Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.   

G L I    S P A G N O L I

 

FERDINANDO il Cattolico, V re di Spagna, II come re di Sicilia, III come re di Napoli.
(1503-1516)


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Napoli - Busto di Ferdinando


L'insegna di Ferdinando il Cattolico


 

Arma di Ferdinando il Cattolico: inquartata, nella 1^ e 4^ parte dello scudo, un castello con tre torri di oro in campo rosso (Castiglia) e  un leone rosso coronato in campo argento (Leon); nella 2^ e 3^ parte, quattro pali di rosso su sfondo di oro (Aragona) e l’insegne di Aragona con l’aquila Sveva (Regno delle due Sicilie).
Nella punta un melograna di rosso in campo d’argento (Granata).

 

I Vicerè di Napoli nominati da Ferdinando il Cattolico


dal 1503 al 1507
Consalvo di Cordova
(1453
†1515)
Consalvo de Cordoba
"Il gran Capitano", duca di Sessa
e di Terranova. Luogotenente

dal 1507 al 1509
Giovanni d'Aragona
(1457
†1528)

Conte di Ripacorsa
 


1509
ad interim
Antonio di Guevara

Conte di Potenza,
Luogotenente
 

dal 1509 al 1522
Raimondo di Cardona
(1467
†1522)

Conte di Albento,
1° duca di Somma

dal 1512 al 1513 ad interim
Francesco de Remolines
(1462
†1518)

Cardinale
Luogotenente

dal 1513 al 1515
ad interim
Bernardo de Vilamari

1° conte di Capaccio
Luogotennte

Ferdinando V di Spagna (II come re di Sicilia, III come re di Napoli) sposa nel 1496 Isabella, sorella di Enrico IV re di Castiglia; ne eredita il regno e conquista Granata, cacciando definitivamente i mussulmani dalla penisola iberica, da qui l’appellativo di Cattolico.
Sotto il suo regno, Cristoforo Colombo scopre il Nuovo Mondo. 
Ferdinando il Cattolico già re di Sicilia e di Sardegna, per cingere la corona del Regno di Napoli, invia l’armata spagnola comandata da don Consalvo Ferdinando de Cordoba duca di Terranova e Sant’Angelo, detto il Gran Capitano,  il quale, dopo circa due mesi la Disfida di Barletta, sbaraglia i francesi a Cerignola e, dopo aver firmato un capitolato in cui concede 64 privilegi alla nobiltà napoletana, il 16 maggio 1503 entra nella città partenopea.
La dominazione ispanica dura circa due secoli, il Regno di Napoli viene governato dai viceré che, tranne alcune eccezioni, non si preoccupano minimamente delle condizioni del popolo, imponendo una pressione fiscale insopportabile per soddisfare le crescenti pretese della Spagna, protesa a conquistare nuovi territori e imporre il proprio dominio in Europa, in Africa e nelle Americhe con innumerevoli guerre.

Ferdinando il Cattolico
Ferdinando il Cattolico
 

Alcuni aristocratici ottengono grandi profitti appoggiando i viceré mentre la nobiltà illuminata, stimolata dal principe Ferrante Sanseverino, con i ceti medi e popolari, cerca di contrastare i provvedimenti più deleteri, come il tentativo di istituire il famigerato tribunale dell’Inquisizione. Con vigore e ribellioni difendono le autonomie amministrative locali, ottenendo il mantenimento delle istituzioni e i diritti concessi dalle precedenti dinastie: i Sedili, il Consiglio Collaterale, la Camera della Sommaria.
Nel 1506 il sovrano sposa, in seconde nozze, Germana de Foix, figlia di Maria d'Orléans e nipote di Luigi XII re di Francia.
Nel 1509 le milizie napoletane, insieme ad un gruppo di soldati spagnoli, guidate da Bernardo Villamarina, sono comandate a conquistare, in nome e per conto di Madrid, i possedimenti di cinque porti veneziani in terra di Bari e di Otranto.
 

Imperatore Carlo V d'Asburgo-Spagna (1516 - 1553)


Napoli - statua dell'imperatore Carlo V
Napoli - statua di Carlo V
 



Stemma dell'Imperatore Carlo V
d'Asburgo-Spagna
 

Arma: nello stemma sono presenti gli scudi di Castiglia, Leon, Regni di Napoli e Sicilia, Granada, Aragona, Gerusalemme, Ungheria, Austria, Borgogna, seconda linea borgognona, Brabante, Limburgo e Tirolo.
Lo scudo è sorretto dall'aquila bicipite sormontata dalla corona imperiale.
Le due colonne poste ai lati dell'arma sono allusive a quelle di Ercole che avrebbe posto ai lati dello stretto di Gibilterra per ammonire i naviganti a non spingersi oltre.
Esse sono sormontate da una corona imperiale su quella di destra e da corona reale su quella di sinistra; entrambe portano su un nastro la scritta del motto: "Plus ultra", cioè "Più in là". Lo scudo è cinto alla base dal collare del Toson d'oro.

 

I Vicerè di Napoli nominati dall'Imperatore Carlo V d'Asburgo-Spagna

dal 1522 al 1527
Carlo di Lannoy
(1487†1527)

Principe di Sulmona
Sepolto nella chiesa di Monteoliveto
dal 1523 al 1526 ad interim
Andrea Carafa della Spina
(†1526)

1° conte di Santa Severina
Luogotenente

dal 1526 al 1527 ad interim
Ferrante Montalto
(†1530)

Reggente della Cancelleria del
Regno di Napoli, Luogotenent
e
 
dal 1527 al 1528
Ugo di Moncada
(1476†1528)

Cavaliere del S.M.O. di Malta
dal 1528 al 1530
Philibert de Chalon
(1502†1530)

Principe di Orange
 
dal 1530 al 1532
Pompeo Colonna
(1479†1532)

Cardinale
dal 1532 al 1553
Pedro Alvarez de Toledo
(1484
†1553)

Marchese diVillafranca
 
1553 ad interim
Luigi Alvarez de Toledo


Luogotente
Commendatore dell'Ordine di Santiago
dal 1553 al 1555
Pedro Pacecco
(1488†1560

Cardinale
 
1555 ad interim
Bernardino de Mendoza
(1501†1577)

Luogotenente
Capitano generale delle Galee
Commendatore di Medina

 
   

Nell’anno 1519 sale al trono Carlo V d’Asburgo, figlio di Filippo il Bello arciduca d’Austria e Giovanna III (figlia di Ferdinando il Cattolico) detta la Pazza, ereditando un immenso patrimonio; dal padre: le Fiandre, la Castiglia e le colonie americane; dal nonno: i regni di Napoli, Sicilia e Sardegna; alla morte dell’imperatore Massimiliano: i domini della Casa d’Asburgo, tra cui l’Austria.  La corona imperiale è contestata dal re di Francia, Francesco I, contro il quale dove combattere quattro guerre per il possesso dell’Italia: si ricorda la vittoriosa battaglia di Pavia nel 1525 e quella infausta di Ceresole nel 1544, entrambe guidate dal valoroso condottiero Alfonso (chiamato Ferrante) d’Avalos, signore di Ischia e di Procida.  
Papa Clemente VII si schiera a favore di Francesco I e Carlo V si vendica ordinando nel 1527 il sacco di Roma.
I
l 13 gennaio 1527, anniversario della traslazione delle ossa di San Gennaro da Montevergine a Napoli, i rappresentanti dei Seggi Nobili e il rappresentante del Popolo fecero voto di erigergli una nuova e più bella Cappella. Si gettarono le basi per la costituzione della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro. 
Nel 1520 Solimano II il Magnifico (1520-1566) sale sul trono di Costantinopoli e continua l'espansione verso l'Oriente. Nel 1522 viene attacca  Rodi;  i cavalieri dell'Ordine Gerosolimitano oppongono una strenua difesa ma sono costretti a lasciare l'isola rifugiandosi a Malta.

Solimano affida il comando della sua grande flotta a Chair-Ed-Din, detto Barbarossa, signore di Algeri;  le navi turche ed algerine, dopo aver conquistato Tunisi, gettano il terrore su tutte le coste dell'Italia meridionale, con sbarchi improvvisi, saccheggiano molti villaggi e catturano migliaia di cristiani per poi chiedere il riscatto o schiavizzandoli. Il Barbarossa attacca e saccheggia Fondi e Sperlonga, cerca invano di rapire a Napoli donna Giulia Gonzaga, principessa di Fondi, moglie di Vespasiano Caracciolo; nel 1535 conquista Capri mettendo a fuoco il castello, devasta l’isola d’Ischia e occupa Procida, minacciando nuovamente Napoli.
L’imperatore Carlo V guida una flotta verso Tunisi, composta da 400 navi con a bordo 25.000 soldati, in gran parte napoletani, cavalieri di Malta, siciliani e spagnoli, sotto il comando di
Alfonso d'Avalos (Ischia,1502 Vigevano,1546), cugino di Ferrante, marchese del Vasto. Il 14 ottobre 1535 la Goletta, fortezza edificata per proteggere Tunisi, viene presa d’assalto e conquistata dalla fanteria napoletana sotto il comando di Ferrante Sanseverino, principe di Salerno.


Chair-Ed-Din, detto Barbarossa

Castello di Baia
Particolare Castello di Baia (Bacoli)

Poco dopo cade anche Tunisi, grazie alla ribellione dei ventimila schiavi cristiani che riescono ad aprire le porte alle armate imperiali.
Il sovrano, dopo la vittoria, visita i suoi possedimenti in Italia e il 25 novembre del 1535 viene accolto trionfalmente in Napoli, ove si fermò per alcuni mesi.
Nonostante la vittoria, le incursioni di arabi e turchi non terminano, il viceré Pietro de Toledo fortifica le coste facendo erigere una serie di torri e il castello di Baia.
Nel 1544 nasce a Sorrento (NA) Torquato Tasso, famoso in tutto il Mondo per la sua “Gerusalemme Liberata”. 
Il sovrano nello stesso anno abdica e divide l’impero lasciando al figlio Ferdinando l’Austria e i Paesi Bassi e all’altro figlio Filippo II la Spagna, la Lombardia e i regni di Napoli e Sicilia e, infine, si ritira in un monastero dell'Estremadura. 

Il vicerè Pedro Alvarez de Toledo nel 1547 tentò di istituire il famigerato Tribunale dell’Inquisizione, dopo il fallito tentativo del 1510; tale decisione sollevò le ire del popolo e dei nobili, iniziarono i primi tumulti, i soldati spagnoli furono costretti a restare nei castelli.
Ferrante Sanseverino (1507
1568), principe di Salerno, si recò con altri nobili napoletani in Spagna ed ottenne dall’imperatore Carlo V, preoccupato dalle notizie che pervenivano da Napoli,  la soppressione dell’Inquisizione nel Regno di Napoli.


Napoli - Targa in memoria del popolo Napoletano che impedì l'istituzione del famigerato Tribunale dell'Inquisizione

Nel 1548 nasce a Napoli la Confraternita della Redenzione dei Captivi, una Pia istituzione fondata da devoti napoletani d'ogni livello sociale, con lo scopo di riscattare i cristiani presi prigionieri (captivi) dai mussulmani. La Confraternita si insedia prima in S. Domenico Maggiore e poi nel Convento dei padri Celestini a S. Pietro a Maiella ove fu costruita la chiesa denominata "Santa Maria della Detenzione dei Captivi".

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Napoli - Chiesa "Santa Maria della Redenzione dei Captivi", oggi denominata "S. Maria della Mercede e
S. Alfonso M. dè Liquori".

I prigionieri vengono rilasciati su riscatto di parenti danarosi o, se di famiglia povera, con l'aiuto della Confraternita; particolare attenzione è rivolta ai bambini. Senza smentita, può affermarsi che è la prima istituzione laica sorta con lo scopo di riscattare gli schiavi. Si calcola oltre 20.000 schiavi ad Algeri, 10.000 a Tunisi e alcune centinaia a Tripoli. Don Annibale Moles, Reggente di Cancelleria, nel 1561 fu inviato in Calabria per stroncare l'eresia dei valdesi, confiscò loro numerosi beni che in parte, per un valore di 5.000 ducati furono donati alla Confraternita.
 

FILIPPO II d'Asburgo-Spagna (1554 - 1598)


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Napoli - Busto di Filippo II


 



Napoli - Arma di Filippo II

Arma: nei primi due quarti sono presenti gli scudi di Castiglia, Leon, Regni di Napoli e Sicilia, Granada, sul tutto lo scudo del Portogallo. Nei due quarti sottostanti: Casa d'Amburgo, Borgogna antica, Borgogna moderna, Bradante; sul tutto lo scudo partito Fiandra e Anversa.
Non vi è più l'aquila bicipite e la corona imperiale.
L'arma non subirà più modifiche eccetto per un breve periodo quando scomparirà l'insegna del Portogallo nel 1668 (pace di Lisbona), ma riapparirà subito dopo.

 

I Vicerè di Napoli nominati da Filippo II


dal 1556 al 1558
Fernando Alvarez de Toledo
 y Pimentel
(1507†1582)

3° duca d'Alba
 


1556 - 1558 ad interim
Federico Alvarez de Toledo y
Enriquez de Guzman
(1537†1583)

Luogotenente, 4° duca d'Alba
Commendatore Ordine Calatrava


1558
Giovanni Manriquez
di Lara

(1504†1558)


Luogotenente, Signore di San Leonardo
de Yague, Claviculario Ordine Calatrava

1558 - 1559 ad interim
Bartolomeo della Cueva
y Toledo
(1499†1562)

Cardinale, Luogotenente,
Arcivescovo di Manfredonia

dal 1559 al 1571
Parafan di Ribera
(1509†1571)

1° duca d'Alcalà
 

dal 1571 al 1575
Antonio Perinotto
(1517†1586)

Cardinale Granvela,
Arcivescovo di Malines

1572
Diego Simarca



Luotenente,
Vescovo di Badajos
dal 1575 al 1579
Innico Lopez Hurtado
de Mendoza
(1512†1580)


3° marchese di Mondejar
al 1579 al 1582
Giovanni di Zunica
(1539†1586)

Principe di Pietrapersa

Ambasciatore a Roma nel 1568
dal 1582 al 1586
Pietro Tellez-Giron
(1537†1590)

1° duca di Ossuna

dal 1586 al 1595
Giovanni di Zunica
(1541†1608)

7° conte di Miranda
Marchese di Bagneza

dal 1595 al 1599
Enrico de Gusman
(1540†1607)

2° conte di Olivares
Ambasciatore a Roma nel 1582
 

Filippo II di Spagna
Filippo II di Spagna, re di Napoli (1554-1598)

Nel 1558 il viceré Alvarez de Toledo, duca d’Alba, guida una spedizione composta da ottomila soldati napoletani, comandati da Pompeo Colonna, e quattromila hidalgos (soldati spagnoli) e conquista Roma con lo scopo di punire il papa Paolo IV (Gian Pietro Carafa), per aver istigato i Francesi a tentare la conquista delle terre meridionali.
Tre anni dopo, un naviglio partenopeo partecipa alla spedizione dei Cavalieri di Malta contro Tripoli.
Nel 1571 nasce la Lega Santa voluta dallo Stato Pontificio, dalla Repubblica di Venezia, dagli stati asburgici di Spagna, Napoli e Sicilia, dalla Repubblica di Genova e  dai Cavalieri di Malta, per contrastare le devastanti incursioni degli Ottomani.
Più del 50% dei costi vengono sostenuti dalla Spagna e, quindi, di riflesso dal Meridione d’Italia che partecipa anche con il fior fiore dell’aristocrazia; onori e gloria andranno al Papa Pio V.

Il comando delle navi cristiane viene affidato a Don Giovanni d’Austria (1547 † 1578), fratellastro del Re di Spagna Filippo II, che riceve a Napoli, dalla mani del Cardinale Granula, il bastone del comando e lo stendardo (un drappo di seta pregiata con l’immagine del Redentore in croce).
Il 7 ottobre dello stesso anno la Lega, forte di 208 galere, incrocia, al largo della costa greca poco lontano da Lepanto, la flotta Turca superiore come numero di vascelli ma inferiore come bocche da fuoco. La battaglia navale dura circa quattro ore, gli ottomani subiscono una umiliante sconfitta; tra le loro fila si contano 40.000 morti e quasi 200 vascelli affondati: la potenza navale turca è finita per sempre.
Giovan Battista Mastrilli, cavaliere dell’Ordine Gerosolimitano, è uno dei tanti  eroi napoletani che partecipano alla battaglia.
Orazio Minutolo, comandante della galea napoletana S. Filippo, morì eroicamente.
Giovanni Battista
del Tufo, barone di San Massimo, partecipò attivamente alla battaglia.

Don Giovanni d'Austria - Immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Don_Juan_D_Austria.jpg - Questa immagine è stata rilasciata nel pubblico dominio dal detentore del copyright, il copyright è scaduto o non possiede i requisiti per essere soggetta ad un copyright. La norma vale in tutto il mondo.
Don Giovanni d'Austria
(1547
† 1578)

Andrea Frezza distintosi nella battaglia di Lepanto, ricevette da Filippo II di Spagna nel 1575 il titolo di duca sul cognome. Don Vincenzo d'Afflitto, Cavaliere dell’Ordine di Malta e valoroso combattente, era a bordo di una galea napoletana, facente parte dell'avanguardia della flotta.
Carlo Villani si distinse per il suo coraggio ed abilità di combattente.
Orazio Caracciolo di Martina, patrizio napoletano, partecipò alla battaglia.
Gaspero Toraldo, barone di Badolato e Signore di Ischia, radunò duemila uomini in soli quindici giorni e vi prese parte con i gradi di colonnello.
La Galea  Sagittaria di Napoli era comandata da Martino Pirola.
Il nobile Scipione Cavallo armò a sue spese la galea "Luna de Napoles" che si schierò alla destra della flotta.
Francesco Antonio Venato, capitano di galee, morì eroicamente in combattimento.
Don Marcantonio Moles, Maggiordomo dell'Arsenale di Napoli, partecipò attivamente allo scontro navale.
Berardino Falangola (1552 † 1597), si distinse per il suo coraggio sotto il comando del principe Niccolò Bernardino Sanseverino.
Marcantonio Colonna (n. 1535 † 1584), principe di Tagliacozzo e Paliano, Gran Connestabile del Regno di Napoli, cavaliere del Toson d'Oro nel 1599, partecipò alla battaglia.
Don Prospero Lannoy, figlio di Carlo vicerè di Napoli, si distinse nel combattimento.


Napoli - affresco del 1400 di Santa Maria del Soccorso

La Madonna del Soccorso era molto venerata a Napoli; Don Giovanni d'Austria, prima di salpare con la flotta, volle recarsi nella Chiesa di S. Pietro a Maiella, edificata nei primi anni del XII secolo, per pregare innanzi all'immagine della Madre di Dio. Qui il Religioso Don Giovanni Battista della Guardia Grelle dei Padri Celestini, gli predisse la vittoria se avesse portato con sè un quadro con l'immagine di S. Maria del Soccorso. Ottenuta la vittoria il Duca qui ritornò con 400 alabardieri e donò alla Chiesa la nave ammiraglia della flotta; i suoi soldati lasciarono davanti all'affresco della Madonna gli elmi, scudi e archibugi in segno di ringraziamento.

Nel 1578 sei artigiani napoletani, tra cui Bernardo Giovino, decidono di costituire una congregazione religiosa con lo scopo dare accoglienza e assistenza ai numerosi fedeli di passaggio nella città di Napoli per recarsi in pellegrinaggio ai Santuari sparsi per l'Italia e con l'aiuto di Don Fabrizio Pignatelli dei duchi di Monteleone, nasce l'Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti.
 

FILIPPO III d'Asburgo-Spagna (1598 - 1621)


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Napoli - Busto di Filippo III







 



Napoli - Arma di Filippo III

Arma: come quella di Filippo II










 

I Vicerè di Napoli nominati da Filippo III


dal 1599 al 1601
Ferrante Ruiz de Castro
(1548†1601)

6° conte di Lemos e d'Andrada
marito di Caterina Zunica

1601 - 1603 ad interim
Francesco Ruiz de Castro
(1579†1637)

8° conte di Lemos
figlio di Ferrante e Caterina Zunica

dal 1603 al 1610
Gio: Alfonzo Pimentel d'Herrera
(1552†1621)

8° conte di Benavente
marito di Mencia de Mendoza Zuniga

dal 1610 al 1616
Pietro Fernandez de Castro
(1576†1622)

7° conte di Lemons
figlio di Ferrante e Caterina Zunica,
marito di Catalina de La Cerda Sandoval

dal 1616 al 1620
Pietro Giron
(1574†1624)

3° duca di Ossuna
marito di Catalina Enriquez de Ribera

1620
Gasparo de Borja
(1580†1645)

Cardinale Borgia
Arcivescovo di Siviglia

 

dal 1620 al 1622
Antonio Zapata
(1550†1635)

Cardinale
Consigliere di Stato di S.M.
 
   

FILIPPO IV d'Asburgo-Spagna (1621 - 1665)


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Napoli - Busto di Filippo IV


 


© Foto proprietà www.nobili-napoletani.it - Stemma di Filippo IV
Napoli - Arma di Filippo IV

Arma: come quella di Filippo II

I Vicerè di Napoli nominati da Filippo IV d'Asburgo-Spagna


dal 1622 al 1629
Antonio Alvarez de Toledo
(1568†1639)

5° duca d'Alba
 

dal 1629 al 1631
Fernando Afan de Ribera
(1583†1637)

3° duca d'Alcalà
marito di Beatriz de Moura
dal 1631 al 1637
Manuel de Acevedo y Zuniga
(1586†1653)

6° conte di Monterrey
marito di Leonor Maria de Guzman

dal 1637 al 1644
Ramiro Filippo de Guzman
(1600†1668)

2° duca di Medina de Las Torre
marito di Anna Carafa

dal 1644 al 1646
Juan Alfonso Enriques de Cabrera
(1600†1647)

Ammiraglio di Castiglia
marito di Luisa Sandoval Padilla

dal 1646 al 1648
Rodrigo Ponce de Leon y
Alvarez de Toledo

(1602†1658)

4° duca d'Arcos
marito di Francisca de Cardoba
1648
Giovanni d'Austria
(1629†1679)

Priore dell'Ordine di
San Giovanni di Gerusalemme
 
dal 1648 al 1653
Inigo Velez de Guevara
(1597†1658)

8° conte di Onate

 
dal 1653 al 1658
Garcia de Haro y Guzman
(1558†1670)

Conte di Castrillo
marito di Maria de Avellaneda
 
dal 1659 al 1664
Gaspar Bracamonte y Guzman
(1595†1676)

Conte di Pegnaranda
marito di Maria de Bracamonte
 
dal 1664 al 1666
Pasquale d'Aragona
(1626†1677)

Cardinale
Arcivescovo di Toledo
 
 

Nel 1647 il popolo si ribella ad un governo corrotto il cui unico scopo è quello di istituire nuove gabelle. Un pescatore, Tommaso Aniello, detto Masaniello, guida la rivolta sino alla sua tragica conclusione. 


D. Gargiulo: La rivolta di Masaniello -
Napoli, Museo di San Martino -  stampa
 

CARLO II d'Asburgo-Spagna (1665 -1700)


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Napoli - Busto di Carlo II






 



Arma di Carlo II
 

Arma: come quella di Filippo II, nel 1668 scompare l'insegna del Portogallo che viene rimosso a seguito della Pace di Lisbona che mette fine alla lunga guerra d'indipendenza dei portoghesi.








 

I Vicerè di Napoli nominati dall'Imperatore Carlo II d'Asburgo-Spagna


dal 1666 al 1671
Pietro d'Aragona
(1611†1690)

8° duca di Serorbe
marito di Anna Fernandez de Cordoba

1671 - 1672 ad interim
Fadrique Alvarez de Toledo
(1635†1705)

7° marchese di Villafranca
Luogotenente

dal 1672 al 1675
Antonio Alvarez Osorio
(†1689)

10° marchese di Astorga
marito di Anna Maria de Guzman

dal 1675 al 1683
Fernando Faiardo de Requesens
(1634†1693)

6° marchese di Los Velez
marito di Maria Juana Aragon Folch de Cardona

dal 1683 al 1687
Gaspar de Haro y Guzman
(1629†1687)

Napoli - lastra tombale del
7° marchese del Carpio

dal 1687 al 1688
Lorenzo Onofrio Colonna
(1637†1689)

8° principe di Paliano

Contestabile

dal 1688 al 1696
Francesco de Benavides
(1640†1716)

Conte di Santo Stefano
marito di Francisca Josefa de Aragon
 

dal 1696 al 1702
Luis de la Cerda y Aragon
(1660†1711)

9° duca di Medinaceli
marito di Maria de las Nieves Tellez Giron
 
 


Filippo V di Spagna
Re Filippo V di Spagna

Nel 1700 muore re Carlo II che, non avendo figli, nel testamento designa erede universale Filippo d’Angiò nipote del re di Francia Luigi XIV a condizione che le due monarchie di Francia e Spagna non si sarebbero in futuro riunite.
Nel 1701 scoppiano i tumulti per la rivolta contro re Filippo da parte di alcuni baroni del Regno (congiura di Macchia) che vengono sedati dal vicerè Luis de la Cerda.
Nel 1703 Filippo d'Angiò, che prende il nome di Filippo V di Spagna, anche se appartiene alla dinastia dei Borbone, giunge a Napoli il 16 aprile con un gran seguito; viene accolto trionfalmente dagli Eletti dei Seggi. I festeggiamenti furono grandiosi, con serate di musica, balli e partite di caccia, sino alla imponente cavalcata del 20 maggio e al donativo di più di un milione di ducati d'oro. 

FILIPPO V di Borbone, re di Spagna (1700-1707)


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Napoli - Busto di Filippo V





 


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Arma di Filippo V
 

Arma: scompare del tutto l'insegna del Portogallo che viene sostituito da uno scudo recante tre gigli d'oro disposti 2 - 1 in campo azzurro.









 

I Vicerè di Napoli nominati da Filippo V


dal 1702 al 1707
Juan Manuel Fernandez Pacheco
(1650 † 1725)

8° marchese di Vigliena

   


Nota: le immagini di una parte dei Vicerè sono di proprietà della Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile "A. De Leo" di Brindisi che si ringrazia per aver autorizzato la pubblicazione.

 


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