Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Quattromani

Arma
la più antica: d'azzurro al leone d'oro rampante su un ponte di tre archi dello stesso movente dalla punta dello scudo, con la fascia del secondo attraversante il tutto.
Altra: d'azzurro alla fascia d'argento accompagnata in capo dal leone d'oro uscente da essa ed in punta dal capriolo d'argento accompagnato da tre rose del medesimo, una per ciascun lato e la terza in punta.

Titoli: patrizi di Cosenza.

Dimore: Aprigliano, Cosenza, Napoli.


Stemma Quattromani, dall'Opera di Fabrizio Castione Morelli.

Originaria del regio casale di Aprigliano (oggi comune della Presila cosentina), Pellegrino Quattromani, notaio, è menzionato al foglio 8 nella platea (1) dell'arcivescovo di Cosenza Luca Campano risalente al 1223, il Sambiasi scrive “ viene notato nel pagamento douea fare ogn'anno per alcuni poderi posti nel tenitorio d'Aprigliano.”


Aprigliano (Cosenza)

Pirro Quattromani, fu il primo a stabilirsi in Cosenza nella prima metà del Trecento, pubblico regio notaio, professione che esercitò anche a  Cosenza, sposò Impernata (o Impennata) Amantea.

Ruggero Quattromani, fu vescovo di Cassano (oggi Cassano all'Jonio) sino al 1348.

Francesco, fratello del vescovo Ruggero, generò Ruggero juniore, fu tra i membri del Supremo Consiglio del re Ludovico III.

Filippo, giureconsulto,  giudice annale nel 1376; sposò Delizia di Francia, la quale gli portò in dote alcuni feudi; ebbero per figli: Antonio, decano della cattedrale; Galeotto (o Galeazzo) fu vescovo di Crotone dal 1440 al 1444; 


Crotone, stemma del Vescovo Galeotto Quattromani

Scolastica, monaca del monastero delle Vergini; Nicola, Regio Consigliere; Girolamo, consigliere della Regia Camera,  signore di Gioia e Seminara, sposò Lucia d'Aquino di Mileto ed ebbero per figlio Giuseppe.

Giovanna Quatromani sposò Bernardino Telesio, nonni del filosofo Bernardino.

Bernardino Quattromani, fu eletto nel 1484, come risulta dal protocollo del notaio Donato.

Ne 1490, sotto il regno di re Federico d'Aragona vennero nominati nobili dal Consiglio Supremo tra gli altri: Berardino Caracciolo da Cosenza, Antonio Carolei di Cosenza, Carlo Castiglione detto Morello di Cosenza, Antonio Tilesio di Cosenza, Ruggero Quattromani di Cosenza.

Pietro Paolo, fu eletto al servizio del re per il governo della città.

Sertorio Quattromani (1541 1603) figlio di Bartolo ed Elisabetta d'Aquino; filosofo, filologo, critico letterario; fu Accademico Cosentino, soggiornò a Roma e Napoli, tra i suoi maestri ci fu Bernardino Telesio, nel 1589 pubblicò “La philosophia di Berardino Telesio ristretta in brevità” con lo pseudonimo di Montano Accademico Cosentino e dedicandola al suo protettore Ferrante Carafa;  lasciò diverse opere in italiano e latino; negli ultimi anni della sua vita, ritiratosi a Cosenza, sotto la protezione del principe di Scalea Francesco Spinelli, si dedicò alla raccolta dei suoi scritti inediti, tra quest' ultimi un manoscritto, redatto in collaborazione con Coriolano Martirano su alcune famiglie nobili di Cosenza; la sua biblioteca contava circa ottocento volumi manoscritti e a stampa ereditati da sua nipote Lucrezia, figlia della sorella Giulia e di Sebastiano della Valle; ebbe un'altra sorella di nome Ippolita ed un fratello, Giovanni Andrea.


Sertorio Quattromani, incisione.


L'opera pubblicata nel 1589 da Sertorio Quattromani,
“La philosophia di Berardino Telesio"


Uno dei tanti elogi scritti come ringraziamento dai nobili le cui
famiglie furono inserite nell’opera del Castiglione Morelli.

Giuseppe sposò Nonna Migliarese con la quale ebbe Girolamo junior, quest'ultimo sposò in prime nozze la nobile Margherita Malena di Rossano, con la quale generarono Giuseppe. Girolamo si rese complice nella fuga di Cice Sersale e Belluccia Sambiase dal monastero delle Vergini di Cosenza, mediante una corda trovata appesa alla finestra il mattino successivo; ancora oggi quella strada è detta “calata della corda”; per questo fatto fu costretto alla fuga, questa vicenda gli costò buona parte del patrimonio, ritornato, in seconde nozze sposò Violante Migliarese con la quale ebbero per figli: Giovan Battista; Antonio, si trasferì a Napoli dove fu uno tra i migliori avvocati; al servizio di Carlo di Borbone, fu nominato giudice della Vicaria, eletto consigliere di Santa Chiara, fu inviato come giudice della monarchia in Sicilia; Vincenzo fu avvocato dei Poveri nelle Regia Udienza; Giuseppe Maria, gesuita; Gabriele, benedettino; Teresa, monaca presso il monastero di Santa Maddalena in Napoli.

Dai capitoli matrimoniali del febbraio 1643 risulta che: Giuseppe sposò  Laudonia Migliarese, figlia di Francesca Spadafora e di Giovan Battista, il quale promette ducati 4.300 al futuro genero. Frà Pellegrino, cavaliere dell'Ordine Gerosolimitano (2); dalle deposizioni fatte alla commissione dell'Ordine incaricata di verificare i quattro quarti di nobiltà necessaria per esservi ammessi i suoi genitori risultano essere Geronimo e Agata d'Aquino; nonni paterni Filippo e Giulia Bombini; nonni materni Berardino d'Aquino e Francesca Firrao.


Stemma Giannoccari

Filippo Quattromani da atto del notaio Francesco Maria Scavello dell'11 agosto del 1627 risulta sposato con Laudonia Giannoccari(3) hanno avuto per figli: Geronimo, sposato con Berardina Caputo; il reverendo dottor don Antonio, decano della cattedrale di Cosenza; Fulvio; Prospero e Bartolo (morto giovane); e per figlie Giulia ed Ippolita; dall'atto si legge, riferito alle due figlie: “...mediante Divina ispirazione, esser risolute di voler entrare per monache al monastero di S. Chiara di questa città di Cosenza, ed ivi poi far professione finito l'anno e servire Iddio benedetto, e perciò per tale effetto essi di Quattromani avere promesso per dote delle predette Ippolita, e Giulia docati ottocento al venerabile monastero di S. Chiara...”.

Luigi Quattromani (Napoli, 30 marzo 1758 ivi 29 dicembre del 1817), figlio di Giambattista, abbate, letterato, studiò nel collegio dei nobili di Napoli, dopo aver conseguito gli studi giuridici, entrò nell'ordine dei Somaschi; faceva parte del ramo napoletano dell'antica famiglia cosentina, la quale nella città di Napoli fu ascritta al nobile Sedile Capuano.

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Note:

(1) - Registro catastale o contabile; o un elenco sistematico di beni appartenenti ad amministrazioni ecclesiastiche o signorili.

(2) -  Elevato il 24 ottobre 1601 a cavaliere del S.M.O.M., iscritto come capitano di galera; riportato a pag. 184  nel “Ruolo generale dei Cavalieri Gerosolimitani della veneranda lingua d' Italia”, Torino 1713.

(3) - Famiglia presente in Cosenza dalla seconda metà del Cinquecento, godette l'onore della prima  piazza dal 1597 con Marco Giannoccari.

Arma: d'argento al destrocherio vestito di rosso tenente una pigna d'oro.

Luigi Palmieri a pag.387; op. cit. in bibliografia.
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Fonti bibliografiche:

- Frà Girolamo Sambiasi “Ragguaglio di Cosenza e di trent'una sue famiglie nobili”, pag.154 - Napoli MDCXXXIX.

- Fabrizio Castiglione Morelli "De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, Venezia 1713.

- Eugenio Arnoni, "La Calabria illustrata Vol. III Cosenza"; Edizioni Orizzonti Meridionali.

- Luigi Palmieri, “ Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti”, Tomo II, pagg.475, 476, 477; Pellegrini Editore, 1999.

- Enciclopedia Treccani.

- Giornale Enciclopedico di Napoli, duodecimo anno di associazione, Tomo I, mesi Gennaio, Febbraio, e Marzo, pag. 126. Napoli 1818.

- Documenti “In compruova della domanda fatta dalli fratelli Vincenzo, e Gio. Battista Quattromani di essere restituiti, e reintegrati agli onori dell'illustre piazza di Capuano” pagg. 40, 56 e 61.
- Luigi Maria Quattromani "Poesie meditate ed estemporanee", Napoli 1823.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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