Ovvero delle Famiglie Nobili e titolate del Napolitano, ascritte ai Sedili di Napoli, al Libro d'Oro Napolitano, appartenenti alle Piazze delle città del Napolitano dichiarate chiuse, all'Elenco Regionale Napolitano o che abbiano avuto un ruolo nelle vicende del Sud Italia.   

Famiglia Caputo

 

Arma Caputo di Napoli: di rosso alla testa di leone posta in maestà e coronata di oro. Cimiero: un braccio rivestito dall'armatura che tiene sospesa per i capelli la testa di un moro.
Arma Caputo di Cosenza: spaccato, nel 1° d'azzurro a due teste umane d'oro, la prima di giovinetto e la seconda barbuta di nero; nel 2° d'oro alla testa umana bendata di nero. Alias: spaccato, nel 1° d'azzurro a due teste umane bendate di nero; nel 2° d'oro alla testa umana bendata di nero guardante un crescente d'argento. Alias: d'azzurro a tre teste umane d'oro poste di profilo, ordinate 2 e 1; le prime due imperbi, quella della punta barbuta.
Arma Caputo di Tropea:
troncato, nel 1° d’azzurro a tre monti d’oro con due leoni del medesimo affrontati, armati e linguati di rosso sostenenti una testa al naturale coronata d’oro, nel 2° di verde con quattro fasce onde d’argento.


Stemma della Famiglia Caputo di Napoli

L'antichissima famiglia napoletana Caputo o Caputi godette di nobiltà a Napoli nei sedili di Nilo, Montagna, Porto e Portanova, a Tropea, Barletta, Cosenza, Ruvo di Puglia, Larino, Catanzaro ed altre città del Sud Italia.
Capostipite fu Corrado d'Antiochia (1240 † 1315 c.a), sposato a Beatrice Lancia. Corrado era figlio di Federico d'Antiochia (1222 c.a † Foggia 1256), conte di Albe, Celano, e Loreto, vicario generale imperiale in Toscana dal 1245 al 1250, podestà di Firenze, e di Margherita Poli, figlio naturale dell'imperatore Federico II di Svevia. Corrado ebbe per sorelle: Maria, sposata a Bernabò Malaspina; e Filippa (1242 † 1273), sposata a Manfredi Maletta († Napoli, 1310).
Nei suoi vari rami ottenne numerosi feudi, tra i quali: Bagnoli, Belvedere, Calopezzati, Carovigno, Castel di Pietro, Cuma, Feccia, Cefuni, Mattafellone, Roccaromana, Sacco, Sanfelice, Sansosti, Tito.
Ottenne i titoli di:
conte di Monteforino
marchesi di Cerveto, Petrella
duca di Turano, e sul cognome
signori di Calopezzati.

Calopezzati (Cosenza) con in fondo il castello. A destra: Castello di Calopezzati

       
Altre varianti dell'arma della famiglia Caputo o Caputi

La famiglia ha dato alla Chiesa i seguenti vescovi:
Andrea Caputo  (
1650) fu Vescovo di Lettere nel 1625 al 1650;
Pietro Paolo Caputo (
1628) fu nominato da Urbano VIII vescovo di Larino in Basilicata dall’aprile del 1628 sino al 29 luglio dello stesso anno.
Consalvo Caputo (
1645), fratello di Pietro Paolo,  fu prima Vescovo di San Marco nel 1630 e poi Vescovo di Catanzaro dal 1633 al 1645; diede fondo a tutte le sue sostanze per aiutare il popolo di Calabria colpito duramente dal terremoto del 1633.
Nicola Caputo (Napoli, 1770
Lecce, 1862)  dei marchesi di Cerreto e fratello della marchesa Francesca, fu Vescovo di Lecce dal 1818 al 1862.
Carlo, (Napoli, 1843 † 1908), formato dall'opera pastorale del Cardinale di Napoli Sisto Riario Sforza, fu condiscepolo di Mariano Rampolla del Tindaro, Vescovo di Monopoli dal 15 marzo 1883 al 6 giugno 1886 quando fu nominato Vescovo di Aversa come successore del Vescovo Domenico Zelo, rimase in carica fino al 19 aprile 1897 quando si dimise.

C.S.E.
Napoli - Sepolcro del Vescovo Andrea Caputo (1650)

Vescovo Carlo Caputo e la sua insegna ecclesiastica

Pietro Caputo, generale delle armate, seguì re Carlo I d'Angiò nella spedizione della Morea.
Sotto lo stesso sovrano Gualtiero Caputo (nel 1268), Matteo Brancaccio, Ligorio Scannasorice, Gualtiero Siginulfo, Giovanni Baraballo e Cola d'Afflitto furono Sindaci di Napoli.
Nel 1272 i cavalieri Lorenzo Caputo, Roberto d’Anna, Bartolomeo Gaetani, Marino Agnese e Tommaso Pignatelli ricevettero il cingolo militare dal re Carlo I.
Nel 1290 Lorenzo fu Giustiziere di Terra di Lavoro.
Nel 1291 Gualtieri ottenne il feudo di Cuma in Terra di Lavoro, il casale di Cefuni, la terza parte del castello di Tito in Basilicata e il feudo di Starza di Massa; nel 1294 fu Giustiziere degli Scolari e Studi di Napoli, sino all'anno 1299 quando fu sostituito da Ludovico Dentice.
Giovanni, figlio di Gualtieri fu Giustiziere di Abruzzo, Terra di Lavoro e Molise; nel 1330 acquistò il feudo di Calopezzeti col suo castello, in Provincia di Calabria Citra; sposò Guglielma di Guglielmo della Rocca di Crotone ed ebbero per figlia Nita (o Nica) la quale gli succedette nel feudo nel 1345; sposò Galgano della Marra, morta senza prole il feudo fu devoluto alla Regia Corte e nel 1390 fu dato in dono da re Ladislao a Covella Ruffo. 
Con re Roberto II d'Angiò ebbe inizio la riforma angioina dell’amministrazione cittadina, i Sedili di Napoli furono ridotti da 29 a 5, il Seggio di Forcella fu unito a quello di Montagna. Nel 1338 iniziò una lite tra i nobili di Capuana e Nido ed altre piazze, circa le concessioni del sovrano sugli “onori” e “pesi” pubblici (terza parte a Capuana e Nido, terza parte a Montagna, Porto e Portanuova, terza parte al Popolo), in cui si menzionano solo 6 eletti compreso quello di Popolo; seguirono vari episodi di liti tra nobili delle diverse piazze, spesso con feriti e morti, tanto da costringere il medesimo sovrano ad intervenire con la formulazione di Capitoli (basati su dieci punti) per sedare le discordie tra le piazze nel 1339. Nel Seggio di Portanova i gravi disordini assunsero quasi le dimensioni di guerra civile, il Re dovette intervenire: nel 1340 Herrico e Mariano Moccia, patrizi napoletani del seggio di Portanova, furono imprigionati,  il primo fu inviato ad Isernia e il secondo a l’Aquila; stessa sorte toccò ad alcuni esponenti della famiglia Caputo che furono, in gran parte, esiliati in Calabria.

P.S.G.-M.d.O.d.S.L.
Napoli - sepolcro di Giovanni Caputo († 1487)

I Caputo o Caputi già durante il periodo svevo aveva sostenuto un'epurazione; nel 1253 Corrado IV di Svevia,  giunse alle mura della città Napoli e l’attaccò dal mare, con una ingente flotta, e da terra con un numeroso esercito, dotato di ingegnose armi da assedio. Per quattro mesi Tedeschi e Saraceni non riescono a conquistare alcuna torre o porta; l’Imperatore promise, in caso di resa, l’incolumità dei cittadini e il mantenimento di alcuni privilegi; promessa non mantenuta, la sua ira si scagliò contro le cose, facendo tra l'altro abbattere la torre maestra e i cavalieri di Casa Caputo che avevano strenuamente difeso la città. Solo alla morte di Corrado IV i Caputo potettero rientrare in Napoli, altri si stabilirono in Cosenza, Tropea e Ruvo di Puglia.
In Ruvo di Puglia Domenico Caputi fece erigere un maestoso palazzo, ristrutturato e ampliato nel 1798 da Francesco Caputi. La famiglia lasciò nel dopoguerra Ruvo di Puglia per trasferirsi a Bari.


Ruvo di Puglia - Palazzo Caputi
Per gentile concessione del dr. Francesco Ulloa Severino


Ruvo di Puglia - Stemma famiglia Caputi
Per gentile concessione del dr. Francesco Ulloa Severino

Giovanni Caputo († 6 gennaio 1586), figlio di Stefano e di Eleonora di Gennaro del Seggio di Porto, nel 1583 acquistò da Garsia Cavaniglia il feudo di Bagnoli, in Principato Ultra; ereditato dal figlio Agostino nel 1587 fu venduto ad Allegra de Tassis per ducati 35.500, detto Agostino nel 1597 fu Signore di Carovigno, feudo in Terra d'Otranto, nel 1574 re Filippo II d'asburgo-Spagna gli concesse il privilegio della familiarità; sposando Isabella Anfora, nobile di Sorrento, generarono: Giulia; Giovanni, Presidente della Regia Camera della Sommaria, amministratore della Dogana di Foggia, ebbe in possesso i feudi di San Mango e della Fecce nel Cilento, sposato ad Isabella Bresegno, di nobile famiglia spagnola, ebbero per figli Ferdinando ed Ignazio, quest'ultimo ebbe per figli Giovanni, Flaminio e Teodoro; Andrea, entrò nella Congregazione dell'Oratorio, dottore in teologia, nel 1622 fu nominato da papa Gregorio XV Vescovo di Costanza, rimanendo in carica fino al 1625 quando fu nominato Vescovo di Lettere, in carica fino al mese di marzo del 1650 quando morì; Marino, fu capitano di fanteria per nove anni, fino al 1621, presso lo Stato di Milano, sposato a  Beatrice Coppola generarono Candida, Giovanna, Vittoria, e Nicolò sposato ad Andreana Strambone, figlia di Tomaso e Beatrice di Gennaro; ed Annibale, U.J.D., sposato ad Antonia di Gennaro, figlia di Troiano, ebbero per figli Agostino, chierico, e Ricco, sposato a Girolama Crisconia, dei signori di San Pietro a Scafati, generarono: Lucrezia, sposata in prime nozze ad Antonio Romano, in seconde nozze a Gian Luise Mormile; e Pasquale, il quale acquistò il feudo di Petrella, terra facente parte prima della Provincia di Terra d’Otranto e poi del Contado di Molise, appartenne a Sigismondo Pignatelli, che nel 1583 vendette a Scipione di Costanzo; quest'ultimo, nello stesso anno, cedette per 15.900 ducati il feudo a Paolo di Sangro, duca di Torre Maggiore, che a sua volta lo vendette, nel 1599, a Pasquale Caputo, il quale nel 1607 acquistò da Fabrizio Lanario il feudo di Sacco, in Principato Citra, per poi rivenderlo, nel 1610, a Vincenzo Carafa per 17.000 ducati. Sposato ad Eleonora Isclana, poetessa, ebbero per figli: Girolama, sposò Antonio de Dura, marchese di Mignano, e madre del marchese Marco; Consalvo, come già citato fu Vescovo; Pietro Paolo († 1629); e Francesco, il quale nel 1613 ottenne da re Filippo III d'Asburgo-Spagna il titolo di marchese della Petrella per sé e per i suoi eredi, sposato ad Isabella Carafa dei conti di Montecalvo, ebbero numerosa prole, tra di essi: Anna, Teresa, Vittoria e Girolama, entrarono nel Monastero di San Girolamo; Pietro, frate Cappuccino col nome di Frà Gabriele; e Bernardino, marchese della Petrella, sposato a Lucrezia Caracciolo, già sposata in prime nozze con Ferrante Carafa dei conti di Montecalvo, ebbero per figli: Anna, Isabella, Geronimo, e Giuseppe, marchese della Petrella, nel 1724 ottenne il titolo di marchese sul feudo di Cerveto.
Salvatore, marchese della Petrella come erede per la morte di suo padre Giuseppe, sposato ad Ippolita Mascaro, figlia di Luigi († 1812), marchese di Acerno, e di Vittoria Carafa di Montecalvo (1758 † 1792), generarono due figlie femmine: Vincenza, sposata al marchese Ferdinando Rohrlach, Gentiluomo di Camera di S.A.R. l'Infante di Lucca, e Marianna († 1861) sposata al marchese di Poppano Biagio Palamolla (1796 † 1867); con esse questo ramo si estinse.

C.S.M.d.S.D.
Napoli - Cappella famiglia Caputo di Cosenza

C.S.M.d.S.D.
Napoli - Cappella famiglia Caputo di Cosenza

I CAPUTO DI PATERNO

I Caputo di Calabria Citra discendono da Paterno (oggi comune di Paterno Calabro in provincia di Cosenza), e furono possessori di feudi.
Costanzo, esercitò la professione di notaio nel 1276.
Pietro, vissuto nel Trecento, monaco agostiniano, teologo, scrisse De sufficientia et necessitate vitae humane.
Manilio o Manlio, nato nel Cinquecento, Questore Regio, musicista e poeta, fu uno dei tre fondatori della Chiesa di Santa Maria Ognibene eretta in Napoli; godette dell'amicizia concessagli dal Sovrano. Pubblicò Sonetto - in morte del Re Sigismondo di Polonia.
Sebastiano e Sigismondo, discendenti da Costanzo, furono i primi a trasferirsi in Cosenza, Sigismondo fu Luogotenente della Città; nel 1515 furono aggregati al Sedile Nobile di Cosenza, con le famiglie Bombini, Poeta, Spiriti, ed altre, che godevano già nella seconda piazza degli Onorati cittadini, questo ramo successivamente estinse.
Agostino (n. Cosenza 28 agosto 1594), figlio di Mario e Lucrezia Sambiasi, appartenente alla famiglia aggregata al Sedile Nobile di Cosenza, fece parte dell'Accademia dei Costanti, già Cosentina, in quanto le aveva dato nuovo slancio l'Arcivescovo di Cosenza Giambattista Costanzo, tra i sodali di questo rinnovamento ricordiamo: Pirro Schettini, Carlo d'Aquino, Diego Barracco, Marzio Cavalcanti, Ferdinando Stocco, Ignazio Sambiase, e Daniele de Matera. Pubblicò De Regimine Reipubblicae. Tractatus fertilis, quo omunia fere, quae politicam nobilitatis, immunitatis, statutorum, gabellarum, collectarum, annone, aliarumque rerum ad Universitatum Gubernium materiam congerunt, contenentur... Napoli, Scorriggio, 1622.
Ottavio, nato a Cosenza nel Cinquecento, dimorò quasi sempre a Napoli, Accademico Sileno, pubblicò Relazione per le pompe funerali che si fecero in Napoli per l'esequie di Filippo II d'Austria - Napoli, Stigliola 1599, stesa per incarico del duca di Cerce, Tesoriere Generale del Regno, e, Relazione della pompa funerale che si celebrò in Napoli nella morte della Serenissima Regina Margherita d'Austria - Napoli, Longo 1612.

Altro ramo:

Cesare Caputo da Paterno, esercitò la professione di speziale, nel 1602, fece in Napoli una procura ad lites a Roberto Vitale, per mano del notaio Genise, a seguito di una controversia con il mastrogiurato; sposato ad Isabella Gullo ebbero per figlio Lelio, sposò Faustina La Cava, di famiglia nobile di Cosenza, figlia di Ludovico, possessore del feudo di Mottafollone col dipendente casale di San Sosti, antica terra di Calabria Citra (oggi comuni omonimi in provincia di Cosenza), che aveva acquistato dal barone Cesare Firrao per ducati 40.000, con Regio Assenso del 13 agosto 1611 e registrato nel Quinternione 47, f. 167, intestato con le seconde e terze cause e la portulania nel Cedolario 73, f. 24t; lo stesso anno Lelio comprò il feudo con le giurisdizioni da suo suocero, nel 1614 lo rivendette, con le giurisdizioni, a Roberto Telesio, patrizio di Cosenza, già barone di Castelfranco, con Regio Assenso tardivo (perchè emesso dopo la sua morte) il 20 dicembre 1616, registrato nel Quinternione 71, f. 10. Fu Giureconsulto, esercitò a Napoli la professione legale, pubblicò Ad consuetudines neopolitanas praeludia commentarius ad Caroli Proeminum, ac consuetudinis si moriatur repetitio quae sigillatim sequens indicat pagnia - Napoli, Scorriggio, 1623. Lasciò inedita la seconda parte delle Consuetudini.Lelio e Faustina ebbero per figli: Giuseppe, sposato a Maria Orsini, nobile di Aversa, con la quale ebbero solo figlie femmine; Cesare; Francesco, morì celibe; Diana; e Faustina, sposata al dottor Francesco Morelli, nobile del sedile, questo ramo si estinse con Faustina, i beni posseduti dai Caputo, compreso il palazzo che avevano nel quartiere Reginella di Cosenza, il cui portale era sormontato dallo stemma di famiglia composto da tre teste ed una mezza luna, passarono in casa Morelli.

Altro ramo:

Giulio Caputo di Paterno, procuratore ad lites, sposato a donna di casa Grandinetti figlia di Sertorio, di famiglia nobile di Paterno, ebbero per figli, tra gli altri, Giacinto, e Fabio, il quale esercitò la professione ad lites nella Regia Udienza di Cosenza, lasciata la professione si dedicò all'arrendamento delle seti nelle città demaniali, come riporta Luigi Palmieri, nell'anno 1600 si rese protagonista di un'azione eroica, essendo scoppiato un incendio nella Chiesa dei Padri Agostiniani, senza badare al pericolo, entrò ed afferrò la sacrosanta pisside del tabernacolo salvando le particole dal fuoco. Avendo accumulato molta ricchezza acquistò il feudo di Sartano (oggi frazione di Torano Castello), successivamente acquistò il feudo di Torano, nel 1551 appartenuto al principe di Bisignano, di casa Sanseverino, che lo vendette a Tommaso Cavalcanti; acquistato da Domenico Lupinacci, per sopravvenute necessità economiche lo vendette, per ducati 46.250, a Fabio, prendendo in cambio il feudo di Sartano per ducati 24.000 contanti, con Regio Assenso del 25 novembre 1665. Fabio, essendo addottorato in legge, fu nominato agente esente  dello Stato di Cassano e di Belmonte. Sposato a Maria Capisciolta, figlia di Alterio, generarono Antonio e Domenico, quest'ultimo fu erede di suo padre, con privilegio di re Filippo V di Borbone del 27 febbraio 1701, esecutoriato il 30 aprile dello stesso anno, gli fu concesso il titolo di duca di Torano. Sposato in prime nozze con Paola Garofalo, di famiglia nobile di Cosenza, non ebbero prole; in seconde nozze ad Antonia Corati, di famiglia nobile di Cosenza, ed ebbero per figli: Maria Teresa, Agnese, monache Teresiane scalze, morirono nel monastero di Bari con fama di Santità; Ludovica, monaca nel monastero della Cappuccinelle di Cosenza; Maddalena, fu monaca di casa; Antonio, si trasferì a Napoli, potrebbe essere identificato in colui che: entrato nell'Ordine dell'Oratorio, visse a Padova, pubblicò Estasi e rapimenti sopra la luna, Padova 1759, sotto il nome arcadico Archerio Filoseleno; Giovan Battista, fu sacerdote e si trasferì a Napoli; Sertorio, sposato, morì improle; Francesco Saverio ( Napoli, 8 agosto 1752); e Fabio juniore (1734), duca di Torano dal 1708 come erede per la morte di suo padre, Consigliere di Santa Chiara, sposato in prime nozze con Rosa Tauro figlia di Orazio, in seconde nozze con Giovanna de Rusis di Bitonto, alla sua morte gli successe nel ducato suo fratello Francesco Saverio, sposato a Carlotta Mazzelli ebbero per figli: Domenico, Biasi, ed il primogenito Vincenzo, duca di Torano come erede per la morte di suo padre, prese intestazione il 10 ottobre 1753, Cedolario 77, f. 289 t.
Ciro, di Paterno, fu uno dei più caldi patrioti di Calabria Citra nei moti liberali del 1844 e 1848.


Torano Castello (Cosenza)

SERTORIO CAPUTO GESUITA E BEATO

Nato il 25 novembre del 1566 da Scipione Caputo e Caterina Virgili in Paterno Calabro in provincia di Cosenza; Scipione fu dotto nelle scienze matematiche, esperto nel mestiere delle armi partecipò alla battaglia, sotto Don Giovanni d'Austria contro i turchi (battaglia di Lepanto) e alle guerre nelle Fiandre; in Paterno restaurò la chiesa di San Marco e fondò la Confraternita  del Rosario di Nostra Signora. Dopo la morte della madre si prese cura di lui la sorella Suor Antonia del terzo ordine di San Francesco di Paola, la quale lo istruì anche nella fede, sin da giovinetto era molto devoto, faceva sacrifici di penitenza. A dodici anni lo prese in custodia suo zio, il  sacerdote Manilio Virgili e lo portò con sè a Roma e, accertato il suo zelo spirituale lo fece consacrare come chierico.  All'età di diciassette anni suo zio gli comandò di tornare a Paterno per gestire casa; conversava spesso con i frati del convento fondato da San Francesco di Paola, faceva sacrifici battendosi; a diciotto anni fondò una scuola di matematica a Cosenza per i giovani nobili ed ebbe molto successo.


Paterno Calabro (Cosenza), Convento di San Francesco di Paola

In quegli stessi anni in Cosenza  aprirono il loro collegio i Gesuiti, conoscendo la sua fama fu invitato ad insegnare nel collegio; qui ebbe occasione di leggere alcune lettere di missionari nelle indie e delle loro sofferenze fino al martirio, nasce in lui il desiderio di  entrare nelle Compagnia di Gesù per poter avere la possibilità di partire come missionario; il padre rettore di Cosenza, padre Giovan Battista Ragusa, non assecondò immediatamente questo suo desiderio e lo inviò dal padre provinciale a Napoli, il quale essendo stato informato delle sue doti  spirituali lo fece entrare, nel 1590, all'età di ventiquattro anni, nel noviziato della Nunziatella. Uscito dagli studi fu inviato ad insegnare al collegio di Barletta e successivamente inviato al collegio dell'Aquila in quanto, essendo il collegio istituito da quattro anni non aveva dato  frutti  fra la gioventù aquilana; qui riuscì  a guadagnarsi la fiducia e l'apprezzamento di tutta la città; successivamente fondò l'Accademia dei Velati, che volle tenere fuori dal collegio e consigliò di tenere le adunanze nel palazzo pubblico; inoltre  per le necessità spirituali dei nobili che vedeva in ozio e quindi inclini al peccato creò la Congregazione de' Nobili, nel 1599, per esercitarli nelle virtù. Mori l'11 settembre del 1608 in odore di santità. L'Angelo della Carità (così veniva chiamato)  è sepolto nella prima cappella a destra nella chiesa di Santa Margherita (o dei Gesuiti) a L'Aquila.


Cosenza, Cattedrale, stemma Caputo

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I Caputo di Napoli, Cosenza e Tropea erano dello stesso ceppo.


Arma della Famiglia Caputo Pandone con le insegne delle famiglie Anfora, Carafa, Coppola e Caracciolo Rossi

Saverio Caputo, marchese della Petrella, nato a Napoli nel 1757, olivetano di Sant'Anna dei Lombardi, professore di teologia, fu giustiziato a Napoli il 31 ottobre 1799 per aver parteggiato per la Repubblica Napoletana.
Antonio Caputo, patrizio di Cosenza, alfiere del 2° Reggimento Lancieri Reali e Giovan Battista Caputo, patrizio di Tropea, tenente della Reale Gendarmeria a piedi, nel 1860 parteciparono eroicamente alla difesa  del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese.

Per eventuali approfondimenti si consiglia di consultare le tavole genealogiche redatte da Serra di Gerace e gli Affari della “Real Commissione dei Titoli di Nobiltà”.

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Bibliografia:
-
Padre Antonio Barone da Tropea,  "Vita del Padre Sertorio Caputo Gesuita" - Napoli 1691
- Francesco Bonazzi di Sannicandro, “Famiglie nobili e titolate del Napolitano”, Napoli 1902.
- Vittorio Spreti, "Enciclopedia storico-nobiliare italiana", 1935.
- Berardo Candida Gonzaga, “Memorie delle famiglie nobili delle provincie Meridionali d’Italia”, Napoli 1875.
- Mario Pellicano Castagna “La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria” Voll. I, III, Frama Sud 1984, Editrice C.B.C. 1999.
- Gustavo Valente “Dizionario bibliografico biografico geografico storico della Calabria” Vol.III, Frama Sud 1989.
- Luigi Palmieri, “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi atti e manoscritti”, 1999; Tomi I- II, Pellegrini editore 1999.
- Eugenio Arnoni,“La Calabria illustrata Vol. IV  Il Circondario di Cosenza”; Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1995.
- Carlo De Lellis, “Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli”, Napoli 1663.
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Sitografia:
- BeWeb - Cerca - Beni storici e artistici - da:1 - frase:CAPUTO - locale:it - ordine:rilevanza

- Microsoft Word - Caputo Geneology.doc - famigliacaputo.pdf


Casato inserito nel 2° Volume di "LA STORIA DIETRO GLI SCUDI

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