Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Donati (Donato, de Donati) di Cosenza

Parte prima

Arma: di verde alla banda d'oro contra doppia merlata tre volte, accompagnata da due stelle di sei punte una per ciascun lato. 
Titoli: Patrizi di Cosenza e  Paola.
Motto:  GRATIA DEI SIC ITUR AD ASTRA.


Cosenza, Palazzo Donato, stemma

I Donati di Cosenza costituiscono una diramazione dei Donati di Firenze, di ascendenza sovrana, riparati a Messina nel 1316 dopo l'uccisione di Corso Donati, chiamato per fierezza dei modi “il barone”; parente di Dante, capeggiò i Neri di parte Guelfa. Elena della Faggiuola, figlia del condottiero Uguccione della Faggiuola, nobile di Arezzo, governatore di Lucca e di Pisa, sposata in terze nozze, da Carlo Donati, riparò a Messina dopo l'uccisione del marito, insieme al figlio Rainero.


Uguccione della Faggiuola


Stemma della Faggiuola


Firenze, Architrave Chiesa di Santa Margherita (1)


Incisione dell’albero genealogico dei Donati di Firenze eseguita da Scipione Ammirato nel 1599

Il figlio di detto Rainero, Nicolò, generò Angelo, capostipite dei Donati di Cosenza, ascritto al sedile dei Patrizi e agli Onorati alla fine del Trecento; ebbe tre figli, tra i quali, Giovanni (nato nel 1449) e Matteo, (nato nel 1452) il quale fu notaio. Figli di Giovanni furono Alfonso capitano filofrancese, ucciso perchè ribellatosi a Consalvo di Cordova nel 1496; Angelo, fu Mastro de Camera Cancelleria alla Corte del luogotenente di Cosenza.
Dei figli di Matteo ricordiamo Vincenzo, cancelliere della città di Cosenza nel 1520, notaio apostolico, sindaco negli anni 1523 e 1524.
La famiglia  fiorì in due rami: quello di Angelo, risulta iscritto nel libro aureo al Sedile dei Patrizi dalla sua costituzione (1556), sposato con donna di casa Cavalcanti; ebbe la cappella gentilizia nella chiesa di San Francesco dell'Osservanza in Cosenza.
Geronimo, fu capitano di Corigliano (CS) e sindaco dei nobili negli anni 1546 e 1558.
Orazio, fu sindaco dei nobili nel 1568.
Lelio Donato, vissuto nel pieno Cinquecento, dottore in fisica , avendo preso i voti segreti designò come eredi del suo patrimonio i Carmelitani Scalzi, sulla porta della loro chiesa (distrutta da un terremoto) vi era una lapide con la seguente scritta: “D. Lelius Donati U.J.D. Consentinus templum sanctissimi purgatorii quod ad teneris anis peroptime exoptavit deo favente in senili aetate perfecit
(2), faceva parte del citato patrimonio un palazzo con torre confinante con quello della Regia Udienza di Cosenza; inoltre in un atto notarile si fa menzione di un altro palazzo in Cosenza (che ritroviamo facente parte del fidecommesso di Stefano Donato seniore della seconda metà del Seicento) e di un palazzo a Tiriolo (in provincia di Catanzaro) che presenta sulla facciata un dipinto raffigurante la Madonna della Neve, patrona del paese.


Cosenza, Palazzo Donato (oggi Mollo) in primo piano, a destra il Palazzo della Regia Udienza (oggi Pinacoteca Nazionale)


Tiriolo, Catanzaro, Palazzo Donato

Giuseppe fu Regio Segretario di Calabria Ultra e Citra nel 1658; Francesco Antonio, Capitano di Compagnia nel 1678.
Stefano Donato seniore, avvocato, sindaco dei Casali di Cosenza nel 1690, istituì il citato fidecommesso; suo figlio Diego, sposando la nobile Dianora Lucrezia Preti ebbe Stefano Donato juniore, erede dei beni del fidecommesso istituito dall'avo paterno, con lui,  a metà del Settecento, il ramo si estinse.


Cosenza, Palazzo Donato, portale


Cosenza, Palazzo Donato, stemma

Del secondo ramo che ebbe per capostipite il citato notaio Vincenzo, ne è certa la nobiltà (3), furono registrati nel libro aureo, ebbe cappelle gentilizie nella Cattedrale  di Cosenza con Vincenzo; in Rende nella chiesa matrice e in quella di San Francesco d'Assisi; in Napoli nella chiesa della Pietà dei Turchini e nell'Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini; tra i suoi esponenti ricordiamo Tommaso, capitano di guerra dei francesi nel 1555, sepolto nella cappella di Tutti i Santi nella chiesa di San Domenico in Cosenza;  Antonio de Donato (4), figlio di Tommaso, primo cantore del Capitolo di Cosenza dal 1588, Cappellano Maggiore Perpetuo nella Cattedrale dal 1604 al 1626, espresse  nel suo testamento: di essere sepolto nella cappella gentilizia nella chiesa di San Domenico in un sarcofago con un coperchio di marmo, con le sue armi... .
Giovan Giacomo, medico, sindaco degli Onorati nel 1594, prese parte al Parlamento di Cosenza che confermò al vicerè la fedeltà della città; sposato con la nobile Cassandra Cosentino ebbero come figli: Frà Giovan Battista, Cavaliere Gerosolimitano e Governatore di Paola (CS) nel 1616, nel periodo in cui Paola era università demaniale fu eletto fra i nobili della città; Marco Antonio,  fu titolare della cappella nella chiesa di Santa Maria del Rito di Cosenza dell'Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, edificata nel 1583, con diritto di apporre le armi in alto;  Antonio, si trasferì da Cosenza in Rende, sposò il 27 marzo del 1685 la nobile Sigismonda Guccione, con la quale ebbe come figlio primogenito Giovan Giacomo che generò Pietro, il quale  fu celebre avvocato in Napoli dove sposò il 12 febbraio 1755 la nobile Teodora Guarani; fu aggregato al sedile dei nobili cosentini,  ebbero due figli: Giovan Battista, professore di legge presso l’Università di Napoli, sposò la contessa donna Rosa Vincenti di Belforte; ebbero Lelio, coniugato con donna Costanza Pastore, non ebbe discendenza.
Antonio (morto nel 1825), fratello di Giovan Battista, dottore in utroque iure, sposò a Napoli il 23 gennaio 1791 donna Maddalena Scillitano con la quale ebbero: Pietro (Napoli 1793
 ivi 1852) e Maria Giuditta (n. 1804).


Conte Pietro Donati
ritratto ad olio di G. Forte, 1846


Donna Giuditta Donati
ritratto ad olio di G. Toma, 1860

Il conte Pietro Donati, addetto alla Segreteria di Stato del re Fedinando IV, fu insignito del cavalierato dei SS. Maurizio e Lazzaro con diploma di Carlo Alberto di Savoia per essersi distinto nelle trattative che portarono al trattato per la navigazione con il Regno Sardo; il casato si estinse nel XIX secolo con la sua morte; la sorella Maria Giuditta Donati aveva  sposato in Napoli il 27 marzo 1828 il conte Pasquale Maria Viscido di Nocera, deceduto a meno di 30 anni; i discendenti di questa famiglia principesca della linea secondogeniti dei Sovrani Longobardi di Salerno.
Rappresentante della casata estinta, è S.A.R. il Principe Conte Mario Putaturo Donati Viscido di Nocera.

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Note:
(1) - Gli stemmi, riprodotti sull'architrave del portale d'ingresso delle famiglie che ebbero il "patronato" della Chiesa. Da sinistra a destra: i Donati (scudo troncato rosso e d'argento), i Cerchi (scudo con tre cerchi d'oro in campo azzurro), gli Aldimari (scudo oro e azzurro).
(2) - Mario Putaturo Donati Viscido di Nocera cita in “Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale”  M. Borretti in Famiglie nobili di Toscana e di Liguria in Calabria nel medioevo  in “Rivista del Collegio Araldico, XXXV, 1937 XV; M. Putaturo Donati in “Profili di Storia”.
(3) - Davide Andreotti “Storia dei Cosentini”, pp. 278-279.
(4) - Lo stemma che presentiamo all'inizio della scheda apposto sulla facciata del palazzo omonimo è da attribuire a questo membro della famiglia così come riporta a pag. 177 Luca Irwin Fragale nella sua opera “ Microstoria e Araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza”, The Writer Edizioni Ass.-2016.

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Fonti bibliografiche: 
- “I Donati di Cosenza” di Mario Putaturo Donati Viscido di Nocera in “Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale”, a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore.
- Luigi Palmieri “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti”, Pellegrini, 1999.
- Christine E. Meck, "Della Faggiola, Uguccione", in DBI, vol. 36, Roma 1988, pp. 804-808.
- Bernardo Candida Gonzaga, "Memorie delle famiglie nobili" Voll. I-IV, Napoli 1875-1879; vol. I pag. 193; vol. III, pag. 34, 115; vol. IV, pag. 203; vol. V, pag. 45 n.1; vol. VI, pag. 20.
- Napoli, Archivio gentilizio Putaturo Donati Viscido di Nocera, vincolato dalla Sovrintendenza Archivistica per la Campania, che comprende l’incisione dell’albero genealogico dei Donati di Firenze eseguita da Scipione Ammirato nel MDIC; centocinquanta documenti dei Donati del ramo primogenito; trecentocinquanta e più del ramo secondogenito facente capo a Vincenzo Donati; trataquattro pergamene; due volumi contenenti su tavole acquerellate delle famiglie con cui furono contratti vincoli matrimoniali.

Parte seconsa

Parte seconda


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