Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

 Famiglia Molfese

Arma: d’azzurro alla casa d’argento col tetto rosso accompagnata da due stelle d’oro, una in capo e una in punta, colla bordura di nero caricata da sei stelle d’oro(1).


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Stemma della famiglia Molfese di Albano di Lucania

Antica e nobile famiglia le cui origini si perdono nella tradizione storica del regno di Napoli, la famiglia infatti originaria di Molfetta (BARI), detta Molfese, lascia tracce negli annali fin dagli inizi del 1200 con il capostipite (o colui presunto tale) Don Pietro, Capitano di Giustizia che nel 1245 si distinse per arguzia e coraggio.
Famiglia radicata tra i comuni di Sant’Arcangelo, Albano di Lucania ed Anzi composta fin dai tempi più remoti da alti Prelati, proprietari terrieri, notai del Regno, medici, giudici, fisici, un capitano della Guardia Nazionale; politicamente attiva nelle terre della Lucania ha nel tempo più volte amministrato il comune di Albano di Lucania.
Già dagli albori la famiglia abitava due maestosi palazzi del centro storico di Albano di Lucania, di cui il primo, quello denominato dal popolo “dei Molfese di sotto” (data la posizione geografica) di impostazione tardo cinquecentesca, si configurava come una casa palatiata a cui interventi di ricostituzione postumi avevano dato l’aspetto di Palazzo mono-familiare: dall’architettura ricca ed imponente era di sicuro il palazzo di più antica appartenenza della famiglia ma non la proprietà architettonicamente piu’ rilevante; non da meno infatti il palazzo “dei Molfese di sopra” fatto costruire dal Duca de Ruggiero nel 1492 ed acquistato alla fine del 1600 da Gerardo Molfese che, con la sua particolare impostazione artistica, il portale Bugnato del 1600 e gli “sfarzi” citati spesso negli inventari dell’epoca” risultava di sicuro essere l’elemento architettonico privato più interessante di tutto il paese.
Nel 1584 tramite supplica di Dominicus Molphesius, riportata come segue nel libro della visita pastorale di G.B. Santonio del 1588 pag. 271, la famiglia ottenne la concessione di altare in Jus Patronato nella Chiesa Madre  soprastante la sepoltura della sua famiglia di cui si conserva traccia nello stesso libro alla pag. 264 (“Ante Altare extant duae sepulturae quas dicitur esse et spectare dominis de familia Molfesiorum e Col’Angelo Laudato et descendentibus sub annua solution mansae espiscopali unius caroleni: fuit iniunctum citari pretensos patronos predictos ad docendum de pretense jure: et sic fuit citatus reverendus dominus Dominicus Molphesius archipresbiter ibidem presens. In dicta cappella extat suffittus nuncupatus intempiatura ex apeto et satis decens. Sic etiam ante illam extat cancellum ligneum cum duobus scabellis pro commoditate orare volentium”), altare poi eretto a devozione di San Giovanni Battista: “ Albanij. Die dominico 3 novembris 1588 post prandium et Coram reverendissimo domino episcopo tricaricensi visitatore comparuit reverendus dominus Dominicus Molphesius archipresbiter Albani citatus, et ad docendum de jure suo patronatus pro se ipso fratribus sororibus et successoribus ex linea mascolina et feminine super sepulcro per ipsum constructo in matrici ecclesia et in cappella Rosarij facto dedit bullam hujusmodi concessionissub annuo censu in perpetuum unius caroleni mensae episcopali, expeditam per bonae memoriae episcopum Capreolum predecessorem in pergameno cum sigillo pendent tenoris prout in ea quae visa et legitima reperta, admissaque per eundem reverendissimus dominum visitatorem fuit restituta et est sub datum Albani die 23 octobris 1584”; dello stesso altare si troverà poi traccia nella visita pastorale di Antonio Zavarroni del 1744-1745 pag.9 e nella successiva visita pastorale di Camillo Letizia del 1857 pag.1.  
Come il capostipite altri Molfese ricoprirono le alte cariche del Regno; si ricorda Guglielmo regio capitano in Salerno nel 1478; Pietro e Francesco giudici della Corte Pretoriana in Palermo rispettivamente nel 1635 e 1640, entrambi fratelli del suddetto Diego; Annibale magistrato in Alcamo negli stessi anni. Nomi noti tra i Molfese si ritrovano spesso in accademie con Andrea illustre giureconsulto, teologo e scrittore nonché  autore di numerose opere in latino che morì a Napoli nel 1720; Antonino professore del real collegio di fisica di Termini Imerese nel 1818 e Gerardo ricordato alla regia universita’ di medicina Federico II perchè per primo intervenne sulla carotide (si conserva un busto dello stesso nella sede di medicina “a ricordo del Molfese, pioniere nel campo della chirurgia”). 
Come in ogni tradizione familiare di quel tempo anche nell’assetto della famiglia Molfese non mancheranno sin da principio uomini di Chiesa e devoti: tra questi si ricorda Monsignor Celestino prelato che fu maggiordomo del Pontefice Pio III dal 1490 al 1499 originario, come tutto l’asse familiare di Albano di Lucania ed Eugenio Molfese priore dell’Abbazia Cistercense del Saggittario di Chiaromonte dal 1705, sepolto a Napoli nella Chiesa di Santa Maria della Libera.

Procedendo ai giorni nostri si distinsero in tempi più recenti (1950) nella Capitale personaggi come il commendator Manlio Molfese ispettore generale del Ministero dell'aereonautica, suo padre Arcangelo Molfese Podestà della Città e non da meno i dottori Francesco Gerardo e Salvatore illustri uomini di scienza, medici e chirurghi entrambi ritenuti dall’opinione pubblica scientifica innovatori nelle arti mediche. 
Alcune personalità più rivoluzionarie della famiglia infine le ritroviamo con Gerardo nato il 27 agosto 1781, appartenente alla famiglia di “galantuomini”, avviato alla vita monastica, minore osservante poi secolarizzato, si dedicò all’amministrazione del ricco patrimonio familiare, membro della municipalità Repubblicana del suo paese nel 1803, promosse e favorì il moto contadino diretto all’occupazione delle terre del conte di Campomaggiore; arrestato dopo la caduta della Repubblica Napoletana, “uscì coll’indulto” e fu incluso nel “notamento dei rei di Stato”; proseguì con il sostenere la causa dei contadini del suo paese sulle terre del conte di Campomaggiore e nel 1806 promosse un moto diretto all’occupazione di queste terre, morì in Albano di Lucania, Canonico Cantore della Chiesa Madre, l’8 settembre del 1829;


© Albano di Lucania - busto di Gerardo Molfese

Nicola Maria che nacque in Albano di Lucania da  Vito e che nel 1799 aderì al movimento Repubblicano e promosse, nel febbraio dello stesso anno, i moti contadini diretti all’occupazione delle terre del conte di Campomaggiore con il cugino Vito Egidio nato in Albano di Lucania  il 12 ottobre 1739, dottore in Utroque Jure che nel 1799 fu presidente della municipalità Repubblicana del suo paese e, da politico del luogo, promosse attivamente  l’occupazione delle terre del conte di Campomaggiore da parte dei contadini di Albano di Lucania; morì in Albano il 18 gennaio del 1818.                                                                         
La Torre Molfese risalente al XVI sec., non  è stata abitata dalla famiglia, ma era una torre a guardia del Monastero di S. Maria d'Orsoleo ed è ancora di proprietà della Famiglia Molfese; all'origine apparteneva ad un'altra famiglia nobile di S. Arcangelo. 

Per comprendere a pieno l’impostazione della famiglia bisogna ripercorrere storicamente gli andamenti di quella nobiltà terriera che nel basso Regno di Napoli fino ai giorni più recenti fu icona e punto di riferimento per il popolo di cittadine, villaggi, abitati decentrati rispetto al potere Regio e che in quanto tali necessitavano di guide: persone culturalmente progredite che potessero supplire la lontananza di un potere centrale. In questo contesto sociale si sviluppa sin dai suoi albori la famiglia Molfese: famiglia riconosciuta nobile già nel Regno di Napoli fonda la propria progressione sullo sviluppo culturale, sulla vita militare e sulle corrette alleanze familiari con i de Grazia, i de Cicco, con gli stessi cugini Molfese, con i Fittipaldi, i Brancati ed i Giocoli, e per i figli cadetti sulla scelta dell’aggregazione al Clero.


© Biglietto da visita di Domenico Molfese, avvocato di Potenza - inizio 1900.

La famiglia Molfese di Sant'Arcangelo possiede ancora tutt'oggi la Torre Molfese risalente al XVI sec., non  è stata abitata dalla famiglia, ma era una torre a guardia del Monastero di S. Maria d'Orsoleo.


© Sant'Arcangelo - Torre Molfese

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Note:
1)  - Gaetano Montefuscoli, “Imprese, ovvero stemmi delle famiglie italiane” - Vol. IV, pag. 204 – Anno 1780
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Bibliografie:
- Famiglie del Regno di Napoli, Vol. IV, Dizionario storico Blasonico e Amnnuari Pontifici.
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Storia locale tratta dagli archivi della famiglia Molfese depositati  presso Torre Molfese.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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