Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia de Miro

Arma: di rosso al leone d’oro, col capo cucito di azzurro, caricato da un giglio d’oro accompagnato da due torri, merlate alla guelfa.

Dimora: Napoli
Titoli: Patrizi di Sorrento, baroni di Ripaluce, conti di Monteodorisio, marchesi di Aieta (eredità Cosentino), duchi di Collecorvino (anzianità dal 1689).

Vomero
© Napoli - Stemma Famiglia de Miro

La famiglia de Miro, originaria della città di Lettere, ha goduto di nobiltà in Castellammare di Stabia, Gragnano e Sorrento dove fu ascritta al Patriziato del Sedile di Porto.
Le prime tracce risalgono all'anno 995 grazie ad un testamento fatto dal conte Guaimario marito di Altruda de Miro e firmato da alcuni nobili di Lettere, tra i quali Teodorico de Miro; il documento originale è conservato nell'Abbazia della SS. Trinità di Cava dè Tirreni.
Nel 1262 Gaspare, figlio di Luca di Gragnano, valoroso milite fu Vicerè di Calabria.
Nel 1309 Nicolò e Stefano de Miro di Gragnano, entrambi dottori in legge, furono avvocati di re Roberto II d'Angiò.
Nel 1392 Carlo di Miro fu Giudice della Gran Corte della Vicaria e, per i suoi meriti, ebbe in dono dal re Ladislao di Durazzo il castello di Ripalda, confiscato alla famiglia d'Eboli per delitto di fellonia. Nello stesso anno fu creato barone di Ripaluce.
Antonella di Miro di Gragnano fu moglie di Cecco del Borgo, conte di Monteodorisio, marchese di Pescara e Vicerè del Regno di Napoli. Il titolo di conte di Monteodorisio nel 1455 passò a Bernardo Gaspare d'Aquino, ricevuto dalla nonna materna Antonella de Miro.

I de Miro fecero edificare la chiesa e il monastero di S. Nicola dei Miri, dove sovente soggiornò la regina Sancia di Maiorca moglie di Carlo D'Angiò.

Vomero
© Napoli - lastra tombale appartenente alla famiglia de Miro del periodo angioino

Nel 1677 don Vincenzo de Miro fu confratello dell’ Augustissima Compagnia della Disciplina della Santa Croce, prima arciconfraternita laicale sorta a Napoli nel 1290.
La linea primogenita fu decorata col titolo di duca di Collecorvino, feudo in Abruzzo ultra, in provincia di Teramo, con anzianità del 1680; la linea secondogenita fu decorata del titolo di marchese di Aieta, feudo in Calabria citra, per successione della famiglia Cosentino (D.M. 15 aprile 1898).
Giacomo
de Miro, nato a Collecorvino il 4 agosto 1757, duca di Collecorvino, figlio di del duca Filippo e di Aurora de Luna d’Aragona, sposò in Napoli nella chiesa di Santa Maria Maggiore in Pietra Santa, il 29 ottobre del 1783 Maria Antonia d’Amore, figlia di Francesco  (nato a Napoli, 16.12.1749 ) marchese di San Mango e di Vittoria de Dura di Collepietro.

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e per Innocenzo de Miro il Registro della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà” – Archivio di Stato di Napoli.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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