Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.

stemma dei de Majo

Famiglia de Majo

Arma: d'oro al pino di verde piantato sulla cima di un monte a tre colli dello stesso, moventi dalla punta, e tre uccellini d'argento annidati sulla cima. Verso la metà del secolo XV, a seguito di unione familiare con la Casa Reale dei d'Angiò Durazzo, nella parte superiore dello stemma fu aggiunta l'insegna dei Durazzo, costituita da un lambello rosso su sfondo azzurro seminato di gigli d'oro(1).
Dimora: Napoli, Cosenza.

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©  Napoli - Stemma famiglia de Majo, duchi di San Pietro

La famiglia de Majo, in antiguo Maggio o Madio, originaria di Tramonti, fu aggregata al Patriziato Napoletano del Seggio di Montagna e, dopo l'abolizione dei Sedili (1800) fu iscritta nel Libro d'Oro napoletano.
Nel 1272 Matteo de Majo ottenne il cingolo militare da re Carlo I d'Angiò,
onorificenza indispensabile per accedere alla cavalleria, e nel 1294 fu Tesoriere degli Abruzzi.
A seguito di matrimonio tra Francesco, figlio di Bartolomeo e di Maria Filangieri, e Ippolita di Durazzo, figlia Rinaldo figlio naturale di re Ladislao di Durazzo, il Casato ottenne l'autorizzazione ad aggiungere al proprio cognome quello dei Durazzo e di inserire nel capo del proprio stemma l'insegna dei Durazzo.
Nel 1402 Giovanni fu Presidente della Regia Camera della Sommaria.
Nel 1575 il Casato ottenne la contea di Annone.
Nel 1584 donna Silvia di Majo, figlia di Cesare, patrizio napoletano del Sedile di Montagna, sposò don Natolo Lombardo.
Nel 1596 vestì l'abito di Malta (vedi lapidario)

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©  Napoli - Stemma della Famiglia de Majo su volta ingresso dell'omonimo palazzo abitato da Achille de Majo, generale delle Reali Guardie del Corpo dell'ultimo esercito del Regno delle Due Sicilie.

Nel 1718 fu decorata col titolo di duca di S. Pietro, feudo in Principato Citra; nel 1754 col titolo di marchese sul cognome e nel 1813 la baronia di Pago.
Donna Maria de Maio dei duchi di San Pietro sposò don Camillo Imperiali (1847 † 1882).
Alla morte della marchesa Costanza de Majo († 1911), duchessa di S. Pietro e baronessa di Pago, figlia primogenita di Giulio (1809 † 1893), moglie di Giulio de Vito Piscicelli, i titoli passarono alla sorella Ernesta, poi alla figlia di quest'ultima Maria de la Tour en Voivre, moglie di Domenico Avati e, infine nel 1925, a Pio Avati.


Cosenza, Chiesa di San Domenico, dipinto nel quale
è presente lo stemma partito de Majo e Martucci


Cosenza, Chiesa di San Domenico, lastra tombale con
stemma partito de Majo e Martucci.

La famiglia si diramò anche nel cosentino, Flavio de Majo fu il primo che si trasferì in Cosenza da Cerisano, paese che fa da corona alla città, sposò Cornelia Cavalcanti, nobile del sedile, con la quale ebbe Francesco Maria, che fu  dottore in legge, esercitò la professione nella Regia Udienza; sposò donna di casa Tosto, nobile del sedile, con la quale ebbe Giuseppe che seguì la professione del padre.
Il citato Francesco Maria rimasto vedovo si risposò con Laura Castiglione Morelli, nobile del sedile, procreando: Ciccio (vesti l'abito di Malta), Giuseppe (vestì l'abito di Malta), Ignazio e due figlie femmine le quali si fecero monache nella chiesa di Santa Chiara di Montalto (oggi Montalto Uffugo vicino Cosenza).
Figli del citato Ignazio furono: Pierluigi, fu canonico a Roma, fu vescovo d'Isola (oggi Isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone), per volere del cosentino cardinale Salerno, dal 23 settembre 1722 al 2 aprile del 1749 a seguito delle sue dimissioni; Antonio, fu canonico della cattedrale di Cosenza; Domenico, sposò Annuzza Castiglione Morelli, figlia di Nirco ed Ursula Mangone, dalla loro unione nacque Ignazio Maria juniore, dopo il parto Annuzza morì.


Cosenza, Chiesa di San Domenico, particolare dipinto, stemma partito de Majo e Martucci.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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1) - Libro d'Oro Napoletano - Archivio di Stato di Napoli - Sezione Diplomatica.
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Fonti bibliografiche:
- Luigi Palmieri, "Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti", Tomo II, pagg.400-401, Pellegrini Editore, 1999.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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