Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.

Famiglia Passalacqua

Arma:
Ramo di Cosenza: d'azzurro alla banda accompagnata in capo da due stelle e in punta da una stella, il tutto d'argento.
Ramo di Tortona:
d'azzurro alla banda accompagnata in capo da tre stelle il tutto d'argento, in punta da un sole d'oro caricato di un'aquila di nero.
Altra del ramo di Tortona: d'azzurro al sole d'oro caricato di un'aquila nera.

Motto: Post tenebras spero lucem.


© Arma dei baroni Passalacqua

La famiglia Passalacqua, di origine normanna, approdò in Calabria in Squillace al seguito di Ruggero I conte di Sicilia con Enrico de Passalacqua il quale si distinse nell'assedio della città di Capua contro il duca Sergio;  come riporta frà Girolamo Sambiase, a  Ferdinando,  nel 1213, Federico II gli concesse il feudo di Soverato e gli diede l'investitura da cavaliere, fu familiare e commensale dello stesso imperatore.
Cesare, figlio di Ferdinando fu suo erede nei titoli e feudi che a sua volta furono ereditati dal figlio Pietro.
Enrico Passalacqua fu cameriere e familiare di Carlo d'Angiò, 7° duca di Calabria, (figlio di re Roberto e 6° duca di Calabria) il quale scrisse: “Henrici Passalacqua militis devoti nostri, experienta docente, gratis affectibus comprobates accedentibus etiam praeclara Nobilitate et mentis suorum maiorum, quibus Federico II Ducatus Apuliae et Principatus Capua intuitu servitorum  fuit concessum oppidum Suberati cum pagis et feudis et aliis et bonis in Comitati Civitatis Squillacii, ipsum Henricum Ciamberlanum Familiarumque nostrum consortium aggregamu”.
Guglielmo, cavaliere, fu consigliere di re Ferdinando I duca d'Aragona e 11° duca di Calabria, re di Napoli e di Sicilia; nel 1464 gli furono assegnate alcune rendite annuali. Figli di Guglielmo furono: Pietro, il quale fu onorato col titolo di cavaliere da re Ferdinando, e Paolo.

Cesare
figlio del citato Paolo, fu il primo che da Squillace si trasferì a Cosenza, servì con fedeltà l'imperatore Carlo V, fu valoroso capitano nella battaglia di Pavia ebbe come ricompensa (come si evince nelle scritture datate 1526, 1529 e 1537) l'ufficio di  regie Segreterie di ambedue le Calabrie, Citra e Ultra, ufficio che i Passalacqua mantennero per circa cento anni; ottenne la conferma dell'arma che usava e cento scudi annui per i servizi prestati; fu tra le guardie di Francesco I; tenne a proprie spese una compagnia di soldati al servizio dell'imperatore durante l'assedio di Catanzaro, per quest'ultimo servizio ottenne il cingolo militare. Ebbe tre figli: Camillo, Francesco e Fabio; quest'ultimo continuò ad esercitare l'ufficio delle regie Segreterie, nel 1590 acquistò da Giovanni Antonio Mangone per 1800 scudi il palazzo di Cosenza sito in via della Giostra Nuova, composto  da due portali d'ingresso e con annesso il grazioso giardino all'italiana; tuttora è di proprietà della famiglia Passalacqua.
Frà Muzio Passalacqua fu cavaliere gerosolimitano, da Filippo III fu ammesso ai servizi reali, fu prefetto della Caccia del Regno di Napoli e montiero Maggiore; cavallerizzo dei principi di Savoia e fu appellato dal principe Emanuele Filiberto “generalissimo del mare”; inoltre frà Muzio contribuì, unitamente ai nobili Vincenzo Bombini e Saverio Donato alle spese per il  restauro del Monastero di Costantinopoli in  Cosenza.

Da Cosenza la famiglia si diramò a Novara  con Pietro Ludovico e successivamente si radicò stabilmente a Tortona (AL) e Biella; nella seconda metà del Cinquecento  Barbara Passalacqua sposò il nobile Giovan Battista Lucini di Como creando il ramo Lucini Passalacqua.
Nel 1688 Pietro Luigi Passalacqua, maestro di campo,  acquistò dalla Regia Camera di Milano il feudo di Villalvernia (in provincia di Alessandria) ottenendo il titolo di marchese concesso sin dal 1652 ai feudatari di Villalvernia dal re di Spagna Filippo IV. Questo ramo si estinse con la morte del Maggior generale marchese Giuseppe Passalacqua (Tortona 1794
Novara 1849), figlio di Luigi Matteo marchese di Villalvernia e di Vittoria Garetti di Ferrero; morì sul campo di battaglia nella prima guerra d' Indipendenza, lasciò tutti i suoi beni alla consorte marchesa Giuseppina Solaro Delborgo.

Furono feudatari di Soveria (oggi Soveria Mannelli in provincia di Catanzaro); nella seconda metà del Seicento costruirono il palazzo baronale in località Monticello, di particolare vi sono gli angoli della facciata principale evidenziati da due torrette cilindriche.


Squillace (CZ), torrente Ghetterello


Squillace (CZ), Castello dei Normanni

Soverato (CZ), ruderi dell'antico abitato.


Caccuri (Crotone), Cappella Palatina, stemma partito del duca
Gaetano Maria Cavalcanti e della consorte Teresa Passalacqua,
patrizia di Cosenza, sposati nel 1783.
In questo caso  possiamo ammirare nella parte relativa allo stemma Passalacqua, di una  brisura, che è un elemento che modifica il
blasone ereditato, in questo caso la banda risulta scorciata e di colore nero e nella parte inferiore dentata; viene utilizzata per distinguere: figli primogeniti, cadetti o bastardi. Le brisure si atteggiano con: la diminuzione di pezze onorevoli; la varizione di colore di un elemento importante (campo o pezza onorevole); l'aggiunta di una pezza di second'ordine o di una figura; l'inserimento di elementi (figura o smalti) attribuiti a titolo di aumento di carattere sia premiale sia punitivo.


Soveria Mannelli (CZ), a sinistra facciata laterale del Palazzo Baronale, a destra Chiesa Parrocchiale edificata nel luogo
dove sorgeva l'antica Cappella della famiglia Passalacqua.
 


Cosenza, Palazzo Passalacqua, facciata principale


Cosenza, Palazzo Passalacqua, facciata laterale con giardino


Palazzo Passalacqua, la baronessa, foto tratta
dall'esposizione permanente nella Casa delle Culture


Cosenza, Palazzo Passalacqua, Portale
 


Cosenza, giardino del Palazzo Passalacqua, foto tratta dall'esposizione permanente nella Casa delle Culture in Cosenza

I  PASSALACQUA BARONI DI PITTARELLA

In seguito alla morte  del barone Francesco  Scaglione, 12° barone di Pittarella e patrizio di Cosenza,  e di sua moglie Antonia de Filippis dei baroni di Scarfizzi, lasciarono erede del feudo, con atto notarile del 1670, la figlia maggiore Caterina, che divenne la 13^ baronessa di Pittarella (1), i beni burgensatici (2) li ereditò la figlia minore Giovanna; morta Caterina, senza lasciare eredi, erede universale fu dichiarata la sorella Giovanna, 14^ baronessa di Pittarella la quale sposa nel 1706 il suo  ex tutore Nicola de Matera col quale divennero i nuovi feudatari. Alla morte di Giovanna fu dichiarato erede suo figlio primogenito don Francesco de Matera, 15° barone di Pittarella, il quale morirà giovane nel 1723, erede universale fu dichiarata sua sorella maggiore Maria de Matera, 16^ baronessa di Pittarella, nel 1717 sposando Francesco Passalacqua, patrizio di Cosenza,  alla sua morte, nel 1744, la Reale Corte di Cosenza dichiarava erede dei beni feudali e burgensatici suo figlio Giuseppe Passalacqua, 17° barone di Pittarella; fu anche sindaco dei nobili di Cosenza;  nel 1742 sposò donna Teresa Sambiase patrizia di Cosenza.

Il citato barone Giuseppe Passalacqua morì nel 1788; il 19 giugno il notaio Bruno Sicilia attestava : “Per istanza e richiesta fattaci dagli illustri baronessa donna Teresa Sambiase e don Vincenzo Telesio nobili patrizi di questa città di Cosenza, balij e tutori testamentari del pupillo don Francesco barone Passalacqua, figlio ed erede del fu barone Giuseppe, ci siamo di persona conferiti nel palazzo ove abitava il detto fu don Giuseppe, sito in questa suddetta città, nel luogo detto la Giostra Nuova, ed ivi giunto abbiamo trovato donna Teresa e don Vincenzo che hanno asserito come essendosene fin dal sette aprile corrente anno 1788 passato all'eterna vita il detto don Giuseppe, con aversi prima fatto il suo ultimo nuncupatico testamento per mano di me suddetto notaio, sotto il dì 23 marzo corrente anno 1788 con cui istituiva erede universale e particolare il detto illustre signore don Francesco Passalacqua, unico figlio pupillo del medesimo, sopra tutti i beni così feudali che burgensatici, mobili e stabili, ori, argento e altri e destinò per tutori e balij i suddetti signori donna Teresa Sambiase sua madre e don Vincenzo Telesio, come tutto ciò ed altro si legge dal detto testamento. ..........”. Successivamente fu redatto l'inventario dei beni esistenti nel citato palazzo di Cosenza alla presenza del barone Domenico Giannuzzi Savelli, don Francesco Telesio e don Luigi Guzzolini nobili  patrizi di Cosenza; dall'inventario si rileva che nel palazzo vi erano circa cento tra quadri e quadretti, tra di essi non mancava quello raffigurante l'albero genealogico in uso presso tutte le famiglie nobili, inoltre si elencavano i beni dei feudi di Soveria e Pittarella (3).
Il citato pupillo don Francesco divenne il 18° barone di Pittarella fino all'eversione (abolizione) della feudalità nel 1806.


Pittarella, frazione di Pedivigliano in provincia di Cosenza



Pittarella, Palazzo Baronale
 

Erede del citato Francesco fu il barone Giuseppe Passalacqua, il quale, nel 1820,  sposando la nobildonna Caterina Barberio Toscano, figlia secondogenita del barone Andrea Barberio Toscano, nel 1828 alla morte di quest'ultimo ereditò la difesa in località Vallepiccola nella Sila Grande in provincia di Cosenza, già facente parte dell'antica Sila Badiale e ricadente nel comune di San Giovanni in Fiore; ebbero Francesco (detto Franco, nato nel 1823  e deceduto nel 1849), sposò la nobile Maria Galluccio (morta nel 1896), i loro figli furono: Nicola e il primogenito Giuseppe (nato nel 1844), quest'ultimo sposò in prime nozze, nel 1863, Giuseppina Maria Giunti (morta nel 1870), con la quale ebbe: Maria, Francesco (nato nel 1865) e Irene; in seconde nozze, sposò Maria Adelaide Sebastio ebbero: Luigi (nato nel 1875), Adolfo, Ada, Bice, Ernesto, Alvaro, Cecilia e Bianca (4).


Sila, Valle Piccola, Casino nobile Barberio Passalacqua

Anche i Passalacqua, come molte famiglie della Calabria, possedevano in Napoli un maestoso palazzo a Mergellina, accanto a quello dei de Donatis; gli stemmi dei due casati si differenziano soltanto dagli smalti della banda e delle stelle (argento per i Passalacqua, oro per i de Donatis) e ciò ha creato confusione nell'individuare l'uno e l'altro.  

Mergellina, via Caracciolo
Napoli - Stemma famiglia Passalacqua

Mergellina, via Caracciolo
Napoli - Palazzo famiglia Passalacqua, Portale

Napoli - Stemma famiglia Passalacqua
Napoli , Palazzo Passalacqua


Bibliografia:

- Giovanni Fiore da Cropani – Della Calabria Illustrata, tomo III
- Vittorio Spreti, "Enciclopedia storico-nobiliare Italiana", Arnaldo Forni Editore
- Berardo Candida Gonzaga, "Memorie delle famiglie nobili...", Arnando Forni Editore
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, "Elenco dei Cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme", 1897
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Note:
(1) -
I beni feudali venivano concessi dal sovrano, vi si pagava una tassa una tantum, non si potevano alienare, ovvero il detentore non poteva disporne a suo piacimento.
(2) -
Beni privati della famiglia, vi pagavano le tasse e potevano disporne a loro piacimento
(3) - Da  “ Il Sileno” periodico di studi umanistici, articolo curato da Chiara Miceli.
(4) - Francesco Bonazzi di Sannicandro, "Famiglie nobili e titolate del Napolitano", Arnaldo Forni Editore


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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