Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Stemma Famiglia Barracco 

Arma: troncato, nel 1° d'azzurro a due stelle d'oro, nel 2° d'oro con una cornetta da caccia nera sostenuta da tre fili attaccati ad un troncone di albero verde posto sullo spaccato.
Titoli: baroni.
Dimora: Cosenza, Crotone, Napoli e Camigliati.

© Foto di proprietà www.nobili-napoletani.it
© Napoli - Stemma in ferro della Famiglia Barracco

Giovanni Barracco fu molto stimato dai re Aragonesi tanto da essere inviato presso Ferdinando il Cattolico per chiedere sostegno contro i Francesi, per questi suoi servigi ottenne la terra d' Evoli, allora ricadente nella provincia di Basilicata (oggi Eboli).
Alfonso Barracco ottenne il feudo di Lattarico in provincia Cosenza col titolo di barone; successore fu suo figlio Tiberio; figlio di quest'ultimo fu  Giovanni Barracco junior  il quale  fu il primo a stabilirsi a Cosenza, fu ammesso tra i nobili del sedile, ha avuto come figli: Mario, che fu abate commendatario dell'abbazia di Santa Maria di Altilia in provincia di Crotone, e Alfonso barone di Lattarico.


In alto: Lattarico (CS), Palazzo Barracco

A sinistra: Cosenza, Palazzo Barracco


 

Ubicazione del palazzo nella Cosenza del Cinquecento: “Cosenza 1546 A. Desideri 28 fol. 106  - Costituiti alla presenza nostra il magnifico et reverendo Mario Barracco della città di Cosenza abbate della Abbazia de Santa Maria de Altilia agente da una parte... et il magnifico Alfonso Barracco della stessa città agente dall'altra parte... entrambi figli legittimi et naturali et eredi universali del quondam magnifico Giovanni Barracco il quale tenendo et possedendo cede ai suoi figli benedetti una casa palazziata sita et posta nelle mura della città di Cosenza loco dove si dice la Regia de la Corte circondata da alberi fruttiferi comunicante da un lato con il loco detto volgarmente la Castagna et dall'altro lato col magnifico domino Giovanni Andrea del dott. Blasio U.I.D...” (1).

Il 23 novembre 1847 Maurizio Barracco col fratello Giovanni parteciparono ad una delle tante manifestazioni con corteo che raggiunse Largo di Palazzo al grido di “Viva il Re, viva la costituzione, viva l’indipendenza italiana!” per poi proseguire, sotto l’incalzare della cavalleria che inutilmente cercava di disperdere la folla, lungo via Toledo. Tra i manifestanti vi erano il duca Proto di Maddaloni, il marchese Caracciolo di Bella, figlio del principe di Torella, Gennaro Sambiase Sanseverino dei duchi di S. Donato, il duchino Morbilli, Andrea Colonna di Stigliano, Gioacchino Saluzzo di Lequille, Luigi Caracciolo di S. Teodoro, Ferdinando de Petruccelli, Pasquale de Virgiliis, Alfonso de Caro.
I manifestanti, giunti presso il Palazzo del Nunzio, furono aggrediti da un drappello di Ussari a cavallo comandati dal tenente Acerbi; essendo armati di soli bastoni dovettero disperdersi tra le stradine laterali e molti di essi furono arrestati.

Amalia dei baroni Barracco, figlia del barone Alfonso, patrizio di Cosenza, senatore del Regno e di Donna Emilia Carafa dei principi di Colubrano e dei patrizi napoletani, sposò a Napoli, il 4 luglio 1885, Carlo Marulli, principe Marulli, duca di San Cesario, marchese di Longano, Cesano e Ascigliano.
Nel 1907 il titolo fu riconosciuto al barone Enrico, con Decreto ministeriale a cui hanno fatto seguito le Regie Lettere Patenti nello stesso anno; e nel 1927 fu riconosciuto il titolo ad Alfonso III (Sorrento, 1885 Napoli, 1955) con apposito Decreto Ministeriale.
Nel corso dei secoli, il casato si è imparentato con le più importanti famiglie del Regno di Napoli: i Carafa di Andria, i Gaetani dell’Aquila d’Aragona, i Pignatelli di Strongoli.
I Barracco frequentavano i migliori salotti di Napoli e grande era l'amicizia con la famiglia d'Alessandro, in particolare  con il marchese di Civitanova che sovente gli ospitava nella sua tenuta di Portici, essendo
appassionati di corse di ippica e collezionisti di carrozze.
Nel 1939 la baronessa Gabriella Nicolis di Robilant, moglie del barone Alfonso Barracco, acquistò in Napoli villa Emma, edificata alla fine del XVI secolo da Giacomo Castellano, nota come "il palazzo delle cannonate" perchè nel 1648 i vicerè di Napoli don Giovanni d'Austria e Inigo Velez de Guevara decisero l'installazione dei cannoni per bombardare le navi francesi che tentavano di sbarcare lungo le coste di Posillipo. La villa passò a Maurizio Barracco, unico figlio di Alfonso e Grabriella
(2).


Napoli - Villa Emma

Giovanni, nobile dei baroni Barracco (Isola di Capo Rizzuto, 28.4.1829 Roma, 14.01.1914), figlio del barone Luigi che fu dei pari del Regno delle Due Sicilie, e di "Maria" Chiara Lucifero, nel 1860 fu eletto Consigliere comunale di Napoli, nel 1886 fu nominato Senatore del Regno d’Italia, nel 1902 fondò il "Museo di scultura antica Giovanni Barracco” di Roma.


Roma, Museo di scultura antica Giovanni Barracco

vedi Berlingieri
Giovanni Barracco

LA SILA DEI BARRACCO
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Torre Camigliati


Torre Camigliati, particolare iscrizione su coccio di
Guglielmo nobile dei baroni Barracco


Torre Camigliati, stemma Barracco

Nella prima metà del  settecento il barone Stanislao Barracco (figlio di Carlo e di Laudomia d'Aquino), già proprietario terriero nella Presila Cosentina, sposò Antonia, l'ultima ereditiera dei marchesi di Marano, portandogli in dote vaste tenute nella Sila Grande in provincia di Cosenza, tra le quali la difesa Camigliati, queste furono il trampolino di lancio per la conquista di vari latifondi nel Marchesato Crotonese, ad opera del primogenito Alfonso, il quale sposò Emanuela Vercillo dei baroni di San Vincenzo (paese vicino Cosenza).

Contribuirono l' ascesa alcuni incarichi che lo stesso ricoprì, negli ultimi anni del Settecento come  Commissario di re Ferdinando per le reclute, e,  per il rifornimento  di cavalli per l'esercito; dal 1806, al servizio dei francesi,  il compito più pericoloso fu quello di responsabile per la repressione del brigantaggio nel suo circondario; a Spezzano Piccolo, nella Presila Cosentina,  il suo palazzo fu il quartiere generale, dove non mancarono fucilazioni.

Il latifondo Barracco (3) raggiunse il suo apice, divenendo il più esteso del regno, ovvero di circa 30.000 ettari (con una continuità territoriale per  100 chilometri) con Luigi (1788 1849), unico figlio di Alfonso, il quale sposò la Crotonese, Chiara Lucifero dei marchesi di Apriglianello, dai quali nacquero dodici figli: Teresa, Eleonora, Carolina, Roberto (senatore), Guglielmo, Giovanni (senatore, mecenate), Maria, Maurizio (pittore), Emanuela, Stanislao, Francesco e il primogenito barone Alfonso II, patrizio di Cosenza e senatore, (Crotone, 1810 Napoli, 1890); trasferì la residenza da Crotone a Napoli; sposando Emilia Carafa dei principi di Colubrano, dal loro matrimonio nacquero: Giulia, Carolina, Amalia, Alberto Maria, e il primogenito barone Enrico, patrizio di Cosenza; quest'ultimo sposa donna Maria Doria dei principi d'Angri, con la quale garantiscono la discendenza dando alla luce: Francesca, Laura, Emilia e il primogenito barone Alfonso III, patrizio di Cosenza (Sorrento, 1885 Napoli, 1955) il quale sposa Gabriella Nicolis dei conti di Robilant, con la quale genera l'unigenito barone Maurizio Barracco, patrizio di Cosenza, attuale rappresentante del casato, sposato con Mirella, nata Stampa e genitori delle figlie Sila e Chiara.

I BARRACCO DI ROBERTO
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Caccuri, Castello, stemma Barracco

Roberto Barracco, nobile dei baroni Barracco, patrizio di Cosenza (Spezzano della Sila, 1836 Napoli nel 1917), fratello del barone Alfonso II, rompendo la tradizione esistente in tutte le famiglie nobiliari (ovvero di far sposare solo il figlio maschio primogenito) volle sposarsi con Artemisia Balbi Senarega, nobile dei baroni di Piovera, dama di Corte della regina Margherita, creando il ramo cadetto dei baroni Barracco, dal loro matrimonio nacquero: Maria (morta a sedici anni, in suo onore nel 1899 costruì la chiesetta a villa Santa Margherita), Francesco, patrizio di Cosenza, Chiara e il primogenito Luigi, patrizio di Cosenza (n. 1875 1949).


I coniugi  Don Roberto Barracco (1836†1917) e Artemisia Balbi


Luigi Barracco (1875†1949), Patrizio di Cosenza

Luigi eredita una grossa fetta dei possedimenti di famiglia, oltre quella che pretese suo padre Roberto (tra di essi la tenuta di villa Santa Margherita in Sant'Anna di Cutro) dal fratello primogenito barone Alfonso II, ma anche parte dei beni dei suoi zii, Stanislao e Francesco (i quali anch'essi pretesero parte dei beni, ai quali toccarono i possedimenti tra Isola Capo Rizzuto e Cutro), e parte di quelli dello zio Guglielmo che possedeva le terre di Caccuri col suo castello (fu da lui ristrutturato, innalzò la torre dell'acqua, sfruttò le acque termali di Bruciarello, creando nel 1914 i bagni per il benessere delle genti) in quanto, ancorchè sposato con sua nipote, la boronessina Giulia, figlia di suo fratello, barone Alfonso II, non ebbero figli; nel 1919 il palazzo di Crotone risultava condiviso dal barone Enrico e da suo cugino Luigi.


Crotone - Palazzo Barracco


Altilia di Santa Severina, Palazzo Barracco con servitù


Caccuri - Castello Barracco


Caccuri - Castello Barracco - Lettiga calabrese


Caccuri - Castello Barracco - Lettiga calabrese


Terme di Bruciarello - Capanne da bagno


Terme di Bruciarello - Camerini da bagno


Villa Santa Margherita

Per quanto riguarda la Sila, Camigliati è vincolata come bene maggiorascale, con Spezzano Piccolo, Altilia di Santa Severina, la masseria di Polligrone le terre del Neto ecc..., per cui le eredita il barone Enrico (figlio primogenito del barone Alfonso II). Luigi volle costruire una nuova residenza di montagna (villa Barracchella, la quale dà il nome all'omonima contrada) vicino contrada Lorica (oggi perla turistica della Sila) su di una collina che dominava la valle dell'Arvo (la c.d. “valle dei tori” perchè i mandriani vi controllavano le mandrie dei Barracco) circondata da panorami incantevoli; la valle fu allagata negli anni trenta per creare il lago Arvo.


Sila, Villa Barracchella


Villa Barracchella - La chiesetta


Sila - Luigi Barracco


Toro marchiato con l'iniziale di Barracco e corona


Sila - Valle dell'Arvo, sullo sfondo Villa Barracchella


Sila - Lago Arvo, sullo sfondo Villa Barracchella

Luigi sposa Anna dei marchesi Filiasi, dal loro matrimonio nascono: Maria, Giovanni e il primogenito Roberto, (n.1919 1987), patrizio di Cosenza; sposa Helda Bullotta, si trasferiscono in Brasile; i loro figli sono: Margherita, Anna Artemisia e Luigi, patrizio di Cosenza nato nel 1955, attuale rappresentante del ramo cadetto, sposato con Lygia Marcia con la quale, nel 1989 hanno generato Roberto, patrizio di Cosenza.
Giovanni, patrizio di Cosenza, (n .1920
1988), fratello di Roberto, sposa la nobile Carmen Basile, la residenza di questo ramo è Roma, dove nacquero: Ferdinando, patrizio di Cosenza, Enrico patrizio di Cosenza, Anna, Maria Angelica, Luigi, patrizio di Cosenza, il quale sposa Desideria Gabrielli dei baroni di Quercita, Maria Teresa, Umberto, patrizio di Cosenza e il primogenito Carlo Francesco, patrizio di Cosenza (nato nel 1945) , il quale sposa Anna Maria Ripa dei marchesi di Meana.

Consuetudine processionale
a cura del dr. Giuseppe Pizzuti


Isola di Capo Rizzuto - Processione in sosta davanti Palazzo Barracco

Da questa straordinaria immagine si vede un gesto processionale consuetudinario, col quale, il popolo devoto all'icona Sacra (in questo caso la Madonna Greca di Isola Capo Rizzuto) sosta dinanzi alla residenza del notabile (il palazzo Barracco di Isola Capo Rizzuto); quasi sempre si trattava del nobile latifondista o in tempi anteriori del feudatario, affinchè fosse protetto dalla Madonna, come segno di gratitudine. Per molti perchè suo datore di lavoro (in quei tempi il latifondista era l'unico datore di lavoro, i Barracco avevano circa tremila dipendenti); altri avevano ricevuto assistenza (il latifondista fungeva da banca all'occorrenza, un esempio era quello di anticipare il pagamento per spese sanitarie); altri enti o privati perchè avevano ricevuto beneficenza. Questo antico gesto popolare genuino non va interpretato in maniera distorta, altrimenti risulterebbe blasfemo.


Isola di Capo Rizzuto - Palazzo Barracco

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
1) -
Luigi Palmieri, " Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti", 1999; Tomo II pp. 276-277.
2) - Domenico Viggiani, "I tempi di Posillipo dalle ville romane ai casini delle delizie",  Electra Napoli 1989
3) -
Marta Petrusewicz, "Latifondo", Saggi Marsilio, 1989.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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