Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Cosentino o Cosentini

Arma: d’azzurro, all’albero al naturale nodrito sopra un monte verde di tre cime movente dalla punta e sinistrato da un leone d’oro affrontato al tronco (1).
Titoli:
 patrizi di Bisignano, Cosenza e Tropea, marchesi di Aieta.


Cosenza, Chiostro di San Francesco di Paola, stemma partito Moio e Cosentino

L’antica e numerosa famiglia Cosentino (o Cosentini), originaria di Sorrento, si diramò in Calabria dove si stabilì in: Bisignano, Aprigliano, Celico, Cosenza, Tropea e Reggio Calabria.
In origine erano aggregati al seggio di nobiltà in Cosenza; in un testamento del 1391 di un notaio di Rende, Mario di Mario Cosentino lasciò a Ruberto, figliuolo di Fulvio, suo nipote, le terre di Valongo, a condizione che questi facesse celebrare tante messe delle rendite delle terre donate, per l'anima di lui, primachè Ruberto arrivasse a gli anni 16, e che costui fosse educato giusta gli esempi e le norme di Pietro suo antenato.
Ruberto sposò Luna Rogliani, i capitoli matrimoniali furono stipulati  il 5 novembre del 1431 con atto del notaio Flavio Rizzo di Cosenza tra i suoi genitori Fulvio e Claudia Selletta e Pietro Rogliani, ebbero per figli: Ottavio, Muzio, Mario e Fabrizio; Ottavio e Mario sposaro le sorelle Granata di Bisignano.
Il principe di Bisignano Luca Sanseverino dichiarò Mario meritevole di ogni onore per il suo sangue e per le sue virtù, esentò lui ed i suoi fratelli, figli ed eredi della giurisdizione ordinaria del foro baronale per cause civili e criminali, e per queste li sottopose immediatamente alla conoscenza del principe e del suo vicario generale.
Il principe di Bisignano Pietrantonio, nel 1527, concedeva a Pietro Cosentino un privilegio e cominciava con le seguenti parole:“Cum nobilis familia Consentini patrizia civitatis nostrae Bisinianensis...” lo creò suo consultore per le cause civli e criminali, lo costituì giudice perpetuo in tutte le cause che occorressero frà i suoi vassalli di Bisignano e di tutto il suo Stato in fatto di gravami; oridinò a tutti i suoi vassalli, nobili e civili e del popolo, che portassero a lui quel rispetto che gli conveniva. Pietrantantonio affrancò Pietro col medesimo privilegio da tutti i dazi, pagamenti e pesi, a cui andavano soggetti i vassalli
(2).
Nel 1569 Virgilio Cosentino, insieme all’Arcidiacono Giovanni Bernardino, dovette recarsi, a nome del Capitolo della Cattedrale di Bisignano, a “fare visita all’Eccellentissimo Principe di Bisignano Nicolò Bernardino Sanseverino e all’Eccellentissima Principessa Isabella, fornendoli di cavalcatura…
(2bis)”.
Agli inizi del Seicento erano fiorenti in Bisignano due rami della famiglia,  possedevano una cappella dedicata a San Martino nella Cattedrale e altra cappella dedicata al Santissimo Crocifisso nella Chiesa dei Frati Minori; in questo periodo vissero: il dottor Fulvio; Giuseppe, fu vicario capitolare nel 1639; Ottavio e Pompeo, sposato a Geronima Berlingieri, figlia di Pietro Antonio da Acri († 1606) e di Beatrice Campolongo dei baroni di Firmo, furono capitani di fanti italiani in Milano sotto il duca d'Isernia e si comportarono con fedeltà e valore singolare in sevizio del loro re. Fabrizio (
1625), fratello dei precedenti, fu capitano d'artiglieria e conoscitore di cosmografia e di storia sacra e profana, fu sepolto nella chiesa dei Riformati.
Giuseppe, sacerdote, fu l'ultimo esponente del suo ramo in Bisignano, a fine Settecento si estinsero nella famiglia Granata; ebbe per fratello Nicola e per sorella Dianora.


Bisignano, Palazzo Granata-Rende-Cosentino


Bisignano, Palazzo Granata-Rende-Cosentino

Il magnifico Gian Gregorio Cosentino, nativo di Bisignano, nel 1550 circa si trasferì a Reggio Calabria (3).

I Cosentino marchesi di Aieta

Adimario, figlio di Giovanni, fu al servizio della famiglia di Lauria.
Riccardo, fu scudiero e valletto di re Carlo Illustre.
Niccolò, figlio di Riccardo, cavaliere regio e chiamato "di Corigliano", sposò Luisella di Lauria, figlia di Giacomo, aiutante di campo di suo zio Ruggero I di Lauria († Valencia, 1305), Grande Ammiraglio di Carlo II d'Angiò, Signore di Lauria, Castelluccio, Lagonegro, Laino, Maratea, Rotonda, Papasidero etc. .
Girolamo, dal 1459 fu segretario e consigliere di re Ferdinando I d'Aragona e dei suoi successori fino a re Federico con il titolo di nobile, sposò Laudonia Scaglione; suo figlio Stefano ebbe privilegi e feudi dai principi di Salerno e conti di Lauria. Antonio, figlio di Stefano, sposò Bianca Malatacca ed ebbro per figli: Tiberio, e Scipione († 1589) il quale acquistò la baronia di Aieta, per ducati 13.000, da Lucrezia Martirano, erede di suo fratello, barone Giovan Tommaso, seguì il Regio Assenso l'11 luglio 1572; il feudo, sito in Calabria Citra in diocesi di Cassano comprendeva gli attuali comuni di Aieta e Praja a Mare in provincia di Cosenza ; sposò Ippolita Gazzineo ed ebbero per figli: Isabella, sposata a Scipione Brayda, Ascanio, e Giovan Francesco († 1595), 2° barone di Aieta, ebbe Significatoria di rilevio l'11 luglio 1590 per la terra di Aieta con bagliva e mastrodattia come erede di suo padre Scipione; sposò Ippolita (o Porzia) Mazzacane di Giulio, barone di Omignano nel Cilento ed ebbero per figli: Girolamo, giurista, giudice della real città di Reggio, e


Stemma Cosentini


Praja a Mare, la Rocca e l'isola di Dino


Stemma sul portale della Rocca

Cappella della Rocca


Cappella della Rocca, stemma Cosentino

Scipione († 1632), 3° barone di Aieta, erede di suo padre, barone Giovan Francesco; re Filippo IV, con Privilegio del 13 gennaio 1624 gli concesse il titolo di marchese, accanto al palazzo fece costruire la cappella di famiglia dedicandola a San Sebatiano; sposò Vittoria, di Ferdinando della Porta, marchese di Episcopia e di Andreana, ed ebbero per figli: Beatrice, monaca; Matteo (1632 † Rocca Imperiale, 1702), Vescovo di Anglona-Tursi dal 1667,

Tursi, Cattedrale, Cappella dove riposano le spoglie del Vescovo Matteo
Si ringrazia la Signora Romina Manfredi per averci inviato le foto.

e Giovan Francesco (1621 † 1699), 2° marchese di Aieta, come erede di suo padre, marchese Scipione; sposò Camilla Pignatelli di Pietro e Cornelia Caracciolo, ed ebbero per figli: Agata (1653) monaca, Pietro, Girolamo, Carlo, Scipione, Tiberio, Domenico il quale nella cappella dell'Assunta, all'interno della chiesa madre di Santa Maria della Visitazione fece apporre una lapide in ricordo dello zio Matteo Vescovo di Anglona-Tursi,  e

Aieta, chiesa madre di Santa Maria della Visitazione. A destra, Cappella gentilizia dell'Assunta

Giuseppe († Piano di Sorrento, 1721), 3° marchese di Aieta, ebbe Significatoria di Rilevio il 22 luglio 1705 per la terra di Aieta con le seconde cause, zecca e portulanìa, come erede di suo padre, marchese Giovan Francesco; il 17 giugno del 1699 sposò Girolama de Majo.
Tiberio, 4° marchese di Aieta, come erede di suo fratello, marchese Giuseppe, morto improle.
Domenico († 1747), 5° marchese di Aieta, come successore di suo fratello, marchese Tiberio, per refuta fattagli il 16 giugno 1721, nell'intestazione del 17 novembre 1735 per la terra di Aieta, oltre le seconde cause, zecca, portulanìa vi erano anche il falangaggio ed ancoraggio nel porto dell'isola di Dino; nel 1724 fece ampliare la cappella di famiglia dedicandola a San Giuseppe in onore del padre, già dedicata a San Sebastiano, sulla facciata fece apporre lo stemma di famiglia; sposato a Sorrento il 9 luglio 1721 con Anna Maria Guardati († Sorrento, 1765) figlia di Giuseppe ed Orsola Romano, ebbero come figli: Beatrice (1734), monaca nella S.S. Trinità; Orsola (1731 † Sorrento, 1759), sposata il 19 febbraio 1750 a Salvatore Falangola; Lucrezia (1732 † Sorrento, 1788), sposata il 2 settembre del 1750 a Carlo Guardati; Giuseppe ed il primogenito

Aieta, cappella di famiglia dedicata a San Giuseppe. A destra: interno della cappella di San Giuseppe


Timpano della cappella di San Giuseppe, stemma inquartato: nel 1° Cosentino, 2° Guardati, 3° Pignatelli, 4° Romano

Francesco Maria Giuseppe Antonio Pasquale Andrea (1723 † Ogliastro Marina di Castellabate, 1748), i suoi padrini furono il duca don Annibale Marchese e la sua signora donna Vittoria Marchese, patrizi napoletani; 6° marchese di Aieta per successione a suo padre, marchese Domenico, morì dopo pochi mesi del padre; nel 1746 o 1747 si mise a capo della popolazione di Aieta quando a mano armata andarono a svellare le risiere del vicino territorio di Castronuco. Probabilmente, perseguitato dalla giustizia spinta dal duca di Fortore proprietario della risiera, si rifugiò ad Ogliastro e vi morì, forse perchè avevano dei parenti o delle proprietà; del suo ramo si descriverà di seguito.
Giuseppe Maria (Sorrento, 1725 † 1759), 7° marchese di Aieta, successe a suo fratello Francesco; il 15 settembre 1753 sposò Livia Lombardo con la quale ebbero per figlio
Domenico (1755 † Cosenza, 1821) 8° marchese di Aieta, erede di suo padre, marchese Giuseppe, il 18 settembre 1761 s'intestò la terra di Aieta con le seconde cause, zecca, portulanìa ed ancoraggio dell'isola di Dino;
vendette il feudo a Vincenzo Maria Spinelli, principe di Scalea, per ducati 110.250 con Regio Assenso del 20 settembre 1799, con la clausola che il titolo di marchese fosse trasferito su altro feudo che egli possedeva, del titolo continuarono a fregiarsi i suoi discendenti; fu nominato Direttore Generale dei Dazi Diretti di Cosenza; sposò Vittoria Valignani dei duchi di Vacri ( 1840) ed ebbero ventidue figli: Giuseppe (1779 1797); Anna Maria (1778 1779); Francesca Maria, monaca in Santa Chiara a Nola; Tommaso (1780 1782); Francesco (1781 1783); Camilla (1782 1858), monaca prese il nome di Maria Carmela; Francesco Saverio (1783 1813); Carlo Maria (1785 1830); Anna Maria (1786 1850); Lucrezia (1789); Luigi (1790); Ferdinando (1791 1793); Orsola ( 1862); Stefanicia (1792 1822); Giovanna (1794 1865); Michele (1795 1799); Gennaro Maria (1798 1814); Michela (1799); Olimpia (1806 1867), sposata il 4 aprile 1842 a Raffaele de Petra, ancora nel 1886 il municipio di Aieta pagava ai suoi figli 40 ducati conto annuo;
Tommaso (1787
1838), 9° marchese di Aieta, per successione a suo padre, marchese Domenico, sposato l'11 settembre 1831 a Patrizia Fianci ( 1839), non ebbero prole;
Luigi Maria (1790
1858) 10° marchese di Aieta, per successione a suo fratello, marchese Tommaso, sposato il 30 novembre 1843 a Maria Serafina di Donato dei baroni di Casteldonato, non ebbero prole;
Maria Giuseppa (1801
1890), 11^ marchesa di Aieta, per successione a suo fratello Luigi Maria, nel 1829 sposò a Napoli Innocenzo de Miro (1800 1874), patrizio di Sorrento, figlio cadetto di Giacomo, duca di Collecorvino.
Lorenzo de Miro (1830
1908), 12° marchese di Aieta, per successione a sua madre, marchesa Maria Giuseppa, riconosciuto con Decreto Ministeriale del 15 aprile 1898.


© Aieta (Cosenza), palazzo appartenuto ai marchesi Cosentino

Aieta (Cosenza), palazzo appartenuto ai marchesi Cosentino; a destra: la loggia, sullo sfondo il mar Tirreno


Loggiato, lo stemma scolpito

I Cosentino di Francesco di Aieta

Il marchese Francesco (1723 1748) figlio del marchese Domenico, morto prematuramente senza prendere intestazione del feudo, al quale successe suo fratello Giuseppe, aveva sposato Angela de Fazio con la quale ebbero per figlio Giuseppe (n. a Pizzo Calabro, 1743), sposato con Rosaria Rodi, ebbero per figlio Lucantonio (n. a Pizzo Calabro, 1773), a sua volta sposato con Maria Vincenza Riglieri, ebbero per figlio Giuseppe Cosentini (n. a Pizzo Calabro, 1799), sposato a Maria Enrichetta de Casiron ebbero per figli: Clara, Adriana, Innocenza e Raimondo (n. a Napoli, 10-11-1838), nobile dei marchesi di Aieta, Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro; già Ufficiale delle Guardie del Corpo a Cavallo Napoletane, disertato a settembre 1860, come garibaldino prese parte alla campagna di Capua e, successivamente a Caserta, nel Regno d'Italia fu Sottotenente nel 15° Turr, fu uno dei quattro Ufficiali che riorganizzo il gruppo dei Corazzieri, fu nominato Tenente Colonnello e successivamente Colonnello;  sposò Antonia Camuzzoni di Vicenza ed ebbero per figli: Arturo, Tenente di Fanteria; Giovanni, Sottotenente M.T., sposato con Fausta Prignacchi,


Raimondo e Angelo Cosentini

ebbero Evelina ed Ugo disperso in Russia; Ugo, Tenente di Vascello, Comandante Regio Sommergibile, sposato con Anna Maria Lang, ebbero per figlia Laura; Giuseppe ed

Angelo, nobile dei marchesi di Aieta, Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Colonnello Comandante 21° Bersaglieri, sposato con Maria Panichi di Ascoli Piceno con la quale ebbero Achille (1901 † 1986), nobile dei marchesi di Aieta, sposato alla nobile Maria Teresa Crivelli Visconti di Milano hanno avuto come figli: Adriano, nobile dei marchesi di Aieta, ha per figlia Sara; Angela Maria, nobile dei marchesi di Aieta, ed il primogenito Alessandro (1930 † 2006), nobile dei marchesi di Aieta, morto improle; negli anni cinquanta del Novecento recandosi a visitare il feudo posseduto dai suoi avi in Calabria, notò le rovine della rocca di Praja, l'acquistò e restaurò, inoltre, fece ricorso al tribunale di Milano per poter aggiungere al proprio cognome il predicato “di Aieta”, con sentenza del 14 marzo 1958, la 1^ sezione Civile del tribunale di Milano ordinava all'Ufficiale dello stato civile del comune di Milano di rettificare, aggiungendo al cognome “Cosentini” il predicato “di Aieta” agli atti di nascita (4).


Alessandro, Angela Maria e Adriano Cosentini

Giuseppe Cosentino de' marchesi d'Aieta, medico, sposò donna di casa Mendoza dei conti di Castrillo, la conobbe in quanto sua paziente che salvò dalla peste; stanco di questa professione si laurea in Giurisprudenza e fu eletto Giudice della Gran Corte della Vicaria. In seguito si trasferì a Madrid dove fu eletto Procuratore fiscale del Regio e Supremo Consiglio d'Italia, in questa carica fece assolvere la città di Tropea del debito al Regio Fisco di 33.000 monete d'oro, per questo servizio, fu aggregato, all'unanimità, alla Piazza Chiusa dei Nobili di Tropea il 4 marzo del 1672.
Carlo, fratello di Giuseppe, con suo figlio Cesare, da Tropea andò a Napoli e vi morì di peste.
Pietro, Francesco e Vincenzo furono aggregati alla seconda piazza degli onorati cittadini di Cosenza nel 1580 (5).
Pietro Francesco, nel 1597, fu sindaco degli onorati cittadini di Cosenza.
I Cosentini di Cosenza ebbero il Privilegio della Familiarità nel 1459 (5bis).

I Cosentino di Aprigliano


Aprigliano, Palazzo Cosentini, ingresso dal giardino


Aprigliano, Palazzo Cosentini, portale

Vale Cosentino, nel corso del tempo aveva accumulato un considerevole patrimonio avendo acquistato diverse difese nella Sila Grande cosentina nella seconda metà del Cinquecento, tra di esse: Serra di Busso in località Lo Rica; sposato con Caterina de Simone ebbero per figli: Geronimo, Vespasiano, Muzio, Fulvio, Cesare e Pirro, quest'ultimo, sposato in prime nozze con Girolama de Chiara, morta prematuramente, non ebbero prole; in seconde nozze sposò Maria Donato di Roberto (avvocato, sposato con Vittoria de Chiara aveva avuto altre figlie: Ippolita, Antonia, Flavia ed Elisabetta, quest'ultima sposata con Francesco Antonio Barracco) con la quale ebbe per figli: Caterina, sposata con Andrea Barrese; Roberto, sposato con Dianora Cosentino di Bisignano, ebbero per figlie: Diana, sposata a Domenico Cozza e, Belluccia, sposata a Onofrio Morello di Rogliano; e
Pirro juniore, Utriusque Juris Doctor, sposato con Auria Serra di Dipignano, ebbe per figli: Giuseppe Antonio, figlio naturale, avuto con Adriana de Marino di Napoli, in quanto spesso vi si recava per esercitare la sua professione; con sua moglie ebbero: Antonia, sposata con Giuseppe Mollo Carlo (1671 † 1758), poeta, noto per aver tradotto nel proprio dialetto la "Gerusalemme Liberata" di Torquato Tasso, composta in ottava rima e pubblicata nel 1737, dedicata a Francesco Maria Carafa, principe di Belvedere, Gallicchio e marchese di Anzi.
Sposato con Serafina Scarpati ebbero per figli: Vittoria (n. 1708), e Francesco Saverio (1706 † 1780), celibe.


Aprigliano, Palazzo Cosentini visto da est

Nel 1753, in Aprigliano erano presenti, oltre al ramo di Carlo, estinto con suo figlio Francesco Saverio, quelli di: Andrea, Muzio e Cesare.
Muzio, aveva un fratello maggiore di nome Tommaso ed uno minore di nome Luigi; sposato a Caterina Mazza ebbe per figli: Anna, Nicoletta, Orsola, Agata, Faustina, Mario, Niccolò, Francesco, Antonio, che fu membro della deputazione che firmò il catasto onciario e l'ultimo genito
Girolamo Cosentini (1752 † 1832) che acquistò nella Sila Grande in territorio di Aprigliano, il feudo di Capalbo detto anche Li Cossini (ovvero feudo di Cussini in località Capalbo) dalla Regia Azienda di Educazione di Napoli (già dei Gesuiti poi espulsi dal Regno ed intestato agli Ametrano i quali lo presero in nome e per conto dei Gesuiti di Cosenza) con Regio Assenso del 20 marzo 1792; Girolamo ne fu l'ultimo intestatario prima dell'eversione (abolizione) della feudalità del 1806
(6). La famiglia era proprietaria di diverse Difese nella Sila Regia nelle contrade di: Quaresima, Fiego, Agnaturo, Trepidò Soprano, Cavaliere e Lorica, Ciricilla Soprane e Sottana, Cognale della Madonna, Seletta, Serra di Mola, Caprara, Pinicollito.


Sila Grande, Pinicollito, ricadente nel comune di Aprigliano


Sila Grande, Pinicollito, la Torre

Il barone Girolamo sposò Agata Parisio (1764 1814)  di Stefano e Faustina d'Epiro, ed ebbero per figli: Orsola Maria, sposata a Vincenzo Maria Cosentini del ramo di Celico; Maria Rosaria, sposata a Filippo Grisolia di Tiberio da Celico (ebbero per figlia Agata che sposò Raffaele Collice); Maria Caterina, sposata Barrese di Spezzano della Sila; Gaetana, sposata Boscarelli di Bisignano; Diana, sposata Capocchiani di Crotone; Tommaso, botanico, il quale introdusse la coltivazione della patata in Sila che cambiò in meglio le condizioni di vita delle popolazioni silane, fu Intendente di Calabria Citra, patriota; e, Luigi, che sposò Mariantonia Dattilo dei marchesi di Santa Caterina con la quale ebbero Girolamo juniore (1838 † 1893), il quale visse per buona parte della sua vita lontano dalla terra natia, morì nei pressi di Bruxelles, lasciò il suo immenso patrimonio, compreso il palazzo di Aprigliano, a suo cugino Giovanni Capocchiani e questo causò un lungo contenzioso.


Secondo Enzo Stancati, il Palazzo di Pompeo Sersale, posto tra Corso Telesio (ex Giostra Nuova) e Piazza XV Marzo, abitato
anche dalle famiglie
Spiriti e Telesio, è appartenuto ai Cosentini, in particolare a Tommaso e Girolamo. Di questo se ne ha
prova anche consultando il Catasto del 1873
. In questo Palazzo, all’approssimarsi della venuta di Garibaldi a Cosenza, ha avuto sede il
Comitato Insurrezionale di Calabria Citra presieduto dal barone Francesco
Guzzolini. In questo stesso Palazzo, il 27 agosto 1860, fu composto
e firmato l’atto di resa delle brigate Borboniche stanziate a Cosenza, comandate dal Brigadiere Cardarelli

Il citato Cesare aveva come madre Antonia De Bonis e per fratelli: Dorotea, Saveria, Agata, Aniello e Vincenzo.
Giuseppe Maria (1765 † 1836), figlio di Vincenzo, fu conduttore del feudo di Caccuri di proprietà della duchessa Rachele Ceva Grimaldi, sposò Rosa Parisio (Santo Stefano, 1776 † 1840) di Domenico (di Stefano) e di Faustina Stocco, ed ebbero per figli: Maria Carolina (1810) sposata il 4 novembre 1832 a Gaspare Lupo Marsico (1913
1874) deputato per quattro legislature a partire dal 1861 nel collegio di Torre Annunziata; Faustina (1812) sposata Masci; Mariantonia; Agata (1796 † 1887) sposata a Marco Venneri di Cariati; Francesco Domenico, e Luigi, il quale sposò, nel 1834, Carolina di Antonio dei marchesi Gallo di Castrovillari e di Carolina Nunziante, figlia del Generale Vito con la quale ebbero numerosa prole: Giuseppe Salvatore Alfonso (1835); Francesco Marcellino (1836); Antonia Vincenza Mariannina (1837); Vincenzo Maria Gaetano Stanislao (1838); Maria Luigina (1840); Rosina Felicia Emilia (1842); Raffaella (1844); Antonio (1847); e Ferdinando (1850), a fine Ottocento abitava in Cosenza  a Casa Cosentini “alla ficuzza”.


Maria Cosentini, sposata a Ferdinando


Carolina, nobile dei marchesi Gallo


© Cosenza, Località detta "La Ficuzza", Casa Cosentini


© Cosenza, Località detta "La Ficuzza", Casa Cosentini, Portale

Sposato a Maria Cosentini (n. 1857) del ramo di Celico, (figlia di Giacinto e di Vincenza dei baroni Collice) ebbero numerosa prole: Carmine Francesco (n. 1881); Concetta Nicolina (n. 1882); Filomena Annunziata (n. 1884); Raffaele Salvatore (n. 1886); Giacinto Francesco (n.1890); Raffaella Rosaria (n. 1894); Carmelina Maria (n. 1896); Angelo Nicola (n. 1901) e Giuseppe Maria Antonio (n. 1892) sposato a Michelina Perez con la quale hanno avuto come figli: Angelo (n. 1943); Lidia (n. 1932); Maria (1929 1989) ed il primogenito Ferdinando ( 1925 1992) il quale sposando Antonia Mangone hanno generato: Michelina (n. 1956); Giuseppe (n. 1958); Maurizio (n. 1962); Massimiliano (n.1969).

I Cosentini di Manneto di Celico


Manneto di Celico, Palazzo Cosentini, portale


Manneto di Celico, Palazzo Cosentini

Il ramo di Celico si costituì quando Saverio Cosentini di Aprigliano sposò Vittoria Parise, figlia di Domenico Parise di Celico il quale acquistò, nel 1669, da Fabio Ferrari, figlio di Scipione, il suffeudo di Macchia e Pianorotondo il quale faceva parte di possessi feudali dei principi di Bisignano (fu il principe Bernardino Sanseverino che ne investì, di questi possessi, come rimunerazione dei servigi prestatigli Scipione Ferrari, con Regio Assenso del 1509). Poichè Vittoria era figlia unica il feudo passò, per discendenza, agli eredi maschi di Saverio e Vittoria che furono in ordine: Domenico; Vincenzo; Michele, fu socio onorario della Real Società Economica di Cosenza, sposò Rachele, figlia del barone Nicola Barberio Toscano di San Giovanni in Fiore e della sua seconda moglie Rosa Cosentini di Celico, nel 1822 acquistò in Cosenza il palazzo che affaccia su Piazza Piccola da don Giovanni Leonetti.


© Cosenza, Palazzo Cosentino


© Cosenza, Palazzo Cosentino, Portale

Vincenzo Maria (n. 1808), sposò Orsola Maria Cosentini del ramo di Aprigliano; Giacinto, il quale sposò, il primo febbraio del 1856, Vincenza (n. il 15 aprile del 1837) figlia del barone Michele Collice, ebbero per figlia Maria (n. 1857) la quale sposò il citato Ferdinando Cosentini del ramo di Aprigliano.
I Cosentini di Celico possedevano grandi proprietà in Sila ricadenti nel comune di Celico nelle località oggi denominata Lagarò Cosentino.


© Sila Grande, Lagarò Cosentino, Villa Cosentino


© Sila Grande, Lagarò Cosentino, Villa Cosentino, Portale


© Sila Grande, Lagarò Cosentino, Villa Cosentino, Chiesetta

Per quanto riguarda il feudo di Macchia e Pianorotondo, Mario Pellicano Castagna scrisse di non aver rinvenuto intestazioni successive a Domenico Parise; in questo contesto vogliamo riportare che: Michele Cosentini,  figlio di Angelo e nipote di Michele e Rachele Barberio Toscano, nel 1901, richiedeva il riconoscimento del titolo di Barone di Macchia e Pianorotondo da affiancare a quello della moglie, Maria Martucci dei Marchesi di Scarfizzi, la richiesta era accompagnata da una ricostruzione genealogica. La consulta respinse la richiesta, uno dei motivi fu perchè era un suffeudo e non un feudo.

La famiglia fu ricevuta nel S.M.O. di Malta nel 1725 con Giuseppe Maria Cosentino dei marchesi di Aieta, di Sorrento, di minore età (7).
Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e per Vincenzo Cosentini il Registro della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà” – Archivio di Stato di Napoli.

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Note:
(1) - Francesco Bonazzi di Sannicandro, “ Famiglie nobili e titolate del Napolitano”, 1902.
(2) - Filippo Cirelli  Il Regno delle Due Sicilie descritto e illustrato.... Napoli, Stabilimento Tipografico Gaetano Nobile, 1853; vol.I pag. 51.
(2bis) - R. Fasanella d’Amore, “Una grande famiglia del Mezzogiorno mediovale: i Sanseverino di Bisignano”, in Cultura e spettacolo nel Principato di Bisignano…, a cura di L. Falcone, Bisignano 1998.
(3) - R. Fasanella d’Amore di Ruffano, “Le città di Bisignano e il suo Seggio”.
 (4) - Archivio Adriano Cosentini di Aieta.
(5) -
Luigi Palmieri, "Cosenza e le sue famiglia attraverso testi atti e manoscritti", Tomo II, pag. 335, Pellegrini editore, 1999.
(5bis) - Franz von Lobstein, “Settecento Calabrese”, Volume III, pag.40, Edizioni Frama Sud, Chiaravalle Centrale (CZ), 1990.
(6) - Mario Pellicano Castagna in “La Storia dei Feudi e dei Titoli nobiliari della Calabria” Vol.I pag.374; Frama Sud, 1984.

(7) - Francesco Bonazzi di Sannicandro, “Elenco dei cavalieri del D.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme”, 1907.
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Bibliografia:
- Francesco Quattromani “ Carlo Cosentino (Aprigliano 1671-1658)” 2005, Pellegrini Editore.
- Archivio del Nobile Prof. Maurizio Cosentini.
- Abate Francesco Sergio da Tropea in "Chronologica Collectanea sive Chronicorum de Civitate Tropea", MDCCXX.


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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