Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Armi:
1) d'azzurro, al campanile avvinchiato di un serpe nero
[1];
2) d'oro, al campanile avvinchiato di un serpe nero
[1 bis] o verde[1tris];
3) d’azzurro, al campanile murato al naturale posto sulle onde del mare ed accompagnato a  destra da sei stelle disposte
3,2,1, ed a sinistra da un elmo al naturale[2];
4) d’azzurro, al campanile d’argento murato, finestrato e campanato di nero
[3].
Al punto 3 sia il Mansi
[4]che Il Guerritore[5]
lo blasonano col campanile d’oro.

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© Napoli - Stemma famiglia Campanile


La famiglia Campanile, probabilmente originaria di Tramonti, splendido paese in Principato Citra o Citerione, si diramò a Scala, Ravello
[6], Maiori, Cava de' Tirreni, Napoli, Trani[7], Barletta, Baronissi e Caltanissetta.

Questo casato vantava alta antichità ed è documentata nel territorio di Amalfi fin dal 1130 con Urso figlio di Mastalo Campanile il quale, con atto del 9 aprile di quell’anno, dona a sua moglie Anna, figlia di Sergio Fabaronia, alcuni beni siti in Tramonti
[8].
Inoltre,  in una pergamena del 1133 contenente la vendita di beni in Sulficiano di Tramonti, si fa menzione degli eredi  di «Leone Kampitellu, et de heredes (sic) Johannis da Kampitellu »[9].

La
Campanile di Scala in età angioina era una famiglia di notai, che operavano specialmente ad Amalfi, dove si trovavano, verso la metà del XIV sec., Sergio e Cristoforo [10].

Trapiantata a Ravello, dove nel 1275 risiedeva e qualificata col titolo di sire, era talmente ricca da prestare danari, così come altre famiglie di Scala e Ravello, tra le quali Bonito, d’Afflitto, Frezza, Rufolo, Acconciagioco, di Palma e Pironti, Muscettola, Musco, Confalone, Salvacore al re Carlo I d’Angiò [11].

Fu pure annoverata tra le famiglie nobili delle città di Maiori e di Cava[12].

A Scala, il nome Campanile compare per la prima volta con Filippo che nel 1328 era presbiter del Capitolo Scalese[13].
A Minuta, uno dei cinque borghi di Scala, nella Chiesa
dell'Annunziata, oltre alla cappella nell'atrio dedicata a San Bartolomeo, la famiglia eresse un altare in onore dell'Immacolata Concezione.


Scala (SA), frazione Minuta, chiesa della SS. Annunziata, affreschi della cripta.
da http://www.flickr.com/photos/fiore_barbato/3586945972/in/photostream/

A Pontone, frazione di Scala, affianco alla chiesa di San Giovanni vi è un palazzo appartenuto alle famiglie Campanile e Spina, imparentate; infatti Angela campanile sposa Tommaso Spina Staibano di Scala.

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© Pontone - Frazione di Scala - Chiesa di San Giovanni (XI - XII sec.)


Nel 1419 nel privilegio concesso dalla regina Giovanna II di Durazzo, diretta al Collettore, d’immunità alle nobili famiglie di Ravello, sono nominate: Grifone, Frezza, Confalone, Acconciagioco, Appendicarii, Pironti, Bove, Rufolo, Muscettola, Alfano, Campanile e Giusti  (Registro 1419.20.fol. 4 si legge: ”Nobiles de progenie di Frizia, de Confalonis, de Appendicariis, de Pirontis, de Grifanis,  de Bovis, de Rufulis, de Acconciajocis, de Muscettulis, de Campanibulis, de Afanis, e de Fuscia”.
[14])

Nel 1430 Cipriana Campanile di Pasca sposa Eustachio (Stasio) Confalone, patrizio di Ravello; ebbero
Priamo Confalone Campanile che sposò Venienza Frezza.

Nel XV° secolo, un ramo della famiglia si trasferisce da Tramonti a Maiori, dove alcuni personaggi illustrarono il clero.

Nel 1488 Raimondo Campanile vende per ducati 55 e mezzo a Scipione Pandone, conte di Venafro, un immobile in Napoli, noto come Palazzo Conca, in piazza Bellini 63[15], oggi sede dell'Università degli Studi di Napoli della Federico II.

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© Napoli - Palazzo Conca -  l'edificio rosso a destra

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© Napoli - un particolare di Palazzo Conca

Nel 1502, in un atto esistente nell’archivio della Collegiata di Maiori, perg, n.3, compare il nome di Antonio Campanile di Ravello, la cui vedova, Caterina Bova e la figlia Enrichetta vengono liberate da un canone annuo di 8 tarì ai frati agostiniani del monastero di Sant’Agostino a Ravello[16].
Tra le persone del casato residenti a Maiori vi sono il Primicerio Giovanni nel 1586 e il Preposito Luca nel 1628, nonchè alcuni religiosi nei locali conventi
[17].

Nella metà del XVI secolo un ramo da Tramonti si trasferisce  a Trani, ove il 26 settembre 1620 fu aggregata al Sedile chiuso di S. Marco. Un Gio. Bernardino Campitelli, figlio di Pietro
[18]e fratello di Sebastiano (arciprete di Trani nel 1591, il quale fu il primo a trasferirvisi.

In Tramonti i Campitelli godevano del patronato sopra le chiese dei SS. Salvatore di Corsano, patronato che nel 1596 cedettero ai Vitagliano della medesima località
[19].

Trapiantatasi in Napoli, si rese più illustre per eminenti uffici e dignità e per essere stata nel 1585, nella persona di Aurelio Campanile, presidente della Regia Camera della Sommaria, aggregata alla Nobiltà di Trani dell’Arcivescovado. I suoi discendenti  furono reintegrati nel 1718 con PAOLO che ottenne il feudo di Montedimezzo, in Terra di Molise, nel 1791. Questo ramo, chiamato Campanile d'Ascoli o di Montedimezzo (Annuario della Nobiltà Italiana 2000 vol . 1 pagg. 560 , 561) adoperò per arma: "d’azzurro, al campanile murato al naturale posto sulle onde del mare ed accompagnato a  destra da sei stelle disposte 1,2,2, e a sinistra da un elmo al naturale". Si ricordano DIEGO, capitano del Reggimento fanteria Abruzzo, e GIUSEPPE, tenente del Battaglione Cacciatori; entrambi parteciparono alla difesa contro l'invasione dei piemontesi, e il detto Giuseppe si distinse insieme a Francesco Saverio Anfora, Paolo de Sangro e tanti altri eroi, durante l’assedio di Gaeta che capitolò nel febbraio del 1861.

Un ceppo dei Campanile da Trani passò in Barletta ove fu aggregata al Patriziato nel 1763.
Nel Codice Diplomatico Barlettano, viene menzionato un Giovanni Angelo Campanile che il 5 giugno 1579 fu iscritto nel registro delle nobiltà di Barletta.
Nel '500 Galieno de Campit, familiare dei Campanile, Regio Capitano e Governatore; Ferdinando Campanile fu Avvocato, Giudice del tribunale di Barletta.
Altro Giovanni Angelo, nel 1591, fu eletto priore della Confraternita della Compagnia del Sacro Monte di Pietà di Barletta; egli propose un’importante operazione finanziaria per ricapitalizzare tutti i crediti e le entrate del Monte, rilanciando definitivamente l’istituzione del Monte di Pietà.

Giuseppe, nato a Barletta nel 1702, dottore in Diritto Civile e Canonico, fu primo Arcivescovo di Nazareth e Vescovo di Ascoli e Satriano dal dicembre del 1737 al novembre 1771, Assistente al Soglio Pontificio.
I Campanile possedevano nella piazza Plebiscito di Barletta una maestoso palazzo, oggi conosciuto come Palazzo
Parlender.
F
ra’ Agostino Pacifico
scrisse la biografia, stampata a Napoli nel 1854, di suor Maria Giuseppa Campanile, religiosa domenicana nel monastero di S. Lucia di Barletta.

Sotto la dominazione degli Aragonesi di Napoli, un altro ramo di questa famiglia, e precisamente quello di Domenico Campitelli  si trasferì da Tramonti nella Capitale, dove i suoi figli Gregorio, Venceslao e Gallieno, conquistata la benevolenza del sovrano ne ottennero cariche e onorificenze.

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© Napoli - pavimento del XV secolo con le insegne della famiglia Campanile.
Gli stemmi araldici si rinvengono anche negli antichi pavimenti, sapientemente dipinti da
valenti artigiani sulle riggiole di fattura napoletana.

Gregorio fu uomo molto caro a re Alfonso I d'Aragona; fu da lui creato ufficiale registratore dei dispacci e decreti presso la R. Camera della Sommaria; e ciò con questa soprascritta: «Nobili viro Gregirio de Campitello de Tramonto procuratori Regiae Camerae amico nostro carissimo etc. ».
 

Venceslao Campitello di Tramonti, fratello di Gregorio, fu dapprima regio Tesoriere in Calabria e poi regio consigliere di Ferdinando I d’Aragona (1433-1470), da cui fu investito del feudo di Rivioto-d’Ipato nelle pertinenze di Policastro e poi di quello di Melissa (Calabria) con titolo di conte. In seguito acquistò da Pietro Sances de Oriola la terra di Abrigliano nel territorio di Crotone con altri feudi.  Sposò Lucia de Comestabulo,  che lo rese padre di Lorenzo, il quale si titolava barone di Melissa.
 

Giambattista Campitello, primogenito di Lorenzo e marito di Caterina Moles, fu parimenti conte di Melissa e nel dicembre 1511 acquistò la terra di Casalbona (Calabria) con il titolo di Marchese; questi feudi passarono ai suoi discendenti diretti fino a Gio. Francesco Campitelli, fratello di Annibale il quale, nel 1620 acquistò il principato di Strongoli. Con la sua morte nel 1624 e quella del fratello secondogenito, Gio. Francesco nel 1668, il principato di Strongoli passò a suo nipote materno, don Domenico Pignatelli, napoletano, che ne entrò in possesso asumendo il titolo di principe di Strongoli.
     

Gallieno, fratello di Vencislao, nel 1465 e 1466 fu milite e regio percettore nelle province di Bari e Terra d’Otranto.  Sposò Verita Comparato di Gragnano, che nel 1494 era vedova.  Dal matrimonio nacque Domenico che fu segreto e maestro portolano in Calabria e poi regio tesoriere[20].

La famiglia Campitelli ebbe sepoltura gentilizia nell’antica e distrutta chiesa  di S. Luigi di Palazzo, con l’epitaffio:

D.O.M.

D. Pompeus Campitelli, marchio Casabonae,

ex pricipibus Strongoli, et comitibus Melissae,

sepulcrum hoc et sacellum, saeculi poene

intervallo dirutum, et pietas excideret.

Maiorum suorum cineribus instauravit,

exornavit sibique conjunctisque

suis vivens posuit. Anno salutis MDCXLIV[21]


Un ceppo dei Campanile si trapiantò in Baronissi, paese in Principato Citra;
nella frazione di Sava (Baronissi) c'era un luogo chiamato Casa Campanile[22], e qui vi è la cappella gentilizia della famiglia Campanile, che ha come stemma un campanile d'argento a tre piani, con calotta semisferica sormontata dalla croce e da una bandierina triangolare a due punte, rivolte verso destra. In Baronissi, nella Chiesa del Convento della SS. Trinità il secondo altare a sinistra del transetto era di juspatronato della famiglia Campanile.
I Campanile della Valle dell'Irno risultano iscritti tra i feudatari del regno di Napoli secondo la "nuova situazione" compilata nel 1669 per volere del viceré cardinale d'Aragona.
Donato Antonio Campanile risulta intestatario del feudo della Presa di 5 tomole nel casale di Sava, di un altro feudo a Baiano.
Diego Campanile risulta feudatario di una Starza situata nel luogo "dove si dice lo Pagano" in terra di Sava.
Giacomo Campanile possedeva i feudi di Limosano e Montedimezzo (vedi Campanile d'Ascoli).

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© Baronissi (SA) - Chiesa SS. Trinità - Arme dei Campanile

Diego Campanile (Sava, 1574 † Sidone, 1642) fu Primo Custode di Terra Santa degli Osservanti Riformati, Predicatore Generale e Lettore Generale di Teologia, Commissario Generale dei luoghi Santi, Prefetto Apostolico della Missione d'Egitto e della Missione de'Caldei.

Domenico Campanile, conte palatino, nacque a Sava di Baronissi il 24 gennaio 1643, fu professore di diritto civile presso l'università di Napoli dal 1688 al 1722, anno in cui rese l'anima a Dio. Fu uno dei benefattori dell'Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, insieme a tanti altri nobili tra i quali Ferrante Carafa marchese di S. Lucido, Fulvio di Costanzo marchese di Corleto, Andrea Giovene duca di Girasole, Girolamo de Ponte marchese di Collenise, Rodolfo Acquaviva duca d'Atri, Marcantonio Doria principe di Angri, Vincenzo di Somma principe di Colle, marchese Giovanni Sanfelice, Filippo Albertini principe di Cimitile, conte Emmanuele Gaetani d'Aragona dei duchi di Laurenzana.

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© Napoli - lapide e stemma di Domenico Campanile, conte palatino (Sava, 1643 † Napoli, 1722)


Tra i rappresentanti di Casa Campanile che diedero lustro alla città di Napoli, si ricordano:

Giovanni Domenico Campanile, matricola dell'Arte della Seta di Napoli nel 1534.
Giovanni Agostino Campanile (†1594), Canonico in Napoli nel 1552, dottore della Sacra Teologia e Cameriero di Papa Paolo IV. Nel 1566 fu elevato a Vescovo di Minori, paese della Costa di Amalfi, dal Pontefice Pio V.
Fu sepolto nella cappella gentilizia di famiglia in Napoli nella chiesa di San Pietro a Maiella.

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© Napoli - Chiesa di S. Pietro a Maiella

Nella stessa chiesa fu sepolto Giovanni Geronimo Campanile (Isernia, 26 giugno 1626), dottore in utroque, cioè in due discipline canoniche, nominato nel 1608 Vescovo di Lacedonia, feudo in provincia di Avellino, appartenuto ai Pappacoda e poi da 1584 ai Doria; nel 1613 nella cattedrale di Lacedonia emanò l'editto di indizione di un nuovo sinodo. In precedenza altri sinodi erano stati celebrati nel XVI secolo dai Vescovi Antonio de Dura e Marco Pedoca e, ai primi del 1600, dal Vescovo Candido. Nel 1626 fu destinato alla diocesi di Isernia ove rese l'anima a Dio. Sulla facciata della Cattedrale di Lacedonia, in sua memoria, fu posta la seguente lapide:

 J. H. CAMPANILIS EPISCOPUS LAQUEDONENSIS IN REGNO INQUISITOR, IPSIQUE LAQUEDONENSES CIVES AB ICTU FULMINIS HANC EVERSAM MOLEM RESTAURARUNT
A. D.MDCXXII
.


Pirro Giovanni
Campanile, Canonico di Napoli dal 1560,  nipote di Fabrizio Seniore (nominato nel 1533 Canonico di Napoli dall’Arcivescovo Vincenzo Carafa); nel 1586 fu nominato Abate di S. Maria di Positano e Protonotario Apostolico  da Giulio Antonio Santoro, Cardinale di Santa Chiesa e Arcivescovo di Santa Severina. Fu il fondatore del Monte della famiglia Campanile.

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© Positano - Stemma ed epitaffio in ricordo di
Pirro Giovanni Campanile

© Proprietà Casa Amato Campanile
©
Arma di Giovanni Agostino Campanile
Vescovo di Minori

FILIBERTO Campanile, poeta e scrittore di cose napoletane,  nel 1610 dava alle stampe a Napoli un volume di 294 pagine 45 stemmi dal titolo: L'ARMI, ovvero insegne de' nobili del Regno di Napoli.

Nel 1611 in Napoli, nel chiostro del Monastero di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, gli uomini illustri Giuseppe Campanile († Napoli, 1674), Giovan Battista Manso, marchese di Villa e fondatore dell’Accademia, Ascanio Filomarino, Michele Cavaniglia, Giovanni Battista Marino e il Cardinale Francesco Brancaccio, diedero il nome all’Accademia degli Oziosi, per lo studio delle Lettere, della Storia e della Filosofia; chiamata così perchè l’ozio  (ovvero la tranquillità, la quiete e il tempo libero), era la condizione necessaria  per ottenere i migliori risultati
[23].


© L'opera di Filiberto Campanile


© Positano - la Torre

Monte della famiglia Campanile

Il suddetto Pirro Giovanni, olim Canonico di Napoli, Abate e Commendatario di S. Maria di Positano e Protonotario Apostolico, fu il fondatore del Monte della famiglia Campanile; l'atto pubblico, riportato nel Manoscritto redatto dal Dominus Antonius Sebastianus, in possesso del signor Casimiro Campanile datato 4 luglio 1591, fu stipulato il 19 novembre 1586 dal notaio Luca Antonio Buonocore di Napoli, con lo scopo di dare un sostegno economico per i maritaggi e i monacati di tutte le figlie nate e nasciture di Lelio, Giovanni Andrea, Giovanni Angelo Campanile V.I.D., Prospero Campanile V.I.D., Fabrizio e Giovanni Geronimo Campanile V.I.D., e per i loro discendenti o altri appartenenti allo stesso ceppo o sangue che in seguito avrebbero chiesto l’iscrizione al Monte per godere dei vantaggi e degli onori.

© Proprietà Casa Amato Campanile
© Manoscritto
del Dominus Antonius Sebastianus - 1591

© Proprietà Casa Amato Campanile
©  Le insegne del Monte della Famiglia Campanile

Il patrimonio iniziale del Monte era costituito da una elevata quantità di denari che l’Abate Pirro donò insieme a due cespiti siti in Napoli alla via della Loggia, occupati da Giovanni Pietro della Mura, con un reddito di 15 ducati all’anno, e altre case e orti siti in Afragola (Napoli) condotti in locazione dal mercante di drappi Giovanni Alfonso di Luca, con una rendita di 6 ducati all’anno.
Il Monte doveva sempre essere amministrato da tre persone di Casa Campanile; i primi Governatori eletti furono Lelio, Giovanni Andrea e Prospero Campanile.
 

Alcuni benefici riservati agli iscritti del Monte:

- alle figliole del predetto Lelio e dei suoi successori, che si maritavano o indossavano l’abito monacale,  spettavano due annate integre del Monte;
-  tutte le fanciulle che spontaneamente  entravano nei Monasteri sia della città di Napoli o in altre del Regno di Napoli ricevevano in dote la somma di 500 ducati e una rendita di 12 ducati l’anno.

- tutte le figliole, non maritate e non monacate, dal sedicesimo anno d’età riscuotevano dal Monte una rendita annua di trentasei ducati;
- le figlie illegittime che si maritavano poteva riscuotere dal Monte la somma di duecento ducati; detta somma doveva essere restituita in caso di mancanza di prole, legittimo e naturali. Identica somma riscuotevano qualora si monacassero.

© Proprietà Casa Amato Campanile
© Arma di Pirro Campanile

© Proprietà Casa Amato Campanile
©
Manoscritto redatto da Antonius Sebastianus

Alcune disposizioni statuarie:
Le case e i terreni donati dal fondatore Pirro Giovanni Campanile, Protonotaio Apostolico, erano inalienabili e si ordinava ai Governatori del Monte  di costruire nuove case in Napoli alla via del Sole e della Luna, situata dietro il Monastero della Sapienza.

Don Ferdinando Campanile, Capitano dell'Esercito borbonico fu nominato Cavaliere di merito del Real Ordine Militare di S. Giorgio della Riunione con decreto del 7.10.1819
Un ceppo dei Campanile, discendenti di CASIMIRO al quale pervenne il manoscritto redatto dal suo antenato, Dominus Antonius Sebastianus nel 1591,  da Napoli passò a  Scala e poi a Caltanissetta.
Alfonso Campanile, figlio di Francesco Saverio, nacque a Scala verso il 1863 e rese l’anima a Dio in Caltanissetta nel 1903; fu seppellito nella Cappella della moglie Michela Petrantoni, dalla quale ebbe Francesco Saverio nel gennaio del 1900 e Vincenza.

© Proprietà Casa Amato Campanile

© Proprietà Casa Amato Campanile

© Don Alfonso Campanile (1863†1903), la moglie Michela Petrantoni con i figli Francesco Saverio e Vincenza

© Proprietà Casa Amato Campanile
© Francesco Campanile
 

© Proprietà Casa Amato Campanile
© Don Francesco Saverio Campanile nel giorno del
fidanzamento ufficiale con Cassandra Calogero

Francesco Saverio negli anni '30 fu nominato Preside della Provincia poi Commendatore e Federale. In quegli anni diede inizio a opere pubbliche tra cui quella della costruzione di un nuovo acquedotto; all'inaugurazione intervenne Mussolini.

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© Caltanissetta - Don Francesco Saverio con Mussolini

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© Caltanissetta - Don Francesco Saverio Campanile

Dal matrimonio con Cassandra Calogero nacquero: Alfonso (1927 1988), Enrico, Sebastiano, Ivano, Michela (†1939) e MICHELA, moglie di Giuseppe Panocchia, docente LUMSA, Ambasciatore.

© Proprietà Casa Amato Campanile
Alfonso Campanile e Maria Amato

Il primogenito Alfonso, scrittore, valente poeta negli anni '60 si dedicò alla traduzione dell'Opera Omnia del Padre Teilhard de Chardin, ancora all'Indice, (quale differenza dal suo antenato inquisitore!), promovendone la conoscenza con pubblicazioni in ciclostile e con numerose conferenze, coadiuvato da padre Cyprien da Fondouk O.F.M. al secolo Jean Albert Derrien, laureato all'Università di Grenoble e professore di Diritto Canonico all'Università Cattolica di Parigi negli anni '50. Insieme fondarono negli anni '60 il "Gruppo '80" formato da sacerdoti e da professionisti per studiare il Matrimonio nel Concilio vaticano II (Un suo antenato aveva partecipato al I, indicendo un sinodo proprio sul matrimonio). 
Convolò a nozze con Maria Amato; il fratello Ivano ebbe Francesco Saverio, avvocato a Padova.






 


Alcune Famiglie imparentate con i Campanile:
MAZZAROTTA: Napoli 1604 – don Fabrizio Mazzarotta  sposò con Claudia Campanile di Salvatore e Finizia Cioffo. Claudia nel 1628 ereditò dei beni, insieme alla sorella Agata Campanile, dal q.m BARTOLOMEO Campanile, suo zio ex frate.
PONTE de:
nel 609 Gio.Andrea Campanile sposò Maria de Ponte.

 

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.


Bibliografia:

[1] Carlo Padiglione, Tranta centurie di armi gentilizie, Napoli 1913

[1 bis] Biblioteca di Napoli - Sezione Manoscritti e Rari - Stemmario del Seicento

[1 tris] Biblioteca di Napoli - Sezione Manoscritti e Rari - Stemmario del Seicento - XVII.24

[2] A. Guerritore, Ravello e il suo patriziato Notizie storiche e nobiliari, p.86; G.B. di Crollalanza, Dizionario storico blasonico, Vol III pag. 196

[3]
Comune di Scala, Scala nel medioevo, Atti del convegno di studi, CCSA,1995.

[4] G. Mansi, Manoscritto, p. 86

[5]
A. Guerritore, idem p. 316


[6]
Cesario D’Amato, Scala un centro amalfitano di civiltà, 1975, pag. 22. «La leggenda locale, che non vorremmo sopravalutare ma neppure trascirare, narra che Ravello sorse da una scissione tra I patrizi di Scala. L’identità di alcuni cognomi nobiliari (ad es. Pironti, Campanile, Confalone, Coppola, Imperatore, Crisconio e altri.) che non si trovano in Amalfi né in Napoli, ma solo a Scala. Il fatto poi che Ravello ebbe un Vescovo non quando Amalfi fu eretta in Arcivescovado metropolitan (anno 987) ma solo un secolo dopo (1086) potrebbe essere segno che la città era poco importante, o che il suo territorio faceva parte di Scala»

[7]
Elenco Ufficiale del 1922 , Consulta Araldica del Regno d'Italia.

[8] J. Mazzoleni – R. Orefice (a cura) Codice Perris…III, pag. 901.

[9] Arch. Ravellensis perg. N. 119.

[10] Protoc. del notaio Giov. De Rosa di Amalfi del 1591 fol. 246

[11] Biagio Aldimari, Delle Famiglie nobili...., pag. 509

[12]
G:B. di Crollalanza, Dizionario….. Vol. II pag. 196

[13]
Comune di Scala, Scala nel medioevo, Atti del convegno di studi 1995, CCSA, pag.316.

[14] Biagio Aldimari, Delle Famiglie nobili...., pagg.
334  - 551  - 606

[15] Aurelio De Rose, I Palazzi di Napoli, pag. 27

[16] Vincenzo Criscuolo, Pergamene dell’archivio della Collegia di Maiori, CCSA 2003, pag. 36 ss.

[17] Fonti per la Storia di Maiori, Cronica di Majori del 1836, ristampa 2002 a cura di Domenico Taiani, pag. 134.

[18] Prot. del notaio Francesco de Campulo di Amalfi anno 1455 fol.95.

[19] Prot. del menzionato notaio Giov. Ferrante De Rosa ann 1596 fol. 246,252

[20] Scipione Mazzella, Descrizione del Regno di Napoli pag, 586.scambia la persona di Domenico con quella di Gregorio.

[21]
Matteo Camera, Memorie Storico Diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi, Vol. II pag. 454 ss.

[22]
Padre Niccolò da Spinazzola - Cronaca, pag.531

[23] Vinceno Regina, Le chiese di Napoli, pag. 143

 

Casato inserito nel 2° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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