Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Marincola

Arma: d'argento, all'ancora non fareata al naturale, accompagnata nel capo da due stelle d'azzurro, e mareggiato dello stesso nella campagna.
Titoli: nobili di Taverna, nobili di Catanzaro, baroni di Argusto, Soverato,  San Floro, San Calogero, Sellia, Lochicello, Magliacane, Maldotto, Falaga, Palermiti e Guarna, duchi di Petrizzi.
Dimore: Taverna, Catanzaro, Petrizzi, San Floro, Copanello di Stalettì, Napoli e Roma.


Stemma Marincola dei baroni di San Floro

La famiglia Marincola è tra le più antiche e nobili di Catanzaro.
Originari dell'Aragona passata in Sicilia al seguito dei sovrani Aragonesi i quali in seguito alla ribellione dei Vespri Siciliani scoppiata a Palermo nel 1282 contro gli Angioini s'impossessarono dell'isola. Il capostipite fu
Leonardo Marincola, Provveditore delle armi del re Federico III d'Aragona tra il 1355 ed il 1377, suo figlio fu Dinasto.
Verso la fine del Trecento si diramarono in Calabria a Taverna dove furono aggregati alla nobiltà di questa città.
Nicola Francesco, dal 1488 al 1551 fu abate commendatario del monastero basiliano di Santa Maria di Peseca di Taverna.
Andrea, nel 1493 aveva l'Ufficio di vice Protonotario.
Evellino o Avellino I, capitano, servì Alfonso I d'Aragona, morì combattendo contro i Saraceni ad Otranto nel 1480.
Nei primi decenni del Cinquecento la famiglia passò a Catanzaro e fu aggregata alla nobiltà di questa città.
Giovan Pietro I, figlio di Avellino, fu generale di re Ferdinando I d'Aragona.
Avellino II, figlio di Giovan Pietro e fratello di Cesare, combattè nella battagia di Montesoro contro i francesi che avevano assediato la città di Catanzaro; ebbe per figli: Giovanni Paolo, vescovo di Teano dal 1575 al 1588 per dimissioni; Luzio, sposato a Lucrezia Marasculo; Tiberia, monaca, fondò a Taverna il monastero di Santa Chiara e quello di Amantea dove fu la prima abbadessa ; Annibale; Francesco Antonio, sposato ad Olimpia del Giudice ed ebbero per figli: Giovan Paolo, capostipite dei baroni di Lochicello, Geronimo, capostipite dei baroni di Lochicello e Magliacane, Luzio, Francesca, Giuseppe ed Ottavio (gesuita);
Giovan Pietro II, sposò Vittoria Maresculo ed ebbero prole.
Cesare, figlio di Giovan Pietro I e fratello di Avellino II, il 1° novembre del 1540 venne nominato dall'Imperatore Carlo V Governatore delle armi della Provincia, sposato a Luigia Tomarchiello ebbero per figli: Fabrizio, Cavaliere di Malta; Orazio, sposato a Diadora Miglio ebbero per figli: Salvatore, capostipite del ramo dei duchi di Petrizzi; Fabrizio, diede origine al ramo dei baroni di San Calogero; Cesare, sposato a Beatrice Moyo, diede origine al ramo dei baroni San Floro; Francesco, sposato a Belluccia Arcieri; Girolamo, sposato ad Antonia Pistoja; Giovan Battista; Orazio; Antonio; Diana, sposata a Fabrizio Sanseverino; Isabella; e Lucrezia.


San Floro (Cz), palazzo Marincola, fu fortificato per timore delle incursioni saracene,
nel '700 fu venduto ai Caracciolo, oggi appartiene alla famiglia Zolea


Catanzaro, palazzo Marincola di San Floro oggi Museo delle Arti di Catanzaro


San Floro, portale del palazzo


Catanzaro, portale del palazzo

Il citato Fabrizio nel 1617 aveva sposato Caterina Lentini, baronessa di San Calogero (1) ed ebbero per figli: Margherita, sposata a Carlo Antonio Sanseverino, 8° barone di Marcellinara; Dianora; Cornelia; Vincenza; Giovan Francesco; Bernardino (1622 1658), ebbe il titolo di barone di Sellia, feudo acquistato nel 1654 da Francesco Sersale, 2° duca di Belcastro e 11° barone di Sellia, sposò Porzia di Francia; Tommaso (San Calogero, 1626), Sovraintendente e Generale delle Calabrie, sposò Maria Dattilo.
Cesare, in qualità di Deputato dei Nobili nel 1639, con altri tre nobili, compilarono l'elenco delle famiglie nobili di Catanzaro all'atto in cui fu chiusa la nobiltà della città, rimasero iscritte due famiglie Marincola: la prima con Salvatore duca di Petrizzi, Luzio, Antonio, Bernardino, Tommaso, Marcello ed i loro discendenti; la seconda con Francesco, Antonio ed i loro discendenti.
Luzio, nel 1644 possedeva la metà dell'Ufficio di Mastrodattia della città di Taverna.
Biagio, in occasione della visita a Catanzaro di re Carlo III, diede in suo onore un ricevimento nel suo palazzo.
Tommaso, nel 1657, in occasione dei solenni festeggiamenti che si tennero a Catanzaro per la nascita del principe ereditario, recitò l'orazione per esaltare la casa regnante.
Ignazio, nel 1799 diresse l'assalto contro le case dei partigiani francesi ed in particolare contro il palazzo del barone Salsano che fu dato alle fiamme, fu repubblicano e sostenitore dei francesi a differenza di tutti gli altri membri della famiglia, ebbe per figli: Saverio, Domenico e Carlo, con essi questo ramo si estinse.
Saverio, ventenne, di ritorno dal fondo Chiattini (nei pressi dell'odierna stazione ferroviaria di Sala), il 7 novembre del 1822 venne ucciso con due colpi di fucile dai fratelli Cesare, Domenico ed Antonio De Nobili per aver corteggiato Rachele, loro sorella, gli autori del delitto furono costretti a fuggire a Corfù (2).
Cesare ed Edoardo, furono ufficiali al servizio di Murat, portarono la massoneria a  Catanzaro quando tornarono dalla campagna di Macerata; carbonari con il loro fratello Giovanni, si resero protagonisti nei moti del 1821 e del 1848 e pagarono con condanne ed il carcere.
Domenico Marincola Pistoja (1818 1894) di Raffaele (di Domenico) e di Maria Teresa de Riso, Cavaliere della Corona d'Italia, membro dell'Accademia delle Scienza, storico ed archeologo lasciò numerose pubblicazioni, ebbe per fratelli: Beatrice; Giuseppa, sposata a Tommaso Marincola; Luigi, sposato ad Irene de Riso.
Filippo Marincola di San Floro (1824 1899) fu tra i più dotti economisti calabresi del suo tempo.
Raffaele Marincola Politi,  di Domenico e Maddalena Sanseverino, nel 1825 sposò Emanuela Conidi  ed ebbero per figli: Maddalena, sposata a Giuseppe Aliano; Maria Teresa; Anna, sposata ad Ernesto Prestipino; Maria Concetta, sposata a Cesare Suriano; Maria; Giovanni, Sindaco di Catanzaro nel 1860; e Domenico, sposato in prime nozze a Laura Cricelli ed ebbero Saverio ed Elisabetta sposata a Nestore Marincola Tizzani, in seconde nozze sposato a Concetta Marincola ed hanno avuto per figli: Emanuela, sposata ad Arturo Marincola, e Raffaele, che sposando Anna Longo hanno avuto per figli: Maria Concetta ed Antonio che risiede a Copanello di Stalettì in provincia di Catanzaro.


Copanello, stemma Marincola Politi con la corona di nobile ed insegne Ordine di Malta

Linea dei duchi di Petrizzi


Stemma Marincola con corona di duca

Petrizzi, terra di Calabria Ultra (oggi comune omonimo in provincia di Catanzaro) dipendente dallo Stato di Squillace.
Salvatore Marincola, nobile di Catanzaro, U.J.D. acquistò da Marco Antonio Loffredo, principe di Maida, la terra di Petrizzi per ducati 26.000 con Regio Assenso del 1629. Nel 1634 acquistò i feudi di Soverato ed Argusto, seguì il Regio Assenso nel 1635. Con privilegio del 1° luglio 1642 ottenne da re Filippo IV il titolo di duca di Petrizzi. Nel 1609 sposò Eleonora Squitti, figlia di Giovanni Alfonso, barone di Palermiti e Guarna o Malatina, feudi che alla sua morte ereditò.

Petrizzi (Cz), cappella gentilizia dei duchi Marincola dedicata alla SS. Trinità, particolare dello stemma e portale


Monumento funebre a Salvatore Marincola

Diego ( 1678), 2° duca di Petrizzi, nel 1644 successe al padre, duca Salvatore, che gli refutò le terre. Vendette il casale di Argusto a Bernardino Marincola che rivendette a Matteo Salerno di Guardavalle con Regio Assenso del 1657. Sposò donna di casa Lubrano di Ceglie.
Antonio ( Napoli, 1732), 3° duca di Petrizzi, per successione a suo padre Diego nel 1689; sposò Lucrezia Furnari e non ebbero prole.
Diego ( 1735) 4° duca di Petrizzi, figlio di Fabrizio e di Isabella de Cesare, come legittimo erede di suo zio Antonio. Nel 1717 sposò Antonia Ferrari, figlia di Diego, barone di tre quarti del feudo di Quartieri o Maldotto, sito in territorio di Magisano presso Taverna che gli portò in dote, ed ebbero per figli: Giuditta (1717 1815), sposata ad Orazio Marincola della linea di San Floro; Beatrice; Antonio; Anna, sposata nel 1744 a Girolamo Poerio, barone di Belcastro; Fabrizio, sposò in seconde nozze Aurora Marincola della linea di San Floro.
Pietro (Catanzaro, 1721 1795), 5° duca di Petrizzi, successe a suo padre Diego nei feudi, vendette Palermiti e Guarna a Leopoldo de Gregorio; con i suoi fratelli vendettero i tre quarti del feudo di Quartieri o Maldotto alla loro zia
Rosa Marincola, sorella del duca Diego, che sposò Fabrizio Sanseverino, nobile di Catanzaro e possessore del feudo di metà dello scannaggio di Cosenza.

Petrizzi, Cappella  Marincola, dipinto, in basso a destra Santa Caterina D’Alessandria;
 e altra lapide dedicata alla famiglia Marincola

Francesco Antonio, 6° duca di Petrizzi, successe a suo padre Pietro, Cavaliere di Malta; sposò Maria Antonia Mariconda dei principi di Garagusa ed ebbe tre figli: il primogenito morì in giovane età, sua figlia Maria Giovanna (1799 1871) nel 1817 sposò Nicola Crivelli, duca di Rocca Imperiale, e
Pietro (1801 1852), 7° duca di Petrizzi, prese l'ultima intestazione per le terre di Petrizzi e Soverato, rappresentato dalla madre perchè minore. La famiglia risiedette a Napoli, ad amministrare fu don Cesare (1759 1833), figlio di
Pietro (1801 † 1852), 7° duca di Petrizzi, prese l'ultima intestazione per le terre di Petrizzi e Soverato, rappresentato dalla madre perchè minore. La famiglia risiedette a Napoli, ad amministrare fu don Cesare (1759 † 1833), figlio di Tommaso Marincola di Catanzaro, Cavaliere di Malta, cugino del defunto duca, dal 1804 visse stabilmente con la famiglia ducale. Pietro sposò in prime nozze (3) Virginia Pignatelli di Strongoli ed ebbero per figli: Giuseppa, sposata a Giuseppe di Lieto dei duchi di San Martino; Teresa, sposata in prime nozze a Giovanni de Montes ed in seconde nozze a Raffele Mottola; Vincenzo (1833), Ufficiale della Real Marina da Guerra, sposò Giovanna Larussa ed ebbero per figli Pietro,VirginiaGiuseppinaEmiliaSara e GuidoCesare Capitano dei RR. Carabinieri, Cavaliere Mauriziano e della Corona d'Italia, sposato a Maria Krisch ebbero per figlie Anna e RosaFabio, sposato a Rosa de' Medici dei principi di Ottajano ed ebbero per figli VirginiaFrancescaGiovanna ed AnnaDiego, Reale Guardia del Corpo a Cavallo, sposato a Francesca Pignatelli dei duchi di Terranova, ebbero per figlia MariaAlfonso (1840), sposato ad Emilia Cobb-Montaigne ed ebbero per figli Diego, e Margherita.
Francesco Antonio (Napoli, 1830 † ivi, 1903), 8° duca di Petrizzi, come erede di suo padre Pietro, Cavaliere Mauriziano e della Corona d'Italia, riconosciuto nei titoli con Regio Rescritto dell'11 ottobre del 1852, iscritto nell' Elenco regionale con il titolo di duca di Petrizzi ed il predicato di Soverato. Sposato a Cecilia Correale dei patrizi di Sorrento non ebbero prole.

Petrizzi (Cz), portale del palazzo ducale e fontana dedicata a San Giovanni Nepomuceno costruita dal duca Marincola

Pietro (1868), 9° duca di Petrizzi, figlio dei citati Vincenzo e Giovanna, successe a suo zio Francesco Antonio in qualità di primo nipote.
Diego (1883 Soverato, 1953) 10° duca di Petrizzi, figlio dei citati Alfonso ed Emilia, successe a suo cugino Pietro. Sposato a Teresa Lucifero dei marchesi di Apriglianello ebbero tre figlie femmine: Enrichetta, Margherita ed Alfonsina, con esse estinse questa linea.

Catanzaro, cappella Marincola

Linea dei baroni di Lochicello

Giovan Paolo o Paolo ( 1624) di Francesco Antonio ed Olimpia del Giudice, acquistò un quarto del feudo di Lochicello (suo fratello Geronimo i restanti tre quarti) nel territorio di Belcastro in Calabria Ultra, venduto dal Vicerè duca di Ossuna per 5.800 ducati nel 1618 in quanto il feudo era stato devoluto alla Regia Corte in seguito alla morte della baronessa Giulia Cavalcanti morta nel 1581 senza discendenti. Sposò Stratonica De Nobili, figlia di Cesare, feudatario della bagliva di Catanzaro.
Francesco Antonio ( 1687), ebbe significatoria di rilevio per un quarto del feudo come erede di suo padre Giovan Paolo, sposò Laura Cattaneo dando origine al ramo Marincola Cattaneo ed ebbero per figli: Teresa, Vittorio, Saverio, Olimpia, Tommaso, Paolo Giuseppe, Paolo Domenico, Eleonora, Domenico Antonio (1646 1721) e Geronimo, erede di suo padre ma gli premorì, sposato ad Anna Marescano ebbero per figlio Ignazio (morto in odore di santità) il quale nel 1706 ebbe significatoria di rilevio del feudo come erede di suo nonno Francesco Antonio, Ignazio decise di farsi sacerdote e refutò a favore di suo zio Domenico Antonio, con Regio Assenso del 1698, sposato a Chiara Marescano, vendette la sezione del feudo di Lochicello a Giuseppe Mottola.


Stemma Marincola con corona di barone

Linea dei baroni di Lochicello e Magliacane

Geronimo ( 1624), fratello di Giovan Paolo, acquistò i restanti tre quarti del feudo, inoltre acquistò il feudo di Magliacane da Giovanni Alfonso de Matera con Regio Assenso del 1621, fu Sindaco dei Nobili di Catanzaro nel 1620, sposò Antonia Poerio, nobile di Taverna.
Luigi, primogenito di Geronimo ereditò il feudo di Lochicello.
Marcello, nel 1650 ebbe significatoria di rilevio per il feudo di Lochicello come erede di suo fratello Luigi, nel 1626 aveva avuto significatoria di rilevio per il feudo di Magliacane come erede di suo padre Geronimo e che vendette nel 1641 a Carlo Mannarino, nobile di Catanzaro. Sposò Rosa Scinto e non ebbero prole.
Geronimo, successe nel feudo di Lochicello in qualità di nipote di Marcello, figlio di sua sorella Faustina sposata con Antonio Marincola di Orazio.
Domenico ( 1683), nel 1675 ereditò il feudo da suo fratello Geronimo, sposò Flavia Cosentino da Cropani.
Ferdinando, ereditò il feudo da suo padre, il barone Domenico, sposò Anna Maria Assanti di Squillace ed ebbero per figlio Domenico; con i suoi fratelli, Orazio e Giuseppe, vendettero i tre quarti del feudo di Lochicello ad  Antonio Maria Sanseverino.

I principali rami della famiglia furono:

Marincola duca di Petrizzi

Marincola barone di San Floro

Marincola barone di San Calogero

Marincola Dattili

Marincola Campitelli

Marincola Cattaneo

Marincola Perrone

Marincola Pistoja

Marincola Politi

Marincola Tizzano


Catanzaro, cappella Marincola Tizzano

Il titolo di Nobile col predicato di San Floro fu riconosciuto con Decreto Ministeriale del 20 agosto 1881 ed il 5 settembre 1885 nella persona di Luigi Filippo Marincola (1897 1967) di Evellino (di Filippo Mario e Raffaella Alemanni) ed Anna Trojani, iscritto nei Registri Nobiliari della Consulta Araldica del Regno; fu Ufficiale di Marina e risiedette a Roma, sposò Josephine Cowis Pomeroy ed ebbero per figli: Giovanni Paolo ed il primogenito Evellino (1930 2004).

Cartoline di palazzo Marincola in Roma e di villa Marincola di San Floro in Santa Marinella (Roma)

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Note:
(1) - Calimera e San Calogero, terre baronali di Calabria Ultra (oggi Calimera è frazione del comune di San Calogero in provincia di Vibo Valentia) ebbero vicende feudali comuni fino al 1580, anno in cui successe nei feudi la baronessa Laura Suriano erede di suo fratello, barone Giulio Cesare, morto improle nel 1578. La baronessa vendette il feudo di San Calogero a Marco Antonio Lentini.

(2) - Saverio potrebbe essere stato il figlio del citato Ignazio e fratello di Domenico e Carlo. Ignazio, potrebbe essere identificato nella tavola genealogica riportata a pag. 426 da Modesta De Lorenzis, nell'opera citata in bibliografia, nato nel 1762 e morto nel 1815, figlio di Saverio Marincola Cattaneo (1720 1791) e di Cassandra Perrone dei baroni di Zagarise e Sersale, i quali ebbero oltre ad Ignazio, Teresa e Domenico Antonio. Gli indizi consistono: in primo luogo per i nomi, ovvero Saverio si chiamava come il nonno, ed il fratello Domenico come lo zio; il secondo indizio consta negli orientamenti politici, si pensi al comportamento di Ignazio nel 1799, su questo aspetto riportiamo lo scritto di Luciana Loprete del 1999 e pubblicato dalla rivista “Mystero” nel 2002 “...  la famiglia De Nobili, fedele al governo borbonico, l'altra, i Marincola, progressista e rivoluzionaria, appoggiava la politica indipendentista carbonara.”

(3) - In seconde nozze sposò Giovanna de Montes de Navarro, non ebbero prole.
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Bibliografia:
- Modesta De Lorenzis in “Catanzaro” Vol.III, la Tipo meccanica, 1968.

- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.III-IV, Editrice C.B.C. 1999-2002.

- Don Pietro Marincola Duca di Petrizzi “Notizia necrologica del Cavalier D. Cesare Marincola”, 1834.

- Berardo Candida Gonzaga “ Famiglie nobili”, Napoli 1875.

- L'Araldo, Almanacco Nobiliare Napoletani, 1833


Continua nel sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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