Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia di Palma

Arma: partito, nel 1° di rosso a due bande d’argento; nel 2° di rosso ad un ramo di palma al naturale; al capo di rosso caricato da una rosa d’argento.
Alias: bandato d’oro e d’azzurro, al capo cucito del secondo caricato di un ramo di palma al naturale, accompagnato da due rose di rosso.
Cimiero: un leone nascente d’oro, tenente tra branche anteriori un ramo di palma.
Motto: SI DEUS VULT, EGO VOLO.
Dimore: Napoli, Milano e Palermo.

Ch.-SS.e.S.
Napoli, Stemma famiglia di Palma, ramo di Napoli

L’antichissima  famiglia di Palma, originaria di Nola, prese il nome dal castello di Palma situato poco lontano da Nola; era detta anche di Castiglione poiché possedevano l’omonima terra, sita in Calabria, ricevuta in dono per aver combattuto con i Normanni. Il piccolo feudo di Castiglione con dignità di baronia ricadente attualmente nel comune di Falerna in provincia di Catanzaro e confinante con la provincia di Cosenza,  a seguito della morte senza eredi di Guglielmo di Castiglione, fu devoluto a re Carlo II d’Angiò che la donò nel 1306 ad Adinolfo d’Aquino, generale dei balestrieri.


Castiglione, anni ottanta del Seicento, acquaforte di Giovan Battista Pacichelli, in alto a destra lo stemma dei d'Aquino.

La famiglia, stanziatasi in più luoghi, innalzò diverse armi, come si possono ammirare  in antichi manoscritti; nella chiesa di San Francesco in Nola vi è il sepolcro di Andrea di Palma del 1319 con lo stemma: fasciato d’ azzurro e d’oro, nel capo d’azzurro un leone d’oro nascente. Il leone in seguito fu sostituito con un ramoscello di palma che rappresenta la città di Palma, trasferendo il leone sul cimiero con un altro ramoscello di palma tra le branche.


L'antico stemma della famiglia di Palma di Nola

Il casato fu più volte ricevuta nell’Ordine Gerosolimitano sin dal 1300 con Gregorio di Palma, Balio di Venosa.  Ha goduto di nobiltà in Nola, in Napoli dove fu ascritta al Patriziato dei Sedili di Nido e Porto, e in Messina; ha posseduto molti feudi, tra i quali Capolattaro, Giugliano, Monterone, Baiano, Vignole, oltre un esteso feudo con vassalli nello Stato di Sanseverino, ed altri feudi nei territori di Maddaloni, Aversa e Cardito. A Napoli, oltre la cappella gentilizia, possedeva molte case, e i sui rappresentanti erano appellati “Milites” avendo ottenuto il cingolo militare.
Guglielmo di Palma o di Castiglione, signore di Palma, figlio di Rinaldo e di Covella Gesualdo, fu giustiziere per l’imperatore Federico II di Svevia, nel 1236 fu custode degli ostaggi lombardi; egli donò nello stesso anno il monastero di S. Maria à piedi di Palma col pubblico ospedale e due moggi di terreno a Pietro Abate del Monastero di Mater Domini in Nocera dè Pagani.  Fu uno dei capitani, insieme a Riccardo Filangieri, a difendere le mura della città di Napoli, sulle quali sventolava la bandiera della Repubblica Napoletana, dagli infruttuosi assalti di Corrado IV di Svevia che, quando entrò in città nel 1256 con l’inganno di false promesse, costrinse alcuni componenti delle famiglie Griffo e Filangieri ad abbandonare Napoli; detto Guglielmo, oltre l’esilio, fu scomunicato dal Papa Innocenzo IV.
Il nobile Pasquale di Palma (
1301), figlio di Roberto e di Maria d’Aquino, sposò Berarda Filangieri.
Berardo di Palma (
1341), fratello di Egidio giustiziere vicario di Principato in luogo di Giacomo d’Antignano, fu vescovo di Rapolla dal 1330 e Consigliere di re Roberto d’Angiò; fu nominato esecutore del testamento di Carlo duca di Calabria, figlio di re Roberto, unitamente all’arcivescovo di Sorrento, al vescovo di Aversa, a Bertrando del Balzo conte di Montescaglioso, a Tommaso Marzano conte di Squillace, a Bonifacio della Marra, a Matteo Spinelli di Giovinazzo, a Frat’Andrea di Gagliano e fra Lorenzo Venato di Napoli, e al cavaliere Cartolomeo Caracciolo detto Carafa.
Onofrio, Regio Consigliere e Avvocato della Gran Corte della Vicaria, autore di opere giuridiche pubblicate nel 1655, fu il capostipite del ramo di Palma Castiglione.

Ch.-SS.e.S.
Napoli, cappella gentilizia della famiglia di Palma, qui è seppellito il Regio Consigliere Onofrio di Palma.

Nel 1647 Fabrizio di Palma, giudice ed avvocato fiscale della Gran Corte della Vicaria e Consigliere di Santa Chiara, durante la rivoluzione di Masaniello dovette fuggire da Napoli, reo di aver dato asilo gli spagnoli nella sua casa che fu saccheggiata.
Nel 1672 Nicola di Palma, cavaliere di Calatrava, fu governatore della città di Ariano.
Casalcipriano, terra in Contado di Molise, in diocesi di Trivento, nel 1669 apparteneva a Gio: Battista de Rago, poi passò alla famiglia Lieto (o Leto) col titolo di marchese, che si estinse nei di Palma con una sorella di Filippo de Lieto, ultimo feudatario di Casalciprano.
Sant’Elia, oggi Sant'Elia a Pianisi, in contado di Molise,  confinante con Monacilioni, nel 1556 fu acquistato dai de Gennaro, nel 1565 dai Brancia; nel 1610 da Gianvincenzo Brancia vendette detto feudo, insieme alla terra di Monacilioni, a  Marcantonio di Palma (
1615) che ottenne il titolo di duca di Sant’Elia nel 1613 ed ebbe il privilegio di aggiungere al proprio cognome d’Artois per riconosciuta consanguieità con la Casa Reale di Francia, e di accollare al proprio stemma l’aquila imperiale.
Francesco di Palma Artois, 7° duca di Sant’Elia e baroni di Monacilioni, sposò in prime nozze la contessa Maria Giuseppa de Brandis (
a Napoli 9.10.1761) e, in seconde nozze, donna Imara Francone dei principi di Ripa Francone, già vedova del principe di Torchiarolo, don Luigi Caracciolo, che diede alla luce donna Maria Vittoria, ultima di questa linea.

V.V.d. - Ch. S.V.d.P.

V.V.d. - Ch. S.V.d.P.

Napoli, lastra tombale della contessa Maria Giuseppa de Brandis. Si notino le due palme che
richiamano lo stemma dei di Palma, ascritti al Patriziato Napoletano.

Il ramo della famiglia Giovene, marchesi di Pietramelara e di Montemalo, si estinse in casa di Palma Castiglione a seguito di matrimonio celebrato nel 1739 tra Elisabetta Giovene di Pietramelara (1), ultima marchesa di Pietramelara e Montemalo, e Giovanbattista di Palma Castiglione, figlio di Filippo e nipote ex filio del citato Regio Consigliere Onofrio, colonnello del Reggimento Rossignol.
L'erede araldica del feudo e del titolo di Marchese di Casalciprano era Giuseppina Lieto dei Duchi di Polignano, andata in sposa al Marchese Vincenzo di Palma Castiglione di Pietramelara e Montemalo.
Altri tre personaggi, degni di nota del ramo di Palma Castiglione:
Leonardo che insieme ad altri nobili fondò nel 1539 il Monte di Pietà che diventerà poi Il Banco di Napoli;
- Lucio, trisavolo di Antonio, Vice Ammiraglio della Regia Marina Borbonica e Presidente del primo Consiglio dell'Ammiragliato;
- Lucio, caduto ad appena 18 anni,come volontario nella Grande Guerra.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e il Registro della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà”.

di Palma di Torrecuso
a cura di Alfonso di Palma

Il cognome di Palma nell’Italia meridionale è oggetto di ben due studi del de Lellis(2) (relativi ai rami di Palma Campania, Nola e Napoli) che ne fanno risalire l’origine ad un ceppo normanno giunto in Italia nel XII sec. d.c. a seguito di Guglielmo I di Altavilla (alcune fonti parlano della discendenza dal cavaliere Geliano dal quale sarebbe derivata la consanguineità con la casa reale degli Artois successivamente riconosciuta al ramo dei duchi di Sant’Elia(3)). La storia della famiglia è stata sintetizzata da Candida Gonzaga(4) che ne ha riassunto feudi, beni, monumenti etc.. Un elemento centrale della storia della famiglia è la ripetuta e continua relazione con la famiglia Caracciolo. Questo rapporto è evidenziato in questo studio per quanto riguarda Palma Campania, Napoli, Torrecuso, San Giorgio Lamolara e Sant’Elia a Pianisi, dove sia i Caracciolo che i di Palma sono stati nobili con lunghi periodi di collaborazione. Spesso, come vedremo, i di Palma sono stati feudatari di alcuni di tali centri prima o dopo rispetto ai Caracciolo.  Quasi sempre, inoltre, al seguito dei Caracciolo, sono stati impegnati nelle “arti liberali” in posizioni di alta responsabilità. Tale tratto, peraltro, è comune in quasi tutti gli altri centri in cui hanno vissuto le due famiglie, aspetto che qui non è stato approfondito stante la delimitazione del campo sull’origine del cognome e sulla sua presenza nel beneventano,  ampiamente esaminati negli studi del Professore Savaglio, di cui si dirà di seguito.
1 -
La famiglia di Palma ha avuto importanti ruoli ed una notevole diffusione in tutta l’Italia meridionale come si può vedere in parte nella carta geografica realizzata attraverso l’unione di cartine parziali opera del cartografo del ‘700 Antonio Cartaro.

2 - La famiglia si è insediata prima in Castiglione(5), sulle coste della Calabria Citra (o Citeriore), (dove è rimasta fino al 1306) tale località è oggi denominata Castiglione Marittimo ed è una frazione di Falerna in provincia di Catanzaro.
L’immagine di Castiglione appartiene ad una serie di acqueforti realizzate da Giovan Battista Pacichelli negli anni ottanta del seicento, prima che il paese fosse interessato da successivi interventi che ne hanno cambiato la fisionomia. Nel castello  quasi certamente ha abitato la famiglia durante la sua permanenza a Castiglione.
3 - Oltre a quello di Castiglione, dal 1175 la famiglia ha ottenuto il feudo di Palma con Rinaldo ed è rimasta in tale terra, da cui ha assunto la denominazione, fino al 1775. Stemma di tale ramo: Spaccato con la fascia
in divisa di oro. Nella parte inferiore tre sbarre di colore azzurro alternate con altrettante di color oro, traversanti da sinistra a destra. Nella parte superiore due rose vermiglie in mezzo alla quali è situato un ramoscello di palma indicante il dominio sulla terra omonima. Lo scudo è sormontato da un leone d’oro fino al petto, con le branche distese a sinistra, tra le quali e situato un ramo di palma.

La Famiglia è rimasta in questo centro fino al 1775 con la morte senza eredi di don Giuseppe di Palma(6). Di tale ramo meritano una citazione particolare Guglielmo, giustiziere imperiale e Raffaele, vescovo di Oria.
4 -
Il castello di epoca angioina, in particolare, è stato sicuramente abitato dalla famiglia di Palma. Oggi è una struttura diruta le cui fondazioni sono inglobate in vari manufatti civili e religiosi successivi.
5 - Esso, ancorché presentasse torri e mura merlate, più che un forte era una casina di caccia con annessa paggeria e falconeria e “aveva pregevoli affreschi seicenteschi e porte finemente intagliate e decorate”
(7).
6 -
Altro paese al centro della storia della famiglia è Nola(8) dove, fin dal 1236, Vignole, località del predetto centro, fu concessa in feudo a Guglielmo di Palma e, successivamente, ad altri personaggi della famiglia che furono titolari anche del feudo della città. Oltre alla documentazione di  importanti titoli e beni ancora oggi è presente una coppia di stemmi dei di Palma conservati nel museo del Duomo di Nola(9)  ed appartenenti alla cappella di “Santa Maria del Gesù” che la famiglia possedeva nella fine del XVI secolo. L’iscrizione della cappella è stata sostituita, a seguito del restauro del 1583, con una nuova(10) su cui, nel citare i di Palma, si evidenzia oltre al titolo di “Patrizi della città di Nola”, anche l’origine normanna della famiglia(11). Ai di Palma fu inoltre concesso di celebrare le loro messe sull’altare maggiore della cattedrale e di poter realizzare una sepoltura innanzi ai gradini del presbiterio. La presenza dei di Palma in Nola durò fino al 1530, quando varie vicissitudini, tra cui il contagio pestilenziale, li portarono a trasferire la loro residenza in Napoli.


Stemma del ramo di Palma Campania nel Duomo di Nola

7 - In Nola ancora esiste, in via Principessa Margherita, il palazzo di Palma Baldassini(12).
8 - A Napoli, altra importante sede della famiglia, oltre a contatti nonché parentele con la nobiltà del luogo, i di Palma possedevano ingenti beni e monumenti. Lo stemma di tale ramo ancora presente nella cappella di famiglia di cui i dirà di seguito, era costituito da un
campo diviso. Nella parte superiore, su base rossa, è posta una rosa d’argento. Nella parte inferiore di rosso a sinistra due sbarre d’argento, a destra un ramo di palma. Di tale ramo meritano di essere ricordati Nardo, fondatore del Monte della Pietà di Napoli, avente lo scopo di concedere prestiti gratuiti su pegno a persone bisognose, nonché l’architetto Giovanni Francesco, detto il Mormando, autore di diverse opere ancora esistenti nel capoluogo partenopeo.
9 - Di essi è tuttora esistente una cappella nella chiesa dei Santi Severino e Sossio dei P.P. Benedettini  fra i cui realizzatori figura il predetto Giovanni Francesco di Palma.


Napoli, Chiesa dei Santi Severino e Sossio

10 - La cappella di Palma si trova nella “Chiesa vecchia o inferiore”, sul lato destro della Chiesa principale dei Santi Severino e Sossio di Napoli, e fu costruita nei primi due decenni del XVI secolo tra il Monastero e la precedente chiesa angioina.


Napoli, Chiesa dei Santi Severino e Sossio, chiesa inferiore

11 - La cappella fu concessa per antico retaggio di Giacomo Antonio Di Palma ed è qui che fu sepolto, fra gli altri, fr. Raffaele Di Palma, vescovo d’Oria. Essa presenta sulla parte superiore lo stemma marmoreo policromo dei di Palma, interessanti stucchi alle pareti e sull’altare nonché un elaborato pavimento in ceramica.


Napoli, cappella di Palma


Stemma e stucchi superiori

Stucchi e lapide

12 - Sulla lapide di destra della cappella è presente una iscrizione riportata nella versione originale in latino anche dal de Lellis e la cui traduzione in italiano è “Antichissima e nobilissima famiglia normanna dei Palma da Guglielmo, contro l’assedio di Corrado come generale duca dell’esercito e come signore del castro di Palma, in questo e nella città di Nola dopo lunga permanenza, dopo essere tornata a Napoli, aggiunta talvolta ai patrizi, spesso associata ai magnati, non raramente decorata con onori, tuttavia sempre da sfortune afflitta, poiché non questo sacello è immune, i fratelli don Filippo e don Simone de Palma, figli di Onofrio consigliere del re, nipoti di Raffaele vescovo di Oria ed eredi dell’esimio giureconsulto di fidecommesso Giacomo Antonio, restituirono le ceneri degli antenati con antico decoro e ornarono per loro e i posteri. Anno del Signore 1695”.

13 - Per la lapide sul pavimento di fronte alla cappella di Palma, anch’essa citata dal de Lellis, la sua traduzione è “Antico sepolcro eretto dagli illustri coniugi don Raffaele Vidal e donna Aldonsa Vaglie dal sangue di Valensia, seguirono don Isabella, loro figlia ed erede e Giacomo Antonio de Palma suo marito patrizio napoletano e famosissimo giureconsulto, Bernardino e Marcantonio de Palma loro figlio e nipote a futura memoria fecero questa incisione nell’anno 1613”

14 - Sull’altare era collocato un polittico (ora nella seconda cappella di sinistra della chiesa superiore), datato 1529,  raffigurante Madonna col bambino, crocifissione e diversi santi di Andrea da Salerno che ha introdotto la “nuova maniera” del Raffaello nel napoletano. Nella parte superiore esso rappresenta la Crocifissione con ai lati i Santi Benedetto e Scolastica, nella parte inferiore Madonna con bambino tra i santi Giovanni Battista e Giustina. Da notare la dolcezza del volto della Madonna e ed i piccoli angioletti con strumenti musicali che la circondano.

15 - Per la parte che ci interessa, il Beneventano, nell’area del Fortore, figura Ferrante di Palma che è stato feudatario di San Giorgio La Molara, Pietramaggiore e Sant’Andrea e proprietario del feudo dal 1569 al 1587(13). Come afferma il Prof. Savaglio(14), “Nel breve periodo del suo governo Ferrante … riuscì a creare le basi di alcuni rami del suo lignaggio rimasti inizialmente a San Giorgio e, successivamente, spostatisi a Torrecuso. … Il ricongiungimenti dei di Palma di Torrecuso con quelli di San Giorgio avvenne dopo il 15 dicembre 1640 (secondo il Ricca nel 1620) quando il Sacro Consiglio … alienò San Giorgio La Molara a Carlo Caracciolo, Marchese di Torrecuso, decretando la nascita di un nuovo corpo giurisdizionale con capoluogo a Torrecuso dove i Caracciolo avevano stabilito la loro corte”.

16 - Ricostruzione del castello oggi distrutto nel piano superiore.


Castello di San Giorgio la Molara, appartenuto anche alla famiglia Iazeolla
Ricostruzione veduta dal lato sud-ovest liberata da fabbricati dei tempi posteriori.

17 - Palazzo baronale attualmente ad un solo piano a seguito di una sommossa popolare del 1848 ed oggi adibito a scuola.
18 - A San Giorgio Lamolara, in Piazza San Pietro, ancora oggi esistono i resti del Palazzo di Palma. In particolare sul portone principale figura lo stemma con tre monti (come si vedrà uguali a quelli di Torrecuso) ed un albero di ulivo con tre palme.

19 - Ferrante di Palma, dopo la morte del padre nel 1615, si è poi trasferito a Sant’Elia a Pianisi (oggi in provincia di Campobasso) dove ha assunto il titolo di duca di Sant’Elia e di marchese di Monacilioni sotto il nome di Palma d’Artois. Tale denominazione è confermata dalla presenza dello stemma dei di Palma nelle successive armi composite successive(15). Nella Chiesa della missione, in via Vergini di Napoli, è ancora oggi custodito lo stemma della contessa Maria Giuseppa de Brandis, moglie di Giuseppe di Palma, 7° duca di Sant’Elia, nello stesso è da notare l’aquila bicefala imperiale accostata allo stemma per la riconosciuta consanguineità con la casa reale d’Artois(16) e, a sinistra dello scudo, lo stemma sormontato da due palme per richiamare l’appartenenza alla omonima famiglia del patriziato napoletano(17).
20 - Nella cittadina sono presenti ancora alcune opere appartenute alla famiglia ed in particolare il Palazzo Caracciolo (successivamente sede del comune), che fu acquisito da quest’ultima famiglia a seguito del matrimonio di Donna Vittoria di Palma d’Artois con un rappresentante della famiglia Caracciolo di Cellamare Duchi del Gesso
(18).


S. Elia a Pianisi, palazzo di Palma - Caracciolo

21 - Alcuni esponenti della famiglia hanno rivestito ruoli di una certa importanza anche nel Sannio e nelle aree limitrofe, in particolare figurano, fra l’altro, i Baroni di Monterone e Campogattaro (fra cui spicca il medico della corte reale Pasquale di Palma), i Marchesi di Pietramelara nonché personaggi di rilievo come il Rettore del Collegio di Benevento, il Gesuita Lelio, morto di peste mentre assisteva i malati. Su tale ramo ha prodotto un approfondito studio il Prof. A. Savaglio(19). Le linee cadette dei Baroni di Monterone e Campogattaro continuarono a vivere nella zona dedicandosi alla cura delle proprietà terriere, alla cultura militare e tecnico giuridica(20). In Torrecuso, come approfondito dal Prof. Savaglio, allo stato della ricerca, la prima testimonianza ufficiale risale al 1406 con Cobello di Palma, proprio nell’area di Sant’Erasmo e, in seguito, in un nutrito nucleo familiare verso la fine del 1500, di cui il primo risultante negli atti è il notaio Giovanni di Palma, autore nel 1574 della Platea dei beni della Parrocchia di S. Erasmo.
22 - Ancora oggi è presente il Palazzo della famiglia ed in particolare il portale con lo stemma “caratterizzato dalle ricche volute di gusto barocco concludentisi con il motivo di un fastoso cimiero”
(21). Si tratta di uno stemma partito. Nel primo spazio di sinistra, troncato da una fascia divisoria in oro, nella parte superiore, in azzurro, si trovano tre stelle di color oro; nella parte inferiore di azzurro tre palme sopra tre cime verdi di un monte. Il secondo spazio di destra è occupato da un castello con tre torri sormontato da due stelle d’oro in campo rosa, simbolo del paese di Torrecuso a suggello dello stretto legame della famiglia alla città. Lo stemma è bordato da motivi floreali e presenta nella parte superiore un elmo su cui si trovano tre piume rosse con la punta gialla attestanti la cittadinanza beneventana riconosciuta nel 1608 al notaio Cesare ed ai fratelli Salvio e Marzio. Il notaio Cesare, in particolare, merita di essere citato in quanto fautore di una difesa della popolazione contro il regime dispotico di Troiano Caracciolo.
Della famiglia di Palma del ramo di Torrecuso, inoltre, meritano una citazione i proprietari del palazzo ed in particolare:
-
il Notaio Giovanni che nell’anno 1574 redige la platea dei beni della parrocchia di S. Erasmo;
- Il Notaio Cesare che, per aver ereditato la professione di Notaio ed in quanto residente nel palazzo di Palma, dovrebbe essere figlio, ovviamente insieme ai predetti fratelli Salvio e Marzio, di Giovanni;
- il notabile e giurista Agostino, figlio del notaio Cesare, presente in due atti del 1659, promotore di importanti lavori di restauro del Palazzo di Palma (S. p. 22, n. 76)
(22);
- il Magnifico Giovanni Nunzio, sposo di Isabella Lenti, come da atti del 1665 e 1675, e genitore del sottocitato Notaio Giulio Cesare secondo quanto riportato nel libro dei defunti alla morte di Isabella nel 1700;
- il Notaio Giulio Cesare, padre del sottostante Giovanni Nunzio, citato in due atti del 1701 e 1722 (S. p. 63, n. 203);
-
 il Magnifico Giovanni Nunzio, presente in un atto del 1753;
- il figlio Francesco, ultimo di Palma proprietario dell’omonimo Palazzo fino al 1764 (S. p. 63, n. 207 e 208).

Gli esponenti citati rappresentano il ramo principale di Torrecuso, puntualmente citato negli atti della parrocchia di Sant’Erasmo ed in vari atti notarili, che è rimasto nello stesso paese, ed in particolare nel Palazzo di Palma, fino alla seconda metà del 1700, quando la proprietà è passata ai Fusco e ai Jardella, fino ai recenti proprietari Spagnuolo e infine Cocchiaro che ha ceduto la sua parte al Comune.
23 -
Il palazzo, come documentato da alcuni atti della parrocchia di Sant’Erasmo, aveva al suo interno anche una cappella privata di cui oggi è rimasta la finestra. L’Architetto Coletta in merito afferma che si tratta di una finestra “di chiara matrice proto rinascimentale, caratterizzata da una elegante cornice decorata alla base dei piedritti con il classico motivo dei rosoni aperti e per il resto fasciata da un equilibrato gioco di listelli geometrici sapientemente raccordati. Sull’architrave, a separazione del sovrastante timpano lineare, prospetta una decorazione raffigurante due grifi dalle lunghe code reggenti in mezzeria uno stemma crociato recante la scritta JHS”(23). Il monogramma IHS, spesso stilizzato come in questo caso con una croce nella H, è un nomen sacrum che fin dal Medioevo ha un uso amplissimo nell'arte figurativa della Chiesa cattolica come Cristogramma. La sigla JHS (o in alfabeto greco ΙΗΣ) compare per la prima volta nel III secolo fra le abbreviazioni utilizzate nei manoscritti greci del Nuovo Testamento, San Bernardino è il diffusore del monogramma ma è anche colui che ce ne fornisce il significato: J Jesus H Hominum S Salvator. 
24 - Di un certo pregio erano anche il salone “La camera presentava un soffitto ligneo fastosamente decorato, con sapienti accorgimenti prospettici simulanti un variegato gioco di orditure poggianti su una fascia che, nelle ondeggianti volute barocche, metteva in evidenza medaglioni raffiguranti torri, castelli, e casolari presumibilmente documentanti i possedimenti della famiglia di Palma”
(24).

25 - I di Palma di San Giorgio La Molara e Torrecuso, con diversi rappresentanti definiti nobili, signori e magnifici, risultano strettamente legati da svariati rapporti fra cui, in particolare, il matrimonio di un di Palma con la figlia dell’erario dei Caracciolo, il notaio Nicola Angelo Landone(25).
26 - Esistono inoltre varie tracce di rapporti e cerimonie familiari fra i di Palma dei due centri ed i Caracciolo. Come affermato dal prof. Savaglio ad attestare il “processo di avvicinamento e fusione tra le due linee dei di Palma di Torrecuso e San Giorgio Lamolara vi fu il sacerdote Agostino di Palma che, a San Giorgio era in confidenza con il notaio Nicola Angelo Landone e somministrò il battesimo della figlia Prudenzia ” alla presenza della marchesa Vittoria Caracciolo che aveva preso parte a tale cerimonia come madrina
(26).
27 - Per cercare di ricostruire un albero genealogico del ramo di Torrecuso:
a.  risultano contemporanei:
- il giurista Fabrizio, citato in un atto su alcuni beni in località Santo Ianni di Torrecuso, nel 1574;
- il Giudice Nicola che viene citato in un atto del 1574 relativo a beni immobili a Croce Vecchia di Torrecuso;
- Sabatino, padre della Magnifica Porzia vds. atto del 1619, di cui si dirà di seguito;
- il predetto Notaio Giovanni che nello stesso anno 1574 redige la platea dei beni della parrocchia di S. Erasmo.
Quasi certamente Nicola, Sabatino, Giovanni e Fabrizio erano fratelli ovvero cugini di primo grado.
Quanto precede ove si consideri che la predetta Porzia di Sabatino, rimasta vedova, nel redigere importanti atti a favore delle figlie nel 1618 e 1619 chiama in ausilio gli zii (di primo ovvero di secondo grado) Nicola e Fabrizio nonché i sotto citati cugini (di primo ovvero di secondo grado) Cesare e Giovannantonio per essere assistita legalmente.
b.
Nella successiva generazione troviamo:
- i fratelli Giovanbattista (Chierico) e Vittoria, in base ad atto del 1619 figli del predetto Nicola (Giudice). Il Chierico Giovanni, nel 1618, è testimone nella riscossione di un credito del sottostante cugino Cesare;
- i fratelli Cesare (Notaio), Salvio e Marzio (iscritti alla cittadinanza beneventana nel 1608). Cesare, per aver ereditato la professione di Notaio ed in quanto residente nel palazzo di Palma, dovrebbe essere figlio, ovviamente insieme ai fratelli Salvio e Marzio, di Giovanni. Cesare, nel 1605, è testimone al matrimonio della sottostante cugina Rosa e come detto sopra, assiste legalmente la cugina Porzia insieme ad altri parenti nel 1619;
- il figlio di Fabrizio, Giulio (in base ad atto del 1621). Nel 1620 Giulio figura in un atto di vendita di un terreno al sottostante cugino Abate Giovanni Nunzio di Palma. Giulio è il capostipite del ramo di San Salvatore Telesino dove risulta nello stato delle anime del 1649;
- i fratelli Giovanni Nunzio (Abate) e Rosa. L’abate Giovanni Nunzio, in particolare, nei citati atti della cugina Porzia è l’acquirente dei beni venduti che, in parte, dona ai figli della sorella Rosa;
- l’eletto dell’università di Torrecuso (1619), Giovannantonio che, come detto sopra, assiste legalmente la cugina Porzia insieme ad altri parenti nel 1619.
c. Sempre nell’area di S. Erasmo e di massima impegnati nelle stesse attività dei predetti, vi sono anche altri di Palma, alcuni con titoli e pure presenti nella vita familiare con svariati ruoli. In particolare meritano una citazione:
- il magnifico Mendato, testimone di nozze del predetto figlio del Notaio Giovani, il Notaio Cesare nel 1594;
- il Reverendo Alessandro e Giangiacomo, rispettivamente testimone in un atto del 1619 e debitore del citato Nicola. Al matrimonio di Giangiacomo, nel 1622, Alessandro è testimone;
- l’eletto di Torrecuso Marco, nel 1626, testimone della predetta donazione dell’Abate Giovani Nunzio ai nipoti nel 1619;
- il Nobile, Domino, Magnifico Giudice regio a contratto Orazio, il cui matrimonio del 1637 è celebrato dal Reverendo Alessandro con testimoni il predetto Domino Marzio e Leone (S. p. 12 e 38, n. 21 e 116). Orazio è citato in cerimonie nella cappella del palazzo di Palma nel 1638 e nel 1639. Nel 1641 è giudice in un atto relativo alla predetta Porzia, che abita sotto S. Erasmo, ed alle figlie;
- il proprietario terriero Giovanni Battista presente in una denuncia per un furto subito nella sua tenuta nel 1664 (S. p. 53, n. 164);
- il Dominus Don Carlo citato in due atti del 1676 e 1680.
28 - Un altro ramo della famiglia di Palma di Torrecuso si è trasferito a San Salvatore Telesino (S1. p. 37 e 38, n. 108 e 115 e S2 p. 55-58), come risulta dai registri della Chiesa di S. Maria Assunta
(27) .
29 - Tale ramo è discendente dal predetto Fabrizio ed in particolare dal figlio Giulio
(28).

____________
Note:
(1) -
Elisabetta Giovene, per la morte dei due fratelli maschi, non sposati e privi di discendenza, si trovò ad essere erede araldica del titolo di Marchese di Pietramelara e Montemalo che, maritali nomine, passò nella famiglia di Palma Castiglione sino ai nostri giorni (Decreto Riconoscimento D. M. 27 gennaio 1906).
(2) - DE LELLIS C., Famiglie nobili del regno di Napoli, FORNI, BOLOGNA, 2003 e Famiglie nobili della città e regno di Napoli, FORNI, BOLOGNA, 1977.
(3) - SPRETI V., Enciclopedia storico-nobiliare italiana, MILANO, 1928, pag. 78.
(4) - CANDIDA GONZAGA B. Memorie delle famiglie nobili, NAPOLI, 1875, vol. III, pagg. 168 e sgg.

(5) - PELLICANO CASTAGNA M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, CBS, CATANZARO, 1966, vol. II, pag. 47.
(6) - NAPPI P., Un paese nella gloria del sole. Palma Campania, Grafica Normatipo, BRUSCIANO (NAPOLI), 1982, pagg. 24 e sgg.
(7) - GLEIJESES V., Castelli in Campania, II ed., GIGLIO, NAPOLI, 1977, pag. 163.
(8) - DE LELLIS C., Famiglie nobili della città e regno di Napoli, op. cit., pagg. 71 e sgg.
(9) -
AVELLA L., Casate presenti nella città di Nola, Istituto grafico editoriale italiano, NAPOLI, 2004, pag. 52 e tav. X e XI.
(10) - DE LELLIS C., Famiglie nobili della città e regno di Napoli, op. cit., pag. 83.
(11) - REMONDINI G., Della nolana ecclesiastica storia, Napoli, 1747, tomo III pag. 225. L’iscrizione in latino riportava la seguente scritta: Generi cognomento de Palma ex nolani patritiis spectatissimo normanni, svevi et andegavensibus imperantibus etiam claro familiae superstites in parentes sepultos insepulta observantias ac pietate”.
(12) - AVELLA L., Fototeca nolana. Archivio di immagini dei monumenti e delle opere d’arte della città e dell’agro, ISTITUTO GRAFICO EDITORIALE ITALIANO, NAPOLI, pag. 895.
(13) - RICCA E., Istoria de’ feudi d’Italia, Stamperia de Pascale, NAPOLI, 1869, NAPOLI, pagg. 13 e sgg. e NARDI C., Storia di un feudo del Tammaro. La baronia di San Giorgio La Molara,  A.G.M., Ceppaloni, 1996, pag. 12.
(14) - SAVAGLIO A., Dinamiche familiari ed esercizio del potere in un paese del principato ultra. La signoria dei Caracciolo e le vicende dei di Palma a Torrecuso e San Giorgio La Molara in età moderna (1579, 1769),  ERMES, POTENZA, 2018, pag. 14 e sgg..
(15) - Vedasi foto lastra tombale.
(16) - Vds. quanto detto in premessa a conferma di quanto riportato da Candida Gonzaga citato in nota 3.
(17) - ALDIMARI D., Memorie historiche di diverse famiglie nobili, così napoletane come forastiere, NAPOLI, 1961,  pag. 402.
(18) - DI PALMA F., Sant’Elia a Pianisi. Memorie, PRO LOCO PLANISINA, SANT’ELIA A PIANISI (CB), 1998, pagg. 40 e sgg. e TESTA E., Memorie storiche, civili ed ecclesiastiche di S. Elia a Pianisi, CAMPOBASSO, 2000.
(19) - SAVAGLIO A.,  Feudo e nobiltà a Torrecuso, Aspetti di vita signorile, andamento demografico e quotidianeità durante il Marchesato dei Caracciolo (1601 – 1764). Il ruolo ed il palazzo della famiglia di Palma. BAKOS, COSENZA, 2006.
(20) -
SAVAGLIO A., Dinamiche familiari ed esercizio del potere in un paese del principato ultra. La signoria dei Caracciolo e le vicende dei di Palma a Torrecuso e San Giorgio La Molara in età moderna (1579, 1769),  op. cit., pag. 25.
(21) - SAVAGLIO A.,  Feudo e nobiltà a Torrecuso, op. cit., contributo dell’arch. T. Coletta  su “Il palazzo di Palma in Torrecuso”, pagg. 77 e sgg.
(22) - Ibidem, nel testo, per brevità, in questa citazione come nelle successive, con S. è stato sintetizzato il riferimento al testo del Savaglio e con n. la relativa nota.
(23) - SAVAGLIO A.,  Feudo e nobiltà a Torrecuso, op. cit., contributo dell’arch. T. Coletta  su “Il palazzo di Palma in Torrecuso”, pagg. 77 e sgg.
(24) - Ibidem.
(25) - SAVAGLIO A., Dinamiche familiari ed esercizio del potere in un paese del principato ultra, op. cit., pag. 110 e sgg.  e fig. 13.
(26) - Ibidem, pag. 48.
(27) - Ibidem, pag. 56.
(28) - Ibidem, pag. 57.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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