Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Stemma di Capua

Famiglia di Capua

Arma: d'oro,  alla banda d'argento accostata da una gemella di nero.

Stemma famiglia di Capua
© Napoli - 2^ Municipalità - Stemma della Famiglia di Capua, principi di Conca e conti di Palena.

Risalire alle origini della famiglia di Capua (in antiquo Archiepiscopis) è impresa ardua essendo antichissima, le prime tracce risalgono al 1070 con ALDEMARO de Capoa nominato cardinale da Papa Alessandro II.
Il Casato ricoprì le più alte cariche in campo civile, militare ed ecclesiastiche; godette di nobiltà in molte città tra cui Capua, Benevento, Reggio Calabria, S Pietro in Galatina e Napoli ove fu ascritta ai Seggi di Capuana, di Montagna, Nido e Portanova.
Fu decorata con molti titoli tra i quali:

principe di: Conca, Gesso, Molfetta, Montesarchio, Morcone, della Riccia, Roccaromana e Venafro
duca di: Atri, Airola, Giovinazzo (1521), Mignano (1651),  San Cipriano, Termoli, Teramo, Torre
marchese di: Aversa, Arpaia, Campolattaro (1589), Campogiove, Canzano, Specchia, Torrefrancolise, Villalago
conte di: Alessano, Altavilla, Anversa, Biccari, Campobasso, Caserta, Gambatesa, Giovinazzo, Lanciano, Letto, Molise, Montagano, Montuoro, Palena, San Flaviano, Sanframondo, Satriano, Troia
baroni di:  Ailano, Alvignano, Arnone, Baia, Boiano, Caiazzo, Campochiaro, Campolieto, Campomarino, Capua, Carinola, Casacalenda, Casalnuovo, Caspoli, Castelluccio, Cerreto, Cerza, Faito, Fossaseca, Fragnito, Frosolone, Gambatesa, Gesualdo, Giffoni, Limatola, Marcianise, Monterotaro, Ottaiano, Pietracatella, Presenzano, Roseto, Sannicandro, Sulmona, Troia Volturno.


Caserta, Palazzo vecchio, l'antica sede dei conti e dei signori di Caserta la cui torre venne fatta costruire
da Pandolfo di Capua dell'862 d.C.; passato poi ai della Ratta e agli Acquaviva d'Aragona.

Il feudo di Campolattaro, cittadina in provincia di Benevento, ai tempi degli Angioini apparteneva alla famiglia Monfort, poi passò ai de Capua dal 1473 al 1677, con il titolo marchesale, ed infine ai Blanch, che all'inizio del XVIII secolo lo vendettero  alla famiglia Capomazza.

Osp. Inc.
© Napoli - stemma di Andrea (†1512), duca di Termoli e conte di Campobasso e Montagano

BARTOLOMEO di Capua (Capua, 1248 † Napoli, 1328), Gran Conte di Altavilla, dottore in legge, insegnò diritto civile a Napoli; fu familiare e consigliere di Carlo I d'Angiò e fu Protonotario del Regno.


© Montevergine (AV) - particolare della cappella del Santissimo, commissionata da Bartolomeo di Capua,
Gran Conte d'Altavilla nel XIII secolo e dedicata ai Re Magi.

Nel 1295 accompagnò da Napoli ad Anagni il pontefice Bonifacio VIII; amico di San Tommaso d'Aquino nel 1319 testimoniò nel processo di canonizzazione. Era legato ai monaci di Montevergine, infatti nel quadro della Madonna di Montevegine vi è la suo ritratto con una chiesa nelle mani.


Napoli, Chiesa di Santa Luciella ai Librai fondata da Bartolomeo di Capua nel 1327:
nei sotterranei della chiesa è custodito il Teschio con le Orecchie

MATTEO, conte di Palena e valente capitano, morì ad Otranto nel 1480 per liberare la cittadina occupata dai Turchi con Giulio Acquaviva, conte di conversano, Diego Cavaniglia, conte di Montella, e Marino Caracciolo.

Gambatesa
Castello di Gambatesa, rappresentazione di battaglia navale di Otranto nel 1481

Giovanni, figlio di Francesco († 1489) di Elisabetta de Conti, paggio di re Ferdinando II d'Aragona, partecipò alla battaglia di Seminara, dove, per salvare il sovrano che era caduto da cavallo, morì in combattimento;  

Gambatesa
Castello di Gambatesa, affresco ritraente dell'eroe Giovanni di Capua

ANDREA di Capua († 1512), fratello di Giovanni, conte di Altavilla, 1° duca di Termoli, conte di Campobasso e Montagano, conte di Gambatesa (ottenuto nel 1490 a seguito della ribellione di Cola Monforte), fu comandante di 400 lance al servizio di re Ferdinando il Cattolico; sposò nel 1491 Maria d'Ayerba del sangue reale del re d'Aragona, che diedi un grande aiuto a Donna Maria Longo per la costruzione dell'Ospedale degli Incurabili. Andrea nel 1503 cedette il feudo di Montagano (Collerotondo) a Galieno d’Anna.

Ospedale Incurabili
Napoli, Monumento funebre di Andrea di Capua, coniuge
di Maria d'Ayerba d'Aragona

Ospedale Incurabili
Napoli, Monumento funebre di Ferdinando di Capua,
figlio di Andrea e Maria d'Ayerba d'Aragona

Nel 1495 re Ferdinando II d’Aragona, detto Ferrante o Ferrantino, vendette al citato Andrea de Capua per ducati 18.000 la terra di Campobasso, le castella di Fragnito, di Campo di Pietra, di Monacilione, di Lino, di Montorio, di Procina, di Campomarino, di Monterotano, sempre in Contado di Molise. Con i di Capua, la città di Campobasso ebbe un notevole sviluppo economico e culturale; Andrea fece costruire, tra l’altro, la Chiesa della Santissima Trinità ed il Monastero di Santa Maria delle Grazie.
In Campobasso, in uno dei viali della Villa Comunale (Villa de Capoa) vi è lo stemma in pietra partito con le insegne di Andrea di Capua e di Maria d’Ayerba d’Aragona, creduto perso a seguito del terremoto del 26 luglio 1805.


Campobasso, stemma Andrea de Capoa e Maria d'Ayerba d'Aragona
Per gentile concessione di Aniello Gatta

Nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Gambatesa vi è una fonte battesimale con lo stemma Andrea di Capua e di Maria d'Ayerba d'Aragona.

Gambatesa

Gambatesa

Ferrante († 1523), figlio di Andrea e di Maria d'Ayerba d'Aragona, principe di Molfetta, 2º  duca  di  Termoli, marchese di Specchia e conte di Alessano, sposò donna Antonicca del Balzo; i loro discendenti adottarono il doppio cognome di Capua del Balzo. I coniugi generarono Isabella (1512 Napoli, 1559) che sposò a Napoli, portando in dote il principato di Molfetta, il contado di Giovinazzo, i feudi di Melfi, Campobasso ed altri, Ferrante Gonzaga della nobile famiglia di Mantova, e Maria († 1556) che sposò nel 1530, portando in dote i feudi di Termoli, Guglionesi, S. Martino in Pensilis, Matrice, Campodipietra, Gambatesa ed altri. I coniugi abitarono in Campobasso, nel palazzo costruito per il loro matrimonio (oggi palazzo Cannavina). Successivamente abitarono prevalentemente nel castello di Gambatesa ristrutturando la roccaforte che trasformarono in palazzo nobiliare.

Isabella nel 1525 aveva contratto un primo matrimonio con Traiano Caracciolo del Sole ( 1544), figlio di Sergianni III Caracciolo (1487 1559),   2° principe di Melfi; matrimonio annullato nel 1530 da Papa Clemente VII.
Isabella e Ferrante I Gonzaga, conte di Guastalla e capitano dell'Imperatore Carlo V d'Asburgo, abitarono in Campobasso, nel palazzo costruito per il loro matrimonio (oggi palazzo Cannavina).

Campobasso, Palazzo di Capua del Balzo - Gonzaga, oggi Palazzo Cannavina


Palazzo Cannavina, stemma Gonzaga - di Capua del Balzo

© Foto proprietà www.nobili-napoletani.it
Napoli, stemma Gonzaga - di Capua del Balzo

Successivamente, i coniugi abitarono prevalentemente nel castello di Gambatesa ristrutturando la roccaforte che trasformarono in palazzo nobiliare.

Gambatesa

Gambatesa

Castello di Gambatesa, Campobasso (Molise), esterno e sale interne con lo stemma partito di Capua e del Balzo

Gambatesa

Gambatesa

Gambatesa

Gambatesa

Vincenzo, zio della citata Isabella e cugino di Ferrante, divenne per maritale nomine 3° duca di Termoli.
Lucrezia
di Capua, figlia di Vincenzo 3° duca di Termoli e di Maria di Capua 3° duchessa di Termoli, sposò nel 1577 Francesco Loffredo (
14-1-1586), patrizio napoletano e 2° marchese di Trevico.

Tra il 1512 e il 1513 Bartolomeo di Capua, principe della Riccia e conte d'Altavilla, fece costruire il maestoso palazzo, oggi conosciuto come palazzo Marigliano, successivamente abbellito da discendente omonimo Bartolomeo (1716 † 1792), 20° conte d'Altavilla e di Montuoro, marito di Costanza Gaetani di Sermoneta.  


© Napoli, ciò che resta dell'arma della famiglia di Capua affrescato sulla volta d'ingresso del palazzo
di via San Biagio dei Librai

Il palazzo era stato completamente rifatto e ampliato su una costruzione già esistente abitata da Andrea de Capua, Gran Conte d'Altavilla e dalla moglie Costanza di Chiaromonte nel XV secolo.

Costanza di Chiaromonte (da ricca famiglia siciliana), figlia di Mandredi conte di Modica e Ragusa, sposò a Gaeta Ladislao di Durazzo, incoronato re durante le nozze stesse; dopo due anni fu ripudiata perché la madre, vedova di Manfredi di Chiaromonte, a Palermo conduceva vita dissoluta.
Il ramo dei principi della Riccia si estinse nel 1792 col citato Bartolomeo
(1716 † 1792), ultimo Gran Conte di Altavilla e duca di Airola, figlio di Bartolomeo (Airola, 1680 † Resina, 1715) e di donna Anna Cattaneo, partecipò col grado di capitano alla battaglia di Velletri nel 1744  e fu ferito per salvare la vita di re Carlo III.


© Portici - l'esedra di Villa Buono appartenuta ai di Capua, principi della Riccia e duchi di Airola.

Giulio Cesare di Capua († Pozzuoli 9/5/1591), principe di Conca, ebbe il titolo nel 1556 da Filippo II d’Asburgo Re di Spagna dal 1556 al 1598, per essersi distinto nella spedizione romana del Viceré di Napoli e Duca d’Alba; sposò il 24/4/1566 donna Lucrezia Filomarino (1571  11/4/1622).
Matteo
di Capua (Napoli 1598 † ivi, 11/5/1607), secondo principe di Conca, ricoprì la carica di Gran Ammirante (ovvero "Grande Ammiraglio"); ospitò nel suo palazzo in Napoli alla via Costantinopoli nel 1592 il poeta Torquato Tasso; nel 1595 possedette l'isola di Nisida.
Nel 1604 comprò dal Regio Patrimonio il feudo di Caspoli, lo vendette nel 1624 a Giovan Battista di Capua, marchese di Campolattato “che vi impetrò titolo di principato”. Poco dopo la famiglia  di Capua tornò in possesso del feudo e nel 1631 il 3° principe di Conca lo vendette al principe d’Oria(1).


Matteo di Capua, 2° principe di Conca

Via Tol. - Pal. Madd.
Napoli, stemma famiglia di Capua

Giambattista di Capua, conte di Altavilla,  principe di Riccia, duca di Mignano, nel 1698 acquistò Venafro per 100.000 ducati.
Giovanni di Capua (1683
1711), patrizio napoletano, 8° principe di Venafro, 5° duca di Mignano, sposò nel 1710 a Napoli per  procura Maria Vittoria Piccolomini (1694 1759), figlia di Giuseppe principe di Valle e di Maida, duca di Laconia, marchese di Montesoro, barone di Scafati, Signore di Boscoreale e Boscotrecase, patrizio napoletano,  Cavaliere della Chiave del Re di Spagna dal 1703.
La sposa giunse a Napoli il 5 febbraio 1711 per poi raggiungere lo sposo nel castello di Venafro; il principe Giovanni, per accogliere degnamente donna Maria Vittoria, fece abbellire il castello, ma morì il 6 febbraio a seguito di un banale incidente, fu sbalzato fuori dalla carrozza sulla quale viaggiava che si era capovolta.
La sposa, appena diciassettenne, già vedova prima di consumare il matrimonio, sposò nel 1717 Filippo Caracciolo, duca del Gesso (1691
1723).


Castello di Venafro, stemma di Capua e Piccolomini

Alla famiglia di Capua può essere fatta risalire un'altra raffigurazione araldica che si trova sulla parete che fronteggia lo scalone del cortile del castello di Venafro.  Esternamente allo scudo, a sinistra e a destra, sono poste rispettivamente le figure della Giustizia (una donna bendata che regge con la mano destra una spada e la bilancia e che indica con l'altra l'emblema) e della Vittoria (una donna vestita di doppia tunica, con le ali sollevate, nell'atto di suonare la tromba).
Lo scudo è caricato nella parte centrale delle insegne matrimoniali di Giovanni Battista di Capua (1644 1702), considerato capostipite dei di Capua feudatari di Venafro, e di sua moglie Beatrice Muscettola. Nel capo sembrerebbero invece le insegne matrimoniali del committente Scipione di Capua (1677 1705) partite con quelle della moglie Olimpia Cesarini Sforza (1675 1748), nonostante vi sia qualche perplessità sull’assenza del contogno fogliato nelle branche del leone rampante (2).

Matteo di Capua, 4° principe di Conca, 2° principe di Gesso, 8° conte di Palena, barone di Cajazzo, barone di Galluccio, Signore di Letto, Lama e Morrone, Grand’Ammiraglio del Regno di Napoli e Grande di Spagna di prima classe dal 1631, Patrizio Napoletano; possedeva anche Casarano e Casaranello, che furono posti in vendita alla sua morte dai creditori. Il principe dissipò le sue fortune e malvisto dal viceré Conte di Monterey (Manuel de Acevedo y Zúñiga conte di Monterrey ) fu incarcerato nel Maschio Angioino, dove morì sembra avvelenato dallo stesso viceré che voleva vendicarsi di una rivalità in amore.
Alla sua morte, poiché aveva lasciato ingenti debiti il palazzo venne prima dato in fitto al presidente Orsini, poi alle suore di S. Antonio di Padova,  nel 1631 venne acquistato da don Antonio Orsini (che poco dopo lo cedette alle suore di Sant’Agostino). Il terremoto del 8/9/1694 lo danneggiò gravemente e le suore furono costrette a farlo demolire quasi del tutto, sopravvive solo una facciata su via Costantinopoli (è in piazza Bellini, di fronte a palazzo Firrao). Nel 1637, costretti dai debiti gli eredi dovettero cedere i Feudi di Caspoli e Caianiello al Principe Doria che poi, nel 1647, vendette quello di Caspoli al Dr. Antonio de Simone.
Non ebbe figli. Ereditarono: la moglie, una zia (sorella del padre - ma aveva 41 anni-) dal nome  Dorotea di Capua e la matrigna Sveva d’Avalos (2^moglie del padre).


Napoli - Piazza Bellini, a sinistra (di chi guarda) Palazzo Firrao, a destra Palazzo di Capua

Giovanni di Capua, Gran Conte d'Altavilla, nel 1573 vendette la baronia di Roseto e nel 1583 la baronia di Troia a Ferrante I Lombardo († Troia, 1594).
ANNIBALE di Capua fu Arcivescovo di Napoli nel 1579.
A seguito di matrimonio tra Domenico Cattaneo, ambasciatore del re di Napoli alla corte di Spagna e decano del Consiglio di Reggenza durante la minore età di re Ferdinando IV di Borbone, con donna Giulia di Capua, i titoli di duca di Termoli (anzianità 1516) e di conte di Anversa (anzianità 1520) passarono in Casa Cattaneo.

© immagine proprietà www.nobili-napoletani.it
© Capua - Cappella gentilizia dei di Capua

Nel 1557 donna Lucrezia di Capua, figlia di don Vincenzo 3° Duca di Termoli e della nipote donna Maria di Capua 3° duchessa di Termoli, sposò Francesco Loffredo ( 14-1-1586), 2° Marchese di Trevico, Signore di San Sossio, Zungoli, Migliano seu Miglianello, Cormitello e Contra e castellano di Lecce dal 1573, Patrizio Napoletano.
Ferdinando di Capua, duca di Termoli, nel 1586 vendette le baronie di Gambatesa, Casalnuovo e Monterotaro a Ferrante I Lombardo († Troia, 1594).


Napoli, candelabro pasquale commissionato dal duca
Ferdinando di Capua nel 1585 con gli stemmi gentilizi.

Basilica di San Dom. Magg.
Napoli, candelabro pasquale del 1585, stemmi di Capua,
del Balzo e Sanseverino.

BARTOLOMEO di Capua, principe della Riccia, Gran Protonotario del Regno, Grande di Spagna, nel 1744 divenne Cavaliere del Real Ordine di San Gennaro. Francesco Sanseverino (1745 1787), conte di Saponara, succedette a detto Bartolomeo; assunse il doppio cognome di CAPUA SANSEVERINO, inquartando le armi.
BEATRICE
di Capua
( Napoli, 30.11.1767), duchessa di Mignano e principessa di Conca sposò in prime nozze il nobile Francesco Tuttavilla e, in seconde nozze, Leopold de Lignéville marchese di Houécourt; la loro figlia Petronilla de Lignéville, ereditò i titoli dalla madre e impalmò nel 1770 Vincenzo Caracciolo Rossi (1733 1793), duca di Roccaromana.


Beatrice di Capua ( Napoli, 30.11.1767) duchessa di Mignano
 

Riccia, mausoleo dei di Capua

a cura di Aniello Gatta

La chiesa di Santa Maria delle Grazie, eccellente esempio architettonico rinascimentale, è il mausoleo della casata dei de Capua, famiglia feudale che vanta  a Riccia (Campobasso) una presenza che partendo dal XIII  arriva al XVIII secolo.

Bartolomeo III di Capua ( 1522) dopo aver terminato nell’anno 1500 il restauro dell’edificio vi riunisce le spoglie mortali dei suoi avi con le relative consorti.
Sono visibili quattro sarcofagi con stemmi ed epigrafi.
A sinistra (di chi guarda) sono sepolti  Andrea e Costanza Chiaromonte,  Luigi I e Andreina Acciaiuoli.


Sepolcri di Luigi I di Capua e Andreina Acciaiuoli (in fondo) e di Andrea di Capua e Costanza Chiaromonte

Luigi I di Capua ( 1397), 3° Conte di Altavilla , Signore di Riccia, di Morrone e di Molinara, sposò Andreina Acciaiuoli dei patrizi napoletani del Seggio di Capuana, da cui Andrea I di Capua ( 1420).
Andrea di Capua (
1420), 4° conte di Altavilla, sposò a Gaeta nel 1395 Costanza Chiaromonte (1377 Riccia,1423), figlia di Manfredi Chiaramonte, conte di Modica e di Malta, moglie ripudiata da re Ladislao di Durazzo.


Sepolcro di Andrea di Capua e della moglie Costanza Chiaromonte

A destra (di chi guarda) sono sepolti Luigi II e Altabella Pandone, Francesco ed Elisabetta De Conte.


Sepolcri di Luigi II di Capua e Altabella Pandone (in fondo) e di Francesco di Capua ed Elisabetta de Conte

Luigi II di Capua (1418 1443), figlio di Andrea e di Costanza Chiaromonte, 5° conte di Altavilla, Signore di Riccia e di Molinara, sposò Altabella Pandone, figlia di Francesco Pandone conte di  Venafro, la quale generò Francesco ( 1488).    


Sepolcro di Luigi II di Capua e della moglie Altabella Pandone

L’epitaffio, tradotto dall’avv. Rosario Migliaccio di Sanfelice, così recita:
“A Luigi di Capua, Conte di Altavilla, figlio unigenito di Andrea e Costanza; questi fin da fanciullo in pace e in guerra a quell’età si comportò tanto saggiamente da conservare ogni dominio e le sue proprietà intatte in sì grande tumulto di guerra; ebbe poi in moglie colei che con lui giace, Altabella Pandone, la quale per bellezza e onestà fu seconda a nessuna delle dame del tempo. Da lei ebbe cinque figli e una figlia, e così ripristinato il casato venne a mancare all’età di 25 anni. Bartolomeo III, Conte di Altavilla, per non mancare al pio ufficio dovuto all’avo, fece erigere con la massima cura questo monumento, in sacra memoria.”

Francesco di Capua ( Napoli, 1488), Signore di Riccia e di Cannavena, sposò Elisabetta de Conte, che diede alla luce 12 figli, tra i quali spicca il secondogenito Bartolomeo III (1452 1522).


Sepolcro di Francesco di Capua e della moglie Elisabetta de Conte

Bartolomeo III di Capua (Napoli, 1460 circa Riccia, 1522), patrizio napoletano del Seggio di Nilo, 9° conte di Altavilla, Signore di Pietracatella (1488) e poi barone di Pietracatella (1526), Signore di Riccia, di Butracello, di Riodegaldo, di Redine, di Monticello, di Molinara, di Cercepiccola, di Pago e di Roseto, mastro portulario di Capitanata e Contado di Molise; viceré di Capitanata e Contado di Molise (1497), viceré di Abruzzo (1512), contrasse tre matrimoni.
Il primo nel 1473 con Roberta Boccapianola, figlia di Belteraimo e di Prudentia Bozzuto, che gli portò in dote i castra abitati di Pietracatella e di Sant’Elia e i castra disabitati di Pescarello, Castel della Guardia,  Casalpiano, Figarola, Casalfana e Torre di Zeppa; da questa unione furono generate due figlie: Cornelia
(† 1562), che sposò Giovanni Antonio Orsini conte di Nerola, e Ippolita ( 1545) maritata ad Antonio Carafa, signore della Rocca di Mondragone e capostipite del ramo dei principi di Stigliano.
 


Sepolcro di Bartolomeo III di Capua

L’epitaffio, tradotto dall’avv. Rosario Migliaccio di Sanfelice, così recita:
“Bartolomeo III di Capua, Conte di Altavilla, restaurato ed ampliato il tempio e in esso accolte le spoglie dei suoi antenati, ogni suo monumento costruito per sé e per Aurelia Orsina, moglie dolcissima, che ahimè, ahimè per morte prematura venne a mancare lasciando due figli giovinetti, Gian Francesco e Giustiniana; il sepolcro che, entrambi in vita, egli aveva loro comune destinato, fece collocare alla beata memorie di lei, (che) visse 18 anni, fanciulla di bellezza, onestà e fede rarissime, metà della sua anima trattenendo con sé il perpetuo, in sacra memoria.”

Il secondo matrimonio di Bartolomeo III fu con Aurelia Orsini (deceduta all’età di 18 anni), figlia di Francesco ( 1503) duca di Gravina, la quale generò due figli: Giovanni Francesco che sposò Isabella Spinelli figlia di Giovambattista conte di Cariati,  e Giustiniana che sposò Diego Cavaniglia conte di Montella.

Stemma partito con le insegne di Capua ed Orsini

In tarda età Bartolomeo III si sposò per la terza volta con Lucrezia Zurlo, figlia di Berardino conte di Montorio, dalla quale ebbe Luigi Martino ( dopo il 1550), 10° conte di Altavilla, e Giulia che sposò Giovambattista d’Azzia, figlio primogenito di Pierantonio conte di Noja.
Altra memoria storica:
Giovanni Fabrizio
 di Capua (Montorio, 1604
Riccia, 1645), figlio di Vincenzo Luigi (1580 1627) 1° principe della Riccia e di Giovanna Carafa ( 1609), fu il 2° principe della Riccia, 15° conte di Altavilla, conte di Montorio, sposò nel 1623 Margherita Ruffo ( 1607), figlia di Vincenzo ( 1616), Signore di Santa Severina dal 1608, Signore di Fiumara, Muro e Calanna, Passo di Catona e Pietrapaola dal 1612, Signore di Anoia, e di Maria Ruffo 2° Principessa di Scilla (cugina del marito).

Targa in memoria di Giovanni Fabrizio di Capua sposato con Margherita Ruffo

Ludovico IV Martino di Capua († 1550), figlio di   Bartolomeo III di Capua e di  Lucrezia Zurlo, 10° conte di Altavilla, Conte di Montorio, Signore della Riccia, di Molinara, di Pietracatella, di Sassinoro, di San Giuliano, di Sepino e di Cercepiccola, sposò  Giovanna Orsini figlia di Ferdinando ( Napoli, 1549) 5° duca di Gravina, la quale generò Bartolomeo, deceduto a 15 anni, Giovanni ( 1589) 11° Conte di Altavilla,  e  Fabrizio ( 14-9-1591), 13° conte di Altavilla, conte di Montorio, Signore della Riccia. Quest’ultimo commissionò il dipinto esposto nel Santuario della Madonna del Carmine.

Riccia (Campobasso), Santuario della Madonna del Carmine, dipinto commissionato dai di Capua; a destra
stemma interzato in palo di Capua, Zurlo e Orsini. Sotto: particolare dipinto, stemma di Capua

Si ringrazia l'assessore alla cultura del Comune di Riccia, Antonio Santoriello.
 

Famiglie imparentate con Casa di Capua


Alcune parentele contratte dai di Capua:
LANZA:
nel 1802 il barone Biase Lanza (1746
1832), patrizio di Capua e cavaliere di Malta, sposò Eleonora (17791835) de Capua, patrizia di Capua, dei duchi di San Cipriano.
LOFFREDO: donna Lucrezia di Capua dei duchi di Termoli sposò
Francesco Loffredo 2° Marchese di Trevico, Signore di Ostuni, San  Sossio, Zungoli, Migliano seu Miglianello, Cormitello e Contra e castellano di Lecce dal 1573, patrizio napoletano. Per figlia ebbero Adelaide che sposò a Lecce Gian Camillo Mancini, 2° marchese di Fusignano, 3° barone del Casale di San Nicola a Ripa, Nobile Romano, Patrizio di Ancona, Patrizio di Ferrara, Signore di Canneto, Silva Nigra, Cannellara e Santa Lucia, Governatore di Ostuni, Regio Visitatore della Provincia del Principato Ultra, umanista.

Via S. Biagio dei Librai - chiesetta vicino museo
Napoli - Arma della famiglia di Capua

Per eventuali approfondimenti si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e gli Affari della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà”.

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Note:
1) -
Il 2° Principe di Conca per mantenere le entrate elevate decise di acquistare altri Feudi e chiese un grosso prestito al Principe di Melfi Andrea d’Oria (100.000 ducati, cifra iperbolica se si pensa che il Feudo di Caspoli ne costò 4.000), purtroppo quando morì non aveva ancora pagato il debito. Ereditò il figlio, Giulio Cesare (1592 1631), e si rese conto che se non avesse restituito l'importo del debito sarebbe stato obbligato a cedere Caspoli al Principe d’Oria. Allora vendette Caspoli ad un parente (il Marchese di Campolattaro che era il marito di Dorotea di Capua cioè di sua sorella). L’escamotage non andò a buon fine e non fu concesso il Regio Assenso. Per questo motivo ritornò al venditore.
Poco dopo “fu costretto” a cederlo al Principe d’Oria (nel 1628, anche se risulta registrato nel 1631); anche questa volta si comportò in modo molto spregiudicato: cedette al d’Oria i Feudi di Caspoli e Caianello, in conto del maggior avere, ma li prese in affitto per 3 anni. Allo scadere dei tre anni rifiutò la restituzione, nonostante non avesse mai pagato l'affitto, e convinse il Doria a stipulare un patto di retrovendita di 3 anni. Purtroppo morì nello stesso anno e non ebbe il tempo di perfezionare l'accordo.
Il successivo Principe di Conca (4°) fu Matteo, V. Gleijeses lo definisce “poco intelligente e del tutto incapace di amministrare il patrimonio ereditato” (LA STORIA DI NAPOLI/1977), in ogni caso morì a solo un anno dal padre il 28/8/1632, incarcerato nel Maschio Angioino. Le eredi prima fecero apprezzare le proprietà poi le cedettero per appianare i debiti.
2) – Si ringrazia l’Arch. Franco Valente, curatore del sito https://www.francovalente.it/ , per le notizie fornite.


Continua nel sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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