Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Stemma Famiglia Sanfelice

Famiglia Sanfelice

Arma: ”usa per arme questa famiglia un campo partito di mezzo, nella cui parte superiore d’argento sono tre uccellini di colore vermiglio, e nella parte inferiore di color vermiglio, tre uccellini d’argento, i quali secondo le regole, che scrisse il Cattaneo nel suo catalogo della gloria del mondo, sono privi di piedi e di becco,” per dinotar d’essi la meglior parte, con le quali stanno librati inverso il cielo, senza quell’altre, che appoggiate stanno sopra la terra, e che delle terrene cose si pascono”, i quali uccellini, per quel che ci lasciò scritto Francesco de Petris nella sua, istoria napoletana, furono aggiunte  alle loro proprie, e più antiche armi dè Sanfelici, consistenti assolutamente nello scudo partito di mezzo  d’argento e ostro, per concessione dè Re Francesi”. Altri storici concludono circa lo stemma Sanfelice a dimostrazione dell’origine ultramontana, che, gli uccellini compresi nello scudo sono senza piedi, perché non sono di questa terra e senza il becco perché non parlano questa lingua (1).
Motto: Vigilate et Orate quia.

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© Stemma Famiglia Sanfelice
 

La famiglia Sanfelice trae la sua origine da PIETRO Cavaliere Normanno venuto nel regno seguendo le armi di Roberto il Guiscardo, dal quale ottenne nel 1018 il Castello di Sanfelice, in Terra di Lavoro, che diede il nome ai suoi discendenti. I Sanfelice hanno goduto nobiltà in Napoli al Seggio di Montagna, Cosenza, nel Cilento, Perugia, Aversa ed in Francia.
 

TITOLI E FEUDI


Vari sono stati i titoli concessi a questa famiglia, fra questi:

Conti  di:          Sanfelice nel 1018. Corigliano nel 1230.  Bagnoli sul Trigno, 1570.

Marchesi di:     Acaia, Corigliano, Monteforte, Montesilvano, Torricella.

Duchi di:          Acquavella 1795, Bagnoli sul Trigno 1625, Lauriano1637, Rodi 1609,

                        San Cipriano 1658.

Principi di:       Monteverde nel 1646. Viggiano nel 1891.

I Sanfelice hanno inoltre posseduto oltre cinquanta feudi. Quelli di Agerola, Agromonte, Agropoli, Albidona, Amendolara, Aversa, Baranello, Borrello, Brianello Castagna, Castello, Chiarara, Chiavici, Cirigliano, Dagazano, Dogliola, Folignano, Gaudo, Gazano, Laconia, Laurenzano, Mastrati, Moliterno, Montagano, Montegiordano, Motta, Odone, Otranto, Prata, Pantose, Reciliano, Ravaschenia, Rivellano, Roccarainola, Roccella, San Demetrio, San Leone, Santo Mango, Scandale, Selva Ceppatura, Terluzzo, Terriolo, Torricella, Valle, Villanova, Zorletto.
Inoltre hanno posseduto Vassalli nella Terra della Bella e nella città di Muro.
Adriana Sanfelice nata Caracciolo, figlia di GiovanFrancesco dei signori di Vico madre di Michele e GiovanBattista, per la prematura morte di Bernardo vendette il feudo di Sanfelice con castello, casa e palazzo baronale, vassalli, valvassori e uomini, con privilegio di alta e bassa giustizia nel 1584 al nobile Pietro Cola Migliaccio.
 

I PRINCIPALI RAPPRESENTANTI DEL CASATO


I
rappresentanti dei Seggi Nobili di Napoli e il rappresentante del Popolo, il 13 gennaio 1527, anniversario della traslazione delle ossa di San Gennaro da Montevergine a Napoli, fecero voto di erigergli una nuova e più bella Cappella. L’impegno fu assunto solennemente e sottoscritto alla presenza di Donato, Vescovo di Ischia, Vicario Generale del Cardinale, Vincenzo Carafa.
Firmatari del documento furono: Marino Tomacelli per Capuana; Francesco d’Alagno per Nido; Galeazzo Cicinello e Antonio Sanfelice per Montagna; Alberigo de Liguoro per Portanova; Antonio d’Alessandro per Porto e per il Sedile del Popolo Paolo Calamazza.

Nel 1544 i Sanfelice furono ricevuti nell'Ordine di San Jago di Spagna e nel 1583 vestirono l’abito di Malta. Molti furono gli incarichi che ebbero, quello di Mastro Razionale, Maestro Ostiario, Viceré in Calabria, Puglia, Basilicata, Terra di Lavoro, Capitanata. Vicariati di Tripoli e Corfu.
Nel 1090 TANCREDI Sanfelice, dona alla chiesa di S.M. di Galeso alcuni stabili posti nella città di Troia per l’anima sua e dei suoi genitori Pietro e Geltruda affermando la loro origine  “ex gente normandorun”(da una famiglia di normanni).

Nel 1187 un altro TANCREDI Sanfelice, si legge in una antica inquisizione, prese parte alla crociata in terra Santa e per i feudi da esso posseduti concorse con 13 soldati a cavallo e 40 a piedi.

Molti furono gli uomini che diedero lustro al casato, fra i più noti si citano:
PIETRO, Conte di Sanfelice.

PIETRO, Conte di Corigliano, (1239) sotto Federico II di Svevia, fece parte del consiglio dei “Comes”. Gli furono affidati dall’imperatore alcuni ostaggi presi nelle città Lombarde.

GIORDANO, familiare di Re Carlo I d'Angiò, Giustiziere di Basilicata e Vicario Generale  nell’isola di Corfu.
 

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© Napoli- Chiesa di Santa Chiara - particolare cappella gentilizia dei Sanfelice;
il sepolcro fu asportato dal disabitato castello di San Felice e portato in Napoli.
Per visitare la chiesa di Santa Chiara e l'annesso Monastero: www.comune.napoli.it o www.inaples.it

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©
Epitaffio in ricordo di Gio Battista Sanfelice figlio
di Michele, successe al padre nel castello di Santo Felice e ne fu settimo Signore,
e di Cesare Sanfelice, Duca di Rodi nel 1609.

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© Epitaffio in ricordo
di Pietro Sanfelice Conte di Corigliano (1239), di Berlingiero Sanfelice  fine
1200 e di Paride Sanfelice Vicerè
di Terra di Lavoro(1400).

Nel 1346 PIETRO Sanfelice era Vicario in Terra di Lavoro di Ludovico e Roberto Duchi di Durazzo.

PIETRO Sanfelice, fu Viceré, e Capitan Generale in Calabria, sotto la Regina Giovanna I d'Angiò.
PARIDE Sanfelice, Patrizio Napolitano, nel 1381, Viceré e Capitan Generale nelle Province di Terra di Lavoro e Contado del Molise sotto Carlo III di Durazzo, Luogotenente della Regia Camera della Sommaria nel 1392 sotto Re Ladislao di Durazzo. 

Giovanni Tommaso Sanfelice, nato ad Isernia, negli ultimi anni del XV secolo, vescovo e diplomatico. Gli fu affidato il Vescovado di Cava de’ Tirreni nel 1520. Fu membro dell’ Accademia romana. Nel 1535 fu amministratore della Romagna e nel 1537 Legato a Viterbo. Nel 1542 fu nominato Commissario Generale al Sacro Concilio di Trento. Nel 1544 fu Nunzio presso il Re dei Romani Ferdinando d’Asburgo.
Al concilio nel 1545 difese clamorosamente la dottrina della giustificazione per fede e questo gli causò una rissa col vescovo zelante Grechetto, in seguito alla quale Sanfelice fu arrestato; trasferito a Roma, fu “perdonato” da Paolo III e rinviato al governo della sua diocesi, di Cava, a cui rinunziò nel 1550. Dal 1555 al 1557 fu governatore di Perugia. Il 31 maggio 1557, contemporaneamente al cardinale  Morone, fu fatto arrestare da Paolo IV con l’accusa di essere colluso con il Cardinale Pole, Morone e il loro gruppo. Pio IV lo fece assolvere il 27 maggio 1560. Ricoprì quindi di nuovo la carica di commissario al Concilio di Trento nel 1562-63. Il suo nome fu citato ancora nei processi di Gian Francesco Alois e di Niccolò Franco. Nel 1567 fu ambasciatore napoletano presso Pio V; nel 1584 Gregorio VIII gli assegnò il vescovado di Venosa. Morì vecchissimo  il 6 marzo 1585.
 

ANTONIO  SANFELICE


ANTONIO
Sanfelice (~1515
~1570) figlio secondogenito di Giovanni, vestì l’abito della riforma di San Francesco, e non poco lustro apportò anch’esso, tanto alla sua famiglia. Fu uno dei più chiari uomini in lettere della Città di Napoli, che fiorirono nel secolo XVI, godette sempre gran considerazione nel Regno, meritò il soprannome di Plinio dei suoi tempi.                    

© Proprietà Casa Sanfelice
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Antonio Sanfelice (~1515~1570)

Fu specialmente elegante Poeta, non men che istorico; scrisse poi con tanta erudizione la Campagna Felice, con l’opuscolo: de origine, et situ Campanie, che si vide alla luce nel 1562, sotto i suoi occhi, recata poi in volgare italiano da Girolamo Aquino, Capuano, e dato alle stampe per la prima volta in Napoli nel 1796 dall’Esprovinciale de minori osservanti dell’ordine stesso del Sanfelice Frà Nicola Onorati, il quale vi aggiunse anche la vita di questo celebre, ed erudito.    
Egli aggiunse all’istoria della sua vita, anche un elogio sepolcrale, che inciso in bella tavola di marmo bianco, con fascia di altro colorito marmo intorno, vedesi nella Real Chiesa di S. Diego di Napoli detta dell’ Ospedaletto,  nella gran cappella al Santo Patriarca dedicata nel muro meridionale di essa”. Antonio Sanfelice, detto comunemente Fra Plinio Figlio secondogenito di Giovan Francesco Sanfelice e di Adriana Caracciolo dei Marchesi di Vico, Dama del Seggio di Capuano. Nacque nell’ Agro Aversano, intorno al 1515. Mori presumibilmente a Napoli nel 1570.


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FRANCESCO Sanfelice figlio primogenito del detto Giovanni, e fratello di  Fra Antonio, sposò Elionora Riccardo, gentildonna della città di Aversa, che gli portò grossa dote, alla sua morte lasciò tre figli maschi, chiamati Camillo, Luzio, e Giovan Paolo, e due femmine chiamate Cornelia, e Beatrice. Queste ultime furono poi Monache di S. Francesco della stessa città di Aversa.
GIOVAN VINCENZO, Conte di Bagnoli sul Triglio, Principe di Monteverde, Marchese, Governatore e  Maestro di Campo Generale in Brasile, dove sconfisse gli Olandesi comandati dal Principe Maurizio di Nassau. Governatore della provincia di Calabria. Maestro di Campo Generale nelle Fiandre. 1° Principe di Monteverde.
GIOVAN FRANCESCO, Reggente la Gran Corte della Vicaria.

© Proprietà Casa Sanfelice
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Giovan Vincenzo Sanfelice, Conte di Bagnoli,  Principe di Monteverde.

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© Don Giovan Francesco Sanfelice, Reggente la Gran Corte della Vicaria.

ORAZIO, sindaco dei nobili della città di Napoli.
GIUSEPPE MARIA
, Arcivescovo di Cosenza nel 1649, assistente al Soglio Pontificio. Governatore di Imola, Fermo, Perugia, uomo versatissimo nelle faccende legali fu utile alla Curia romana in molti uffici. Fra questi nel 1652 Nunzio straordinario a Colonia, che lo portarono  a insediare sul trono tedesco Leopoldo I.
La devozione esistente di Casa d’Austria nei confronti dei prelati della famiglia Sanfelice per aver l'Arcivescovo Giuseppe fatto pendere l’ago della bilancia per la nomina dell’Imperatore di Germania Lopoldo I è dimostrata dall'incontro avvenuto il 30 marzo del 1896 sull’Eremo dei Camaldoli di Napoli tra l’Imperatore Guglielmo II e il Cardinale Guglielmo Sanfelice, meglio descritto più avanti.


© Don Giuseppe Maria, Arcivescovo di Cosenza
 


© Abito della Marchesa di Monteforte Francesca Sanfelice (1838 1912), nata Ruffo dei principi di Scaletta

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© Napoli - Affresco su volta ingresso Palazzo Sanfelice: "la Gloria dei Sanfelice"; gli angeli reggono lo stemma con le insegne dei Sanfelice e dei Ravaschieri, famiglie imparentate
 

FERDINANDO  SANFELICE


FERDINANDO (1675 † 1750), illustre architetto e pittore, allievo del maestro Francesco Solimena, sposò di Donna Agata Ravaschieri, figlia del principe di Satriano.  Fu un punto di riferimento importante per il consiglio del seggio di Montagna; progettò e diresse la costruzione di importanti edifici e chiese sia a Napoli che in Puglia, dove era molto apprezzato il suo gusto per il rococò.

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© Ferdinando Sanfelice

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© Napoli - Palazzo Serra di Cassano

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© Napoli - Chiesa della Nunziatella

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© Napoli - Palazzo dello Spagnolo

Detto Ferdinando realizzò, tra le tante opere, in Napoli la chiesa della Nunziatella, palazzo dello Spagnolo, palazzo Sanfelice, palazzo Serra di Cassano, Palazzo Pignatelli di Monteleone; ristrutturò nel 1706 la chiesa di Santa Maria della Redenzione dei Captivi.
A Portici (NA) la villa della famiglia Mirelli di Teora
;
al Granatello di Portici, ampliò villa d’Elboeuf di proprietà del principe Emmanuele Maurizio di Lorena, generale e nipote dell’imperatore Giuseppe I,  acquistata poi nel 1716 da Giacinto Falletti (n.1661), duca di Cannalonga ed ereditata quindi dalle figlie Maria Giuseppa (?,1786) e Anna (?1789), quest’ultima sposò Vincenzo d’Anna, 2° duca di Laviano; infine la villa fu venduta a re Carlo III di Borbone che la utilizzò come dependance della Reggia di Portici.
Don Ferdinando rese l'anima a Dio nel 1750 e fu
sepolto in Napoli nella chiesa di Santa Maria la Nova, nella “cappella di San Giacomo della Marca”; pare che egli avesse voluto essere seppellito con molta umiltà, nonostante ciò, il figlio gli fece realizzare per i funerali, una “Castellana” e lo fece accompagnare alla sepoltura da 100 Frati scalzi.

 

GUGLIELMO  SANFELICE


Il Cardinale GUGLIELMO Sanfelice d’Aquavella, nacque ad Aversa il 14 Aprile del 1834, da Giuseppe Duca d’Aquavella e da Giovanna de Martino dei Baroni di Montegiordano.

Si formò negli studi a Montecassino e a Cava dei Tirreni ove tenne la cattedra di letteratura greca, latina e italiana, con tale successo che il Ministro della Pubblica Istruzione, Natoli, nel 1866, volle conferirgli senza esami, il Diploma di Professore. Nel settembre del 1875, a Napoli, conseguì la laurea in S. Teologia e poi in Roma quella in “utroque iure”.
Fondò il liceo ginnasio, annesso alla Badia, fin quando Leone XIII lo destinò al governo della chiesa napoletana. Era Vicario Generale della Badia di Cava, quando fu innalzato all’ufficio di Arcivescovo, il 29 giugno 1878, succedendo al Cardinale, Sisto Riario Sforza.

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A sinistra: ritratto del Cardinale Guglielmo Sanfelice.
In alto: il "Primo Sinodo Diocesano" celebrato dal

Cardinale Sanfelice
 

Nella notte tra il 28 e 29 luglio del 1883, il Comune di Casamicciola venne semidistrutto da un violento terremoto, il Cardinale si adoperò con aiuti concreti, visitando i luoghi del disastro e portando soccorsi ai superstiti e gli infermi. Nel  Concistoro del 24 marzo 1884 veniva creato Cardinale di S.R.C. con il titolo di S. Clemente.

Nel 1884, durante il colera che mieteva numerose vittime e quando gli ospedali e lazzaretti non avevano più capacità di accoglienza, fece mettere a disposizione dei malati le chiese e i monasteri.

Anche il Re Umberto I diede il suo notevole contributo, stando vicino al Cardinale Sanfelice mentre assisteva gli infermi e dando il contributo politico economico che cambiò in pochi anni l’assetto urbano di Napoli: il Risanamento. Giovanni Bovio , “con enfasi tutta forense”, lodò i due personaggi con queste parole: “vedo un uomo che lascia da parte la corona e il manto,accorcia le distanze che è tra il trono e la miseria, e corre a spiare sulla faccia dei moribondi per colera e per fame la comune natura…..Tu impallidisci o rè ? Io resto nella mia fede radicale, ma io ammiro questo tuo atto, io sorprendo una tua lacrima. ...Io vedo un sacerdote che non teme il contagio tra la sua e le mani convulse dei moribondi….Non so in nome di che Dio egli benedica ma so che piange...Io resto naturalista…ma pur te ammiro o prete….
Il Cardinale Sanfelice spirava il 4 gennaio 1897 all’età di 62 anni,colpito da una bronchite con implicazioni polmonari.

Conosciutasi ovunque, la fama della sua carità indusse anche la stampa estera  a prendere parte al lutto della Chiesa napoletana. La stampa francese lo commemora il “Figaro” in particolare, ricordava l’attaccamento che per il porporato nutrivano sovrani come Guglielmo II e Re Umberto. L’Imperatore Guglielmo II andò ad incontrarlo sull’Eremo dei Camaldoli il 30 marzo del 1896 e sullo Yacht personale dell’Imperatore il 31 marzo seguente.


© Napoli - Targa in ricordo dell'incontro tra il Cardinale Sanfelice e l'Imperatore Guglielmo II

L'imperatore giunse a Napoli con la sua nave con un giorno di anticipo per andare a fare visita al Cardinale. Infatti il giorno dopo fu ricevuto dal Re a Palazzo reale.
Casa d'Austria da cui discendeva l'Imperatore Guglielmo II° fu sempre molto grata al Casato Sanfelice per avere contribuito alla ascesa al trono di Germania della Casa d'Austria.

 

Luisa Sanfelice


La famiglia delli Monti, duchi di Acaia e di Corigliano, si estinse in quella dei Sanfelice che acquisì i titoli e il doppio cognome.
Gennaro delli Monti Sanfelice, 3° Duca di Lauriano, Barone di Agropoli, Santo Mango e Chiarara dal 1722 al 1747, sposò in seconde nozze Vincenza Pandolfelli ed ebbe per figlio Andrea (1763†1808), il quale, pertanto, era cadetto e non erede in quando dal primo matrimonio nacquero Girolamo e Michele.
 

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© Napoli - Sepolcro di Geronimo delli Monti Sanfelice
-  anno 1715  -

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© Napoli - Stemma con le insegne delle famiglie
delli Monti e Sanfelice

Il nonno materno di Maria Luisa Fortunata Luisa de Molino (1764†1800), figlia del nobile spagnolo Pedro, tenente colonnello aiutante maggiore dell’esercito napoletano della piazza di Napoli e di Anna Saliniero, era Tommaso Saliniero, fratello di detta Anna, a sua volta nonna materna di Andrea.
Dunque, Andrea e Luisa erano cugini, frequentavano le stesse case e,
fin dalla più tenera età, condivisero giochi e desideri. Nell’età adolescenziale quando la primavera della vita fa sbocciare  grandi passioni i due si trovano a vivere un intenso sentimento che li porterà in giovanissima età al matrimonio celebrato nella chiesa di Sant’Anna nel 1781.

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© Napoli - chiesa S. Anna di Palazzo

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G. Toma: Donna Luisa Sanfelice in carcere

A Palazzo  i ricevimenti diventarono fastosi e ben presto Luisa Sanfelice diventò una delle dame più eleganti della corte napoletana; i suoi polsi, i suoi  lobi e il suo collo scultoreo erano sempre adornati da gioielli preziosissimi, doni splendidi del marito innamorato.

La coppia si abbandonò a spese che la loro rendita non permetteva e nel contempo, frutto del loro grande amore, nacquero tre figli: Gennaro, Giuseppa ed Emanuela.

Ben presto i creditori cominciarono a fare la fila per incassare quanto dovuto e la coppia si trovò costretta a chiedere aiuto.
Per intervento del re Ferdinando IV di Borbone venne dato incarico al marchese Tommaso De Rosa di amministrare i beni di Andrea e Luisa predisponendo un piano economico per saldare i creditori.
I giovani vennero allontanati dalla vita e dagli sfarzi della corte napoletana e si trasferirono ad Agropoli, in Principato Citra.

Ma Andrea, preso dalla grande passione per la sua donna, continuò a far debiti acquistando abiti e gioielli costosissimi e ad organizzare feste magnifiche al solo scopo di conquistare un sorriso della sua Luisa.
Nel 1789, solo 8 anni dopo il loro matrimonio, il fratellastro di Andrea, il duca Michele Sanfelice decise d’intervenire pagando tutti i debiti ma obbligando i coniugi alla separazione, lei rinchiusa nel Conservatorio a Montecorvino Rovella, lui in un convento di Nocera; i bambini messi nel collegio di Magnacavallo.
Andrea non si rassegnò alla lontananza e presto organizzò la fuga di Luisa dal Conservatorio; ritornarono a Napoli e qui si stabilirono in piazza Carità nel Palazzo Mastelloni del marchese Emanuele Mastelloni, noto illuminista che nel 1799 sarà Ministro di grazia e giustizia della Repubblica Napoletana.

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© Napoli - Palazzo Mastelloni

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Modesto Faustini: L'arresto di Luisa Sanfelice

Andrea iniziò a lavorare prima presso il palazzo municipale e poi entrò a far parte del Tribunale della Bagliva
La vita, i debiti, il dolore per l’assenza dei tre figli logorarono la passione di Andrea e Luisa e i due si separano nel 1797.
Nella vita di Luisa Sanfelice entrarono vecchi e nuovi amici: Gerardo de Gasero che nel 1802 cambierà il cognome in Baccher era un vecchio amico d’infanzia, l’avvocato Vincenzo Cuoco e, infine, un giovane avvocato di bello aspetto, Ferdinando Ferri molto somigliante al mai dimenticato Andrea.
Nel 1799 il re fuggì in Sicilia e venne proclamata la Repubblica Napoletana; Gerardo con i fratelli Baccher organizzò una congiura per rovesciare la neonata Repubblica e, preoccupato per la sorte di Luisa, le diede un “lasciapassare” con le insegne di re Ferdinando e del leone inglese da utilizzare in caso di bisogno. La Sanfelice, in ansia per il futuro del suo giovane amico, consegnò il lasciapassare a Ferdinando Ferri, il quale non l’accettò e, ragionando più da uomo di legge che da repubblicano, le consigliò di riferire il tutto ai rappresentanti del nuovo governo, essendo i cittadini obbligati a seguire le leggi esistenti.
Dopo una notte insonne, Luisa seguì il consiglio di Ferri; la congiura dei sanfedisti fu repressa ed Eleonora Pimentel de Fonseca non tardò a pubblicare sul Monitore la notizia indicando Luisa Sanfelice salvatrice della Repubblica. L’articolo fu la causa principale della sua condanna a morte dopo la restaurazione del Regno; fu imprigionata, la condanna non fu immediatamente eseguita perché, la stessa, con uno stratagemma ideato dalla madre e dai tanti amici che non ritenevano giusta la pena inflitta, si finse incinta. Trascorsero più di nove mesi e re Ferdinando, oramai dubitando di quanto più volte affermato dal medico Antonio Villari, ordinò che la Sanfelice fosse visitata a Palermo. L’inganno fu così scoperto e l’11 settembre 1800 la povera Luisa fu decapitata in piazza del Mercato, sotto lo sguardo pietoso della folla.
 

Altri rappresentanti di Casa Sanfelice


Gli eletti del popolo don Orazio Sanfelice, don Pietro Macedonio,  don Scipione Dentice, don Fabrizio Caracciolo, don Marc'Antonio Muscettola, e Don Carlo Grimaldi, in nome della città di Napoli, si recarono nella chiesa di San Giovanni a Carbonara, ristrutturata nel 1735, per portare ricchi doni a Maria Vergine Consolatrice degli Afflitti, la cui immagine nel giorno della SS. Trinità del 1620 comparve dopo la caduta della tonica di un muro della bottega di un falegname. Nello stesso giorno, la figlia del falegname acquistò miracolosamente la vista; seguirono altri numerosi miracoli.

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© Napoli - Chiesa di S. Giovanni a Carbonara

NAZARIO, Sindaco di Napoli dal  1839 al 1847.
Il Marchese Giovanni Sanfelice, nel dopoguerra, fu uno dei tanto sovventori per la ricostituzione dell'Ospedale dell'Ariconfraternita dei Pellegrini.
Il Marchese  Don Pierluigi Sanfelice di Bagnoli è oggi uno dei componenti della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro.
 

Famiglie imparentate con casa Sanfelice


Parentele contratte dai Sanfelice:

Afflitto - Aiello - Albertini -
d’Alessandro:
Camillo Sanfelice, figlio di Francesco, fu Giudice della Vicaria. Il Re Filippo II° lo creò  suo Consigliere della Camera di Santa Chiara. Morì ancora giovane. Sposò Leonora (Eleonora) d’Alessandro, del ramo dei baroni di Cardito, gentil Donna del Seggio di Porto,  quale ebbe sei figli maschi ed una femmina: Ascanio, Gio Francesco, Ottavio, Lelio, Alfonso, Flaminio, e Dorotea che fu fra le prime a vestire l’abito nella fondazione del Monastero della S.S. Trinità di Napoli.
Albamonte - Alvito - d’Amato
d'Anna:
Francesco Paolo Sanfelice (Napoli,1832 † Roma, 1884), duca d'Acquavella, marchese di Torricella e nobile napoletano, sposò Colomba de Anna.

Barracco - Battimelli - Bozzuto - de Bauffremont - de Beauchamp.

Caffarelli - Cagiano - Cantelmo - Capano - Capece - Capecelatro - Capomazza - Capua -Caracciolo: Francesco Sanfelice sposò Maria Luisa Caracciolo Principessa di Santobono

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© Napoli - Lastra tombale di Donna Maria Luisa Caracciolo (Napoli, 1826 ivi, 1853) dei Principi di Santobuono, Duchessa di Castel di Sangro, Principessa di Migliano, Principessa di Viggiano, Principessa di Cardito, Marchesa di Monteforte, Marchesa di di Trevico, Marchesa di San'Agata, Marchesa di Zungoli, Contessa di Potenza, Baronessa di Sossio. L'epitaffio fu scolpito nel 1860 per volere del marito Don Francesco d'Assisi Sanfelice (Napoli, 1826 † Parigi, 1910) dei Duchi di Bagnoli, 1° Marchese di Monteforte, Patrizio Napoletano, che sposò, in seconde nozze, Donna Francesca di Paola Ruffo della Scaletta (Napoli, 1838 † ivi, 1912).


Carafa: Gio Battista Sanfelice, figlio di Michele, successe al padre nel castello di Santo Felice e ne fu settimo Signore e lo possedé fino al 1584, anno in cui il castello fu alienato. Fu ammogliato con Donna Giovanna Carafa del Seggio di Nido, dalla quale ebbe alcuni figli, il primogenito si chiamò Michele.
Carignani - Carluccio - Carmignano - Castagna - Castella delle
Cattaneo: Nazario Sanfelice duca di Bagnoli sposò Maria Giovanna Cattaneo di S. Nicandro, per figlio ebbero Domenico Sanfelice (Napoli, 23.03.1832,
ivi, 26.04.1906)
                                                                  
                                                        
Domenico Sanfelice (1832
†1906), capitano dell'esercito borbonico
- Cavalli -  Cavalcanti - Ceva Grimaldi - Ciccarelli - Cicinelli - Cigala - Ciolini - Colonna - Cornaggia Medici - Courtenay - Crimone - Cugnetta.

- Dentice - del Doce - Doria.

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© Napoli - Stemma famiglia Sanfelice dei marchesi di Monteforte


Favara - Fiascone - Filangieri - Filiasi - Filo - Franco -
Francone:
nel 1654 Paolo Francone, marito di Vittoria Sanfelice dei duchi di Bagnoli, divenne marchese di Salcito.
- Furleo.
Gallizugaro - Galluccio - Gambardella - Gomez - Granito - Granafei - de Griffis - Griffo-Guglielmi.

Imperiali: donna Giustina Sanfelice dei duchi di Bagnoli sposò nel 1903 il conte Maria Filippo Imperiali (n. a Napoli, 1877).

Lante della Rovere - Lanza - Loffredo - di Lauria - de Luzemberger - de Martino - della Marra
Martucci: Caterina Sanfelice sposò Marco Antonio Martucci (n. 1606)
Marulli:
Trojano Marulli (Ascoli, 1686 † Napoli, 1749), duca d’Ascoli, nobile di Barletta, sposò a Succivo, il 27 aprile 1717, donna Eleonora Sanfelice dei duchi di Bagnoli, figlia del duca Cesare, patrizio Napoletano e di Donna Giulia Sanfelice dei duchi di Bagnoli e dei patrizi Napoletani.
Massimo Lancellotti - Marzano
Mazzarotta:
Maddalena Sanfelice di Bagnoli sposò Domenico Mazzarotta, marchese di Caselle in Pittari.
Medici - de Meo
Moccia: Camillo Sanfelice sposò Ippolita Moccia

- de Molinas - delli Monti - Monticelli - Mormile - Miroballo - Monforte - Muscettola.


Castello di Agropoli (SA)

Il feudo di Agropoli (SA) fu acquistato nel 1660 dalla famiglia delli Monti Sanfelice.


Di lato: Napoli -
stemma dell’Arcivescovo di Napoli, Cardinale Guglielmo Sanfelice d’Aquavella

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Negri di Oleggio.

Origlia - Orimini (Paride Sanfelice, morto nel 1406, sposò Agnesella Orimini, gentildonna del Seggio della Montagna) - Orsini - d’Orya.

Pagano - Palagano - Pandola - Pandolfelli - Pandone
Pappacoda:
Cesare Sanfelice, figlio di Giò Vincenzo Conte di Bagnoli e di Donna Violante Carafa del Seggio di Nido, fu creato Duca di Rodi nel 1609, da Re Filippo III° di Spagna. Fu sposato due volte, la prima con Donna Isabella Pappacoda del Seggio di Porto, ed in seconde nozze con Donna Giulia del Doge del Seggio di Nido. Ebbe un figlio maschio che chiamò Francesco e due femmine.
Pascale - Pasolini
Pavoncelli:
Giuseppe Augusto Pavoncelli sposò nel 1921 donna Maria Luigia Sanfelice, dei Principi di Viggiano.
Petagna - Pettulli Finizio - Pignatelli -
Pignone del Carretto:
Nicola Sanfelice dei duchi di Bagnoli sposò a Napoli nel 1903 Rosalia Pignone del Carretto (n. a Napoli,1881), figlia di Antonio (1853†1925) e di Maria Bellucci.
Pinelli -
Piscicelli:
Beatrice Sanfelice dei Signori di Acquavella sposò a Napoli nel 1726 Giuseppe Piscicelli, duca di Capracotta.
della Posta - Puoti.

Ravaschieri: Agata Ravaschieri  figlia di Don Antonio  Ravaschieri degli antichi Conti di Lavagna, nel 1698 sposò  il celebre architetto Ferdinando Sanfelice dal quale ebbe tredici figli, cinque maschi e otto femmine.
Recco - di Riccardo - Riccardi - della Rocca - Rocco - de Riso - de Rossi -Russo - Rossano - Rota
Ruffo

Saluzzo
Sangro: Fabio Sanfelice, duca di Bagnoli e S. Cipriano, nobile napoletano, sposò la duchessa Marianna de Sangro.
Santasilia - Seripando -
Sersale:
donna Maria Sanfelice sposò Orazio Sersale, principe di Castelfranco e duca di Cerisano.
Silva - Sorgente - Spiccicacaso - Spina - Stendardo.

Testa - Tomasini - Transo
del Tufo:
Michele Sanfelice (Napoli,1799 † ivi,1884), patrizio napoletano, duca d’Acquavella, marchese di Torricella e di Montesilvano, sposò nel 1825 la nobildonna Beatrice, figlia di Ascanio del Tufo, marchese di Matino.

Vaccara - della Valle - Vandrus
Visconti:
donna Anna Sanfelice dei duchi di Bagnoli e dei marchesi di Monteforte sposò il conte Leonardo Visconti di Modrone.

Zurlo ed altre.

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© Napoli - Particolare ingresso del palazzo fatto costruire nel 1728 da Don Ferdinando Sanfelice per se
e per la moglie Agata Ravaschieri, principessa di Satriano.
Sul portale la scritta: "Ferdinando Sanfelice, patrizio napoletano, per la straordinaria salubrità del luogo, costruì questa dimora. Anno 1728" 

Il complesso della Congregazione in Napoli dei nobili sotto il titolo di S. Maria della Misericordia, fondata da San Gaetano Thiene (Vicenza, 1480 † Napoli, 1547), istituzione benefica che si occupava,  fra le altre opere di misericordia, di curare i sacerdoti poveri e i pellegrini nell’ospedale costruito accanto alla chiesa, di dare degna sepoltura, di offrire alloggio ai pellegrini, fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1806 e dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Il S.M.O. di Malta e le famiglie Sanfelice, Longo, Tufarelli, Capuano, Maresca, Lancellotti, Cattaneo, de Liguoro, de Brayda, Fasulo, Gagliani, Rossi, de Werra, Dentice, de Lutio, Paternò, Pasca, Gomez Paloma, de Clario, Guarini, Spasiano, Piromallo, Campagna, Giusso, Battiloro, Belli, de Lieto, Mazzarotta, Ammone finanziarono la ristrutturazione della Chiesa. In ricordo di tale atto di generosità, nell’Oratorio è stato affrescato la platea degli stemmi dei predetti casati.

Dal bimestrale di informazione, turismo e attualità "Lo Strillo" n° 7 - Novembre/Dicembre 2014 diretto da Domenico De Simone.

Per eventuali approfondimenti si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e gli Affari della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà”.

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1) - Libro d'Oro Napoletano - Archivio di Stato di Napoli - Sezione Diplomatica.


Casato inserito nel 1° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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