Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.   

   
a cura di Francesco Pucci
 

Armi:
la più antica: d'azzurro al palmizio al naturale addestrato da una stella cometa ad otto punte posta in palo e sinistrato da una stella ad otto raggi, il tutto d'oro. Corona di patrizio antica.
dal 1797: d'azzurro al palmizio al naturale addestrato da una torre merlata alla guelfa e finestrata d'azzurro, sormontata da una stella cometa ad otto punte, il tutto d'oro, e sinistrato da una scala d'oro posta in banda sostenente l'aquila imperiale bicipite nera, spiegata al naturale, membrata, imbeccata e coronata d’oro. Corona baronale.

Stemma Famiglia Pucci di Amendolara, feudatari di Trebisacce
© Stemma Famiglia Pucci di Amendolara, feudatari di Trebisacce

Sebbene non vi siano notizie certe e attendibili, oralmente, di generazione in generazione, si è tramandato il ricordo di origini molto antiche della famiglia Pucci di Amendolara, feudatari di Trebisacce, e dello stemma primario del casato di appartenenza, la testa di Moro dei Pucci di Firenze.
Nel 1551 Pandolfo Pucci figlio del Cardinale Roberto, insieme ad altri componenti della famiglia, fu uno dei principali promotori della "Congiura dei Pucci” ordita contro Cosimo de Medici, con la benedizione e non solo quella, del Cardinale Farnese, che secondo altri ancora agiva agli ordini diretti di Caterina de Medici, sorella di Cosimo e Consorte del Re di Francia, Enrico di Valois. Si narra che che i congiurati, per riconoscersi tra loro, usassero la frase "Caterina di Francia" come parola d’ordine. Dopo nove anni, nel 1560, la congiura fu scoperta; nel 1569 Astoldo Cavalcanti, Lorenzo de' Medici e Puccio furono condannati e decapitati, altri componenti del Casato riuscirono a fuggire, messi al bando fino alla settima generazione dal Duca Cosimo e poi da suo figlio Francesco I°.
Gli esiliati si trasferirono in Sicilia, in Napoli e in Calabria.
Le prime notizie certe risalgono ai tempi dell'Imperatore Filippo IV d'Asburgo-Spagna, durante il periodo del vicerè Rodriguez Ponz de Leon duca d’Arcos, quando gli abitanti di Oriolo, uno splendido borgo di 460 fuochi
(1) in Calabria Citra, stremati da continui balzelli e tasse per sostenere economicamente le guerre degli spagnoli, decisero di ribellarsi, seguendo l’onda delle rivolte che in tutto il Regno di Napoli si erano generate, quasi a cascata, al seguito di quella celebre  di Tommaso Aniello da Amalfi, detto Masaniello.
Il 13 dicembre 1647 il marchese Alessandro Pignone del Carretto, feudatario di Oriolo, fu costretto a rifugiarsi nel suo castello insieme ad Ettore Terranova, Anselmo dei Pucci
(2), Francesco e Geronimo La Marra, ed una squadra di otto soldati calabresi, che sin dall'inizio della rivoluzione di Napoli del mese di giugno 1647 aveva fatto venire per sua custodia.


© Castello di Oriolo (CS)

Detto Anselmo dei Pucci, gentiluomo dell’Amendolara, era maritato all’epoca con Venuta Formichella. Nel 1652 sposò, in seconde nozze, Vittoria Toscano, sorella di Giorgio Cavaliere del Sovrano Ordine Militare di Malta e Gerusalemme.

La famiglia Formichella proveniva da Montegiordano (CS) che era parte integrante dello stato di Oriolo, come Alessandria del Carretto, fondata dall'omonimo Marchese e Principe di Alessandria.
Domenico Pucci
, figlio di Anselmo e di Venuta Formichella, sposò Isabella Terranova ultima dei sei figli del citato Ettore Terranova che era stato ferito, per aver preso parte ad una battaglia in difesa dei territori contesi tra Oriolo e Nocara del Marchese d’Oriolo, battaglia avvenuta in data anteriore al 1629 in località Difesa di S. Marina. Domenico e Venuta non ebbero figli.
Pietroantonio
, fratello di Domenico,  fu medico chirurgo; sposò, in prime nozze, Vittoria Morano di famiglia nobile di Crotone e, in seconde nozze Isabella Persiano, figlia di Giovanni Andrea, nobile di Nocara.
Nicolantonio, figlio di Pietrantonio e di Isabella Persiano, nacque intorno all'anno 1694; si dedicò agli studi con grande profitto, sino alla laurea di Dottore fisico
(3). Come il fratello Francesco, fu "Eletto della città di Amendolara", proprietario di numerosi animali da pascolo e da traino, fu esente dalla tassa sulla persona fisica.


© L'arma più antica dei Pucci di Amendolara

Accumulò un'ingente ricchezza e nel 1736 circa diede inizio alla costruzione di palazzo Pucci di Amendolara, per sè e la futura moglie Agnese Toscano (nata nel 1703) che sposerà nel 1743, all'età di 49 anni.


© Amendolara (CS) - Palazzo Pucci

Il Palazzo, il cui progetto originario si sviluppava su due soli piani, venne edificato fuori le mura di cinta del paese “fuori casale” mura che si sviluppavano dal castello sino a racchiudere la chiesa di Santa Margherita. Vennero utilizzate maestranze scelte fatte venire appositamente da Napoli e da altre province campane; in uno dei saloni del piano nobile, detto “la galleria”, con soffitti affrescati, oltre ai ritratti degli antenati, era esposta la pinacoteca, comprendendo fra l’altro, opere di Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, il Quercino, Luca Giordano, Rubens, Mattia Preti ed altri.
Al piano terra si trovano i magazzini che vennero utilizzati come stoccaggio per le merci delle carovane in transito verso Napoli. Di fronte al palazzo, in un’altra costruzione sotto il livello del piano stradale della strada principale, erano situate le stalle a cui fu in seguito aggiunto un altro piano basso.
Amendolara, piccolo centro di 150 fuochi, feudo dei Pignatelli di Bellosguardo duchi di Monteleone da tempo antico e ancor più a quell’epoca, era un'importante stazione di cambio delle carovane, che provenienti dal sud Italia erano dirette alla capitale del Regno e quindi erano necessari magazzini per lo stoccaggio delle merci.
Nicolantonio, in qualità di “Agente rappresentante dello Sovrano Militare Ordine di Malta" partecipò al Cabreo
(4) della Commenda di Castrovilari dell'Ordine di Malta, facente parte all’epoca del Priorato di Capua, iniziato nel 1744. I lavori si conclusero il 18 marzo 1745 in Amendolara, nell'abitazione del Pucci, dove furono convocati, dietro richiesta di D. Francesco Caterini, i magnifici del Governo e gli interessati per l'approvazione del Cabreo.
Il giorno precedente l'agrimensore Giulio Calà rilasciò la consueta fede.
Nicolantonio nel 1744 fece costruire la cappella gentilizia in località “La Lista” “Sacello familia in Marina Santa Maria Salutis”, detta oggi “Madonna della Salute”, dove hanno trovato degna sepoltura nel tempo alcuni antenati e per ultimo anche Vincenzo, morto nel 1920.

Leonardo o Lorenzo, fratello di Nicolantonio, nacque intorno all'anno 1714; denominato negli atti pubblici come “Magnifico” “Nobilevivente”, fu prete nobile in Amendolara e Procuratore legale del monastero della Madonna del Patire meglio conosciuto, allora, come il Patirion di Corigliano, all’epoca il sito era nel territorio di Corigliano, oggi territorio di Rossano.


Rossano Calabro - Monastero di Santa Maria del Partire

Fu egli stesso ad annotare i beni posseduti dal monastero nel Catasto Onciario di Amendolara nel 1752;  alcuni dei quali diverranno di proprietà del Casato, come ad esempio i terreni della "commenda" di S. Nicola.
Il Patirion è ancora oggi uno splendido monastero, fondato nel XII° secolo da S. Bartolomeo dei Sameri, in seguito venne anche retto da ecclesiastici discendenti di quegli albanesi di rito Greco-Ortodosso che erano riparati in Calabria al seguito del principe Giorgio Castriota Scandeberg (6-5-1405
17-1-1468) per sfuggire le orde saracene.

Giuseppe, Domenico, Lorenzo
(Oriolo Calabro, 1725 † 13 aprile 1814), figlio di Nicolantonio e di Angela o Agnese Toscano, fu battezzato il 16 Marzo 1725 ad Oriolo Calabro dal sacerdote D. Nicolò Baliva(5). Laureatosi in Legge si trasferì a Napoli dove ben presto le sue doti di Giureconsulto vengono molto apprezzate,  tanto è vero che nel 1770 fu incaricato da Ferdinando IV di Borbone di curare, come avvocato difensore, la causa frumentaria tra la città di Napoli e i negozianti di Marsiglia. Per tale incarico, lasciata patria, moglie e figli, si recò in Francia e quindi in Spagna, per una ambasceria speciale presso Carlo, Re di Spagna.


© Don Giuseppe Pucci ( 1725 † 1814),
primo Barone di Trebisacce


© Decreto nomina di Don Giuseppe Pucci a
Giudice della Vicaria

Ritornato a Napoli dopo sette anni, continuò a curare la causa per ordine reale, assistendo agli atti che di essa si fecero nel Magistrato di Commercio(6) ad istanza dei negozianti francesi. La risoluzione della causa, prossima anche per l’intervento dell’ambasciatore di Francia, rimase invece sospesa a causa di un nuovo ricorso presentato dai negozianti di Marsiglia alla corte di Francia. Nel 1779 Don Giuseppe fu nominato giudice della Vicarìa Civile, poi “Capo Ruota” della Regia Camera della Sommarìa, ed infine Presidente della stessa. La carriera di giudice della “Sommarìa” ebbe inizio in concreto sotto il primo ministro marchese della Sambuca, Giuseppe di Bologna.
Giuseppe il 27 marzo del 1797 divenne barone e feudatario dello “Stato della terra di Trebisacce" grazie all’acquisto del feudo dal principe Teodoro Correr di Venezia, figlio di Giacomo Correr e di Marianna Petagna, baronessa e principessa di Trebisacce, ed il contemporaneo acquisto, dagli altri eredi Petagna, anche dei restanti beni burgensatici ed allodiali ad essa (baronia) connessi, per la somma di ducati 4mila, il tutto poi convalidato dal necessario assenso reale del 24 maggio 1797.
Alcuni anni prima, ed esattamente in data
21 maggio 1765, Don Giuseppe prese per moglie Caterina Pagliara ( 1812) della città di Cassano; sembra che Giuseppe proprio per questo matrimonio avesse fatto anche costruire una bella villa sulla collina di Posillipo a Napoli.


© Napoli - scorcio d Posillipo con al centro la Pagoda di villa Roccaromana

L'immobile era circondato va un vasto appezzamento di terreno; due moggia e un quarto furono venduti nel 1814, anno della sua dipartita, da don Nicola Caracciolo di Roccaromana, fratello di Lucio, generale borbonico che aveva combattuto in Russia.  Di villa Roccaromana resta la caratteristica pagoda a picco sul mare. La vita di Giuseppe si svolse in concomitanza con quasi tutte le fasi salienti del regno di S.A.R. Ferdinando e di sua moglie Maria Carolina d’Austria, sorella di Maria Antonietta, la sfortunata moglie di suo cugino Luigi XVI re di Francia:
- lo "Statuto di San Leucio", cosa veramente impensabile all’epoca in Italia ed anche in buona parte d’Europa, si era giunti, nel Regno di Napoli, ad una reale e sostanziale parità legale tra uomo e donna, con eguali diritti ereditari e di proprietà, di avere possibilità di libere scelte matrimoniali, anche per le donne e di compensi lavorativi e ancor più, importantissimo, di pari diritti allo studio e alla pensione;


©  San Leucio (CE) - Il primo vero stato sociale in
Europa dove gli operai avevano diritto anche
alla casa


© San Leucio - Archeologia industriale; fu utilizzato il
primo rudimentale computer per confezionare
tessuti con disegni a colori

- la nascita della Repubblica Napoletana del 1799, fondata sugli ideali di giustizia, di libertà, eguaglianza e fraternità;
- l'instaurazione del Regno ad opera del cardinale Fabrizio Dionigi Ruffo di Calabria,
del ramo secondogenito di Bagnara che, con i suoi Sanfedisti, sostò  il 23 aprile del 1799 a Trebisacce, dove ebbe la notizia di sbarchi dei Russi nelle Puglie;
- il decennio francese di Gioacchino Murat.

Alla morte di Giuseppe, la villa passò ai figli ed infine al barone Pasquale, emerito giudice della Gran Corte di Giustizia di Napoli. La villa fu venduta alla famiglia Mazziotti intorno all'anno 1840.


Giorgio
(1731 † 1821), fratello del citato barone Giuseppe,  Abate, nel 1783 fu Cappellano della Cappella di S. Antonio Abate di proprietà della famiglia. Nel proprio testamento scrisse che erede dei suoi beni sarebbe stato  il primo dei nipoti che si sarebbe ammogliato (sarà Pasquale, nato nel 1782, il 3° figlio maschio di Giuseppe l’unico a prendere moglie).
Nicola (19-07-1774 † 03-1846), figlio di
Giuseppe e di Caterina Pagliara,  2° barone Pucci di Trebisacce. fu Giudice di Gran Corte criminale di Reggio Calabria;  nell’anno 1846 fece testamento in favore del nipoti GiuseppeFrancesco Saverio e Giorgio. Nipote prediletto fu Giuseppe al quale dedicò molto tempo per proseguire l’opera di educazione iniziata dal nonno materno, Francesco Saverio de Vincentiis, giudice di Gran Corte civile, divenuto all’epoca ormai cieco e impossibilitato quindi a proseguire.


© Don Nicola Pucci (1774 † 1846),
 2° barone Pucci di Trebisacce


 

Di Lato: Decreto nomina di Don Nicola Pucci a Giudice di Pace di Reggio Calabria

Si riporta una parte del testamento: ”...Raccomando finalmente a’ ridetti miei nipoti la cieca e rispettosa ubbidienza all’affettuosa di loro madre, la quale tanto si occupa pel bene e prosperità della famiglia: raccomando altresì agli stessi la perfetta unione ed affettuosa concordia tra loro, l’esercizio delle virtù religiose e civili, e la cura di mantenere il lustro decoro della famiglia per così non degenerare da’ loro antenati. Questa è la mia volontà ...”.

Domenico
, Luigi Maria Bartolomeo Liborio Donato Raffaele (Napoli,  24-08-1776 † ivi,  1834, fratello di Nicola, nacque nella Salita della Stella nelle case del Principe di Sannicandro e fu  battezzato il 25-08-1776 a Napoli dal Rev. D. Nicola Di Andrea.
Si laureò a Napoli nel 1794, in “Utroque iure”. Fu Eletto della città di Napoli, Sotto Intendente, ossia vice Prefetto. Giudice di Pace di Gioacchino Napoleone (cosi si appellava il Murat) ed anche in seguito di Sua Altezza Ferdinando I di Borbone.


© Ritratto di Don Domenico Pucci (1776 †  1834)
Di lato: Il Decreto di nomina di Domenico Pucci  a
Giudice nel Consiglio delle prede marittime

Pasquale (Napoli, 24-01-1782 † Amendolara, 21-12-1834), fratello di Domenico, Barone di Amendolara dal 1805-1815, Giudice, sposò nel 1822 Maria Luisa de Vincentiis (1802 † Amendolara, 07-12-1875), di famiglia nobile di Casalnuovo (oggi Villapiana) anche presente in Napoli, figlia di Francesco Saverio, Giuseppe “Giudice di Gran corte civile di Reggio Calabria”.
Con Maria Luisa de Vincentiis, detta Luisa, entrano in casa Pucci, oltre l’uso del nome Francesco Saverio, anche il culto e la venerazione per S. Francesco Saverio, missionario vissuto tra il 1505 e 1550 uno dei fondatori della compagnia di Gesù, che, secondo tradizione orale, avrebbe un certo grado di parentela con la famiglia de Vincentiis, tanto è vero che si conserva, ancora tutt'oggi, un mobile altare, detto “La Cappella”, della fine 1600, appartenente alla dote della de Vincentiis con la statua del santo e anche con qualche reliquia dello stesso.

Giuseppe, Vincenzo, Nicola, Francesco Saverio, Gerardo (6-12-1825 † 19-12-1852), figlio di Pasquale e di Maria Luisa de Vincentiis, 3° barone Pucci di Trebisacce dal 1846, fu Guardia d'onore dei Borbone alle dipendenze dirette del Capo Plotone e futuro suocero di sua sorella Caterina, il marchese D. Gaetano Gallerano, e prima ancora di D. Vincenzo Grisolia, antenato dei Grisolia, famiglia, poi trasferitesi definitivamente in Amendolara.


© Esercito napoletano - Guardia d'onore 1853

Nel 1846 fece parte della scorta a Re Ferdinando II° e a Sua moglie Maria Cristina di Savoia, in occasione della venuta dei Reali nella città Cosenza.
Prima di morire, sapendo che la malattia non gli avrebbe lasciato scampo, fece testamento in favore del fratello Francesco Saverio, del titolo e di tutti i suoi diritti patrimoniali.
Francesco Saverio, venne così a trovarsi all’improvviso a 24 anni, inaspettatamente capo famiglia,  4° barone Pucci di Trebisacce.
Caterina Francesca Saveria, Natalina, (Amendolara, 25-12-1826 † ivi,  10-03-1890), figlia di Pasquale e di Maria Luisa de Vincentiis, sposò  in data 18-07-1846  il marchesino Francescantonio Gallerano (1821 † 1873), Tesoriere di Calabria di S.A.R. Ferdinando,  figlio del marchese Avv. Gaetano Maria, e di Domenica  Maria Giulia  Caterina Spanò di Bollita († 1831).
Caterina Pucci  divennne marchesa Gallerano alla morte del marito nel 1873 e tutrice dei figli minori. Fu sepolta in “Sacello Beata Vergine Madonna della Salute”, in Amendolara Marina, contrada Lista. 

Francesco Saverio, Vincenzo, Giorgio (Amendolara,  18-04-1828  †  Miano –NA, 23-01-1894, fratello di Caterina, dottore in Legge, 4° barone Pucci di Trebisacce dal 1852, data di morte del fratello Giuseppe.  Sposò Maria Francesca  Teresa  Felicia  Antonia Chidichimo ( 25-01-1838 † 20-04-1908), detta Teresina, Gentildonna,  figlia dell'Avv. Nicolantonio (1812 † 1888), nobile di Albidona, e di Maria Giuseppa Rovitti. 
Come spesso avviene, anche per i Pucci iniziò il declino, dopo aver raggiunto l’apice, con il possesso di terre, palazzi, ville, titoli, potere, una pinacoteca da far invidia ad un museo. Contrassero diversi debiti con banche e privati che non riuscirono a tenere sotto controllo. I debiti uniti ad una vita dispendiosa condotta per lo più a Napoli con uno scarso controllo diretto sui cospicui fondi rurali affidati senza veri controlli ai vari “massari”, furono la causa del tracollo, che si palesò in tutto il suo orrore solo nel primo Novecento. Il barone Francesco Saverio, di professione avvocato, di bello aspetto tanto da essere corteggiato da numerose donne, fu ingiustamente accusato di essere come l’artefice del debito familiare e, forse per tale motivo, perse la ragione e fu rinchiuso nel manicomio a Miano (Napoli), dove rese l'anima a Dio. Il documento di sepoltura recita quanto segue: “Si è seppellito in questo Stabilimento il Cadavere di Pucci Barone Francesco Saverio di anni 69: dal manicomio di Miano. Lì 24 gennaio 1894….. Oggetto di vestiario: completo senza scarpe….”. Una antichissima usanza del reame di Napoli voleva che i nobili venissero seppelliti senza scarpe e con la bara esposta e poggiata in terra in segno di umiltà.

Giorgio Vincenzo Raffaele (Amendolara, 30-08-1832  † Cassano al Jonio, 13-08-1911), fratello di Francesco Saverio, intraprese gli studi per la vita ecclesiastica, ma li abbandonò per prendere la laurea in legge. Ebbe una vita quantomeno movimenta, avventurosa e intensa, fu Liberale e Rivoluzionario; ad appena 16 anni cercò di prendere parte ai moti del 1848, insieme al sacerdote don Francesco Antonio Pucci
(7) ed altri 15 compagni, reclutati nei paesi vicini, cercando di raggiungere però inutilmente i fratelli Bandiera.


© Moti del del 1848 - barricate a S. Ferdinando - Napoli

In una breve sparatoria, in località "la Diparuta", nei pressi di Castrovillari, fu ferito al braccio dai gendarmi borbonici; venne portato a Morano, anche con una gamba rotta, dove, nel convento dei Padri Cappuccini, riceve le cure del medico Francesco Dolcetti, amico di famiglia. Nel 1860 Giorgio raggiunse Garibaldi a Castrovillari e lo seguì sino a Lagonegro.
Divenne Capitano della guardia Nazionale, Consigliere Provinciale, Capo Legionario. Fu il “Persecutore dei Briganti”, così erano chiamati dai piemontesi coloro che si opponevano all'invasione dei sabaudi. Nel 1881, in Cosenza, prese parte alla cavalcata di scorta del Re Umberto I° e Margherita di Savoia.
Sposò Enrica, detta Enrichetta, de Masi († Amendolara, 23-03-1912), figlia di Vincenzo.
Giuseppe Alfonso Pasquale
(Amendolara,10-02-1861 † ivi,  26-02-1935), figlio di Francesco Saverio e di Teresa Chidichimo, V° Barone Pucci di Trebisacce, fu educato al Cicognini di Firenze dove ebbe come compagni di corso Gabriele D’annunzio e il Barone Franchetti ( esempio, raro, di esploratore celebre e cacciatore-bianco italiano del periodo, fascista-colonialista e precedente ); sposò in punto di morte, nel 1935 ad Amendolara, Maria Francesca Toscano (Corigliano Calabro, 07-02-1860 † Amendolara, 04-06-1941), figlia di Saverio e di Vittoria Caldeo. Giuseppe amava molto la Toscano tanto è vero che rifiutò una proposta di matrimonio da parte di un ricchissimo possidente che si offriva di salvare il patrimonio di casa Pucci, liquidando lui per intero il debito, a patto che il barone Giuseppe sposasse la sua unica figlia e che il patrimonio, così salvato, fosse intestato completamente a Giuseppe con l’usufrutto, come era un tempo, ai fratelli maschi non sposati.

IL FEUDO DI TREBISACCE ed i suoi feudatari

"In lontananza di quattro miglia dal mare, vien tenuta da gli Storici medemi per la Vicenumo di Peucezio, ò Filotete, inserita nel viaggio di Antonino , Nelle sue Campagne, scrive il Barrio,che fit Crocus Garfipium, nascuntur Capperas, Pinastri frequentes. L’ Oppresse gravemente nel 1576. il Corsaro Ucciali, battuto poi con valore dal Principe di Bisognano D. Nicolò Sanseverino. Si ristringe à 133 . Fuochi , Principato di D. Jacopo Petagna.". (Pacichelli)


Trebisacce (CS) - tratta da http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/193801

1116 Donazione da Alessandro di Chiaromonte al Vescovo di Cassano
1274 Carlo D'Angiò riconosce al Vescovo la donazione del 1116
1433 Vescovo di cassano cede giurisdizione criminale a Lodovico III° D'Angiò
1472 Lodovico d'Angiò conferma feudo e iussi a i Sanseverino principi di Bisignano, iussi e feudo sono ancora confermati nel
1496 Ai Sanseverino da Federico II° D'Aragona
1519 Ai Sanseverino da Ferdinando II° il Cattolico
1616 Feudo venduto per ducati 5570 a Francesco Maria di Somma
1616 Feudo venduto per ducati 5600 dal di Somma a Maria Giannini
1621 Feudo venduto per 550 da Maria Giannini a Donna Isabella de Monti e suo Figlio D. Francesco Castrocucco i creditori di questo ultimo però chiesero che fosse dedotto il suo patrimonio e Trebisacce fu di nuovo in vendita al migliore offerente che fu D. Carlo Acampori per 6020 ducati
1647 Feudo venduto dal Castrocucco per 7000 ducati a Donna Giulia Gaetani d'Aragona. Viene anche concesso a Donna Giulia un titolo di duca sulla terra di Trebisacce
1648 Il 7 dicembre il Campori ottenne il Regio Assenso per la retrocessione a se stesso della Terra di Trebisacce
1654 Morto il Campori comparve come erede Il Conservatorio delle Orfane povere di S. Gennaro di Napoli. Sorse una lunga controversia, perché vi era anche una sorella erede, Giovanna vedova di D. Partenio Petagna Presidente della regia camera della Sommaria. La controversia trova il suo epilogo in tribunale con una sentenza che decide che i beni burgensatici non spettavano al Conservatorio ma a Donna Giovanna, insieme con i beni feudali ed anche la metà dei beni antichi soggetti a consuetudine.
1657 Donna Giovanna “refuta e dona” a D. Andrea Petagna suo figlio primogenito la terra di Trebisacce, “della Provincia di Calabria Citra al quale era stato concesso di far celebrare S. Messa nel suo oratorio privato”.
1655 Il re Filippo concede a Donna Ippolita Rocco di Torrepadula moglie di Andrea Petagna il titolo di principessa di Trebisacce
1715 D. Andrea Petagna non avendo avuto figli maschi istituì eredi le sue figlie Donna Lucia e Donna Marianna, Donna Lucia non volle passare a nozze e cedette la primogenitura a Donna Marianna la quale intestò il feudo di Trebisacce con il titolo di Principessa, sposò un nobile Veneziano D. Giacomo Correr; la Principessa Donna Marianna morì a Trebisacce e fu sepolta nella Chiesa Matrice
1783 Il 26 di Maggio D. Giacomo Correr, prima di morire, istituì suoi eredi, “pro uguali parti e porzioni” i suoi quattro figli: D.Teodoro, D. Ettore, Donna Andreanna e donna Anna
Correr a D.Teodoro il feudo, ed agli altri i restanti beni non feudali
1797 - 25 Marzo. Il Feudo è veduto da Teodoro Correr Principe di Trebisacce per la somma di 4000 ducati a D. Giuseppe Pucci, Presidente della Regia Camera della Sommarìa e Ambasciatore straordinario di Ferdinando IV di Borbone presso il re Carlo III° suo padre in “Ispagna”, per gli atti del “ Regio Notaio D. Vincenzo D'Ippolito, ratificato a Venezia da Teodoro Correr e dai Fratelli, Ettore, Andreanna ed Anna, per mezzo di D. Girolamo Corbelli Vicario Generale e Procuratore.”
27 Marzo1797 Regio assenso che convalida la vendita ed i diritti feudali ad essa connessi.
Era perfettamente radicata ancora all’epoca di D. Giuseppe la concezione di “Stato feudale” che sarà interrotta ed abrogata ufficialmente soltanto il 2 agosto del 1806 e neanche completamente, almeno per il significato che noi oggi diamo alla parola feudo, baronia!
Il Signore del feudo amministrava “motu proprio” la Giustizia Criminale di prima e seconda causa e quella civile ed aveva diritti certi ed inconfutabili di esazioni(estagli)
L’amministrazione civile della “terra di Trebisaccia” veniva rivendicata, appunto come diritto, con forza, proprio dalla curia vescovile di Cassano, questo fatto, aveva portato ad aspri ed ampi contrasti tra i Vescovi, ed i rispettivi Feudatari dello “Stato” ”… e sua Giurisdizione Criminale con tutt’i suoi diritti, jussi, esazioni, ed intiero Stato...”. Ma appunto cosi recita, del resto l’atto di acquisto del feudo di Trebisacce da parte di D. Giuseppe Pucci ed il relativo “Regio assenso”.

GENEALOGIA

A1 - Anselmo dei Pucci sposa, in prime nozze, Venuta Formichella e nel 1652,  in seconde nozze, Vittoria Toscano, sorella di Giorgio Cavaliere del Sovrano Ordine Militare di Malta e Gerusalemme
  Ba1- Domenico sposa Isabella Terranova, figlia di Ettore e Lucrezia Galtieri (senza prole)
  Ba2Pietroantonio, medico chirugo, sposa in prime nozze Vittoria Morano, figlia di Giuseppe e Delica Camerino (senza  prole) e, in seconde nozze, Isabella Persiano, figlia di Giovanni Andrea e Lucrezia Toscano,
    C1- Francesco, sacerdote “dottore Fisico “, Don, Eletto della Città di Amendolara, Rev. in Oriolo ed in Amendolara
 
  Bb1- Giuseppe – Sacerdote
  Bb2  Virginia
sposa Rocco Andreasso figlio di Giacinto Andreasso e Angela Platamone, figlia a sua volta “del dottor Ottavio da Catania”
  Bb3 - Cecilia
  Bb4 – Giulia
  Bb5 – Margarita
 

    C2 - Giovanni Andrea
    C3 - Domenico (sacerdote)
    C4Nicolantonio  (n. nel 1694 c.a.), Dottore fisico,  Agente rappresentante dello Sovrano Militare Ordine di Malta, Eletto della città di Amendolara. Nel 1736 c.a.  fa erigere, in Amendolara  Palazzo Pucci;  sposa ad Oriolo Agnese o Angela Toscano, nata nel 1703 c.a.
      D1 - Giuseppe
(Oriolo Calabro, 1725 † 13 aprile 1814), Giureconsulto “di fama”, Ambasciatore, Giudice della Vicarìa “Capo Ruota” della Regia Camera della Sommarìa, ed infine Presidente della stessa. Primo barone di Trebisacce nel 1797.
Sposa Caterina Pagliara (o) ( 1752-1742  † 1812), figlia di Domenico Pasquale da Cassano e di  Lucrezia di Candia da Molfetta
         E1 -
Nicola ( 19-07-1774 † 03-1846),  2° barone Pucci di Trebisacce. Giudice di Gran Corte criminale di Reggio Calabria

       D2 - Teresa, monaca educanda nel monastero di Castrovillari, nata nel 1726
       D3 - Pasquale, nato nel 1728 c.a.
       D4Benedetta, monaca del monastero di Castrovillari, nata nel 1730
       D5Giorgio (1731 † 1821), Abate, nel 1783 Cappellano della Cappella di S. Antonio Abate di proprietà della famiglia. Nel proprio testamento scrisse che erede dei suoi beni sarebbe stato  il primo dei nipoti che si sarebbe ammogliato (sarà Pasquale il 3° figlio maschio di Giuseppe l’unico a prendere moglie).
       D6Agata (o Angela) nata nel 1738

         E2 -
Domenico, Luigi Maria Bartolomeo Liborio Donato Raffaele ( Napoli,  24-08-1776 † ivi,  1834), nato nella ''salita della Stella nelle case dell'illustre Principe di Sannicandro”.  Laureato a Napoli nel 1794, in “Utroque iure”. Eletto della città di Napoli, ed anche Sotto Intendente, ossia vice Prefetto. Giudice di Pace, di Gioacchino Napoleone (cosi si appellava il Murat) ed anche in seguito di Sua Altezza Ferdinando di Borbone
         E3 - Pasquale (Napoli 24-01-1782 † Amendolara, 21-12-1834),  Barone di Amendolara dal 1805-1815,  giudice, sposa l’ 08-11-1822  Maria Luisa de Vincentiis, detta Luisa,  (1802 † Amendolara, 07-12-1875), da Casalnuovo (oggi Villapiana), famiglia nobile di quella città anche presente in Napoli, figlia di Francesco Saverio Giuseppe,  Giudice di Gran corte civile di Reggio Calabria e Maria Rosa Andreassi
            F1 - Giuseppe,
Vincenzo, Nicola, Francesco Saverio, Gerardo ( 06-12-1825  † 19-12-1852), Guardia d'onore dei Borbone,  3° barone Pucci di Trebisacce dal 1846

         E4 - Lucrezia
(1-3- 1785 † 1845)
         E5 - Giovanbattista (1785 † 1844) , celibe
         E6 - Chiara Rosa sposa il Marchese Adinolfi di Cava

            F2 - Caterina Francesca Saveria, Natalina, (Amendolara, 25-12-1826 † ivi,  10-03-1890)  sposa  il 18-07-1846  il marchesino Francescantonio Gallerano (1821 † 1873), Tesoriere di Calabria di S.A.R. Ferdinando,  figlio del marchese Avv. Gaetano Maria, e di Domenica  Maria Giulia  Caterina Spanò di Bollita († 1831).

Caterina Pucci  diventata marchesa Gallerano alla morte del marito nel 1873 e divenne tutrice dei figli minori.

           F3 - Francesco Saverio, Vincenzo, Giorgio (Amendolara,  18-04-1828  †  Miano –NA, 23-01-1894),  dottore in Legge, 4° barone Pucci di Trebisacce dal 1852, data di morte del fratello Giuseppe.  Sposa Maria Francesca  Teresa  Felicia  Antonia Chidichimo ( 25-01-1838 † 20-04-1908), detta Teresina, Gentildonna,  figlia dell'Avv. Nicolantonio (1812 † 1888), nobile di  Albidona, e di Maria Giuseppa Rovitti. 
                G1
Aloisa Maria  Immacolata Amalia, detta Luisa, ( Amendolara, 22-02-1859 † ?), sposa  in data 10-02-1889 Tommaso Blefari Melazzi (Amendolara, 1-09-1857 † ivi,  02-05-1921), Avvocato, figlio di Carlo e di Mariantonia Andreassi.

          F4 -
Felicia Benedetta Maria Rosa, detta Felicetta (Amendolara,  30-09-1830 † > 1858<1887) sposa ad Amendolara  in data 1-7-1858 Francescantonio Mannarini (Taranto, 1833  †  > 1861)
          F5 - Giorgio Vincenzo Raffaele (Amendolara, 30-08-1832  † Cassano al Jonio, 13-08-1911),  Avvocato; sposa Enrica, detta Enrichetta, de Masi († Amendolara,  23-03-1912). Dal matrimonio nacquero Vincenzo, Rocco, Pasquale, Rosina, Luisa e Mariuzza.  Pasquale (Amendolara, 5-9-1884  †  Putignano , 5-1-1944), sposa Angela Pugliese ( Putignano,  1-3-1898  † ivi, 15-3-1977). Da Pasquale e Angela nacquero tre figli, Giorgio , nati il 2-9-1923 e morto in guerra il 20-2-1943, Vitottario nato il 7-10-1926 e morto l' 8-12-2008, Lidia Maria Enrica, nata il 3-08-1933.
          F6 - Pasquale (celibe) alla sua morte farà eredi le sorelle Caterina, e Felicetta, muore a Cassano nel 1883, dove è sempre vissuto nel Palazzo di famiglia in via Siena.

              G2 - Giuseppe Alfonso Pasquale (Amendolara,10-02-1861 † ivi,  26-02-1935), V° Barone Pucci di Trebisacce. Educato al Cicognini di Firenze dove ebbe come compagni di corso Gabriele D’Annunzio e il Barone Franchetti ( esempio, raro, di esploratore celebre e cacciatore-bianco italiano del periodo, fascista-colonialista e precedente ) sposa in punto di morte, ad Amendolara in data 24-02-1935 , Maria Francesca Toscano (Corigliano Calabro, 07-02-1860 † Amendolara, 04-06-1941), figlia di Saverio e di Vittoria Caldeo.
              G3Pasquale  Antonio  Nicola Angelo  Raffaele (Amendolara, 13-06-1863 † ?),  celibe
              G4 - Nicola (1863 † Amendolara, 14-04-1942) , avvocato Procuratore del Registro, sposa Rachele Cortese (20-09-1870 † Amendolara,  22-10-1939).
              G5 - Teresa Epifania (Amendolara, 06-01-1905)
              G6 - Maria Adelaide Giuseppa Lucrezia, detta Adelina, (Amendolara, 03-04-1865  †  ivi, 22-07-1944) sposa  ad Amendolara in data 08-01-1899  il cugino Emilio Pucci (14-09-1867 †13-11-1947) di Amendolara,  figlio di Giorgio e Enrichetta de Masi
              G7 - Giovanbattista si trasferì a Cirò dove intraprese la produzione del vino omonimo
              G8 - Maria Amalia, Felicia, Teresa, detta Amaliuccia ( Amendolara, 8-01-1869 † ivi, 06-11-1869)
              G9 - Vincenzo Lorenzo Concesio (Amendolara,  08-12-1870 † ivi, 03-06-1920), Ufficiale di cavalleria. Lascia la carriera militare a Napoli dopo la morte del padre Francesco Saverio, e rientra ad Amendolara per “espressa richiesta” di sua madre Teresa.

 

    C5Anselmo,  nato un anno dopo 1695 c.a. , Dottore in legge laureato nel 1711 (la pergamena di laurea porta questa data e la firma Carolus III° re Austriaco di Napoli),  ebbe un figlio Pascale (n. 1732  †  > 1752);  nel 1752 sposa Anna Maria Malatacca (1735  †  > 1752)
    C6- Leonardo o Lorenzo, prete nobile in Amendolara.  nato nel 1714 c.a. , Eletto della Città di Amendolara è denominato negli atti pubblici come “Magnifico” “Nobile vivente”.

 

Bibliografia:
- " IL REGNO DI NAPOLI IN PROSPETTIVA ", Abate Pacichelli, 1703
- " La storia di Oriolo Genealogie e Cronache ", Giorgio Toscano, 1695
- " Economia, Società e Demografia di Amendolara nel catasto onciario del 1752 ", Antonio Gerundino
- " Trebisacce. Storia- Cronaca- Cultura ", Giovanni La Viola
- " Antiche Dimore Storiche Artistiche Nella Regione Campania ", Vittorio Gleijeses
- " I TEMPI DI POSILLIPO - DALLE VILLE ROMANE AI CASINI DI DELIZIA ", Domenico Viggiani

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Note:
1) Fuochi = Famiglie
2) Pucci ( y j ) in taluni documenti pubblici il cognome è scritto anche con la y.
3) Catasto onciario1752 di Amendolara.
4) Cabreo =  la parola deriva da capibrevum ovvero caput breve; elenco, sommario, inventario.
5) Archivio di Stato di Napoli, Fondo Collegio dei Dottori, vol. 84, incartamento 162, anno del volume 1747. Il cognome viene riportato nelle forme Puccij e Puccy.
6) Il Magistrato di Commercio era stato istituito intorno al 1739-40, ed era deputato sopratutto alle questioni riguardanti il commercio navale - marittimo del Regno di Napoli e del Regno delle Sicilie.
7) Un parente, forse dei Pucci di Oriolo oppure un discendente del ramo Anselmo o suo figlio Pascale.


Continua sul quinto volume in preparazione di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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