Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Stocco

A cura del dr. Giuseppe Pizzuti

Arma: d'azzurro, ai due stocchi al naturale all'elsa d'oro decussati con le punte in basso, accompagnati da tre gigli d'oro: due uno per lato ed il terzo in punta; il tutto abbassato sotto il capo d'oro all'aquila bicipite di nero.

Altra: d'azzurro, ai due stocchi d'oro decussati con le punte in alto, accompagnati da quattro gigli dello stesso, uno per lato; all'aquila bicipite di nero nel capo (1).

Altra: d'azzurro, ai due stocchi al naturale manicati d'oro decussati con le punte in basso e cantonate da quattro gigli d'oro.
Altra: di verde, ai due stocchi al naturale manicati d'oro decussati con le punte in basso e cantonate da quattro gigli d'oro; col capo d'oro all'aquila bicipite di nero.

Titoli: patrizi di Cosenza, baroni.

Motto: UNA FIDES

Dimore: Cosenza, Scigliano (oggi Adami di Decollatura), Nicastro, Taverna, Sant'Agnello, Portici, Maiolino di Gizzeria.

Patrono: San Simone Stock, Sant'Antonio abate e San Francesco di Paola.


Stemma Stocco, tratto dall'opera di Fabrizio Castiglione Morelli


Cosenza, Chiesa di S. Francesco di Paola, stemma Stocco
sopra l'Altare Maggiore

Un'antica tradizione orale la vuole di origine inglese, la famiglia venera nella sua cappella San Simone Stock (Aylesford, 1165 Bordeaux, 15 maggio 1265), entrò nell'Ordine Carmelitano e ne favorì la diffusione sia in Inghilterra che nel resto d'Europa, fu il VI Priore Generale dell'Ordine.
Giunsero a Cosenza nel medioevo dove godette il patriziato. Si diramarono a: Scigliano
(2), e da quì a Taverna e Nicastro (3).


La Madonna dona lo scapolare a San Simone

A seguire Palazzo Stocco in Adami di Decollatura


Stemma famiglia Stocco


Adami, Cappella Famiglia Stocco,
esterno.


Adami, Cappella Famiglia Stocco,
interno


Lastra tombale
.


Stemma Stocco con le famiglie imparentate sulla tela dell'Altare raffigurante Sant'Antonio abate

Ugolino Stocco nel 1302 fu investito di un feudo.
Ugo, familiare di re Roberto d'Angiò, barone di vari feudi, tra di essi: Accadia, Acquaterio, Montedoro, Flumeri, Paragiato.
Giovanni, fu erede dei citati feudi ed alcuni li alienò.
Giovan Battista fu Sindaco dei Nobili di Cosenza nel 1449.
La famiglia parteggiava per la causa aragonese, Nicola Stocco di Scigliano nel 1470 fu gratificato da re Ferdinando I d'Aragona per i servigi militari resigli, concedendogli il feudo di Ciambra ossia della Porta della città di Nicastro; Pietro Francesco fu fratello di Nicola.
Paolo, figlio primogenito di Nicola successe a suo padre nel feudo di Ciambra, concessione confermata da re Federico I d'Aragona nel 1497 e dal vicerè don Giovanni d'Aragona nel 1508; nel 1489 ebbe in feudo la Bagliva e la Mastrodattia della città di Scigliano.
Pietro Giovanni, figlio di Paolo, fu il capostipite del ramo tuttora fiorente in Adami di Decollatura, ebbe per figlio Pietro Francesco che sposò Caterina Sersale ed ebbero per figlio Giovan Battista che sposò in prime nozze Geronima Carafa dei duchi di Nocera ed in seconde nozze Cornelia Cavalcanti ed ebbero per figli: Saveria, sposata nel 1772 a Francesco Valignano; Giulia; Eleonora; Faustina, sposata a Domenico Parisio, ebbero per figlia Rosa che andò in sposa a Giuseppe Maria Cosentino di Aprigliano; Paolo, morì in giovane età; Odoardo (1758), fu tenente colonnello; Paolo Antonio, per la fedeltà dimostrata a Ferdinando IV, contro il francese invasore, nel 1804 fu nominato Cavaliere dell'Ordine Costantiniano, nel 1776 sposò Maria Isabella Catalano Gonzaga dei duchi di Majerà; ed


Decreto emesso il 13/11/1804 di nomina a Cavaliere di Grazia del Sacro
Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio a Paolo Antonio Stocco

Antonio Tommaso (1753 † 1833), sposato a Maria Giuseppa Caputo dei duchi di Torano ed ebbero per figlie: Saveria, sposata in casa d'Ippolito; Faustina, sposò Carlo Calvello; Diana, sposò in casa De Piro; Anna Maria; Maria Teresa, sposò Francesco Cavallo di Amantea ed Angela Antonia, sposata al marchese Felice d'Ippolito; tre i maschi: Giuseppe (celibe), Giovanni e Francesco (Adami, 1806 † Nicastro, 1880) fu battezzato dal principe ereditario Francesco, duca di Calabria (4) in quanto al momento della nascita era ospitato in Adami dal barone Antonio Tommaso, proveniente da Cosenza (accolto tra gli altri dal marchese Antonio Ferrari d'Epaminonda in qualità di Sindaco dei nobili) in fuga verso la Sicilia a causa dell'occupazione dei francesi; gli fu imposto il nome dell'erede al trono.
Conseguì i primi studi a Cosenza nel Real Collegio (già Collegio dei Gesuiti fondato nel Cinquecento per l'educazione dei giovani nobili). Dal 1825 risiedette in Napoli per volere del padre; suo padrino, Francesco I re delle Due Sicilie, lo nominò cavaliere di corte; la corruzione che vide in essa ed i soprusi che venivano perpetrati nei confronti dei meno abbienti lo indussero a maturare un sentimento anti monarchico; verso la fine degli anni trenta aderì alla Giovine Italia il cui esponente di spicco in Calabria era Benedetto Musolino.


Francesco Stocco, generale, stampa del 1860


Adami, Cappella Famiglia Stocco, lapide in memoria
del generale Francesco Stocco

Nel 1847 a Napoli, fu arrestato per avversione al regime, stessa sorte toccò al barone Francesco Guzzolino e al barone Marsico. Fu liberato nei primi mesi del 1848; fece ritorno in Calabria, prese parte nell'organizzare la rivolta che si consumò nel mese di giugno con la repressione del generale Ferdinando Nunziante. Fu costretto all'esilio a Malta e, successivamente, tra Nizza e Genova; incontrò Garibaldi e Mazzini. Partecipò alla “Spedizione dei Mille”, comandò una delle sette compagnie. Successivamente, a Palermo, Garibaldi lo nominò colonnello, e successivamente maggior generale con decreto dittatoriale del 27 agosto 1860 dal quartier generale di Mileto;  in seguito, Governatore di Catanzaro, ma preferì raggiungere Napoli, per cui emanò un decreto nel quale nominò  Governatore il nipote Vincenzo.


Arma personale, si possono notare all'interno dello scudo pezze, figure e smalti dello stemma di famiglia; in alto, la timbratura è costituita dalla corona di patrizio accompagnata dall'elmo; ai lati dello scudo bandiere rosse usate dai garibaldini, il nastro azzurro in punta all'asta in onore dell'azzurro sabauda; tamburo e un cannone rappresentano le battaglie

Dopo l'unità d'Italia, nel 1862, fu integrato con lo stesso grado di maggior generale nel corpo volontari italiani e nello stesso anno nell'esercito regolare italiano; ebbe il comando della Brigata Aosta che lasciò poco dopo per motivi di salute. Collocato a riposo nel 1863, si ritirò a Nicastro; amava soggiornare a lungo nella sua villa di campagna in contrada Maiolino, ricadente nel comune di Gizzeria, rimase celibe.


Barone Antonio (1930-2017), sullo sfondo villa di Maiolino


Villa di Maiolino, stemma


Medaglia del Regio Torpediniere Francesco Stocco

Il citato Giovanni (Nicastro, 1800 † 1841) fratello del generale Francesco, sposando Letterina Tavano di Feroleto diede prosieguo alla fioritura del ramo ed ebbero numerosa prole: Giulia, sposata in casa Procida; Giuseppa, sposata al barone Nicotera; Maria; Giuseppe; il citato Vincenzo (Feroleto, 1822 † Villa Sisina in Portici, 1893) garibaldino, patriota, Governatore di Catanzaro, nominato senatore del Regno d'Italia nel dicembre del 1890;


Adami, Cappella Famiglia Stocco,
lapide in memoria di Vincenzo Stocco



 


Portici, Villa Sisina, qui visse
il senatore Vincenzo Stocco.
 

Di lato: Adami, Cappella Famiglia Stocco,
lapide in ricordo di Donna Letterina Stocco


Don Vincenzo Stocco, patrizio cosentino

Paolo, garibaldino e patriota, si distinse nei moti del 1848, morì del 1908 a Napoli; Edoardo, garibaldino e patriota, capitano nei Cacciatori della Sila, successivamente ebbe i gradi di maggiore, morì nel 1863.


Edoardo Stocco, garibaldino e maggiore dell'esercito

Antonio (1833 1910), garibaldino e patriota,  nel 1860 fu comandante il 2° Reggimento Cacciatori della Sila col grado di colonnello; quest'ultimo, fu erede universale del generale Francesco compreso il titolo.


Lapide in memoria di Antonio Stocco (1833 † 1910),
patrizio di Cosenza

Di lato: ritratto di Antonio Stocco (1833 † 1910)

Sposò l'inglese Luisa Tounshend Smith ed ebbero per figlie femmine: Paola (Decollatura, 1866), sposata a Maurizio Mariani, fu Segretario Generale del comune di Napoli; Eleonora (Sant'Agnello, 1871), sposata ad Enrico Padiglione, Senatore del Regno; Beatrice (Sant'Agnello, 1872), sposata al cav. Carpi, Colonnello; Maria Giuseppa  (Decollatura, 1873), nubile. Per figli maschi ebbero: Giovanni (1864), primogenito, il quale ereditò il titolo, fu cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, cavaliere della Corona d'Italia, sposò Elena Caldwell ed ebbero per figlio Antonio (1894), che morì prematuramente nel terremoto di Messina; Antonio (1875) celibe; Francesco (1876), sposò Maria Foitik (figlia di Carlo, Ispettore di Campo di Battaglia dell'Imperatore Francesco Giuseppe) con la quale ebbe per figli: Francesco Carlo, rimase celibe, e Maria Luisa; Vincenzo (1873), sposato a Maria Bonacci ebbero per figli: Eluisa (1913); Maria Pasqualina (1919), sposata a Francesco Strani; Beatrice (1936) sposata a Domenico Milano, notaio; Edoardo (1922); Innocenzo (1924), sposò Maria Teresa Aprea e generarono Eleonora e Pier Francesco (1973 † 2019), celibe; Giovanni (1926) ed Antonio (1930 † 2017) futuro barone.
Il titolo passò a Francesco Carlo, primo nipote di Giovanni (1864).
Antonio (figlio di Vincenzo e di Maria Bonacci) ereditò il titolo da suo cugino Francesco Carlo, sposando sua cugina Maria Luisa, hanno avuto per figli: Paolo (1959 † 2015) celibe; ed il primogenito barone Giovanni (1958), patrizio di Cosenza, attuale rappresentante della casata.

Paola (1866). A destra: Antonio (1894), morirà nel terremoto di Messina

Carlo Foitik, Ispettore di Campo di Battaglia dell'Imperatore Francesco Giuseppe e sua figlia Maria

Il Barone Giovanni Stocco e sua zia Donna Beatrice Stocco


Stemma Stocco ingollato alle insegne dell'Imperatore Carlo V

Gli Stocco e il Feudo di Archis e Petritiis

Nicola Stocco di Scigliano, notaio in Nicastro, sposato con Imperata Mazza, nel 1472 comprò da Giovanni Andrea Mazza una sezione del feudo di Archis e Petritiis (o Roberto de Archis e Petritiis), situato in Calabria Citra (ricadente negli attuali comuni di Scigliano in provincia di Cosenza e Martirano in provincia di Catanzaro).
Paolo ( 1542) figlio del barone Nicola, fu erede del feudo, gli venne rinnovata l'investitura da re Ferdinando II d'Aragona nel 1489, nel 1499 re Federico gli concesse il privilegio di familiarità perpetua e di perpetua esenzione dal pagamento delle fiscali. Nel 1512 venne aggregato con la sua discendenza al patriziato di Cosenza; sposò Covella Cavalcanti.
Ferrante o Ferdinando Stocco († 1562), figlio del barone Paolo, gli successe nel feudo, l'imperatore Carlo V gli concesse il privilegio di aggiungere l'aquila imperiale nello stemma con il ditterio UNA FIDES; restaurò la cappella in San Francesco di Paola di Cosenza, fu Sindaco dei Nobili di Cosenza; sposò Isabella Malena da Rossano.
Giulio Cesare († 1587), nel 1564 ebbe significatoria di rilevio per il feudo come erede per la morte del padre, barone Ferrante, acquistò il feudo di Campitelli o Capitelli in territorio di Altilia; suo fratello Nicola Maria sposò Diana Beccuti ed ebbero per figlio Giulio che sposò Cornelia Scaglione ed ebbero per figlio Paolo, sposato ad Eleonora Monizia generarono Ferrante o Ferdinando (Taverna, 1611 † Cosenza, 1662), conseguiti i primi studi in patria, li proseguì a Napoli, Roma e Bologna per poi stabilirsi a Cosenza; fu poeta, filosofo e matematico. Presidente dell'Accademia Cosentina alla quale, nel 1591, aveva dato nuovo slancio l'arcivescovo di Cosenza Giambattista Costanzo e denominata in suo onore “Accademia dei Costanti”, tra i sodali di questo rinnovamento ricordiamo: Pirro Schettini, Carlo d'Aquino, Diego Barracco, Marzio Cavalcanti, Ignazio Sambiase e Daniele de Matera. Fu oggetto di calunnia in materia di religione, inquisito, fu tenuto in carcere a Napoli per tre anni; ne uscì indenne anche se provato, ritornò a Cosenza, pubblicò diverse opere fatte stampare dalla tipografia di Majo e Russo nel 1657 in anonimato per evitare d'essere nuovamente indagato. Fu di spirito liberale e patriottico, gran parte del suo patrimonio lo donò in beneficenza.


Stemma Beccuti

Agostino († 1638), figlio del barone Giulio Cesare, ereditò i feudi, cedette il feudo di Campitelli a Francesco Mantuani.
Ferrante juniore , nel 1642, ebbe significatoria di rilevio del feudo come erede per la morte di suo padre, barone Agostino.
Cecilia Stocco († 5 novembre 1695), successe nel possesso del feudo come erede di suo fratello Ferrante juniore morto improle; aveva sposato, nel 1652 a Scigliano, Francesco Maria Mirabelli, patrizio di Amantea.
Daniele Mirabelli Stocco (1655 † 1736) successe nel possesso del feudo come erede per la morte di sua madre, baronessa Cecilia; sposò Ippolita Grimaldi. di Catanzaro.
Ferdinando Mirabelli Stocco (1709), figlio di Daniele, ereditò il feudo; sposò Chiara Marincola dei baroni di San Floro ed ebbero per figlia Ippolita. Vendette la sezione del feudo Archis e Petritiis ad Antonio Mascaro con Regio Assenso del 1749.

Gli Stocco e il Feudo Riccio (sezione Cutura)

Feudo appartenuto anticamente alla famiglia Morano (ricadente nell'attuale comune di Taverna in provincia di Catanzaro), ad un certo punto fu diviso tra due eredi creando due sezioni: di Pàntane e di Cutura.
Francesco Stocco († 1769) figlio di Domenico e di Eleonora de Riso dei baroni di Botricello, sposò Caterina Dardano di Filippo, la quale ereditò il feudo di Cutura.
Filippo († Taverna, 1784), patrizio di Cosenza, ereditò il feudo da sua madre Caterina, sposò la nobile Anna Blasco.
Gaetano (Taverna, 1768  †  ivi, 1796) di Filippo, gli successe nel feudo, sposò Saveria de Nobili.
Filippo juniore (1790 † 1820) di Gaetano, ereditò il feudo, morì celibe.
Salvatore (o Ferdinando) (1793 † 1832), fu erede di  suo fratello Filippo nei titoli,  sposò Delfina Marincola Cattaneo con la quale ebbero per figli: Filippo (1833 † 1893), celibe, e la primogenita Saveria la quale sposò il nobile di Taverna Francesco Blasco, casata nella quale si estinse questo ramo degli Stocco.

Altri esponenti di famiglia:
Anselmo
, prese parte alla Congiura di Tommaso Campanella; riuscì a salvarsi dalla repressione di Carlo Spinelli, inviato del vicerè, trovando protezione in Roberto Dattilo, marchese di Santa Caterina e Maestro di Campo del duca d'Alba(5).
Lucrezia, sposò Salvatore Cavalcanti, barone di Torano.
Alessandro da Cosenza, fu U.J.D., ebbe per figlia Margherita, la quale il 20 gennaio 1570 stipulò i capitoli matrimoniali con Girolamo Mascaro, figlio di Sigismondo, notaio Petrone de Petroni.
Giulio, nella prima metà del Seicento fu chierico in Scigliano.
Clarice, sposò Angelo Merenda.
Paolo fu Cavaliere Gerosolimitano di devozione, ammesso il 5-VI-1790.
Francesco, del quale venne redatto nel giugno 1788, dal notaio Francesco Rossi di Cosenza, l'inventario dei suoi beni, tra di essi 75 quadri.
Luigi, patrizio di Cosenza, nella prima metà dell'Ottocento rappresentava il ramo in Cosenza.
Giuseppe Maria del ramo di Cosenza († 1854), patriota, vedeva nel governo di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Murat la realizzazione dei valori liberali; aiutò le popolazioni di Zumpano, Rovella e Castiglione Cosentino colpite dal terremoto del 1837, e successivamente coloro che furono colpiti da colera nel 1844. Socio onorario della Reale Società Agraria della provincia istituita per iniziativa del barone Vincenzo Maria Mollo; le sue doti in campo agricolo e nel commercio fecero prosperare famiglia, oggi vi è la contrada Concio Stocchi ricadente nel comune di Rende dove sono ancora visibili i ruderi del concio.
Luigi (Cosenza, 1835 † Napoli, 1911) figlio di Giuseppe e di Teresa Montauro, Direttore Scolastico in diversi istituti, diresse alcune riviste, fu socio dell' Accademia Cosentina.

Famiglie imparentate: Beccuti, Blasco, Caputo, Cavalcanti, de Riso, Furgiuele, Grandinetti, Grimaldi, Le Piane, Marincola, Merenda, Migliarese, Mirabelli, Monizia, Serafini, Sersale, Scaglione, Tavano.

La famiglia è iscritta nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana del 1922 col titolo di patrizio di Cosenza (m.).
Ricevuta, per giustizia, nel Sovrano Militare Ordine di Malta nel 1798 come quarto (6) della famiglia Mirabelli (Arch. Ord. Malta, Processo 4510); e nel 1662 come quarto della famiglia Cavalcante (R. Arch. di Stato Napoli, vol. 4, Priorato di Capua).
La famiglia è iscritta nel Registro dei Cavalieri di Malta “per Giustizia”.

______________
Note:
(1) 
- Questo stemma è collocato sull'Altare Maggiore della chiesa di San Francesco Paola in Cosenza, ancorchè inusuale è ragionevole pensare che la famiglia abbia dato un notevole contribuito per la costruzione della chiesa o si siano fatti carico dell'intera realizzazione dell'Altare, più probabile ipotizzare che sia stato apposto in occasione del restauro della cappella ad opera del barone Ferdinando Stocco ( 1562). A confermare che la famiglia ne avesse il diritto di patronato è Davide Andreotti a pag.187 vol. II nell'opera “Storia dei Cosentini” nella quale è scritto che l'Altare Maggiore “...appartiene a Sertorio Duni del Casale di Rossano, cessionario di Ciro Battista Stocco”.
(2) 
- Scigliano, oggi comune in provincia di Cosenza, nei secoli riuscì a non farsi infeudare; prima del 1811 il suo territorio era molto più esteso e comprendeva gli odierni comuni di: Bianchi, Carpanzano, Colosimi, Decollatura, Panettieri, Pedivigliano, Soveria Mannelli, e Castagna frazione di Carlopoli.
(3) - Oggi parte integrante della città di Lamezia Terme.
(4) - Futuro Francesco I; il titolo dell'erede al trono venne ripristinato in duca di Calabria sostituendolo con quello di principe di Salerno.
(5) - Congiura ordita nel 1599 da coloro che mal sopportavano gli spagnoli ed ebbero come riferimento ideologico frà Tommaso, domenicano e filosofo, autore della “Città del Sole”, lo scopo era quello di realizzare sulla terra ciò aveva teorizzato nella sua opera, veniva propagandato anche con prediche ammonitrici dallo stesso frate Tommaso e dal suo confratello Dionisio; tra gli altri congiurati vi erano Paolo Ponzio e Maurizio de Rinaldis di Stilo i quali alimentavano il malcontento facendo leva sul carico fiscale imposto dagli occupatori. Nell'agosto del 1599 il nuovo vicerè Fernando Luiz De Castro, conte di Lemos, inviava una lettera al re contenente le  confessioni rese all'avvocato della Regia Udienza di Calabria Ultra di: Fabio di Lauro e di Giovanni Battista Biblia, nelle quali si dissociavano dal disegno criminoso portato avanti dai frati e da alcuni nobili. A questo punto il vicerè inviò Carlo Spinelli, il quale accertò che in diverse zone della Calabria vi erano malumori e si stavano organizzando delle rivolte. I rivoltosi furono arrestati e trasferiti nelle carceri di Napoli, frà Tommaso scontò ventotto anni di carcere.

(6) - La parentela di 1/4 della famiglia Stocco è collegabile alla regola dei 4/4 per dimostrare l'appartenenza nobiliare e il riconoscimento di taluni ordini. Il matrimonio con i Mirabelli e i Cavalcanti sono stati importanti sodalizi nella famiglia Stocco con famiglie riconosciute nella loro qualità nobiliare.
_______________
Bibliografia:
- Luigi Amabile, “Frà Tommaso Campanella: la sua congiura, i suoi processi, la sua pazzia”, Napoli, 1882.
- Archivio Famiglia Stocco, Adami di Decollatura (CZ).
- Marchese Vittorio Spreti “ Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana”, Vol. VI, pag.483.
- Carmelo Calci, “Le navi della regia marina Pepe, Stocco, Nicotera e Bianchi”, in Storicittà XVIII, n. 178, dicembre 2009;  Storicittà XIX, n. 179, gennaio 2010.
- Luigi Palmieri, “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti manoscritti”; Tomo II Pellegrini Editore, 1999.
- Eugenio Arnoni “La Calabria Illustrata, vol. III, Cosenza”; Edizioni Orizzonti - Meridionali, ristampa del 1992.
- Berardo Candida Gonzaga, “Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d’Italia”, Napoli 1875.
- Fabrizio Castiglione Morelli "De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, Venezia 1713.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.I pagg.126-128, Vol.IV pagg.215-216; Editrici Frama Sud e C.B.C. 1984 -2002.
- Luca Irwin Fragale, Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Milano, Banca CARIME, 2016.
- Amedeo Miceli di Serradileo in "Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria"; a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore.


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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