesi, come anche il cosentino Bernardino Castiglion Morelli, tanto da essere inviato da Federico d'Aragona presso Ferdinando il Cattolico per chiedere sostegno contro i Francesi, per questi suoi servigi ottenne la terra d'Evoli col titolo di conte, allora ricadente nella provincia di Basilicata (oggi Eboli), approdò in Calabria nello stato di Bisignano governato dai principi Sanseverino ed acquistò il feudo fiscale di ducati 300 annui sui territori detti li Demaniali, li Molzani e Marinetti, sposò Teresa Marano e generarono: Mario, nel 1542 fu designato da papa Paolo III abate perpetuo commendatario dell'abbazia di Santa Maria di Altilia; ed Alfonso († 17 gennaio 1570), il 23 ottobre del 1551 ebbe significatoria di relevio per gli annui ducati 300 sui territori sopra citati come erede di suo padre, barone Giovanni; nel 1564 acquistò la terra di Lattarico e Regina di Santa Croce da Nicolò Bernardino Sanseverino, 5° principe di Bisignano
(1),  la famiglia ottenne la reintegra nella Piazza dei Nobili di Cosenza nel 1567 e vi godette ininterrottamente gli onori fino all'abolizione dei Seggi, sposò Lucrezia Lucifero ed ebbero per figli: Violante, sposata a Francesco Maria Cavalcanti, barone di Verbicaro; Vittoria, sposata a Giovan Battista Spiriti di Cesare, ed in seconde nozze con Cesare Parise; Marcello, capostipite del ramo di Santa Severina e Crotone che descriveremo di seguito; Isabella, sposata a Fabrizio Susanna, e Tiberio ( Crotone, 8 marzo 1604) barone di Lattarico, come erede per la morte di suo padre, barone Alfonso, ebbe significatoria di relevio il 27 marzo 1571, nel 1575 c.a succeduto a suo zio Mario come abate commendatario dell'abbazia di Santa Maria di Altilia, carica che ricoprì fino al 1604, visse prevalentemente a Lattarico, sposò Claudia Abenante, figlia di Pietrantonio, barone di Cirò, e di Laura della Tolfa, ed ebbero per figli: Maurizo († Cosenza, 1626 c.a), ammesso nei cavalieri di Malta il 13 giugno 1592, con Godelberto Cicala respinsero a Portapiana, ingresso est della città di Cosenza, una spedizione punitiva dei saraceni comandati da Abulabba, figlio del califfo Ibrahim di Cairoan; autore di un volumetto di commedie, morì per le ferite di stoccate riportate in una rissa da alcuni nobili della famiglia Sersale; Laudomia, sposò Ippolito Dattilo, il loro figlio Raimondo fu il capostipite dei baroni di Gazzella; ed il primogenito Giovanni juniore, barone di Lattarico, come erede per la morte di suo padre, sposato a Felicetta Dattilo hanno avuto per figli: Alfonso, barone di Lattarico, come erede per la morte di suo padre, successivamente la terra di Lattarico passò agli Spinelli di Fuscaldo; Lucrezia, sposata a Pompeo Dattilo; Eleonora, sposata a Muzio Tosto; e Francesco Antonio, signore del feudo di Albicello, sposato in prime nozze con donna di casa Chalon d'Orange, ebbero per figlio Ignazio (Cosenza, 16 aprile 1610 Napoli, 1707) rimasto orfano di madre e non volendo sottostare a matrigna si trasferì a Napoli dove esercitò la professione legale. Poi arruolatosi nella milizia del duca Carlo Emanuele di Savoia creata per far fronte alla guerra con la Repubblica di Genova per il Marchesato di Zuccarello, si distinse nell'assedio di Verrua e nella difesa della Valle di Vraita, con lui si arruolarono altri cosentini come il maestro di campo Roberto Dattilo, marchese di Santa Caterina, Rodrigo del Rio e Flaminio Gervasi, ristabilitosi a Napoli riprese l'esercizio della professione legale, intervenendo all'occorrenza presso il vicerè e don Giovanni d'Austria in favore della sua città che di tanto in tanto tornava a rivedere, l'ultima volta, per assistere al sinodo diocesano convocato dal vescovo Andrea Brancaccio, scrisse La Gerusalemme Perduta; in seconde nozze sposò Elisabetta Donato, il 6 luglio del 1647, a seguito della rivolta popolare capeggiata da Giuseppe Gervasi nella città di Cosenza sulla scia della rivolta di Masaniello a Napoli, furono costretti a rifugiarsi con il nipote Giuseppe Spiriti in casa dei Ferrari ed andandosene, attraverso gli orti della Castagna, lungo Crati, nei possedimenti di Elisabetta ad Aprigliano per poi raggiungere Santa Severina,  in quanto nella città furono saccheggiati e bruciati i palazzi nobiliari, in particolare quelli delle famiglie del Sedile. Ebbero per figli: Giovanni; Carlo; Domenico, sposato con donna di casa Gentile, ebbero un unico figlio di nome Tommaso; Flavia, sposata a Giuseppe di Tarsia; e Diego (Cosenza, 14 ottobre 1635 ivi, 1721), membro dell'Accademia dei Costanti già Cosentina (in quanto l'arcivescovo di Cosenza Giovanni Battista Costanzo le diede nuovo impulso) intorno al 1650 se ne distaccò creando l'Accademia dei Negligenti con Carlo d'Aquino, Daniele de Matera, Giuseppe Favari, Ferdinando Stocco, Iganzio Sambiase e Marzio Cavalcanti, sposò a Cosenza, il 28 aprile 1669 ViolanteCavalcanti (Cosenza, 13 dicembre 1640) di Salvatore, barone di Torano e di Lucrezia Stocco, hanno avuto per figli: Francesco Antonio, gesuita, di lui abbiamo un Quaresimale tradotto in più lingue che recitò in diverse città italiane, ci lasciò una Deca di panegirici che furono stampati in Venezia nel 1716; Anna (Cosenza, 7 settembre 1676), sposata a Girolamo Alimena, marchese di San Martino; Alfonso e Carlo († 2 settembre 1755), signore di Albicello, sposato in prime nozze a Laudomia d'Aquino, ed in seconde nozze a Teresa de Matera (†  27 dicembre 1759) con la quale ebbero Beatrice che sposò Pompeo Sambiase; in prime nozze generò: Violante, monaca in Santa Chiara col nome di suor Rosalba; Barbara, monaca in Santa Chiara col nome di suor Maria Celeste; Diego; Gaetano; Pompeo, canonico cosentino; Giuseppe, avvocato a Napoli; Stanislao, sposato con Antonia Marano, capostipite del ramo di Crotone e Napoli del quale si descriverà nel paragrafo "La Sila dei Barracco"; e Tommaso, sposato a Rosa Cavalcanti, capostipite del ramo di Cosenza, hanno avuto per figli: Violante, sposata ad Antonio Alimena; Carlo; Carmela; Teresa, sposata a Domenico Falvo; Giuseppe, sposato a Maria Giudicessa e Gaetano, sposato a Maria Dodaro (anche se nei registri parrocchiali del 1805 risulta come Francesca) hanno avuto come figli: Giovannina, monaca in Santa Chiara; Rachele, morta nubile; Carolina, sposata in casa De Salvo; Gaetano, canonico e poeta; Francesco, sposato a Raffaella De Salvo, in seconde nozze a Giuseppina Valentini ed in terze nozze a Carolina Giura.
Giuseppe con Maria Giudicessa ebbero per figli: Maurizio; Anna; Virginia, monaca in Santa Chiara; Luisa, morta a Donnici; Rosina, sposata a Galeazzo di Tarsia; Tommaso, nato a Spezzano Piccolo e morto a Cosenza; Giovanni, morto a Donnici; Pompeo, morto a Donnici; Carlo, morto a Cosenza; e Diego, che sposando Giulia Abenante, generarono: Maria, sposata a Demetrio Quintieri; Pompeo, morto a Cosenza; Mario, nato a Piane Crati e morto ivi, e Giuseppe, sposato a Raffaella Martirano hanno avuto come figli: Giulia, nata a Cosenza; Carlo, nato a Cosenza e morto a Donnici; Gaetano, nato a Cosenza; Annina, nata a Cosenza; e Tommaso. Nel palazzo di Piane Crati la famiglia custodiva la "Cronica" di Pietro Antonio Frugali, canonico della Cattedrale di Cosenza, il manoscritto è una sorta di diario nel quale descrive le notizie rilevanti della Cosenza del Seicento, fu acquistato dalla Biblioteca Nazionale di Napoli.


Frà Maurizio Barracco
Immagine tratta dall'opera di Gustavo Valente citata in bibliografia

Cosenza, Palazzo Barracco. A destra: Piane Crati, Palazzo Barracco, cortile interno


Lattarico (CS), Palazzo Barracco

Ubicazione del palazzo nella Cosenza del Cinquecento:  “Cosenza 1546 A. Desideri 28 fol. 106  - Costituiti alla presenza nostra il magnifico et reverendo Mario Barracco della città di Cosenza abbate della Abbazia de Santa Maria de Altilia agente da una parte... et il magnifico Alfonso Barracco della stessa città agente dall'altra parte... entrambi figli legittimi et naturali et eredi universali del quondam magnifico Giovanni Barracco il quale tenendo et possedendo cede ai suoi figli benedetti una casa palazziata sita et posta nelle mura della città di Cosenza loco dove si dice la Regia de la Corte circondata da alberi fruttiferi comunicante da un lato con il loco detto volgarmente la Castagna et dall'altro lato col magnifico domino Giovanni Andrea del dott. Blasio U.I.D...” (2) .
Marcello Barracco da Cosenza, sposò Geronima Modio di Santa Severina, figlia di Lucantonio e Polissena Susanna, i capitoli matrimoniali furono redatti il 24 dicembre 1588; fu arrendatore della salina di Neto, arrendatore di legname della Regia Corte; prese in affitto i beni dell'abbazia di Santa Maria di Altilia e nel 1606 fece realizzare una campana con la seguente iscrizione "VERBUM CARO FACTUM EST ET ABITAVIT IN NOBIS A.D. MDCVI S.M. DE ALTILIA MARCELLO BARRACCO" nel mentre era abate commendatario Tiberio Barracco; rimasto vedovo si risposò con Innocenza Modio, sorella della defunta moglie ed ebbero per figli: Morana, sposò Annibale
Suriano; Pietro Paolo; Giovanni Utriusque Juris Doctor esercitò la sua professione a Napoli; ed il primogenito Marcello juniore († 1640) che sposò Antonia Joppolo, figlia di Mario, barone di Mammola e di Agnana ed ebbero per figli: Francesca, Giuseppe, Carlo, Felice, e Giuseppe Maria, ammesso, il 5 dicembre 1622 nel S.M.O. di Malta (2bis) .


Dipinto dell'albero genealogico con gli stemmi di Cosenza e Barracco

LA SILA DEI BARRACCO
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Torre Camigliati


Torre Camigliati, particolare iscrizione su coccio di
Guglielmo nobile dei baroni Barracco


Torre Camigliati, stemma Barracco

Nella prima metà del  Settecento il barone Stanislao Barracco, figlio di Carlo e di Laudomia d'Aquino, già proprietario terriero nella Presila Cosentina, nel 1743 sposando Antonia, l'ultima ereditiera dei marchesi Marano, gli portò in dote vaste tenute nella Sila Grande Cosentina, tra le quali la difesa Camigliati,
ebbero per figli: Lalla o Laudomia, sposata a suo cugino Bernardo Sambiasi; Carlotta, sposata a Vincenzo Alimena, marchese di San Martino; Domenico; Giovanni (primogenito) ed Alfonso, il quale ereditò le terre silane che furono il trampolino di lancio per la conquista di latifondi nel Marchesato Crotonese, sposò Emanuela Vercillo dei baroni di San Vincenzo (oggi comune di San Vincenzo la Costa).

Contribuirono l' ascesa alcuni incarichi che lo stesso ricoprì, negli ultimi anni del Settecento come  Commissario di re Ferdinando per le reclute, e,  per il rifornimento  di cavalli per l'esercito; dal 1806, al servizio dei francesi,  il compito più pericoloso fu quello di responsabile per la repressione del brigantaggio nel suo circondario; a Spezzano Piccolo, nella Presila Cosentina,  il suo palazzo fu il quartiere generale, dove non mancarono fucilazioni.

Il latifondo Barracco (3) raggiunse il suo apice, divenendo il più esteso del Regno, di circa 30.000 ettari con una continuità territoriale di 100 chilometri, con Luigi (1788 † 1849) unico figlio di Alfonso, il quale sposò la crotonese Chiara Lucifero dei marchesi di Apriglianello, dai quali nacquero dodici figli: Teresa, sposò Michele Ruffo principe di Scaletta; Eleonora, sposò Cesare Pallavicini; Carolina,sposata a Vincenzo Pignatelli; Roberto, Senatore del Regno d'Italia, Guglielmo (1838 1899); Giovanni (Isola di Capo Rizzuto, 1829 † Roma, 1914), nel 1860 fu eletto Consigliere comunale di Napoli, nel 1886 fu nominato Senatore del Regno d’Italia, nel 1902 fondò il "Museo di scultura antica Giovanni Barracco” di Roma;


Mappa nella quale si evidenzia il Latifondo Barracco, da Isola Capo Rizzuto, sullo Jonio, fino a Spezzano Piccolo
(oggi Casali del Manco) nella Presila Cosentina.Immagine tratta dall'opera di Marta Petrusewicz


Roma, Museo di scultura antica Giovanni Barracco

vedi Berlingieri
Giovanni Barracco

Maria, sposò Giuseppe Lucifero nel 1835; Maurizio (1827 † 1902), pittore, il 23 novembre 1847 con il fratello Giovanni parteciparono ad una delle tante manifestazioni con corteo che raggiunse Largo di Palazzo al grido di “Viva il Re, viva la costituzione, viva l’indipendenza italiana!” per poi proseguire, sotto l’incalzare della cavalleria che inutilmente cercava di disperdere la folla, lungo via Toledo. Tra i manifestanti vi erano il duca Proto di Maddaloni, il marchese Caracciolo di Bella, figlio del principe di Torella, Gennaro Sambiase Sanseverino dei duchi di S. Donato, il duchino Morbilli, Andrea Colonna di Stigliano, Gioacchino Saluzzo di Lequille, Luigi Caracciolo di S. Teodoro, Ferdinando de Petruccelli, Pasquale de Virgiliis, Alfonso de Caro. I manifestanti, giunti presso il Palazzo del Nunzio, furono aggrediti da un drappello di Ussari a cavallo comandati dal tenente Acerbi; essendo armati di soli bastoni dovettero disperdersi tra le stradine laterali e molti di essi furono arrestati;
Emanuela († 1843) sposata a Tommaso Enrico d'Aquino, 12° principe di Caramanico, 9° duca di Casoli etc.; Stanislao; Francesco; ed il primogenito barone Alfonso II (Crotone, 1810 † Napoli, 1890), patrizio di Cosenza, Senatore del Regno d'Italia, trasferì la residenza da Crotone a Napoli, nel 1834 sposando Emilia
Carafa dei principi di Colubrano, ebbero per figli: Giulia, sposata a suo zio Guglielmo; Carolina, sposò suo cugino Luigi Pignatelli; Amalia, sposò a Napoli, il 4 luglio 1885, Carlo Marulli, principe Marulli, duca di San Cesario, marchese di Longano, Cesano e Ascigliano; Francesca Alberto Maria; Chiara; Ernesto; Luigi (1836 † 1895), primogenito, ed Enrico († 1923), erede di suo padre, patrizio di Cosenza, titolo riconosciuto con Decreto Ministeriale del 1907 al quale sono seguite le Regie Lettere Patenti nello stesso anno, sposato a donna Maria Doria dei principi d'Angri, ebbero per figli: Francesca, Laura, Emilia ed il primogenito barone Alfonso III (Sorrento, 1885 † Napoli, 1955), titolo riconosciuto nel 1927, patrizio di Cosenza, l'11 marzo del 1925, ammesso nell'Ordine di Malta come cavaliere di Onore e Devozione, sposando Gabriella Nicolis dei conti di Robilant hanno avuto per figlio il barone Maurizio (1943), patrizio di Cosenza, dal 10 dicembre 1965 cavaliere di Onore e Devozione del S.M.O.M., è sposato a Mirella, nata Stampa, ed hanno avuto per figlie Sila e Chiara.
Nel 1939 la baronessa Gabriella, aveva acquistato in Napoli villa Emma, edificata alla fine del XVI secolo da Giacomo Castellano, nota come "il palazzo delle cannonate" perchè nel 1648 i vicerè di Napoli don
Giovanni d'Austria e Inigo Velez de Guevara decisero l'installazione dei cannoni per bombardare le navi francesi che tentavano di sbarcare lungo le coste di Posillipo (4).
La baronessa Gabriella nel 1936 adornò di suppellettili sacre la chiesa rurale della Beata Maria Vergine detta Greca a seguito del risanamento voluto dall'arciprete Giacinto Scalzi; la chiesa era già stata oggetto di risanamento nell'Ottocento e di abbellimento interno voluto dai Barracco.


Napoli - Villa Emma


Capo Rizzuto, la chiesa rurale

I BARRACCO DI ROBERTO
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Caccuri, Castello, stemma Barracco

Roberto, nobile dei baroni Barracco, patrizio di Cosenza (Spezzano della Sila, 1836 † Napoli nel 1917), fratello del barone Alfonso II, rompendo la tradizione esistente in tutte le famiglie nobiliari (ovvero di far sposare solo il figlio maschio primogenito) volle sposarsi con Artemisia Balbi Senarega, dama di corte della regina Margherita, (figlia di Francesco Maria, marchese di Piovera, patrizio genovese, decurione di Genova, senatore del Regno  d'Italia, e di Maria Maddalena Pallavicino) creando il ramo cadetto dei baroni Barracco, dal loro matrimonio nacquero: Maria (morta a sedici anni, in suo onore nel 1899 costruì la chiesetta a villa Santa Margherita), Francesco, patrizio di Cosenza, Luigi (1875 † 1949), patrizio di Cosenza, e Chiara.

I coniugi  Don Roberto Barracco (1836†1917) e Artemisia Balbi; a destra, Artemisia Balbi


Roberto Barracco


Artemisia Balbi


Artemisia con il figlio Luigi


Artemisia con i figli Chiara e Luigi


Luigi Barracco (1875 † 1949), Patrizio di Cosenza

Luigi eredita una grossa fetta dei possedimenti di famiglia, oltre quella che pretese suo padre Roberto (tra di essi la tenuta di villa Santa Margherita in Sant'Anna di Cutro) dal fratello primogenito barone Alfonso II, ma anche parte dei beni dei suoi zii, Stanislao e Francesco (i quali anch'essi pretesero parte dei beni, ai quali toccarono i possedimenti tra Isola Capo Rizzuto e Cutro), e parte di quelli dello zio Guglielmo che possedeva le terre di Caccuri col suo castello (fu da lui ristrutturato, innalzò la torre dell'acqua, sfruttò le acque termali di Bruciarello, creando nel 1914 i bagni per il benessere delle genti) in quanto, ancorchè sposato con sua nipote, la boronessina Giulia, figlia di suo fratello, barone Alfonso II, non ebbero figli; nel 1919 il palazzo di Crotone risultava condiviso dal barone Enrico e da suo cugino Luigi.


Crotone - Palazzo Barracco


Altilia di Santa Severina, Palazzo Barracco con servitù


Caccuri - Castello Barracco


Caccuri - Castello Barracco - Lettiga calabrese


Caccuri - Castello Barracco - Lettiga calabrese


Terme di Bruciarello - Capanne da bagno


Terme di Bruciarello - Camerini da bagno


Villa Santa Margherita

Per quanto riguarda la Sila, Camigliati è vincolata come bene maggiorascale, con Spezzano Piccolo, Altilia di Santa Severina, la masseria di Polligrone le terre del Neto ecc..., per cui le eredita il barone Enrico (figlio primogenito del barone Alfonso II). Luigi volle costruire una nuova residenza di montagna (villa Barracchella, la quale dà il nome all'omonima contrada) vicino contrada Lorica (oggi perla turistica della Sila) su di una collina che dominava la valle dell'Arvo (la c.d. “valle dei tori” perchè i mandriani vi controllavano le mandrie dei Barracco) circondata da panorami incantevoli; la valle fu allagata negli anni trenta per creare il lago Arvo.


Sila, Villa Barracchella


Villa Barracchella - La chiesetta


Sila - Luigi Barracco


Toro marchiato con l'iniziale di Barracco e corona


Sila - Valle dell'Arvo, sullo sfondo Villa Barracchella


Sila - Lago Arvo, sullo sfondo Villa Barracchella

Luigi sposò Anna dei marchesi Filiasi, dal loro matrimonio nacquero: Maria, Giovanni ed il primogenito Roberto (1919 1987), patrizio di Cosenza, sposato a Helda Bullotta, si trasferirono in Brasile ed ebbero per figli: Margherita, Anna Artemisia e Luigi (1955), patrizio di Cosenza, sposato a Lygia Marcia hanno avuto per figlio Roberto (1989), patrizio di Cosenza.
Giovanni (1920 † 1988), patrizio di Cosenza, fratello di Roberto, sposò la nobile Carmen Basile, ed ebbero per figli: Ferdinando, patrizio di Cosenza;
Enrico, patrizio di Cosenza; Anna; Maria Angelica; Luigi, patrizio di Cosenza, sposato a Desideria Gabrielli, nobile dei baroni di Quercita, ed hanno avuto per figli: Filippo (1991), patrizio di Cosenza, Giovanni (1985), patrizio di Cosenza, e Lorenzo (1982), patrizio di Cosenza; Maria Teresa; Umberto, patrizio di Cosenza; ed il primogenito Carlo Francesco, patrizio di Cosenza (1945), sposato ad Anna Maria Ripa dei marchesi di Meana, hanno avuto per figlia Barbara.

Consuetudine processionale
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Isola di Capo Rizzuto - Processione in sosta davanti Palazzo Barracco

Da questa straordinaria immagine si vede un gesto processionale consuetudinario, col quale, il popolo devoto all'icona Sacra (in questo caso la Madonna Greca di Isola Capo Rizzuto) sosta dinanzi alla residenza del notabile (il palazzo Barracco di Isola Capo Rizzuto); quasi sempre si trattava del nobile latifondista o in tempi anteriori del feudatario, affinchè fosse protetto dalla Madonna, come segno di gratitudine. Per molti perchè suo datore di lavoro (in quei tempi il latifondista era l'unico datore di lavoro, i Barracco avevano circa tremila dipendenti); altri avevano ricevuto assistenza (il latifondista fungeva da banca all'occorrenza, un esempio era quello di anticipare il pagamento per spese sanitarie); altri enti o privati perchè avevano ricevuto beneficenza. Questo antico gesto popolare genuino non va interpretato in maniera distorta, altrimenti risulterebbe blasfemo.


Isola di Capo Rizzuto - Palazzo Barracco

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
(1) - Il feudo di Bisignano era il più vasto della Calabria situato a nord di Cosenza, i principi Sanseverino ne erano i feudatari i quali a più riprese concessero parti di esso in suffeudo ancorchè dovesse seguire il Regio Assenso; se ne contano altri cinquanta di suffeudi ceduti dai principi di Bisignano.

(2) - Luigi Palmieri, " Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti", 1999; Tomo II pp. 276-277.
(2bis) - Per le vicende di questo ramo invitiamo alla lettura del seguente sito: I Barracco di Santa Severina e di Crotone
(3) - Marta Petrusewicz, "Latifondo", Saggi Marsilio, 1989.
(4) - Domenico Viggiani, "I tempi di Posillipo dalle ville romane ai casini delle delizie",  Electra Napoli 1989.

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Bibliografia:
- Archivio privato del dr. Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, “Albero genealogico di casa Barracco posseduto da Giuseppe Barracco di Cosenza, copia eseguita il 15 agosto 1896”.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.II pag.217, Vol.III pag.12; Editrice C.B.C.1996/1999.
- Gustavo Valente “Il Sovrano Ordine di Malta  e la Calabria”, La Ruffa Editore, 1996.
- Gustavo Valente “Storia della Calabria nell'età moderna”, Voll.I-II, Frama Sud, 1980.
- Mario Pellicano Castagna “Processi ai Cavalieri Gerosolimitani Calabresi”, Frama Sud, 1978.
- Davide Andreotti "La Storia dei Cosentini" Vol.II, 1869, ristampa anastatica a cura di Walter Brenner, 1987.
- Gustavo Valente "Calabria Calabresi e Turcheschi nei secoli della pirateria (1400 - 1800)", Frama Sud 1973.
- Gustavo Valente "Dizionario bibliografico biografico geografico storico della Calabria" Vol.II, Frama Sud 1989.


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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