Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Lupinacci

a cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: d’argento alla fascia d’azzurro caricata da un lupo coronato d’oro passante e rivoltato, con un’aquila di nero linguata di rosso col volo abbassato uscente dalla fascia.
Titoli: baroni di Scalzati e patrizi di Cosenza
Dimore: Cosenza, Casole Bruzio, Lagarò Lupinacci


© Stemma Famiglia Lupinacci

Le prime notizie sull’antica famiglia Lupinacci risalgono al XIII secolo con Marco Antonio Lupinacci, feudatario di Carfizzi e S. Remiglio che, insieme al figlio Giulio, fu fregiato nel 1448 del cingolo militare da re Alfonso V d’Aragona, I come re di Napoli. Nel 1498 altro Marco Antonio Lupinacci fu insignito da re Ferrante II d’Aragona di regia familiarità.
Tommaso Lupinacci,  nel 1729, redasse un inventario, menzionando: due ritratti senza cornice, uno raffigurante lo stesso Tommaso, un altro di suo figlio morto prematuramente, e altri dieci quadri, inoltre affermò che un suo antenato, Marco Antonio Lupinacci, nel 1649, aveva lasciato un patrimonio di argenteria e gioielli per un ammontare di oltre 12.000 ducati.
I Lupinacci nei secoli furono grandi proprietari terrieri,  hanno posseduto il feudo di Torano (oggi Torano Castello) acquistato da Domenico Lupinacci nel 1665 dai Cavalcanti; per sopravvenute necessità economiche lo cedettero per 48.000 ducati al nobile Fabio Caputo di Cosenza per ottenere in cambio, per 24.000 ducati Sartano (oggi frazione di Torano Castello).
Sul finire del Seicento  Achille Lupinacci e suo fratello, nipoti del citato Marco Antonio, sposarono le figlie del nobile e ricco possidente Angelo Cugini di Celico (comune della presila cosentina) il quale non aveva  avuto figli maschi; Achille sposò Felicia Antonia, la quale portava in dote Scalzati e Ponticelli
(1) ed il titolo di barone a queste terre legato e le terre silane in località Lagarò nella Sila Grande cosentina (poi chiamata Lagarò di Lupinacci) compreso il “Casino”, si stabilì a Celico anche per occuparsi dei beni portati in dote da sua moglie; Fulvia, l'altra sorella, portò in dote a Bonaventura Lupinacci altri beni burgensatici.


Scalzati, frazione di Casole Bruzio (CS)

Giuseppe Lupinacci di Achille, sposato con la nobile Orsola Ferrari, si fece riconoscere il titolo di barone di Scalzati e Ponticelli (Scalzati è attualmente frazione del comune presilano di Casole Bruzio in provincia di Cosenza).


Casole Bruzio (Cosenza)


Casole Bruzio (Cosenza) - Villa Lupinacci

Figlio di Giuseppe fu Stanislao II sposato con Raffaella Maida; nel 1793 fu investito del titolo di barone di Scalzati,  con Regio Assenso del 3 febbraio 1796 il casato fu aggregato alla nobiltà di Cosenza; Stanislao nel 1815 compra altre terre contigue a quelle possedute a Lagarò dal Barbaja (2), come fecero i Mollo, Collice, Barracco, Giannuzzi Savelli e Campagna.
Prese parte ai moti rivoluzionari  del 1848, fu membro del “Comitato di Salute Pubblica” di Cosenza per organizzare la resistenza contro il governo borbonico; fallito il tentativo di rinnovamento liberale, la Gran Corte della Calabria Citra, nel 1852, condannò a morte il barone Stanislao Lupinacci in contumacia in quanto si era imbarcato a Botricello  (in provincia di Catanzaro) per raggiungere la Toscana, morì in esilio dopo dieci anni, nel 1858; in questo contesto furono confiscati diversi beni alla famiglia, sua moglie fu abile nel limitarne i danni.

Figlio del citato Stanislao fu Luigi, sposò la nobile Filomena Telesio; fu uno dei fondatori della Cassa di Risparmio di Cosenza.
Stanislao III (1863
1948)  figlio di Luigi e Filomena, riconosciuto nei titoli con Regie Lettere Patenti del 6-XII-1900 di barone di Scalzati (Ponticelli), trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi, in linea e per ordine di primogenitura,  si dichiara inoltre che il medesimo e la sua famiglia sia iscritto nel Libro d'oro della Nobiltà italiana. Sposò Maria Adelaide, nobile dei baroni Guzzolino di Cervicati (comune in provincia di Cosenza) con la la quale ebbero: Giuseppina nel 1897, Filomena nel 1895 e il primogenito Luigi (1893 1973), barone di Scalzati e patrizio di Cosenza, Commendatore del'Ordine della Corona d'Italia; sposò la nobile Giselda dei marchesi Ciacci di Siena (1906 1979) con la quale hanno avuto, nel 1942, Maria Adelaide, nobile dei baroni di Scalzati, sposata con Vincenzo Pirozzi.

Nel 1780 l'Abbazia Cistercense di Santa Maria della Sambucina, ricadente nel comune di Luzzi (Cosenza), venne soppressa da Ferdinando IV di Borbone ed i suoi beni incamerati dal Demanio, successivamente, nel 1803, alcuni dei suoi beni (terreni e corpi di fabbriche compreso il chiostro) vennero acquistati dal barone Stanislao Lupinacci.


Portale dell'ex Convento di Santa Maria della Sambucina


Stemma dei baroni Lupinacci


Abbazia di Santa Maria della Sambucina


Cosenza - Palazzo Lupinacci

 

Cosenza, Palazzo Lupinacci. Portale


Cosenza, Palazzo Lupinacci, caratteristica ringhiera in tufo semicircolare del giardino

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
(1) - Scalzati e Ponticelli non erano terre molto estese, ma avevano un grande valore in quanto erano proprietà feudali; Gustavo Valente scrive  in “ La Sila dalla transazione alla riforma (1687-1950)” Studio Zeta, Rossano, 1990, che  le quattro terre feudali della Sila erano : feudo d'Ischito, feudo del Sacco, feudo di Ponticelli e il feudo di Tàcina; il resto della Sila era Regio Demanio.
(2) - Barbaja era un imprenditore di Milano il quale aveva ristrutturato e costruito un'ala del teatro San Carlo di Napoli per ordine del Re; venne pagato con parte della Sila Regia consistente in 4 difese e 28 demani. (G. Valente. 1990, opera citata).

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Bibliografia
:
- S.M.O. Gerosilimitano di Malta, “Elenco storico della Nobiltà Italiana”, 1960
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, “Famiglie Nobili e titolate del Napolitano”, Arnaldo Forni Editore, 2005
- Vittorio Spreti, “Enciclopedia storico-nobiliare italiana”.
- Archivio di Stato di Napoli – Tavole genealogiche di Livio Serra di Gerace.
- "Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria"  a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore.
- “Le pietre raccontano... case baronali in Sila....”; curato dall'ARSSA, dall'Istituto Conprensivo Statale B.Telesio e dei comuni di Spezzano della Sila  e  Spezzano Piccolo; Pubblisfera, 2000.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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