Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Castiglione, poi Castiglione Morelli
- Parte prima -

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: di rosso, al leone coronato sostenente con la zampa anteriore destra un castello di tre torri, il tutto d’oro.
Altra: di rosso, al leone d'argento coronato d'oro, sostenente con la zampa anteriore destra un castello di tre torri del terzo.
Altra:  di rosso, al leone d'argento sostenente un castello d'oro.
Altra: partito, nel 1° di rosso al leone sostenente un castello, il tutto d’oro (Castiglione); nel 2° di verde al castello d’oro addestrato da un leone del medesimo (Morelli).
Altra: di rosso, al leone d’argento sostenente un castello d’oro, sormontati in capo da sei stelle d’oro male ordinate.
Cimiero: il cavallo morello nascente dalla corona marchionale. La Vergine Immacolata circondata da dodici stelle d'oro.
Titoli: patrizio di Milano, patrizio napoletano
(aggregata al Seggio di Montagna), patrizio di Penne, nobile patrizio di Cosenza, barone di Appignano, barone d'Elice e Vestea, barone di Chiaravalle, barone di Gagliato, marchese di Poggio Umbricchio, marchese di Vallelonga, San Nicola e Nicastrello, principe di Antiochia.
Patroni: L'Immacolata Concezione, San Geronimo, San Bernardo, San Francesco di Paola, Santa Rosa di Lima.
Motto: NEC INCESSUS APEX


Vallelonga, palazzo Castiglione Morelli, stemma sulla volta dell'androne

La famiglia Castiglione, originaria della Borgogna, giunse in Italia a Milano, ha goduto nobiltà anche nelle città di: Como, Genova, Mantova, Messina, Penne, e Cosenza.
Da Cosenza, si diramò a: Rogliano, Fiumefreddo Bruzio,Vallelonga, Crotone, e Napoli.
Capostipite del ramo calabrese fu Tolomeo Castiglione († a Cosenza), originario di Penne (oggi comune omonimo in provincia di Pescara). Giunsero a Penne da Milano, si hanno notizie certe di Gualterio, il quale possedeva diversi feudi in Abruzzo; con i suoi congiunti: Mulippo, Giovanni e Bernardo, militarono al servizio di
re Guglielmo II il Normanno  nella celebre spedizione in Terra Santa (terza crociata 1189-1192).
Roberto, fratello di Tolomeo, fu mandato ambasciatore nella Marca d'Ancona dall'imperatore Federico II di Svevia, mediante imperial rescritto spedito da Pier delle Vigne.
Tolomeo, come suo fratello Roberto servì l'imperatore Federico II di Svevia: nel 1238 come capitano di contea in Arezzo, e nel 1239-1240 come giustiziere d'Abruzzo, e della Val di Crati e Terra Giordana (in epoca normanno-sveva costituivano due delle tre regioni geografico-amministrative della Calabria, e successivamente denominata Calabria Citra, la terza regione era la Calabria propriamente detta, poi Calabria Ultra). S. De Leone “Illustri Pennesi, per nascita, scienza, lettere, ed arti. Notizie e documenti per la storia cittadina”-Tipografia Silvio Valerì-Penne 1885, pp. 8-13.
Tolomeo ebbe in possesso il feudo di Castiglione (oggi Castiglione Marittino, frazione di Falerna in provincia di Catanzaro); la sua famiglia era imparentata con famiglie della Sabina e della Campagna, tra cui anche quella di papa Alessandro IV.
Giacomo Castiglione († Reggio Calabria, 1277), figlio di Tolomeo, portava il titolo di magister, nel 1259 fu nominato da papa Alessandro IV arcivescovo di Reggio Calabria,  ma la situazione politica non gli permise di prendere possesso della diocesi, dopo la vittoria di Carlo I d'Angiò, papa Clemente IV, lo consacrò arcivescovo (in quanto fino ad allora aveva il semplice titolo di arcivescovo eletto) e lo inviò a Reggio Calabria. Nel 1274 partecipò al concilio di Lione apponendo il proprio sigillo alla costituzione relativa all'elezione pontificia.
Bartolomeo, fratello di Giacomo, nel 1268 aveva preso le parti di Corradino di Svevia, sfidando per lungo tempo le truppe di Carlo I d'Angio, che aveva messo sotto assedio il castello di Castiglione, i suoi figli Roberto e Giacomo dopo questa vicenda si trovavano in una situazione difficile, lo zio Giacomo, che restò fedele a Carlo I d'Angiò, li accolse a Reggio Calabria pensando di fargli trovare una nuova sistemazione. Norbert Kamp - “Dizionario Biografico degli Italiani”-Volume 22 (1979), come riportato nell'Enciclopedia Treccani.
Guglielmo Castiglione fu l'ultimo della famiglia a possedere il feudo di Castiglione in quanto morendo senza eredi in grado di succedergli, anteriormente al 1303, la terra fu devoluta alla Regia Corte e donata ad Adinolfo od Atenolfo d'Aquino, generale dei balestrieri al servizio del re Carlo II d'Angiò, confermata con privilegio dello stesso re il 12 marzo 1306. Mario Pellicano Castagna -“La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria”- Vol.II - Editrice C.B.C. 1996, p. 47.
Oltre Guglielmo, discendenti di Tolomeo furono Pietro, e Nicola, il quale nel 1312, cavalcando con re
Roberto II d'Angiò su di un cavallo morello, nel guadare un fiume in acque profonde il cavallo fu forte e destro nel farlo che il re, avendo visto la scena, avrebbe esclamato “Viva, viva il morello!”, e da questo episodio Nicola aggiunse al cognome Morello o Maurello (altri storici sostengono che l'episodio sia avvenuto con Bernardo Castiglione, che prestò servizio militare per la regina Giovanna I d'Angiò a Gaeta, durante un torneo a cavallo si dimostrò cavaliere valoroso tanto da far gridare la regina “Viva il morello!”, da questa circostanza Bernardo aggiunse al proprio cognome Morello e, successivamente, detti anche Morelli; altri storici sostengono che il doppio cognome Castiglione Morelli fu adottato a seguito di alleanza matrimoniale). Nicola, a seguito di pubblico bando della Città di Cosenza,  per lo scolo delle acque con i conduttori sotterranei, aveva realizzato l'opera che dal duomo raggiungeva il ponte in prossimità del quartiere oggi chiamato dei Rivocati, per questa sua opera fu fatto franco di ogni peso fiscale ordinario e straordinario per sé e per i suoi discendenti in perpetuo, fu rogato un pubblico atto con l'intervento dei migliori cittadini di Cosenza il 19 maggio 1331, per notaio Giuseppe Baimonte, seguì il regio assenso da re Roberto II d'Angiò il 4 luglio 1332.
Dalla regina Giovanna I d'Angiò nel 1343-1344, ottenne la conferma dell'esenzione in tenimento presso la Sila nella quale vi era fondata la chiesa di San Nicola, esenzione accordata dall'imperatore Federico II di Svevia.
Nicola aveva avuto come figli: Filippo, decano della cattedrale di Cosenza dal 1342, dal 1354 al 1364 fu arcivescovo di Reggio Calabria; Alessandro, fu abate dell'ordine Florense; ed Odoardo che, con i suoi quattro figli, viventi nel 1367, furono ciambellani di Roberto († Napoli, 10 settembre 1364), della dinastia angioina, pretendente all'impero di Costantinopoli, principe di Taranto, re di Albania e principe di Acaia.


Reggio Calabria, stemma dell'arcivescovo Filippo

Nicola, figlio primogenito di Odoardo, con privilegio di re Ladislao del 13 settembre 1400, veniva confermato nel possesso del feudo Thomasia de Formusis ricadente nei territori di Rende, Mendicino, e Rose, fu segretario di Luigi III d'Angiò-Valois [spesso citato anche come Ludovico (1403 Cosenza, 15 novembre 1434)], re titolare di Sicilia  (il regno di Napoli veniva denominato anche regno di Sicilia) e successore designato della regina di Napoli Giovanna II d'Angiò-Durazzo che lo aveva investito del titolo di erede al trono, duca di Calabria (9°), alla quale premorì. Nicola comprò per once d'oro 58 e tareni 10 il feudo di Marano da Giuliano Cappellari - Istrumento del 12 ottobre 1436, per notaio Alessandro Casalnuovo di Cosenza.
Carlo, fratello di Nicola, fu consigliere di Luigi III d'Angiò-Valois a Cosenza, venne eletto nel Sedile di Montagna in Napoli nel 1450.
Francesco Castiglione Morello, nipote dei precedenti, capitano di Cosenza nel 1496, fu Cavaliere dell'Ordine dello Speron d'oro.
Nel 1490, sotto il regno di re Ferdinando I d'Aragona vennero nominati nobili dal consiglio supremo, tra gli altri: Berardino Caracciolo da Cosenza, Antonio Carolei di Cosenza, Carlo Castiglione detto Morello di Cosenza, Antonio Telesio di Cosenza, Ruggiero Quattromani di Cosenza.
Bernardino Castiglione Morelli fu nominato da re Federico d'Aragona suo Segretario.
Giovanni Castiglione Morello, nel 1506, prese con Nicola Cavalcanti, Jacopo Spirito e Francesco Tebaldo, da Ferrante Monaco, in fitto, per quattro anni per ducati 214, la bagliva di Cosenza, come risulta da atto del notaio Vincenzo Donato di Cosenza; nel 1522 il feudo fu ereditato dal figlio di Ferrante, Giovanloise.
Giovanni, Giovan Francesco, Giovan Pietro, Pietro Cola, e Vincenzo de Castilione alias Maurello con privilegio del Gran Capitano dell'11 agosto 1506 confermava l'immunità fiscale già concessa al loro antenato Cola Castiglione.
Cesare, figlio del citato Giovan Pietro, sposò Laura Ferrari d'Antonello.
Tiberio Castiglione Morelli sposò Laudomia Ferrari figlia di Francesco Maria (1564), barone di Macchia e Pianorotondo, e di Vincenza Spadafora.
Rocco Morelli († ante 1623), sposato ad Elisabetta Massarijs, rimasta vedova, con atto del 23 marzo 1623 vende al Capitolo Cosentino, rappresentato dal canonico camerario don Pietro Antonio Vennere e dai canonici don Orazio Ferrari e don Francesco Antonio Cappa, un annuo censo di ducati cinque, per il prezzo di ducati cinquanta, affingendolo sopra una sua bottega con casa, sita in Cosenza alla Piazza di S. Tommaso. Detto prezzo di ducati cinquanta viene pagato ad essa Elisabetta da don Muzio Dattilo da Cosenza, agente in nome e per parte di Serafina Dattilo sua sorella, vedova del fu Achille Tirelli, in soddisfazione del lascito di egual somma fatto in favore del Capitolo dal detto fu Achille Tirelli, con peso della celebrazione in perpetuo di una messa cantata di requie ogni anno nel giorno della sua morte. Notaio Francesco Maria Scavello da Cosenza, giudice Giuseppe Scavello da Cosenza.
In un altro atto abbiamo notizia di Matteo Morelli il quale fa un lascito al Capitolo Cosentino, l'istrumento fu redatto in questi termini: Nicola Pizzuti e suo fratello Antonio, Santo Aversa e Giuseppe Aloe da Cosenza, in solido, vendono al Capitolo Cosentino, rappresentato dal canonico Camerario D. Marzio Pugliano e dai Canonici D. Marcello Quintieri e D. Francesco Antonio Cappa, un annuo censo redimibile di ducati centocinque, sopra vari loro beni siti nel casale di S. Benedetto, nella Sila ed in Cosenza. Il Capitolo effettua la compera con denaro proveniente dal lascito fatto dal fu Matteo Morelli da Cosenza per la celebrazione di una messa cantata di requie ogni anno nel giorno di S. Matteo...  .
Notaio Francesco Maria Scavello da Cosenza, giudice Giovan Matteo Catanzaro da Cosenza. Vincenzo Maria Egidi,“Regesto delle pergamene dell'Archivio Capitolare di Cosenza” a cura di Raffaele Borretti. Editoriale progetto 2000, pp. 80, 87.


Stemma Aloe


Casale di San Benedetto, oggi frazione del comune di San Pietro in Guarano

Giovanni Alfonso od Alfonso Castiglione Morelli nacque a Cosenza, si trasferì a Roma, servì Carlo V, accompagnò sua figlia Margherita data in sposa ad Ottavio Farnese, 2° duca di Parma, Piacenza e Castro, quest'ultimo lo fece suo cameriero facendolo sposare con Anna Oldofreda dei marchesi d'Ise ed ebbero per figli: Odoardo, capitano di fanteria, morì nelle Fiandre nella presa d'Hus; ed Alessandro, nato a Parma, passato a Roma al servizio del cardinale Farnese, fratello del duca Ottavio, sposò Vincenza Annibaldi della Molara ed ebbero per figli: Francesco, s'impiegò negli eserciti militari, partecipò alle guerre nelle Fiandre, Germania, Milano ed in Catalogna, al suo ritorno a Roma, nel 1639 fu nominato dal cardinale Antonio Barberini Commissario generale della Cavalleria di tutto lo Stato Pontificio, e nel 1642 Governatore dei Cavalleri, nel 1643 Luogotenente generale  da Taddeo Barberini, Prefetto di Roma. Su ordine di papa Innocenzo X fu dichiarato da don Francesco, duca Savelli, Tenente Generale di Santa Chiesa; ed il primogenito Alfonso, arcivescovo di Cosenza dal 31 agosto 1643 al 22 febbraio 1649.


Cosenza, Biblioteca Civica, Raccolta Salfi, 2641/3

Cosenza, museo diocesano, stemma del vescovo Alfonso. A destra: Rogliano, stemma attribuibile al vescovo
Alfonso Catiglione Morelli

RAMO DEI MARCHESI DI VALLELONGA

Dall'albero genealogico conservato nell'Archivio di Stato di Cosenza, hanno fiorito in Città tre rami principali, il loro comune capostipite fu Goffredo, sposato in casa Barone, ha avuto come figli Francesco, sposato in casa Carolei, capostipite del Ramo di Lelio, e Carlo, sposato in casa Sambiase, ha avuto come figli Giovan Vincenzo, capostipite del Ramo di Giuseppe, e Giovan Pietro, sposato in casa Castiglione Morelli, capostipite del Ramo dei marchesi di Vallelonga.
Lelio, figlio di Giovan Pietro, sposato in casa Arduino, ha avuto come figlio Pietro, sposato ad Isabella Caputo, ha avuto come figlio Curzio (n. 5 agosto 1579), sposato a Corintia Guzzolini († 17 maggio 1650), sepolta in San Francesco d'Assisi, ha avuto come figli: Diego (n. 1610), vescovo di Mileto dal 1662 al 1680, anno della sua morte; Francesco, entrò nell'Ordine dei Frati Minori Riformati di San Francesco; e Lelio (1612 † 1694), sindaco dei nobili di Cosenza nel 1656, anno in cui in tutto il Regno di Napoli vi fu una grave epidemia di peste che non risparmiò la città di Cosenza, l'8 dicembre vi fu il solenne  “Voto di sangue” ovvero giurarono nella cappella dell'Immacolata Concezione della chiesa di San Francesco d'Assisi dei Frati Minori Osservanti,  non solo di ritenere ferma ed inconcussa la dottrina dell'Immacolata Concezione, ma anche di tenere, difendere e custodire questa santa verità con le lettere e con le armi, con la penna e con la spada, in pubblico ed in segreto, col cuore e con la lingua, nella vita e nella morte, fino allo spasimo dei più crudeli tormenti, fino allo spargimento del sangue; i Sindaci inoltre dichiararono di voler rinnovare tale voto e giuramento ogni anno l'8 dicembre, estendendone l'obbligo in perpetuum anche ai loro successori e stabilendo che i magistrati della città, in futuro, dopo l'atto della loro elezione e prima dell'esercizio della loro dignità, rinnovassero il voto medesimo. Si stabilì altresì di celebrare sempre la festa nella cappella dell'Immacolata Concezione (si anticipò di duecento anni il dogma dell'Immacolata Concezione dichiarato l'8 dicembre del 1854 da papa Pio IX). Questo giuramento fu fatto alla presenza delle autorità: Lelio, in qualità di sindaco dei nobili, il barone della Scala, Maurizio Coscinelli, in qualità di sindaco degli onorati cittadini e, di don Francesco Velasquez de Cuellar, preside e governatore delle armi di Calabria Citra.
Lelio, nel 1671, acquistò dalla Regia Corte, per ducati 14.408, il feudo di Vallelonga, terra in Calabria Ultra in diocesi di Mileto (1)Carlo II d'Asburgo-Spagna gli concesse il titolo di Marchese di Vallelonga con privilegio dato in Madrid il 14 dicembre dello stesso anno ed esecutoriato il 10 aprile 1672, registrato nel Quinternione 128, f. 224.
 Sposato in prime nozze ad Ippolita 
Badolato ha avuto come figli: Corintia (n. 7 marzo 1652); Domenico Antonio (n. 21 luglio 1653); Fulvia (n. 22 novembre 1654), sposò Orazio Marincola, ha avuto come figlio, tra gli altri, Francesco Saverio o Saverio (1681 † 1724) che sposando Gerolama Politi diede origine al ramo Marincola Politi; e Felice (n. 21 agosto 1659). In seconde nozze sposò Laudomia di Gaeta, ha avuto come figli: GaetanoCurzio († Napoli, 1735), e Didaco (Diego), patrizio di Cosenza, 2° marchese di Vallelonga, sposato a Livia di Gaeta, ha avuto come figlio Francesco Maria (1690 † 1774).


Cosenza, Chiesa di San Francesco d'Assisi, cappella dell'Immacolata



Cosenza, Chiesa di San Francesco d'Assisi, il Voto di sangue

Vallelonga, Palazzo Castiglione Morelli, bassorilievo raffigurante Didaco, 2° marchese di Vallelonga.
A destra: bassorilievo raffigurante Lelio, 1° marchese di Vallelonga ?

Didaco Castiglione Morelli, marchese di Vallelonga. Si noti sullo scudo il cimiero: un cavallo.
A destra: Fabrizio Castiglione Morelli, patrizio cosentino. Si noti sullo scudo il cimiero: la Vergine Immacolata

La Famiglia risiedeva anche a Napoli in un Palazzo di via Chiaja n. 216, nel 1672 Lelio, 1° marchese di Vallelonga, con suo fratello Curzio acquistarono il fondo di Torre del Greco con annessa casa agricola che fu trasformata in una splendida villa con giardini e fontane che giungevano sino al mare, alla morte di Curzio Lelio rimase unico proprietario.
Oggi palazzo Vallelonga appartiene ad una banca che l'ha ristrutturato dopo anni di abbandono. Il casato fu ascritto alla nobiltà napoletana fuori Piazza e possedeva nella Chiesa di Santa Chiara una cappella che fu distrutta, come quella della famiglia Marincola, durante la seconda guerra mondiale; la chiesa fu colpita dalle bombe e bruciò per ben tre giorni.


Napoli, stemma Castiglione Morelli inquartato con le insegne delle famiglie imparenate


Torre del Greco (NA), Palazzo Vallelonga
 

Torre del Greco (NA), Palazzo Vallelonga, sala
con l'affresco dell'Ercole che abbatte l'Idra

Il citato Francesco Maria (1690 † 1774), 3° marchese di Vallelonga, patrizio di Cosenza, acquistò la terra di Chiaravalle, in Calabria Ultra, da Scipione Parisio del Cardinale, patrizio di Cosenza, con Regio Assenso del 9 luglio 1721. Inoltre acquistò il feudo di Gagliato, in Calabria Ultra, da don Giovanni Battista Sanchez de Luna, con le seconde cause, portulania e zecca, per la somma di ducati 45.000, con Regio Assenso del 31 gennaio 1740; dallo stesso don Giovanni Battista Sanchez de Luna, nel 1741, acquistò il feudo nobile di Burgorusso, in territorio di Stilo, il 6 maggio del 1746, lo vendette, per ducati 10.400, a Francesco Ruffo, 6° duca di Bagnara, seguì il Regio Assenso del 29 ottobre dello stesso anno. Dall'Archivio Storico del Banco di Napoli risulta che il Palazzo di Torre del Greco fu fatto abbellire tra il 1750-1752, tra gli altri vi lavorò il pittore ornamentista Giuseppe Funaro, su commissione del marchese Francesco Maria, di Lelio e Domenico Castiglione Morelli, quest'ultimo fu sacerdote e morì a Roma nel 1770.
Francesco Maria nel 1716 aveva sposato Teresa 
Sersale, ha avuto come figli: Maria Celeste,  Margherita,  Agata, LiviaGiacintaDiegoMichele Maria († 1774), alfiere di Sua Maestà, Raffaele, e Lelio († Napoli, 1772), sposato a Girolama de Majo.


Gagliato (Catanzaro), feudo portato in dote da Camilla Morana nel 1627 a suo marito
Gio. Sanchez, che fu elevato a dignità di marchesato. Il feudo passò poi ai Castiglione Morelli

Lelio Castiglione Morelli (1773 † 1842), figlio postumo del fu Lelio e di Girolama de Majo, 4° marchese di Vallelonga, barone di Chiaravalle e di Gagliato, patrizio di Cosenza, come erede per la morte del fu marchese Francesco Maria suo avo paterno; Cavaliere di Malta, membro del Governo del Real Monte di Manso, ascritto il 4 settembre 1793. Fu l'ultimo intestatario dei feudi di Vallelonga, Chiaravalle e Gagliato fino all'eversione (abolizione) della feudalità avvenuta nel 1806. Il 7 maggio 1797 sposò Artemisia Tuttavilla dei duchi di Calabritto (1774 † 1821), ha avuto numerosa prole: Maria Girolama (1798 † 1863), sposata nel 1817 a  Carlo Vicuna, comandante della fregata Minerva dell'esercito del Regno delle Due Sicilie, ebbero nove figli, TeresaMaria GiacintaGiovannaRaffaele (n. 21 luglio 1811), Nicola (n. 11 settembre 1812), MicheleGiulioDomenico, e Vincenzo Maria (1800 † 1860), 5° marchese di Vallelonga etc., nel 1835 fece rifare in marmo l'Altare della Chiesa dell'Immacolata Concezione del Convento dei Padri Cappucini di Cosenza risalente al 1557, alla base della statua lignea dell'Immacolata vi era lo stemma dei Castiglione Morelli e le iniziali M.V., inoltre, come riporta Onofrio Melvetti, sulla parete sinistra del presbiterio vi era la riproduzione della pala di Luca Giordano dell'Immacolata, poi portata nella Cappella del Pilerio nella Cattedrale, vi era dipinto lo stemma dei Castiglione Morelli, sulla stessa parete fu apposta una lapide in marmo con lo stemma di famiglia e la seguente iscrizione: "Nel restauramento del cenobio l'anno 1835 Vincenzo Maria Castiglione Morelli Marchese di Vallelonga ispirato dalla religione di Gesù Cristo", il Convento fu soppresso nel 1866; sposato a Violante Gammella ha avuto come figli: Giovan Giuseppe (n. 29 settembre 1850), sposato il 28 ottobre 1871 ad Anna Carmela Ruggero, Anna, Luisa, e Francesco, 6° marchese di Vallelonga etc., sposato a Dorotea de Sanctis, ha avuto come figli: Maria (n. 1856), Vincenzo († 1923), ArtemisiaRaffaele († 1912), Girolama e


Vallelonga, Cappella Castiglione Morelli

Lelio ( 1925), 7° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza, sposato con la nobile Giuseppina Pelaia, ebbero per figli: Francesco (1868 1935), 8° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza, sposato a Giuseppina Salerno; Pasquale (Vallelonga 1870 † ivi 1955), nobile dei marchesi di Vallelonga e patrizio di Cosenza, fratello secondogenito del marchese Francesco, chirurgo all'ospedale degli Incurabili e Cardarelli a Napoli, ebbe una clinica a Vallelonga con grande affluenza di malati, dato che, ai primi del Novecento, in Calabria, vi erano pochissimi ospedali pubblici, sposato con la nobile Vincenzina Montaltoebbero per figli: il primogenito Lelio (1908 † 1974), 9° marchese di Vallelonga per successione a suo zio, marchese Francesco, agronomo, sposò la nobile casertana Maria Antonietta de Franciscis; Pietro, medico chirurgo, libero docente a Napoli, croce di guerra, attivo fino alla morte alla clinica di Vallelonga e già negli ospedali degli Incurabili e Cardarelli di Napoli, sposato ad Elisa Bazzi; FrancescoVincenzo, Sostituto Avvocato generale dello Stato, sposato a Rosalia Rocco dei principi di Torrepadula; Osvaldo, Prefetto della Repubblica, sposato a Maria Pia Castiglioni di Botontano; Renato, disperso in guerra, morto forse in Jugoslavia; Emilia, dottoressa in lettere, sposata al barone Antonio Carelli; Giuseppina, sposata al medico Giovanni Mannacio; Elisa, sposata a Pasquale Morelli; e Vittorio, sposato alla nobile Filomena del Giudice di Belmonte Calabro hanno avuto per figli: Francesco, nobile dei marchesi di Vallelonga e patrizio di Cosenza, designer; Adele, nobile dei marchesi di Vallelonga; ed il primogenito Pasquale (n. 1959), 10° marchese di Vallelonga e patrizio di Cosenza per successione a suo zio, marchese Lelio, sposato a Miriam Canta hanno avuto per figli Giacomo, nobile dei marchesi di Vallelonga e patrizio di Cosenza, e Marta, nobile dei marchesi di Vallelonga.

Pizzo Calabro, Palazzo Montalto, portale, stemma, androne


Vallelonga, Basilica Santuario Santa Maria di Monserrato, l'originario Altare Maggiore fu fatto costruire dalla Famiglia

Vallelonga, Cappella Gentilizia della Famiglia e Statua S.Francesco di Paola

RAMO DI GIUSEPPE

Come riportato sopra, questo ramo ha avuto come capostipite Giovan Vincenzo, figlio di Carlo e fratello di Giovan Pietro.
Giovan Vincenzo era sposato in casa Arduino, ha avuto come figli Giovan Vittorio,
Cavaliere Gerosolimitano, ammesso nel 1541, capitano della galea San Michele; e Giovan Giacomo, capitano di cavalli, fece testamento il 2 ottobre 1613, sposò Nobilia Morelli, la quale testò il 6 settembre 1607, ha avuto come figlio Giovan Francesco, fece testamento il 1° maggio del 1606, il 17 luglio dello stesso anno fu redatto l'inventario dei suoi beni, sposato a Lucrezia Dattilo, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 3 agosto 1569, ha avuto come figli Francesco Antonio, Giovan Vittorio († 15 febbraio 1626), sepolto in cattedrale, sposato ad Isabella Siscara dei conti d'Aiello († 25 luglio 1608), sepolta in San Domenico; e Scipione († 1634), sposato ad Auria Donato († 26 agosto 1616), sepolta in San Francesco d'Assisi, ha avuto come figli Giuseppe, e Francesco.

Linea di Francesco: sposato ad Urania Caputo († 20 giugno 1692), sepolta in San Francesco d'Assisi, ha avuto come figli: Faustina (n. 21 luglio 1640); Elisabetta (n. 8 novembre 1641); Antonio o Felice Antonio (1646 † 19 agosto 1718), sepolto in San Francesco d'Assisi, sposato ad Ippolita Castiglione Morelli († 18 ottobre 1749), la quale lasciò erede la parrocchia di San Lorenzo, ha avuto come figli Marianna (n. 12 agosto 1693), Cecilia Corintia (n. 8 marzo 1696), Angela e Giovanna, gemelle (4 marzo 1698 † 5 marzo 1698), Andrea Gregorio (n. 10 maggio 1705); Teresa (n. 24 settembre 1656); Fabrizio (1660 † 8 dicembre 1736), sepolto in San Francesco d'Assisi, autore dell'opera “De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, stampata a Venezia nel 1713, nel 1719 fu eletto presidente dell'Accademia Cosentina, successe a Muzio Caselli, prese il nome di Menalca, la sua presidenza ebbe un carattere prettamente letterario, tralasciando quello scientifico, durante il suo mandato fu pubblicata la raccolta dei componimenti degli accademici formata in morte della contessa D'Althan, stampata a Firenze nel 1724; sposato a Maria Dattilo, ha avuto come figlie: Teresa (n. 1726), Rosa Maria (n. 1727), Giacinta (n. 1728), monaca in Santa Chiara, Cecilia (1729 † 5 settembre 1735), sepolta in San Francesco d'Assisi, Carlotta (n. 1° ottobre 1730), Francesca (n. 19 marzo 1735), e Cecilia (n. postuma 1736 † 1758). Da un atto del notaio Filippo Scilla del 17 febbraio 1731 il monastero di Santa Chiara rappresentato dall'abbadessa Teodora Castiglione Morelli e dalle consorelle: Maria Agnese Dattilo, Benedetta Cavalcanti, Caterina Tarsia, Maria Dattilo, Maria Caterina Aquino,  Maria Innocenza Spadafora, Teresa Cavalcanti, Maria Francesca Telesio, Maria Saveria Sersale, e Chiara Dattilo, con l'assistenza del cappellano e confessore don Ignazio Guarasci, canonico cosentino, comprò dal chierico coniugato don Fabrizio Castiglion Morelli, patrizio di Cosenza, un annuo censo redimibile di ducati quarantadue, per il prezzo di ducati settecento, garantito su di una proprietà con due case coloniche, vigna, fichi ed altri alberi fruttiferi, sita in territorio di Cosenza in contrada Moio, su di un palazzo in più membri ed appartamenti e con giardino, sito in Cosenza alla Reginella avanti S. Leonardo, e sul Pio Monte della famiglia Morelli.
Fabrizio nel suo testamento lasciò eredi le sue figlie, scrisse che con lui si estinse il ramo di Francesco, fece tutore delle sue figlie monsignor di Cosenza Aragona (Vincenzo Maria d'Aragona, arcivescovo di Cosenza dal 1725 al 1743), donna Maria Dattilo sua moglie, e don Giuseppe; e Salvatore Serafino (n. 29 maggio 1663).
Linea di Giuseppe: Giuseppe († 1672 c.a, improvvisamente), sepolto in San Domenico, nel 1631 suo padre Scipione, gli aveva assegnato la possessione dell'Orignano (notaio Francesco M. Scavello). Sposato a Vittoria Castiglione Morelli (n. 1618), unica figlia di Paolo Nereo ed Anna Garritano, i capitoli matrimoniali furono stipulati nel 1637, hanno avuto come figli: Scipione (29 novembre 1638 † 23 gennaio 1706), sepolto in San Domenico, sposato a Laudonia Dattilo († 20 gennaio 1719), sepolta in San Domenico, figlia di Raimondo ed Ortenzia Monaco, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 13 maggio 1673, ha avuto come figli: Isabella o Belluccia (Cosenza, 19 luglio 1674 † Reggio Calabria 1745), sposata il 5 agosto 1694 a Gaetano Parisio, già sposato in prime nozze a Toccia Garritano, figlio di Guglielmo e di Giovanna Quattromani, Vittoria (n. 22 giugno 1675), sposata a Francesco di Tarsia, ebbero per figlio Giacomo Maria (n. 1710), entrò nell'ordine dei minimi e fu vescovo di Martirano,  Faustina (26 gennaio 1679), Aloisia (n. 4 febbraio 1680), monaca, Alessandro (4 febbraio 1685 † 23 marzo 1685), Maurizio (n. 13 gennaio 1688); Isabella (n. 21 agosto 1641); Bernardo (n. 22 luglio 1643); Carlo Nereo (n. 5 novembre 1644); Anna (n. 6 maggio 1646); Anna (n. 1° febbraio 1648); Alfonso (n. 22 ottobre 1649); Nereo (n. 4 aprile 1651); Giacinta (18 ottobre 1852 † 23 marzo 1685), sepolta in San Francesco d'Assisi, sposata ad Antonio Guzzolini; Margherita (n. 3 settembre 1655); Nereo (13 maggio 1657 † 25 dicembre 1736); Anna (n. 10 ottobre 1659); Anna (n. 4 novembre 1665).
Nereo (13 maggio 1657 † 25 dicembre 1736), aveva sposato Orsola Mangone († 22 settembre 1726), sepolta in San Domenico, unica figlia di Valerio e di Lucrezia Salerno, ha avuto come figli: Francesco Saverio Salvatore (n. 24 settembre 1697); Anna (n. 30 maggio 1699), sposata a Domenico de Majo, i capitoli matrimoniali furono stipulati nel 1723; Lucrezia (29 giugno 1700 † 42 luglio 1764), lasciò erede suo fratello che segue; Giuseppe Domenico (25 aprile 1703 † 25 ottobre 1780); Maddalena (n. 1705); Scipione (6 ottobre 1707 † 29 novembre 1711); Maria Vittoria Benedetta (n. 5 marzo 1709).
Giuseppe Domenico (25 aprile 1703 † 25 ottobre 1780), venne redatto l'inventario dei suoi beni nel dicembre del 1780 dal notaio Bruno Sicilia di Cosenza nel palazzo “Sopra il Sedile dei Nobili”, e comprendeva: 15 quadri grandi, un quadro con l'albero genealogico della famiglia Castiglione Morelli, una spada ed altri beni; aveva sposato Antonia Cavalcanti (1699 † 21 giugno 1761), sepolta in San Domenico, ha avuto come figli: Nereo (28 giugno 1731 † 28 luglio 1731); Orsola (n. 21 giugno 1732), sposata a Tommaso Bombini, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 17 settembre 1753; Nereo Vincenzo Maria (23 novembre 1733 † 20 settembre 1735); Angela Maria (n. 18 ottobre 1736), sposata al marchese Francesco Alimena; Lucrezia (n. 22 settembre 1739); Saverio Carmine Lorenzo (14 febbraio 1742 † ante 1803); Pietro (17 maggio 1744 † 3 maggio 1795), alfiere di Sua Maestà.
Saverio Carmine Lorenzo (14 febbraio 1742 † ante 1803), nel 1779 aveva compilato un registro dei battezzati e dei morti della famiglia Castiglione Morelli, l'albero genealogico dei tre rami che si stanno descrivendo ed altri documenti, ora custoditi nell'Archivio di Stato di Cosenza; con atto del notaio Sicilia datato 14 giugno 1762, fu erede, con il fratello Pietro, dei beni di suo zio materno, Giuseppe Cavalcanti di Curzio e di Angela Guzzolini (i capitoli matrimoniali di Curzio ed Angela furono stipulati nel mese di marzo del 1698; il testamento di Curzio Cavalcanti è del 1719 e lascia eredi i figli Giuseppe e Saverio), inoltre a Saverio lasciò il feudo di Valle, l'investitura fu spedita da Napoli dal marchese di Fuscaldo il 3 novembre 1781, e registrata nella platea del medesimo al foglio 8. Sposato a Teresa Ferrari d'Epaminonda di Gennaro, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 14 giugno 1763, ha avuto come figli: Vincenzo, morì fanciullo; Giuseppe Maria Pasquale Luigi Antonio (22 aprile 1764 † 26 marzo 1765); Gennaro Maria (26 febbraio 1765 † lo stesso giorno); Giuseppe Maria Vincenzo Emanuele (n. 17 dicembre 1765); Antonia (26 febbraio 1767 † 17 ottobre 1779); Gennaro Nicola (29 marzo 1668 † ottobre 1668); Vincenzo Maria (29 novembre 1669 † 18 settembre 1778); Anna Maria (17 maggio 1771 † 13 marzo 1772); Anna Maria (n. 8 novembre 1772), sposata a Francesco Curati figlio di Giovan Battista, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 18 aprile 1795; Giuseppe Matteo Filippo Bruno Luigi (n. 21 settembre 1774); Giovanni Pietro Filippo (n. 23 giugno 1777); Antonia Maria (n. 29 dicembre 1779); Carolina Maria (n. 28 giugno 1882); Filippo Giovanni Nepumaceno (n. 26 maggio 1783); Michele Maria Giacinto Gennaro (n. 29 settembre 1785).
Nell'istrumento di divisione dei beni appartenuti a Saverio, datato 20 agosto 1803, erano citati: Giuseppe, Giovanni, Filippo, Michele, e donna Teresa Ferrari d'Epaminonda loro comune madre.
I loro discendenti sono iscritti col
titolo di patrizio di Cosenza (m.).
Giuseppe Matteo Filippo Bruno Luigi (n. 21 settembre 1774), fece parte di quei trecento che coadiuvarono Luigi Gervasi, sindaco di Cosenza, il quale nel 1813 deplorava la condotta dei carbonari della Calabria Citeriore in quanto la conseguenza fu di un maggior rigore del governo di Gioacchino Murat tanto da ricadere sulle classi più deboli. In questa situazione di pericolo creata dai carbonari, il sindaco si pose a capo de'300 che formavano quella guardia improvvisata che cercò di tutelare la sicurezza pubblica, tra gli altri, ne facevano parte: Carmine Dattilo, Nicola Maria Greco, Vincenzo Monaco, Bernardino Telesio, Filippo Mollo.


Saverio De Morelli

RAMO DI LELIO

Come riportato sopra, questo ramo ha avuto come capostipite Francesco, figlio di Goffredo, sposato in casa Carolei (annotato Sig.ri d'Acri), ha avuto come figlio Pietro, sposato in casa Peluso, ha avuto come figlio Goffredo, sposato in casa Castiglione Morelli ha avuto come figlio Rocco, fece testamento il 1° aprile 1590, botanico, poeta, sposato a Porzia di Gaeta, ha avuto come figli Antonio, Ascanio, Perseo, e Cosmo (1556 † 11 dicembre 1622), sepolto in San Francesco d'Assisi, studiò la geometria, la cosmografia, e l'astrologia, fu anche poeta, le sue opere furono pubblicate dai suoi figli; con i suoi fratelli parteciparono alla rinascita dell'Accademia Cosentina voluta da Bernardino Telesio vent'anni dopo la morte del fondatore Aulo Giano Parrasio, avvenuta nel 1521. Sposato a Vittoria Barone, la quale fece testamento nel 1616, ha avuto come figli: Delia (n. 11 febbraio 1579); Paolo Muzio (n. 21 luglio 1580); Luzio (n. 17 ottobre 1582); Paolo Nereo († 1656), ammesso nei Cavalieri di Malta nel 1591, quarti: Castiglione Morelli, di Gaeta, Barone, Arduino; sposato ad Anna Garritano, i capitoli matrimoniali furono stipulati nel 1617, ha avuto come unica figlia Vittoria (n. 1618), sposata a Giuseppe Castiglione Morelli; e Mario, sposato a Finita Garritano, ha avuto come figli: Margherita (n. 3 marzo 1629); Gaetano Nicola (n. 17 settembre 1634); Maria (n. 7 maggio 1739); Alfonso (3 agosto 1643 † 3 marzo 1669); Roberto (n. 1° marzo 1645); Antonio Pietro (n. 1° luglio 1647); ed Ignazio († 16 dicembre 1675), sepolto in cattedrale, sposato a Laura Garritano detta Lalla, ha avuto come figlio Mario Domenico Leonardo († 15 dicembre 1700), sepolto in cattedrale, sposato a Corintia Castiglione Morelli († 25 ottobre 1693), sepolta in cattedrale, ha avuto come figli: Ignazio (1668 † 8 novembre 1674), sepolto in cattedrale; Nicola (1664 † 11 maggio 1720), sposato a Nonna de Matera ha avuto come figlio Luigi (12 settembre 1713 † 14 ottobre 1761), sepolto in cattedrale; e Lelio († 2 settembre 1729), sposato in prime nozze ad Ippolita Mangone (1681 † 14 gennaio 1708), sepolta in cattedrale, i capitoli matrimoniali furono stipulati nell'anno 1770, ha avuto come figli: Mario Francesco (Cosenza, 3 aprile 1701 † Santa Severina 15 maggio 1745), sposato a Lucrezia Castiglione Morelli (1694 † 1764), sepolta in cattedrale, ha avuto come figlia Ippolita Maria Arcangela (20 ottobre 1733 † 20 settembre 1735); Lucrezia (n. 15 maggio 1702); Ignazio (n. 21 ottobre 1703); Diego (n. 19 marzo 1705); Francesco Salvatore (21 agosto 1706 † 1756), sposato a Maria Dattilo (1699 † 2 ottobre 1764), alla sua morte lascia erede sua moglie; Giuseppe Domenico.
In seconde nozze Lelio aveva sposato Anna de Matera, i capitoli matrimoniali furono stipulati nel 1712, ha avuto come figli: Cesare Carmine (n. 12 aprile 1713); Anna Maria (n. 4 febbraio 1714); Diana (17 aprile 1715 † 6 luglio 1722), sepolta in cattedrale; Francesca (11 agosto 1716 † 17 marzo 1719); e Raffaele Domenico Nicola Marino Ignazio Gregorio (16 maggio 1720 † 4 agosto 1795), sepolto in cattedrale, sposato ad Eleonora Cafaro († 24 aprile 1776), sepolta in cattedrale, ha avuto come figli: Lelio (n. 25 maggio 1742), sposato a Teresa Giannuzzi Savelli, figlia del barone Odoardo e vedova  di Alfonso Alimena, 3° marchese di San Martino († 1768); Matteo (1745 † 1747), sepolto in cattedrale; Mario (n. 13 settembre 1748), ancora vivente in Napoli nel 1797; Nicola (n. 17 febbraio 1751), entrò nell'ordine dei teatini; Lucrezia (17 febbraio 1750 † 11 ottobre 1710); Marianna (23 settembre 1753 † giugno 1754); Marianna (n. 17 giugno 1754); Anna Maria (n. 1755); Lucrezia (n. 1756); Francesco (22 ottobre 1759); Elisabetta (n. 1761); e Ferdinando (18 ottobre 1762 † 1836), studiò nel Real Collegio di Catanzaro, si adoperò molto per contrastare i ribelli di Cosenza contro la casa Borbone, partecipò all'attacco di Crotone, a Mirto eseguì un'operazione di polizia, avuti i gradi di cadetto venne mandato in avanguardia a Matera, mandato in Puglia a Mirabella, con soli cinque uomini granatieri, svelse l'albero della libertà, si distinse nell'assedio di Capua ed in giugno 1800 ebbe la nomina di alfiere (1bis). Sposato ad Anna Sorgente di Giffoni (Salerno), ha avuto come figli: Fabrizio (Salerno, 24 maggio 1812 † 27 luglio 1878), caporale nello Squadrone delle Guardie d'Onore di Calabria Citra (formazione militare voluta da re Ferdinando II di Borbone per premiare l'entusiasmo di quei sudditi che nei suoi viaggi lo accolsero festosamente nella sua ascesa al trono, nel 1833 creò gli squadroni delle guardie d'onore per ogni provincia, ed uno per la Capitale) fu premiato per essersi distinto nei rivolgimenti del 15 marzo 1844 a difesa della Casa Borbone unitamente ai commilitoni: don Ferdinando de Rose, sergente; don Ettore Sansone, caporale; don Diego Barracco, guardia; don Giovanni Cosentino, guardia; don Giuseppe de Chiara, guardia; don Gaetano Saporiti, guardia; don Marzio Spada, guardia; don Bernardino Telesio, guardia; don Domenico Berardi, guardia, già decorato del titolo di cavaliere dell'Ordine di Francesco I con pensione di 12 ducati al mese; ed il comandante dello squadrone, don Paolo del Gaudio (succeduto a don Vincenzo Grisolia fu Tiberio) al quale il Sovrano accordò la Croce di Cavaliere di Grazia dell'Ordine di San Giorgio della Riunione. Manlio del Gaudio, Curiosità storiche di Calabria Citeriore (1806-1860), Santelli 1994, pagg. 49-51; Elisabetta (19 agosto 1814 † 1881); Marianna; e Francesco (17 gennaio 1821 † gennaio 1894), sposato a Virginia Frugiuele († giugno 1894), ha avuto come figli: Ferdinando Maria Arturo (n. 22 novembre 1843); Anna Maria (n. 18 agosto 1845), sposata l'11 maggio 1872 a Pietro Duche; Emilio Attilio (n. 10 agosto 1847), il 7 ottobre 1909 a San Pietro in Guarano sposò Maria Turano di anni 44, figlia di Salvatore e Chiara Panza ebbero come figlio Eugenio, nato a Lappano, sposò Rosina Napoli, figlia di Giuseppe e Maddalena Valente (1ter); Alfonso Eugenio (29 maggio 1849 † 26 ottobre 1896); Elvira Maria (n. 2 novembre 1854); Alberto; Clotilde (n. 29 luglio 1860).
Alfonso Eugenio (29 maggio 1849 † 26 ottobre 1896), fu sindaco di Cosenza dal 3 giugno 1890 al 12 agosto 1893, fondò e diresse il periodico "La Lotta", aveva sposato Caterina Ferrari d'Epaminonda, figlia del marchese Luigi e di Maria Pilerio Lupinacci, ha avuto come figli Virginia (n. 28 ottobre 1891); Alberto Maria (n. 18 settembre 1893), sposato il 3 giugno 1925 ad Isabella Maria Andreotti Loria (1898 † 1954), figlia di Odoardo (n. 2 giugno 1871, figlio del marchese Federico ed Isabella Giannuzzi Savelli dei baroni di Pietramala) e di Argia Majerà; e Maria Francesca (n. 18 febbraio 1895).
Alberto Maria Castiglione Morelli (n. 18 settembre 1893), morì improle, il suo archivio pervenne alla famiglia Stancati in quanto Pasqualina Andreotti Loria (1913 † 2000), sorella di Isabella, sposò Francesco Stancati (1908 † 1981), notaio, suo figlio Raffaele Stancati (n. 1946), lo ha donato all'Archivio di Stato di Cosenza.


Stemma Stancati di Domanico su pergamena

La Lotta, numero speciale del 28 novembre 1893 in occasione della visita a Cosenza del critico letterario Bonaventura Zumbini


Insegne ecclesiastiche di Camillo Sorgente, Arcivescovo di Cosenza dal 1874 al 1911

LE CAPPELLE DI FAMIGLIA

La cappella della famiglia Castiglione Morelli dentro la cattedrale sotto il titolo di San Geronimo fu comprata da Nicola Castiglione nell'anno 1331 come appare dal processo delle franchigge della Città di Cosenza. Nel 1765, a seguito del rifacimento della chiesa dall'arcivescovo Michele Maria Capece Galeota, la famiglia fece collocare il quadro di San Bernardo, con un'iscrizione dettata dal padre Francesco Lupinacci gesuita.
La cappella di famiglia dentro la chiesa di San Francesco d'Assisi sotto il titolo di San Diego, vi erano due iscrizioni realizzate nel 1661: una dedicata ad Alfonso Castiglione Morelli, arcivescovo di Cosenza, ed a Diego Castiglione Morelli, vescovo di Mileto; l'altra a Francesco Castiglione Morelli, generale dell'armi pontificie.
La cappella di famiglia dentro la chiesa dei padri domenicani fu fondata da Antonio Castiglione, come da testamento del medesimo rogato il 4 agosto 1466, sotto il titolo del Presepe, ed oggi di Santa Rosa da Lima, lasciò a detta cappella due possessioni in territorio di Castiglione: una detta
Serra dell'Occhio, l'altra Canticello.

© Cosenza, Chiesa di San Domenico, cappella sotto il titolo di Santa Rosa da Lima

IL MONTE DEI MARITAGGI DELLA FAMIGLIA

Il capitano Maurizio († 28 ottobre 1615), sposato a Genua d'Amico († 5 aprile 1609), fece il suo ultimo nuncupativo testamento il 25 ottobre 1615, per mano del regio notaio Mercurio di Juso, istituì suo erede Lorenzo († 26 aprile 1626) suo figlio, ordinò che alla morte del figlio, erede di esso Maurizio Castiglione Morelli, fosse investita dell'intera sua eredità la  famiglia Castiglione Morelli della Città di Cosenza, ed ordinò che le somme fossero depositate presso il Sacro Monte di Pietà della Città di Cosenza, ed essere utili per le donne povere di casa Castiglione Morelli. Alla morte di Lorenzo, sorsero dei litigi all'interno della famiglia su come utilizzare al meglio l'eredità di Maurizio, fu necessario l'intervento del Sacro Regio Consiglio che diede ordine di vendere l'eredità, sul ricavato si decise di creare un Monte dei Maritaggi della famiglia Castiglione Morelli cosentina. La convenzione fu stipulata per mano del notaio Giuseppe li Marzi il 7 ottobre 1695. Nello statuto, era prevista l'assegnazione di 300 ducati ad ogni donna che si sposava con le condizioni previste nella convenzione.
Nel 1763, stabilirono che la dote fosse aumentata a 600 ducati, in quanto erano rimasti due dei tre rami, ovvero quello di Giuseppe e di Raffaele, mentre quello dei marchesi di Vallelonga, per l'opulenza dei suoi feudi non aveva preteso godere del suddetto Monte. 
Il 13 luglio 1811 con sentenza arbitrale si emanò lo scioglimento del Monte della famiglia Castiglione Morelli, per mezzo dei signori arbitri don Sartorio Guarasci, don Antonio Roger, e don Pietro Palazzi, con la quale si decise che il
fondo nominato li Morelli in territorio del comune di Magli e Pietrafitta si doveva dividere tra i due rami della famiglia Castiglione Morelli, cioè quello di Raffaele e quello di Saverio in stirpe, escludendo quello del sig. marchese di Vallelonga, in quanto opulento.

ALTRI FEUDI POSSEDUTI DALLA FAMIGLIA

I feudi di Scucchi e Stefanizzi: ubicati in territorio di Castiglione, casale di Cosenza, e nel contado di Rende, erano contigui, hanno vicende comuni, a volte, per semplificazione, si riportano come un unico feudo.
Martino, nel 1442, era signore del feudo di Scucchi e Stefanizzi, come riporta frà Girolamo Sambiasi.
Ruccia, sorella di Martino, nel 1444 sposò Tommaso (detto Masello) di Gaeta.
Successivamente fu investito dei feudi Francesco, al quale successe Paolo († 25 gennaio 1544), suo figlio secondogenito, per rinuncia di suo fratello primogenito Andrea, il quale si fece chierico.
Agostino Maria († giugno 1586), prese investitura dei feudi nel 1546 come erede per la morte di suo padre Paolo.
Il 30 giugno 1587 fu spedita significatoria per debito alla Regia Corte,  contro Francesco Antonio per la morte di suo padre Agostino Maria, nello stesso anno fu spedita significatoria anche contro suo figlio Maurizio († marzo 1592).
Il 23 ottobre 1593 fu spedita significatoria contro Claudio Maurello († Castiglione, 4 giugno 1613) per la morte di suo fratello Maurizio.
Francesco Antonio, abitante in Castiglione, aveva lasciato erede universale e particolare suo nipote Odoardo, figlio di Claudio, lasciò esecutori testamentari Claudio e suo fratello Scipione; dal testamento apprendiamo che Francesco Antonio aveva un altro figlio di nome Giovan Vittorio, a lui premorto e sepolto in Corigliano.
A Claudio successe suo figlio primogenito Pietro Francesco, il quale nel 1617 vendette i feudi a Francesco Maria Garritano, al quale successe suo figlio Ignazio.
I feudi passarono in casa Sambiase, Ignazio Maria Sambiase vendette i
feudi di Scucchi e Stefanizzi a Giuseppe Antonio Monaco, seguì Regio Assenso il 31 dicembre 1770 e registrato nel Quinternione 307, f. 307t, ebbe Intestazione l'11 marzo 1771 Cedolario78, f. 57.
Feudo di Botricello: Leonso od Alonso o Leoncino Maurelli († 27 gennaio 1565) U.J.D., patrizio di Cosenza, acquistò il feudo di Botricello, in Calabria Ultra sito nel territorio della baronia di Belcastro (originariamente disabitato, iniziò a popolarsi alla fine del Settecento, fu frazione di Andali e dal 1954 comune in provincia di Catanzaro) per vendita fattagli da Giacomo Nomicisio, patrizio di Tropea, con Regio Assenso del 3 maggio 1535.
Isabella Maurelli, figlia di Leonso, il 10 maggio 1565 ebbe significatoria di relevio per il feudo di Botricello, come erede per la morte di suo padre. Sposò in casa Piterà, nobili di Catanzaro; Alfonso Piterà, nel gennaio del 1616 ebbe significatoria di relevio per il feudo di Botricello, come erede per la morte di sua madre Isabella. Mario Pellicano Castagna, “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria”, Vol.I 1984, pag. 265. Archivio di Stato di Cosenza, carte di nobiltà delle Famiglie Castiglione Morelli-Ferrari d'Epaminonda, fondo Raffaele Stancati, fascicoli 1-38.

Via Giov. Pal.
Napoli, altra variante dello stemma Castiglione o Castiglione Scarpati

CASTIGLIONE MORELLI A FIUMEFREDDO BRUZIO

Famiglie Morelli e Castiglione, origine del doppio cognome.

Nei testi antichi e a volte anche moderni, gli storici hanno creato confusione: gli stessi personaggi a volte vengono appellati Morello o Morelli, altre volte Castiglione e, più spesso, Castiglione Morelli.
Per meglio indagare o chiarire le idee occorre recarsi in uno dei più caratteristici borghi della Calabria: Fiumefreddo Bruzio in provincia di Cosenza; all'epoca era un paese di pescatori, sebbene il borgo si trova a circa 1000 metri sul livello del mare. Gli abitanti erano costretti a trascinare sui ripidi pendii le loro barche per difendersi dalle continue incursioni dei Saraceni. Nel 1500 la famiglia Morelli possedeva un maestoso palazzo e il diritto di sepoltura nella Chiesa Madre sino ai primi anni dell'800.
Francesco Castiglione Morelli detto Franco, di Fiumefreddo Bruzio, dimorante a Roma, sposato a Franca Chiofalo, morì improle.

Fiume Freddo

Fiume Freddo

Fiumefreddo Bruzio, Palazzo Morelli. A destra: Chiesa Madre, lastra in ricordo di Ettore Morelli

Fiumefreddo Bruzio, Palazzo Morelli, stemma. A destra: Chiesa Madre, stemma Morelli

A pochi metri di distanza, abitavano i Castiglione nel palazzo di famiglia; si può ipotizzare che qui si sia celebrato un matrimonio tra due o più componenti dei casati Castiglione e Morelli.


Fiumefreddo Bruzio, Palazzo Castiglione


 

Fiumefreddo Bruzio, portale Palazzo
Castiglione, poi Castiglione Morelli.

 


Fiumefreddo Bruzio, altro Palazzo Castiglione Morelli


Fiumefreddo Bruzio, Cappella famiglia Morelli

I MORELLI A CROTONE

Nella città di Crotone si stabilì un ramo della famiglia Castiglione Morelli. Carlo Padiglione in I motti delle famiglie italiane, Napoli 1910, scrisse che  un ramo della famiglia Castiglione Morelli, che mantenne il solo cognome Morelli, si trasferì nel corso del XVI secolo da Cosenza in Crotone onde sfuggire alla grande strage che la peste faceva in quella città.
Possiamo ipotizzare che Carlo Padiglione si riferisse all'epidemia venutasi a creare allorchè i pellegrini accorsi da tutta Europa in Roma per la celebrazione l'Anno Santo del 1575, portarono una violenta infezione di peste che si diffuse per tutta la penisola, passata in Calabria fece strage di genti di ogni età, nelle città e nelle campagne dove fu anche notevole la moria di bestiame. A Cosenza, dove i morti furono duemila e cinquecento, gli episodi di abnegazione, soprattutto delle gentildonne, si ripeterono in continuazione, impiantato un lazzaretto nella Cappella di Loreto e nei caseggiati attigui, ad un miglio, allora, dalla città, venne affidato alle nobili dame: Carlotta Zurlo, Vincenzina Jordani, Camilla Ciaccio, Carmela
 Sambiase, Adelaide Furgiuele, Beatrice Beltrami, Maria Gualtieri, Elisabetta Coscinelli, Vittoria Rende, Raffaella Sicoli, Orizia Mauro, Laura di Tarsia.

Crotone - Giungata

Crotone - Giungata

Crotone, Cappella gentilizia Morelli  portale e stemma scultoreo dei marchesi Morelli di Crotone
Per gentile concessione del Nobile Don Francesco Giungata

Crotone, cappella con armi di altro ramo Morelli

Domenico Morelli (Cutro, 1714 Napoli, 1804) figlio del barone Gregorio e di Vincenza Di Bona, vescovo di Strongoli dal 1743 al 1792 quando si dimise per sopraggiunta malattia, si ritirò a Napoli; ristrutturò la cattedrale e commissionò il nuovo Altare maggiore.


Domenico Morelli vescovo di Strongoli


Strongoli, Cattedrale, epigrafe del vescovo Domenico Morelli

Fratello del vescovo Domenico fu il barone Niccolò (Cutro, 1710 1778) sposò Teresa dei marchesi Mayda ed ebbero ventiquattro figli, tra di essi Gregorio (Cutro, 1761 † Napoli, 1843), mortogli il padre in giovane età suo zio Domenico lo inviò a Napoli per studiare, a 23 anni si laureò, nel 1793 re Ferdinando lo nominò giudice e governatore della città di Teramo, successivamente lo fu di Lucera, fu creato uditore presso la Regia Udienza di Matera, Lecce e L'Aquila, eletto fiscale presso la Regia Udienza di Cosenza, poi nominato assessore  politico e militare presso il governatore di Reggio; sotto il governo francese, Giuseppe Bonaparte avendolo notato in Reggio lo nominò alla carica di Consigliere di Stato e a prefetto di polizia. Con la restaurazione i Borbone lo nominarono Giudice della Gran Corte Criminale di Napoli, poi segretario generale del Supremo Consiglio di Cancelleria e di consigliere della Gran Corte dei Conti, per questi servigi fu creato cavaliere del Real Ordine Costantiniano, inoltre fu destinato a presiedere l' Accademia di Giurisprudenza ed elevato a consigliere della Corte Suprema di Giustizia; sposò Luisa Tabassi Aldana che gli diede per figli due femmine e due maschi, uno dei quali, Niccolò ( 1853) seguì le orme di suo padre riuscendo a ricoprire alte cariche, tra le altre, fu giudice di Gran Corte Civile e Sostituto Procuratore Generale del Re presso la Gran Corte Criminale in Terra di Lavoro, fu vice segretario dell' Accademia Reale di Mergellina, socio dell' Accademia Delfica, corrispondente della Florimontana, socio dell' Accademia dei Pericolanti di Messina e dell' Accademia Cosentina.
Maria Aloisia, clarissa nel monastero di Santa Chiara di Cutro come risulta dal Catasto Onciario del 1744; godeva di un vitalizio di cinque ducati da don Gregorio
(2).
Maria, figlia di Gaetano, sposò Cesare Berlingieri, 4° marchese di Valle Perrotta.
Gregorio, di Gaetano, di Antonio, ebbe concesso il titolo di marchese (m.pr.) con Regie Lettere Patenti del 13 dicembre 1925, ebbe per fratelli: Antonio, Emilio, Attilio, Quintino e Sesto.
A Quintino gli venne riconosciuto il titolo di nobile con Decreto Ministeriale del 9 maggio 1911, sposò Maria de Mayda ed ebbero per figli: Gregorio; Adriana; Gemma; Pia; Vittoria; Enrico (1903
1969) sposato ad Immacolata Messina hanno avuto per figli: Giovanni, Ermanno; Quintino (1932) sposato a Linda Acri hanno generato Enrico (1962) e Paolo Nereo (1957); ed il primogenito Francesco (Crotone, 1901 1978) al quale venne concesso il titolo di marchese da re Umberto II con Regie Lettere Patenti dell'11 novembre 1976, sposato a Mercedes Moraca ebbero per figlio Attilio (Crotone, 1927 Verona, 1997), sposato a Hildegard Schaffler hanno avuto per figlie Francesca (1968), sposata ad Enrico Barracco, e Mercedes (1966).


Stemma de Mayda di Crotone

Arma de Mayda di Crotone: d'azzurro, alla fascia dello zodiaco al naturale, sormontata dall'ermellino passante d'argento e seguita in punta dal destrocherio impugnante un fascio di tre gigli fioriti, col monte di tre cime movente dalla punta: il tutto al naturale (2bis).
Motto: MALO MORO QUAM FOEDARI

Emilio, fratello di Quintino, sposando Clementina Berlingieri hanno avuto per figli: Mario (Crotone, 1901 Roma, 1984), sposato ad Aurora Avriti hanno generato Giulio, Maria, Clementina ed Emilio (Roma, 1944 ivi, 1996); ed il primogenito Gaetano (Crotone 1900 Roma, 1989), laureato in legge, insegnò diritto internazionale nell'Università di Roma, fu Presidente dell'Istituto di Diritto Internazionale, Componenete della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, socio dell' Accademia dei Lincei, sposò Giuseppina Sciacca (1912 1999) figlia di Crisostomo, nobile dei baroni della Scala, nobile di Galteri e Vigliatore, e di Caterina de Lieto.

I Morelli a Rogliano

Arma: d'azzurro, alla sbarra d'oro accompagnata in capo da tre stelle dello stesso di sei raggi, ed in punta da un cavallo morello inalberato.


Rogliano, palazzo Morelli, stemma

Berardino, capostipite di questo ramo ed appartenente al ceppo dei Castiglione Morelli di Cosenza, nel 1498 c.a si trasferì a Rogliano, fu segretario del re Federico d'Aragona in carica dal 1496 al 1501.
Giansarro, figlio di Berardino, capitano di cavalleria nelle milizie aragonesi; alla sua morte dispose di voler esser sepolto nella chiesa di San Girolamo in Cosenza.
Giovanbattista, filosofo, teologo, scrisse il trattato In doctrinam Thom. Campanellae, Disertatio.
Angelo, nel 1644 e 1645 fu luogotenente del granduca di Toscana ed amministrò la giustizia nei Casali di Cosenza che gli aveva venduto il re di Spagna.
Mario, fu capitano di cavalleria e militò in Fiandra e si accasò in Ath.
Bruno, fu giudice regio di 3^ classe nel circondario di Bisignano.
Tommaso, sacerdote, fu autore di una cronistoria intorno alla città di Rogliano e di altri opuscoli sull'agricoltura, industria e commercio. In occasione della visita a Rogliano delle LL. MM. re Ferdinando II e della regina Maria Teresa Isabella d'Austria, avvenuta il 10 settembre 1844, furono ospitati nel Palazzo Morelli, Tommaso ed i suoi fratelli Ferrante e Giovanni e due sue nipoti Clelia ed Anna, furono degnati di essere ammessi alla mensa dei reali. A seguito della visita il re disponeva:
Sua Maestà il Re (N. S.) si è degnata ordinare che la famiglia Morelli di Rogliano, la quale ha avuto l'onore di alloggiare la Maestà sua, una coll'augusta Sovrana nel giro fatto delle Calabrie, possa apporre una lapide che ricordi tutto ciò, e che ove lo voglia possa anche mettere la catena di ferro al portone di sua casa (2ter).



Rogliano, Palazzo Morelli



 

Francesco, figlio di Vincenzo e di Anna Funari, nel 1788, sposò Maria de Gemmis di Terlizzi con la quale ebbero per figli: Vincenzo, ufficiale della guardia civica di Rogliano durante il governo francese, nel 1809, fu trucidato da alcuni reazionari, e Rosalbo (Rogliano, 18 gennaio 1792 † Napoli, 20 marzo 1842), all'età di 13 anni fu inviato a Napoli sotto la guida del sacerdote don Francesco Labriola da Altamura, fatto venire precedentemente a Rogliano dai genitori, nel 1805 entrò nel collegio dei nobili diretto dai gesuiti, apprese le lingue francese, inglese, spagnola, greca e latina, matematica, fisica, diritto etc., morto il padre rientrò in patria, fu socio onorario della Società Economica di Calabria Citra, consigliere provinciale di Calabria Citra; sposò Serafina Giuranna di Umbriatico con la quale ebbero numerosa prole: Francesco (1820 1842) il primogenito, letterato e patriota; Vincenzo Giuseppe Raffaele (1822 1871) e Donato Carlo Alessandro (1824 1902), anch'essi patrioti, tutti e tre furono chiusi dapprima nel collegio di Cosenza e successivamente inviati a Napoli presso il loro zio Luca Cagnazzi; Carlo Giuseppe Federico (n. 1826) e Luigi Alberto Felice (n. 1829) andarono direttamente a Napoli presso il collegio dei nobili; Paolo Pietro Antonio (n. 1834); Clelia Anna Maria (n. 1818), sposata al banchiere Vincenzo Baroni di Paola; Anna Vincenza Maria Giuseppina (n. 1821), sposata a Raffaele Fasanella nobile di Bisignano; Maria Giuseppe Annunciata (n. 1831), sposata a Giovanni Antonio Magdalone figlio di Marco e Caterina Morelli; Fortunata Maria Celestina (n. 1837) e Francesca Saveria Olimpia (n. 1838).

Rosalbo Morelli ed Anna Morelli di Rosalbo (2quater)


Rogliano, Palazzo Morelli

Rogliano, Palazzo Morelli, stemma

Vincenzo e Donato parteciparono all'insurrezione del 1848, furono indagati e poi condannati per cospirazione; Vincenzo scontò otto anni di carcere a Cosenza, uscito nel 1859 preparò con suo fratello e molti altri l'insurrezione del 1860, su consiglio del vecchio colonnello Saverio Altimari, sbarrò la strada al generale Ghio per dar tempo a Garibaldi e al generale garibaldino Francesco Stocco di prenderlo alle spalle, questo causò la memorabile resa di Soveria Mannelli, successivamente fu nominato dal Dittatore Garibaldi colonnello della Guardia nazionale di Cosenza; Donato, fu membro del comitato insurrezionale della Calabria Citra; con l'impresa dei mille, il Dittatore Garibaldi, ospite nel palazzo Morelli di Rogliano, il 31 agosto 1860 lo nominò Governatore Generale della Calabria Citra; costituito il Regno d'Italia, ebbe l'onorificenza di cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, deputato dal 1861 al 1889 quando, su proposta del ministro Miceli, fu nominato senatore; fu sindaco di Rogliano. Sposò sua nipote Teresina Baroni ed ebbero Caterina (1882 1926), unica figlia, sposata il 6 luglio 1898 a Salvatore Quintieri, di famiglia nobile di Carolei, dal quale si separò perchè accusata di simulazione di parto per la nascita del loro figlio Giovanni Donato, e successivamente assolta.
Luigi Alberto Felice (n. 1829), aveva sposato Raffaella Cozzolino ed hanno avuto l'unica figlia Serafina, il 15 gennaio 1883 sposò il marchese Felice Genoese Zerbi  (1854 † 1928) di Reggio Calabria, Capitano d'Artiglieria nella Milizia Territoriale, figlio del marchese Domenico (1823 † 1897), e della nobile Elisa Melissari, hanno avuto come figlia Elisabetta, sposata in Reggio Calabria a Filippo Leocata.


Donato Morelli


Particolare dell'incontro con Garibaldi


Di lato: Rogliano, monumento a Donato Morelli

Donato ebbe un'amicizia ventennale con Raffaele de Cesare il quale gli chiese di poter tramandare ai posteri le sue imprese di cospiratore, gli inviò tutto l'archivio dal 1856 al 1860 nonchè i processi verso di lui e suo fratello Vincenzo del 1848, il risultato fu l'opera citata in bibliografia.

I Morelli di Rogliano s'imparentarono con le famiglie: Barbati Caracciolo, Melina, Berlingieri, Magdalone, Sambiase, Toscano, Quintieri, Funari, Cagnazzi e de Gemmis di Puglia; si estinsero in essi le famiglie Sicilia e De Piro del Fosso.

La famiglia fu ricevuta più volte nel S.M.O. di Malta nel 1541 con Giovanni Vittorio Murello o Castiglion Morello di Cosenza (3), nel 1591 con Paolo Nereo Castiglione Morelli di Cosenza ricevuto nel Priorato di Capua, nel 1710 con Pasquale Maria Morelli di Cosenza; nel 1719 come quarto della famiglia di Majo e come quarto materno del commendatore Francesco Saverio Parisio di Cosenza.

I Morelli a Monteleone

Arma: partito, nel 1° di verde al leone d'oro rampante ad una torre del medesimo; nel 2° d'argento al cavallo morello inalberato.

I Morelli di Monteleane (oggi Vibo Valentia) appartengono allo stesso ceppo dei Castiglione, poi Castiglione Morelli che si diramarono da Cosenza in altre località di Calabria Citra ed in Calabria Ultra.
Giovanni Andrea, nel 1591 era rettore della chiesa di San Michele.
Michele (
1615), agostiniano.
Marc'Antonio, filosofo, medico e matematico ebbe per figli: Caterina (
1611 infante); Andrea ( 1616 infante); Giulia ( 1618 infante); Domenico, parroco di Pizzoni e poi di Sant'Onofrio; Cesare, U.J.D. fu parroco di Zungri; Francesco, medico; Giovanni (1624 1704), medico, professore di Filosofia a Messina, fu aggregato alla nobiltà di Monteleone, sposato ad Elisabetta Ferrari (1653 1713) di Pizzo ebbero per figlio Francesco Antonio, U.J.D. sindaco dei nobili di Monteleone nel 1703 e 1705, sposato a Matilde de Vita generarono: Anna (1686); Rosa (1693); Giuseppe (1697); e Giovanni Battista (1695) sposato a donna Rosa Nicastri generarono: Fortunata (1729); Francesco Antonio (1730); Domenico Antonio (1739) e Giuseppe (1735), sposato il 2 giugno 1768 a donna Orsola Ceniti di Antonio e Francesca Paparatti.
I Morelli erano già dal luglio 1699 giuspatroni del beneficio dedicato a San Carlo nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, fondato da don Carlo Morelli; nel 1747 risultava esserne patrona la magnifica Teodora Morelli.

I Morelli in Terra d'Otranto

Arma: inquartato; nel 1° e 4° d'azzurro all'aquila d'oro coronata dello stesso, nel 2° e 3° d'argento al cavallo morello, con la pila d'azzurro raccorciata nel capo caricata da una stella d'oro (8).
Anche questo ramo è una diramazione della Famiglia Castiglione Morelli di Cosenza, verso la fine del Quattocento si diramò in Copertino in Terra d'Otranto, per relazione con l'illustre Casata dei Castriota, signora di detta terra, dalla quale si ebbe varie donazioni e concessioni. Nel 1536 venne decorata dall'imperatore Carlo V nella persona di Bernardino, dell'Ordine Aurato, del grado militare e privilegiata ad aggiungere l'aquila imperiale al proprio ed antico stemma. Passata a Lecce, ed illustratasi con alte dignità ecclesiastiche, nel 1760 venne aggregata a quella nobiltà.
Domenico Morelli (1642 1716), fu vescovo di Lucera dal 1688 al 1716.
Vincenzo Maria Morelli, fu vescovo di Otranto dal 27 febbraio 1792 al 22 agosto 1812, giorno del suo decesso.


Stemma del vescovo Domenico Morelli

Nell'Ottocento era rappresentata da Bernardino (n. 1 marzo 1809), nobile di Lecce, figlio di Giuseppe ed Amalia Martucci, ebbe per sorelle e fratelli: Rosa; Carlotta; Maria; Vincenzina; Achille (n. 4 maggio 1812), sposato nel 1846 ad Emma Emilia von Horubostel generarono: Giangiacomo (n. 10 marzo 1860), Giulio (n. 12 marzo 1859), Alfonso (n. 23 ottobre 1857), Gustavo (n. 24 ottobre 1853), Giuseppe (n. 15 settembre 1848), ed il primogenito Ernesto (18 giugno 1847); ed Antonio (n. 25 novembre 1810), sposato nel 1842 a Clementina Fernandez ebbero per figli: Emilia, Giuseppina, sposata il 6 febbraio 1872 ad Angelo Blanc, Serafina, sposata il 6 maggio 1875 a Saverio Magno, e la primogenita Amalia, sposata il 15 dicembre 1879 al Alberto Quarta (4).

La nobiltà generosa dei Castiglione Morelli fu riconosciuta nel 1834 in occasione delle Prove nelle RR. Guardie del Corpo del nobile di Cosenza Giuseppe Contestabile Ciacco (Verbali della Regia Commissione per i Titoli di Nobiltà Vol. I, foglio 4 e, nel 1838 Vol. I, foglio 146; Regio Archivio di Napoli).
Francesco Castiglione Morelli (n. Catanzaro, 10-11-1932), magistrato, presidente di sezione della Corte dei Conti, è ascritto come confratello dell’Augustissima Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini.

Per la genealogia delle famiglie Castiglione, Castiglione Morelli, Castiglione Scarpati e Morelli si consiglia di consultare le Tavole genealogiche di Serra di Gerace e per Carmelo Morelli il Registro degli Affari della "Real Commissione dei Titoli di Nobiltà".

Ch. S.M.la N.
Napoli, stemma partito Tagliaferri e Castiglione Morelli

_________________
Note:
(1) - Vallellonga è  un comune ricadente nella provincia di Vibo Valentia,  il suo feudo si estendeva nei territori degli attuali comuni di: San Nicola da Crissa, Torre di Ruggiero e Nicastrello; così riporta Vincenzo Naymo in  "Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria" a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore, nella tavola a pag. 67.
In realtà non trattasi del comune di Nicastrello in quanto è una frazione del comune di Capistrano; Nicastrello oggi non è più abitata, è conservata integra solo la piccola chiesa il resto sono ruderi.

(1bis) - Umberto Caldora "Per la storia della spedizione sanfedista del Ruffo (1799) in CN, a XIX, 1965, n. 49. 50, 33.
(1ter) - Luigi Intrieri, “Persone e Famiglie dal 1600 al 1950 in San Pietro in Guarano”, Archivio Storico Diocesano di Cosenza, 2012, pag. 41.

(2) - Luigi Camposano ed Andrea Pesavento in "Archivio Storico di Crotone".
(2bis) - Umberto Ferrari in "Armerista Calabrese", La Remondiana; Bassano del Grappa 1971, pag.40.
(2ter) - La catena fu installata, è tuttora visibile varcando il portone, chi riusciva a toccarla godeva dell'immunità. Al seguito dei reali vi erano: S.E. il principe di Comitini don Michele Gravina; Requesenz, ministro segretario di stato senza portafoglio; S.E. il principe di Satriano, don Carlo Filangieri, tenente generale, direttore generale dei corpi facoltativi; conte don Luigi Gaetani dei duchi di Laurenzana, maresciallo di campo, presidente della giunta di rimonta, ed aiutante generale di S.M.; duca di Furnari, don Gaetano Imbert, capitano di vascello ed aiutante reale di S.M.; don Federico de Roberti, capitano di vascello, comandante il corpo dei RR. marinari cannonieri; il principe di Cellamare don Giuseppe Caracciolo, cavaliere di onore di S.M. la Regina; il commendatore don Carlo Afan de Rivera, tenente colonnello dei RR. eserciti, direttore generale di ponti e strade, acque, foreste e caccia; il capitano dello stato maggiore, don Tommaso de Angelis; il commendatore don Leopoldo Corsi, segretario particolare di S.M. e del consiglio di stato; don Paolo Dalbono, ispettore generale delle poste, e dei procacci nei reali domini, al di quà e al di là del Faro; S.E. la marchesa del Vasto, e Pescara donna Giulia Gaetani dei duchi di Laurenzana, dama di compagnia di S.M. la Regina.
(2quater)
- Immagini tratte da Rosalbino Fasanella d'Amore di Ruffano "La Città di Bisignano e il suo seggio (1339-1806)", Tipografia Editrice MIT, Cosenza 2006.
(3) - Si distinse nell’impresa di Gerba al comando di una compagnia di fanteria; fu nominato capitano di galera e morì durante il viaggio da Marsiglia a Malta.
(4) - L'araldo, Almanacco Nobiliare Napoletano 1880, Anno III, Enrico Detken, Libraio-Editore Napoli, pag. 194.

___________
Fonti bibliografiche:
- Luigi Palmieri, "Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti", Pellegrini Editore, 1999.
- Eugenio Arnoni, "La Calabria illustrata Vol. III Cosenza", Edizioni Orizzonti Meridionali.
- Vittorio Spreti, “Enciclopedia storico-nobiliare italiana”, Voll. 2 e 6, Arnaldo Forni editore.
- Lorenzo Giustiniani, "Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli", Napoli 1797-1816.
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, "Famiglie nobili e titotale del Napolitano", 1902.
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, "Elenco dei cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme", Napoli 1897.
- Fabrizio Castiglione Morelli "De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”,  Venezia 1713.
- Luca Irwin Fragale, Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Milano, Banca CARIME, 2016.
- Tommaso Morelli "Descrizione topografica della città di Rogliano, in provincia di Calabria Citeriore"; Guttemberg Napoli 1845.
- Raffaele de Cesare "Una famiglia di patrioti. Ricordi di due rivoluzionari in Calabria"; Forzani e C. Tipografi del Senato Roma 1889.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria”, Vol.II; Editrice C.B.C. 1996.
- Davide Andreotti “Storia dei Cosentini”, Vol.II; Stabilimento Tipografico di Salvatore Marchese, Napoli 1869.
- Vincenzo Maria Egidi in “Regesto delle pergamene dell'Archivio Capitolare di Cosenza” a cura di Raffaele Borretti. Editoriale progetto 2000.

- Franz von Lobstein, “Settecento Calabrese”, Volume III, Edizioni Frama Sud, Chiaravalle Centrale (CZ), 1990.
- Gustavo Valente "Storia della Calabria nell'età moderna", Voll. I-II, Frama Sud, 1980.

- Amedeo Miceli di Serradileo in “Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria” a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore.
- Giovanni Fiore da Cropani  “Della Calabria Illustrata, tomo III”, a cura di Ulderico Nisticò, Rubbettino Editore 2001.
- Domenico Puntillo, Cinzia Citraro "Historia Brutiorum - Bernardino Bombini", Edizioni Prometeo, Castrovillari 2015.
 - Onofrio Melvetti "I Castiglione Morelli Marchesi di Vallelonga", 2014.
- Umberto Ferrari in “Armerista Calabrese”, La Remondiana, Bassano del Grappa 1971.
- Vincenzo di Sangro, conte di Rodiano, “Genealogie di tutte le famiglie patrizie napoletane e delle nobili fuori seggio” - Arnaldo Forni Editore anno 2004.

Continua: De Patricia Cosentina…


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

Copyright © 2007 - All rights reserved  
 

*******************
STORIA DELLE FAMIGLIE NOBILI:
Elenco A - B  /   Elenco C   /   Elenco D - H 
Elenco I - N /  Elenco O -R  /  Elenco S -
Z
*******************

SEDILI DI NAPOLI   CASE REGNANTI   ELENCO TITOLI
MEDIA   PUBBLICAZIONI   EVENTI  
ELENCO ANALITICO NOMI   MERCATINO ARALDICO   MAPPA DEL SITO
STEMMARIO   ORDINI CAVALLERESCHI

SCOPO   FONTI   CONTATTI   LINKS
HOME PAGE