Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Rossi del Barone

Arma: d'azzurro, al leone rampante d'oro sormontato da un lambello di tre pendenti di rosso.
Titoli: baroni di San Martino, nobili di Montalto.


Stemma Rossi del Barone

La famiglia Rossi del Barone è originaria di Torano, oggi comune di Torano Castello in provincia di Cosenza, nel 1502 Bernardino Sanseverino, 3° principe di Bisignano, concesse a Francesco Russo o Rossi in suffeudo un territorio presso il feudo di Regina (1),  riservandosi la giurisdizione criminale, con la facoltà di popolarlo di profughi albanesi, il nuovo casale fu denominato San Martino (oggi comune di San Martino di Finita) il suo perimetro fu così descritto: ...incipiendo dalla giunture dei fiumi di Ferolito e di Finita nel tenimento di detta terra della Regina e per lo detto fiume di Ferolito in su sino al ponte di Lattarico e di là per lo fiume in su delle rupe fere per diritto al monte Cozzopilato, e di là fere alla serra per dritto allo Scupone, e dallo Scupone alle Porticelle, e fere alla crista dove confina col tenimento di Fuscaldo e per l'istessa crista fere al fiume di Finita e per lo fiume a bascio fere al ponte del mulino di Turano...”(2).
Nel 1575 il feudatario era il barone Francesco Rossi, la famiglia fu aggegata al seggio di Montalto (oggi comune di Montalto Uffugo).


Regina


San Martino di Finita


Montalto Uffugo

Giovan Giacomo, barone di San Martino per successione a suo padre, barone Francesco, avvenuta nel 1613, sposando Fulvia Di Denaro ebbero per figlia
Beatrice (San Martino, 1596) baronessa di San Martino per successione a suo padre, barone Giovan Giacomo, avvenuta nel 1620, sposò Ottavio Rossi, figlio di Giovanni Maria, famiglia godente nel seggio di Montalto, e di Antonia Bernaudo, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 13 settembre 1611, ebbero per figlia Camilla, baronessa di San Martino (fede di battesimo, Montalto, 10 maggio 1620, † 28 ottobre 1687), sposata a Fabio Alimena Giuranna, 3° barone di Poligrone (3), figlio del barone Pietro Paolo e di Livia Guevara dei marchesi di Arpaia, famiglia godente nel seggio di Montalto, i capitoli matrimoniali furono stipulati il 15 febbraio 1634, ebbero per figli, tra gli altri, Lucio, Cavaliere Gerosolimitano, ammesso nel 1663, ed il primogenito Alfonso Alimena Giuranna Rossi del Barone, barone di San Martino, per successione a sua madre, baronessa Camilla, 4° barone di Poligroni e Marri e del suffeudo di Hypso, ebbe significatoria di relevio il 20 novembre 1688; sposò Maria Luzzi Bernaudo.


Poligrone, masseria, battuta di caccia ospitata dal barone Barracco

La baronia di San Martino fu elevata a marchesato il 20 marzo 1730 per Pietro Paolo Alimena e rimase in possesso della famiglia fino all'eversione della feudalità. La famiglia Alimena fu aggegata al patriziato di Cosenza il 20 luglio 1756.

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Note;
(1) - Il feudo di Bisignano era il più vasto della Calabria situato a nord dell'attuale provincia Cosenza, i principi Sanseverino concessero parti di esso in suffeudo con il Regio Assenso; se ne contavano più di cinquanta, i suffeudi seguivano le stesse regole di successione del feudo. Dal feudo di Regina (oggi frazione del comune di Lattarico) dipendeva il casale di San Benedetto (oggi comune di San Benedetto Ullano) ed il feudo di Contessa (oggi frazione di Lattarico), e fino al 1744, la giurisdizione delle seconde e terze cause civili e miste del casale di San Martino. Il feudo risulta posseduto nel 1204 dal cosentino Matteo di Tarsia, nel 1382 fu assegnato a Giovanna Sanseverino, figlia di Roberto, conte di Corigliano, sposata a Carlo Ruffo, 3° conte di Montalto, dopo una lunga lite con Filippo di Sangineto, passò poi nello Stato di Bisignano posseduto dai Sanseverino, dopo la congiura dei baroni tornò alla Regia Corte che lo concesse a Bernardino Galeota, futuro feudatario di Monasterace, dai Galeota tornò nel patrimonio dei principi di Bisignano, poi ai Cavalcanti, Pignatelli, Spinelli e Marsico fino all'eversione della feudalità.
(2) -  Lorenzo Giustiniani, “Dizionario geografico- ragionato del Regno di Napoli”, Vol.VIII, V. Manfredi, Napoli 1804.
(3) - Feudo di Poligroni o Policronio e Marri o Marrio, col suffeudo Hypso o Gypso in Calabria Citra, ubicato nel territorio di San Pietro di Camastro, poi denominato Rocca di Neto (Crotone) di pertinenza dello Stato di Cariati, portato in casa Alimena dalla baronessa Irenea Giuranna la quale era successa allo zio Francesco Giuranna di Cariati, sposando Alfonso Alimena; successivamente il feudo fu venduto a Tommaso Rota, principe di Cerenzia, la principessa Ippolita Rota lo portò in casa Giannuzzi Savelli con gli altri feudi e titoli di famiglia che lo detenne fino all'eversione (abolizione) della feudalità nel 1806, successivamente fu parte integrante del latifondo Barracco.

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Bibliografia:
- Mario Pellicano Castagna “Processi ai Cavalieri Gerosolimitani Calabresi”,  Frama Sud, 1978.

- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.IV, Editrice C.B.C. 1999.

Famiglia Rossi del Barbazzale
Famiglia Rossi delle Onde
Famiglia Rossi del Barone
Famiglia Rossi di Cosenza


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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