Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Valguarnera

A cura di Pietro Valguarnera

 

Arma originaria: “de argent, dos fajas de gules”. Vallgornera y Sord. (Steve Tamborino, Nobiliarios de Garma, Domenéch, Mango).
Ramo catalano dei Signori di Vallgornera e diramazioni. Ramo siciliano: Baroni del Godrano; Baroni-Conti di Assoro; Principi di Valguarnera, Principi di Niscemi , Marchesi di Santa Lucia.
Alias: “d’argento, alle due fasce di rosso.
Bordatura di rosso e d’argento”. Ramo di Giovanni  (linea di Giuseppe).

- La Famiglia  -

“Llinatge de cavallers que prengué el nom del domini que exerci’ damunt el castell de Vallgornera (Alt Empordà)”. J.Gramunt

La "Casa Vallgornera", in italiano Valguarnera, è una delle più antiche famiglie spagnole attestata sin dalla metà del XIII secolo nel Principato di Catalogna, dove venne infeudata del feudo e castello di Vallgornera (1). Nel XIV secolo la famiglia spostò i suoi interessi politici ed economici verso il regno di Sicilia, dove ricoprì le cariche politiche, militari e religiose più prestigiose. Possedette i feudi e titoli di Baroni di Assoro (1397), Godrano (1416), Conti di Assoro (1543), Principi di Valguarnera (1626), Marchesi di Santa Lucia (1700), Duchi dell’Arenella (1645), e Principi di Niscemi (1661)Marchesi di Santa Lucia (1700); e per eredità quelli di Marchesi di Regiovanni, Principi di Gangi, Gravina, e di Castelnuovo.  Vestì gli abiti degli Ordini cavallereschi di San Giovanni di Malta, Santiago de la Espada, San Maurizio e San Lazzaro,  Santissima Annunziata, e San Gennaro.  Nel XVII secolo si divise in tre rami: il principale iniziato con  Francesco Valguarnera, 1° Principe di Valguarnera, che si estinse nell’800 negli Alliata di Villafranca.  Il secondo iniziato con Vitale, 1° Principe di Niscemi, tuttora esistente. Il terzo originatosi da un figlio di Ottavio dei principi di Valguarnera, Ponzio, 1° Marchese di Santa Lucia, estinto  nell’800.

- I Signori di Vallgornera -

Peralada, Catalogna, Spagna, Castello Vallgornera

Il ramo originario  dei Signori di Vallgornera, che ebbe residenza nel Castello omonimo, nel Contado di Peralada, è documentato a partire da un Berenguer  Sord, cavaller de Peralada, vissuto nella metà del secolo XIII.  Suo figlio  Jaume de Vallgornera, 1° Signore del castello di Vallgornera (1250 c. 1320 c.), sposò Donna Sibilla di Vilallonga  e procreò Simon de Vallgornera, 2° Signore di Vallgornera ( 1339 ), compagno d’armi del cronista Muntaner, consigliere di re Federico II d’Aragona, tutore di suo figlio Manfredi (1317), luogotenente e viceré di Sicilia, che sposò Donna Alemanda de Blanes, e fu padre di Vidal, 3° Signore del feudo  e castello di Vallgornera, morto senza prole. Erede e successore di Vidal  fu il fratello Jaume II de Vallgornera, 4° Signore di Vallgornera , morto verso il 1373, che sposò Donna Berengaria de Castellbell e generò  Francesc de Vallgornera, 5° Signore di Vallgornera e Vilanova de la Muga,  che fu Consigliere e Falconiere Maggiore del re di Sicilia (1409). Questi si unì in matrimonio nel 1385 con Donna Marquesa de Sort, Dama della regina Sibilia, ed ereditò i feudi siciliani per la morte senza figli dei suoi fratelli Simone e Vitale, insigniti da re Martino, il 20 gennaio 1397, del titolo baronale  di Assoro con i feudi di Rassuara e Murra. Continuò la linea primogenita in Catalogna  il figlio primogenito Jaume III de Vallgornera, 5° Signore di Vallgornera e di Sort, da cui ebbero origine le linee dei Marchesi de Oris, dei Signori di Albons, dei Sanjust de Vallgornera Baroni de Malda’, dei Marchesi de Alfarras  y de Vallgornera, dei Marchesi de Vilanant, dalla cui discendenza per linea femminile, attraverso il 1° Marchese di Vallgornera, Don Ramon de Vallgornera Montagant Llunes y de Lentorn (1696), si giunge a i de Balle attuali Marchesi di Vallgornera. 

- Il Ramo dei Baroni-Conti di Assoro -

Assoro, il Castello dei Valguarnera. A destra: ruderi della cortina muraria

Assoro, Castello dei Valguarnera, particolare del torrione e della cortina muraria. A destra: particolare della torre albarrana

Assoro, Castello dei Valguarnera, il torrione

- DON VITALE VALGUARNERA ( 1480), 3° Barone di Assoro dal 18 luglio 1453 (R. Cancelleria, libro 1453, foglio 321), secondogenito ed erede delle baronie siciliane del citato Francesco, 5° Signore di Vallgornera, fu cavaliero assai circospetto appresso il Re Alfonso. Sposò nel 1437 Donna Antonella Centelles dei conti di Collesano, e diede origine alla linea dei baroni-conti di Assoro, da cui discesero:
- DON GIOVANNI, 4° Barone di Assoro, con Rassuara, Murra e Caropepe, dall’ 8 febbraio 1497 (R. Cancell. libro 1496, foglio 282), figlio di Vitale predetto. Abilissimo nei maneggi politici e valoroso guerriero, fu uno dei maggiori dignitari di Sicilia: Cameriere di re Alfonso nel 1440, Strategoto di Messina nel 1473, Presidente del Regno di Sicilia nel 1485, Capitano Generale dell’Esercito di Ferdinando il Cattolico, inviato a Napoli a soccorrere Don Ferrante, figlio di Alfonso il Magnanimo, contro i Baroni ribelli  nel 1486, Deputato del Regno di Sicilia nel 1496. Sposò  Donna Beatrice Barrese, figlia di Blasco, Barone di Militello. Nel 1491 fece edificare per sé ed i suoi eredi un magnifico palazzo accanto alla chiesa di S. Leone, in Assoro, il cui completamento avvenne nel 1541.

Assoro, Palazzo Valguarnera, prospetto laterale. A destra: Basilica di S. Leone, portale laterale e torre campanaria


Assoro, Palazzo Valguarnera, arco


Assoro, Palazzo Valguarnera

Per i servizi resi al Re Ferdinando il Cattolico, ottenne per il fratello  Giacomo  il vescovado di Malta (1495).  Come testimonia il Pirri,  il vescovo Giacomo “fuit  tum vitae candore, tum literis praeclarissimus ; questi morì nel 1501, mentre si trovava in Assoro, “nella di cui maggior Chiesa si vede sepolto dentro nobile mausoleo marmoreo con la seguente iscrizione”(2):

HOC ANTISTES YAJMUS VIRTUTUM CULMEN EGENUM
CULTOR PRAECLARA   MARMORE GENTE CUBAT.            
CUI REVERENDISSIMI EPITAPHIUM (.) MELITENSIS       
AC EPISCOPI  DOMINI WALGUARNERAE JAMI   
MILLESIMO QUINGENTESIMUS PRIMOQUE RECESSIT
SEPTIMA VIGESIMO MAJA  NOTATI DIE


Assoro, monumento del vescovo Giacomo Valguarnera

- DON FRANCESCO detto “Il Forte”, sposò Donna Beatrice Marchese e Speciale, figlia di Salimbene Marchese, Barone della Scaletta, e premorì al padre Don Giovanni nel 1491. Venne sepolto per volontà dei genitori in un artistico sepolcro esistente nella cappella del Camposanto di Assoro, su cui fu posto il seguente epitaffio:

FRANCISCUS PROCERS INTER CELEBERRIMUS UNUS ET GENERE ET FOMA CLARUS ET INGENIO VIRIBUS EGREGIIS CUCTIS PRESTABAT ET ARMIS ET QUAVIS IUNIOR FORTIS ET ACER ERAT SORTE TAMEN PERIIT PATRI LUGENDUS INIOVA ATO. PIE MATRI LUCTUS ACERBUS ERIT MCCCCLXXXXI


Sepolcro di Francesco Valguarnera, detto "il Paladino" ( 1491), cappella del Camposanto di Assoro


Assoro, Cappella del Camposanto, Sepolcro del "Paladino".

Assoro, Cappella del Camposanto, Sepolcro del "Paladino". Particolari degli stemmi Valguarnera

- Don PONZIO, 5° Barone di Assoro, figlio di Don Francesco predetto, succedette il 14 settembre 1500 per la morte di Giovanni suo avo. Sposò Donna Giovanna Ribasaltes e, in seconde nozze, Donna Beatrice Ventimiglia. Suo erede e successore fu il figlio Don Giovanni Girolamo, 6° Barone di Assoro nel 1509, morto in giovane età. Gli succedette:                                                                                             
- DON VITALE ( 1516), 7° Barone di Assoro, con i feudi di Rassuara, Murra e Caropepe, figlio del predetto Don Francesco, s’investì per la morte del nipote ex fratres  Giovanni Girolamo  il 15 ottobre 1510 (R. Cancell. libro 1510, foglio 133). Sposò Donna Eleonora Ribasaltes. Nel 1512 donò i beni al figlio, riservandosi l’usufrutto durante vita.
- DON GIOVANNI GIROLAMO, 8° Barone di Assoro, s’investì il 12 gennaio 1513, per la morte di Don Vitale, suo padre (R. Cancell. I Indiz., foglio 362). Reinvestito l’8 gennaio 1517 per il passaggio della Corona (R. Cancell. V Ind., foglio 342).
Uomo di ingegno acutissimo, esperto nelle armi, militò sotto l’Imperatore Carlo V, “del cui valore sulla porta del Palazzo d’Asaro si vede scritto questo elogio: D. Ioannes Valguarnera Secundus con Fedeltà acquistò la gran vittoria 1534” (3). Per i servizi resi alla Corona, fu eletto Strategoto di Messina e Conte di Assoro, con Privilegio dato dall’ Imperatore  Carlo V in Magonza il 11 agosto 1543, esecutoriato il 12 settembre successivo (R. Cancell. libro 1543, foglio 19). Nel 1553 ottenne dall’Imperatore licenza per costruire un villaggio nel feudo di Caropepe, denominandolo Valguarnera. Sposò in prime nozze Donna Beatrice Barresi dei Signori Pietraperzia.  Sposò in seconde nozze  Donna Giovanna de Luna e Peralta, figlia di Giovanni Vincenzo de Luna, Conte di Caltabellotta.
- Don Sigismondo, 2° Conte di Assoro, succedette al padre Don Giovanni Girolamo  l’1 ottobre 1554. Sposò Donna Caterina Silva dalla quale ebbe l’unica figlia Donna Giovanna, III Contessa di Assoro, che s’investì il 5 agosto 1557. Morta improle, fu suo successore:
- DON PONZIO, 4° Conte di Assoro, s’investì il 4 agosto 1564 per la morte di Giovanna sua nipote (R. Cancell., libro VIII Indizione 1564-65, foglio 173). Sposò nel 1562 Donna Diana Lanza e Centelles, figlia di Don Cesare Lanza I Conte di Mussomeli (dotali in Not. Giacomo Lo Scavuzzo di Palermo del 20 aprile 1562).  Morì in Assoro nel 1618, ed ivi sepolto nella chiesa di S. Agostino.


Assoro, monumento dei fratelli Ponzio e Vitale Valguarnera

- DON GIUSEPPE, 5° Conte di Assoro, prese investitura il 13 maggio 1586 per donazione di suo padre Don Ponzio (R. Cancell., XIV Indiz., foglio 234). Reinvestito l’11 settembre 1600, per il passaggio della Corona da re Filippo II a Filippo III (Protonotario, XIV Indiz.,foglio 92). Nato in Assoro nel 1575, morì  ivi il 4 aprile 1618.  Nel 1589 sposò Donna Maria del Carretto dei Baroni di Recalmuto,  morta il 10 aprile  1617.

Assoro (Enna), Basilica di S. Leone, monumento di Donna Maria del Carretto, moglie del Conte Giuseppe Valguarnera e Luna

I Conti Valguarnera furono sepolti nella chiesa di Sant’Agostino, in due sepolcri che successivamente vennero spostati nella Basilica di S. Leone, dove si trovano collocati  nella cappella del Crocifisso.

Assoro (Enna), Basilica di S. Leone, monumento funebre del Conte Giuseppe Valguarnera

I monumenti riportano gli stemmi dei rispettivi casati,  e le seguenti iscrizioni ne esaltano le virtù:

 D (eo) O (ptimo) M (aximo)
QUID GENUS IMPERUS GRAVIDUM QUID STEMMATA PROSUNT
OBSERAT HIC TUMULUS TOT MONUMENTA PATRUM  PERIT
I NTERITU PEREUNT UNO CUM CONIUGE CONIUX
NE CADA  ILLA CADENS ICTUS UTERQUE PERIT
UNUS FAMOR FUERAT VITAE MORS UNA FATICAT
CONNUBIO  FELIX ARDOR ET INTERITU 
VIXIT IDEM PROCERUM COR SIC UNUMQUE DUOBUS
ET VITA ET MORTE PAR DECUS URNA PETIT
OBIJT QUARTO IDUS APRIL (is) M D C X VII  
    

- DON FRANCESCO, 6° Conte di Assoro, s'investì l’8 marzo 1619 (R. Cancell. II Indiz., foglio 117) per la morte di Don Giuseppe, suo padre. Reinvestito il 22 marzo 1622 per il passaggio della Corona a Filippo IV ( R. Cancell.V Indiz., foglio 160). Fu creato 1° Principe di Valguarnera con Privilegio di re Filippo IV in data 24 ottobre 1626, ed esecutoriato nel Regno il 26 gennaio successivo (Arch. di  Simancas, Secretarias  Provinciales, libro 971, foglio 263). Pretore di Palermo nel 1631 e Vicario del regno di Sicilia,  nacque ad Assoro nel 1592 e morì a Palermo nel 1635. In virtù della licenza concessa  da Carlo V al suo avo Giovanni, fece edificare il paese di Valguarnera. Nel 1623 si fece promotore della costruzione in Assoro della chiesa degli Angeli con l’annesso convento dei Padri riformati di S. Francesco. Fu Governatore della Nobile Compagnia della Pace di Palermo (1627). Sposò nel 1612 Donna Dorotea Lanza, figlia di Don Ottavio Lanza, 1° Principe di Trabia, da cui i figli: Don Giuseppe, 7° Conte di Assoro e 2° Principe di Valguarnera, che continuò la linea primogenita estinta nell’800 nella famiglia Alliata di Villafranca; Don Ottavio, secondogenito, da cui si originò il ramo dei Marchesi di Santa Lucia, attraverso il figlio Don Ponzio, 1°Marchese di Santa Lucia, la cui linea si estinse nell’800; Don Vitale, 1° Duca dell’Arenella e 1° Principe di Niscemi, che diede vita al ramo dei principi di Niscemi, ancora fiorente.      

Palermo, Chiesa di S. Mamiliano Vescovo ( ex S. Cita ). Cappella Lanza di Trabia. Monumento funebre di Donna Dorotea Lanza di Trabia, moglie di Don Francesco Valguarnera 1° Principe di Valguarnera. Particolare dello stemma e della lapide

Nel 1631, essendo Pretore Don Francesco Valguarnera, Principe di Valguarnera, il Senato di Palermo decretò la costruzione di una preziosa urna argentea per contenere e portare in processione le sacre reliquie della Patrona, Santa Rosalia. L’urna, disegnata dall’architetto del Senato Mariano Smiriglio, fu realizzata dagli argentieri palermitani: Giuseppe Olivieri, Francesco Rivelo, Giancola Viviano e Matteo lo Castro, con la collaborazione di Michele Farruggia e Francesco Roccuzzo.

Palermo, Cattedrale, Cappella di S. Rosalia. A destra: particolare Urna argentea

A perpetua memoria, in uno dei fianchi dell’arca argentea, sotto l’aquila del Senato Palermitano, su un cartiglio, venne incisa la seguente iscrizione: 

PHILIPPO IV. REGE NOSTRO FELICISS. D. FRANC.O FERNANDEZ DE LA CUEVA DUCE AL-BURQUERQUII.
PRO REGE UMANISS. S. ROSALIAE PATRIAE SERVATRICI D. FRANCISCUS VALGUAR-NERA PRINCIPS, ASSOPI COMES PRAETOR GAP. D. PETRUS PALAGIO, HORATIUS LOMEEINUS D. CAROLUS DEL VOGLIA CAMPIXIANO, ANDREAS VESPASIANI AGLIATA, FRANCISCUS DEL COLLE, SIMON BONACCOLTI SENATORES ARCAM HANC QUINQUEMESTRI ABSOLVTOG. OPERE PERFECTAM AERE PUB. EX VOTO D. D. ANNO MDCXXXI


Palermo, Piazza Bologni, monumento dedicato a Carlo V, realizzato a cura del Senato di Palermo - Pretore
Don Francesco Valguarnera Principe di Valguarnera, Conte di Assoro (1631)

- Il  Ramo dei Principi di Valguarnera -


Assoro, prospetto del Palazzo Valguarnera

Palermo, Palazzo Valguarnera-Gangi

Dal suddetto Don Francesco Valguarnera, 6° Conte di Assoro (1619), e 1° Principe di Valguarnera (1626), ne discesero molti illustri personaggi che con spirito eroico e cavalleresco occuparono cariche eminenti.
Sono degni di speciale menzione:
- Don Giuseppe (
1656), 2° Principe di Valguarnera, 7° Conte di Assoro (1636). Vicario Generale  a San Filippo d’Argirò (1647), Pretore di Palermo nel 1651.
- Don Francesco (
1704), 3° Principe di Valguarnera (1655-1666), 8° Conte di Assoro. Vicario Generale nel Val Demone (1674), Capitano di Giustizia di Palermo nel 1679-1680, Pretore di Palermo (1686), Cavaliere di San Giacomo, Gentiluomo di Camera del Re Carlo II di Spagna.
- Don Francesco Saverio (
1739), 4° Principe di Valguarnera, 9° Conte di Assoro (1705), 6° Principe di Gangi. Capitano di Giustizia di Palermo (1711-1712), Capitano delle Guardie del Corpo del Re Vittorio Amedeo II di Savoia, Gran Ciambellano del Re Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna, Cavaliere dell’Ordine della Santissima Annunziata, Ambasciatore a Madrid, Generale della Nazione Valesana Svizzera (1732), Viceré di Sardegna (morto alla nomina).   
- Don Pietro (
1779), 5° Principe di Valguarnera, 10° Conte di Assoro. Cavaliere di giustizia e Capitano delle galee dell’Ordine di Malta, Deputato del Regno di Sicilia (1758), tenente della Guardia del Corpo del Re di Sardegna, Colonnello, Generale di Battaglia, gentiluomo di Camera di Carlo Emanuele III di Savoia, Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1778).                   
- Don Giuseppe Emanuele,
6° Principe di Valguarnera, 11° Conte di Assoro, Principe di Gravina, di Gangi. Superiore della Carità di Palermo (1781), Senatore di Palermo (1782-1783), Capitano di Giustizia di Palermo (1788-1789 e 1790), Rettore dell’Ospedale di San Bartolomeo (1796), Pretore di Palermo (1797), Gentiluomo di Camera del Re di Sicilia, Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro.


Assoro, particolare dello stemma Valguarnera sopra la cancellata di ferro (1496), donata dal vescovo Giacomo Valguarnera

- Il  Ramo dei Principi di Niscemi -

Dal citato Don Francesco Valguarnera, 1° Principe di Valguarnera, discesero molti personaggi che si distinsero nelle armi, nella toga e nella politica. Tra i principali membri di questo ramo dei Principi di Niscemi ricordiamo:
- Don Vitale Valguarnera (1617
1676), terzogenito di Don Francesco Valguarnera, 1° Principe di Valguarnera, 1° Duca dell’Arenella, 1° Principe di Niscemi. Deputato del Regno di Sicilia (1648), Governatore del Monte di Pietà (1661), Capitano di Giustizia (1665-1666) e Pretore di Palermo (1669-1670).                                                
- Don Giuseppe (
1720), 2° Principe di Niscemi, 2° Duca dell’Arenella. Sopraintendente alla Real Zecca (1686), Senatore di Palermo (1697), Maestro Razionale del Real Patrimonio, Capitano di Giustizia di Palermo (1711-1712), Deputato del regno di Sicilia (1714), Presidente della Redenzione dei cattivi.  
- Don Vitale (1767), 3° Principe di Niscemi, 3° Duca dell’Arenella (
1721). Governatore del Monte di Pietà di Palermo (1716-1717 e 1720), Capitano di Giustizia (1727), Maestro Razionale del Real Patrimonio (1752).
- Don Salvatore (1732
1784), 4° Principe di Niscemi, 4° Duca dell’Arenella (1776). Governatore della Compagnia della Carità di Palermo (1750-1760-1772-1773), Senatore di Palermo (1778), Capitano del Porto di Palermo (1783).    
- Don Corrado (1764
1833), 5° Principe di Niscemi, 5° Duca dell’Arenella. Maestro Razionale di cappa e spada (1812). 
- Don Giuseppe (1797
1879), 6° Principe di Niscemi, 6° Duca dell’Arenella, 1° Principe di Castelnuovo, Maggiordomo di settimana di Ferdinando II e Francesco II Re delle Due Sicilie, Gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia.
- Don Corrado (1838
1903), 7° Principe di Niscemi, 2° Principe di Castelnuovo, 7° Duca dell’Arenella, Senatore del Regno.

Palermo, Villa Niscemi, facciata, particolare stemma Valguarnera

Palermo, Villa Niscemi, particolare stemma Valguarnera e lapide

Palermo, Palazzo Statella di Spaccaforno-Valguarnera di Niscemi (3 bis)

- Il Ramo  dei Marchesi di Santa Lucia -

Da DON OTTAVIO VALGUARNERA (nato nel 1616), secondogenito di Don Francesco Valguarnera, 1° Principe di Valguarnera, discesero:
- DON PONZIO VALGUARNERA, che fu Senatore della città di Palermo negli anni 1686 e 1699, e 1° Marchese di Santa Lucia (concessione del Re Carlo II data in Madrid il 28 settembre 1700), in considerazione dei segnalati servizi resi alla corona durante la rivoluzione di Messina (1674). Il Villabianca scrive che “il Vicerè Duca di Veraguas in riguardo di essi servigj molto considerabili (poiché a proprie spese colà portossi ad assistere suo zio il P. di Valguarnera, che vi era stato trasmesso in qualità di Vicario generale per la suddetta occasione de i popolari tumulti:) scrisse al menzionato Monarca una lunga lettera, ripiena di lodi del suddetto Marchese pei succennati servigi; nella quale pregava la M.S. di accordare ad esso il titolo di Duca”
(4).  Don Ponzio sposò in Assoro, nel 1679, Donna Dorotea Valguarnera e Colnago che, come attesta il Villabianca, “portò in dote a Ponzillo Valguarnera la casa in Pal. col teatro di S. Caterina” (5). Sposò in seconde nozze a Palermo nel 1686 Donna Anna Gherardi, di nobile famiglia genovese. Nacque a Palermo il 12 settembre 1641 e  ivi morì  il 21 aprile  1709, e venne sepolto nella cappella dei Principi di Valguarnera, nella chiesa di Casa Professa della Compagnia di Gesù.
Secondo la testimonianza del canonico Antonio Mongitore, storico ed erudito palermitano, Don Ponzio Valguarnera, senatore di Palermo nel 1686-87, dovette rinunciare alla toga senatoriale per avere infranto le rigide regole del cerimoniale. Il Di Blasi, nella sua monumentale opera “Storia de’ Viceré, Luogotenenti e Presidenti del Regno di Sicilia” così scrive: “ La etichetta presso gli Spagnuoli fu sempre riputata come una regola, che non può preterirsi senza grave colpa. Era morta una figliola del detto pretore (Don Francesco Valguarnera, conte di Assoro e principe di Valguarnera) a 10 di marzo 1687; e dovendo nell’associazione andarvi i senatori, furono questi pregati da Ponzio Valguarnera congionto, e senatore eletto dal mentovato principe, acciò vi assistessero con abito stretto bruno, come eglino fecero. Il conte di Santo Stefano (Viceré) persuaso, giusta il costume di Spagna, che i magistrati non potessero ingramagliarsi, che ne’ soli lutti delle persone reali, attribuì a delitto quanto avea il senato, e volea in gastigo levare la toga ad Antonino La Placa, ch’era il senatore priore, che fa da capo, quando manca il pretore. Il principe di Valguarnera dispiaciuto che quel cavaliere dovesse soffrire la detta pena per un onore fatto alla sua famiglia, amò meglio di palesare al conte di Santo Stefano che tutta la colpa dovea rifondersi nel suo parente, e a stenti ottenne che questi in vece del di Placa fosse tolto dalla carica di senatore”.(5 bis).
- DON OTTAVIO VALGUARNERA E VALGUARNERA, 2° Marchese di Santa Lucia, s’investì il 15 marzo 1710 (R. Canc. III Indiz. Foglio 109) per la morte di Don Ponzio suo padre. Nacque a Palermo il 20 marzo 1680, e “fu tenuto al Battesimo dal Principe e dalla Principessa Valguarnera”.  Sposò nel 1705 Donna Maria Polizzi e Napoli. Nel 1713 intervenne con gli altri nobili del regno alla solenne cavalcata in onore dell’incoronazione di Vittorio Amedeo di Savoia(6). Morì in Assoro il 9 dicembre 1730, e venne tumulato nella Basilica di S. Leone. Gli succedette il figlio:
- DON RINALDO VALGUARNERA E POLIZZI, 3° Marchese di Santa Lucia, che s’investì il 17 dicembre 1733 (R. Canc. XII Indiz., foglio 165), e “assalito dal fato estremo e destituito di prole finì i suoi giorni nella Terra di Assoro a 16 Gennajo 1759”. Suo erede e successore fu il nipote Don Emanuele Valguarnera, figlio dello zio materno Don Giuseppe Valguarnera e Gherardi, dei Marchesi di Santa Lucia
(7).


Acquaforte della "Cavalcata reale nel Solenne ingresso di S.M. Carlo III di Borbone in Palermo".
Originale in "La Reggia in Trionfo ", di Pietro la Placa, Palermo, 1736. Don Giuseppe Valguarnera
e Gherardi dei Marchesi di Santa Lucia, partecipò a questo storico evento.

- DON EMANUELE VALGUARNERA E VALGUARNERA, 4° Marchese di Santa Lucia, figlio di Don Giuseppe Valguarnera e Gherardi predetto, s’investì il 10 settembre 1759, per la morte di Don Rinaldo (Cons. Reg., Inv., Vol. 1169, foglio 162 retro). Collegiale del Real Collegio Carolino, amante della musica e bravo ballerino, in occasione del carnevale del 1751 partecipò alla rappresentazione de“Il Rachisio”(8), azione scenica di Pietro Scarlatti (figlio del celebre Alessandro). Le cronache riferiscono che prese parte ai balletti: “di custodi de’ giardini reali” e “de Tedeschi e di Turchi”. Sappiamo che lo spettacolo venne rappresentato presso il Real Collegio Carolino dai giovani collegiali, esponenti delle nobili famiglie palermitane. Sposò a Genova, nel 1758, Donna Maria Genoveffa Gentile, figlia di Benedetto, nobile genovese. Fu Superiore della Compagnia della Pace nel 1761 e Governatore del Monte di Pietà nel 1759-60. Lo storico palermitano Nino Basile, nella sua opera “Palermo Felicissima”, scrive che: “Nel 1798 veniva ucciso dal suo volante Giuseppe Ventimiglia, figlio di Sigismonda Maria Sieripepoli di nobilissima famiglia oriunda da Trapani, vedova di Carlo Antonio Ventimiglia marchese di Regiovanni (…). La causa del delitto fu l’odio che il servo nutriva verso il suo padrone, per percosse ricevute. Il figlio di Emmanuello Valguarnera Marchese di Santa Lucia venne imputato autore di questo assasinio e, non ostante nobile, fu dal Capitano Giustiziere Principe di Torremuzza fatto languire, stretto con due paia di ferri alla spagnuola, nel più orrendo “dammuso” della Vicaria detto della “Immuruta”. L’innocente giovane, resistendo alle torture, tenacemente protestava la sua innocenza. Finalmente il volante confessò e il Valguarnera venne restituito, assai malconcio, in portantina, ai suoi genitori. Il popolo, che si era commosso, per le torture patite dall’innocente, e, soprattutto, per le lacrime versate dalla madre, Donna Maria Gentile Valguarnera, di origine genovese, assai stimata per la illibatezza dei suoi costumi, accompagnò la portantina al Piano della Martorana dove sta la casa dei Marchesi di Santa Lucia, che si vide zeppa di gente”.
Dal Marchese Don Emanuele Valguarnera e da Donna Maria Genoveffa e Gentile nacquero i seguenti figli:
-  DON GIUSEPPE VALGUARNERA E GENTILE, 5° Marchese di Santa Lucia, (1761
1830);
- DON EMANUELE VALGUARNERA E GENTILE, 6° Marchese di Santa Lucia (donativo del 1806), per rinuncia e donazione del fratello Don Giuseppe predetto;
- DON SALVATORE VALGUARNERA E GENTILE, Colonnello e Comandante della Real Marina, morto a Palermo il 27 gennaio 1845 ed  ivi sepolto nelle Catacombe dei Cappuccini. Dalla lapide marmorea si legge il seguente epitaffio:                               

Salvadore Valguarnera
dei Marchesi di Santa Lucia
della Real Marina
ove si distinse
Per la sua onoratezza e rari talenti
La di cui memoria
sarà sempre cara
agli amici
e dalla di lui sconsolata Famiglia
Morì a 27 Gennaro 1845
Essendo in età di anni 75
 

- DON PONZIO VALGUARNERA E GENTILE, ultimo dei Santa Lucia, morto improle il 27 gennaio 1850. Il titolo passò agli Alliata di Villafranca.


Palermo, Palazzo Valguarnera di S. Lucia, Teatro Bellini (ex Carolino, S. Lucia)

- Il  Ramo di Don Giovanni - 

- DON GIOVANNI VALGUARNERA (9), nato a Palermo verso il 1718, figlio riconosciuto del suddetto Don Giuseppe Valguarnera e Gherardi dei Marchesi di Santa Lucia, e di Donna Rosaria Giattino, ricoprì gli uffici di Attuario dei Tribunali della Regia Monarchia  (Legazia Apostolica), Concistoro (Sacra Regia Coscienza), e Cause Delegate del Regno di Sicilia ” de legalitate moribus vita”, Attuario Fiscale della Regia Impresa del Regio Lotto “vigore Regalis Diplomatis dati in dicta civitate Neapolis”, Attuario del Consultore del Viceré.  Sposò a Palermo (chiesa di Santa Margherita) il 23 di dicembre 1743, Donna Giuseppa Lo Cicero  (capitoli matrimoniali stipulati a Palermo il 17 febbraio 1743 presso il Notaio Giuseppe Magliocco).  Morì a Palermo il 2 ottobre 1795 e venne sepolto nella chiesa del Convento di S. Antonio di Padova. Da Don Giovanni predetto, per documentata linea genealogica, attraverso Don Pietro (1754-1831), Don Salvatore  (1802 1854), Don Pietro ( 1820 1904), Don Salvatore (1850 1928), si giunge a Don Pietro (1882 1943), Segretario di Sezione della Regia Procura di Palermo, sp. a Palermo nel 1923 con Donna Agata Amorelli,  Conti Lateranensi e del Palazzo Apostolico, da cui: Salvatore e Giuseppe.

Don Pietro Valguarnera (1882 1943. A destra: Pietro e Agata Valguarnera, con i figli Salvatore e Giuseppe


Palermo, Palazzo Amorelli-Valguarnera (ex Berrocal), facciata

Linea di Salvatore

1) Salvatore, (1924 2003), Dottore in Giurisprudenza, Funzionario Statale, sp. a Palermo nel 1951  Rosa Scichilone, figlia di Vincenzo, Funzionario Statale, e di Angelina Buttafuoco, da cui: 1) Pietro, n. a Palermo il 30 luglio 1958, Dottore in Ingegneria Elettronica, Tenente cpl del Corpo Tecnico dell’Esercito, sp.  a Palermo il 4 giugno 1990 Rossana Xhanino, n. il 19 marzo 1963, Dottoressa in Scienze Biologiche, da cui: a) Simona, n. a Palermo il 31 mag. 1992, Dottoressa in Disegno Industriale; b) Dario, n. a Palermo, il 9 dic. 1996, studente universitario. 2) Vincenzo, n. a Palermo il 7 ottobre 1961, Tenente cpl di Fanteria, sp. in prime nozze Francesca Barocchieri, da cui: a) Enrico, n. a Palermo il 25 settembre 1992, Dottore in Informatica (laurea magistrale); b) Alberto, n. a Palermo il 17 gennaio 1996, Dottore in Disegno Grafico (Accademia di Belle Arti); sp. in seconde nozze Gabriella Zarcone, da cui: c) Matilde, n. a Palermo il 30 nov. 2009.

Linea di Giuseppe

Giuseppe (10), n. a Palermo il 9 mag. 1926, Dottore in Medicina e Chirurgia, spec. in Igiene, Medico Chirurgo, Patologo Clinico, Ricercatore, 1° Capitano Medico, Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, sp. a Palermo il 9 dic. 1957 Maria Barrile, n. a Palermo il 1° ag. 1934, figlia di Girolamo Barrile, Dottore in Giurisprudenza, Avvocato, Maggiore di Fanteria, Cavaliere di Vittorio Veneto, e di Concetta Melograni (figlia di Giuseppe Melograni, Avvocato Generale di Corte d’Appello, Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e di Maria Sculco dei nobili patrizi di Crotone), da cui: Pietro, n. a Palermo il 7 gen. 1959, Diplomato in Canto presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo,  cantante lirico, già artista del Coro del Teatro Massimo Bellini di Catania,  presidente emerito della Cappella Musicale del Duomo di Monreale “Madonna del Popolo”, direttore dei cori polifonici “Sacro Cuore” di Catania-Barriera, “San Marco” di Tremestieri Etneo, Corale “G. Tovini” di Catania, Premio Internazionale “Chimera d’Argento”, sez. Musica XVIII ediz.,  Medaglia d’Argento di Benemerenza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Alf), Cavaliere del Real Estamento Militar del Principado de Gerona-Confradia de San Jorge, sp. a Catania il 23 mar. 1996 la Prof.ssa Grazia Carmela Rita Reina, da cui: Giuseppe, n. a Catania il 18 set. 1998; 2) Girolamo, n. a Palermo il 20 ap. 1963, Dottore in Giurisprudenza, Avvocato, Maestro di Scacchi (Federazione Scacchistica Italiana).                    

Per la genealogia si consiglia di consultare le Tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e per il cavaliere Girolamo Valguarnera ed il titolo di principe di Valguarnera  gli atti della Real Commissione dei Titoli di Nobiltà.

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Note:
(1) - Antico castello ”termenat”, documentato dal 1123 e ampliato durante il secolo XVIII. Si caratterizza per le due torri quadrate con feritoie e finestre incorniciate con muratura in pietra, e un cortile di pianta rettangolare irregolare. Diede il nome al lignaggio feudale che lo detenne dalla metà del XIII secolo.
(2) - F.M. Emanuele e Gaetani di Villabianca, “Della Sicilia Nobile”, Parte II, libro IV, pag: 151-152.
(3) - A. Inveges, “Nobiliario Palermitano”, pag:146; cfr. F.E. e Gaetani di Villabianca, op. cit. Parte II, libro IV, pag:151.
(3 bis)
- Il primo nucleo dell'edificio, a metà del XVI sec., apparteneva a un Berlingerio Requesens.  Passato alla famiglia Statella all'inizio del '700, venne ampliato per volontà di Francesco Statella Rau, principe di Bambuci e marchese di Spaccaforno (attuale Ispica), che diede l'incarico all'architetto Giacomo Amato di ampliare il lato meridionale e realizzare il nuovo portale d'ingresso ad arco. Tra la metà e la fine del '700 vennero effettuate  ulteriori opere di ristrutturazione per volontà di Antonio Statella e Grifeo, principe di Cassaro. Ultimo proprietario fu Francesco Maria Statella. Verso la fine dell'800 Giuseppe Valguarnera e Ruffo, principe di Niscemi acquistò il palazzo, e vi abitò fino agli inizi del '900, quando la famiglia si trasferì presso la Villa Niscemi. Nel dopoguerra i Valguarnera vendettero l'immobile. Attualmente il palazzo ospita una scuola media.
(4) - F.M. Emanuele e Gaetani, op.cit. Parte II, libro III, pag: 585.
(5) -  Il Teatro trae origine da un “magaseno delle commedie” del Seicento. Chiamato dapprima teatro della Corte del Pretore o della Martorana, agli inizi del XVIII sec. i Valguarnera Marchesi di Santa Lucia fecero costruire, accanto al loro palazzo, un piccolo teatro in legno, detto S. Lucia,  dal loro predicato nobiliare, o S. Caterina, dal monastero che sorge nella stessa piazza. Nel 1741-42, a seguito del terremoto del 1726 che distrusse gran parte della città, Don Giuseppe Valguarnera e Gherardi, Marchese di Santa Lucia, provvide a” ristorare” e a “nobilitare” il suo teatro, che viene definito “magnifico” sui  frontespizi di alcune commedie musicali in esso rappresentate. Cfr.” Annuario Musicale Siciliano” ,CIDIM 1983; A. Giuliana Alajmo, “ Storia di Sicilia nei sipari dipinti dei teatri dell’Isola”, Palermo 1956.
(5 bis)
G. E. Di Blasi, Storia dei Viceré, Luogotenenti e  Presidenti del Regno di Sicilia, Palermo 1791. Cfr. Diari Palermitani, di Antonio Mongitore in “Diari della Città di Palermo”, a cura di Gioacchino di Marzo, vol. VII, Palermo 1871.
(6) -  Cfr. “Dell’ingresso e dimora di Vittorio Amedeo II di Savoia in Palermo, e della sua acclamazione a Re di Sicilia avvenuta in Polizzi  e Castronovo (1713-1714) con documenti inediti. Per Antonino Mango, Palermo 1899”.
(7) -  Giuseppe Valguarnera e Gherardi, figlio di secondo letto di Ponzio Valguarnera, primo marchese di Santa Lucia e della seconda moglie Anna Gherardi, nato a Palermo il 17 febbraio 1690. Aveva sposato la nipote Dorotea Valguarnera e Polizzi, figlia di suo fratello di primo letto Ottavio marchese di Santa Lucia . Da questo matrimonio era nato Emanuele che s’investirà del titolo di marchese di Santa Lucia per la morte senza figli di Rinaldo, figlio del suddetto Ottavio. Giuseppe morirà a Palermo nel 1746 e verrà sepolto nella chiesa del Gesù detta Casa Professa. Don Giuseppe Valguarnera e Gherardi, durante vita del nipote Rinaldo, portò il titolo di “cortesia” di Marchese di Santa Lucia, “poiché per dispensa Pontificia data in Roma a dì 13 Aprile 1736, esecuta a 26 Maggio di detto anno, marito divenne di Dorotea, figlia di esso M. Ottavio, ed in conseguenza sua nipote; onde per le ragioni di successione della medesima si fece chiamare egli Marchese di S. Lucia”. Confrate della Nobile Compagnia della Pace, intervenne alla solenne cavalcata in onore dell’incoronazione di Carlo III di Borbone, avvenuta Palermo nel 1735. Cfr. F. M. Emanuele Gaetani di Villabianca, op, cit. Parte II, libro III, pag. 586. Cfr. P. La Placa, “ La Reggia in trionfo”, Palermo,1736, pag: 220.
(8) -  Pietro Scarlatti, “Rachisio”, azione scenica da rappresentarsi da’ signori collegiali del Real Collegio Carolino de’ nobili. Palermo, 1751.
(9) -  Archivio di Stato di Palermo. Fondi: Corte Pretoriana, Tribunale Regia Monarchia, Tribunale del Concistoro e Cause Delegate; Notai defunti. Archivio Storico Diocesano di Palermo, (Parrocchia Santa Margherita). Documentazione: in Archivio privato Pietro Valguarnera (Palermo).
(10) -  Linea di Salvatore Valguarnera (1924+2003), figlio di Pietro e Agata Amorelli, tuttora fiorente a Palermo.

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Bibliografia:
- Francesco Baronio Manfredi, “De Maiestate Panormitana”, Liber II, Palermo 1630;
- Filadelfo Mugnos, “Teatro Generale delle Famiglie del Regno di Sicilia”,1647; 
- Agostino Inveges “Nobiliario Palermitano, Palermo 1651;
- Ribera Manuel Mariano “Centuria primera del Real y Militar Instituto de la Inclita Religion de Nuestra Senora de la Merced”, Parte Primera, Barcelona 1726;
- Giovanni Evangelista Di Blasi “ Storia de Viceré, Luogotenenti e Presidenti del Regno di Sicilia”, Palermo 1791;
- Francesco Maria Emanuele e Gaetani, Marchese di Villabianca, ”Della Sicilia Nobile”, 1764-75,  voll.5;
- Gioacchino di Marzo, “Diari della città di Palermo”, vol. VII, Palermo 1871;
- Vincenzo Palazzolo Gravina, “Il Blasone di Sicilia”, 1875;
- Gaetano D’Orioles, di S. Piero Barone D’Antalbo, “Elenco Generale dei Confrati della Venerabile e Nobile Compagnia di Santa Maria della Consolazione Sotto il titolo della Pace”, Palermo 1877;
- Antonino Mango di Casalgerardo, “Il Nobiliario di Sicilia”, 1915;
- Francesco San Martino de Spucches, “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari di Sicilia”, 1924 - 1931;
- Dr. Josep Gramunt, “Genealogias de la Casa de Vallgornera”, 1942; 
- “Grande Enciclopedia Catalana” , Barcellona, 1977.
- Don Giovani Gnolfo, “Basilica San Leone Assoro”, a cura di G. Negrelli, 1989;
- Antonino Morreale, “Famiglie feudali nell’età moderna”, Sellerio ed., Palermo 1995;
- A. Antonino Gnolfo “Assoro nella Storia di Sicilia”, Giuseppe Maimone Editore, 1997;
- Maria Concetta di Natale, “L’arca d’argento”, in OADI ,Osservatorio per le arti decorative in Italia “Maria Accascina”.


Continua con il sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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