Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Zagarese

Arma: di rosso, allo scoglio nascente dal mare con un'aquila spiegata in volo legata sullo stesso con una catena tenuta da un braccio vestito movente dal fianco sinistro dello scudo, il tutto al naturale; accompagnato nel capo da tre stelle d'oro (6) male ordinate.
Altra:
di rosso, alla fascia abbassata di verde sormontata da un'aquila legata e tenuta da un braccio vestito d'oro movente dal fianco sinistro dello scudo, in capo quattro stelle (6) d'oro ordinate in fascia (1).
Titolo: nobile di Rende.
Patroni: L'Immacolata Concezione, San Francesco di Paola.


Stemma famiglia Zagarese, foto di Francesco Salerno

Famiglia presente a Rende sin dalla prima metà del Cinquecento con le famiglie: Bonanno, Cannataro, Collerio, Federici, Gaudio, Guccione, Miceli, Natale, Pastore, Procida, Perugini, Puglisi, Rausi, Stellati di Cola, Spina, Senatore, Sirogeri, Scaglione, Leonetti, Vercillo, Vita, Magdalone, Ramondini, Rangi.
Gioacchino , esercitava la professione di gabelliere.
Nel 1529 il nobile
Antonio dimorava nel palazzo in località Porta di Cosenza, così denominata perchè in direzione della Città; fece testamento il 21 maggio 1529 e risulta essere padre di Giovanni che sposò Gesimunda Perugini come in atto del 26 settembre 1526 notaio Guccione di Rende, ed è qualificato Nobile in atto del 28 settembre 1542 e risulta padre di Giovan Tomaso, Geronima, Ferrante, e Cesare in atto del 10 gennaio 1570 c.39 v., notaio G.A. Giordano da Cosenza.
Pietro, in un atto del notaio Baldassarre Guzzoni di Rende, appare giudice annuale di Rende in atto del 25 gennaio 1530.
Giacomo Giovanni, anche egli giudice annuale di Rende, in atto del notaio B. Guzzoni di Rende del 23 settembre 1542 c.68r.
Giovanni, qualificato Nobile in atto del 15 aprile 1567 c.16 r., notaio Nicola Stillari di Rende.
Da un atto notarile dell'ottobre 1585 compaiono come testi i Magnifici et nobiles Jo. Thomas et Horatius Zagarisji. Giovan Tomaso sposò Caterina Perugini, vivente nel 1591, morto prima del 1614, fu Sindaco di Rende nel 1575, come risulta in atto del 21 luglio 1575 c.552 v. notaio P. Marsico di Cosenza. Era il padre di Orazio, come in atto del 12 novembre 1597, notaio Morcavallo di Rende.
Il citato Cesare, sposato a Quintia Sersale, patrizia di Cosenza, figlia di Giovan Francesco del ramo c.d. della Motta, baroni di Sellia, i capitoli matrimoniali furono stipulati nel mese di marzo del 1591, ebbero per figli: Emilio, Maurizio e Francesco, quest'ultimo Capitano della nuova milizia di Cosenza, che come i suoi fratelli non ebbe discendenza il linea maschile; Francesco sposò Sigismonda Perugini, nel 1612 testò a favore di sua moglie.
Nel 1599 il palazzo era abitato dal citato Orazio (il quale aveva sposato in prime nozze, ante 1598, Anna Leonetti) e dalla sua seconda moglie Caterina Miceli dei baroni di Melissa, figlia di Pompeo
(2), sposata nel 1599, i capitoli matrimoniali furono ratificati il 14 febbraio 1600, con dote di 800 ducati in denaro, e di 250 once in beni mobili; ebbero per figli:
Isabella, Giovan Tomaso (sacerdote), Ottavio, e Pompeo (1601 † 12 agosto 1680) dottor fisico, gabelliere, sposò, prima del 1642, Beatrice Perugini, ed ebbero per figli: Ottavio; Antonio Casimiro, il quale venne battezzato a Rende nel 1648 dal Cappellano Maggiore del duca Enrico di Guisa; Ippolita, sposata a Giovan Bernardino della Cananea di Montalto, i capitoli matrimoniali vennero stipulati il 4 maggio 1664, ed ebbe una dote di 1.200 ducati; e Maurizio (1652 † 20 settembre 1716) che sposò, ante 1672, in prime nozze Caterina Mancini, in seconde nozze, nel giugno 1683, Giovanna Vercillo, figlia del dottor Pietro, l'8 maggio, in occasione delle sue nozze, le donava  una collana di pietre di conto, migliuzzi d'oro, ed un gioiello d'oro pendente di essa acciò sia tenuto da quella persona quale in effetto è, dotato di nobiltà e tutte buone prerogative, in terze nozze, dopo il 1692, sposò Teresa Borrelli con la quale ebbero per figli: Saveria, Cecilia, Innocenza, Ignazio, Domenico e Nicolò. Il 24 aprile 1695, assegnava a suo figlio Francesco 1.000 ducati di beni stabili, provenienti dalla dote della fu Caterina Mancino Zagarese, damigella della fu donna Antonia Maria (Antonella) Cavaniglia dei marchesi di San Marco, prima moglie di Ferdinando (già Girolamo, in quanto era tradizione che una volta divenuti marchesi usavano il nome del capostipite) D'Alarcon de Mendoza (†14 novembre 1702), 7° marchese di Rende. I beni stabili consistevano nella possessione denominata La Pila del valore di 743 ducati, l'orto di gelsi denominato San Sebastiano posto sopra La Pila Vecchia, e le case poste al Paramuro, precedentemente assegnate, del valore di 257 ducati.


Rende (Cosenza), Palazzo Zagarese, oggi Museo Civico

Dalla Platea del 1695, Maurizio risulta sostenere la Commenda dei Cavalieri di Malta di Cosenza con altri notabili di Rende: il magnifico Pietro Buglio, il magnifico Mario Ferraro, il dr. Marco Magdalone, il dr. Francesco Antonio Mannarino, il sig. don Francesco Marasco, e don Vincenzo Pastore; si potrebbe definire una partecipazione collaterale come scrisse Gustavo Valente, pur non militando personalmente nell'Ordine vollero essere presenti e partecipi, indotti dall'influenza sopra loro esercitata da legami di parentela direttamente con Cavalieri, o famiglie a questi danti quarto, esistenti nella stessa località della presenza di chi assumeva obblighi, oppure collegato con un Cavaliere Gerosolimitano.
Ottavio (13 aprile 1648), fratello di Maurizio e figlio di Pompeo, Utroque Jure Doctor, dal 1671 fu Governatore dello Stato di Rende che includeva i territori di: Carolei, Domanico, Mendicino e San Fili, come in atto del notaio Diego Riccio di Rende del 1674, c.65r. Sposò (prima del 1677) Lalla Mancini ed ebbero per figli, tra gli altri, Giovanni (sacerdote); e Pompeo (28 settembre 1679 † 6 ottobre 1754), nel 1704 c.a sposò Risolea Magdalone, testamento del 1° ottobre 1754 notaio F. Perri di Rende. Da suo cugino Francesco, figlio di Maurizio, Secreto nella marina di Fiumefreddo ed ivi abitante, in un atto del 10 luglio 1710, acquistava la sua quota di abitazione composta da: sei camere, una sala, cucina e bassi.
Il reverando don Giovanni
Zagarese di Rende, fratello di Pompeo, il 14 marzo 1721, consegnava al dottor Nicola Zicaro, delegato dall'Ecc.mo sig. Marchese della Valle, una istanza per la causa vertente tra detto sig. Pompeo e la corte di Rende. Il 24 agosto 1721, la signora donna Barbara Spadafora, patrizia di Cosenza (ramo della stessa famiglia principesca siciliana), vedova del nobile Onofrio Miceli, donava al sig. dottor Nicolò Zagarese, anche a nome dei suoi fratelli e sorelle, Capitano Muzio Spadafora (vedovo di Flaminia Mollo, patrizia di Cosenza, ultima discendente di questo ramo, dichiarò di essere parente dei Mollo di Pedace), e Laura, damigella della Marchesa Alarcon de Mendoza, una foresta di castagne e di gelsi posta nel territorio di Mendicino nel luogo detto Faghitello, in più gli donava un capitale di censi di 46 ducati ed un altro di 50, riservandosi lo jus testandi per 50 ducati. Il 23 settembre 1723 i signori: Saveria, Cecilia, Innocenza, Ignazio e Domenico Zagarese, figli del fu Maurizio e di Teresa Borrelli di Rende, donatari della fu Barbara Spadafora, cessionari di Muzio Spadafora di lei fratello, nominavano loro procuratore il fratello Nicolò.
Nel Settecento, le famiglie nobili di Rende avevano le cappelle gentilizie dove avevano le sepolture, sormontate dai loro stemmi, i Zagarese l'avevano in Santa Maria degli Angeli a sinistra, guardando l'altare maggiore, le altre famiglie sono: Miceli, Vercillo, Perugini e Magdalone; nel convento di San Francesco d'Assisi sono presenti quelle dei Pastore e Vanni.
Pompeo e Risolea ebbero per figli: Giovanni, il 20 gennaio 1725, suo padre Pompeo fu suo procuratore , affrancava un censo del capitale di 200 ducati dal barone don Tomaso Miceli di Serradileo da San Fili; e Melchiorre (30 gennaio 1721 † 30 marzo 1786), che sposò, prima del 1745, Carmela del Bianco di Fiumefreddo, sorella di Marco Antonio, barone di Policastrello ed abitavano nel palazzo ubicato presso la Porta di Cosenza, ebbero come figlio primogenito Giuseppe (23 febbraio 1753 † 18 giugno 1818) che sposò in prime nozze Placida Zagarese figlia di Gaspare, ed ebbero per figlia Beatrice, in seconde nozze, nel 1798, donna Chiara Miceli dei baroni di Serradileo, sorella di Tommaso Maria, portandogli una dote di 1.500 ducati con i quali comprò il tenimento di Surdo dove impiantò le industrie di liquirizia e di laterizi, e vi costruirono la Cappella di Famiglia intitolata a San Francesco di Paola.


Palazzo Zagarese, scala d'ingresso


Giuseppe Zagarese


Beatrice Zagarese

Giuseppe e Chiara, nel 1786 ottennero da papa Pio VII indulto della concessione dell'Oratorio Privato all'interno del palazzo; rinnovato dallo stesso pontefice a Chiara ed ai suoi figli nel 1819. Giuseppe , per lo stesso motivo che mosse il suo antenato Maurizio, lo troviamo nella Platea del 1790 come benemerito dell'Ordine Gerosolimitano.
Pompeo, fratello di Giuseppe, sposato a Vincenza Maria del Bianco dei baroni di Policastrello.


Palazzo di Melchiorre Zagarese in piazza degli Eroi (già Piazza del Seggio) a Rende, acquistato da Baldassarre Vercillo
nel 1809 per il prezzo di 700 ducati. Nella seconda metà dell'Ottocento venne rivenduto ad un Vercillo

Pompeo ebbe per figlio Melchiorre (1772 † 1861), sposato a Nicoletta Campolongo figlia di Francesco, barone di San Donato, e di Serafina de Stefano, ebbero per figlio Rosario (1830 c.a † Napoli, 8 febbraio 1885, dove risiedeva), nel 1852 aveva sposato in prime nozze Maria Francesca Boscarelli, nobile di Bisignano dalla quale ebbe per figlio Luigi Napoleone (1861 †  Rende, 1886), ed in seconde nozze Livia Alimena di Raffaele, nobile di Montalto. Il 15 settembre 1859, don Melchiorre Zagarese, trasferiva a suo figlio don Rosario il Juspatronato sotto il titolo di Santa Maria della Pietà, cedutogli nel 1856 da principe Caracciolo di Torella con privilegio di nominare il Rettore. Esiste un ritratto del 1850 c.a di Rosario a Bisignano in casa di donna Raffaella Boscarelli, nata Sprovieri.
Il palazzo presso la
Porta di Cosenza, assunse l'attuale configurazione dopo il terremoto del 1854, furono aggiunti il doppio loggiato e le arcate inferiori. Il palazzo passò ad Antonio
, che nel rivolgimento del 1860 fu uno dei capi rivolta di Rende con: Salvatore Pastore, Pietro Vercillo, Giovanni Magdalone, e Giuseppe Stella; sposò Arcangela Spizzirri ed ebbero per figli: Nicoletta , sposata a Luigi Boscarelli, nobile di Bisignano; Enrichetta, sposata al barone Francesco Miceli di Serradileo; e Tommaso , il quale ereditò anche il palazzo di famiglia, sposato a Rosina Giuliani, la quale figurava nell'elenco del 1880 dei componenti della cavalcata Provinciale in omaggio dei sovrani d'Italia Umberto e Margherita per il loro arrivo a Cosenza; ebbero per figli: Maria Silvia , sposata al barone Eduardo Mollo, ingegnere capo del Genio Civile di Cosenza, il quale apportò alcuni restauri, ad inizio Novecento, al palazzo Zagarese; Vladimiro, sposato a Bice Majerà hanno avuto per figlio Franco; e Cesare (1890), il quale si dedicò alle industrie di famiglia, fu sindaco di Rende dal 1919 al 1926, podestà dal 1927 al 1943, nel 1925 sposò Filomena Finocchio ed ebbero per figli: Bianca, Marcello, Loris, i quali, negli anni '70 del Novecento hanno ceduto il palazzo al Comune di Rende e dal 1980 è sede del Museo Civico


Rende, 16 dicembre 1922, festa del SS. Crocifisso per l'inaugurazione del Campanile della Chiesa Madre

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Nota:
(1) - Biblioteca Universitaria di Napoli, manoscritto di Gaetano Montefuscoli. Archivio di Stato di Napoli, Livio Serra di Gerace, Iconografia.
(2) - Ramo della famiglia dogale veneziana Micheli, che, a seguito della guerra dei baroni (1459-1463) riparò nella filoangioina Rende (1466) sotto la protezione della contessa di Catanzaro Margherita Ruffo. Pompeo fu sindaco di Rende (1579-1580), con il sostegno economico degli altri nobili di Rende e dei paesi del marchesato, riuscì a far allontanare gli affittuari del marchesato, i fratelli Antonio ed Agostino Belmosto, nobili genovesi, che con i loro soprusi ed estorsioni fiscali avevano stremato la popolazione, concessogli da Eleonora Sanseverino di Bisignano, marchesa di Rende, vedova di Ferdinando de Alarcon de Mendoza.

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Fonti bibliografiche:
- Amedeo Miceli di Serradileo, “I beni delle famiglie nobili e notabili di Cosenza attraverso gli inventari: dal periodo vicereale alla fine del Settecento”.
- Amedeo Miceli di Serradileo: I conti di Rende in Calabria durante il Regno di Alfonso I e Ferrante d'Aragona (1440-1494) in "Historica", Reggio Calabria 1974.
- Amedeo Miceli di Serradileo: San Francesco di Paola e i miracoli dei pesci resuscitati in "Rivista storica calabrese" ns XXVIII (2007, pp. 163-166).
- Gustavo Valente, “Il Sovrano Ordine di Malta e la Calabria”, La Ruffa Editore, 1996.
- Ruggero Ciancio, “Rende 1943-1952. Luce sulla storia di un decennio”.
- Franz von Lobstein, “Settecento Calabrese”, Volume I, Fusto Fiorentino, Napoli 1973.
- Eugenio Arnoni, "La Calabria illustrata Vol. IV, Il Circondario di Cosenza"; Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1995.


Continua sul sesto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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