Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Lupinacci

a cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: d’argento, alla fascia d’azzurro caricata di un lupo coronato d’oro, passante e rivoltato; con un’aquila di nero linguata di rosso, col volo abbassato, uscente dalla fascia.
Titoli: patrizi di Cosenza, baroni di Scalzati e Ponticelli.
Dimore: Cosenza, Casole Bruzio, Manneto di Celico, Lagarò Lupinacci di Celico, Sambucina di Luzzi.
Patrona: Santa Maria.


© Stemma Famiglia Lupinacci

Una cronaca angioina del XIII secolo annovera i Lupinacci tra le tre famiglie più nobili del tempo. Marco Antonio,  feudatario di Carfizzi e S. Remiglio, con il figlio Giulio, nel 1448 fu fregiato del cingolo militare dal re Alfonso V d’Aragona, I come re di Napoli in carica dal 1442 al 1458. Nel 1498 altro Marco Antonio fu insignito da re Ferdinando II d’Aragona di regia familiarità.
L'inventario di Tommaso del 1729 menziona: due ritratti senza cornice, uno raffigurante lo stesso Tommaso, un altro di suo figlio morto prematuramente, e altri dieci quadri; nell'ottobre dello stesso anno, i Lupinacci, abitanti a Casole Bruzio, testimoniarono che un loro antenato, Marco Antonio Lupinacci, nel 1649, aveva lasciato un patrimonio d'argenteria e gioielli per un ammontare di oltre 12.000 ducati.
I Lupinacci nei secoli furono grandi proprietari terrieri,  hanno posseduto il feudo di Torano  acquistato da Domenico nel 1665 dai Cavalcanti; per sopravvenute necessità economiche lo cedettero, per 48.000 ducati, al nobile Fabio Caputo di Cosenza per ottenere in cambio, per 24.000 ducati, il feudo Sartano.
Achille Lupinacci di Casole, per circa vent'anni, nei primi decenni del Settecento, appaltò l'ufficio di Partitario, e dal 1712 al 1720 anche quello di Esattore dell'Università (oggi comune) di San Pietro in Guarano, questi servizi per l'amministrazione finanziaria venivano appaltati in un'apposita riunione del Parlamento (oggi consiglio comunale) attraverso un'asta col sistema delle offerte pubbliche ad alta voce, per la durata di un anno; il Partitario s'impegnava a pagare a tempo debito i mandati firmati dal Sindaco e le somme dovute alla Regia Corte, l'Esattore provvedeva a riscuotere dai capi famiglia le somme da essi dovute ed elencate nel libro delle imposizioni fiscali approvato dal Parlamento.
Achille e suo fratello Bonaventura sposarono le figlie del ricco possidente Angelo Cugini di Celico il quale non aveva avuto figli maschi; il primo sposò la baronessa Felicia Antonia, la quale gli portò in dote il feudo, posto nella Sila, detto Agarò Ponticelli e Scalzati
(1) ed il titolo di barone a queste terre legato, e diversi altri appezzamenti, tra gli altri, Serra della Verga e Pappafratto, da lei acquistati nel 1734, per ducati 1.792 da Pietro Maria e da suo padre Tommaso Firrao, 3° principe di Sant'Agata e Luzzi, con Regio Assenso del 7 novembre 1735; si stabilì a Manneto Celico per occuparsi dei beni portati in dote da sua moglie. Bonaventura sposò Fulvia, che gli portò in dote altri beni burgensatici. La terza sorella, Porfida Cugini, sposò il barone Domenico Antonio Collice di San Pietro in Guarano.

Menneto di Celico, Palazzo Lupicacci


Scalzati, già frazione di Casole Bruzio ed oggi parte integrante del comune Casali del Manco

Giuseppe, figlio di Achille, si fece riconoscere il titolo di barone di Scalzati e Ponticelli, sposò  la nobile Orsola Ferrari.


Casole Bruzio (Cosenza)


Casole Bruzio (Cosenza) - Villa Lupinacci

Giuseppe ed Orsola ebbero per figli: Antonio ( 1828), Stanislao ed il primogenito Luigi, il quale fu investito del titolo di barone di Scalzati, morì il 22 ottobre 1803, gli successe nel feudo suo fratello Stanislao che sposò Raffaella Maida; comprò altre terre, contigue a quelle già possedute a Lagarò, dal Barbajaa (2), come fecero altre famiglie, tra di esse: Barracco, Campagna, Collice, Giannuzzi Savelli e Mollo. Stanislao e Pasquale, con istrumenti del 14 dicembre 1832, dell'8 dicembre 1833 e del 23 gennaio 1835, acquistarono da Luca, Michele ed Antonio Casole parte della vasta difesa Agarò, dal nome di un rigagnolo che l'attraversava. Le altre porzioni dell'Agarò l'acquistarono Michele e suo figlio Vincenzo Cosentini con istrumenti del 7 e dell'8 gennaio 1835, il primo da Giacomo ed il secondo da Pasquale Casole, in queste porzioni vi erano il molino e la maggior parte delle terre irrigabili. Ci fu un inconveniente, le porzioni acquistate dai Lupinacci e dai Cosentini non risultavano contigue alle loro proprietà, per rimediare se le scambiarono; con una scrittura privata del 20 agosto 1840 Stanislao comprò le quote della difesa Agarò da Cosentini ed ebbe il possesso di tutta la difesa.
Prese parte ai moti rivoluzionari  del 1848, fu membro del “Comitato di Salute Pubblica” di Cosenza per organizzare la resistenza contro il governo borbonico; fallito il tentativo di rinnovamento liberale, la Gran Corte di Calabria Citra, nel 1852, lo condannò a morte in contumacia in quanto si era imbarcato a Botricello per raggiungere la Toscana, morì in esilio dopo dieci anni, nel 1858; in questo contesto furono confiscati diversi beni alla famiglia, sua moglie fu abile nel limitarne i danni.


Cosenza, museo diocesano, targa posta alla base della statua della Madonna

Stanislao e Raffaella ebbero numerosa prole: Eugenio, Elena, Achille, Giovanni, Maria Pilerio, Maria Anna, Orsola, Maria Antonia, Orsola, Antonio, Filippo, Francesco, e Luigi, il quale ereditò il titolo, fu uno dei fondatori della Cassa di Risparmio di Cosenza, sposò Filomena Telesio.


Filomena Telesio
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona

Cosenza, museo diocesano, variante dello
stemma Lupinacci

 

Luigi e Filomena ebbero per figli: Roberto (ebbe per figli Federico ed Anna Maria), Antonio, Giuseppe ed il primogenito Stanislao II (1863 † 1948) riconosciuto nei titoli con Regie Lettere Patenti del 6-XII-1900 di barone di Scalzati e Ponticelli, trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi, in linea e per ordine di primogenitura, è dichiarato, inoltre, che il medesimo e la sua famiglia sia iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà italiana. Sposò Maria Adelaide ( 1957), nobile dei baroni Guzzolino di Cervicati ed ebbero per figli: Francesco, Giuseppina (n.1897) sposata a Francesco Feraudo, Filomena (n.1895) ed il primogenito Luigi (1893 † 1973), barone di Scalzati e Ponticelli, patrizio di Cosenza, commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia; sposò Giselda, nobile dei marchesi Ciacci di Siena (1906 † 1979) ed hanno avuto per figlia Maria Adelaide (n.1942), nobile dei baroni Lupinacci, sposata a Vincenzo Pirozzi hanno avuto per figlia Barbara.


Barone Stanislao e la consorte Maria Adelaide
Foto tratta dall'esposizione permanente nella Casa delle Culture in Cosenza
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona 


Lagarò, a destra il barone Luigi la consorte Giselda e la figlia Maria Adelaide

Nel 1780 l'Abbazia Cistercense di Santa Maria della Sambucina, ricadente nel comune di Luzzi (Cosenza), venne soppressa da Ferdinando IV di Borbone ed i suoi beni incamerati dal Demanio, successivamente, nel 1803, alcuni dei suoi beni (terreni e corpi di fabbriche compreso il chiostro) vennero acquistati dalla famiglia Lupinacci.


Portale dell'ex Convento di Santa Maria della Sambucina


Stemma dei baroni Lupinacci


Abbazia di Santa Maria della Sambucina


Cosenza - Palazzo Lupinacci (3)

 

Cosenza, Palazzo Lupinacci. Portale (4)


Cosenza, Palazzo Lupinacci, caratteristica ringhiera in tufo semicircolare del giardino(5).

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
 (1) - Scalzati e Ponticelli non erano terre molto estese, ma avevano un grande valore in quanto erano proprietà feudali; Gustavo Valente scrive  in “ La Sila dalla transazione alla riforma (1687-1950)” Studio Zeta, Rossano, 1990, che  le quattro terre feudali della Sila erano : feudo d'Ischito, feudo del Sacco, feudo di Ponticelli e il feudo di Tàcina; il resto della Sila era Regio Demanio.
 (2) - Barbaja era un imprenditore di Milano il quale aveva ristrutturato e costruito un'ala del teatro San Carlo di Napoli per ordine del Re; venne pagato con parte della Sila Regia consistente in 4 difese e 28 demani. (G. Valente. 1990, opera citata).
 (3) (4) (5) - Davide Andreotti nella sua "Storia dei Cosentini" volume III, nell'ambito dell'esultanza da parte del popolo e gran parte dei nobili che si ebbe a Cosenza per le notizie che arrivavano dalla capitale a causa dei moti del 1799 miranti all'instaurazione della Repubblica; in città vi erano stati atti di vandalismo come quello avvenuto nelle sede del Seggio, l'autore a pag. 80 scrive: "non avendo voluto prendere parte alla generale esultanza i signori Lupinacci, Mollo, e Giannuzzi Savelli, comechè Luigi di questo cognome fossi ardentissimo repubblicano, il popolo tirò un colpo di pistola allo stemma de' primi, imbrattò di melma quello dei secondi e de' terzi. Dopo di ciò ridusse a pezzi lo stemma del Regio Palazzo...".

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Bibliografia
:
- S.M.O. Gerosilimitano di Malta, “Elenco storico della Nobiltà Italiana”, 1960
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, “Famiglie Nobili e titolate del Napolitano”, Arnaldo Forni Editore, 2005
- Vittorio Spreti, “Enciclopedia storico-nobiliare italiana”.
- Archivio di Stato di Napoli – Tavole genealogiche di Livio Serra di Gerace.
- "Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria"  a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore.
- “Le pietre raccontano... case baronali in Sila....”; curato dall'ARSSA, dall'Istituto Conprensivo Statale B.Telesio e dei comuni di Spezzano della Sila  e  Spezzano Piccolo; Pubblisfera, 2000.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.III pag. 41; Editrice C.B.C. 1999.
- Giuseppe Zurlo, "Stato della Regia Sila" liquidato nel 1790 - dalla Stamperia Nazionale, Napoli 1862.

- AA.VV. "MILLE ANNI DI STORIA" (col patrocinio dell'Amministrazione Comunale di San Pietro in Guarano), CIC EDIZIONI INTERNAZIONALI - ROMA 1999.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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