Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia de Mauro

Arma: d'azzurro, a due leoni d'oro affrontati  ad un calice, accompagnato da un’aquila nel capo, il tutto d’oro(1).
Altra: d’azzurro, ai due leoni affrontati e rivoltanti sostenenti una coppa, il tutto d’oro, nella quale si abbevera un’aquila di nero, posta in palo.

Titoli: patrizi di Mangone.

Dimora: Mangone, Cosenza.


Cosenza, stemma famiglia de Mauro


Cosenza, vista da Palazzo de Mauro

La Famiglia de Mauro o Mauro, originaria di Mangone (oggi comune omonimo in provincia di Cosenza), si trasferì a Cosenza dove costruì il Palazzo di famiglia nella seconda metà del Seicento, ottenendo nel 1672 il beneficio dell'Oratorio, Elena Mauro, l'ultima proprietaria, nel 1814 lo vendette all'avvocato Francesco Saverio del Gaudio (n. Mendicino, 1760) suo parente, il quale abitava nella piazzetta di San Giovanni Battista in Cosenza, di antica famiglia nobile della provincia di Napoli, feudataria di Calvi e Mondragone, un ramo si trasferì in Calabria a Rende dove entrò nel novero delle famiglie nobili, e da quì nella vicina Mendicino; laureato in giurisprudenza a Napoli nel 1787 sposò Anna Maria de Majo figlia del Capitano Paolo e di Innocenza Vanni, di nobile famiglia di Cerisano già iscritta nel patriziato di Cosenza. Nel 1806 vediamo Francesco Saverio, nel clima infuocato del ritorno a Cosenza dei francesi, validamente contrastati dai borbonici, trovarsi nell'ospedale della città in compagnia di Giannuzzi Savelli, Saverio Mollo, Nicola Vitari, Antonio Ferrari d'Epaminonda e Nicola Greco, per impedire che un folto gruppo di fedeli alla Corona potesse impossessarsi dei militari francesi feriti, mettendo a repentaglio la vita di un gruppo di amici e parenti in ostaggio dei francesi, già i borboniani si apprestavano ad incendiare l'ospedale, quando sopraggiunse la massa, riconosciuto del Gaudio dal condottiero della medesima, il quale era stato da lui prima difeso con zelo, per riconoscenza arrestò il furore della moltitudine (1bis).
Nel 1812, nell'ambito della rivolta della Carboneria contro la politica francese capeggiata da Vincenzo Federico detto Capobianco, il Generale Manhes come prova di forza decise di entrare in città in modo solenne e da quì guidare la repressione; Davide Andreotti nella sua "Storia dei Cosentini" riporta a pag. 174  "Narra lo stesso Manhes: che la sua entrata in Cosenza fu un trionfo; i cannoni arrugginiti dell'antico castello fecero i loro consueti tiri; le autorità civili e militari mossero in pomposo corteo all'incontro del Generale; tutte le guardie civiche capitanate dal Colonnello Labonia facevano spalliera lunghesso il cammino sino al suo alloggio, che fu destinato nel palazzo Mauro sotto il forte, oggi di del Gaudio"
(2).

Cosenza, via Motta, Palazzo de Mauro


Cosenza, Palazzo de Mauro, portale settecentesco.

Maria Rosa Abenante sposò Pietro Antonio Toscano nel 1823, rimasta vedova nel 1830, sposò in seconde nozze Raffaele de Mauro.
Rosario Antonio, fu sostenitore della Repubblica Napoletana, sposato a Chiara Caruso, hanno avuto come figlio Pasquale (Mangone, 1810  † Napoli, 8 settembre 1855), da Napoli dove la famiglia si era trasferita, si attivò per preparare con altri il moto rivoluzionario in Cosenza (1848), ebbe il grado di Capitano nella Guardia Nazionale; in seguito al fallimento della rivoluzione, per cui erano stati arrestati i familiari, rimase fuggiasco fino al 1852, quando, tradito dal proprio dipendente, Pasquale Salfi, in casa del quale si era rifugiato, venne arrestato. Dopo un anno trascorso nelle fosse del castello di Cosenza, dovette passare ancora tre mesi nelle carceri di Napoli, venne poi confinato a Scalea, donde tornò libero in seguito alla visita di Ferdinando II a Cosenza, quando il Sovrano aderì alla preghiera rivoltagli dalla suocera del Mauro, Anne Combet de la Reine, morì a Napoli, ove era andato per cure. Gustavo Valente, Compendium, dizionario storico, geografico, biografico ragionato della Calabria Vol.IV, Ferrari editore 2017, pagg. 359, 360.

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Note:
(1) – Gaetano Montefuscoli, “Imprese ovvero stemme delle famiglie italiane”, Vol. II;  Umberto Ferrari in "Armerista Calabrese", La Remondiana; Bassano del Grappa, 1971, pag.44, afferma che l’aquila nello scudo è di nero e non d’oro.
(1bis) - Manlio del Gaudio, “Curiosità storiche di Calabria Citeriore (1806-1860)”, Santelli 1994, pgg. 9-10.
(2) - Barone Manlio del Gaudio - Homepage
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Bibliografia:
- Ivan Pucci "Gli stemmi araldici nel contesto urbano di Cosenza e dei suoi casali", pag 43. Edizioni Orizzonti Meridionali, 2011.
- Manlio del Gaudio "Spigolature da una alleanza familiare in Calabria alla fine del XVIII secolo", pag. 41. Walter Brenner Editore, Cosenza 1994.


Casato inserito nel quinto volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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