Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Gervasi

Arma: d’azzurro ai tre gigli d’argento, gambuti d’oro, nodriti di un vaso con piedistallo dello stesso, e accompagnati in capo da tre stelle d’oro ad otto raggi, male ordinate.
Dimora: Cosenza.
Titoli: nobili di Cosenza.


© Cosenza, palazzo Gervasi, stemma

La famiglia Gervasi, originaria di Mendicino (comune limitrofo a Cosenza), nel 1567,  fu ascritta tra gli onorati della città di Cosenza con decreto della Regia Udienza con Giacomo, Cola Francesco e il regio notaio Piero Antonio.
Un loro antenato, Nicola, dotto in teologia e dommatica sul finire del 1100 e gli inizi del 1200 fu vescovo di Martirano, in quanto la sede restò vacante in seguito alla morte prematura di monsignor Michele Nigro, anch'esso di Cosenza, fu amico dell'abate Gioacchino da Fiore; gli successe un altro cosentino Filippo de Matera (1).


Mendicino (Cosenza)

Il citato Piero Antonio Gervasi ebbe come figli: Sertorio; Maurizio  e, il primogenito Antonio, quest'ultimo sposò Vittoria Vennere dalla quale ebbe: Giuseppe; Francesco, U.I.D., sposò Liadora Parise ebbe come figli Mariano, Gaetano e Domenico, rimasto vedovo si trasferì a Ruvo di Basilicata dove si risposò con una nobile donna;  Flaminio, dottore in legge, sposò Paola Grimaldi ed ebbe: Filippo, il quale cinse spada ed ereditò dal padre l'ufficio del regio credenziere del Fundaco di Cosenza; e, il primogenito Piero Antonio iuniore il quale sposò Diana Jacuccio con la quale generarono: Francesco iuniore, domenicano, fu filosofo; Daniele, Giovan Battista e Carlo cinsero la spada; e, il primogenito Antonio iuniore, il quale fu canonico cosentino.
Il citato Giuseppe Gervasi detto "capitan Peppe", (nato nel 1599 ca. nel 1648) in quanto era stato capitano dei fanti nella campagna di Lombardia al servizio degli spagnoli. Successivamente ottenne l'incarico di governatore di Andria ed in seguito in Calabria a Fiumefreddo (oggi Fiumefreddo Bruzio in provincia di Cosenza), per poi ritornare a Cosenza.
Nel 1647 capeggiò un movimento rivoluzionario a Cosenza contro il sistema feudale e contro la burocrazia statale, in quanto, regnando gli spagnoli con un Vicerè nel meridione d'Italia,  avevano delegato ai feudatari il potere, i quali dovevano  garantire un sistema di gabelle necessarie a sostenere le guerre intraprese dalla corona di Spagna senza tener conto delle minime esigenze della popolazione. Capitan Peppe era cinquantenne e di famiglia borghese del rango dei "nobiliter viventes" ovvero quella classe che: pur vivendo nobilmente, veniva esclusa dalla casta aristocratica che, all'interno del sedile gestiva il potere; questa situazione era la conseguenza della "serrata" decisa nel 1565 ovvero di escludere dal seggio nobile tutti coloro che non fossero patrizi di Cosenza.
A rivendicare un seggio, tra gli altri, vi era Giuseppe Gervasi il quale si mise a capo della protesta in particolar modo furono  presi di mira Antonio Barracco, Orazio Telesio e Pompeo Sambiase per la loro spregiudicatezza nella gestione degli appalti; furono attaccati i loro palazzi e saccheggiati, vi furono diversi morti in particolare membri della famiglia Sambiase, rivale dei Gervasi, in molti furono costretti a riparare nei loro possedimenti fuori città; a sostenerlo nell'impresa, vi fu tra gli altri Isidoro Guzzolino, avvocato, possidente nella Presila e nella Sila Grande, il quale aveva capeggiato la spedizione di Celico contro il palazzo del governatore per evitare che il  Granduca di Toscana prendesse possesso  come feudatario dei  Casali di Cosenza acquistati nel 1644, e da sempre Regio Demanio; la rivolta ebbe esito positivo e il Granduca vi rinunciò tornandosene in Toscana.
A luglio, capitan Peppe, incitato dalla folla impedì la riscossione dei tributi; convocò un'assemblea nel convento di Sant'Agostino e si autoproclamò sindaco del popolo emanando provvedimenti popolari come l'abolizione del carico fiscale e condonando gli arretrati; cambiò lo statuto istituzionale rendendolo più democratico, inoltre, il popolo, avrebbe concorso all'elezione del "mastrogiurato", ovvero il braccio amministrativo del sindaco.
In ottobre il declino, con defezioni dei suoi compagni d'avventura, primi fra tutti suo cugino Andrea Civitella ed Isidoro Guzzolino; convocato il Parlamento, sotto la regia del Preside dei moderati, fu destituito dalla carica di sindaco. Morì pochi mesi più tardi.
Questa rivoluzione come quella di Masaniello a Napoli durò poco, ma rimase memorabile nel popolo.


Cosenza, Palazzo Gervasi




 


A sinistra: Cosenza, Palazzo Gervasi, Portale

Il citato Cola Francesco Gervasi (fratello di Piero Antonio e Giacomo), ebbe per figli: Francesco, sacerdote e cantore della chiesa collegiale di Montalto (oggi Montalto Uffugo, comune poco distante da Cosenza) e  Ottavio il quale ebbe come figlio Giuseppe iuniore che cinse spada, suo figlio fu Flaminio iuniore.
Luigi Gervasi, sindaco di Cosenza,  aiutò le classi povere; nel 1813 deplorava la condotta dei Carbonari della Calabria Citeriore in quanto la conseguenza fu di un maggior rigore del governo di Gioacchino Murat tanto da ricadere sulle classi più deboli. In questa situazione di pericolo creata dai Carbonari si pose a capo "de' 300" che formavano quella guardia improvvisata che cercò di tutelare la sicurezza pubblica; tra gli altri ne facevano parte: Carmine Dattilo, Nicola Maria Greco, Vincenzo Monaco, Bernardino Telesio, Giuseppe Castiglion-Morelli, Filippo Mollo...  (2).

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Note:
(1) -
Eugenio Arnoni "La Calabria Illustrata" vol.III, Edizioni Orizzonti Meridionali, ristampa del 1992; pagg.113-114.
(2) - Eugenio Arnoni, Op. cit., pag. 175
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Bibliografia:
- Luigi Palmieri, “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti”, Tomo II - Pellegrini Editore, 1999.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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