Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Ferrari

Arma  più antica Ferrari d'Epaminonda: d'azzurro al compasso di ferro al naturale aperto in capriolo, accostato in capo da tre stelle a sei raggi, ed in punta da un monte di tre cime, il tutto d'oro.
Altra: d'azzurro al compasso aperto in capriolo accostato in capo da tre stelle a sei raggi, ed in punta da un monte di tre cime, il tutto d'oro.
Arma Ferrari d'Antonello: d'azzurro al monte di tre cime movente dalla punta, accompagnato in capo da un compasso aperto in capriolo, il tutto d'oro col filetto di rosso attraversante posto in banda
(1).
Arma Ferrari di Catanzaro:
d'azzurro al compasso aperto in capriolo, accostato ai lati e tra le aste da tre stelle a sei raggi, e sormontato in capo da un ramoscello di verde e un'aquila al volo spiegato d'oro, posti in palo, ed in  punta da un monte di tre cime di verde.


© Cosenza, Chiesa di San Domenico, particolare: stemma Ferrari d'Epaminonda

I Ferrari sono originari della città spagnola di Valenza; giunsero nel Regno di Napoli con gli Angioini.
Dall'archivio della Regia Camera Summaria dell'anno 1316 si ha notizia di Goffredo Ferrarius di Cosenza “pro quibusdam bonis foeudalibus, consistentibus in Vallis et Terrenis quoe tenent in foendum in pertinentiis Consentinoe et Montis Scini”.
Dall'archivio citato, nel 1383 e 1384, Riccardo Ferrari viene chiamato “fedele e familiare del Re Carlo III di Durazzo”.
Giacomo Ferrari, fu “milite fedele e barone”, lo si legge nel registro di Re Ladislao e figlio del citato Re Carlo.
Altro Goffredo di Giacomo, nei registri su citati è chiamato “Vir nobili et fidelis”.
In Cosenza fiorirono due rami: Ferrari d'Epaminonda e Ferrari d'Antonello.

Ferrari d'Epaminonda
Titoli:
patrizi di Cosenza, baroni, marchesi.

Originaria di Acri (in provincia di Cosenza), si diramarono in diverse località della provincia tra di esse: Bisignano, Rose e Rossano.
Epaminonda Ferrari  di Francesco, fu il primo a giungere nella città di Cosenza nella prima metà Cinquecento.


Cosenza, Chiesa di San Domenico, dipinto
commissionato dalla famiglia Ferrari d'Epaminonda


Cosenza, Complesso monumentale di San Domenico,
stemma partito Ferrari d'Epaminonda e Monaco.

Bernardino Ferrari, fratello del citato Epaminonda, fu vescovo di Bisignano dal 1498 al 1530.
Antonio Ferrari, discendente del citato Epaminonda, si distinse per la sua fedeltà alla casa regnante di Napoli; re Ferdinando I nella restaurazione dopo l'avventura della Repubblica Napoletana del 1799 gli concesse il titolo di marchese e, a suo figlio, di soli dieci anni, il grado di sotto ufficiale di cavalleria; nel mese di marzo del 1806, in qualità di Sindaco dei nobili, accoglieva in Cosenza, reduce dalla sconfitta di Campotenese, il principe ereditario Francesco (futuro re Francesco I) impegnato nel respingimento dei francesi, ed anche in quest'occasione seppe dar prova della sua fedeltà; il principe, lasciando Cosenza con suo fratello Leopoldo donò al marchese un bel cane con collare d'argento abbellito con la cifra del suo nome. Nel mese di agosto venne imprigionato dal maresciallo Palumbo, Preside di Cosenza, perchè avversario dei francesi. Morì l'8 ottobre dello stesso anno. Aveva la cappella di famiglia nella chiesa di San Domenico, abbellita da  un dipinto raffigurante San Vincenzo Ferreri che resuscita un morto; il Santo era anch'esso di Valenza e di nobile famiglia; è probabile la loro comune origine.
Scipione, barone di Macchia
(2), piccola terra in Calabria Citra in diocesi di Rossano, fu il primo a giungere a Rossano, per aver sposato Giulia Britti, con la quale generò: Sigismina; Livia; Giuseppe; Tiberio; Domenico e il primogenito Fabio, il quale successe nel feudo di Macchia; sposando Beatrice Lupinacci ebbe: Vincenzo, decano della cattedrale e Vicario generale di Rossano, dal 1578 vescovo di Bisignano e dal 1586 di Montepeloso; Scipione; Roberto; Carlo; Francesco, vescovo di Montepeloso dal 1630; Tiberia; Emanuele e Ignazio; quest'ultimi vollero sposarsi creando due rami.
Emanuele sposò Doria Labonia, i loro due figli Beatrice, monaca in Santa Chiara e Piero, monaco Antoniano nel convento di S. Antonio da Padova dei Minori Conventuala in Castrovillari col nome di Padre Adeodato, rimasti orfani da piccoli, il padre nel testamento del 1708, li aveva istituiti eredi ed aveva nominato tutore lo zio Ignazio, nel fare la sua professione, nel 1725, donò al convento i suoi beni, compresa la quarta parte della Sila di Neto posseduta in comune con suo zio Roberto e i suoi cugini figli di Ignazio.
Il citato Ignazio sposò una sua parente del ramo di Cosenza, Maroccia Ferrari ed in seconde nozze Eleonora Cherubino con la quale ebbe 22 figli, tra i figli maschi ricordiamo: Bernardino; Vincenzo, fu monaco; Fabio, dimorò a Roma sotto la direzione dello zio Carlo, fu cantore e abate; Giuseppe; Domenico, con Fabio e Giuseppe vendettero il feudo della Macchia per 7000 ducati a Domenico Parise di Celico;  Gaetano e Serafino.


Cosenza, Palazzo Ferrari d'Epaminonda, già Donati e Garritano, oggi Mollo.

Il citato Serafino sposò Aurelia, nobile dei baroni de Riso, figlia del barone Ottavio e della nobile  Feliciana Cherubino sposata in seconde nozze; non avendo altra prole questo ramo dei de Riso si estinse nei Ferrari; generarono oltre le figlie femmine: Pietro, canonico, devoto della Beata Vergine delle Grazie, stava prostrato per lunghi periodi in orazione presso una chiesetta fuori l'abitato di Rossano, morì in odore di santità, in questa chiesetta desiderò di essere tumulato; Pasquale, cappellano dell'Oratorio della Mica, istituì il giudizio per la rivendica della Sila di Neto donata dal citato padre Adeodato al convento di S. Antonio da Padova di Castrovillari, alla fine del giudizio, ne prese possesso suo nipote Serafino che la vendette al barone Mollo di Cosenza; Ignazio, sposò Teresa Abenante con la quale ebbe oltre le otto figlie femmine Ottavio e il citato Serafino (il quale vendette la Sila di Neto), quest'ultimo sposando Acheropita, nobile dei baroni de Rosis, ebbe: Teresa, Maria, Aurelia, Ignazio, Pietro e Pasquale.

Ferrari d'Antonello
Titoli:
patrizi di Cosenza, baroni.

Giunsero  a  Cosenza da San Pietro, casale di Taverna, nella seconda metà del Cinquecento con Antonello Ferrari, medico, il quale fu iscritto nel sedile nobile della città.
Roggerio, fu barone di Paterno, Dipignano  e di Belsito (tre casali della Regia città di Cosenza).
Gotofredo,  fu barone di Tessano, Siciliani, Gazella e Venerella.
Antonio, fu barone di Mottafollone, San Sosti e Sant'Agata, terre confinati in provincia di Cosenza; fondatore dei frati Minori Osservanti Riformati in Cosenza.


Cosenza, Palazzo Persiani, appartenuto a Carlo Ferrari.

Cesare,  barone di Sant'Agata, Sangineto, Fagnano e Luzzi; quest'ultimo feudo fu in seguito diviso in parti uguali tra Antonio Guzzi e Tommaso Firrao con titolo di Principato.
Giuseppe, fu arcivescovo di Nicea.
Questo ramo dei Ferrari fu signore di Cropani nel Catanzarese, e si diramò anche nella città di Catanzaro, senza sedile.

Ferrari di Catanzaro
Titoli:
nobili di Taverna, baroni di Pantane.


Stemma Ferrari di Catanzaro

I Ferrari di Catanzaro, di remotissima ascendenza fiorentina, nominati nel secolo VIII Acciaiolo o Acciaiuoli, cognome che mutarono nel 1100 in quello attuale, allorquando si trasferirono dapprima in Piemonte e poi in Calabria (3).
Nel 1732 Francesco Maria Ferraro o Ferrari fu Regio Governatore della città e dello Stato di Squillace, passati alla Regia Corte per la morte senza successori della principessa Maria Antonia de Pimentel; nel 1744 il feudo di Squillace fu concesso da re Carlo di Borbone a Leopoldo de Gregorio con titolo di marchesato (4).
Antonio Ferrari (Catanzaro, 1799
† ivi, 1865 ), patrizio di Taverna, città di Calabria Ultra in diocesi di Catanzaro, figlio di Giuseppe e di donna Maria Sculco, fu storico, numismatico, archeologo e poeta; sposò nel 1808 donna Maria Poerio (1783 1845), sorella del patriota Giuseppe.


Antonio Ferrari (1779 † 1865), ritratto a penna

Domenico Ferrari (Catanzaro, 1910 † ivi,1999), barone di Pantane e nobile di Taverna, fu Cavaliere di Grazia e Devozione del S.M.O. di Malta; sposò a Catanzaro nel 1942 Teresa Barbieri (1916 † 1991).

Per la genealogia Ferrari e de Ferrari si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e per Nicola Ferrari il Registro della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà”.

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Note:
(1) -
Blasonatura riportata da Luigi Palmieri nell'opera citata nella bibliografia a pag. 352 del Tomo II; diversamente da Fabrizio Castiglione Morelli nella sua opera “De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, nella quale, a pag. 17, dedicata ai Ferrari d'Antonello, scrive, sotto la rappresentazione dello stemma, che le due famiglie Ferrari hanno lo stesso stemma: “Ferrariorium de Epaminaonda, icon commune est Ferrariis de Antonello”;  a pag. 16, dedicata ai Ferrari d'Epaminonda è rappresentato lo stesso stemma

(2) - Oggi Macchia Albanese, frazione ricadente nel comune di San Demetrio Corone e poco distante da Acri.
(3) - Franz von Lobstein, "Settecento Calabrese", Vol. I, pag. 295.

(4) - Lorenzo Giustiniani, "Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli", Napoli 1797 - 1816.
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Fonti bibliografiche:
- Luigi Palmieri, "Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti" Tomi I – II;  Pellegrini Editore, 1999.

- Cav. barone Luca de Rosis “Cenno storico della città di Rossano e delle sue nobili famiglie” - Napoli, 1838.
-
Eugenio Arnoni, "La Calabria illustrata Vol. III Cosenza", pag. 79; Edizioni Orizzonti Meridionali 1992.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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