Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia. 

Famiglia Gagliardi

Arma di Cava e Monteleone: d'argento, alla banda di verde accompagnata da due conchiglie di rosso, con i pali d'Aragona accorciati nel capo.
Arma di Tropea: d'oro, alla banda di rosso accompagnata da tre conchiglie dello stesso, due nel capo ed una nella punta.
Arma di Lucera: d'argento, alla banda di rosso accompagnata da due conchiglie dello stesso.
Arma di Sicilia: d'azzurro, al leone d'oro accompagnato da sette conchiglie dello stesso.
Dimora: Napoli, Camella, Casalicchio, Monteleone e Tropea.
Motto: belligerans bello et in pacem famosa.


© Stemma famiglia Gagliardi inquartato nella croce Melitense

La famiglia Gagliardi, detta anche Galardo e Quagliart, di origine normanna, si stabilì in Cava de’ Tirreni sin dal 1052 per poi emigrare in Provenza ed, infine, si diramò di nuovo nel Regno di Napoli.  Godette di nobiltà nelle città di Napoli dove fu ascritta al Seggio di Capuana, Cava dè Tirreni, Tropea dove fu ascritta al Seggio di Portoercole, Lucera, Lettere, Cosenza, Squillace, Monteleone, Aquila, Sulmona (dove furono chiamati Merlini), Stigliano di Basilicata, Velletri e Polizzi dove fu ascritta alla Mastra nobile.

Nei suoi vari rami possedette molti feudi tra i quali: Aquino, Armatera, Arpino, Ariacarri, Balicella, Balignano, Beczinni, Binetto, Brianello, Cagnano, Camella, Cammarota, Cammisino, Campoli, Carpinello, Casale di Pietra, Casalicchio (oggi Casal Velino), Cedogna, Cicerale, Civita, Cottomino, Finocchito, Gargliardo, Gallinaro, Gioia, Isola, Lacedonia, Lupico, Marineo, Montemiletto, Montesardo, Monteverde, Noce, Oria, Orta, Paolo, Piana, Picerno, Picinisco, Pontesilerato, Posta, Rapone, Rocca, Roccadevandro, Roccasantissimo, Roccasecca, Rocchetta, Sagina, Sandonato, Sanmartino, Sanseverino, Sant'Angelo dei Lombardi, Scafati, Siano, Tagliacozzo, Terelle, Tressanti, Vitalba, Volpa.
Fu decorata coi titoli di:
marchesi di: Tertiveri (1580  per successione della famiglia nobile lucerina Santa Y de Paglia), Panaya (1834 – per successione famiglia Ruffo)
duchi di Montecalvo (1611)

Le prime notizie risalgono a Giovanni Gagliardi di Cava che nel 1052 aveva l’ufficio di Castaldo(1) e Adalferio Gagliardi, Castaldo di Avellino, che osò cavare gli occhi a Guaimario, principe di Salerno.
Pietro Gagliardi nel 1126 donò al Monastero di Cava un suo territorio nel salernitano.
Nel XIII secolo molti componenti del Casato, tutti appartenenti al partito guelfo, seguirono il conte Carlo 1° d’Angiò in Provenza; con quest’ultimo ritornarono nel 1265 Guglielmo, Giovanni, Roberto, e Restaino Gagliardi
(2) per la conquista del Regno di Napoli.

Per ricompensa dei servi prestati i Gagliardi ottennero numerosi premi da re Carlo I d’Angiò: detto Guglielmo († 1269) fu nominato Prefetto dell’annona e sua moglie Marina de Dragone ebbe in dono molti feudi confiscati ai ribelli; Giovanni, nominato Mastro Razionale della Regia Corte, ottenne i castelli di Montemiletto e Sant’Angelo dei Lombardi con diploma del 6 gennaio 1269, le terre di Monteverde, Lacedonia e Rocca in data 4 maggio 1278.

Nel 1270 Roberto, fratello di Guglielmo e Giovanni, fu nominato Castellano di Castel Capuano.
Rainaldo I Gagliardo de Pies († 1305), dopo la morte del fratello Guglielmo († 1269), ebbe i feudi di Tressanti in provincia di Capitanata e di Arpino in Terra di Lavoro; nel 1276 fu Castellano di Castel dell’Ovo dove ebbe l’ordine di tenere prigioniero Atenulfo d’Aquino conte di Acerra; partecipò, con proprie galee, alla spedizione di Messina nel 1282. Nel 1290 ebbe in dono da Carlo II d’Angiò il feudo di Oria in provincia d’Otranto e la terra di Civita; fece costruire in Napoli il palazzo di famiglia nella contrada di Forcella.


La Flotta angioina alle porte di Messina


Lo stemma che innalzavano i Gagliardi di Cava

Nicola Antonio, barone di Finocchito, nel 1461 sposò la nobile Costanza de Vicaris e nel 1473 fu nominato Governatore della città di Gaeta; nel 1486 fu Presidente della Regia Camera della Sommaria e dimorava nel palazzo costruito in Napoli dal predetto Rainaldo I. Rese l’anima a Dio nell’agosto del 1486 a Cava dove fu sepolto nella cappella gentilizia della chiesa della Santissima Trinità.
I Gagliardi possedevano altra cappella gentilizia in Napoli nella Chiesa di Santa Maria la Nova dove Muzio, cavaliere di giustizia del S.M.O. di Malta dal 1578, fece apporre nel 1609 un epitaffio in ricordo dei suoi avi lì seppelliti.
Riconosciuto nella sua antica nobiltà dal Sacro Regio Consiglio nel 1618, e dalla Commissione dei titoli di Nobiltà nel 1853 nelle prove di ammissione nelle Regie Guardie del Corpo.

Luigi (1° agosto 1831 †  ivi, 26 febbraio 1880), sposato il 16 agosto 1827 alla nobile Angela Ximenes, ebbero per figli: Frà Federico (n. Napoli, 2 luglio 1840), Balì dell'Ordine Gerosolimitano, Ufficiale Mauriziano, Capo della Ricetta del Priorato delle Due Sicilie, già Real Guardia del Corpo a Cavallo; Giulia (n. Napoli, 22 aprile 1833), sposata il 22 dicembre 1852 al Cav. Emilio Pagano, Ufficiale Generale del Regio Esercito; ed il primogenito Carlo (Napoli, 1° agosto 1831 † ivi, 20 novembre 1897), Cavaliere Gerosolimitano, Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio della Riunione, già Real Guardia del Corpo a Cavallo, sposato a Maria Concetta Pignatelli dei duchi di Montecalvo, Dama d'Onore e Devozione del S.M.O. di Malta, generarono: Enrichetta (n. Napoli, 21 settembre 1871), sposata a Carmine Salonna Persico; Luigi, sposato in Napoli il 18 febbraio 1895 a Giulia Capasso, figlia del Commendatore Bartolomeo; ed il primogenito Francesco Maria (n. San Giorgio a Cremano, 12 novembre 1866), sposao in Napoli il 16 giugno 1897 a Giulia Caracciolo dei marchesi di Sant'Eramo.
Leonetto (Napoli, 10 febbraio 1806 † ivi 11 gennaio 1877), prozio del nobile Francesco Maria, sposato in Napoli il 1° dicembre del 1832 a Luisa Scotti, figlia di Uccio, con la quale ebbero per figli: Ludovico (n. Napoli, 12 dicembre 1843); Achille (n. Napoli, 16 giugno 1840), sposato il 12 novembre 1868 ad Augusta Zucchetti; Clotilde (n. Napoli, 3 ottobre 1837); ed il primogenito Francesco (n. Napoli, 24 maggio 1835), sposato a Virginia Montanari.

Le Chiese di S. Maria la Nova in Napoli e della Santissima Trinità in Cava de' Tirreni dove i Gagliardi possedevano le cappelle gentilizie

Ramo di Lucera

Il feudo di Tertiveri fu acquistato da Isabella Santa di Lucera († 1589) per ducati 32.770 dal Tribunale del S.C. ad istanza dei creditori di Francesco Carafa.
Camillo 2° Gagliardi († 1592), figlio primogenito di Giovan Federico e di Isabella Santa, ereditò il marchesato di Tertiveri, soddisfacendo alla Regia Corte il rilievo in virtù di una significatoria spedita dalla Camera della Sommaria il 20 settembre del 1590. Morì senza prole e il feudo passò al fratello Carlo.

Carlo Gagliardi, figlio di Giovan Federico e di Isabella Santa, marchese di Tertiveri dal 1592, acquistò nel 1594 la terra di Montecalvo in Principato ultra per ducati 80.600 dal Tribunale del S.R. Consiglio ad istanza dei creditori di Giovan Battista Carafa della Stadera II, conte di Montecalvo. Nel 1611 detto Carlo ottenne il titolo di duca di Montecalvo da Re Filippo III di Spagna; sposò Laura Pignatelli, figlia di Carlo marchese di Paglieta e di Ippolita Pignone dei marchesi di Oriolo; rese l’anima a Dio nel 1624 senza eredi maschi e riposa in pace nella cappella gentilizia di famiglia posta nella Cattedrale di Lucera.


Napoli - Stemma Famiglia Gagliardi dipinta su riggiola

Isabella Gagliardi, figlia primogenita di Carlo, ereditò il ducato di Montecalvo; convolò a nozze con Giovanni Battista Pignatelli, marchese di Paglieta e con atto del 16 novembre 1669 donò detto ducato al figlio Carlo Pignatelli.
Detta Isabella ereditò anche il marchesato di Tertiveri; tale eredità fu contestata da Francesco Gagliardi, capitano della milizia cittadina nel 1669, che iniziò una lunga lite giudiziaria con i Pignatelli di Paglieta; il citato Francesco sposò Orsola de Lieto, figlia di Giovan Nicola, nobile di Cava.

Ramo di Basilicata

Si radicarono a Bella (Potenza), Carlo Gagliardi (1710 † 1778), ebbe concesso il titolo di conte da re Ferdinando IV di Borbone, dottore in diritto canonico, procancelliere della Curia di Muro Lucano, docente di diritto canonico e lettere latine ed italiane presso l'università di Napoli, attitante presso la Nunziatura Apostolica di Napoli, Vescovo di Muro Lucano dal 10 luglio 1767 al 1° luglio 1778, giorno del suo decesso.
Altro
Carlo, fu avvocato nel Settecento.
Tommaso ( † 1803), U.J.D., Padre Domenicano, Capitano della Guardia Civica.
Giustiniano (1753 c.a † 1816), U.J.D., Presidente della Municipalità Repubblicana di Bella. Avendo una rendita superiore ai 200 ducati venne incluso negli elenchi dei 304 eleggibili al Parlamento Nazionale, Seggio dei Possidenti.
Girolamo, Padre Domenicano, dottore in teologia, Maestro di Eloquenza nel Convento di Avigliano.
Maria Benedetta, nel secolo Nicoletta, figlia del nobile Giuseppe e di Concetta Basile, fu monaca in Santa Chiara in Napoli.
In Basilicata fiorirono anche a Tricarico (Matera), nel Cinquecento vi nacquero
Fabio e Carlo, medico, U. J.D..
Pasquale (Tricarico, 8 dicembre 1859 † ivi, 11 dicembre 1841), fu Arcivescovo di Manfredonia ed amministratore perpetuo di Vieste dal 1897 al 1929, Arcivescovo titolare di Lemno dal 1929 al 1941.
Pasquale († Tricarico, 1958), della stessa famiglia del precedente, professore, medico, si formò alla scuola di Chirurgia dell'Università di Torino, ebbe un ruolo fondamentale per l'istituzione dell'Ospedale di Tricarico, ebbe per figli: Angelina, Rosetta e Franco, avvocato.


Insegne ecclesiastiche del Vescovo Pasquale

Ramo di Camella

Investito del feudo di Camella nel 1736, dichiarato ammissibile nelle Reali Guardie del Corpo.
Il feudo di Camella, in provincia di Principato Citra (oggi frazione del comune di Perdifumo in provincia di Salerno), nel 1734 fu acquistato dal nobile Francesco Antonio Gagliardi di Cava da Tommaso Garofalo († 1763). Nicola (1774 † 1841) Signore di Camella, sposato a Nicoletta Simeoni, generarono: Giacinto († 6 ottobre 1867), sposato a Chiara Quaranta, ebbero per figlio Giovanni, sposato a Giuseppina de Matteis; Francesca, sposata a Nicola d'Alessio; Fortunata, sposata a Francesco Cavaliere; Camillo († 1881); Giovanni, Real Guardia del Corpo a Cavallo, Cavaliere dell'Ordine Pontificio di San Silvestro; Gioacchino (Cava, 24 ottobre 1825 † 19 maggio 1884), Real Guardia del Corpo a Cavallo, Cavaliere di diritto dell'Ordine di San Giorgio della Riunione; ed il primogenito Francesco, sposato a Marianna Marciano generarono: Luisa, Nicoletta, Emilio, Giuseppe, Eduardo, e Nicola.

Ramo di Casalicchio

Il feudo di Casalicchio (oggi comune di Casal Velino in provincia di Salerno) ebbe come primo intestatario Mattia Gagliardi († 1872), figlio del nobile Francesco, sposato ad Elena Segreti, ebbero per figli: Olimpia, sposata a Matteo Severino; Enrico (n. 4 gennaio 1825); ed il primogenito Francesco (n. 4 settembre 1822), nobile di Casalicchio, sposato a Clotilde Mazziotti generarono: Luigi (13 febbraio 1858 † 20 febbraio 1933), sposato ad Angela Morinelli; Maria; Giuseppe (n. 9 settenbre 1855); Chiara; e Mattia (n. 10 novembre 1853), nobile di Casalicchio.

Ramo di Tropea

Placido Gagliardi di Balicella († Napoli, 1867), patrizio di Tropea, discendente da Polidoro 1480 barone di Balicella, sposato a Maria Amalia Rubini, ebbero per figli: Luigi [Bava (n. 27 maggio 1850) ultimo genito, nato dalla relazione extraconiugale della baronessa Amalia con l'ingegnere Gennaro Bava di Monteleone, legittimato dal barone Placido nel punto di morte con testimonianza scritta di un legale, dopo la sua morte Amalia sposò Gennaro Bava, questo ramo è tuttora fiorente in Napoli]; Giuseppina; Teresa; Carmelo (n. 13 luglio 1834); Maria Rosa, ed il primogenito Elia (n. 3 giugno 1831), patrizio di Tropea, Cavaliere dell'Ordine del Santo Sepolcro, Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, studiò a Reggio e Napoli dove si laureò in legge a 19 anni, nel 1856 entrava in magistratura, Procuratore del Re presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Trani e Napoli, professore universitario, fu Socio dell'Accademia Pontaniana, dei Quiriti di Roma, della Florimontana di Monteleone, della Legislazione di Tolosa, dell'Ateneo di Bassano, Socio Onorario e poi Presidente della Pitagorica, cittadino Onorario di: Larino, Grottaminarda, e Bonito. Sposato il 18 luglio 1857 a Maria Cuscinà generarono: Alfonso Maria (n. 5 aprile 1876); Adelina; Placido (n. 19 gennaio 1865); e la primogenita Elisa, sposata ad Antonino di Francia, patrizio di Tropea, premorta al padre, il quale gli dedicò una sua opera, In morte di mia figlia Elisa, in versi, Crotone 1864.


Opera di Elia Gagliardi

Barone Elia Gagliardi,  ''Il Regio Decreto e Regolamento della Consulta Araldica -  spiegati nei relativi principi” con dedica al cugino Marchese  di Tertiveri Carlo Gagliardi,   Barletta, tipografia editrice V. Vecchi e soci, 1880

Ramo di Monteleone

Luigi (Monteleone, 22 febbraio 1744 † ivi, 27 novembre 1840), da famiglia proveniente da Cava, in seguito stabilitasi nella città di Monteleone (oggi Vibo Valentia). Nel 1784, assieme ad altri, fu amministratore dell'appena istituito Ospedale, in seguito fu capo del Consiglio di Sussistenza, Consigliere d'Intendenza, in occasione dell'epidemia di colera non risparmiò beni ed attività per essere generoso di aiuti. Nel 1806, ospitò il principe ereditario Francesco di Borbone in viaggio per la Sicilia, e nel 1833 re Ferdinando II di Borbone.
Luigi (27 marzo 1802 † 28 giugno 1891), patrizio di Monteleone, sposato a Maria Giuseppa Ruffo (21 febbraio 1803 † 9 febbraio 1872), figlia di Fulco Giordano Ruffo (11 luglio 1773 † Napoli, 8 aprile 1852), principe di Scilla, 3° marchese di Panaya e Filogaso, terre di Calabria Ultra, con il dipendente casale di Sant'Onofrio (oggi comuni di Filogaso e Sant'Onofrio in provincia di Vibo Valentia), e di Felicita Alliata dei principi di Villafranca, dal suo primogenito Fulco Antonio, che gli premorì, discende la casa Ruffo di Scilla tuttora fiorente.
Abolita la feudalità, Fulco Giordano refutò il titolo di marchese di Panaya e Filogaso a sua figlia Maria Giuseppa, autorizzata ad assumere e trasmettere con Regio Decreto del 10 gennaio 1834. Ebbero per figli:
Michelina (1836 † 1889) sposata il 27 ottobre 1861 a Giovan Battista Francica, patrizio di Monteleone; Fulco (14 marzo 1824 † 26 novembre 1902); ed il primogenito Francesco (Monteleone, 30 maggio 1840 † ivi, 12 giugno 1889), patrizio di Monteleone, 5° marchese di Panaya e Filogaso, successe a sua madre nel patrimonio araldico-nobiliare, Grande Ufficiale della Corona d'Italia, sposato il 27 ottobre 1869 ad Antonietta Gurgo dei duchi di Castelmenardo non ebbero prole, Antonietta si risposò nel 1893 con Pasquale Murmura, Deputato al Parlamento.
Fulco (14 marzo 1824 † 26 novembre 1902), 6° marchese di Panaya e Filogaso, successore di suo fratello Francesco, come tale fu ascritto nell'
Elenco Ufficiale del 1922, Cavaliere della Corona d'Italia, sposato il 2 ottobre 1876 a Prudenzia de Bisogno non ebbero prole.


Vibo Valentia, già Monteleone, Palazzo Gagliardi

Francesco Saverio Francica, figlio dei citati Giovan Battista e Michelina Gagliardi (1836 † 1889), con Regie Lettere Patenti  del 15 maggio 1904 fu autorizzato ad assumere il titolo di marchese di Panaya e Filogaso, a lui legittimamente pervenuto, in forza dell'allora vigente successione femminile, per la morte senza discendenza di suo zio Fulco Gagliardi, ebbe per figlie: Beatrice (1886  1972), sposata a Raffaele Paparo, barone di Sant'Attanasio, e la primogenita Michelina (Monteleone, 26 settembre 1885 † Roma, 3 agosto 1970), 8^ marchesa di Panaya e Filogaso, autorizzata con Regie Lettere Patenti del 29 marzo 1925, vigente ancora la successione femminile, ascritta al Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, e poi nell'Elenco Ufficiale del 1933, con lo stesso titolo fu anche compreso suo marito, Francesco Barresi Vinci, autorizzato all'uso maritali nomine con Decreto Reale del 30 gennaio 1927. Per effetto dell'estinzione della famiglia Francica (in quanto anche i fratelli del marchese Francesco Saverio morirono tutti senza discedenza), il titolo di marchese di Panaya e Filogaso è da ritenersi oggi estinto.

Arma Francica: di rosso, al giglio accompagnato da quattro bisanti, il tutto d'oro; con la fascia centrata d'argento attraversante (3).

Fratelli e sorelle di Luigi Gagliardi (27 marzo 1802 † 28 giugno 1891) furono: Enrico (n. 12 dicembre 1820), patriota nei rivolgimenti del 1848 e 1860, Sottoprefetto del Circondario di Monteleone nel 1860, il 20 gennaio 1861 veniva nominato Senatore del Regno, più volte Sindaco di Monteleone; Maggiore della Guardia Nazionale, Grande Ufficiale della Corona d'Italia, Consigliere Amministrativo della Banca Nazionale del Regno d'Italia, succursale di Monteleone, fondò la Banca Vibonese, Presidente del Comizio Agrario di Monteleone, già Socio della Società Economica di Catanzaro, si rese benemerito in agricoltura per le innovazioni per aumentare la produzione dell'olio nella sua azienda agricola, innestò al gelso nostrale quello delle Filippine per averne una fronda più abbondante, e che notò atta a guarire i bachi malsani, all'inizio dell'Ottocento acquistarono le tonnare di Bivona e la piccola di Pizzo con le logge e le concessioni dei Pali. Sposato a Caterina de Blasio dei baroni di Palizzi ebbero per figli: Francesco (n. 16 aprile 1861), Domenico (n. 30 agosto 1863), Michelina, e Luigi (n. 22 novembre 1868); Teresa († 13 giugno 1879), sposata il 3 ottobre 1825 a Carlo de Blasio († 8 marzo 1865), barone di Palizzi e Pietrapennata;  Fortunata, sposata l'11 giugno 1840 a Filippo Satriano; e Giovanna, sposata il 12 maggio 1830 a Francesco Saverio Mottola ( † 27 gennaio 1878) dei marchesi di Amato.
Domenico (n. 30 agosto 1863) ebbe per figli:
Luigi, Caterina ed Enrico (Monteleone, 24 agosto 1896 † Roma, 5 agosto 1953), archeologo e numismatico, fece dono del suo palazzo di Pizzo all'Associazione per gli interessi del Mezzogiorno per farne un centro di riabilitazione al lavoro dei bambini poliomielitici, e di quello di Vibo perchè venisse adoperato per l'istituzione di una scuola agraria, mecenate, fu sostenitore della Società Magna Grecia.

In questo numero della rivista Telesio, codiretta da Vincenzo Julia, Nicola Misasi (Cosenza, 1850 † Roma, 1923),
scrittore e giornalista, rappresentante del verismo in Calabria, dedicò un articolo a Caterina


Pizzo Calabro, tonnara del marchese Gagliardi


Pizzo Calabro, la roccia ed il Palazzo Gagliardi

Per la genealogia si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e per Carlo, Francesco e Gioacchino Gagliardi il Registro della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà”.

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Note:
1) -
Ai tempi dei principi longobardi i Castaldi avevano l’incarico di esigere le rendite del regio fisco, amministravano i terreni, le ville, gli animali e tutte le cose che appartenevano all’erario.

2) - Per distinguersi dagli altri della medesima famiglia aggiunsero al cognome Gagliardi quello di “de Pies”.
3) -  Umberto Ferrari in “Armerista Calabrese”, La Remondiana, Bassano del Grappa 1971, pag. 31.
___________________
Bibliografia:
- Gustavo Valente, “Compendium, dizionario storico, geografico, biografico ragionato della Calabria” Vol.IV, Ferrari editore 2017.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Vol.IV, Editrice C.B.C. 2002.

- L'Araldo “Almanacco Nobiliare del Napoletano 1880, 1915”, Enrico Detken, libraio editore Napoli.


Casato inserito nel 3° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI"

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