Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Arcella

Arma: di azzurro alla croce scaccata di argento e di rosso. Alias: di rosso alla croce scaccata di tre file d’argento e di azzurro.

S. Domenico Magg.
© Stemma Famiglia Arcella

Un ramo della famiglia Arcella da Piacenza si trasferì nel 1440 nel Regno di Napoli con Cesare e Torquato Arcella, nipoti di Filippo tiranno di Piacenza, per non essere coinvolti in una guerra che i piacentini stavano organizzando contro di loro. Il primo impalmò Rebecca Caracciolo e il secondo Livia Tomacelli, entrambe nobildonne; alleanze matrimoniali che permisero agli Arcella di essere ascritti al Patriziato Napoletano del Sedile di Capuana e al Sedile di Nido.
La famiglia si imparentò anche con gli Aldemoresco, i Beccadelli (Laura Arcella del Seggio di Nido sposò a Napoli nel 1455 Antonio Beccadelli detto il panormita), i Missanello, i Piscicelli (Lisolo Arcella prese in moglie Giulia Piscicelli, sorella di Nicolò arcivescovo di Salerno dal 1415), i Teodoro.

Fabio Arcella, Patrizio Napoletano, fu vescovo di Bisignano nel 1530, nunzio e collettore del Regno dal 1528 al 1535, vescovo di Policastro nel 1537, governatore di Bologna nel 1537, governatore della Marca nel 1538, promosso arcivescovo di Capua il 18 gennaio 1549. Morì nel maggio del 1564. 
Nel 1533 gli Arcella acquistarono in Napoli dalla famiglia Coppola l’altare dedicato a S. Maria della Neve; e nel 1536 detto Fabio rifece l’altare facendo apporre la seguente targa marmorea dedicata alla Madre di Gesù Cristo:

CRISTI D.O.M. GENITRICI
   FABIUS ARCELLA ANTISTES
       LUBENS STRUXIT AC PIE DICAVIT
       THEOGONIAE AN. MDXXXVI

S. Domenico Magg.
© Napoli - Altare famiglia Arcella

Dal 1508 al 1522 Matteo Arcella, il cui nome risulta inciso nell’epitaffio dell’altare di Galezzo Pandone, figlio di Francesco conte di Venafro, fu barone di Mottafellone, feudo situato in Calabria citra che passò nel 1549 a Francesco Arcella, nel 1560 a Camillo Arcella e nel 1571 a Lucrezia Arcella.

La citata Lucrezia, moglie di Domizio Caracciolo Rossi 1° duca di Atripalda nel 1572 conte di Galerati, Vespolati e Torella, acquistò con atto stipulato il 27 ottobre 1586 per ducati 49550 la baronia di Santangelo a Scala che comprendeva le terre di Capriglia e Grotta Castagnara, in Principato ultra. Lucrezia fu l’ultima della sua famiglia e i discendenti di Domizio al cognome Caracciolo aggiunsero quello di Arcella.
Gli Arcella godettero di nobiltà anche a Tiggiano, in provincia di Otranto, feudatari di detto feudo sin dal 1309, dove costruirono una maestoso palazzo fortificato con torri e mure merlate.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace.


Casato inserito nel 4° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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