Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Mollo

Arma:
la più antica: d’argento, alla fiamma di rosso;
ramo di Serra Pedace: partito, nel 1° d’argento al fuoco di rosso accompagnato in capo da tre stelle d’oro poste 1 e 2; nel 2° d’azzurro alla molla per il fuoco d’argento sostenuta da due leoni, accompagnata in capo da un globo d’argento caricato da tre stelle poste 1 e 2, il tutto d’oro
(1);
ramo di Montalto Uffugo: d’azzurro, alla molla per il fuoco d’argento, sostenuta da due leoni coronati, accompagnata in capo da tre stelle ordinate in fascia, il tutto d’oro;
ramo patriziale: d’azzurro, al leone d’oro tenente con la branca anteriore destra una molla per il fuoco d’argento, accompagnata da tre stelle d’oro di cui una in punta, alla bordura scaccata d’argento e di rosso.
Titoli: patrizi di Cosenza, baroni di Brunetto.
Dimore: Cosenza, Montalto Uffugo, Serra Pedace, Fallistro di Spezzano della Sila, Amantea.


© Arma Famiglia Mollo di Montalto


Montalto Uffugo (Cosenza)

Le origini della famiglia Mollo si perdono nella notte dei tempi; il cavaliere Ugone Mollo, della città di Siena, si portò in Napoli al seguito di Carlo d’Angiò che lo creò, nel 1278, Montiero Maggiore del Regno di Napoli. Il casato si portò in Calabria dove si ramificò e dimorò principalmente in Cosenza, Montalto Uffugo e Serra Pedace.
Fabio e Pietro Antonio ebbero il cingolo militare
(2) .
Giovanni, nel 1378, con Pietro Caputo ed altri, prese in locazione un pezzo di terra in località S. Pietro di pertinenza della Prebenda di S. Salvatore (2bis).
Pamphilo Mollo, U.J.D.
(3) , giureconsulto e professore universitario a Napoli, ricoprì, agli inizi del Cinquecento, l’ufficio di Auditore Generale presso la città di Rossano ed ivi sposò donna di casa Riso.
Francesco, figlio di Pamphilo, si stabilì a Montalto, dove il casato godette di vari privilegi, sposò Beatrice Alimena, nobile di Montalto
(4).
Ascanio , fratello di Francesco, nel 1555 fu nominato governatore di Cropani, terra in Calabria Ultra, da Antonio II d'Aragona, 4° duca di Montalto, possessore del feudo, il quale lo vendette, intorno al 1560, a Pietro Antonio Ferrari figlio d'Antonello, capostipite del ramo omonimo.
I Mollo di Montalto si diramarono in Sicilia con Pietro Antonio, nominato Governatore di Caltanissetta, dove si estinsero con Antonia
(5) in Casa Pilo, nobile famiglia palermitana; nel 1687 questo ramo fu ammesso nell'Ordine di Malta come quarto nel processo a Sigismondo Pilo del quale Antonia era ava paterna.
Geronimo fu “ottimo medico e filosofo nonchè profondissimo conoscitore del greco”, così scrisse Bernardino Bombini nella sua Historia Brutiorum; inoltre negli atti forensi, presentati a fine Settecento da don Saverio e da don Raffaello Mollo, del ramo di Serra Pedace, alla Real Camera di Santa Chiara di Napoli per ottenere la reintegra nel patriziato di Cosenza si legge “...Geronimo Mollo, il quale nell'anno 1514, fu reintegrato negli onori della chiusa piazza de' nobili della Città di Cosenza...”
(6) .
Angelo Mollo, U.J.D., nel 1574 fu accolto nel patriziato della città di Cosenza insieme ai figli Celso e Geronimo.
Celso, ricoprì l'incarico di medico delle Regie Carceri, scrisse alcune opere di medicina, fu grande amico di Sertorio Quattromani come si evince dalle lettere scritte tra il 1589 e il 1599, pubblicate dopo la sua morte, nel 1624 a Napoli, da Francesco Antonio Rossi, amico di Sertorio, dedicando la pubblicazione a don Ferdinando di Mendozza Alarcone, marchese della Valle.
Pietro, fratello di Angelo, fu chierico, sua sorella Calidonia, fu monaca professa nel Monastero delle Vergini di Cosenza.
Ignazio († 1727), acquistò metà della gabella feudale (tassa che veniva riscossa dal gabelliere il quale poteva essere un concessionario del governo) dello scannaggio di Cosenza, acquistata da Giuseppe Cavalcanti, con Regio Asssenso dello stesso anno; sposò Diana de Bono di Cutro.
Emanuele (1693 † 1732), ereditò la gabella feudale dello scannaggio di Cosenza da suo padre Ignazio; fu Regio Tesoriere di Calabria Citra; sposò Antonia Toscano.
Domenico (1716 † 1744), figlio di Emanuele, ereditò la gabella dello scannaggio di Cosenza; sposò Candida Toscano.
Emanuele juniore, sposò Aurelia de Matera figlia di Ottavio, patrizio di Cosenza; fu l'ultimo intestatario della gabella dello scannaggio di Cosenza
(7).
I Mollo, patrizi di Cosenza, ebbero la baronia di Acquaformosa, terra della Calabria Citra in diocesi di Cassano, fondata nel 1456 dagli esuli Albanesi i quali chiesero di poter costruire alcune case intorno all’abazia che apparteneva al S.M.O. di Malta
(8). Nei primi anni del XVIII secolo detto feudo fu dato in dote a Flaminia Mollo dal padre Francesco Antonio in occasione del matrimonio con Muzio Spadafora. Il ramo di Cosenza si estinse con le sorelle Flaminia ed Isabella discendenti dal capostipite Angelo, aggregato al patriziato di Cosenza.
Il 12 aprile 1795 Raffaello e Saverio (1745 † 1808) Mollo di Serra Pedace, marito di Maria Vittoria Brunetti, baronessa di Brunetto, ottennero la reintegra al patriziato di Cosenza dimostrando la loro parentela con il ramo di Angelo
(9).

Brunetto era un feudo rustico abitato, si estendeva nell'attuale comune di Dipignano, inoltre possedevano gli uliveti di Flaviano ed i frutteti di Falconara, beni che, uniti  ai terreni della Sila, i palazzi di Cosenza e proprietà viciniori, alcune delle quali acquisite dalla vendita dei beni ecclesiastici,  furono ereditati dal loro figlio primogenito Vincenzo Maria Mollo (1779 † 1849), patrizio di Cosenza, barone di Brunetto, cavaliere del Real Ordine delle Due Sicilie e nel 1837 dell'Ordine di Francesco I; la sua vita pubblica iniziò sotto l'occupazione Francese, proseguì con la restaurazione Borbonica del 1815 con la carica di direttore di dazi indiretti della provincia;  fu più volte Sindaco di Cosenza, che modernizzò con l'avvio di diversi lavori pubblici. Uomo molto colto, i suoi interessi spaziavano dalla letteratura, scriveva anche poesie, interveniva nelle sedute dell'Accademia, alla quale diede nuovo vigore, rinominò l'istituto con l'antica denominazione  Accademia Cosentina, si interessava di economia e di agraria attivandosi  per la fondazione della Società Agraria. (10)


Cosenza - Palazzo Mollo


Cosenza - Palazzo Mollo - affresco stemma su parete


Cosenza - Vista da Palazzo Mollo

Ospitò personaggi illustri tra i quali: lo scrittore Alexandre Dumas, viaggiatore del Gran Tour che scrisse “Viaggio in Calabria”, e il botanico Michele Tenore che promosse la realizzazione dell’orto Botanico di Napoli, compiendo un viaggio in Calabria per arricchire l’erbario Napoletano (11).


Campagnano, Cosenza, Casino Mollo

Il Casino Mollo in località Campagnano nel comune di Cosenza (oggi urbanizzata) è un esempio di insediamento rurale del Seicento, appartenuto ai Domenicani fu di proprietà dei baroni Mollo dal Settecento. Nella prima metà dell'Ottocento, per volontà del Sindaco di Cosenza il barone Vincenzo Maria Mollo, fu sede della Scuola Agraria.

Cal.-A.
© Arma partita con le insegne delle famiglie Mollo e Cavalcanti,
posta sulla lastra tombale di Maria Carmela Cavalcanti († 1841),
moglie del barone Vincenzo Maria Mollo.

A sinistra: Cosenza, Chiesa di San Domenico, lapide in memoria del barone Vincenzo Maria Mollo.

Stefano (20 settembre 1799 † 21 marzo 1882), figlio primogenito di Vincenzo Maria  e Maria Carmela Cavalcanti, patrizio di Cosenza, sposò donna Giuseppina Giannuzzi Savelli dei principi di Cerenzia ed ebbero per figlio Luigi (18 settembre 1844 † 25 aprile 1912), patrizio di Cosenza, che sposò Adele Mayerà, da cui Eduardo (5 agosto 1875 † 28 novembre 1962), patrizio di Cosenza, che impalmò la nobildonna  Maria Silvia Zagarese, figlia di Tommaso e Rosa nata Giuliani, i quali generarono Luigi, patrizio di Cosenza, che  sposando Paola Manes, figlia di Carlo e Luigia nata Pisani, generarono: Giovanna, Vincenzo Maria, patrizio di Cosenza, Beatrice, Maria Silvia ed il barone Francesco Saverio, patrizio di Cosenza,  rappresentante della casata.


Barone Luigi Mollo (1844 † 1912)
 


Cosenza, "Città 2000", già latifondo dei Mollo,
la Cappella

LA SILA DEI MOLLO

La difesa (12) di Fallistro, nella Sila Grande in provincia di Cosenza, fu acquistata da Giovanni Pietro Mollo da Piccolo Trenta, negli anni trenta del Seicento, successivamente l'ingrandirono con l'acquisto di altri terreni acquistati da Giovan Battista Spina compresa dei fabbricati, per raggiungere un'estensione di 350 tomolate; il casino e la difesa era un bene maggiorascale, nel 1721, Pietro Mollo l'assegnò al nipote, reverendo Francesco Saverio, dalla proprietà oltre al foraggio si ricavava legname, le tavole, oltre ai bisogni del latifondo venivano vendute, con regolare licenza, e, venivano imbarcate nella marina di Corigliano (13). Agli inizi dell'Ottocento la proprietà si ingrandì, con l'acquisto di terreni, già demaniali, ceduti dal governo francese ad un imprenditore,  come pagamento per il rifacimento del teatro San Carlo di Napoli, il quale in breve tempo li mise in vendita (14).


Fallistro - Filanda in primo piano, a sinistra chiesetta con tetto deteriorato, sullo fondo Casino Mollo.


Fallistro - Sullo sfondo il Casino Mollo

La Sila Regia, demanio pubblico sin dal periodo Romano, in quanto la sua foresta era considerata un bene strategico per lo Stato perchè forniva il legname per la costruzione della flotta; nel 1195, l'Imperatore Enrico VI concesse un'ampia parte della Sila a Gioacchino da Fiore per il sostentamento della sua abbazia, la c.d. Sila Badiale; nel 1333, il Re Roberto d'Angiò, memore della sacralità che ne avevano i Romani, emanò un decreto nel quale indicava la Sila come suo demanio.
Nel 1853, il barone Stefano, don Nicola, don Giuseppe e donna Raffaella da Cosenza, risultavano occupatori delle difese nella Sila Regia situate nelle contrade Fallistro e Giordanello; e delle difese nelle contrade di: Neto, Crocevia delle Magare, San Bartolo, Garopato, Sculca e Varco di Giordano occupatori con altri membri della famiglia, ovvero i coniugi don Saverio Carratelli e donna Maria, i coniugi don Pasquale Mirabelli Centurione e donna Beatrice, e don Gaetano di Amantea
(15), fratello del barone Stefano, sposato a Carolina d'Amato, nobile di Amantea.
Vincenzo, figlio di Gaetano e Carolina, fu iscritto nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana col titolo di patrizio di Cosenza (m.) ed ebbe per figli: Maria Carolina, Severina e Gaetano, patrizio di Cosenza(16).
A fine Ottocento, da un inventario dei fabbricati ricadenti nella difesa Fallistro, risultava che: il Casino Nobile e la filanda erano circondati da due chiese, una serra d'acqua, un mulino, ed una torre, costituita da tre stanze e altrettanti bassi, tra i quali il forno, tutti ubicati su di un pendio, a valle del bosco di pini larici e aceri montani.


Fallistro - Torre

Tramontata l'epoca della filatura come risorsa economica, agli inizi del Novecento, il corpo di fabbrica della filanda fu ristrutturato ed adattato come pensione per turisti.


Sila Grande - Pensione Fallistro

La vera ricchezza che rimane ancora oggi è il bosco, che la famiglia ha sempre ritenuto una risorsa da salvaguardare, tanto che nel 1987 venne istituita la Riserva Naturale Biogenetica “ I Giganti di Fallistro”,  per volontà della baronessa Paola, nata Manes, moglie del barone Luigi Mollo, patrizio di Cosenza, e dell'Amministratore delle Foreste Demaniali della Sila.
Il prof. Orazio Ciancio fece uno studio approfondito dal quale emerse che le 56 piante, di oltre 1000 metri cubi, avevano circa cinquecento anni di età.
Nel maggio 2016, contestualmente alla firma dell'affidamento al FAI della riserva naturale “I Giganti di Fallistro” da parte del Parco Nazionale della Sila, si firmò l'atto di donazione alla Fondazione del Casino Mollo dalle sorelle Giovanna, Beatrice e Maria Silvia, nobili dei baroni Mollo.

Gaspare Mollo risulta iscritto nell’Albo degli Avvocati del 1780, istituito per la prima volta al Mondo, elaborato dal legislatore del Regno di Napoli.

_________________
Note:
(1) - G.B. di Crollalanza, “Dizionario storico-blasonico delle Famiglie Nobili e Notabili Italiane”, 1888
(2) - Ai tempi degli Angioini era un'onorificenza concessa dal Re indispensabile per accedere alla cavalleria. Per l'investitura il novizio cavaliere doveva trascorrere in una cappella alcune notti in preghiera, assistito da un sacerdote, ricevendo i sacramenti e facendo bagni di purificazione.
(2bis) - Vincenzo Maria Egidi in “Regesto delle pergamene dell'Archivio Capitolare di Cosenza”, pag. 17,  a cura di Raffaele Borretti. Editoriale progetto 2000.
(3) - L’acronimo U. J. D. è l’abbreviazione di Utroque Jure Doctor oppure di  Utriusque Juris Doctor, dottore nell'uno e nell'altro diritto (civile e canonico); le dizioni sono entrambe accettabili perché tutte e due le forme sono state usate nel tempo, la prima è la più comune mentre la seconda è latinamente più corretta. Così come si può adoperare la I o la J per "iure".
(4) - Cesare Orlandi “Delle città d'Italia, notizie sagre, e profane”, Tomo Quinto; Perugia 1778.

(5) - V. Palizzolo Gravina, “Il blasone in Sicilia”, 2000
(6) - Domenico Puntillo, Cinzia Citraro in " Historia Brutiorum, Bernardino Bombini", pag.289; Prometeo, 2015.
(7) -
Mario Pellicano Castagna in " La Storia dei Feudi e dei Titoli nobiliari della Calabria" pagg.162-163, II Vol.; Editrice C.B.C. 1996.
(8) - Lorenzo Giustiniani, “Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli”, ristampa anastatica dell’edizione di Napoli, 1797 – 1816.
(9)- Francesco Bonazzi di Sannicandro, “Famiglie Nobili e Titolate del Napolitano”, Arnaldo Forni Editore, 2005
(10) - Pellicano Castagna, “Le ultime instestazioni feudali in Italia”, Editore Effemme, 1978. Lo stesso autore, nel primo volume dell'opera"La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria", a pag. 301 riporta: "Gaspare Brunetti di Dipignano, possedeva alcuni beni rustici e, chiese di poterli erigere a feudo quinternato e denominarlo Brunetto in favore di suo figlio ed i suoi discendenti, la richiesta fu accolta con Decreto della Regia Camera della Sommaria del 18 febbraio 1694; Francesco Antonio Brunetti di Gaspare (m.1699), barone di Brunetto, ne fu il primo intestatario in data 25 settembre del 1694. Giovan Battista (m. 1758), barone di Brunetto, il 18 giugno 1701, ebbe significatoria di rilevio per il feudo di Brunetto come erede per la morte di suo fratello Francesco Antonio. Nicola (m. 1780), barone di Brunetto, successe nel feudo come erede per la morte di suo fratello Giovan Battista, ebbe intestazione il 31 marzo 1760. Vittoria Brunetti, baronessa di Brunetto, come erede per la morte di suo padre Nicola, ebbe l'ultima intestazione il 26 aprile 1781."

(11)- vedi http://www.igigantidellasila.it/downloads/casino-fallistro.pdf.
(12) - Estensioni di terreni recintati per far pascolare le mandrie o per seminarvi.

(13) - “Le pietre raccontano... case baronali in Sila....”; curato dall'ARSSA, dall'Istituto Conprensivo Statale B.Telesio e dei comuni di Spezzano della Sila  e Spezzano Piccolo; Pubblisfera, 2000.

(14) - Barbaja era un imprenditore di Milano il quale aveva ristrutturato e costruito un'ala del teatro San Carlo di Napoli per ordine del Re; venne pagato con parte della Sila Regia consistente in 4 difese e 28 demani; (G. Valente. 1990,“ La Sila dalla transazione alla riforma (1687-1950)” Studio Zeta, Rossano, 1990).
(15) - Cavaliere Pasquale Barletta "Statistica Silana", Stamperia Governativa - Napoli 1870.
(16) - Vittorio Spreti, “Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana”; Forni Editore, Bologna 1969.


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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