Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Telesio

Arma: d’azzurro alla fascia d’oro.
Dimore: Cosenza, Bonifati, Napoli e Trani.
Titoli: patrizi di Cosenza, baroni, marchesi, duchi e principi.

© Disegno proprietà www.nobili napoletani.it
© Stemma famiglia Telesio

Dalla semplicità dell’arma si evince che la famiglia Telesio ha origini antichissime; le sue radici sono nell’antica città di Telese, oggi denominata Aiello Calabro in provincia di Cosenza (1), più volte distrutta e ricostruita, dove possedevano terre da cui presero il cognome. Si trasferì in Cosenza ove godette la nobiltà da tempi remoti; Telesino, ovvero Ponzio Telesio si mise a capo dei suoi concittadini cosentini e, con altri valorosi Bruzii e Lucani mossero contro i romani per ottenere "il civis romanus", ovvero la cittadinanza romana della quale erano stati esclusi i popoli italici e denominata  guerra sociale che si svolse tra il 91 e l'88 a.C.; erano ormai alle porte di Roma quando sopraggiunse Silla e li sconfisse, morirono in cinquantamila, tra di essi il comandante Telesino (2).
Cajo Tilesio, si portò a Roma nel 37 d.C. nel mentre regnava Caligola, acquistò reputazione nella capitale, nel 41 partecipò alla congiura ordita da Cassio Cherea, tribuno de' pretoriani, contro Caligola
(3).
Pietro Telesio
(4) (1201), nominato cavaliere dall’Imperatore Federico II di Svevia, fu cubiculario.
Nicola, di Pietro, ebbe per figlio Guglielmo, nel 1251 sotto l'imperatore Corrado, fu signore di Sant'Angelo e Seminara, sotto re Carlo I d'Angio fu fatto cavaliere.
Benedetto, di Guglielmo, ebbe per figlio Roberto che fu creato milite  da re Carlo I d'Angiò, ebbe per figli: Nicolò, Manfredi e Guglielmo.
Nicolò (1376), giureconsulto, consigliere della regina Giovanna II, sposò donna Isolda Carolei.
Antonio, figlio di Nicolò, cubiculario di re Ladislao, nel 1425 ambasciatore e consigliere del re Ludovico III, fu sindaco dei nobili di Cosenza, sposò donna di casa Marano.
Andreano o Adriano, di Antonio, sposò Danta Tignoso, di antica e nobile famiglia di Rimini (Mario Pellicano Castagna nella genealogia riporta che: nel 1437 sposò Diamente de Copularis).
Bernardino, di Andreano, Capitano di Laino nel 1488, sposò Giovanna Quattromani ed ebbero per figli: Antonio (Cosenza, 1482 † 1534), poeta e letterato, zio del filosofo Bernardino; eccelse come latinista; dopo i primi rudimenti in Cosenza, volle accrescere i suoi studi a Milano, probabilmente sulla scia del celebre latinista cosentino Aulo Giano Parrasio (nome latinizzato di Giovan Paolo Parisio) il quale aveva insegnato eloquenza nella scuola palatina e da poco ritornato a Cosenza dove fonderà la gloriosa Accademia Cosentina.


Monografia su Antonio Telesio


Antonio Telesio

A Milano fu raggiunto dal giovinetto suo nipote Bernardino che lo istruisce. Negli anni venti del Cinquecento lo troviamo a Roma presso Clemente VII, successivamente fu chiamato a Venezia e Napoli, nel 1533 fece ritorno a Cosenza. Le sue opere furono pubblicate dopo molto tempo, nel 1772, da Francesco Daniele, sulla base dei manoscritti conservati presso la biblioteca del nobile cosentino Emilio Giannuzzi Savelli, famiglia imparentata con i Telesio.


Tela raffigurante San Francesco di Paola; in basso gli stemmi della famiglia Telesio e Maria Greco; commissionata per la chiesa
dello Spirito Santo in Cosenza nella quale attualmente vi è una copia, l'originale che quì presentiamo è esposta nella sacrestia
della cattedrale di Cosenza.
Arma dei Maria Greco: d'azzurro al leone sostenente con le branche anteriori un calice ed accompagnato in capo da tre stelle
d'oro; alla fascia di rosso caricata da tre stelle d'oro
(5).

Andreano (o Adriano) juniore, sposò donna di casa Stocco con la quale generarono: Antonio; Francesco, sposò Lucrezia Arnone; Giovan Battista, ebbe per figli Ascanio e Marzio che ebbe per figlio Fulvio che a sua volta ebbe: Daniele, Marzio e Giovan Battista il quale sposò donna di casa Caputo.
Giovanni
, fratello dei citati Antonio ed Andreano, nel 1508 sposò la nobildonna cosentina Vincenza Garofalo, da questo matrimonio nacquero otto figli al primo dei quali, nato l'anno seguente, fu imposto il nome del nonno paterno Bernardino, gli altri fratelli furono: Tommaso; Giovanni Andrea (sposò donna di casa Garofalo); Paolo e Valerio; le sorelle furono: Francesca, nel 1536 sposò Gio. Battista Caputo; Joannella ( 1570), sposò in prime nozze Mario di Gaeta ed ebbero per figlio Filippo, in seconde nozze sposò Scipione Spadafora.

Bernardino (1509 † 1588) fu un grande filosofo e matematico, studiò prima a Padova e poi a Napoli dove si stabilì e pubblicò, nel 1565, i primi due volumi dell'opera De rerum natura iuxta propria principia e nel 1586 i restanti sette libri; sposò Diana Sersale, vedova con due figli di Antonio de Matera, dalla loro unione nacquero quattro figli: Prospero il quale venne ucciso all'età di 23 anni tra febbraio e marzo del 1576 per mano di Nicola Maria Carnevale; Antonio, sposò Cinzia Firrao; Anna, sposò Geronimo Scaglione; Vincenza.      
Fu ospite di Alfonso Carafa della Stadera 3° duca di Nocera e di sua moglie Giovanna Castriota, marchesa di Città Sant'Angelo; vi soggiornò per lunghi periodi, fu precettore del loro primogenito e futuro 4° duca di Nocera Ferdinando (o Ferrante); i duchi amavano la letteratura e l'arte e in questo clima Bernardino trovò la giusta concentrazione nella stesura della sua grande opera che dedicò a Ferrante, scrisse un carme lirico eroico dedicato alla duchessa Giovanna Castriota in lingua latina composto in esametri. Regalò la sua opera all’Accademia Cosentina che, dopo la sua morte, prese il nome Telesiana. Il lavoro di Bernardino ha un grande valore storico perché diede l’avvio a considerare la scienza della natura come conoscenza autonoma.

via paladino giovanni

In una cartolina commemorativa, realizzata nel 1910 in occasione del IV centenario dalla sua nascita, si nota al centro la scritta in latino che riprende la definizione del filosofo Francesco Bacone (1561 1626), con la quale afferma che Bernardino è da considerarsi il “Primo dei Nuovi”ovvero il primo pensatore moderno; in basso è ripreso il suo autografo apposto nei capitoli matrimoniali in vista delle nozze di sua figlia, donna Anna con Geronimo (o Girolamo) Scaglione, nobile dei baroni di Pittarella, avvenute nel 1579.


Cartolina commemorativa realizzata nel 1910 - Per gentile concessione del dr. Giuseppe Pizzuti


Rivista stampata a Cosenza dal tipografo Raffaele Riccio
nel 1914 per celebrare la nascita del filosofo Bernardino

Tommaso, fratello del citato Bernardino, fu Arcivescovo di Cosenza dal 1565 al 1568; carica proposta inizialmente da papa Pio IV a Bernardino, il quale preso dai suoi studi indicò il fratello affermando che ne “fosse più meritevole”; il fratello Paolo, fu vicario generale della curia durante il vescovato di Tommaso.
Valerio, fratello dei citati Bernardino, Tommaso e Paolo; Iuris Utriusque Doctor, comprò da Eleonora Sanseverino il feudo di Cerisano e Castelfranco (oggi Castrolibero) comuni limitrofi a Cosenza; fu ucciso il 10 agosto del 1579 nella chiesa di San Giovanni di Castelfranco per una rivolta dei propri vassalli; nel 1572 aveva sposato Giulia Ruffo figlia di Antonio di Terranova di Calabria, dei conti di Sinopoli, con la quale ebbero per figli: Vittoria; Clarice, monaca nel convento cistercense di Santa Maria delle Vergini; Urania, sposata a Francesco Passalacqua, segretario delle Regie Udienze di Calabria Citra; Fabrizio; MarcantonioMaurizio, elevato a Cavaliere di Malta nel 1588; Orazio, del quale ricordiamo la lettera inviata nel novembre del 1601 assieme ai rappresentanti della città di Cosenza al cardinale Agostino Valier, prefetto della Congregazione dell'Indice, affinchè si facesse promotore presso la Congregazione per istituire una commissione con lo scopo di operare una revisione dei libri incriminati a suo zio, il filosofo Bernardino (alcuni scritti erano stati inseriti nell'edizione dell'Index del 1596 a pagina 26) ma, nonostante l'istituzione della commissione gli scritti non furono tolti dall'indice nel quale vennero reinseriti in tutte le edizioni successive, solo nell'edizione  pubblicata nell'anno 1900 sotto il pontificato di Leone XIII non saranno presenti nonostante non ci fosse un decreto di riabilitazione, la quale, fu tacita da parte della Chiesa.

Cosenza, Chiesa del Santissimo Salvatore, costruita dall'Arcivescovo Tommaso Telesio nel 1567, esterno ed interno.

Roberto († 1614) fratello dei citati Maurizio ed Orazio, alla morte del padre Valerio ereditò il feudo di Castelfranco e Cerisano, a causa delle persistenti ostilità in Castelfranco decise di vendere il feudo ad Orazio Sersale per ducati 33.600 con Regio Assenso del 1580. Comprò la terra di Mottafollone e San Sosti lo stesso anno della sua morte da Lelio Caputo divendone il 1° barone; il Regio Assenso fu emesso dopo la sua morte nel 1616. Aveva sposato Genua Cavalcanti figlia di Ippolito barone di Castiglioncello.
Muzio (1599 † 1672), patrizio di Cosenza, 2° barone di Mottafollone, figlio di Roberto; sposò Isabella de Gregorio († 1676) figlia di Giovan Giacomo, la quale gli portò in dote il feudo di Bonifati (acquistato dal nonno Valerio de Gregorio per 18.000 ducati dal curatore del patrimonio del principe di Bisignano) sul quale, nel 1640, ottenne il titolo di principe dal re Filippo IV; nel 1643 circa comprò il feudo di Sant'Agata (acquistato precedentemente dai Firrao da Tommaso Maiorana, marchese di Sangineto, a questo evento seguì un  provvedimento regio col quale si dichiarava estinto il titolo di principe su questa terra in quanto legato ai Firrao); nel 1647 lo vendette a Tommaso Firrao il quale riotterrà il titolo di principe da Filippo IV.


Bonifati (CS)


Sant'Agata d'Esaro (CS)

Roberto († 1677), patrizio di Cosenza, 3° barone di Mottafollone, 2° principe di Bonifati, figlio di Muzio, ereditò da sua madre Isabella de Gregorio Telesio la terra di Bonifati con bagliva, mastrodattia, dogana e scannaggio; sposò Giulia Cavalcante dei baroni di Verbicaro con la quale ebbero per figli: Muzio; Domenico; Francesco, cavaliere di Malta nel 1662; Giovan Battista; Antonio; Nicola; Saverio e Giacomo, patrizio di Cosenza, 4° barone di Mottafollone e San Sosti, 3° principe di Bonifati; sposò Anna Ametrano figlia di Antonio duca di San Donato (oggi San Donato di Ninea) con la quale ebbero per figli: Roberto († 1757), 4° principe di Bonifati ec... dal 1706 per successione; sposò Lavinia Tranfo sorella del principe di Casoleto Giuseppe Antonio; Nicola (risulta nel dipinto dell'albero genealogico, probabilmente morì infante) e Giulia (1688) che sposò Francesco Saverio Sambiase, il loro figlio, Paolo Maria Sambiase (1710 † 1770)  avrebbe dovuto essere l'erede di suo zio Roberto morto improle se il feudo non fosse stato venduto dal Sacro Regio Consiglio all'asta, con Regio Assenso del 1740, in danno del principe Roberto e, registrato nel Quinternione 268 f.1, e con la clausola che il titolo di principe dovesse rimanere estinto, Cedolario 76, f.162t. (nel 1853 al 6° duca di Malvito Giuseppe Sambiase gli fu riconosciuto il titolo); il feudo fu acquistato da  Elisabetta van den Eyden con le seconde e terze cause, portulania e zecca, in seguito, per successione, confluito nel patrimonio dei Carafa di Belvedere.
Orazio, fratello dei citati frà Maurizio e Roberto, sposò donna di casa Cavalcante e generarono: Orazio juniore; Velerio juniore, cavaliere di Malta nel 1634, commendatore; e, Bernardino juniore che acquistò, per ducati 38.000, la baronia di Malvito da Laudomia de Paola, baronessa di Buonvicino e Malvito con Regio Assenso del 25 febbraio 1650; per gelosia di stato uccise suo fratello Valerio juniore,  per questo delitto fu costretto ad allontanarsi da Cosenza, morì Roma; i suoi figli (citati di seguito) vendettero  il feudo di Malvito con le seconde e terze cause, portulanìa e zecca a Giovanni de Cardenas, U.J.D., per ducati 27.000 con Regio Assenso del 18 aprile 1667 registrato nel Quinternione 121, f. 207. Bernardino juniore aveva sposato donna di casa Sambiase ed ebbero per figli: Ignazio; Orazio, dal 1694 al 1706, ricoprì l'ufficio di Partitario dell'Università (oggi comune) di San Pietro in Guarano (curava l'amministrazione finanziaria, il servizio veniva appaltato in un'apposita riunione del Parlamento, oggi consiglio comunale, attraverso un'asta col sistema delle offerte pubbliche ad alta voce, per la durata di un anno, l'altro servizio che veniva appaltato era l'ufficio di Esattore), il Partitario s'impegnava a pagare a tempo debito i mandati firmati dal sindaco e le somme dovute alla Regia Corte; Domenico; Tommaso, ebbe un figlio di nome Marzio; Pietro, sposò Cassandra Caselli, e generarono: Francesco Saverio, Antonio, Carmine e Giovanni, quest'ultimi due morirono, nel 1704, durante la rappresentazione d'una commedia.
Francesco Saverio sposò Belluccia Sambiase, di Antonio ed Innocenza de Filippis dei baroni di Carfizzi, ebbero per figli: Francesco Saverio; Pietro, ed il primogenito Giovan Battista, che sposò in prime nozze donna di casa Sambiase del ramo di Ignazio, non ebbero prole, in seconde nozze sposò donna di casa Cavalcante,che gli diede: Pietro Michele ed il primogenito Francesco Saverio, il quale ebbe per figlio Giovan Battista che a sua volta ebbe Francesco.
Orazio, figlio del citato Bernardino juniore e fratello di Pietro, sposò Nonna Cavalcante dei baroni di Torano, e generarono: Ignazio e Tommaso, canonici a Cosenza; Nicola; Domenico; Giuseppe Maria ed Antonio.


Uno dei tanti elogi a Fabrizio Castiglione Morelli
 


Corigliano, stemma Sollazzo Castriota. Si ringrazia il
Prof. Giovanni Scorzafave per averci inviato la foto.


Paterno Calabro (Cosenza), Santuario, lapide


Paterno Calabro, Santuario di San Francesco di Paola del 1444

Il citato Antonio sposò Corinda Spiriti con la quale ebbero delle figlie femmine le quali presero i voti tranne Chiara che sposò Edoardo Giannuzzi Savelli, barone di Pietramala; per maschi ebbero: Raffaele; Vincenzo (1728 † 1802) filantropo, è ricordato per aver alleviato con opere di beneficenza i danneggiati dal terremoto del 1783 in Calabria e durante la guerra della Repubblica Napoletana del 1799, più volte eletto amministratore dell'Ospedale Civile di Cosenza, fondò un orfanotrofio nell’ex monastero dei Teresiani; Orazio; Domenico; Giuseppe; Valerio, quest'ultimo sposò  Nicoletta Sambiase, figlia di Luigi, con la quale ebbero: Orazio ed Antonio, il quale sposò Maria Antonia Ventura ed ebbero per figli: Nicoletta, sposò Francesco Bombini; Valerio; Luigi (1770 † 1845) conseguiti i primi studi a Cosenza, li proseguì a Napoli, dove maturò la sua vocazione religiosa ed entrò nella Congregazione dell'Oratorio di Napoli, successivamente venne prescelto come maestro di filosofia nel Regio Liceo del Salvatore ma rifiutò, fu scrittore in latino ed autore di diverse opere letterarie (6);  Tommaso; ed Orazio benedettini in Napoli, furono ardenti repubblicani del 1799, cooperarono per l'ingresso dei Francesi a Napoli e subito dopo si recarono nella loro città natale di Cosenza per propugnare i valori repubblicani; caduta la Repubblica furono arrestati e riportati a Napoli e, nelle fosse de' Granili e della Vicaria furono torturati (7); Giovanni; Fortunato (ebbe un figlio di nome Francesco) e Bernardino il quale ebbe per figli: Gaetano; Valerio (n. nel 1806); Vincenzo (1805 1849) sposò Berenice Colucci-Latilla con la quale ebbero Antonietta che sposerà suo cugino Bernardino ed Antonio, il quale sposò Isabella Sollazzo Castriota (1802 1864) di Corigliano Calabro, figlia di Baldassarre e di Maria Antonia Messia de Prado, sorella del botanico Domenico Sollazzo;  ebbero per figli: Giuseppe; Alfonso; Giuseppe; Teresa; Baldassarre e il primogenito Bernardino (1821 1863), patrizio di Cosenza, sposò in prime nozze la cugina Antonietta Telesio (1829 1852)  con la quale ebbero: Teresa; Filomena e Vincenzo (1846 1917), padre di Bernardino, patrizio di Cosenza, il quale diede origine al ramo dei duchi di Toritto sposando donna Enrichetta Caravita, dal 1889 5^ duchessa di Toritto, con Decreto Ministeriale del 1899 il titolo venne confermato ed autorizzata la successione ai figli (di questo ramo seguirà descrizione); in seconde nozze sposò Filomena Cenci con la quale ebbe Rosaria.
Figlio secondogenito di Antonio ed Isabella fu Baldassarre (1822
1883), patrizio di Cosenza, sposò in prime nozze Vincenza Passalacqua con la quale ebbero: Antonio (n. 1847), patrizio di Cosenza; Carolina (1849 † 1913), il 12 ottobre 1871 sposò il nobile Francesco Ricciulli di Rogliano.


Baldassarre Telesio (1822 † 1883)
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona


Vincenza Passalacqua, prima moglie di Baldassarre Telesio
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona


Antonio Telesio di Baldassarre e Vincenza Passalacqua
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona


Bernardino Telesio di Filippo e Irene Passalacqua
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona

In seconde nozze sposò Antonia Albani (1834 † 1900) ed ebbero per figli: Anna Maria; Alfonso (n. 1860), ed il primogenito Filippo (1856 † 1920), ufficiale superiore di cavalleria, sindaco di Cosenza dal 1° maggio 1904 al 24 luglio 1906; nel 1890 aveva sposato Irene Passalacqua ed ebbero per figli: Baldassarre juniore; Bernardino (1892 † 1915), caduto in guerra il 2 novembre del 1915 nella battaglia dell'Isonzo; Maurizio; Guglielmo (1895 † 1924), tenente di aviazione, prigioniero di guerra e deportato in Austria, morì nei cieli di Novara presso l'aeroporto di Cameri; Roberto; Luigi (1901 † 1958); Francesco (1907 † 1947), sposando Anna Passalacqua  hanno avuto per figlia Irene (n. 1945), sposata a Paolo Pratesi.

Filippo Telesio, patrizio di Cosenza, e la consorte Irene nobile dei baroni Passalacqua.
Dall'esposizione permanente presso la Casa delle Culture di Cosenza.
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona 


Casino Telesio in Contrada Feudo Telesio ricadente nel comune di Castrolibero nel circondario di Cosenza,
a sinistra Antonia, nata Albani, a destra la penultima Irene, nata Passalacqua e Carolina.
Dall'esposizione permanente presso la Casa delle Culture di Cosenza
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona 


La famiglia Telesio, al centro Antonia, nata Albani seconda moglie di Baldassarre Telesio
Dall'esposizione permanente presso la Casa delle Culture di Cosenza
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona 

Irene Telesio nata Passalacqua, in abiti tradizionali
Dall'esposizione permanente presso la Casa delle Culture di Cosenza
Archivio Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona 

Ramo dei duchi di Toritto

Nel centro di Trani vi è il monumentale palazzo Antonacci – Telesio. La costruzione del palazzo, che presenta una facciata neoclassica della metà dell’800, si può collocare ai primi dell’800, dopo che un numero di case appartenenti alla famiglia Antonacci vennero date alle fiamme durante i moti del 1799. Il nuovo palazzo, costruito sul sito delle case distrutte, si appoggiava alle mura di cinta federiciane di Trani ed era perciò non molto profondo rispetto alle dimensioni della facciata. Quando nel 1845 le mura vennero abbattute per ampliare la città, Giuseppe Antonacci (Trani, 4/7/1810 Castellammare di Stabia, 20/9/1877, poi nominato Senatore del Regno dal 1863 fino alla sua morte nel 1877) diede incarico all’architetto Luigi Castellucci di estendere il palazzo sul retro fino alla nuova Via Cavour e di adeguare la facciata su piazza Quercia allo stile neoclassico.


Trani (BT), Palazzo Telesio
Per gentile concessione del Dr. Piero Telesio di Toritto.


Trani (BT), Palazzo Telesio,ingresso
Per gentile concessione del Dr. Piero Telesio di Toritto.

La data del 1761 viene riportata su vari siti come l’anno di costruzione del palazzo, ma così non è. L’equivoco sorge perché nell’androne del palazzo si trova uno stemma in pietra della famiglia Antonacci che porta la data del 1761. Però questo stemma fu messo lì, da Vincenzo Telesio, negli anni ’50, trasferendolo da un palazzotto confinate, pure di proprietà.


Trani (BT), Palazzo Antonacci Telesio, stemma Telesio
Per gentile concessione del Dr. Piero Telesio di Toritto.


Trani (BT), Palazzo Antonacci Telesio, stemma Antonacci
Per gentile concessione del Dr. Piero Telesio di Toritto.

La famiglia Antonacci innalzava l'arma: troncato, nel primo d'argento alla croce di rosso; nel secondo di verde al leone d'argento.
Il senatore Giuseppe Antonacci sposò in Napoli la nobildonna Chiara della Valle dei Marchesi di Casanova.


Scalone con in alto, tra i due finestroni con affaccio su
Via Cavour, lo stemma Antonacci in marmo


Trani (BT), Palazzo Antonacci Telesio,
stemma Antonacci e della Valle

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Trani, antica foto dell'interno di Palazzo Antonacci - Telesio

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Trani, antica foto dell'interno di Palazzo Antonacci - Telesio

Il palazzo e gli attigui fabbricati furono acquisiti dai Telesio in parte per acquisto e, per la rimanente parte, in eredità a seguito di matrimonio celebrato tra Vincenzo Telesio (Napoli, 17/7/1846 2/7/1917), patrizio di Cosenza, e Beatrice Antonacci ( Napoli, 19/8/1898), figlia del Senatore Giuseppe (8); entrambi riposano in pace nella cappella gentilizia Telesio al cimitero di Poggio Reale a Napoli.


Albero genealogico della famiglia Telesio con gli
stemmi della famiglia e di Cosenza


Vincenzo Telesio
(1846 1917),
 marito di Beatrice Antonacci

Ritratti di donna Beatrice Antonacci, moglie del nobile Vincenzo Telesio



Museo delle Carrozze Telesio a Trani





 

Bernardino Telesio (Napoli, 4/8/1869 Trani, 16/11/1949), qui trasferitosi da Napoli durante l’ultima guerra, poco dopo aver compito 80 anni di età, figlio di Vincenzo e di Beatrice Antonacci, patrizio di Cosenza, duca di Toritto per maritali nomime, a seguito di matrimonio celebrato a Napoli il 6/6/1892 con donna Enrichetta Caravita (Napoli, 7/9/1871 Trani, 10/2/1960), duchessa di Toritto, figlia ed erede di Giuseppe (1824 1889) 4° duca di Toritto e di donna Maria d’Aquino dei principi di Caramanico. Succedettero al titolo ducale portato da Enrica Caravita suo figlio Vincenzo, poi il figlio di Vincenzo, Bernardino, ed infine il figlio di quest’ultimo, Maurizio (n. a Roma, 4/2/1950).


Napoli, galoppatoio di Villa Comunale, Bernardino Telesio,
duca di Toritto. Foto del 1900.
Per gentile concessione del Dr. Piero Telesio di Toritto.


Napoli,  la duchessa Enrichetta Caravita, moglie di Bernardino,
in carrozza alla Riviera di Chiaia.

Per gentile concessione del Dr. Piero Telesio di Toritto.

Il Palazzo di Trani ospita il Museo delle Carrozze che fu costruito nei primi anni del 1950 da Vincenzo Telesio (Napoli, 11/9/1893 Roma, 16/2/1968), figlio di Bernardino e di Enrica Caravita, 6° duca di Toritto, colonnello di Cavalleria, abile e grande appassionato di cavali e carrozze.


Trani, interno giardino Antonacci - Telesio, alla guida di una Lorraine-Dietrich de Luneville
il duca Vincenzo Telesio
(1893 1968), all'età di 21, abilitato alla guida, con la famiglia. Anno 1914.


Vincenzo Telesio (Napoli, 11/9/1893 † Roma, 16/2/1968), figlio di Bernardino e di Enrica Caravita, 6° duca di Toritto,
colonnello di Cavalleria, in uniforme. 

Bernardino (Napoli, 13/4/1922 Roma, 2/10/1992), 7° duca di Toritto, figlio del citato Vincenzo, curò il museo sino alla sua morte nel 1922; fu avvocato della Sacra Romana Rota.
Beatrice Telesio (Napoli, 27/12/1894
Breganzona, 24/10/1970), figlia di Bernardino (1869 1949) e sorella di Vincenzo (1893 1968), sposò nel 1916 Alfredo Reichlin, di una famiglia dell’alta e benestante borghesia napoletana di origine svizzera, insediata a Napoli da varie generazioni. Alfredo cambiò il cognome in Reichlin Kraft onde evitare ogni confusione con il cugino, anche lui Alfredo Reichlin e alto esponente del Partito Comunista, un tempo direttore dell’Unità.


Napoli, museo del Maschio Angioino, busto di Beatrice Telesio,
moglie di Alfredo Reichlin.


Foto di Beatrice Telesio,
da giovane

Giuseppe Telesio (Napoli, 2/7/1896 Terracina, 8/7/1969), patrizio di Cosenza,  figlio secondogenito di Bernardino e di Enrica Caravita, perseguì la carriera diplomatica fino al grado d’ambasciatore; sposò nel 1941 Maria Francesca Grossi.


Giuseppe Telesio (1896 1969), patrizio di Cosenza.


Giuseppe Telesio (in piedi a destra nella foto), allora capo dell’Ufficio Trattati del Ministero degli Affari Esteri per la firma il 10
febbraio 1947 del Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate vincitrici della seconda guerra mondiale. A firmare il trattato
fu l’ambasciatore marchese Antonio Meli Lupi di Soragna Tarasconi (nella foto seduto al centro).

ll Casato si imparentò con le più illustri famiglie del Regno: Albani, Ametrano, Antonacci, Arnone, Bombini, Caputo, Carafa, Caravita, Carolei, Caselli, Cavalcanti, Firrao, Garofalo, Giannuzzi Savelli, Lupinacci, Marano, Passalacqua, Quattromani, Ricciulli, Sambiase, Sanseverino, Scaglione, Sersale, Solazzi Castriota, Spiriti, Stocco, Ventura.

Ebbe il baronato di: Sant’angelo, Seminara, Mottafollone e San Sosti; il marchesato di Telese; il principato di Bonifati.
I feudi di: Castelfranco e Cerisano con annesso il casale Marano (oggi comune di Marano Principato), Melicucco e Sant'Agata.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.

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Note:
1) - Altri storici sostengono che le radici della famiglia Telesio sono da ricercarsi in Figline, paese vicino Cosenza.
2) - Riccardo Gilardi, "Il popolo cosentino e il suo territorio", pagg. 31-32. Pellegrini Editore, 2003. E' doveroso ricordare che altri storici sostengono sia stato Sannita.
3) - Eugenio Arnoni, "La Calabria illustrata Vol. III Cosenza", pag. 109. Edizioni Orizzonti Meridionali, 1992.
4) -
Ponzio Telesino (ca. 88 a.C.) e Cajo Tilesio (ca. 37 a.C.) non si possono ricollegare con certezza alla famiglia Telesio. Il capostipite sicuro sarebbe piuttosto Pietro (ca. 1230).
5) -
L'individuazione e l'esatta attribuzione dello stemma Maria Greco, finora travisato dalla storiogriafia locale, è di Luca Irwin Fragale (si veda Microstoria e araldica di Calabria Citeriore e di Cosenza. Da fonti documentarie inedite, Milano, Banca CARIME, 2016, pp. 297 e 173)
6) - Eugenio Arnoni, "La Calabria illustrata Vol. III Cosenza", pagg. 147-148 Edizioni Orizzonti Meridionali, 1992.
7) - Op. Cit. pag. 143.
8) -
Giuseppe Antonacci e Chiara della Valle ebbero tre figlie: una, Beatrice, sposò Vincenzo Telesio, un’altra il Marchese Cutinelli, e la terza il Conte Romano. Bernardino Telesio, pur risiedendo stabilmente a Napoli, successivamente acquistò le quote Cutinelli e Romano per integrare il palazzo.
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Bibliografia:
- Archivio privato del nobile Dr. Piero Telesio di Toritto.

- Mario Pellicano Castagna “Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol. I, pagg.251-252, Vol.III pag.80; Frama Sud. 1984.

- Luca Covino “Governare il feudo, quadri territoriali, amministrazione, giustizia. Calabria Citra (1650-1800)”, pag. 80; Franco Angeli editore, 2013.

- Luigi Palmieri “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti”,Voll.II; Pellegrini, 1999.

- Giovannino Engels “Bonifati un Principato di Calabria Citra (Notizie Storiche)”; A.C. Grafiche, 1980.

- Vittorio Spreti “Enciclopedia storico-nobiliare italiana”; Arnaldo Forni Editore.

- Francesco Bonazzi di Sannicandro“Famiglie nobili e titolate del Napolitano”; Napoli 1902
- Frà Girolamo Sambiasi “Ragguaglio di Cosenza e di trent'una sue famiglie nobili” - Napoli MDCXXXIX.

- Fabrizio Castiglione Morelli "De Patricia Consentina Nobilitate Monimentorum Epitome”, Venezia 1713.

- Frà Bartolomeo dal Pozzo e Frà Roberto Solaro di Govone “Ruolo generale dei Cavalieri Gerosolimitani della veneranda lingua d' Italia”, pag 162; Torino 1715.

- Luigi de Franco “Introduzione a Bernardino Telesio”, pagg. 54-55 e 77-78; Rubbettino, 1995.

- Documenti “Breve memoria per D.Giuseppe Catalani Gonzaga”; Napoli 1771.

- L’esplorazione botanica in Calabria nell’ottocento e la figura di Domenico Sollazzo Castriota (1810-1860). - Corigliano Calabro.
- Bartelli Francesco "Note biografiche: Bernardino Telesio, Galeazzo di Tarsia"; Trippa, 1906.
- AA.VV. "MILLE ANNI DI STORIA" (col patrocinio dell'Amministrazione Comunale di San Pietro in Guarano), CIC EDIZIONI INTERNAZIONALI - ROMA 1999.


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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