Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Mascaro

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: d'azzurro, alla torre di tre piani d'argento, piantata sulla campagna di verde (1).
Titoli: patrizi di Scigliano, patrizi di Salerno, baroni di Jaccianello, baroni di Archis e de Petritiis, marchesi di Acerno.


Napoli, stemma Mascaro

La famiglia Mascaro, nobile di Scigliano in Calabria Citra (oggi comune omonimo in provincia di Cosenza) in diocesi di Martirano, nei secoli riuscì a non farsi infeudare, prima del 1811 il suo territorio era molto più esteso e comprendeva gli odierni comuni di: Bianchi, Carpanzano, Colosimi, Decollatura, Panettieri, Pedivigliano, Soveria Mannelli, e Castagna frazione di Carlopoli. Vi fiorirono un numero cospicuo di famiglie nobili, tra di esse: Accattatis, Ajello, Arcuri, Ariano, Barone, Belsito, Biamonte, Bruno, Cerminara, Costanzo, d'Elia, Fabiano, Folino, Franchino, Gagliano, Gualtiero, Gualterino (Gauderini), Lupia, Mancuso, Mazza, Mesuraca, Micciullo, Milano, Mirabelli, Pallone, Palmieri, Pettinato, La Pira, Ricci, Rizzuti, Scarpino, Stocco, Strangis, Talarico (2).


Napoli, Cappella Mascaro

Girolamo Mascaro, U.J.D., figlio di Sigismondo, il 20 gennaio 1570, notaio Petrone de Petroni, stipulò i capitoli matrimoniali con Margherita Stocco da Cosenza, figlia di Alessandro, U.J.D.; il 26 febbraio 1571, notaio Lorenzo Bazzarota di Scigliano, furono stipulati i capitoli matrimoniali tra lo stesso Girolamo e Laudomia Bruni, figlia di Camillo, nobile di Scigliano, con la quale ebbe per figli: Pompeo, Capitano, e Giovan Battista (Scigliano, 4 gennaio 1581 † Napoli, 1652), nato nella parrocchia di Santa Maria Assunta di Diano-Scigliano. Acquistò il feudo di Jacciarello (Galianello, Gaggiano, o Gaggianella) in territorio di Scigliano e Martirano, consistente nella metà dell'antico feudo detto Roberto de Archis, o de Archis e de Petritiis (3) da Scipione Giannuzzi, con Regio Assenso del 12 ottobre 1618. Girolamo testò il 1° gennaio 1660, nominando eredi universali i due figli, notaio Lorenzo Talarico di Scigliano.


Napoli, Cappella Marasco, lastra tombale del barone Giovan Battista posta da suo fratello Pompeo

Giovan Battista sposò Auridia Cerminara di Scigliano ed ebbero per figli: Laudomia, Lucrezia, Angelo, Giovan Geronimo, e Carlo (Scigliano, 7 novembre 1615), barone di Jacciarello, come erede per la morte di suo padre, barone Giovan Battista, del quale era il terzogenito. Vendette il feudo a Giovan Battista Palmieri da Cosenza, Regio Assenso del 3 dicembre 1652. Sposato ad Anna Gualtieri di Scigliano, ebbero per figli Girolamo, ed Angelo (Scigliano, 21 dicembre 1650), nato nella parrocchia di San Michele Arcangelo, sposando Agnese Falvo, ebbero per figlio Giovan Battista Antonio detto Antonio (Scigliano, 22 novembre 1680 † Napoli, 18 febbraio 1759). Nel 1734 fu Governatore di Afragola, con rango di Giudice di Vicarìa; l'11 febbraio 1727 aveva sposato a Napoli, nella parrocchia di Snta Maria Ognibene, Grazia Anastasio, figlia di Donato e di Andreana Mazzella e sorella di Giuseppe, barone di Chiusano.


Napoli, Cappella Mascaro, lapide

Antonio e Grazia ebbero per figlio Girolamo (nato a Napoli, 14 giugno 1732 nella parrocchia di San Giovanni Maggiore), fu Caporuota del Sacro Regio Consiglio, la sua carriera iniziò come Giudice dal 1767, l'8 settembre 1779 Avvocato fiscale della Gran Corte, il 4 marzo 1780 Commissario di Campagna, il 22 novembre 1783 Consigliere, il 20 ottobre 1785 Governatore di Foggia, l'11 aprile 1792 tornò nel Sacro Regio Consiglio, ebbe l'onore della Real Camera, in luglio 1798 divenne Ordinario. Il 4 giugno 1747, dal notaio Pio Gentile di Scigliano, furono stipulati i capitoli matrimoniali con Ippolita Mirabelli (16 aprile 1732), figlia di Ferdinando, patrizio di Amantea e di Chiara Marincola. Ferdinando possedeva il feudo detto Roberto de Archis o de Petritiis (portato in casa Mirabelli dalla sua ava Cecilia Stocco) il quale lo vendette al suocero di sua figlia Antonio Mascaro, con Regio Assenso del 15 marzo 1749, suo figlio Girolamo ereditò il feudo ed ebbe l'ultima intestazione il 6 aprile 1759 e nel 1781 acquistò la terra di Acerno (oggi comune omonimo in provincia di Salerno) messa all'asta dalla Regia Camera della Sommaria, sulla quale ebbe il titolo di marchese. Girolamo ed Ippolita generarono: due figlie femmine, e per maschi Antonio (Scigliano, 20 gennaio 1750, parrocchia di San Michele Arcangelo), ammesso nell'Ordine Gerosolimitano nel 1798 con i quarti: Mascaro, Anastasio, Mirabelli, Marincola; ed il primogenito Luigi (premorto al padre nel 1812).


Napoli, Cappella Mascaro, lapide

Il citato Luigi († 1812), il 25 novembre 1782 sposò in prime nozze Vittoria Carafa di Montecalvo (1758 † 1792), figlia di Giovanni Giuseppe, patrizio napoletano, e di Marianna Villapiana figlia di Onofrio marchese di Zullino, ed ebbero per figli: Ippolita, sposata in casa Caputo dei marchesi di Cerveto ed ebbe per figlie Vincenza Caputo, sposata al marchese Ferdinando Rohrlach, Gentiluomo di Camera di S.A.R. l'Infante di Lucca, e Marianna Caputo, sposata al marchese Biagio Palamolla; e Giovanni Giuseppe, il quale ereditò il titolo di marchese ed il patrimonio di suo padre, il quale nel testamento prescrisse di completare la dote a sua sorella Ippolita.
In seconde nozze, il 4 maggio 1795, Luigi sposò Maria Elisabetta Carafa di Montecalvo (1773 † 1821), sua nipote, figlia di Carlo e di Ippolita d'Ambrosio, con la quale ebbero per figli: Carolina († 15 febbraio 1884), sposata a Francesco Garofalo (1804 † 1879), duca di Rutino; Maria Grazia (1796 † 1884), sposata a Nicola Invitti, principe di Conca; ed Antonio, Cavaliere, Cameriere d'Onore di Spada e di Cappa di Sua Santità Pio IX.
Il marchese Giovanni Giuseppe, avendo ereditato il patrimonio di famiglia  fece fruttare l'eredità fino a raggiungere un ammontare di circa 300.000 ducati, ci fu un contezioso giuridico tra le sorelle ed il fratello Antonio consanguinei, quest'ultimo anche come tutore delle nipoti, le signore Caputo allora minori, sia per i diritti sull'eredità del padre e dell'avo marchese Girolamo, e specialmente per il rendimento dei conti dell'amministrazione del comune patrimonio. Giovanni Giuseppe morì nel 1844 improle e lasciò il patrimonio ai Gesuiti di Napoli, un Decreto Reale confermò le disposizioni testamentarie nonostante l'opposizione dei congiunti (4). Per avere un'idea delle possibilità economiche del marchese riportiamo il seguente intervento: Il Signor Marchese Mascaro che si ha censuato il locale di Miseno e mare morto, in questo vi ha aperto una foce nella spiaggia che resta fra mare morto ed il canale di Procida, costruita di grossi piperni ritrovati sotterrati ivi vicino, i quali potrebbero essere avanzi del circo, o di altri grandiosi edificj costruiti da Agrippina intorno al porto. Per detta foce vi ha speso da dodicimila e più ducati. Nel mare morto che ora comunica per due canali con le acque del mare, vi ha introdotto le ostriche, e le così dette cozze di Taranto. Con altre costruzioni che egli in seguito vi farà; tal sito prenderà altro aspetto piacevole, e più galante (5).


Panorama da Capo Miseno con vista del mare morto e di Baia

Il palazzo Mascaro di Napoli è ubicato nel Largo di San Giovanni Maggiore, già appartenuto al fiorentino Tommaso Campi, è ornato di statue antiche e di altri oggetti di belle arti, la sala fu dipinta da Giorgio Vasari (6).

Vie: S, Giovanni Maggiore a Pignatelli largo

Napoli, Palazzo Mascaro


Napoli, stemma Mascaro

Altri Personaggi di Famiglia

Margherita, sposò il nobile Silvio Desideri di Cosenza. Con atto del 14 novembre 1562, notaio Angelo Desideri di Cosenza e giudice Giuseppe de Abbate di Cosenza, contenente istanza di Margherita per la riassunzione in forma pubblica, in qualità di vedova ed erede universale del fu Silvio Desideri, di un istrumento rogato il 20 agosto 1554 dal fu notaio Giovan Domenico Volpe da Cosenza.
Gabriele Mascaro, di Scigliano, Presidente della Congregazione dei padri e frati cisterciensi della Provincia di Calabria e Basilicata, Priore del monastero di Santa Maria del Soccorso, con il 7° Capitolo Provinciale della Congregazione, tenuto il sette novembre 1630 nel monastero cisterciense di Santa Maria del Soccorso in località Scalzati, diocesi di Cosenza, fu eletto come nuovo Presidente della Congregazione Cesareo Ricciuti di Scigliano (7).
Francesco Maria Mascaro, di Scigliano, succeduto a Carlo Brancaccio come 66° Abbate dell'Abbazia cisterciense di Santa Maria di Corazzo, in territorio di Scigliano, dal 1730 al 1764 (8), soppressa nel 1808 con decreto del governo di Giuseppe Bonaparte, i suoi beni artistici vennero divisi nelle chiese del circondario. Oggi è un rudere, ricadente nel comune di Carlopoli nella frazione Castagna.


Acquasantiera della Chiesa dell'Abbazia di Corazzo sormontata dallo stemma dell'Abbazia, un cuore fiammante
trafitto da una spada, ora nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista di Soveria Mannelli


Soveria Mannelli, Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, Altare Settecentesco della Chiesa dell'Abbazia di Corazzo

La famiglia è ascritta al Registro delle Piazze Chiuse del Regno di Napoli.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
(1) - G.B. di Crollalanza “Dizionario Storico-Blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti”, Vol.II, Arnaldo Forni Editore.
(2) - Giuseppe Lumaga, “Teatro della nobiltà dell’Europa”, pag.158, Giovan Francesco Paci editore, Napoli 1725.
(3) - Feudo pervenuto alla famiglia Mazza di Taverna nel Quattrocento per successione di Diamante de Archis o de Patritiis. Nel 1472 Giovanni Andrea Mazza alienò una sezione, che mantenne il nome originario, alla famiglia Stocco. L'altra sezione detta Jacciarello, fu alienata, nel 1586 da Lucio Mazza alla famiglia Gualtieri di Scigliano, nel 1603 Isabella Gualtieri la vendette a Scipione Giannuzzi, con Regio Assenso del 16 dicembre dello stesso anno.
(4) - Pasquale Stanislao Mancini, giureconsulto e scrittore di filosofia civile in “Il Gesuita Moderno”, pag.191 e seguenti, tomo quinto, Stamperia del Vaglio, Napoli 1849.
(5) - Lorenzo Palatino “Storia di Pozzuoli e Contorni”, pag.111, Tipografia Luigi Mobile, Napoli 1826.
(6) - M.V. “Napoli Antica e Moderna”, pag.115, Tipografia di Angelo Trani, Napoli 1815.
(7) - Andrea Pesavento, Una visita inedita ai monasteri cisterciensi di Calabria e Lucania in Archivio Storico di Crotone.
(8) - Mario Boretti “Labbazia Cisterciense di Maria di Corazzo”, pag.139.
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Bibliografia:
- Notiziario ragionato del Sacro Regio Consiglio e della Real Camera di Santa Chiara, Napoli, 24 marzo 1802.
- Mario Pellicano Castagna “Processi ai Cavalieri Gerosolimitani Calabresi”, Frama Sud, 1978.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Voll. I-II, a cura di Umberto Ferrari, Editrice C.B.C. 1984-1996.
- Vincenzo Maria Egidi in “Regesto delle pergamene dell'Archivio Capitolare di Cosenza” a cura di Raffaele Borretti. Editoriale progetto 2000.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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