Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Stemma Famiglia Imperato di Spinete

Armi(1):
ramo dei Baroni di Montecorvino: d'azzurro, a due leoni contro rampanti d'oro sormontati da un Cappello di Prelato di  Fiocchetto con dieci fiocchi rossi collegati da un cordone dello stesso
(2);
ramo dei Marchesi di Spinete:
d’azzurro, inquartato da un filetto d’oro: 1° a due leoni affrontanti tenenti una corona d’oro, 2° alla gemella d’argento posta in banda con tre a stelle, 3° al leone d’oro coronato, 4° al leone d’oro(3).
Dimora: Napoli


© Arma Imperato del ramo
dei Baroni di Montecorvino - Nobili dei Duchi di Valgrado -
Patrizi d’Amalfi e Giovinazzo
(4)

Imperato o Imperati(5), storica Famiglia Principesca Napoletana: Consiglieri Imperiali - Baroni di Montecorvino - Feudatari di Monteleone - Familiari di Sua Maestà la Regina Giovanna II d’Angiò Durazzo di Napoli - Patrizi di Giovinazzo - Patrizi Amalfitani, aggregati alla nobiltà Civica de Majori, Nobili Napoletani ascritti fuori Piazza (ramo dei marchesi di Spineta) - di Antica Stirpe (Spagnola di Nobiltà) Germanica scese in Italia con l’Imperatore Ottone II di Sassonia nel 981, alcuni dei quali, come GISULFO, fecero parte del consiglio della Corona Imperiale. Possidenti nel 983 con il Conte GUAIMARO e il Conte Tesoriere GUAIFERIO, entrambi della linea di GUIDO(6).
Agli eredi di ARECHISI, nel 997, andò parte dell’ingente patrimonio. Successivamente, con Petras (1014), ramo di questi che rivestì la carica di Capo delle Milizie Romane, si acclimatarono con GUIPERTO (+1154 c) quali Feudatari, della Corona Normanna del Regno di Sicilia, dello Stato di Montecorvino.
SIMONE,
Barone major dello Stato di Montecorvino
(7),coniugato con una Pappacarbone(8) .
La Famiglia prese parte con proprie truppe alla guerra sacra del 1187 su istanza di Papa Gregorio VIII(9). Trapiantati poi in costa amalfitana, dando così origine ad altri rami che da questa terra hanno contribuito alla storia della nostra penisola, in Agerola prima e Rheginna Major poi, splendide cittadine di questa costa amalfitana. Quest’ultima, successivamente, denominata Maiuri ed oggi Maiori che fu elevata nel 1622 da re Filippo IV d'Asburgo-Spagna al rango di Città Regia. Sul fronte del loro palazzo di Maiori alla salita di San domenico, era posta una lapide, datata 31 luglio 1323, con il nome di "BERUTO Imperato mercatori de Majori"(10).
SERRI e PETRUS, eminenti Prelati che rivestirono significative cariche nell’ambito della Chiesa. Infatti, erano presenti tra i Vescovi per solennità nell’Antica Repubblica d’Amalfi il 20 settembre 1227(11).  Il Casato fu aggregato al Patriziato del seggio di Maiori. ANGELO e STASIO, ospiti nel 1271 di re Carlo. AMBROSIO, presente nei capitolo matrimoniali tra Carlo duca di Durazzo e Maria d’Angiò, sorella della regina Giovanna I di Napoli. ANTONIO, magnifico († 1387). Dopo le vicende del maremoto del 1343 e della peste del 1348 nel XV secolo fu presente in Napoli con il Barone del Regno ANTONELLO Imperato
Familiare e Fedele della Regina Giovanna II d'Angiò di Napoli. Inoltre, era anche amministratore ducale per le Provincie della Corona(12) nelle quali la regina lo incaricò, fra le altre cose, di reperire anche i fondi per la Sua prossima incoronazione e, successivamente, presenti in Barletta con PREZIUSO o PREZIOSO, della linea del suddetto Principe Antonello di Napoli (in realtà amalfitano) che fu il cofondatore del primo banco di pietà di Barletta, istituito poi nel 1578; già aggregati al patriziato di Giovinazzo(13), poi a Ercolano, Portici, Spinete (in provincia di Molise), Secondigliano.

Sempre ai tempi della regina Giovanna II, FRANCESCO Imperato di Napoli vendette il casale di San Marcellino d'Aversa a Giovanni Cossa, Signore di Ischia e Consigliere di Corte (14).

P-S-M-l-N

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© Napoli - Monumento funebre di Ippolita Imperato e del marito Sanzio Vitaliano eretto
nel 1497: di lato le insegne delle due famiglie.

COLANELLO (Cola Aniello o Aniello) Imperato fu dei personaggi di maggior rilievo della famiglia, ebbe la Portolania di Barletta, la Bagliva di Casalorda e di Troia, i diritti sulla lanterna del Molo di Napoli e la pesca all'intorno, e la nomina a vita di Governatore delle Saline di Pozzuoli.


© Napoli - Chiesa San Pietro a Maiella

Nel 1508, stava andando in rovina la chiesa di S. Pietro a Maiella di Napoli, edificata nel secolo XII da Giovanni Pipino di Barletta, Conte di Minervino e Maestro Razionale, dedicata a Pietro Angeleri da Morrone, eremita sulla Maiella, futuro papa Celestino V (1294).
Il predetto Colaniello Imperato provvide al suo restauro spendendo, come cita il Summonte, "grossa somma di scudi, come si legge nell'Archivio di questa chiesa".
I Padri Celestini, a titolo di ringraziamento, gli offrirono l'altare maggiore come cappella privata, con diritto per sè ed i suoi alla sepoltura in qualunque luogo del sacro edificio
(15).
Secondo altri studiosi, Cola Aniello Imperato (o Imparato) fu anche tesoriere d'Abruzzo dal 1504 al 1505
(16) .
Il suddetto Preziuso fu tra i primi trentuno fondatori del Monte di Pietà, insieme a tre nobili e ben ventotto mercanti di diverse provenienze, di cui otto barlettani, sette lombardi, sette amalfitani o della costa amalfitana, quattro ragusei, un lacedoniese, e un cittadino di Montoro, che per affari commerciali dimoravano in Barletta.
Fin dal secolo XII, numerose famiglie della costiera Amalfitana si erano trapiantate in Barletta dove, attraverso il commercio, accrebbero in ricchezza e prestigio.

Tra di esse figura la famiglia Imperato nella persona di PREZIUSO, il cofondatore del primo Monte di Pietà di Barletta istituito nel 1578, come già sopra citato, la cui tomba gentilizia, del 1587, "di finissimo marmo e d'esquisita manifattura", è collocata nella Chiesa annessa al Convento di San Francesco d'Assisi in Maiori, come di seguito ancora specificato (17).
Il Casato si divise in tre principali rami amalfitani,detti di Napoli: Maiori, Ercolano e Spinete.
FERRANTE Imperato (Napoli, 1550 1631), della terra di Majori, fu Capitano della Piazza di Nido a Napoli (1589). Fu anche eminente naturalista, botanico e farmaceutico del tempo.


© Ritratto di Ferrante Imperato
 


© Frontespizio di Dell'historia naturale di
Ferrante Imperato napolitan
o

Grazie ai suoi numerosi viaggi in tutta l'Italia meridionale, raccolse una moltitudine di esemplari minerali, vegetali e animali; osservò e studiò gli affioramenti geologici, comprendendo l'importanza delle acque nel modellamento dei rilievi, definì con esattezza la salinità del mare e descrisse le serie stratigrafiche osservate nelle cave di pozzolana.

Ferrante ebbe il merito di aver scoperto per primo che la pietra fungaia non è un sasso ma una produzione vegetale sotterranea, guadagnandosi, dopo oltre un secolo, l’apprezzamento del botanico svedese Elias Magnus Fries (1794-1878).
Realizzò un museo naturalistico, con annessi laboratori, presso il Palazzo Gravina a Napoli,  costruito nel 1513 per Ferdinando Orsini, duca di Gravina, all’epoca visitato da numerosi studiosi naturalisti europei.
E’ ricordato per aver scritto l’opera “Dell'historia naturale di Imperato napolitano Libri XXVIII”.
( Napoli 1599), apprezzata in tutta Europa.


© Napoli - Palazzo Gravina

Francesco, figlio del  su citato Ferrante, Capitano del Seggio dell'Ottina Albina di Napoli, fu creato Barone di Torre Alfia il 18 agosto 1627 da S.A.I. il Principe Carlo Augusto Amoroso d'Aragona; titolo è trasmissibile p.p.m. (17 bis).
Questa linea si estinse nel XVI secolo a Napoli con il barone Andrea di Francesco Imperato di Torre Alfia.

SCIPIONE
Imperato, frate eremita col nome di Fra Antonio,  morì nella città di Sezze il 28 agosto 1609.

CARLO Imperato, medico, sposò Geronima de Ponte ed ebbe tre figli. Rimasto vedovo e morti prematuramente i figlioli, abbracciò lo stato clericale, divenne prete secolare, vestì l’abito eremitico e divenne Priore (1580).

In terra di Majori nella costiera amalfitana trovasi la chiesa del monastero dei frati Minori in cui su detto avello in marmo ricorda la famiglia Imperato dove si citano oltre al PREZIUSO anche  ANTONELLO, OLIVIERO e MARIO.
Da questa
Gens nasce il 18 marzo 1935, ad Alessano (Lecce), Antonio Bello, detto Tonino, che diventerà Vescovo.

La figura più importante nella sua vita è la mamma, MARIA Imperato. Si era sposata l’8 marzo 1934, ma appena 8 anni dopo rimaneva vedova con tre figli piccoli da accudire: Antonio, Trifone e Marcello.

Il 15 novembre 1627 in una Sancta Visitazione nella Chiesa di Santa Maria della Pace di Noja (Noicattero) faceva parte del collegio  pastorale il Re.mo Don THOMASO Imperato IUD neapolitano Vici. Gene.  et visitatore Diocesi Barense.

FELICIANA Imperato moglie di Troiano Capece  Minutolo (nobile) - 1560 c.a.

AMALIA Imperato moglie di Giovan Battista della Ratta, nobile di Capua - 1570 c.a.

Rev.mo Don TOMMASO Imperato, vescovo di Vico Equense dal 1647 al 1656. Fece ricostruire il campanile e il coro della Cattedrale; per il suo carattere molto rigido e severo (fece scomunicare don Fabio Cioffi) fu in continua lite con i Ravaschieri, feudatari di Vico Equense, gli amministratori comunali e delle altre chiese.


© Vico Equense - Ritratto del Vescovo Tommaso Imperato

GIROLAMO Imperato pittore Napoletano nel 1600, morto nel 1607.

TOMMASO Imperato del Paone, Cappellano nel 1707 della Reale Arciconfraternita della Santissima Trinità della Città Regia di Resina (Ercolano)(18); Rev.mo Don ROCCO Zaccaria Imperato, Prelato Arciprete della Basilica Parrocchiale di s. Maria a Pugliano di Ercolano, dal 1684 al 1727. Sono molto copiose le testimonianze documentali Ecclesiastiche relative all’attività svolta dai molti esponenti della Famiglia nei vari Ruoli da Essi ricoperti all’interno della medesima Gerarchia della Chiesa(19), come dei Confrati laici della Famiglia, nei Ruoli ricoperti in seno al Nobile e Venerabile Sodalizio di detta Reale Arciconfraternita della SS. Trinità (20), in obbedienza al re di Napoli, nella persona dell’Augusta Maestà Ferdinando II di Borbone(21), come al Suo Vescovo e, ancora oggi ai Suoi successori, nella persona di S. Em. Rev.ma il Sig. Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Mètropolita di Napoli.
Il ramo di Spinete sembra avere come capostipite il sopra citato Cola Aniello che, secondo la tradizione avrebbe avuto dall'Imperatore Carlo V° il feudo di Spinete, in ricompensa dei rilevanti servigi resi alle truppe imperiali durante l'assedio di Pavia con la fornitura delle sussistenze.


Stemma Imperato di Spinete

Cola Aniello sposò Carmosina Piscopo Alopo famiglia ascritta al Seggio di Portanova. Suo successore fu Scipione Imperato che nel 1576 acquistò per 7700 ducati anche il feudo di Baranello, ma in nome e per conto di Giovan Vincenzo del Tufo
Nel 1586 Spinete fu in possesso di Lucio di Sangro ma, il 16 Aprile 1617, con Diploma di Filippo III d'Asburgo-Spagna datato Madrid, FRANCESCO Imperato fu creato marchese di Spinete. Da allora, fino alla eversione della feudalità, il feudo rimase in possesso della famiglia, e l'ultimo titolare fu il marchese Nicola (di Francesco, di Nicola, di francesco 1° Marchese) che fu anche Presidente del Consiglio Generale del Molise nel 1829.

Liborio Imperato, notaro nel 1748, eletto sindaco del popolo in Ravello.
FORTUNATO Imperato autore di un libro sulla navigazione nel 1894.

RAFFAELE Imperato nato a Lecce nel 1895, trasferito a Milano, scrittore.
Il ramo di Ercolano è annoverato per essere il più antico, come per la sua articolata e arcaica storia di vita, scientificamente provata, come la sua inopinata esistenza storica, araldica e nobiliare, tuttora fiorente(22) che lo porta, sin dagli albori, a pienamente vivere gli eventi della Storia nel corso dei suoi molti tempi e in più città e Stati, superando ogni sorta di avversità umana, politica e di calamità naturali, come per le controversie politiche dei loro tempi, le guerre di fazioni fra i Signori Governanti(23), la partecipazione alle Crociate, al Risorgimento fino al coinvolgimento nelle due ultime Guerre mondiali e, pur sempre, fedeli ai Valori è dello Stato è della religione.
Dalla comprovata e rigorosa genealogia di Famiglia risulta essere presente in Ercolano dal XVI secolo con:


Reggia di Portici

MARCO nato a Ercolano il 15 ottobre del 1575(24), figlio di D. Silvestro, 1550 (naturalista), e di Maria Scoglio, dal di cui ramo i Nobili di Catanzaro (titolari del Palazzo Alemanni)(25) del ramo di GALASSO Imperato, 1500 ca(26), Titolare Feudo della regia corte nel 1532, di MARCO  Imperato, Commissario regio del sacro Consiglio di Bari(27), di PREZIOSO. 
In Portici la famiglia è documentata dal XVIII secolo circa con Don GIOVANNI BATTISTA che fu primo Parroco dopo il 1692. LAURA di Portici, proprietaria,
già vedova nel 1695 di MARCO di LORENZO Imperato.
D. NICOLA che nel 1787 era ancora proprietario di un palazzo sito in località Granatello.
Dal 1811  al 1813, fu Sindaco di Portici NICOLA Imperato. A Portici il 21 settembre 1931 muore l'ultimo garibaldino CIRO Imperato anch'egli collaterale del ramo di Ercolano.

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Note:
1) - Diccionario Heraldico y Genealogico de Apellidos Espanoles y Americanos por Alberto y Arturo Garcia Carraffa - Tomo Cuarenta y Tres - Madrid - Nueva Imprenta Radio, S. A. - Magallanes, 21 - Litografia M. Casas - Cabeza, 2 - MCMLIV - P. 90; Edgardo Noya di Bitetto - membro della R. Accademia araldica italiana - Blasonario Generale di Terra di Bari - Ed. Arnaldo Forni, p. 95.
2) - Ramo napolitano, patrizi di Giovinazzo - patrizi amalfitani de Majori, riconosciuti Iure Hereditatis del titolo di Baroni di Montecorvino […], come da Sentenza Accertativa di Primo Grado (N. 03/2012 R.G.) della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, pronunciata in Massa il 14 Aprile 2012 e resa Esecutiva con Decreto della dott.ssa Maria Cristina Failla, Presidente di detto Tribunale Ordinario, l’11 maggio 2012.
3) - Ramo di Città Sant’Angelo (PE), riconosciuti Marchesi di Spinete con D.M. del 29 gennaio 1930: cfr. Libro d’Oro della Nobiltà Italiana , Vol. XXV, Edizione XXII del Collegio Araldico di Roma (2000-2004), pag. 849.
4) - Alberto y Arturo Garcia Carraffa: “ Diccionario Heraldico y Genealogico de Apellidos Espanoles y Americanos ” , Tomo Cuarenta y Tres, p. 90, Ed. Madrid - Nueva Imprenta Radio, S.A. - Magallanes, 21 - Litografia M. Casas. - Cabeza, 2- MCMLIV -: En Italia. IMPERATOR, Son sus ARMAS : De azur, con dos leones rampantes de oro, sosteniendo con la mano derecha un capello de gules con cordones de lo mismo, v.: Bibliografia << Universal de Solares Nobles >>, de Villanueva, M., Tomo XI, Folio 102. - Obras de Miguel de Salazar, M., Tomo III, folio 30).
La Famiglia è Ascritta: nel Catalogus Baronum - Nel Registro Araldico e Genealogico di Spagna - Nell’Elenco Storico del Patriziato e Nobiltà Civica del già Reame di Napoli - Nel Blasonario Generale della Terra di Bari - Nel Registro delle Cariche Ecclesiastiche della Reale Arciconfraternita della SS.ma Trinità - Nel Registro Internazionale di Nobiltà e Cavalleria - Nelle Famiglie Nobili dell’Archivio Storico e del Registro Araldico di Catania - Nella Categoria di Giustizia dell’Istituto Internazionale di Diritto Nobiliare, Storia e Araldica - Nell’Elenco delle Famiglie Nobili e Titolate del Napolitano - Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 12 febbraio 2011, parte II pag. 9.- ( Castello di Valgrado: cfr. Francesco Pansa “ Istoria dell’Antica Repubblica d’Amalfi”, Napoli, per Paolo Severini, 1724, I, p. 209; cfr. Giovanni Antonio Summonte “ Historia della Città e Regno di Napoli ”, III, Napoli, a spese Raffaello Cessari, nella stamperia di Domenico Viventio, 1748, p. 548; cfr. F. Visentin:“ I diari di Marino Sanuto”, Ed. 1901.: << […] è uno castello in ditto Delamezo; el vicebassa chiamato Glubueich a sunado assa zente a cavalo e a pè […] >>). -
5) - Imperati, Armigeri: linea estinta, come da riscontro documentale: “Memorie Istoriche di alcune famiglie nobili della città di Giovenazzo scritte compendiosamente dal Signor D. Luigi Sagarriga e drizzate all’istesso Signor Antonio Paglia”, opera del 1648, riportata da Luigi Volpicella in “Patriziati e Nobiltà Civiche…” ( Volume IV), che, elencando le Famiglie nobili di Giovenazzo (Giovinazzo), riporta fra quelle estinte anche la Famiglia Imperati. Risulta invece Ascritta, nel Registro Ufficiale del patriziato di Giovinazzo, la Famiglia IMPERATO che, fra l’altro, da sempre riporta il proprio stemma (in questo sito anche ordinatamente blasonato), come indicato a p.95 del “Blasonario Generale di Terra di Bari” e, molto prima di detto Blasonario, nel Registro Araldico e Genealogico di Spagna. -
Inoltre:  cfr.  Analisi Genealogica del D.N.A. eseguite dall’Istituto iGENEA di Zùrich e rilasciate il 3 aprile 2009 a firma (Dipl. Biol.) di Joelle Apter:Y-DNA: linea paterna E8287: Aplogrupp: J2 - Popolo d’Origine dell’Antichità: Fenici. - Luogo d’Origine (X-XI secolo): Spagna - DNAmt: linea materna: Aplogruppo: T - Popolo d’Origine dell’Antichità: Germanico - Luogo d’Origine (X-XI secolo): Regno Unito. (Cfr. www.iGENEA.com: Numero di Laboratorio E8287- Password H2088). -
6) - Paolo Peduto:“Salerno nel XII secolo: Istituzioni, società, cultura”…Atti..- Biagio Aldimari:“Memorie historiche di diverse famiglie nobili”, Napoli, stamperia Giacomo Laillard, MDCXCI, pp. 36 e 287.- Monumenta Onomastica Romana-Media Aevi (X-XI): Pat. Z. - Archivio della Regia Società romana di Storia Patria, Vol. 1-25, p. 57.
7) - Francesco Zazzera:“della nobiltà dell’Italia”, Parte II, dato in Napoli per Ottavio Beltrano, MDCXXVIII; (questo Testo riporta, tra l’altro, gli estratti angioini, ovvero che, […] Simone Imperato Barones Montiscorbini, et postea milites […], v. Registro di Carlo III del 1322 L. A. f. 33, scritture dei Duchi di Puglia: fol. 13 di detto Registro, fino al fol. 63).- Evelyn Jamison:“Catalogus Baronum”- Commentario a cura di Errico Cuozzo - Sede dell’Istituto Palazzo Borromini - Roma, 1972 - Soggetti: Regno di Sicilia. 1130-1815 Storia, 1150-1168. (pp.168-169-497- 498-512 […] ). - Errico Cuozzo:“Catalogus baronum”. Commentario, Roma 1984 - Carlo Borrelli:“Vindex Neapolitanae nobilitatis” Napoli, 1653 (appendice: Catalogus Baronum Neapolitano in Regno versantium, pp. 54 e 60) : - […] IMPERATO : Baroni di Montecorvino, della Casa Reale Normanna del Regno di Sicilia).
8) Nobilissima Famiglia Longobarda di Salerno del ramo di s. Alferio Pappacarbone, questi, nato verso la metà del 900 e deceduto il 12 aprile 1050, fu inviato dal Principe di Salerno presso l’Imperatore Enrico II, nel 991 si fece monaco benedettino nell’Abbazia di Cluny e, tornato a Salerno su invito del Principe Normanno Guaimario III, nel 1011 fondò l’Abbazia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni. Morto in odore di santità e venerato per secoli fu canonizzato da Papa Leone XIII nel 1893.
9) - Cfr. Ediz. 2002-2004 del Libro della Nobiltà Italiana; vol. XXV, pag. 849.
10) - Beruto, nome fenicio e accadico, deriva da Bêrūt, significa "pozzi" o "sorgenti d'acqua", lo si confronti con بئر, biʾr in arabo e באר, be'er, plurale בארות, be'erot in ebraico. - Archivio di Stato di Napoli : Luigi Volpicella « Patriziati e Nobiltà civiche di Majori »Vol. IV, pp. 307-308-409 e, vol. I, p. 369.
11) - Francesco Pansa “Istoria dell’Antica Repubblica di Amalfi”, Tomo II, Napoli, Per Lailardo 1724, p. 39).
12) - Francesco Pansa: “Istoria dell’Antica Repubblica d’Amalfi,” Vol. I Ed. in Napoli, per Paolo Severini MDCCXXIV p. 105 - 209, ( in quest’ultima pagina è pubblicato il testamento della Regina Giovanna II di Napoli, nel quale Ella stabilisce che, in attesa della venuta di Renato d’Angiò, il Regno fosse governato da 16 suoi Familiari e Consiglieri fra i quali figura Antonello Imperato) -39 e Vol. II , Ed. Napoli, per Lailardo, MDCCXXIV pp. 38-39-103-104-105-125-127-134-140-186).
13) - Edgardo Noya, barone di Bitetto: membro della R. accademia araldica italiana, autore del “Blasonario Generale di Terra di Bari”, p. 95: IMPERATO: patrizi di Giovinazzo - Arma: D’azzurro, a due leoni d’oro, sormontati da un cappello vescovile dello stesso e affrontati - Arnaldo Forni Editore - (Ristampa dell’edizione a cura del Comune di Mola di Bari, 1912).
14) - Biagio Aldimari - "Delle Famiglie Nobili.....", Libr. II, pagg. 286-287.
15) - Cfr G. Masciotta: Il Molise; vol. II pag. 371.
16) - Cfr. AA.VV.: Storia di Napoli; vol. III pag. 275.
17) - Cfr. Matteo Camera: Memorie della Città e Ducato di Amalfi; vol. 2 pagg. 512-513-522 e 523.
17 bis) -
Carlo Padiglione: "Libro d'Oro della Nobiltà dell'Imperial Casa Amoriense" , Vol. I .
18) - Ercolano: storia dello scavo: << […] principale documentazione sulla storia dello scavo […] >>, notizia dell’Architetto Giuseppe Stendardo, pubblicata sul Giornale dei letterati d’Italia, t.V. 1711: << […] una relazione manoscritta del parroco della vicina chiesa di Santa Maria a Pugliano (trattasi, in realtà, dell’ancora attuale Cappella della Reale Arciconfraternita della Santissima Trinità) dell’epoca, Imperato del Paone […] >>
19) - Fondo “Sacra patrimonia” dell’Archivio Storico diocesano di Napoli, : Galasso G. e Russo C. : L’Archivio di Napoli; pp. 31,47,52,74,190,195,291.
20) - Don Ciro Parisi: La “Reale Arciconfraternita della SS. Trinità” in Resina oggi Ercolano, nella sua storia (dal 1600 ad oggi).
21) - Real Decreto del 14 dicembre 1850.
Prelato di Fiocchetto, si intendevano quattro particolari prelati della Curia Romana. A far parte di questa carica erano: 1) il vice camerlengo di Santa Romana Chiesa, fino al XIX secolo anche governatore di Roma. 2) l'uditore generale della Camera Apostolica. 3) il tesoriere generale della Camera Apostolica. 4) il maggiordomo del Papa. L'appellativo di "Fiocchetto" deriva dal fiocco che veniva posto sulla testa dei cavalli che questi prelati cavalcavano durante parate o processioni. Inoltre, questo appellativo rimanda anche alla tradizione dell'araldica cavalleresca, ovvero, prevedeva che il cavallo fosse decorato con i simboli del nobile che lo montava. Questa carica è stata tuttavia abolita (rimane quella di vice camerlengo, oggi ricoperta da un cardinale) da Papa Paolo VI con il motu proprio Pontificalis domus del 1968. lo Stemma del Prelato di Fiocchetto era costituito da un Cappello Paonazzo con dieci Fiocchi Rossi collegati da un Cordone dello Stesso colore rosso; v. Prelati di fiocchetti, in: Gaetano Moroni, “Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica”, Vol. LV, Venezia: Tipografia emiliana.
Alto Barone ò Barone Major, era una carica di Alta giurisdizione di Governo, adottata dalla Corona Normanna nel Regno di Sicilia (XII sec) e l’unico Grado della gerarchia nobiliare che, per il di cui rango, era prossimo solo al Re. Infatti, nel caso specifico, governava in qualità di Suo viceré.
Barone del Regno, era un Barone con importanza superiore a quella di un Principe di feudo ed aveva dignità pari a quella di Vescovo. Per una esegesi storico-araldica v. Stemma IMPERATO: d’Azzurro,a due leoni affrontati contro rampanti d’Oro sormontati da un cappello rosso cinto da corona imperiale .- Scudo: Semitondo spagnolo, come da manoscritto (anonimo) del seicento - collazione X. A. 41 - Sezione Manoscritti e Rari - Biblioteca Nazionale di Napoli
22) - Gens provenienti (15000-10.000 anni orsono) dal Primitivo Oriente: a) Antico Egitto; b) Marocco, nelle città di Jerico o Tell el-Sultan popolo che, successivamente, denominato Fenici: popolo semita dell’antichità che viveva principalmente nell’attuale Libano e sulla costa mediterranea della Siria in città-Stato, indipendenti le une dalle altre. Secondo Erodoto i Fenici discesero dai Cananei e provenivano dal Golfo Persico. Nella Tavola biblica dei popoli ci si riferisce a Sidone, il progenitore dei Sidoni, come al figlio di Canaan, discendente di Noè (cfr. Gn 10-15); quindi in Israele, poi in Egitto con il Faraone Necho II (600 a.C.), il quale ordinò una spedizione. I Fenici si arricchirono grazie al commercio, che si basava sulle loro colonie e i loro punti di appoggio e sulla loro potente flotta mercantile di cedri del Libano. Eccellenti navigatori, colonizzarono il bacino del Mediterraneo. In Europa da Cipro, poi in Sicilia fino alla Spagna ed infine questo ramo della Famiglia giunse in Italia tra X e XI secolo condividendo l’idea di Governo dell’Imperatore Ottone II di Sassonia, stanziando in Roma, poi a Montecorvino, ad Agerola, a Maiori, a Napoli, Barletta, Ercolano e Secondigliano, come dai risvolti politici del tempo.
23) - Come nel caso specifico delle infauste conseguenze della presa dello stato di Montecorvino da parte di Boemondo il Normanno e la relativa forzata espropriazione dei beni a causa della sostenuta fedeltà della Famiglia a re Ruggero, reiterata con ogni pertinente mezzo. Solo molto tempo dopo lo stato ritornò a Ruggero a seguito della pace raggiunta con Boemondo, eletto Principe di Taranto e non Duca delle Puglie che era di diritto del re Ruggero de Hauteville, per intervento del Papa Urbano II.
Ruggero I era Legato Pontificio di Papa Urbano II, quest’ultimo, nel suo programma, aveva quello di portare, con l’aiuto del re Normanno, la Campania e la Sicilia saldamente nella sfera d'influenza cattolica, dopo generazioni di controllo bizantino e di egemonia degli emiri arabi in Sicilia. Infatti, nominò suo agente nelle marche siciliane il Re Normanno Ruggero I. Nel 1098 Urbano conferì a Ruggero prerogative straordinarie, alcuni degli stessi diritti che venivano negati ai sovrani temporali in altre parti d'Europa. Ruggero era Libero di nominare Vescovi (investitura laica), Libero di raccogliere le rendite della Chiesa e di inoltrarle al papato (una posizione sempre lucrativa), Libero di avere voce nel giudizio di questioni ecclesiastiche. Ruggero era virtualmente un legato papale in Sicilia. Nella ricristianizzazione della Sicilia si dovettero stabilire nuove diocesi, nonché i loro confini, con una gerarchia ecclesiastica rifondata dopo secoli di dominazione musulmana. La consorte aleramica di Ruggero, Adelaide, portò dei coloni dalla valle del Po nella Sicilia orientale. Ruggero come governante secolare sembrò una proposta sicura, in quanto era un semplice vassallo del suo parente Conte di Puglia, a sua volta vassallo di Roma, perciò, in quanto ben sperimentato comandante militare sembrò sicuro concedergli questi poteri straordinari, che in seguito sarebbero giunti ad un confronto finale tra gli Hohenstaufen, eredi di Ruggero, e il papato del XIII secolo.-
24) - Marco Imperato, del Regio Casale di Resina, nato il 15 ottobre 1575, di Silvestro: v. Registro dei battezzati della Basilica Parrocchiale Santa Maria a Pugliano di Ercolano.
25) - Famiglia Scoglio, nobili di Catanzaro, v. Testo dell’Architetto Oreste Sergi : Palazzo Alemanni - I Palazzi - Scheda 11.
26) - Galasso Imperato, del Regio Casale di Resina (NA): Titolare Feudo della Regia Corte nel 1532: “Archivio Storico per le Province napoletane”- Pubblicato a cura della Società di Storia Patria - ANNO X - Fascicolo I - Napoli - R. Stabilimento Tipografico COMM. Francesco Giannini & Figli - Cisterna dell’Olio, da p. 5 a p. 7 -1885- : Vol. 10 p. 721 e, Vol. 3 da p. 209 a p. 302 e Archivio Storico per le province napoletane a cura della Società di Storia Patria Anno X Fascicolo I - Napoli, 1885, Fabio Colonna Linceo 1° (Scritti del Cardinale Pompeo Colonna), p. 721.
27) - Domenico Porcaro Massafra: Marco Antonio Imperato,“Archivio della Basilica di S. Nicola” (BA) - Fondo cartaceo - III Notarile, p. 375 e Archivio di Stato di Napoli: “L’antico inventario delle pergamene del Monastero dei SS. Severino e Sossio” - Monasteri soppressi, Vol. 1788 pp. 2005-2012-2021)


Casato inserito nel 1° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"


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