Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Tosti di Cosenza

Arma: d'argento alla banda d'azzurro caricata di tre plinti d'argento.
La più antica: d'oro al grifo linguato di rosso nascente dalla banda d’argento caricata da tre plinti (o bigliettini - vedi nota 1) d’oro ; in punta allo scudo una stella d’argento.

Titoli: patrizi di Cosenza.

Dimora: Cosenza


 Stemma Tosti tratta dall'opera di Fabrizio Castiglione Morelli

Palmiero Tosto o Tosti fu il primo che giunse a Cosenza da Rovito (casale della Presila cosentina) nel 1391 ed esercitò la professione di giudice a contratto.

Ruggero Tosti,  regio notaio in Cosenza, si trova sottoscritto nell'istrumento del 1447 di fondazione della venuta in Cosenza dei Padri Minori di San Francesco d'Assisi (detti Zocculanti). Ebbe il feudo fiscale ovvero metà della Gabella dello Scannaggio di Cosenza (detta anche Gabella del Malodinaro) da re Ferrante I d'Aragona nel 1464 a danno di Girolamo Quattromani che deteneva in feudo dell'intero Scannaggio di Cosenza in quanto nella guerra scaturita tra il 1459 e il 1464 parteggiò per gli Angioini.

Ruggero ebbe quattro figli: Giacomo; Francesco il quale ottenne in concessione la città di Guardia (oggi comune di Guardia Piemontese sul Tirreno cosentino; così come riporta Luigi Palmieri) ed è probabile che l'abbia ceduta agli Adorno  negli stessi anni in cui questa famiglia genovese comprò la contea di Rende nel 1487 per poi essere venduta, nel 1510, da Agostino Adorno a Giovan Battista Spinelli 1° conte di Cariati e barone di Fuscaldo feudo contiguo a Guardia (così come riporta Mario Pellicano Castagna il quale non ebbe notizie su chi fossero i feudatari prima degli Adorno), sposò Ippolita Favaro con la quale non ebbero prole; Tommaso e Guido Alfonso (o Guidone); in seguito alla morte dei primi due, il feudo fu diviso tra i discendenti dei secondi due.


Cosenza, vista da Palazzo Mollo

Ramo di Tommaso

Annibale di Tommaso gli successe nel feudo.

Annibale juniore nipote di Annibale gli successe nel feudo ed ebbe significatoria di rilevio nel 1550 in quanto suo padre morì prematuramente; sposò Covella Ferrari di Jacopo con la quale ebbero: Giovan Loise; Tiberio, nell'inventario dei suoi beni del 1587 vengono riportati due “portieri” di panno verde e turchino con l'arme dei Tosti, un secchiello d'argento ed una sottocoppa con l'arme della famiglia(2); Ettore; Giovan Ferdinando e il primogenito Giovan Pietro il quale ereditò il feudo dello Scannaggio di Cosenza, morì senza prole.

Orazio Tosti figlio del citato Giovan Ferdinando successe nel feudo a suo zio Giovan Pietro nel 1571; sposò Cornelia Arnone.

Ferrante Tosti successe al padre Orazio  nel feudo in quanto suo primogenito.

Ginevra Tosti successe a suo fratello Ferrante per metà dello Scannaggio di Cosenza la quale ebbe significatoria di rilevio nel 1628; sposò Ascanio Arnone col quale ebbero, nel 1601, Eleonora che sposò Scipione Migliarese patrizio di Cosenza; Eleonora premorì a sua madre Ginevra ed il feudo fu ereditato da sua nipote e figlia di Eleonora Isabella Migliarese ed ebbe significatoria di rilevio nel 1633 anno in cui morì sua nonna; sposò Pompeo Cavalcanti di Curzio barone di Verbicaro.


Stemma Famiglia Tosti di Cosenza tratto dall'opera di Padre Genovese

Ramo di Guido Alfonso (o Guidone)

Giudone Tosti ottenne molti favori per aver guidato i Calabresi contro i Tarantini (così come riportato da Luigi Palmieri); ereditò gli altri 2/4 della Gabella dello Scannaggio di Cosenza, anch'esso premorì al padre Ruggero che aveva voluto testare in vita, nel 1484, a favore dei quattro figli; ebbe per figlie: Franceschella; Beatrice e la primogenita Covella, alla morte di suo padre a mezzo del suo procuratore Alfonso de Matera chiese alla Regia Corte rilevio del feudo; nel 1495 ebbe la conferma nel feudo da re Carlo VIII.

Con Covella anche questo ramo si estinse; sposò Carlo Firrao di Gaspare e zio di Pietro Antonio capostipite dei principi di Sant'Agata e Luzzi.


Cosenza, Palazzo Tosti, poi Palazzi (3)


Cosenza, Palazzo Tosti, portale.


Cosenza, Palazzo Tosti, particolare del portale.


Cosenza, Palazzo Tosti, particolare del portale.

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Note:
(1) - Carlo Padiglione "Trenta centurie di armi gentilizie". -  Manoscritto di Gaetano Montefuscoli.
(2) - Amedeo Miceli di Serradileo pagg.101-102 in "Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria" a cura di Alessandra Anselmi - Gangemi Editore; inoltre, l'autore scrive che ci fu un periodo tra la fine del Cinquecento e il primo ventennio del Seicento nel quale nei documenti pubblici venne vietato l'uso degli epiteti d'onore che nel passato erano serviti a distinguere le famiglie nobili da quelle comuni; per ovviare a questa restrizione le famiglie nobili usavano porre nelle porte delle dimore dei “portieri” ovvero brocche sulle quali veniva riprodotta l'arme di famiglia.
(3) - Vedi Brunella Canonaco a pag. 22 in "Note sull'Architettura civile in Calabria", ARACNE editrice S.r.l., Roma MMXII.

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Fonti bibliografiche:

- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.II pagg. 161-163; Editrice C.B.C. 1996.

- Luigi Palmieri, "Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti", Vol.II pagg.527-528 Pellegrini Editore,1999.
- Franz Von Lobstein “Settecento Calabrese”, Fausto Fiorentino Editrice Napoli.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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