Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

 Famiglia Molfese

Arma: d’azzurro alla casa d’argento col tetto rosso accompagnata da due stelle d’oro, una in capo e una in punta, colla bordura di nero caricata da sei stelle d’oro(1).


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Arma della famiglia Molfese incisa su anello d’oro

Le Origini della famiglia Molfese si perdono nella tradizione storica del regno di Napoli, la famiglia infatti originaria di Molfetta (BARI), detta Molfese, lascia tracce negli annali fin dagli inizi del 1200 con il capostipite (o colui presunto tale) Don Pietro Capitano di Giustizia che nel 1245 si distinse per arguzia e coraggio. Famiglia radicata tra i comuni di Sant’Arcangelo, Albano di Lucania ed Anzi composta fin dai tempi più remoti da Alti Prelati, proprietari terrieri, medici, giudici, fisici, un capitano della Guardia Nazionale; politicamente attiva nei comuni suddetti che ha nel tempo più volte amministrato Sant’Arcangelo.
“Un Palazzo - di buona fabbrica - era il palazzo Molfese di Sant’Arcangelo, il più antico del paese.  Il feudatario, prima della costruzione dell’abitazione alla contrada San Giovanni abitava quel palazzo che si estendeva dalla Chiesa fino all’attuale via Maggior de Rosa la cui consistenza originaria matrimoni, donazioni e spartizioni matrimoniali hanno smembrato”.
La famiglia Molfese abitava invece un’altra casa palatiata di proprietà, passata poi per il matrimonio tra Marzio Giocoli nato l’11/12/1632 ed Anna Molfese alla famiglia Giocoli. Dalla fine del 1600 dunque i cugini Molfese vivevano i due maestosi palazzi del centro storico, di cui il primo, quello denominato dal popolo “dei Molfese di sotto” (data la posizione geografica) di impostazione tardo cinquecentesca, si configurava come una casa palatiata a cui interventi di ricostituzione postumi avevano dato l’aspetto di Palazzo mono-familiare: dall’architettura ricca ed imponente era di sicuro il palazzo di più antica appartenenza alla famiglia ma non la proprietà architettonicamente piu’ rilevante; di gran pregio era infatti la Torre Molfese nata probabilmente come avamposto Bizantino del XI secolo poi trasformato in Signorile abitazione, acquistata dai Molfese intorno al 1500 e donata nel 1922 al comune.


© Sant'Arcangelo - Torre Molfese

Non da meno il palazzo “dei Molfese di sopra” fatto costruire dal Duca de Ruggiero nel 1492 ed acquistato alla fine del 1600 da Gerardo Molfese che dalla particolare impostazione artistica, il portale Bugnato del 1600 e gli “sfarzi” citati spesso negli inventari dell’epoca risultava di sicuro essere l’elemento architettonico privato più interessante di tutto il paese.  
La chiesa madre di Sant’Arcangelo aveva cinque altari al suo interno, partendo da destra il primo dedicato a Sant’Antonio, il secondo di Jus Patronato della famiglia Molfese fatto edificare dal Mag.co Nob.mo Diego Molfese dottore in Utroque Jure e proprietario terriero nel 1629, ai quali piedi vi era una lapide a ricordo dei defunti della propria famiglia, era dedicato a Santa Lucia, il terzo in Jus Patronato della famiglia Giocoli era dedicato all’Immacolata Concezione, ed i restanti dedicati a Sant’Antonio Abate ed a San Rocco.  Diego Molfese si ricorda anche negli annali come dimorante nella casa palatiata al rione Castello (la più antica della famiglia sopra descritta) e la sola fornita di cisterna, dove lo stesso pose a proprio ricordo una lapide che si trascrive: “Didacus Melfesius posuit Anno Domini 1632”.
Come il capostipite altri Molfese ricoprirono le alte cariche del Regno; si ricorda Guglielmo Regio Capitano in Salerno nel 1478, Pietro e Francesco Giudici della Corte Pretoriana in Palermo rispettivamente nel 1635 e 1640 entrambi fratelli del suddetto Diego; Annibale Magistrato in Alcamo negli stessi anni. Nomi noti tra i Molfese si ritrovano spesso in accademie con Andrea illustre Giureconsulto, Teologo e Scrittore nonché  autore di numerose opere in latino che morì a Napoli nel 1720; Antonino Professore del Real Collegio di Fisica di Termini Imerese 1818 e Gerardo ricordato alla Regia Universita’ di Medicina Federico II perchè per primo intervenne sulla Carotide (si conserva un busto dello stesso nella sede di medicina  “a ricordo del Molfese, pioniere nel campo della chirurgia”).


© Albano di Lucania - busto di Gerardo Molfese

Come in ogni tradizione familiare di quel tempo anche nell’assetto della famiglia Molfese non mancheranno sin da principio uomini di chiesa e devoti: tra questi si ricorda Monsignor Celestino prelato che fu maggiordomo del Pontefice Pio III dal 1490 al 1499 originario, come tutto l’asse familiare di Albano di Lucania ed Eugenio Molfese Priore dell’Abbazia Cistercense del Sagittario di Chiaromonte dal 1705, sepolto a Napoli nella Chiesa di Santa Maria della Libera.
Procedendo ai giorni nostri si distinsero in tempi più recenti (1950) nella Capitale personaggi come il Commendator Manlio Molfese Ispettore Generale del ministero dell'aereonautica ed i dottori Francesco Gerardo e Salvatore illustri uomini di scienza e innovatori nelle arti mediche.
Alcune personalità più rivoluzionarie della famiglia infine le ritroviamo tra Gerardo che nacque in Albano di Lucania il 27 agosto 1781 da Benedetto Molfese e da Antonia Giocoli, appartenente alla famiglia di “galantuomini”  fu avviato alla vita monastica, Minore Osservante poi secolarizzato, si dedicò all’amministrazione del ricco patrimonio familiare, membro della Municipalità Repubblicana del suo paese nel 1803, promosse e favorì il moto contadino diretto all’occupazione delle terre del conte di Campomaggiore; arrestato dopo la caduta della Repubblica Napoletana, “uscì coll’indulto” e fu incluso nel “Notamento dei rei di Stato”; proseguì con il sostenere la causa dei contadini del suo paese sulle terre del conte di Campomaggiore e nel 1806 promosse un moto diretto all’occupazione di queste terre, morì in Albano di Lucania, Canonico Cantore della Chiesa Madre, l’8 settembre del 1829; Nicola Maria che nacque in Albano di Lucania da  Vito che nel 1799 aderì al movimento repubblicano e promosse, nel  febbraio dello stesso anno, i moti contadini diretti all’occupazione delle terre del conte di Campomaggiore con il cugino Vito Egidio nato in Albano di Lucania  il 12 ottobre 1739, dottore in Utroque Jure che nel 1799 fu presidente della Municipalità Repubblicana del suo paese e, da politico del luogo, promosse attivamente  l’occupazione delle terre del conte di Campomaggiore da parte dei contadini di Albano di Lucania; morì in Albano il 18 gennaio del 1818. 
Per comprendere a pieno l’impostazione della famiglia bisogna ripercorrere storicamente gli andamenti di quella nobiltà terriera che nel basso Regno di Napoli fino ai giorni più recenti fu icona e punto di riferimento per il popolo di cittadine, villaggi, abitati decentrati rispetto al potere Regio e che in quanto tali necessitavano di guide: persone culturalmente progredite che potessero supplire la lontananza di un potere centrale. In questo contesto sociale si sviluppa sin dai suoi albori la famiglia Molfese: famiglia riconosciuta nell’Albo d’Oro della Nobilta’ del Regno di Napoli fonda la propria progressione sullo sviluppo culturale, sulla vita militare e sulle corrette alleanze familiari con i de Grazia, i de Cicco, con gli stessi cugini Molfese, con i Fittipaldi, i Brancati ed i Giocoli, e per i figli cadetti con la scelta dell’aggregazione al Clero.


© Biglietto da visita di Domenico Molfese, avvocato di Potenza - inizio 1900.

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Note:
1)  - Gaetano Montefuscoli, “Imprese, ovvero stemmi delle famiglie italiane” - Vol. IV, pag. 204 – Anno 1780
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Bibliografie:
- Famiglie del Regno di Napoli, Vol. IV, Dizionario storico Blasonico e Amnnuari Pontifici.
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Storia locale tratta dagli archivi della famiglia Molfese depositati  presso Torre Molfese, di proprietà del Comune di Sant’Arcangelo.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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