Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Stocco

Arma: d'azzurro ai due stocchi al naturale all'elsa d'oro decussate con le punte in basso, accompagnate da tre gigli d'oro, due uno per lato ed il terzo in punta; il tutto abbassato sotto il capo d'oro all'aquila bicipite di nero.

Altra: d'azzurro ai due stocchi d'oro decussate con le punte in alto, accompagnate da quattro gigli dello stesso uno per lato; all'aquila bicipite di nero nel capo (1).

Altra: d'azzurro ai due stocchi al naturale manicate d'oro decussate con le punte in basso e cantonate da quattro gigli d'oro.

Titoli: patrizi di Cosenza, baroni.

Motto: UNA FIDES

Dimore: Cosenza, Taverna, Scigliano, Adami di Decollatura, Nicastro, Sant'Agnello e Portici.

Patrono: San Francesco di Paola.


Stemma Stocco, tratto dall'opera di Fabrizio
Castiglione Morelli


Cosenza, Chiesa di S. Francesco di Paola, stemma Stocco
sopra l'Altare Maggiore.

Un'antica tradizione orale la vuole di origine inglese; giunse a Cosenza nel medioevo dove godette il patriziato.
Si diramarono a: Scigliano e, da quì, a Taverna ed Adami
(2), successivamente, a Nicastro (3).


Adami, Palazzo Stocco


Stemma famiglia Stocco


Adami, Cappella Famiglia Stocco,
esterno.


Adami, Cappella Famiglia Stocco,
interno.


Lastra tombale di Pietro Francesco Stocco,
anno 1379.

Diversi esponenti della famiglia erano maestri d'armi, parteggiavano per gli aragonesi; re Ferdinando II d'Aragona gratificò, per i servigi militari resigli, Nicola Stocco di Scigliano; a suo figlio Paolo concesse il feudo di Porta (detto della Ciambra dove sorge la contrada Stocchi) in territorio di Nicastro; concessione riconfermata da re Federico nel 1497 e dal vicerè don Giovanni d'Aragona nel 1508.
L'imperatore Carlo V riconfermando l'antica arma concesse di usare nel capo dello scudo l'aquila imperiale.
Ferrante, Pietro e Paolo furono aggregati alla prima piazza di Cosenza nel 1576.
Ferdinando o Ferrante (Taverna, 1611
Cosenza, 1663), figlio di Paolo ed Eleonora Monizia; conseguiti i primi studi in patria, li proseguì a Napoli, Roma e Bologna per poi stabilirsi in Cosenza; fu poeta, filosofo e matematico, Presidente dell'Accademia Cosentina alla quale aveva dato nuovo slancio, nel 1591, l'arcivescovo di Cosenza Giambattista Costanzo e, chiamata in suo onore “Accademia dei Costanti”, tra i sodali di questo rinnovamento ricordiamo: Pirro Schettini, Carlo d'Aquino, Diego Barracco, Marzio Cavalcanti, Ignazio Sambiase e Daniele de Matera. Fu oggetto di calunnia in materia di religione, inquisito e tenuto in carcere per tre anni a Napoli; ne uscì indenne anche se provato, ritornò a Cosenza, pubblicò diverse opere fatte stampare dalla tipografia di Majo e Russo di Cosenza nel 1657 in anonimato per evitare d'essere nuovamente indagato. Fu di spirito liberale, patriottico; gran parte del suo patrimonio lo donò in beneficenza.
Anselmo, anch'esso dottissimo, prese parte alla Congiura di Tommaso Campanella
(4); uscì indenne dalla repressione di Carlo Spinelli, inviato del vicerè, trovando protezione in Roberto Dattilo, marchese di Santa Caterina e Maestro di Campo del duca d'Alba.
Edoardo ed Antonio furono Cavalieri Gerosolimitani.
Altro Paolo, per la fedeltà dimostrata a Ferdinando IV, contro il francese invasore, nel 1804 fu nominato Cavaliere dell'Ordine Costantiniano.


Decreto emesso il 13/11/1804 di nomina a Cavaliere di Grazia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio a Paolo Stocco.

Luigi, patrizio di Cosenza, nella prima metà dell'Ottocento rappresentava il ramo in Cosenza.
Giuseppe Maria Stocco del ramo di Cosenza (morto nel 1854), patriota, vedeva nel governo di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Murat la realizzazione dei valori liberali; aiutò le popolazioni di Zumpano, Rovella e Castiglione Cosentino colpite dal terremoto del 1837, ma anche coloro che furono colpiti da colera nel 1844. Socio onorario della Reale Società Agraria della provincia istituita per iniziativa del barone Vincenzo Maria Mollo; le doti di imprenditore agricolo e nel commercio fecero prosperare la sua famiglia; oggi vi è la Contrada Concio Stocchi ricadente nel comune di Rende dove sono ancora visibili i ruderi del concio.
Nello stesso periodo il ramo di Scigliano era rappresentato dal citato Poalo, patrizio di Cosenza, il quale rimase celibe; e successivamente da suo nipote e futuro generale Francesco Stocco.
Antonio Tommaso (1753
1833) fratello del citato Paolo, sposò Maria Giuseppa Caputo dei duchi di Torano con la quale ebbe: Saveria, Faustina, Diana, Anna Maria, Maria Teresa e Angela; tre i maschi: Giuseppe (celibe), Giovanni e Francesco (celibe) futuro generale.
Francesco (Adami, 1806
Nicastro, 1880) fu battezzato dal principe ereditario Francesco, duca di Calabria (5) in quanto al momento della nascita era ospitato ad Adami dal barone Antonio Tommaso, proveniente da Cosenza (accolto tra gli altri dal marchese Antonio Ferrari d'Epaminonda in qualità di Sindaco dei nobili) in fuga verso la Sicilia a causa dell'occupazione dei francesi; gli fu imposto il nome dell'erede al trono.
Conseguì i primi studi a Cosenza nel Real Collegio (già Collegio dei Gesuiti fondato nel Cinquecento per l'educazione dei giovani nobili). Dal 1825 lo troviamo stabile in Napoli per volere del padre; suo padrino, Francesco I re delle Due Sicilie lo nominò cavaliere di corte prestando servizio nel palazzo reale. La corruzione della corte e i soprusi che venivano perpetrati nei confronti dei meno abbienti lo indussero a maturare un sentimento anti monarchico; verso la fine degli anni trenta aderì alla Giovine Italia il cui esponente di spicco in Calabria era Benedetto Musolino.


Francesco Stocco, generale, stampa del 1860.


Adami, Cappella Famiglia Stocco, lapide in memoria
del generale Francesco Stocco.

Nel 1847 a Napoli, fu arrestato per avversione al regime, stessa sorte toccò al barone Francesco Guzzolino e al barone Marsico. Fu liberato nei primi mesi del 1848; fece ritorno in Calabria, prese parte nell'organizzare la rivolta che si consumò nel mese di giugno con la repressione del generale Ferdinando Nunziante. Fu costretto all'esilio a Malta e, successivamente, tra Nizza e Genova; incontrò Garibaldi e Mazzini. Partecipò alla “Spedizione dei Mille”, comandò una delle sette compagnie. Successivamente, a Palermo, Garibaldi lo nominò colonnello, e successivamente maggior generale con decreto dittatoriale del 27 agosto 1860 dal quartier generale di Mileto;  in seguito, Governatore di Catanzaro, ma preferì raggiungere Napoli, per cui emanò un decreto nel quale nominò  Governatore il nipote Vincenzo.


Arma personale, si possono notare all'interno dello scudo pezze, figure e smalti dello stemma di famiglia; in alto, la timbratura è costituita dalla corona di patrizio accompagnata dall'elmo; ai lati dello scudo bandiere rosse usate dai garibaldini, il nastro azzurro in punta all'asta in onore dell'azzurro sabauda; tamburo e un cannone rappresentano le battaglie.

Dopo l'unità d'Italia, nel 1862, fu integrato con lo stesso grado di maggior generale nel corpo volontari italiani e nello stesso anno nell'esercito regolare italiano; ebbe il comando della Brigata Aosta che lasciò poco dopo per motivi di salute. Collocato a riposo nel 1863, si ritirò a Nicastro; amava soggiornare a lungo nella sua villa di campagna in contrada Maiolino, ricadente nel comune di Gizzeria.
Il citato Giovanni (Nicastro 1800
1841) fratello del generale Francesco, sposando Letterina Tavano di Feroleto diede prosieguo alla fioritura del ramo; ebbero numerosa prole, tra di essi il citato Vincenzo (Feroleto, 1822 Villa Sisina in Portici, 1893) garibaldino, patriota, Governatore di Catanzaro, nominato senatore del Regno d'Italia nel dicembre del 1890;


Adami, Cappella Famiglia Stocco,
lapide in memoria di Vincenzo Stocco



 


Portici, Villa Sisina, qui visse
il senatore Vincenzo Stocco.
 

Di lato: Adami, Cappella Famiglia Stocco,
lapide in ricordo di Donna Letterina Stocco

Paolo, garibaldino e patriota, si distinse nei moti del 1848, morì del 1908 a Napoli; Edoardo, garibaldino e patriota, capitano nei Cacciatori della Sila, successivamente ebbe i gradi di maggiore, morì nel 1863.


Edoardo Stocco, garibaldino e maggiore dell'esercito.

Antonio (1833 1910), garibaldino e patriota,  nel 1860 fu comandante il 2° Reggimento Cacciatori della Sila col grado di colonnello; quest'ultimo, fu erede universale del generale Francesco compreso il titolo.


Lapide in memoria di Antonio Stocco (1833 † 1910),
patrizio di Cosenza.

Di lato: ritratto di Antonio Stocco (1833 † 1910)

Sposò  l'inglese Luisa Tounshend Smith con la quale ebbero per figlie femmine: Paola (nata a Decollatura nel 1866); Eleonora (nata a Sant'Agnello nel 1871); Beatrice (nata a Sant'Agnello nel 1872); Maria Giuseppe (nata a Decollatura nel 1873). Per figli maschi ebbero: Giovanni (nato nel 1864), primogenito, il quale ereditò il titolo; cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, cavaliere della Corona d'Italia; sposò Elena Caldwell con la quale ebbe  Antonio (nato nel 1894) il quale morì prematuramente nel terremoto di Messina; Antonio (nato nel 1875) celibe; Francesco (nato nel 1876) il quale sposò Maria Foitik (figlia di Carlo; Ispettore di Campo di Battaglia dell'Imperatore Francesco Giuseppe) con la quale ebbe: Francesco Carlo,(celibe) e Maria Luisa; Vincenzo (nato nel 1883) il quale sposò Maria Bonacci ed ebbe per figlio Antonio.
Il titolo passò al primo nipote di Giovanni ovvero Francesco Carlo, patrizio di Cosenza.
Il citato Antonio, patrizio di Cosenza, ereditò il titolo da suo cugino Francesco Carlo; sposò sua cugina Maria Luisa con la quale ebbe: Paolo (celibe) e il primogenito Giovanni (nato nel 1958), patrizio di Cosenza, che ha ereditato il titolo.

Famiglie imparentate: Beccuti, Cavalcanti, Furgiuele, Grandinetti, Le Piane, Migliarese, Mirabelli, Morizia, Serafini e Sersale.

La famiglia è iscritta nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana del 1922 col titolo di patrizio di Cosenza (m.).
Ricevuta, per giustizia, nel Sovrano Militare Ordine di Malta nel 1798 come quarto
(6) della famiglia Mirabelli (Arch. Ord. Malta, Processo 4510); e nel 1662 come quarto della famiglia Cavalcante (R. Arch. di Stato Napoli, vol. 4, Priorato di Capua).
La famiglia è iscritta nel Registro dei Cavalieri di Malta “per Giustizia”.

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Note:
(1) - Questo stemma è collocato sull'Altare Maggiore della chiesa di San Francesco Paola in Cosenza, ancorchè inusuale è ragionevole pensare che abbiano dato un notevole contribuito per la costruzione della chiesa o si siano fatti carico dell'intera realizzazione dell'Altare. A confermare che la famiglia ne avesse il diritto di patronato è Davide Andreotti a pag.187 vol. II nell'opera “Storia dei Cosentini” nella quale è scritto che l'Altare Maggiore “...appartiene a Sertorio Duni del Casale di Rossano, cessionario di Ciro Battista Stocco”.
(2) - Frazione del comune di Decollatura poco distante da Scigliano.
(3) - Uno degli antichi comuni che hanno dato vita all'odierna città di Lamezia Terme.
(4) - Congiura ordita nel 1599, coloro che mal sopportavano gli spagnoli ebbero come riferimento ideologico frà Tommaso, domenicano e filosofo, autore della “Città del Sole”, i quali lo coinvolsero affinchè si potesse instaurare sulla terra ciò aveva teorizzato nella sua opera. Il tutto veniva propagandato anche con prediche ammonitrici del frate Tommaso unitamente a frate Dionisio; tra gli altri congiurati vi erano Paolo Ponzio e Maurizio de Rinaldis di Stilo; si alimentava il malcontento per le oppressioni, prima fra tutte quella fiscale degli spagnoli; si tenevano anche riunioni segrete. Nell'agosto del 1599 il nuovo vicerè Fernando Luiz De Castro, conte di Lemos, inviava una lettera al re contenente la confessione resa all'avvocato della Regia Udienza di Calabria Ultra di: Fabio di Lauro e di Giovanni Battista Biblia, con la quale si dissociavano dal disegno criminoso portato avanti dai frati e da alcuni nobili. A questo punto il vicerè inviò Carlo Spinelli, il quale accertò che in diverse zone della Calabria vi erano malumori e si stavano organizzando delle rivolte. I rivoltosi furono arrestati e trasferiti nelle carceri di Napoli. Frà Tommaso scontò ventotto anni di carcere.
(5) - Futuro Francesco I; il titolo dell'erede al trono venne ripristinato in duca di Calabria sostituendolo con quello di principe di Salerno.
(6) - La parentela di 1/4 della famiglia Stocco è collegabile alla regola dei 4/4 per dimostrare l'appartenenza nobiliare e il riconoscimento di taluni ordini. Il matrimonio con i Mirabelli e i Cavalcanti sono stati importanti sodalizi nella famiglia Stocco con famiglie riconosciute nella loro qualità nobiliare.
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Bibliografia:
- Luigi Amabile, “Frà Tommaso Campanella: la sua congiura, i suoi processi, la sua pazzia”, Napoli, 1882.
- Archivio Famiglia Stocco, Adami di Decollatura (CZ).
- Marchese Vittorio Spreti “ Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana”, Vol. VI, pag.483.
- Carmelo Calci, “Le navi della regia marina Pepe, Stocco, Nicotera e Bianchi”, in Storicittà XVIII, n. 178, dicembre 2009;  Storicittà XIX, n. 179, gennaio 2010.
- Luigi Palmieri, “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti manoscritti”; Tomo II Pellegrini Editore, 1999.
- Eugenio Arnoni “La Calabria Illustrata, vol. III, Cosenza”; Edizioni Orizzonti - Meridionali, ristampa del 1992.
- Berardo Candida Gonzaga, “Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d’Italia”, Napoli 1875.
- Fabrizio Castiglione Morelli "De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, Venezia 1713.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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