Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Parisio

Armi:
ramo di Cosenza detto del Cardinale:
  d'azzurro alla fascia accompagnata in capo da due stelle ed in punta da un tronco di albero sormontato da una stella, il tutto d'oro.
ramo di Cosenza detto del Consigliere: d'azzurro al grifo alato di verde con la testa rivoltata tenente in bocca un dardo d'argento, su un terrazzo di verde,  e accompagnato in capo da un artiglio di rosso sostenente un bastone al naturale inclinato in banda.
Titoli: patrizi di Cosenza, patrizi di Benevento, marchesi di Panicocoli.

 Ch S Maria la Nova
© Napoli - Arma di Antonio Parisio, barone di Panicocoli (oggi Villaricca) - Anno 1635

La famiglia Parisi, Parisio o Parrasio, originaria della Francia, si trasferì in Sicilia con Gualtiero e Pagano Parisi per seguire i principi normanni; si diramarono in Cosenza, Napoli e Bologna.
Altri scrittori sostengono che il Casato ebbe origine con Parisio, figlio del conte Pagano, Governatore di Cosenza e che solo nel 1581 fu portata in Sicilia da Angelo Parisi. Da Cosenza poi si diramarono a Napoli, Ravello e Benevento.
Ruggiero,
feudatario di Figline e Santo Stefano (oggi FiglineVegliaturo e Santo Stefano di Rogliano in provincia di Cosenza), nel 1188 fu uno dei Baroni che andò a combattere in Terrasanta ai tempi di re Guglielmo II detto il Buono.
Simone fu Gran Cancelliere di re Carlo I d'Angiò.
Le prime notizie dei Parisio a Cosenza si hanno con Filippo, notaio, che nel 1444 dal Casale di Figline (oggi Figline Vegliaturo) si trasferì in città per esercitare il suo ufficio. Egli generò Ruggiero, U.J.G. ovvero
dottore nell'uno e nell'altro diritto (civile e canonico), che fu ascritto al Patriziato di Cosenza ed ebbe per figli Giovanni, Pietro Paolo e Francesco.


Cosenza, Chiesa di San Francesco d'Assisi, lapide pavimentale con stemma dei Parisio del Consigliere detto anche di Tommaso


Cosenza, Chiesa di San Francesco d'Assisi, lapide
pavimentale dei Parisio


Cosenza, Chiesa di San Francesco d'Assisi, stemma
dei Parisio del Consigliere o di Tommaso

I Parisio raggiunsero il massimo splendore durante il periodo degli Aragonesi; si divisero in due rami, i primo detto del Cardinale il cui massimo esponente fu il cardinale Pietro Paolo Parisio, e il secondo detto del Consigliere il cui massimo rappresentante fu Tommaso Parisio, Membro del Sacro Consiglio di re Ferrante I d'Aragona. Suo figlio Aulo Giano Parrasio (Figline, 1470 Cosenza, 1522) nome latinizzato di Giovan Paolo Parisio, fu filosofo, umanista e scrittore, tra i massimi latinisti della sua epoca. Studiò il greco a Corfù, ritornato aprì una scuola a Cosenza; ben presto lo troviamo a Napoli membro dell'accademia Pontaniana e successivamente a Roma presso l'accademia di Pomponio Leto; alla fine del quattrocento è a Milano dove insegna eloquenza, conosce tra gli altri l'umanista Demetrio Calcondila proveniente da Atene, successivamente ne sposa la figlia Teodora. Nel 1511 fu costretto a tornare a Cosenza, in questo periodo fonda l'Accademia Cosentina; dopo un breve soggiorno a Roma chiamato per insegnare al ginnasio, ritorna definitivamente nella sua città natale. Lasciò la sua preziosa biblioteca ad Antonio, nobile dei baroni Seripando, che la riordinò col suo amico umanista Decio Apriano e la portò a Napoli; successivamente fu ereditata dal cardinale Girolamo Seripando (1493-1563). Attualmente e collocata nella Biblioteca Nazionale di Napoli.


Aulo Giano Parrasio

Il citato Pietro Paolo (Fileno, 1473 Roma, 1544 ), figlio di Ruggiero e di Covella di Francia, studiò a Bologna dove si laureò nel 1499; ritornato a  Cosenza impalmò Gismonda di Tarsia dei baroni di Belmonte che gli diede un solo figlio, Ruggiero. Rimasto vedovo e perso il figlio, intraprese la carriera ecclesiastica; nel 1513 fu canonico cosentino, nel fu chiamato a Roma dal Pontefice Leone X, insegnò per molti anni diritto canonico all'Università di Roma e poi di Padova, sino a quando nel 1538 fu nominato vescovo di Nusco. Nel 1542 fu nominato Inquisitore nel famigerato Tribunale dell'Inquisizione. Nel 1545 ebbe da Papa Paolo III l'incarico di preparare il Concilio di Trento; rese l'anima a Dio il 9 maggio del 1545.


Il Cardinale Pietro Paolo Parisio


Stemma del Cardinale Pietro Paolo Parisio


Roma, Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Monumento funebre del Cardinale Pietro Paolo Parisio, fatto erigere per volontà di suo nipote Flaminio, Vescovo di Bitonto dal 1593 al 1603.

Il Casato vestì più volte l'abito di Malta, nel 1584 con Pietrantonio, nel 1636 con Ireneo; nel 1581 fu ammessa nell'elenco del Priorato di Capua.
Anche il ramo napoletano vestì l'abito del S.M.O. di Malta nel 1716 con Fra Francesco Saverio Parisi, avendo provato di essere discendente del Balio Ruggiero de Parise, primo stipite, dal 1533.
I Parisi di Napoli ottennero il titolo di marchese nel 1859 e risultano iscritti nell'Elenco Ufficiale Italiano del 1922 con Giuseppe Parisi che impalmò la nobildonna Ernestina Ruffo dei principi di Castelcicala.
Nel 1625 Francesco Antonio Parisi acquistò il feudo di Albano, terra in provincia di Basilicata; nel 1629 la possedeva Ferrante Parisi.
Giuseppe Parisi, tenente generale dell'esercito borbonico, fu nominato Cavaliere di Gran Croce e Luigi Parisi, colonnello dell'esercito borbonico, fu nominato Cavaliere Commendatore, entrambi del Real Ordine Militare di S. Giorgio della Riunione con decreto del 7 ottobre 1819.
Il ramo dei Parisio, patrizi di Benevento, fu decorato nel 1638 col titolo di marchese di Panicocoli.

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© Napoli - Cappella Famiglia Parisio di Benevento

Ch S Maria la Nova
© Napoli - Stemma Parisio

Panicocoli, oggi Villaricca in provincia di Napoli, all'epoca era un villaggio in Terra di Lavoro; l'acquistò Gio: Antonio Parisio nel 1634 per ducati 2370 da Salvo Silavo. Nel 1728 pervenne a Nicola Petra, duca di Vastogirardi, che l'acquistò da Carlo de Tassis, conte di Zellò e marchese di Paullo.
Nel 1608 il citato Gio: Antonio Parisio acquistò da Beatrice Putigna il feudo di Altavilla, città in Principato citra.
Nel 1703 Giacinto Parisio (
23.9.1712), patrizio di Benevento, acquistò il feudo di Balvano o Valvano, all'epoca sito in Principato citra e non in Basilicata; detto feudo passò ad Ottavio ( 14.5.1753), figlio primogenito. Nel 1757 Valvano risulta intestato a Vespasiano Giovene, duca di Girasole.
Nel 1718 Beatrice Parisio, figlia di Giacinto marchese di Panicocoli e di Ippolita Capecelatro del Sedile di Capuana di Napoli, sposò Francesco Maria Sozj Carafa (Castello di San Nicola Manfredi, 1702 Napoli, 1752), primogenito di Nicola e di Anna Maria Merenda, patrizio di Benevento e barone di San Nicola Manfredi, terra in Principato ultra, comandante di una compagnia alla battaglia di Velletri.
Il marchese Nicola Perrotti, patrizio di Benevento, sposò Gaetana Parisio e, non avendo prole, nel 1838 adottò per suo figlio legittimo e naturale Salvatore Parisio, figlio del Marchese Luigi e di Maria Irene Latino dei baroni di Santa Maria a Toro, che ereditò il nome aggiungendolo al suo, di titoli e dei beni della famiglia Perrotti. L'arma dei Perrotti era: d'oro, ad otto pere fogliate di due pezzi di verde in due pali, col gambo in alto; il motto era: "Olim Meminisse Juvabit".

 


Stemma Famiglia Perrotti di Benevento

Il citato Salvatore Parisio Perrotti nel 1869 fu nominato Cavaliere di giustizia dell'Ordine Gerosolimitano, e fra gli altri quarti provò la nobiltà generosa della predetta Maria Irene Latino, patrizia di Benevento.
Il marchese Giuseppe Parisio Perrotti (1843 † 1926) impalmò Maddalena Capece Minutolo dei duchi di S. Valentino.

Per eventuali approfondimenti si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e gli Affari della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà”.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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