Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia de Silva

Arma:
di Napoli e Calabria: d’argento, al leone rampante di rosso coronato d’oro;
di Sicilia: d’argento, al leone di nero.
Titoli: baroni di Amendolea, marchesi di Favara, duchi di Francavilla, principi d'Eboli e di Mileto.


Stemma famiglia de Silva

L’antichissima e nobile famiglia de Silva, di Silva o da Silva, di origini portoghese, discendente dai Re di Alba, si diffuse nel Regno di Castiglia, in altre zone della Spagna e in Italia.
Ruy Gomez de Silva o de Sylva († 1573), Signore della Camusca in Portogallo, cavaliere dell’Ordine di Calatrava, passò in Castiglia ai servigi di re Filippo II, del quale divenne Cameriere Maggiore e Maggiordomo del principe Carlo figlio di detto Re; il 17-3-1556 fu decorato dei titoli di duca di Pastrana in Spagna e di principe di Eboli, feudo in Principato Citra che l’anno dopo fu venduto Niccolò Grimaldi, e successivamente passò alla famiglia Doria dei duchi di Andria. Nel 1533 sposò Anna de Mendoza (n. 1540), figlia unica e futura erede di Diego II Hurtado de Mendoza († 1578), principe di Mileto dal 1518 e duca di Francavilla dal 1555; Ruy Gomez ottenne con privilegio del 1555 la giurisdizione delle seconde cause, portulania e zecca della terra di Amendolea, sita in Calabria Ultra, che faceva parte dello Stato di Mileto, oggi in provincia di Vibo Valentia, insieme a Francavilla, Francica, Pizzo, Roccangitola, Caridà e Montesanto.
Donna Anna de Mendoza, rimasta vedova nel 1573, divenne l’amante di Antonio Perez, Segretario di re Filippo II; morì nel 1592.
Ruy Gomez de Silva y Mendoza († 29-1-1596) ereditò dalla madre i titoli di principe di Mileto e duca di Francavilla.
Suo figlio Rodrigo II († 1625), per successione paterna, il 26.8.1597 ebbe significatoria di rilievo per lo Stato di Mileto con Francica, Caridà, Amendolea, Roccangitola, Montesanto, Capistrano, Francavilla e Pizzo, con bagliva, mastrodattia, portulania e zecca; fu capitano generale della cavalleria negli Stati della Fiandra. Nel 1624 vendette la terra di Amendolea a Francesco Ruffo, 2° duca di Bagnara, per ducati 52.000.
Rodrigo III Gomez fu il 5° principe di Mileto; Gregorio Gomez il 22-5-1692 fu il 6° principe di Mileto; Giovanni Gomez il 16-3-1697 fu il 7° principe di Mileto; Maria Francesca de Sylva († 5-2-1770) dal 9-4-1739 fu l’8^ e ultima principessa di Mileto di casa de Silva. Suo erede fu il figlio Pietro d’Alcantara.
Rui Gomez nel 1613 fu Ambasciatore del re Filippo III al re di Francia, per sostenere i matrimoni tra il futuro re Filippo IV all’epoca principe di Spagna ed Isabella di Borbone figlia di re Enrico IV, e tra il re Luigi XIII allora Delfino di Francia e Anna Maurizia d’Austria figlia di re Filippo III; al suo ritorno fu nominato Cacciatore maggiore del Re.
Luigi Alfonso di Silva, fratello del cardinale Cesare,  capitano di cavalli di Consalvo de Cordova, detto il Gran Capitano, fu il primo a stabilirsi a Napoli dove, per aver partecipato attivamente alla conquista del Regno di Napoli, fu nominato nel 1511 castellano di Castel Capuano ed ebbe in dono un vasto territorio nei pressi del castello, chiamato Melettaria. Sposò in prime nozze Diana Concubler, figlia di Nicolò conte d’Arena, di Stilo e di Mileto, vedova di don Antonio Mugnoz, cavaliere spagnolo, con la quale non ebbe figli; in seconde nozze, sposò Livia Capece Minutolo, figlia di Andrea e di Lucrezia Vulcana, sorella di Ettore Regio Consigliere del Consiglio di Santa Chiara. Livia, rimasta vedova di Luigi Alfonso, allattò donna Margherita d’Austria, figlia dell’Imperatore Carlo V, che sposerà Alessandro dè Medici duca di Firenze e, in seconde nozze, Ottavio Farnese duca di Parma, generando Ranuccio terzo duca di Parma.
Luigi Alfonso di Silva con Livia Capece Minutolo ebbe per figli Cesare e Marcello; alla sua morte fu sepolto nel 1536 in Napoli nella cappella gentilizia di famiglia.

Ch. S.C.a F.
Napoli - lastra tombale di don Luigi Alfonso de Silva sulla quale la moglie Livia
Capece Minutolo fece apporre l'epitaffio - Anno 1536
Lo scudo è partito con le insegne de Silva e Capece Minutolo

Cesare fu nominato dall’Imperatore Carlo V revisore generale di tutti i castelli e fortezze del Regno di Napoli, importante carica rimasta vuota per la morte di don Roderico di Mendozza; dal re Filippo II fu nominato cavaliere di S. Giacomo. Per moglie ebbe Vittoria del Tufo dei marchesi di Lavello, figlia di Gio.Francesco e di Adriana Marchese, con la quale procreò donna Vittoria e donna Lavinia. La prima fu promessa in sposa ad Emilio Caracciolo, conte di Biccari, figlio di Ferdinando duca d’Airola ma, celebrato il matrimonio, donna Vittoria rifiutò le nozze per il desiderio di seguire la sua vocazione e si fece monaca nel 1600 nel Monastero di San Girolamo a Napoli, per poi diventare badessa nel 1608, col nome di suor Eufrosina, del Monastero di San Martino.
Donna Lavinia, sorella di donna Vittoria, sposò Ottavio del Tufo, figlio di Girolamo secondo marchese di Lavello e di donna Antonia Carafa.
Il già citato Marcello, figlio di don Luigi Alfonso, sposò Vincenza Origlia, figlia di Gio.Berardino e di Vittoria del Tufo; i loro figli don Ferdinando, cavaliere gerosolimitano dal 10-7-1557, e Don Fabrizio furono ascritti al Patriziato Napoletano del Sedile di Capuana.

Ch. S.C. a F.

Ch. S.C. a F.

Napoli, cappella de Silva dedicata a San Giacomo, appartenente alla famiglia dal 1536

Nel 1638 Fabrizio, fu uno dei fondatori, insieme ad altri cavalieri Napoletani, tra cui Carlo Onero Cavaniglia, Scipione Filomarino, Carlo Dentice delle Stelle, Goffredo Morra, Placido Dentice del Pesce, Scipione di Sangro duca di Casacalenda, Giovan Battista di Sangro principe di Viggiano e Giovan Francesco di Sangro principe di Sansevero, del Monte Grande dè Maritaggi di Napoli, istituzione benefica con lo scopo di assicurare una cospicua dote alle fanciulle aristocratiche che si sposavano(1).
Don Fabrizio sposò donna Emilia di Regina, figlia di Gio.Antonio conte di Macchia; per figli ebbe Luigi, Cesare e Vincenza che sposò, in seconde nozze, Lorenzo de Franchis presidente della Regia Camera della Sommaria.
Luigi, patrizio napoletano, impalmò Giovanna Revertera, sorella del duca di Saladra; generarono don Fabrizio che sposò donna Giovanna Venata, figlia di Pietro Iacono conte di Santa Maria in Grisone e di Luisa Filomarino.
Cesare, fratello di Fabrizio, patrizio napoletano, sposò donna Ursola Rendone, con la quale generò: donna Beatrice maritata prima con Fabrizio Mascambruno di nobile famiglia beneventana, e poi con Camillo della Marra presidente della Regia Camera della Sommaria, ed infine con Francesco Mormile duca di Campochiaro; e donna Vittoria che sposò, in prime nozze, Francesco Mormile conte di Sant’Angelo e, in seconde nozze, Ippolito Revertera († Napoli,1658), duca di Salandra.
Don Francesco de Silva del Seggio di Capuana sposò donna Feliciana Dentice; quest'ultima rimasta vedova convolò a nozze con Ottimo Francone, marchese di Salcito.
Vincenzo Maria de Silva († 1702), patrizio napoletano, fu vescovo di Calvi dal 10-4-1679; nel 1698 realizzò importanti opere di abbellimento della cappella gentilizia in Napoli.

Ch. S.M. a F.

Filomena de Silva, figlia di Fabrizio, patrizio napoletano, nel 1718 ad Aversa sposò  Roberto Altemps (1687 † 1747), figlio di Giuseppe Maria (1653 † 1713),  nobile romano e patrizio napoletano, duca di Gallese e barone di Mesoraca.
Il casato nel 1551 vestì l’abito di Malta con Raffaele di Silva, patrizio napoletano, ed ottenne il Grandato di Spagna.
Il ramo di Sicilia ottenne nel 1599 il marchesato di Favara.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
(1)
- Istituirono il Monte Grande de’ Maritaggi 38 nobili, essi furono: Tommaso (detto anche Giovan Tommaso) Filangieri figlio di Luigi barone di San Lorenzo e Filetto dei duchi di Laurino, Scipione Filomarino Mastro di Campo, Carlo Dentice delle Stelle, Pacido Dentice del Pesce, Carlo Cavaniglia marchese di San Marco, Landolfo d'Aquino, Giovanni d'Aquino, Alfonso del Doce duca di Cufriano, Giulio Caracciolo, Carlo Andrea Caracciolo marchese di Torrecuso, Ettore Caracciolo marchese di Barasciano, Giovan Francesco Caracciolo, Giuseppe Caracciolo principe di Torella, Marcantonio Carafa, Carlo della Leonessa principe di Sepino, Donato Coppola duca di Cassano, Fabrizio de Silva, Federico Pappacoda marchese di Pisciotta, Orazio di Gennaro, Francesco Galluccio, Ottavio Guindazzo, Giovan Battista Brancaccio di Cesare, Ferrante Brancaccio di Rinaldo principe di Ruffano, Paolo Marchese marchese di Camarota, Giovan Francesco di Sangro principe di Sansevero, Scipione di Sangro duca di Casacalenda, Giovan Battista di Sangro principe di Viggiano, Goffredo Morra marchese di Monterocchetta e Principe di Morra, Vincenzo Mora, Ottavio Monaco, il Consigliere Tommaso de Franchis, Andrea de Franchis marchese di Taviano, Francesco Maria di Somma, Carlo Spinello principe di Tarsia, Giovan Battista Pisanello, Antonio Castigliar marchese di Grumo, Orazio Suardo e Vincenzo del Tufo.
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Fonti bibliografiche:
- Berardo Candida Gonzaga, “Memorie delle famiglie nobili delle Province Meridionali d’Italia”, Napoli, 1875.
- Erasmo Ricca, “La nobiltà del Regno delle Due Sicilie”, Napoli, 1839.
- G.B. di Crollalanza, “Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti”, Pisa 1896.
- Carlo De Lellis, “Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli”,  Napoli 1663.
- Lorenzo Giustiniani , “Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli”.
- Giuseppe Lumaga, “Teatro della nobiltà dell'Europa ovvero Notizie delle famiglie nobili, che in Europa vivono di presente, e che in lei vissero prima ...”, Napoli 1725
- Filiberto Campanile, “L’armi ovvero insegne dè nobili”, Napoli 1610.
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, “Elenco dei Cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme”, Napoli 1897.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria”; Editrice C.B.C. 1996.
- Carlo Padiglione, “Trenta centurie di Armi Gentilizie”, Napoli, 1914.
- V. Palizzolo Gravina, “Il blasone in Sicilia”, Edizioni Clio, 2000.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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