Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Blasco

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma più antica: d'azzurro, al leone d'oro con la testa rivolta mirante una stella (6) del medesimo posta nel secondo cantone.
Altra: d'azzurro, all'albero sdradicato al naturale accompagnato a sinistra da un leone d'oro affrontato al tronco, a destra da una stella (6) dello stesso.
Altra: d'azzurro, all'albero sdradicato al naturale fruttato di rosso accostato  da due leoni d'oro affrontati e controrampanti al tronco (1).
Altra: d'azzurro, all'albero al naturale nodrito sopra un monte di tre cime movente dalla punta accostato  da due leoni d'oro affrontati e controrampanti al tronco, col capo da una fascia diminuita d'oro sostenente sette rose di rosso accompagnate da una stella d'oro (5). Rinserrano lo scudo dal basso due fronde di lauro poste in decusse con due crocette patenti.
Altra di Sicilia: d'oro, al grifo di verde linguato di rosso.
Titoli: patrizio napoletano, patrizio di Rossano, nobile di Taverna, nobile di Crotone, barone di Ciriciglia, barone di Unfiatico, barone di Madama Callipo, barone di Cerisicchia, barone di Quartieri, barone di Pantane, barone di Cotura.


Taverna, stemma Blasco

La Famiglia Blasco di origine Aragonese, ebbe come capostipite Blasco Fernandez Velasco, figlio naturale di Giovanni di Velasco, signore di Medina e di Pomar. Fernandez passò in Sicilia sotto re Pietro I d'Aragona (1282-1285) nel 1282.
Enrico, figlio di Fernandez, ottenne la Castellania di Castroreale e prese a nomarsi, secondo l'uso del luogo, Enrico Blasco,  suo figlio ebbe il nome di Blasco Blasco, ed il nome restò come cognome di tutti i posteri.
Pietro Antonio fu Governatore di Santa Lucia nel 1422.
In Sicilia ebbero il possesso di più feudi e l'esercizio di vari uffici.
Dalla Sicilia passarono in Calabria radicandosi a Taverna, in Calabria Ultra, nel cui territorio possedettero dei feudi, successivamente si diramarono a Crotone e Rossano dove godettero la nobiltà, e Reggio.
Riccardo fu milite e servì re Alfonso I d'Aragona, il quale nel 1444, lo rimunerò con i feudi di Ciriciglia detto poi Donna Cubitosa, Unfiatico, e Madama Callipo in territorio di Taverna, nel privilegio di concessione venne appellato uomo nobile.
Pedro, fu dottore in legge nel 1536.
Pietro e Galieno Blasco, vengono annoverati come feudatari nei Cedolari per i feudi di Unfiatico e di Donna Cubitosa. In alcune provvisioni della Camera di Santa Chiara (ACS, Fondo Notarile, Atti di G.A. Veraldi, Taverna 25 giugno 1791, f. 46 ss) si apprende che nel 1549 il feudo Donna Cubitosa seu Ciriciglia era posseduto da Marcantonio, Fredio, e Petruccio Blasco, ciascuno per una terza parte. Dopo due secoli, il 16 aprile 1740 Alfonso Veraldi s'intestò (Cedolario 84, f. 182 t) la terza parte del feudo di Donna Cubitosa in Taverna, e Cerisicchia, poi denominato Fichicello, presso Cosenza, che prima appartenevano a Marcantonio Blasco, e ciò per transazione col Regio Fisco.


Taverna, Palazzo Blasco, portale con Stemmi

Tornando alle origini, il citato Riccardo, fu figlio di Baldassarre, ebbe per fratello Michele, monaco cisterciense morto in Spagna nel Monastero dei SS. Arcangeli. Riccardo, nel 1467 aveva sposato Gusmana Blanch,  ed ebbero per figli: Giacinta, sposata a Domenico Schipani di Catanzaro, e Giovanni, medico, che sposando Ernesta Battiloro generarono Pietro e Donato Vincenzo il quale ebbe per figli: Franchisina; Mario; Sblandiano, ebbe due figli Giulio e Lelio; e Grandonio, medico, al quale Girolamo Madotto dedicò l'epigramma Alcides postquan Ditis descendit ad ima.., ebbe per figli Galeno, Orazio, e Nicola Antonio, dottore in legge esercitò la professione di avvocato a Napoli, si dedicò alla poesia, nel 1587 a Napoli pubblicò Sylva memorabilium juris. Sposò in prime nozze Porzia Susanna e non ebbero prole, in seconde nozze Porzia Capece, dama napoletana, con la quale generarono Paolo, sommo giureconsulto in Napoli.
Orazio, fratello di Nicola Antonio, sposando Laura Monizio ebbero per figlio Pietro Antonio che sposò Belluccia Pantuso di Cosenza e generarono Domenico, sposato con Antonia Poerio di Catanzaro ebbero per figli: Orazio, diffinitore dei PP. Riformati; Antonio; e Paolo, che con Caterina Marotta ebbero per per figli Marcello, e Riccardo, sposato a Maria Calabrese generarono: Ludovico, Michelangelo, Giovan Battista (ebbero un fine funesto per un fatto d'arme fazioso con i Marincola di Taverna), frà Antonio, Domenico, e Paolo, il quale fu il primo che si portò a Rossano; per volere del principe Nicola Sanseverino sposò Vittoria Foggia ed ebbero per figli: Francesco, arcidiacono nella chiesa di Montalto (oggi Montalto Uffugo); Orazio, Protonotario Apostolico; Isabella, sposata a Nilo Crispaldi; Maria, sposata ad Ottavio Colluccio; Ippolito Lucio o Lucio, il quale fece ritorno a Taverna ed ivi sposò Elisabetta Baratta ed ebbero per figlio Paolo che generò Galeno, il quale generò Laumedia, sposata a Paolo Schipani di Catanzaro, e Faustino, che con Maria Elisabetta Poerio generarono Orazio, Cavaliere Gerosolimitano, Mario, e Giovan Battista, la cui discendenza continuò a fiorire in Taverna; e Cesare, il quale fece continuare la sua discendenza in Rossano, fu poeta, i suoi componimenti non ci sono pervenuti, sposò Giulia Barricelli e non ebbero prole, in seconde nozze, nel 1606, sposò Lucrezia Amarelli ed ebbero per figli: Domenico, sposato a Sigismina Seglia non ebbero prole, e Carlo (Rossano, 13 dicembre 1635 †  ivi, 19 ottobre 1706), fatti i primi studi nel Seminario di Rossano, approfondì a Napoli quelli di lettere e filosofia. Entrato nella vita religiosa passò a Roma ove conseguì, alla Sapienza, la laurea in legge, esercitò la professione di avvocato, coltivò la poesia ottenendo dei riconoscimenti tanto da essere nominato socio dell'Accademia degli Umoristi. Papa Alessandro VII gli conferì la Badia di Sant'Angelo Mitilino, non stette molto nella carica, in quanto sopravvenuta la morte del padre dovette far ritorno a Rossano dove si dedicò anche alle attività culturali, fu nominato socio dell'Accademia degli Spensierati, della quale, alla morte di Francesco de Lauro fu chiamato a succedergli nella Presidenza. Olimpia Aldobrandini, 3^ principessa di Rossano, lo pregò di assumere la carica di erario generale, di vice segretario e vice mastro portolano del fondaco della città, cariche che gli vennero ampliate da Giovan Battista Borghese, 4° principe di Rossano, figlio ed erede della principessa Olimpia, con quelle di soprintendente della corte e con la facoltà di nominare Governatori e Ministri.
Durante i moti del 1647, Carlo con un gruppo di soldati da lui condotti con Gian Battista Mannarino e dal notaio Francesco Greco, dovettero portarsi nella marina di Strongoli, colà chiamato dal Sindaco del paese. Una notte, soggiornando nel Convento dei Cappuccini, ebbero una brutta sorpresa, perchè la cittadina fu assaltata dai pirati che riuscirono a penetrare nel Convento, Carlo si salvò gettandosi da una finestra, mentre i suoi due amici assieme ad un frate  venivano presi e fatti schiavi. Venduti poi al mercato, dopo tre anni di cattività, per interessamento di Pirro Malena, che era esule in Roma dopo il fallimento del moto di Rossano, a mezzo di alcuni cardinali, certi mercanti veneziani poterono riscattare il Mannarino che nel frattempo era stato trasportato a Corfù. Il suo rientro in casa, però, segnò la morte della madre, giacchè la signora, per la gioia di rivederlo, venne fulminata da paralisi.
Dopo diciassette anni dovette lasciare le cariche in quanto afflitto dalla podagra. Pubblicò: Opuscoli canonici storici critici di Carlo Blasco dedicati all'Em. Rev. Principe Giuseppe Cardinale Spinelli, Vescovo di Palestrina e Prefetto della Sagra Congregazione di Propaganda Fide - Napoli, Abbaziana, 1758-1761; Diatriba intorno alla Papessa Giovanna - Napoli, 1777; Lettera al Signor Canonico D. Salvatore Felucci, sull'origine, e progresso dell'odierno probabilismo - 1779.
Lasciò dei manoscritti: Lagrime di Pindo, poesie, in lode di illustri rossanesi scomparsi; Historie della città di Rossano, etc. .


Pubblicazione di Carlo Blasco

Essendo morto Domenico, l'unico suo fratello senza lasciar prole, aveva ottenuto le dovute licenze per passare a nozze, e nel 1671 sposò Fabrizia Laura Berlingieri di Crotone, sorella di Carlo, Arcivescovo di Santa Severina, ed ebbero per figlia Francesca sposata a Giuseppe Labonia; rimasto vedovo nel 1694 si risposò con Anna Ajerbe d'Aragona di Crotone, ed ebbero per figli: Teresa, Maria, Agnese, Illuminata, monaca in Santa Chiara, Carlo juniore († Rossano, 15 agosto 1797) nato postumo, dimorò molti anni a Roma, teologo, celebre canonista, segretario della congregazione dei vescovi, ebbe lunga corrispondenza con papa Pio VI il quale gli offrì la nomina ad arcivescovo di Rossano, ma rifiutò, non si riteneva degno del sacerdozio, lasciò tutti i suoi averi ai poveri, esecutore testamentario fu don Giuseppe Toscano, e Domenico, oratore, sposò Lucia Ajerbe d'Aragona di Crotone e non ebbero prole, in seconde nozze sposò Marianna Dattilo e generarono: Anna e Teresa, gemelle, sposarono rispettivamente Muzio Montalto e Giovan Battista della Cananea di Montalto; Maria, sposata a Vincenzo Bernaudo di Montalto; Gabriella; Cesare, morì a Napoli; ed Orazio il quale sposando Aurelia Ferrari ebbero per figli: Marianna, sposata a Diego de Russis; Teresa, sposata a Giuseppe Accattatis; e Domenico, sposato a Rosanna Montalto generarono Sofia, Carlo, ed Orazio.


Sicilia, stemma Blasco

I Blasco ed il Feudo di Riccio

Feudo composto da due corpi, territorialmente non contigui, di Cutura e di Pantane, ubicato nella Sila in territorio di Taverna di cui Pantane è una frazione abitata. Il feudo di Riccio o Ricca nel Quattrocento apparteneva alla famiglia Morano, retto jure langobardorum, nella seconda metà del Quatrrocento fu ereditato dai due fratelli: Bamonte Morano, che ereditò la sezione denominata Cotura, e Giovanni Morano, che ereditò la sezione denominata Pantane, e ne ottennero regolare intestazione così come i loro rispettivi eredi, nel corso dei secoli da tale divisione ne sono derivati due feudi (Cotura e Pantane) posseduti da feudatari diversi, confermata (questa suddivisione) dalle loro altrettanto distinte ed autonome iscrizioni nei Quinternioni ed intestazioni nei Cedolari.

Sezione di Pantane
Donato Vincenzo Blasco
(† intorno al 1562), nobile di Taverna, , unitamente ai suoi familiari, nel 1550 si trovava notato per il pagamento dell'adoa di Pantane (Cedolario 82, f. 45).
Sblandiano e Grandonio, figli di Donato Vincenzo, ottennero intestazione del feudo di Pantane, Grandonio ebbe per figlio, tra gli altri, Galeno, sposato a Clarice Piccolo, premorì al padre, e nel feudo gli successe suo figlio Mario. Con Regio Assenso del 23 novembre 1583, registrato nel (Quinternione 107, f. 179), Sblandiano Blasco con i suoi figli, Mario Blasco e la zia di questi Franchisina Blasco vendettero il feudo di Pantane a Giovan Paolo Ricca, nobile di Taverna (Cedolario 82, f. 45 t.), sposato a Porzia Blasco, nobile di Taverna.

Sezione di Cotura
Francesco
Blasco, nobile di Taverna, il 24 maggio 1851 sposò a Catanzaro Saveria Stocco, di Ferdinando, barone di Riccio (sezione Cotura), e di Delfina Marincola Cattaneo, morto celibe suo fratello Filippo Stocco, portò in casa Blasco le prerogative araldiche della sua Famiglia.
Francesco e Saveria ebbero per figlio Luigi Blasco (1852 † 1921), sposato nel 1882 a Giuseppina Ricca, nobile di Taverna, ebbero per figli: Ferdinando (1899 † 1951), sposato nel 1927 a Maria Perrone dei baroni di Sellia (ebbero solo figlie femmine); Francesco (1893 † 1962), sposato nel 1922 a Beatrice Schipani, nobile di Taverna, ebbero oltre le figlie femmine, Ferdinando (n. 1938), sposato nel 1966 a Teresa Sciacca (ebbero solo figlie femmine); Rosario (1887 † 1928), sposato nel 1922 a Concetta Valentino (ebbero solo figlie femmine);  Riccardo (1889  † 1945), sposato nel 1914 con Armida Schipani, nobile di Taverna, ebbero per figli, tra gli altri: Luigi (n. 1920), sposato nel 1958 a Bruna Azzano (ebbero solo figlie femmine); Ubaldo (n. 1931), sposato nel 1961 a Vincenza Staglianò; Vincenzo (n. 1923), sposato nel 1952 a Letizia Riccioppo hanno avuto per figlio Riccardo (n. 1953), sposato nel 1975 con Anna Maria Riccioppo hanno per figlio Vincenzo (n. 1975).

Taverna, Palazzo Blasco in una cartolina d'epoca e come si presenta oggi

I Blasco ed il Feudo di Quartieri

Feudo sito in territorio di Magisano presso Taverna, denominato anche Maldotto, in quanto posseduto dalla Famiglia Madotto di Taverna sin dal Cinquecento. Il feudo era retto jure langobardorum.
Maria Poerio (Taverna, 1642), successe nel feudo di Quartieri (quarta parte) come erede per la morte di suo fratello Giovan Battista (Taverna, 1638 ivi, 1683).
Il 17 agoso 1668 sposò Francesco Blasco, nobile di Taverna.
Giovanni Angelo (Taverna, 2 febbraio 1674 † ivi celibe, 5 aprile 1737) e Domenico Blasco (Taverna, 28 marzo 1682 † ivi, 6 marzo 1728), il 14 maggio 1714 presero intestazione della quarta parte del feudo di Quartieri come eredi per la morte della baronessa Maria, loro madre.
Domenico, il 10 maggio 1714 sposò Giulia Spadafora dei patrizi di Cosenza, vedova di Bernardino Sansosti, ebbero per figlio Francesco (Taverna, 9 luglio 1716 † ivi, 4 ottobre 1775), il 5 marzo 1739 si intestò la quarta parte del feudo di Quartieri come erede per la morte di suo padre barone Domenico. Fu Sindaco dei Nobili di Taverna nel 1743.
Marcello, figlio del barone Francesco, il 27 marzo 1776 si intestò la quarta parte del feudo di Quartieri come erede per la morte di suo padre.
Vendette il feudo al sacerdote Tommaso Catizone, nobile di Taverna.
Sposò a Taverna, il 20 luglio 1786 Caterina Melina.

Altri personaggi di Famiglia

Paolo Francesco o Paolo, nato a Rossano, avvocato, andò come ambasciatore in Spagna presso re Filippo IV d'Asburgo-Spagna (1621-1665) per perorare la causa affinchè la città fosse demanializzata, Cesare Monizio (2), nobile di Taverna, medico, poliglotta, ne fa lode nella sua opera La Talia pubblicata in Napoli nel 1647. Cesare fu zio materno di Ferdinando Stocco (Taverna, 1611 † Cosenza, 1662), poeta, filosofo, e matematico, in quanto sua sorella Eleonora sposò Paolo Stocco.


Stemma Monizza

Arma Monizio (Monizia, Monizzi, Monizza, Munizza): d'azzurro, al cipresso al naturale nodrito sopra un monte di tre cime di verde movente dalla punta accostato da due rose di rosso e da due stelle d'oro, alternate e poste in palo nei fianchi.

Domenico, nel 1722 fu Sindaco dei Nobili di Taverna.
Gaetano, nel 1730 fu Sindaco dei Nobili di Taverna (3).
Salvatore (Catanzaro, 30 settembre 1857  Reggio, 18 novembre 1938), da genitore della nobile Famiglia di Taverna. Terminati gli studi, nel settembre del 1879 entrava quale aiutante di Raffaele Ciaccio nell'Archivio di Stato, distintosi per la sua competenza venne nominato archiviario in Tuta d'Otranto, nel 1882 per vincita di concorso passò a dirigere l'Archivio di Stato di Reggio, ove rimase quarantasette anni. Ebbe l'incarico governativo di studiare i documenti relativi alla concessione delle ferriere di Calabria a Cesare Fieramosca, fratello di Ettore, per una causa di rivendicazione iniziata nel 1620 e conclusa nel 1924 con una sentenza della Corte di Cassazione in favore dell'Erario. Pubblicò alcuni studi, restano altri manoscritti custoditi nell'Archivio di Stato di Reggio.
I Blasco furono presenti anche a Policastro, nel 1572 la Famiglia cercò di procurare una parrocchia a Sebastiano Blasco, previo pagamento di una somma di 50 scudi al parroco Battista Venturino, affinchè rassegnasse le dimissioni in favore di Sebastiano, non essendo riuscito il tentativo di corruzione il capo Famiglia, Mario Blasco, organizzò una sommossa a cui parteciparono chierici e laici. Accusati di Simonia (volontà di comprare o vendere un bene di ordine spirituale, o una cosa di questo mondo connessa con la sfera spirituale) successivamente furono perdonati (4).
Si ha notizia della presenza della Famiglia anche a Cropani in quanto don Gaetano Blasco e don Francesco Colucci convennero in giudizio quali generi di don Pasquale Toscano di Belcastro, originario di Rogliano, essendo ridotto in miseria, a suo tempo aveva assegnato 800 ducati di dote per le figlie (5).

Per la genealogia si consiglia di consultare le Tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
(1) - Blasonature come da stemmario manoscritto custodito nella Biblioteca Universitaria di Napoli.
(2) - Godette la nobiltà a Taverna oltre che con la Famiglia Blasco, come riporta Giovanni Fiore, facevano parte del Sedile Nobile:
Anania, Caraffa, Carpanzano, Catizone, Cirillo, Ferrari, Filante, Iozolino, Madotto, Mandella, Marincola, Masella, Mazza, Morrone, Pistoia, Poerio, Ricca, Rocca, Rotella, Schipani, Teutonica, Veraldi.
(3) - Franz von Lobstein, “Settecento Calabrese”, Vol. II, pagg. 162-163.  
(4) - Alberto Fico, “Policastro, documenti e ricerche dall'antichità ai nostri giorni”, Book Sprint Edizioni, pag. 305.
(5) - Franz von Lobstein, op. cit., Vol. II, pag 171.
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Bibliografia:
-  Giovanni Fiore da Cropani, “Della Calabria Illustrata” Tomo I, a cura di Padre Giovanni da Castelvetere, Napoli 1691; Tomo II, a cura di Frà Domenico da Badolato, Napoli 1743; Tomo III, a cura di Umberto Ferrari, Chiaravalle Centrale 1977.
- Mario Pellicano Castagna, “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria”, Voll.II-IV, Editrice C.B.C. 1984-2002.
- Gustavo Valente, “Dizionario bibliografico biografico geografico storico della Calabria”, Frama Sud 1989.
- Gustavo Valente, “Storia della Calabria nell'età moderna”, Voll. I-II, Frama Sud, 1980.
- Cav. barone Luca de Rosis, “Cenno storico della città di Rossano e delle sue nobili famiglie” - Napoli, 1838.
- G.B. di Crollalanza, “Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti”, Pisa 1896.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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